25 Aprile, centinaia alla manifestazione – I VIDEO E LE FOTO

GROSSETO. Non c’è stata soltanto la contestazione al sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna in piazza Dante, martedì 25 aprile. Ma c’è stata soprattutto la grande festa per ricordare la Liberazione dall’oppressione nazifascista. 

Quest’anno, Grosseto ha risposto all’invito dell’Anpi presentandosi puntuale all’appuntamento in piazza Dante, presentandosi all’appuntamento in piazza de Maria per sfilare, accompagnati dalla Filarmonica Città di Grosseto, fino al parco della Rimembranza dove la prefetta Paola Berardino accompagnata dal comandante del 4° Stormo Filippo Monti ha commemorato i caduti e ha partecipato all’alzabandiera. 

Un lungo corteo di bandiere rosse

È un lungo corteo di bandiere rosse quello che ha seguito, con gli striscioni dell’Anpi e delle sezioni, il gonfalone e la banda che hanno sfilato per le vie della città. Un corteo pacifico, che per tutto il tragitto ha intonato i canti della Resistenza. “Bella ciao”, “Fischia il vento”, hanno risuonato per le strade del centro storico, fino all’ingresso del parco della Rimembranza, dove, ad aspettare l’arrivo del gonfalone e dei partecipanti c’era la prefetta Paola Berardino. 

Accompagnata dal comandante del 4° Stormo, il colonnello Filippo Monti, ha passato in rassegna lo schieramento dei reparti militari e ha reso omaggio ai caduti, dopo la deposizione della corona d’alloro. 

Poi, è stata la volta dell’alzabandiera, che verrà ammainata martedì 25 aprile alle 19. 

25 Aprile, si voltano mentre parla il sindaco – IL VIDEO

La protesta dell'Anpi Palazzoli, di spalle mentre parla il sindaco @maremmaoggi

GROSSETO. Si sono voltati di spalle e hanno cominciato a cantare Bella Ciao, mentre il sindaco di Grosseto, Antonfrancesco Vivarelli Colonna, stava cominciando a parlare. E hanno proseguito nella contestazione annunciata nei giorni scorsi, quella organizzata dalla sezione Anpi Palazzoli e il coordinamento Donne Anpi Licena Rosi Boschi, in prima fila con lo striscione che già in piazza de Maria, alla partenza del corteo che ha attraversato la città per festeggiare il 78° anniversario della Liberazione, aveva distribuito i volantini invitando i partecipanti a voltare le spalle al sindaco.

«Non abbiamo voluto contestare l’Istituzione – spiegano – ma l’operato di una carica che si ispira ai valori contrari allo spirito antifascista della nostra Costituzione».

Lo spettro di Almirante

È l’intitolazione di una via a Giorgio Almirante lo spettro che per tutta la mattina ha accompagnato la manifestazione, partita da piazza de Maria con la banda cittadina, con le bandiere dei sindacati, con tanti giovani e meno giovani che per tutto il corteo hanno cantato le canzoni della Resistenza. In prima fila, dietro ai gonfaloni, il sindaco, questa volta con la fascia tricolore – memore forse di quello che era successo a Maiano Lavacchio – insieme al presidente della Provincia Francesco Limatola, al presidente del consiglio comunale Fausto Turbanti, ai sindaci della provincia, al parlamentare Marco Simiani e all’assessore regionale Leonardo Marras.

Tutto è filato liscio fino all’intervento del primo cittadino in piazza Dante. Vivarelli Colonna, quest’anno, è rimasto anche dopo i fischi, dopo l’interruzione, a più riprese, del suo discorso, invitato dai sindaci di centrosinistra che lo hanno esortato a parlare.

A tirare in ballo la decisione della giunta guidata da Antonfrancesco Vivarelli Colonna, di intitolare una via ad Almirante è stato proprio Francesco Limatola, presidente della Provincia, anche lui interrotto più volte sì, ma dagli applausi. «Io credo che sia profondamente sbagliato intitolare una via a Giorgio Almirante – ha detto il presidente Limatola – e lo dico da sindaco, da uomo delle istituzioni, non da uomo di parte». E aggiunge: «Tralascio il maldestro tentativo di accomunare Almirante a Berlinguer – dice – e non c’è alcuna vera pacificazione nazionale. Quella c’è già stata, ma nel 1946 con il governo De Gasperi e risiede nella nostra carta costituzionale, che da allora è la nostra casa».

Limatola ha fatto la lista dei morti della Resistenza in Maremma. «Credo che loro non meritino che sia intitolata una via ad Almirante», ha detto.

«Mi violate, mi private della libertà di parola: vergognatevi»

Vivarelli Colonna, di fronte alla folla che lo ha fischiato, che gli ha voltato le spalle, che lo ha interrotto, non ha arretrato di un passo: «Imparate la Costituzione – ha urlato nel microfono, mi violate, mi private della libertà di parola. La Liberazione è anche questo, permettere anche a chi ha un’opinione differente di poterla esprimere. Io ho ascoltato chi mi ha preceduto in religioso silenzio anche se certe opinioni non le ho condivise».

Dieci minuti di fischi, di cori, di note di Bella ciao cantate per contestare il primo cittadino. Dieci minuti che sono sembrati lunghissimi a chi martedì 25 aprile era in piazza Dante a Grosseto, dove l’aria di festa respirata fino ad allora ha lasciato il posto allo scontro – insanabile – tra due posizioni. Quella della piazza, che ha chiesto un passo indietro rispetto all’intitolazione di una via ad Almirante e quella del sindaco, che ha risposto che quella scelta «è stata la volontà del popolo presentata con un mozione».

Invitato dai sindaci di centrosinistra (in piazza Alessandra Biondi di Civitella, Bice Ginesi di Scansano e lo stesso Limatola, sindaco di Roccastrada) e dal parlamentare Pd Simiani insieme all’assessore Marras, Vivarelli Colonna ha ripreso poi la parola, leggendo finalmente il suo discorso, paonazzo in volto e ormai con la voce alterata.

«La Liberazione non è la festa della sinistra»

Gli applausi, alla fine del discorso del sindaco, sono arrivati dai suoi colleghi che erano in piazza e dagli assessori che hanno partecipato alle celebrazioni. Tirato il fiato, il primo cittadino ha ripreso: «La contestazione ci deve essere, per fortuna siamo in democrazia – ha detto Antonfrancesco Vivarelli Colonna – Io credo che oggi sia stato un momento molto importante, molto interessante durante il quale ho potuto esprimere la mia opinione, rispetto ai regimi totalitaristici. Ho votato giurando sulla Costituzione, chi mi accusa del contrario sarà penalmente perseguito».

E aggiunge: «Oggi è la festa di tutti, è anche la festa degli alleati che sono sbarcati in Sicilia – aggiunge Vivarelli Colonna – Sono soprattutto bandiere rosse a sventolare, ma io non ho mai capito il perché, questo è uno dei grandi misteri che in 53 anni non ho ancora disciolto, perché il 25 aprile è la festa di tutti».

L’Anpi spaccata in piazza

C’è stata la contestazione al sindaco, in piazza Dante, ma c’è stata anche la frattura, evidente, nata in seno all’Anpi. Con Luciano Calì, presidente provinciale, che ha voluto ricordare come quello di oggi, a Grosseto, sia stato il primo 25 Aprile senza il partigiano Nello Bracalari.

«Voglio ricordare Nello – ha detto Calì – che tra pochi giorni avrebbe compiuto 95 anni. E voglio anche ribadire che è nostro obbligo chiedere che lo stato attraverso le proprie istituzioni, ribadisca il proprio antifascismo».

Calì, presidente provinciale dell’Anpi, aveva già espresso la propria posizione rispetto a quella della sezione Palazzoli. In piazza Dante, le spalle voltate al sindaco, sono state la rappresentazione visiva, se mai ce ne fosse stato bisogno, della spaccatura tra le file degli ex partigiani.

«Ho perso una gamba ma ho trovato la vita»

GROSSETO. È tornata a casa con una medaglia d’oro al collo. Una medaglia conquistata con fatica e costanza. Ma soprattutto con una caparbietà e una forza che non sempre le donne riescono a trovare. Nemmeno quando di gambe, ne hanno due. Maddalena Milone, nel 2020 ha subito l’amputazione della sua gamba. Ma non si è fatta fermare e oggi, grazie alle insegnanti della Fight gym che l’hanno seguita allenamento dopo allenamento, è tornata a casa laureata campionessa. 

Maddalena con la medaglia d’oro al collo

Una laurea che vale doppio, conquistata grazie alla sua forza incrollabile. 

L’incidente con il paracadute

Maddalena, originaria dell’Abruzzo, è sempre stata uno spirito libero. A Grosseto era arrivata da ragazzina con i suoi genitori e – dopo la laurea e dopo anni passati all’estero – è stata costretta a tornare dopo il terribile incidente avvenuto nel 2016 in Spagna. «Lavoravo per un’azienda di paracadutismo – racconta – Ho fatto un lancio, ho sbagliato una manovra e mi sono schiantata al suolo. Mi sono rotta tutto, in Spagna mi hanno salvato la vita». 

Maddalena Milone in palestra

Le condizioni di Maddalena, dopo l’incidente, erano gravissime: la donna è stata stabilizzata e operata più volte. «Per più di un anno ho dovuto usare la carrozzina per muovermi – spiega – avevo una lesione spinale, barre e chiodi nella schiena. Avevo bisogno della mia famiglia e per questo sono tornata a Grosseto».

Per un anno, la vita di Maddalena è stata un calvario. «Poi sono riuscita a camminare di nuovo e ho cominciato a insegnare – racconta – Sembrava che il peggio fosse passato, ma purtroppo non è stato così». 

«Dopo i primi interventi ho avuto una infezione e da allora mi sono sottoposta a 24 operazioni totali per cercare di salvare la gamba – racconta –  ma non c’è stato verso. A luglio del 2022 non c’era più niente da fare, l’infezione era così estesa che mi mandava continuamente in setticemia. Abbiamo deciso di amputare la gamba».

Pole dance e ginnastica acrobatica nel menu della campionessa

Maddalena ha dovuto imparare a convivere senza la sua gamba sinistra. A indossare la protesi, ma anche ad affrontare la vergogna e la paura. «Dal 2022 ho cominciato a fare terapia al Sant’Orsola a Bologna – dice – è stata lunghissima e anche tanto faticosa. Ma ora riesco non solo a camminare, ma anche a correre. Sono riuscita a recuperare tutti i movimenti». 

Maddalena in auto con le sue insegnanti di pole dance della Fight Gym: Marika Bellucci, Alessandra Rustici e Cecilia Mangiavacchi

Maddalena ha sempre praticato sport e questo certamente l’ha aiutata nel suo lungo percorso di recupero dopo l’incidente. «Poi ho pensato che la pole dance mi avrebbe in qualche modo aiutata – dice – così come la ginnastica acrobatica che ho cominciato a praticare insieme alla preparazione atletica. Questa scelta è stata vincente». 

Sabato 15 aprile è arrivato il momento di far vedere al pubblico di che pasta è fatta una campionessa. «È stata la prima gara che ho fatto – dice Maddalena  – Mi vergognavo tantissimo, avevo molta paura. Ma ho deciso di affidarmi alle insegnanti della Pole Fight, ad Alessandra Rustici, Cecilia Mangiavacchi e Marika Bellucci. Alla fine, anche questa scelta ha pagato». 

Maddalena è tornata a casa con una medaglia d’oro al collo che brilla di soddisfazione.  

Messa da parte la paura e la vergogna, Milone ha conquistato la giuria del campionato Interregionale 2023. «Se lo fai bene, questo sport ti aiuta tanto – dice – Serve molta prestanza fisica, lavorare sul palo aiuta a rinforzare tutto il corpo. E poi mi diverto molto, serve anche ad imparare ad esprimersi».

Maddalena si allena ogni giorno. «Faccio due o tre volte alla settimana pole, una ginnastica acrobatica – aggiunge – e gli altri giorni vado a correre». 

La nuova vita di Maddalena

Sono tante le cose che sono cambiate da quando Maddalena ha avuto l’incidente. Da quando ha dovuto scegliere l’amputazione della sua gamba per continuare a vivere. «Fino ad allora a volte mi lamentavo dicendo che avevo solo la salute e che mi mancava tutto il resto – spiega – ora la mia prospettiva si è ribaltata: la malattia mi ha insegnato molte cose che prima davo per scontato. Fare una passeggiata o tornare a fare la spesa in un grande supermercato e scegliere da sola cosa mangiare. Questo è un lusso che oggi finalmente posso concedermi di nuovo».

Maddalena durante un allenamento

La paura è stata una costante negli ultimi anni di vita di Maddalena. «Perdere la gamba, al netto delle altre disabilità mi aveva spaventato molto – dice – Avevo paura di essere lasciata dal fidanzato, che avevo conosciuto solo sei mesi prima. Ma ero io che avevo paura di guardarmi nello specchio. Le persone guardano la mia protesi ma cerco di abituare gli altri a questa mia differenza. Lo faccio a scuola, dove non ho mai avuto problemi con gli studenti, per esempio, ma dove sono stata aggredita da una bidella perché mi ero tolta la protesi che mi faceva male: mi disse che non avevo rispetto e sensibilità. D’estate, però, si muore dal caldo con la protesi, e capita di doverla togliere. 

Protesi per tutti: raccolte più di 70.000 firme 

Oggi Maddalena cammina, vince medaglie con la pole dance, corre e si allena come ginnasta acrobata. Grazie a una protesi, che le permette di svolgere una vita normale. «Una vita che però a molti disabili viene negata – dice – perché le protesi costano tantissimo e quelle sportive, che sono ausili tecnologici, non vengono passate agli invalidi civili».

Maddalena, sulla piattaforma Chenge.Org, ha lanciato la campagna “La disabilità non scade” per chiedere al Ministero della disabilità, delle pari opportunità e del lavoro che venga aggiornato il nomenclatore tariffario, che è rimasto fermo al 1999. «Questo comporta che noi invalidi civili – spiega –  non abbiamo diritti ad ausili tecnologici, come quelli che servono per avere una vita il più possibile vicina alla normalità.  È un diritto poter praticare sport ed è un diritto che tutti abbiano la possibilità di accedere agli ausili tecnologici. Oltre a questo, stiamo lottando anche per ottenere il congedo straordinario per la 104, che non ci viene riconosciuto: sostanzialmente, il disabile che lavora, non ha diritto al congedo e ovviamente non posso permettermi di non lavorare: la pensione di invalidità è di 285 euro al mese. Però sono costretta ad andare al lavoro anche quando sono costretta ad utilizzare le stampelle o quando non posso indossare la protesi per qualche problema. Mi sono vergognata tanto, quando mi è successo».  

Un cuoricino disegnato sulla protesi

La lotta di Maddalena non è ancora finita. «Io sono stata inserita in una sperimentazione – dice – e ho la protesi per questo. Quella di Ambra Sabatini costa 60.000 euro, diecimila in più quella di Martina Caironi. Ma loro sono atlete che hanno partecipato alle Olimpiadi, sono sponsorizzate. Il tecnico Matteo Sella di Somp Ortopedia mi ha fatta entrare nella sperimentazione. Pensate che solo il piede costa 3.500 euro, mentre la lama l’abbiamo trovata in offerta a 2.000 euro. la cuffia da sola costa 700 euro e non se ne può fare a meno».

Una bella immagine di Maddalena Milone

I problemi, per chi ha una disabilità come quella di Maddalena, sono tantissimi. Ma anche la soddisfazione di vedere che comunque, piano piano, la vita torna a scorrere anche in quella parte di te che non c’è più. «Ho insegnato al linguistico Rosmini – dice –  i ragazzi sono stati bravissimi, comprensivi e rispettosi, è stato più difficile con gli adulti. Un po’ siamo noi che ci nascondiamo, io indossavo pantaloni lunghi o cercavo protesi estetiche. Ora invece, comincio quasi a trovarla carina, tanto che ci ho fatto disegnare un cuore sopra».

Un cuore, come quello grande di Fabio, il compagno di Maddalena, o quello delle sue tre insegnanti di pole, Cecilia, Alessandra e Marika, di Riccardo Fuligni, il preparatore di ginnastica acrobatica della Beta Flag, di Davide Velluti, il fisioterapista e del tecnico ortopedico Matteo Sella di Somp Ortopedia. «Sono loro che devo ringraziare – dice – È soltanto grazie a loro che mi sono riuscita a cucire al petto questa medaglia d’oro». 

 

Chi ha ucciso Norma Parenti? La verità nel fascicolo del tribunale

MASSA MARITTIMA. «L’intenzione di chi ha ucciso Norma Parenti era quella di cancellarne il ricordo». Ricordo che resta invece ancora ben presente, a distanza di 79 anni dal suo omicidio.

Lo hanno dimostrato le persone che sabato 22 aprile hanno affollato la sala del palazzo dell’Abbondanza a Massa Marittima. Nessun posto libero, nella sala. «Sono contento di questo risultato – ha detto il sindaco di Massa Marittima Marcello Giuntini – perché si aggiunge una pagina importante alla storia dell’uccisione di Norma e anche perché, in una giornata in cui nella nostra città c’erano altre iniziative, l’interesse per questa pubblicazione è alto». 

Tra i presenti, il direttore Gerardo Livrieri, che ha portato i saluti della presidente del tribunale Laura Di Girolamo, Elena Vellati, vice presidente dell’Isgrec, c’era anche il figlio della partigiana uccisa, Alberto Mario Pratelli, unico erede di una storia ancora tutta da scrivere. 

Un libro da leggere tutto d’un fiato

Lo hanno dichiarato subito, i due autori del libro “L’ultimo giorno insieme a Norma Parenti”: il ritrovamento del fascicolo sulla morte della partigiana, uccisa da un commando del quale facevano parte anche alcuni italiani, serve a dare una cornice più chiara ai fatti che si sono svolti il 22 giugno 1944, quando Norma e la madre Roma sono state trascinate in un podere non lontano dalla loro abitazione e dove la ragazza, poco più che ventenne e già madre di Alberto Mario, è stata uccisa. 

«Quello che emerge dagli atti che abbiamo analizzato – dice Zanelli – ci hanno così coinvolti, che a un certo punto abbiamo avuto l’impressione di aver vissuto con lei le ultime ore della sua vita». 

Da sinistra, Alberto Mario Pratelli, Sandra Zanelli, Oriano Negrini e i rappresentanti dell’Anps

Norma Parenti ha rappresentato tantissimo per la storia della Resistenza in Maremma. Ed è proprio questo, quello che è emerso nella sala del palazzo dell’Abbondanza: la vicinanza a quella figura di donna straordinaria che non è stata soltanto una semplice staffetta, ma che era colei che cercava di convincere, spesso riuscendoci, soldati russi e austriaci a disertare e unirsi ai partigiani. 

Mentre Zanelli ha ricostruito la figura di Norma e il contesto nel quale era maturato l’omicidio, Negrini è entrato nel dettaglio delle tecniche investigative degli anni Quaranta. 

Per Norma, per la Libertà, per la Resistenza

Non è solo il frutto della ricerca di due appassionati di storia. Il libro edito da Betti è la testimonianza viva e diretta di come la memoria sia fondamentale per far vivere in eterno chi ha davvero fatto la storia del nostro Paese. 

A Norma Parenti sono stati dedicati i saluti dei due autori, che hanno avuto il merito di portare la medaglia d’oro al valor militare, scomparsa 79 anni fa per un colpo di rivoltella sparato durante un agguato, in quella sala. Raccontandola con tutta l’umanità che le si deve.

«Per Norma, per la libertà, per la Resistenza»: ha concluso così Zanelli, la sua presentazione. Non senza suscitare commozione nella sala, che si è stretta in un abbraccio al figlio Alberto Mario, che per la prima volta nella sua vita ha potuto vedere da vicino, quel fascicolo, il 576, rimasto sepolto per quasi 80 anni, nell’archivio del tribunale. 

 

 

 

 

A Civitavecchia trionfano gli equipaggi maremmani

CIVITAVECCHIA. Giornata trionfale per il remo maremmano. A Civitavecchia nel “Palio dei tre porti”, a primeggiare nei maschi e nelle donne sono gli equipaggi arrivati dalla Maremma. Nella sfida maschile uno-due: primo Orbetello secondo Castiglione della Pescaia.

Nel femminile, alla prima uscita in questa manifestazione, le ragazze di Castiglione della Pescaia vincono senza discussione.

Un palio ricco di storia e tradizioni vinto dalle donne di Castiglione

Il Palio dei tre porti è un evento sportivo promosso dall’associazione Mare Nostrum di Civitavecchia, ed è ispirato alla storia, alla cultura, alle tradizioni e alle leggende delle città marinare di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta. Negli anni si è aperto anche agli equipaggi degli approdi del litorale del Lazio, della Campania e della Toscana.

L’equipaggio femminile di Castiglione della Pescaia. Dall’alto Sara Roggiolani, Costanza Todini, Elisa Loffredo, Assunta Bovenzi, Alice Viti

Ad aprire la giornata la gara femminile, con tre equipaggi al via sui 300 metri del percorso. Castiglione e le due barche di Civitavecchia. In partenza Castiglione ha avuto qualche difficoltà ma poi la rimonta è stata veemente e già alla virata le ragazze in oro e azzurro hanno messo la testa avanti allungando nel finale e trionfando davanti a Civitavechhia 2 e Civitavecchia 1.

L’equipaggio femminile di Castiglione della Pescaia: timoniere Alice Viti, primo remo Assunta Bovenzi, secondo remo Elisa Loffredo, terzo remo Costanza Todini, quarto remo Sara Roggiolani. All. Simone Boldi.

Finale maschile tutta maremmana

Fra i maschi prima ci sono state le eliminatorie su una distanza di 300 metri e una sola virata con due batterie. Nella prima Castiglione ha regolato Amalfi e Civitavecchia 1; nella seconda Orbetello ha vinto su Malta e Civitavecchia 2. Poi le semifinali incrociate con le prime due qualificate. Nella prima Castiglione su Malta e Civitavecchia 2; nella seconda Orbetello su Civitavecchia 1 e Amalfi.

L’equipaggio di Orbetello

La finale si è disputata sui 600 metri e tre virate e Orbetello ha messo in mostra la sua tecnica e potenza, regolando Castiglione della Pescaia, e i due equipaggi di Civitavecchia, 1 e 2. 

L’equipaggio di Orbetello: timoniere Massimiliano Fortunato, primo remo Marco Casetta, secondo remo Gianluca Santi, terzo remo Davide Banti, quarto remo Bruno Busonero.

Gli equipaggi di Castiglione della Pescaia

L’equipaggio di Castiglione della Pescaia: timoniere Alessandro Speciale Damiani, primo remo Tommaso Veri, secondo remo, Sebastiano Biancalani, terzo remo Filippo Gargano,  quarto remo Francesco Cherubini. Allenatore Simone Boldi.

 

 

Palloncini bianchi per l’addio ad Abdel – IL VIDEO

PORTO ERCOLE. Per rispetto di Abdel, la famiglia aveva chiesto agli amici che nessuno si facesse il segno della croce e che nessuno portasse simboli cristiani. E gli amici del ventunenne rimasto ucciso nel terribile incidente avvenuto la mattina di Pasqua, hanno risposto come solo le persone dal cuore grande, che volevano bene al loro amico, potevano fare.

Abdel Jabber Mahmud Fernandez

Con il dolore per la perdita di un ragazzo speciale, con l’amore di chi lo aveva conosciuto, con tantissimi palloncini bianchi che sono volati in cielo al cimitero di Porto Ercole, accompagnati da un lungo applauso.

Folla commossa per l’addio ad Abdel

Una folla commossa ha aspettato l’arrivo del feretro, accompagnato dalle onoranze funebri La Pace, al camposanto di Porto Ercole, nel borgo dove Abdel viveva da alcuni anni con la madre e il fratello. 

Il ragazzo, di origini venezuelane, si era da poco convertito all’Islam. E i funerali, all’obitorio dell’ospedale San Giovanni di Dio, sono stati celebrati con il rito musulmano. Una cerimonia alla quale hanno partecipato i familiari del ragazzo. Poi la bara ha fatto il suo ingresso, lunedì 17 aprile, nel cimitero del borgo marinaro, dove Abdel Jabber Mahmud Fernandez era benvoluto da tutti. 

Perizia cinematica sulla panoramica

Nel giorno del dolore, la Panoramica è stata teatro della perizia cinematica disposta dal sostituto procuratore Giampaolo Melchionna. 

Il pm ha conferito l’incarico all’ingegner Andrea Guidetti: toccherà a lui ricostruire il terribile incidente avvenuto prima dell’alba di domenica 9 aprile.

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La startup maremmana che cura le vigne ammalate – Il Video

Nel riquadro, Mario Guerrieri

GROSSETO. Chiunque abbia avuto a che fare con i vigneti lo conosce bene, perché attacca e, nella maggior parte dei casi, fa velocemente annichilire poi disseccare le viti. Il mal dell’esca, così si chiama la malattia causata da funghi e batteri patogeni che colonizzano e occludono i vasi linfatici della pianta, finora non aveva una “cura” ammessa ed efficace. 

Fino a oggi sono stati usati preparati che hanno dato effetti deludenti e che in molti casi sono risultati risultati tossici per l’uomo. Dunque, quando le viti vengono colpite, non resta che estirparle e bruciarle. Contro il mal dell’esca funziona più che altro la prevenzione, ma con esiti scarsi, dato che si sta diffondendo rapidamente e con gravi danni, nei vigneti di tutto il mondo. 

Ora le cose stanno cambiando grazie a una startup di recente costituzione, in parte anche maremmana, chiamata Escafix. È in fase sperimentale, ma sta dando grandi risultati in termini di recupero delle piante malate, che tornano a produrre uva di qualità.

Un grossetano nella startup 

Nel gruppo di studiosi che hanno messo a punto la pasta cicatrizzante Escafix, che pochi giorni fa ha ottenuto anche il brevetto europeo (dopo quello italiano ottenuto nel 2021), c’è un grossetano: Mario Guerrieri, 62 anni, agronomo tropicalista con 20 anni di esperienza in Africa.

È lui che ha immaginato il prodotto e la sua innovativa tecnologia. E che insieme ad altri due agronomi, Roberto Ercolani, di Tarquinia, e Alberto Passeri, direttore dell’azienda vitivinicola La Gerla di Montalcino, ha creato la startup,  mettendo a disposizione conoscenza e contatti, per fare in modo che i brevetti arrivassero alla fine di un percorso molto complicato.

Da sinistra, Guerrieri, Ercolani e Passeri
Da sinistra, Guerrieri, Ercolani e Passeri fondatori di Escafix srl

«Nel 2017 – racconta – ho avuto modo di approcciarmi a una tecnologia di nuovissima derivazione, di origine quantica. Che si basa, cioè, sull’interazione con i microrganismi, cosiddetti “competitor”. È questa la formulazione alla base del composto che poi è stato assemblato da Roberto Ercolani e che 4 anni dopo la prima intuizione è arrivato alla fondazione di una startup».

Tanto, infatti, è durata la fase di studio per passare dalla teoria alla pratica, nella quale è stato coinvolto anche il CREA (il Consiglio per la ricerca in agricoltura) di Arezzo. L’istituto ha avvalorato le precedenti ricerche dei tre esperti confermando e certificando gli eclatanti risultati ottenuti. Convincendo così il gruppo di lavoro ad avviare il percorso per il riconoscimento del brevetto, oltre a dare vita alla startup.

Un prodotto biologico, in commercio dal 2024

«Escafix è un prodotto registrato come biologico, atossico, che dunque può essere utilizzato anche nella viticoltura biologica», riprende Mario Guerrieri. «In questa fase lo stiamo sperimentando nelle aree di produzione del Brunello di Montalcino, del Chianti, del Morellino di Scansano, nelle denominazioni Soave e Valpolicella in Veneto, con l’idea di coinvolgere anche altre regioni italiane. Abbiamo, infatti, appurato che, applicando il protocollo Escafix, l’espansione della malattia nelle zone di sperimentazione si è abbassata dal 5% all’1.2%. Mentre l’ 85% delle viti già malate ritorna a produrre uva di qualità». 

La pasta cicatrizzante non guarisce la pianta, ma è in grado di stabilizzare la malattia e rendere di nuovo la vite produttiva. «Una volta individuate le viti colpite dal mal dell’esca, il loro tronco viene spaccato, viene tenuto divaricato con un  sasso, quindi spennellato con il prodotto», aggiunge Guerrieri, che in Maremma sta sperimentando Escafix nell’azienda Mantellassi e al Castello di Montepò – Biondi Santi.

La sperimentazione nella vigna e una vite trattata con Escafix, di nuovo produttiva
La sperimentazione nella vigna e una vite trattata con Escafix, di nuovo produttiva

Dati i risultati, il gruppo di lavoro ha avuto contatti con diverse multinazionali del settore dell’agrofarmaco, ma, riprende Guerrieri, «abbiamo declinato le offerte per motivi etici e abbiamo concluso un contratto con un grosso distributore europeo specializzato in viticoltura biologica. La commercializzazione partirà dal 2024».

Dal mal dell’esca ad altre malattie della vite

I risultati raggiunti con Escafix hanno indotto Guerrieri, Ercolani e Passeri ad aprire un altro filone di ricerca, con lo stesso approccio metodologico e lo stesso prodotto. Questa volta però unito a un booster, per combattere un’altra grave malattia della vite: la Flavescenza dorata.

La sperimentazione partirà quest’anno, in Veneto, in collaborazione con il Cnr di Napoli.

 

 

La duna di Pratoranieri torna ai cittadini – IL VIDEO

FOLLONICA. La porzione di duna fino ad oggi conosciuta con il nome Le Dune nel quartiere di Pratoranieri torna ad essere di “proprietà” del Comune di Follonica.

Era dal 2016 che quella parte di duna era chiusa da una recinzione di ferro, qua e là colorata dai resti della fettuccia stinta di un passato sequestro giudiziario. Un cazzotto in un occhio per chi, passeggiando sul lungomare, non capiva di cosa si trattasse: il cartello del sequestro non c’era più da anni.

Una duna per gli alberghi della città

Oggi, venerdì 14 aprile, questo terreno di 781 metri quadrati (in realtà trattasi delle particelle dunali retrostanti alla spiaggia) che garantisce l’accesso pubblico al mare torna alla comunità grazie alla firma del contratto di locazione tra l’amministratore giudiziario nominato dal Tribunale di Firenze e il comune firmato questa mattina.

La spiaggia era stata posta sotto sequestro anni fa al commercialista Evans Capuano nell’ambito di un’inchiesta della Dia cominciata nel 2012. 

Grande la soddisfazione del sindaco Andrea Benini che ha voluto condividere un momento importante e significativo per la legalità. «Il degrado e l’illegalità questo fanno – ha detto –  impediscono un passaggio, creano un ostacolo, fanno venire meno eguali opportunità. Bene, oggi questo passaggio è libero, è aperto, questa duna diventata pubblica, nel senso più pieno e ampio del suo significato. L’esserne rientrati in possesso ci permetterà di valorizzare un’area di grande valore ambientale e di consentire il passaggio alla spiaggia che è destinata alle strutture ricettive».

Un bene confiscato alla criminalità

Un bene confiscato alla criminalità entra oggi nelle disponibilità del Comune di Follonica. Si tratta di un terreno – una duna naturale per la precisione – di 781 metri quadri, che si trova nel quartiere Pratoranieri, di fronte al parco giochi Madiai.

La confisca è legata alle vicende giudiziarie del commercialista follonichese Evans Capuano, imputato insieme ad altri sei in un processo dove, a vario titolo, sono stati contestati i reati di estorsione, rapina, lesioni aggravate, corruzione e detenzione di armi.

Questa mattina l’amministrazione comunale di Follonica e l’amministratore giudiziario del bene, Riccardo Cipriani, nominato dal Tribunale di Firenze, hanno sottoscritto il contratto di locazione (circa 1.500 euro annui) del bene confiscato in primo grado e sono andati a liberare l’area dalla recinzione. Questo è un primo passo: l’auspicio dell’Amministrazione comunale, una volta concluso il processo giudiziario, è che il bene entri a far parte del patrimonio pubblico.

«La vicenda legata a questo pezzo di terra è nota – dice il sindaco –  una storia pesante, a tratti inquietante, per la quale l’amministrazione comunale si è sempre schierata dalla parte dei cittadini e degli imprenditori onesti. Ora questo bene diventa di tutti. Un luogo chiuso, identificato con il degrado, l’illegalità, diventa libero. Il degrado e l’illegalità fanno proprio questo: impediscono un passaggio, creano un ostacolo, fanno venire meno le opportunità. Ostacoli che possono avere tanti nomi: favore, minaccia, intimidazione. Ebbene, oggi questo passaggio è libero, aperto, e potrà essere impiegato, come prevede il regolamento urbanistico, per raggiungere la spiaggia antistante e potrà essere utilizzato, attraverso una procedura pubblica, dalle strutture ricettive».

Si riapre il passaggio per la spiaggia

Da anni ormai quel terreno era chiuso e lasciato all’incuria ma da oggi in poi sarà garantito l’accesso pubblico alla spiaggia antistante l’area e sarà curato il verde. Quel luogo sarà destinato alla pubblica fruizione, in particolare tramite la realizzazione e la manutenzione di un passaggio pubblico di collegamento tra l’arenile e viale Italia. Si tratta di un’area di salvaguardia ambientale (ASA) e quindi sottoposta a particolari vincoli e limitazioni d’uso, e con particolari esigenze di tutela dell’ambiente naturale proprie della duna marina.

Il Comune di Follonica acquisisce la disponibilità dell’area dopo anni di tentativi: in passato aveva attivato una richiesta di disponibilità dell’area già in fase di sequestro preventivo per equivalente presso il Tribunale di Grosseto, senza esito.

In seguito alla confisca in primo grado decisa dal Tribunale di Firenze, il Comune di Follonica ha poi rinnovato la richiesta di disponibilità dell’area e il giudice, il 28 marzo scorso, ha rilasciato l’autorizzazione all’amministratore giudiziario a concedere in locazione il terreno al Comune per le finalità pubbliche.

Il contratto prevede una durata di anni sei anni, con possibilità di rinnovo tacito a decorrere dalla data di sottoscrizione, e comunque non oltre la data del provvedimento di confisca definitiva. Successivamente al provvedimento di confisca definitiva, l’Amministrazione comunale di Follonica provvederà a richiedere il trasferimento del bene.

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La polizia celebra il 171° anniversario – Il video

Le celebrazioni del 171° anniversario della polizia

GROSSETO. Emozione, partecipazione, l’orgoglio di “esserci sempre”. Sono i sentimenti che si respiravano questa mattina alle celebrazioni per il 171° anniversario della fondazione della polizia. Che ha scelto proprio lo slogan “Esserci sempre” per rappresentare il ruolo fondamentale svolto al servizio dei cittadini e dello Stato.

Toccante la deposizione della corona alla cippo che ricorda i caduti, da parte del questore Antonio Mannoni e della prefetta Paola Berardino, in piazza Palatucci, davanti alla questura. I morti in servizio, sono il «segno tangibile verso tanti operatori della polizia che hanno servito lo stato fino al sacrificio estremo della propria vita», ha ricordato Mannoni.

Lo ha ribadito poco dopo agli Industri, nel suo saluto per la seconda parte della cerimonia, quando ha ricordato l’impegno del corpo di polizia, il sacrificio degli agenti caduti, la presenza costante sul territorio. Altissime sono risuonate le parole del presidente Mattarella, lette da una poliziotta nel teatro gremito di autorità, amministratori, l’associazione dei pensionati della polizia.

Seguite dal saluto del ministro dell’Interno Piantedosi e dal capo della polizia Lamberto Giannini, che ha ricordato l’ultima vittima del dovere: Domenico Zorzino, poliziotto dell’anticrimine in servizio alla questura di Padova, morto per salvare un anziano finito con l’auto in un canale.

Sui palchetti del teatro una rappresentanza degli studenti delle scuole della provincia che hanno partecipato anche quest’anno al concorso “PretenDiamo Legalità”.

L’inno d’Italia cantato dalla corale Puccini

La cerimonia agli Industri, si è aperta con l’Inno d’Italia cantato dalla Corale Puccini di Grosseto, diretta in via eccezionale da Gloria Mazzi. Un momento solenne, seguito dalla proiezione di un video che illustra le attività della polizia. 

Fuori dal teatro, le auto e le moto della stradale, il gazebo della scientifica a disposizione dei cittadini per far conoscere da vicino, anche ai bambini, le attività della polizia. Presente anche lo stand dell’associazione Donatorinati, nata nel 2003, che raccoglie i volontari donatori di sangue della polizia.

La verità sulla morte di Norma Parenti nel fascicolo del tribunale

GROSSETO. «Cercavo il custode del tribunale, Miriano, e alcuni colleghi mi dissero che era sceso negli archivi. Così scesi anch’io». Comincia così il racconto di Oriano Negrini, cancelliere del tribunale di Grosseto, ex archivista e appassionato di storia. Una specie di «C’era una volta» che anziché un fiaba introduce la storia di uno degli episodi cruciali della Resistenza in Maremma: l’uccisione di Norma Parenti. 

La copertina del fascicolo sull’omicidio di Norma Parenti

Di libri, di film, di documentari, di ricerche sui fatti avvenuti alla fine di giugno del 1944, ne sono stati prodotti tanti. Ma quello scritto da Negrini, insieme a Sandra Zanelli, funzionaria del tribunale, che si intitola “L’ultimo giorno insieme a Norma Parenti” racconta una storia mai scritta: quella dell’omicidio della giovane partigiana attraverso il fascicolo del tribunale di Grosseto, il numero 576.

Grazie a questo ritrovamento, gli atti dell’indagine potranno ora essere conosciuti da tutti, dai massetani, che non hanno mi dimenticato Norma e il suo sacrificio, dagli storici e dagli appassionati. 

Gli atti dell’indagine nel libro “L’ultimo giorno insieme a Norma Parenti”

Una vera e propria indagine come la si intende ancora oggi, ricostruita attraverso i documenti presenti nel fascicolo del tribunale: i verbali dei carabinieri, l’autopsia del medico legale sul corpo di Norma, le sommarie informazioni testimoniali raccolte tra le persone che nel 1944 erano vicine alla partigiana e che mettono i puntini sulle i di una storia che fino ad oggi è stata raccontata soltanto attraverso la testimonianza orale, tramandata da padre a figlio, arricchita o diminuita, di volta in volta, dai ricordi dei protagonisti. 

Norma Parenti
Norma Parenti

«Il ritrovamento del fascicolo è di estrema importanza per la ricostruzione di quel terribile giorno – dicono i due autori – Leggendo gli atti, è stato come passare davvero l’ultimo giorno insieme a Norma Parenti, prima che venisse uccisa». 

Norma, uccisa il 22 giugno 1944

Norma Parenti non è morta il 23 giugno 1944, bensì il giorno prima. È questa la prima scoperta fatta dai due autori leggendo il fascicolo del tribunale, che era stato quasi nascosto dietro a un armadio, come se qualcuno volesse che non fosse trovato, sulla sua uccisione. 

Uccisa intorno alle 22, in un podere non lontano da casa sua, da un commando del quale – dirà pochi giorni dopo la madre Roma – facevano parte anche alcuni italiani. 

Le indagini sulla morte di Norma, che aveva 23 anni, furono affidate ai carabinieri. «Non è stato un atto di guerra – specificano i due autori – ma un barbaro omicidio».

La copertina del libro “L’ultimo giorno insieme a Norma Parenti”

Norma era una partigiana: faceva parte del Raggruppamento “Amiata” della 23ª Brigata Garibaldi, raccoglieva denaro e aiuti per i partigiani, dava ospitalità ai fuggiaschi e agli ex prigionieri alleati, procurava armi e munizioni e partecipava di persona a varie azioni di guerra. Tra i suoi compiti, c’era anche quello di aiutare i prigionieri di guerra stranieri a disertare affinché raggiungessero le bande partigiane. 

La sera del 22 giugno, Norma fu uccisa con un colpo di rivoltella. Poi fu pugnalata al cuore. Un’esecuzione, la sua. 

La prima testimonianza della madre Roma

Tra le scoperte più importanti che Zanelli e Negrini hanno fatto scorrendo le pagine ingiallite che compongono il fascicolo, c’è la testimonianza originale di Roma Camerini, la mamma di Norma Parenti. Fino ad oggi, l’unica deposizione della donna che era stata conosciuta, era datata 20 ottobre 1944. 

L’archivio del tribunale di Grosseto

Ma quella deposizione, non conteneva alcun elemento utile all’indagine: nel fascicolo, invece, c’è la prima dichiarazione della donna, resa davanti al Pretore, che porta la data 15 settembre 1944. Una dichiarazione che era stata resa durante le indagini e che sarebbe dovuta servire anche a individuare la presenza di italiani nel commando che aveva ucciso Norma.

Sono sicura che alcuni fossero italiani – dice a verbale Roma – perché parlavano con perfetto accento nostro. Due di essi afferrarono me e la mia figlia e ci condussero fuori.

Ma la presenza di italiani nel commando, stando al verbale redatto e firmato dal maresciallo Pasquale Zamponi, comandante della stazione dei carabinieri di Massa Marittima, non fu mai accertata. 

Condividere una conoscenza fondamentale per la ricostruzione storica

Quando Sandra Zanelli e Oriano Negrini si sono trovati in mano il fascicolo sull’omicidio di Norma Parenti, hanno barcollato dall’emozione. «Poi però – spiega Zanelli – ci siamo chiesti quale fosse il miglior modo per condividere questa scoperta. E abbiamo pensato che scrivere sarebbe stato il modo più immediato per raggiungere tutte le persone interessate alla storia della Resistenza in Maremma». 

Una storia che da sempre ha come protagonista Norma Parenti, una delle 19 donne in Italia ad essere stata insignita della Medaglia d’oro al valor militare, la massima onorificenza a cui in militare può aspirare. 

Ora il fascicolo del tribunale di Grosseto è stato studiato e raccontato nel libro edito da Betti editrice, e sarà presentato sabato 22 aprile nella sala dell’Abbondanza a Massa Marittima, alle 17. 

Insieme a Sandra Zanelli e a Oriano Negrini, ci saranno il sindaco di Massa Marittima, Marcello Giuntini, il presidente provinciale dell’Anpi Luciano Calì e la direttrice dell’Isgrec Ilaria Cansella.