Palloncini bianchi per l’addio ad Abdel – IL VIDEO

PORTO ERCOLE. Per rispetto di Abdel, la famiglia aveva chiesto agli amici che nessuno si facesse il segno della croce e che nessuno portasse simboli cristiani. E gli amici del ventunenne rimasto ucciso nel terribile incidente avvenuto la mattina di Pasqua, hanno risposto come solo le persone dal cuore grande, che volevano bene al loro amico, potevano fare.

Abdel Jabber Mahmud Fernandez

Con il dolore per la perdita di un ragazzo speciale, con l’amore di chi lo aveva conosciuto, con tantissimi palloncini bianchi che sono volati in cielo al cimitero di Porto Ercole, accompagnati da un lungo applauso.

Folla commossa per l’addio ad Abdel

Una folla commossa ha aspettato l’arrivo del feretro, accompagnato dalle onoranze funebri La Pace, al camposanto di Porto Ercole, nel borgo dove Abdel viveva da alcuni anni con la madre e il fratello. 

Il ragazzo, di origini venezuelane, si era da poco convertito all’Islam. E i funerali, all’obitorio dell’ospedale San Giovanni di Dio, sono stati celebrati con il rito musulmano. Una cerimonia alla quale hanno partecipato i familiari del ragazzo. Poi la bara ha fatto il suo ingresso, lunedì 17 aprile, nel cimitero del borgo marinaro, dove Abdel Jabber Mahmud Fernandez era benvoluto da tutti. 

Perizia cinematica sulla panoramica

Nel giorno del dolore, la Panoramica è stata teatro della perizia cinematica disposta dal sostituto procuratore Giampaolo Melchionna

Il pm ha conferito l’incarico all’ingegner Andrea Guidetti: toccherà a lui ricostruire il terribile incidente avvenuto prima dell’alba di domenica 9 aprile.

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La startup maremmana che cura le vigne ammalate – Il Video

Nel riquadro, Mario Guerrieri

GROSSETO. Chiunque abbia avuto a che fare con i vigneti lo conosce bene, perché attacca e, nella maggior parte dei casi, fa velocemente annichilire poi disseccare le viti. Il mal dell’esca, così si chiama la malattia causata da funghi e batteri patogeni che colonizzano e occludono i vasi linfatici della pianta, finora non aveva una “cura” ammessa ed efficace. 

Fino a oggi sono stati usati preparati che hanno dato effetti deludenti e che in molti casi sono risultati risultati tossici per l’uomo. Dunque, quando le viti vengono colpite, non resta che estirparle e bruciarle. Contro il mal dell’esca funziona più che altro la prevenzione, ma con esiti scarsi, dato che si sta diffondendo rapidamente e con gravi danni, nei vigneti di tutto il mondo. 

Ora le cose stanno cambiando grazie a una startup di recente costituzione, in parte anche maremmana, chiamata Escafix. È in fase sperimentale, ma sta dando grandi risultati in termini di recupero delle piante malate, che tornano a produrre uva di qualità.

Un grossetano nella startup 

Nel gruppo di studiosi che hanno messo a punto la pasta cicatrizzante Escafix, che pochi giorni fa ha ottenuto anche il brevetto europeo (dopo quello italiano ottenuto nel 2021), c’è un grossetano: Mario Guerrieri, 62 anni, agronomo tropicalista con 20 anni di esperienza in Africa.

È lui che ha immaginato il prodotto e la sua innovativa tecnologia. E che insieme ad altri due agronomi, Roberto Ercolani, di Tarquinia, e Alberto Passeri, direttore dell’azienda vitivinicola La Gerla di Montalcino, ha creato la startup,  mettendo a disposizione conoscenza e contatti, per fare in modo che i brevetti arrivassero alla fine di un percorso molto complicato.

Da sinistra, Guerrieri, Ercolani e Passeri
Da sinistra, Guerrieri, Ercolani e Passeri fondatori di Escafix srl

«Nel 2017 – racconta – ho avuto modo di approcciarmi a una tecnologia di nuovissima derivazione, di origine quantica. Che si basa, cioè, sull’interazione con i microrganismi, cosiddetti “competitor”. È questa la formulazione alla base del composto che poi è stato assemblato da Roberto Ercolani e che 4 anni dopo la prima intuizione è arrivato alla fondazione di una startup».

Tanto, infatti, è durata la fase di studio per passare dalla teoria alla pratica, nella quale è stato coinvolto anche il CREA (il Consiglio per la ricerca in agricoltura) di Arezzo. L’istituto ha avvalorato le precedenti ricerche dei tre esperti confermando e certificando gli eclatanti risultati ottenuti. Convincendo così il gruppo di lavoro ad avviare il percorso per il riconoscimento del brevetto, oltre a dare vita alla startup.

Un prodotto biologico, in commercio dal 2024

«Escafix è un prodotto registrato come biologico, atossico, che dunque può essere utilizzato anche nella viticoltura biologica», riprende Mario Guerrieri. «In questa fase lo stiamo sperimentando nelle aree di produzione del Brunello di Montalcino, del Chianti, del Morellino di Scansano, nelle denominazioni Soave e Valpolicella in Veneto, con l’idea di coinvolgere anche altre regioni italiane. Abbiamo, infatti, appurato che, applicando il protocollo Escafix, l’espansione della malattia nelle zone di sperimentazione si è abbassata dal 5% all’1.2%. Mentre l’ 85% delle viti già malate ritorna a produrre uva di qualità». 

La pasta cicatrizzante non guarisce la pianta, ma è in grado di stabilizzare la malattia e rendere di nuovo la vite produttiva. «Una volta individuate le viti colpite dal mal dell’esca, il loro tronco viene spaccato, viene tenuto divaricato con un  sasso, quindi spennellato con il prodotto», aggiunge Guerrieri, che in Maremma sta sperimentando Escafix nell’azienda Mantellassi e al Castello di Montepò – Biondi Santi.

La sperimentazione nella vigna e una vite trattata con Escafix, di nuovo produttiva
La sperimentazione nella vigna e una vite trattata con Escafix, di nuovo produttiva

Dati i risultati, il gruppo di lavoro ha avuto contatti con diverse multinazionali del settore dell’agrofarmaco, ma, riprende Guerrieri, «abbiamo declinato le offerte per motivi etici e abbiamo concluso un contratto con un grosso distributore europeo specializzato in viticoltura biologica. La commercializzazione partirà dal 2024».

Dal mal dell’esca ad altre malattie della vite

I risultati raggiunti con Escafix hanno indotto Guerrieri, Ercolani e Passeri ad aprire un altro filone di ricerca, con lo stesso approccio metodologico e lo stesso prodotto. Questa volta però unito a un booster, per combattere un’altra grave malattia della vite: la Flavescenza dorata.

La sperimentazione partirà quest’anno, in Veneto, in collaborazione con il Cnr di Napoli.

 

 

La duna di Pratoranieri torna ai cittadini – IL VIDEO

FOLLONICA. La porzione di duna fino ad oggi conosciuta con il nome Le Dune nel quartiere di Pratoranieri torna ad essere di “proprietà” del Comune di Follonica.

Era dal 2016 che quella parte di duna era chiusa da una recinzione di ferro, qua e là colorata dai resti della fettuccia stinta di un passato sequestro giudiziario. Un cazzotto in un occhio per chi, passeggiando sul lungomare, non capiva di cosa si trattasse: il cartello del sequestro non c’era più da anni.

Una duna per gli alberghi della città

Oggi, venerdì 14 aprile, questo terreno di 781 metri quadrati (in realtà trattasi delle particelle dunali retrostanti alla spiaggia) che garantisce l’accesso pubblico al mare torna alla comunità grazie alla firma del contratto di locazione tra l’amministratore giudiziario nominato dal Tribunale di Firenze e il comune firmato questa mattina.

La spiaggia era stata posta sotto sequestro anni fa al commercialista Evans Capuano nell’ambito di un’inchiesta della Dia cominciata nel 2012. 

Grande la soddisfazione del sindaco Andrea Benini che ha voluto condividere un momento importante e significativo per la legalità. «Il degrado e l’illegalità questo fanno – ha detto –  impediscono un passaggio, creano un ostacolo, fanno venire meno eguali opportunità. Bene, oggi questo passaggio è libero, è aperto, questa duna diventata pubblica, nel senso più pieno e ampio del suo significato. L’esserne rientrati in possesso ci permetterà di valorizzare un’area di grande valore ambientale e di consentire il passaggio alla spiaggia che è destinata alle strutture ricettive».

Un bene confiscato alla criminalità

Un bene confiscato alla criminalità entra oggi nelle disponibilità del Comune di Follonica. Si tratta di un terreno – una duna naturale per la precisione – di 781 metri quadri, che si trova nel quartiere Pratoranieri, di fronte al parco giochi Madiai.

La confisca è legata alle vicende giudiziarie del commercialista follonichese Evans Capuano, imputato insieme ad altri sei in un processo dove, a vario titolo, sono stati contestati i reati di estorsione, rapina, lesioni aggravate, corruzione e detenzione di armi.

Questa mattina l’amministrazione comunale di Follonica e l’amministratore giudiziario del bene, Riccardo Cipriani, nominato dal Tribunale di Firenze, hanno sottoscritto il contratto di locazione (circa 1.500 euro annui) del bene confiscato in primo grado e sono andati a liberare l’area dalla recinzione. Questo è un primo passo: l’auspicio dell’Amministrazione comunale, una volta concluso il processo giudiziario, è che il bene entri a far parte del patrimonio pubblico.

«La vicenda legata a questo pezzo di terra è nota – dice il sindaco –  una storia pesante, a tratti inquietante, per la quale l’amministrazione comunale si è sempre schierata dalla parte dei cittadini e degli imprenditori onesti. Ora questo bene diventa di tutti. Un luogo chiuso, identificato con il degrado, l’illegalità, diventa libero. Il degrado e l’illegalità fanno proprio questo: impediscono un passaggio, creano un ostacolo, fanno venire meno le opportunità. Ostacoli che possono avere tanti nomi: favore, minaccia, intimidazione. Ebbene, oggi questo passaggio è libero, aperto, e potrà essere impiegato, come prevede il regolamento urbanistico, per raggiungere la spiaggia antistante e potrà essere utilizzato, attraverso una procedura pubblica, dalle strutture ricettive».

Si riapre il passaggio per la spiaggia

Da anni ormai quel terreno era chiuso e lasciato all’incuria ma da oggi in poi sarà garantito l’accesso pubblico alla spiaggia antistante l’area e sarà curato il verde. Quel luogo sarà destinato alla pubblica fruizione, in particolare tramite la realizzazione e la manutenzione di un passaggio pubblico di collegamento tra l’arenile e viale Italia. Si tratta di un’area di salvaguardia ambientale (ASA) e quindi sottoposta a particolari vincoli e limitazioni d’uso, e con particolari esigenze di tutela dell’ambiente naturale proprie della duna marina.

Il Comune di Follonica acquisisce la disponibilità dell’area dopo anni di tentativi: in passato aveva attivato una richiesta di disponibilità dell’area già in fase di sequestro preventivo per equivalente presso il Tribunale di Grosseto, senza esito.

In seguito alla confisca in primo grado decisa dal Tribunale di Firenze, il Comune di Follonica ha poi rinnovato la richiesta di disponibilità dell’area e il giudice, il 28 marzo scorso, ha rilasciato l’autorizzazione all’amministratore giudiziario a concedere in locazione il terreno al Comune per le finalità pubbliche.

Il contratto prevede una durata di anni sei anni, con possibilità di rinnovo tacito a decorrere dalla data di sottoscrizione, e comunque non oltre la data del provvedimento di confisca definitiva. Successivamente al provvedimento di confisca definitiva, l’Amministrazione comunale di Follonica provvederà a richiedere il trasferimento del bene.

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La polizia celebra il 171° anniversario – Il video

Le celebrazioni del 171° anniversario della polizia

GROSSETO. Emozione, partecipazione, l’orgoglio di “esserci sempre”. Sono i sentimenti che si respiravano questa mattina alle celebrazioni per il 171° anniversario della fondazione della polizia. Che ha scelto proprio lo slogan “Esserci sempre” per rappresentare il ruolo fondamentale svolto al servizio dei cittadini e dello Stato.

Toccante la deposizione della corona alla cippo che ricorda i caduti, da parte del questore Antonio Mannoni e della prefetta Paola Berardino, in piazza Palatucci, davanti alla questura. I morti in servizio, sono il «segno tangibile verso tanti operatori della polizia che hanno servito lo stato fino al sacrificio estremo della propria vita», ha ricordato Mannoni.

Lo ha ribadito poco dopo agli Industri, nel suo saluto per la seconda parte della cerimonia, quando ha ricordato l’impegno del corpo di polizia, il sacrificio degli agenti caduti, la presenza costante sul territorio. Altissime sono risuonate le parole del presidente Mattarella, lette da una poliziotta nel teatro gremito di autorità, amministratori, l’associazione dei pensionati della polizia.

Seguite dal saluto del ministro dell’Interno Piantedosi e dal capo della polizia Lamberto Giannini, che ha ricordato l’ultima vittima del dovere: Domenico Zorzino, poliziotto dell’anticrimine in servizio alla questura di Padova, morto per salvare un anziano finito con l’auto in un canale.

Sui palchetti del teatro una rappresentanza degli studenti delle scuole della provincia che hanno partecipato anche quest’anno al concorso “PretenDiamo Legalità”.

L’inno d’Italia cantato dalla corale Puccini

La cerimonia agli Industri, si è aperta con l’Inno d’Italia cantato dalla Corale Puccini di Grosseto, diretta in via eccezionale da Gloria Mazzi. Un momento solenne, seguito dalla proiezione di un video che illustra le attività della polizia. 

Fuori dal teatro, le auto e le moto della stradale, il gazebo della scientifica a disposizione dei cittadini per far conoscere da vicino, anche ai bambini, le attività della polizia. Presente anche lo stand dell’associazione Donatorinati, nata nel 2003, che raccoglie i volontari donatori di sangue della polizia.

La verità sulla morte di Norma Parenti nel fascicolo del tribunale

GROSSETO. «Cercavo il custode del tribunale, Miriano, e alcuni colleghi mi dissero che era sceso negli archivi. Così scesi anch’io». Comincia così il racconto di Oriano Negrini, cancelliere del tribunale di Grosseto, ex archivista e appassionato di storia. Una specie di «C’era una volta» che anziché un fiaba introduce la storia di uno degli episodi cruciali della Resistenza in Maremma: l’uccisione di Norma Parenti

La copertina del fascicolo sull’omicidio di Norma Parenti

Di libri, di film, di documentari, di ricerche sui fatti avvenuti alla fine di giugno del 1944, ne sono stati prodotti tanti. Ma quello scritto da Negrini, insieme a Sandra Zanelli, funzionaria del tribunale, che si intitola “L’ultimo giorno insieme a Norma Parenti” racconta una storia mai scritta: quella dell’omicidio della giovane partigiana attraverso il fascicolo del tribunale di Grosseto, il numero 576.

Grazie a questo ritrovamento, gli atti dell’indagine potranno ora essere conosciuti da tutti, dai massetani, che non hanno mi dimenticato Norma e il suo sacrificio, dagli storici e dagli appassionati. 

Gli atti dell’indagine nel libro “L’ultimo giorno insieme a Norma Parenti”

Una vera e propria indagine come la si intende ancora oggi, ricostruita attraverso i documenti presenti nel fascicolo del tribunale: i verbali dei carabinieri, l’autopsia del medico legale sul corpo di Norma, le sommarie informazioni testimoniali raccolte tra le persone che nel 1944 erano vicine alla partigiana e che mettono i puntini sulle i di una storia che fino ad oggi è stata raccontata soltanto attraverso la testimonianza orale, tramandata da padre a figlio, arricchita o diminuita, di volta in volta, dai ricordi dei protagonisti. 

Norma Parenti
Norma Parenti

«Il ritrovamento del fascicolo è di estrema importanza per la ricostruzione di quel terribile giorno – dicono i due autori – Leggendo gli atti, è stato come passare davvero l’ultimo giorno insieme a Norma Parenti, prima che venisse uccisa». 

Norma, uccisa il 22 giugno 1944

Norma Parenti non è morta il 23 giugno 1944, bensì il giorno prima. È questa la prima scoperta fatta dai due autori leggendo il fascicolo del tribunale, che era stato quasi nascosto dietro a un armadio, come se qualcuno volesse che non fosse trovato, sulla sua uccisione. 

Uccisa intorno alle 22, in un podere non lontano da casa sua, da un commando del quale – dirà pochi giorni dopo la madre Roma – facevano parte anche alcuni italiani

Le indagini sulla morte di Norma, che aveva 23 anni, furono affidate ai carabinieri. «Non è stato un atto di guerra – specificano i due autori – ma un barbaro omicidio».

La copertina del libro “L’ultimo giorno insieme a Norma Parenti”

Norma era una partigiana: faceva parte del Raggruppamento “Amiata” della 23ª Brigata Garibaldi, raccoglieva denaro e aiuti per i partigiani, dava ospitalità ai fuggiaschi e agli ex prigionieri alleati, procurava armi e munizioni e partecipava di persona a varie azioni di guerra. Tra i suoi compiti, c’era anche quello di aiutare i prigionieri di guerra stranieri a disertare affinché raggiungessero le bande partigiane

La sera del 22 giugno, Norma fu uccisa con un colpo di rivoltella. Poi fu pugnalata al cuore. Un’esecuzione, la sua. 

La prima testimonianza della madre Roma

Tra le scoperte più importanti che Zanelli e Negrini hanno fatto scorrendo le pagine ingiallite che compongono il fascicolo, c’è la testimonianza originale di Roma Camerini, la mamma di Norma Parenti. Fino ad oggi, l’unica deposizione della donna che era stata conosciuta, era datata 20 ottobre 1944. 

L’archivio del tribunale di Grosseto

Ma quella deposizione, non conteneva alcun elemento utile all’indagine: nel fascicolo, invece, c’è la prima dichiarazione della donna, resa davanti al Pretore, che porta la data 15 settembre 1944. Una dichiarazione che era stata resa durante le indagini e che sarebbe dovuta servire anche a individuare la presenza di italiani nel commando che aveva ucciso Norma.

Sono sicura che alcuni fossero italiani – dice a verbale Roma – perché parlavano con perfetto accento nostro. Due di essi afferrarono me e la mia figlia e ci condussero fuori.

Ma la presenza di italiani nel commando, stando al verbale redatto e firmato dal maresciallo Pasquale Zamponi, comandante della stazione dei carabinieri di Massa Marittima, non fu mai accertata

Condividere una conoscenza fondamentale per la ricostruzione storica

Quando Sandra Zanelli e Oriano Negrini si sono trovati in mano il fascicolo sull’omicidio di Norma Parenti, hanno barcollato dall’emozione. «Poi però – spiega Zanelli – ci siamo chiesti quale fosse il miglior modo per condividere questa scoperta. E abbiamo pensato che scrivere sarebbe stato il modo più immediato per raggiungere tutte le persone interessate alla storia della Resistenza in Maremma». 

Una storia che da sempre ha come protagonista Norma Parenti, una delle 19 donne in Italia ad essere stata insignita della Medaglia d’oro al valor militare, la massima onorificenza a cui in militare può aspirare. 

Ora il fascicolo del tribunale di Grosseto è stato studiato e raccontato nel libro edito da Betti editrice, e sarà presentato sabato 22 aprile nella sala dell’Abbondanza a Massa Marittima, alle 17. 

Insieme a Sandra Zanelli e a Oriano Negrini, ci saranno il sindaco di Massa Marittima, Marcello Giuntini, il presidente provinciale dell’Anpi Luciano Calì e la direttrice dell’Isgrec Ilaria Cansella

La passione di Gesù incanta Castiglione – IL VIDEO

CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. La rievocazione della via Crucis a Castiglione della Pescaia nel venerdì Santo è stata sicuramente un successo di partecipazione con  centinaia i fedeli presenti che hanno apprezzato la preparazione e la scenografia. Peccato solo per la serata con l’arrivo della pioggia, e anche della location: nelle vie del borgo medioevale, la “visibilità” è stata per pochi, e in molti hanno di fatto solo potuto seguire la rappresentazione, senza poterne apprezzare fino in fondo la portata.

La via Crucis per le stradine del borgo medioevale

La liturgia dell’ultima cena è cominciata alle 20,30 dalla chiesa di San Giovanni Battista. Poi il corteo, con oltre 200 figuranti tutti con vestiti rappresentativi e scenograficamente impeccabili, si è spostato nel giardino del Castello e poi in piazza George Solti, dove si è svolto il “processo” a Gesù. La discesa verso la chiesa di Santa Maria Goretti, con le due tappe per le cadute del Cristo, e l’arrivo al “Golgota”, dove purtroppo la pioggia ha rovinato in parte la rappresentazione, anche se i fedeli hanno potuto apprezzare la rievocazione, con la crocefissione di Gesù.

La messa nel salone San Francesco ha concluso la serata.

Soddisfatto don Paolo Gentili, parroco del paese marinaro. «Questa rappresentazione mi ha permesso di entrare ancor di più nella vita di questa comunità – ha detto don Paolo Gentili – nella quale sono arrivato poco più di un anno fa, ma dalla quale mi sono sentito subito accolto. Ho percepito fin da subito nella gente il desiderio di tornare a vedere la parrocchia come un punto di riferimento, un porto – per dirla in termini marinari – e quando, in occasione dell’Epifania, ho annunciato l’intenzione di realizzare la Via crucis drammatizzata, ho visto subito una reazione bella, cresciuta nei mesi successivi, fino al coinvolgimento davvero di tantissime persone. Spero e credo che in questo modo si sia potuto risvegliare un sentimento di appartenenza, anche alla comunità parrocchiale, che aveva bisogno di essere rivitalizzato. Grazie, dunque, a tutti coloro che hanno lavorato con tanto impegno per la realizzazione di questa sacra rappresentazione: dagli attori, a chi ha curato la regia, a chi si è occupato delle luci, a chi con pazienza ha realizzato centinaia di costumi, a chi ha garantito la sicurezza, a chi si è dato disponibile nel servizio d’ordine. Ringrazio anche i giovani di alcune parrocchie della città che ci hanno voluto dare una mano. La chiesa non ha confini rigidi».

L’emozione di Emanuele, interprete di Gesù

Tra i più emozionati è stato sicuramente Emanuele Montefalchesi, docente e presidente della Cri di Castiglione della Pescaia, scelto per dare voce e volto a Gesù. «Cosa ho provato? Sicuramente freddo, tanto – dice – In quei minuti interminabili, prima della deposizione, mi sono chiesto chi me lo avesse fatto fare, mi sono chiesto perché. Ma se Gesù ha sofferto molto più di questo per noi, noi potevamo sorreggere questa prova. Se Gesù ha patito per noi, potevamo essere lo strumento per riavvicinare tante persone alla nostra parrocchia. Sono sempre stato convinto che non si va in chiesa per il sacerdote, ma per nostro Signore; però è giusto dire che don Paolo ha realizzato in due mesi un evento che per numeri non vedevamo da più di venti anni, facendo respirare nuovamente un’aria fresca di comunità».

Soddisfatta la sindaca Elena Nappi, che ha seguito tutta la rappresentazione. «Una folla numerosa e composta ha invaso le vie del borgo di Castiglione della Pescaia al seguito della rievocazione della via Crucis – ha detto – dove ognuno ha fatto la propria parte in maniera eccelsa. Un’atmosfera emozionante e commovente. Grazie a don Paolo per questa magnifica processione drammatizzata, a tutti i figuranti, agli attori e al regista, amico di lunga data, Fabrizio Cattarulla, ai volontari della Vab, della Cri, della Misericordia, di Insieme in rosa e alla Polizia municipale per la perfetta sinergia nel rendere tutto sempre così semplice e sicuro».

I protagonisti della rievocazione

Testo e ideazione: don Paolo Gentili; regia: Fabrizio Cattarulla; aiuto regia: Davide Santamaria; aiuto suggeritore (gobbo): Alice Serafin; segreteria: Sara Cannizzo. Hanno guidato la processione suor Margarita Martinez Lopez e suor Angela Haidee, delle missionarie della speranza.

Attori e Interpreti: Gesù, Emanuele Montefalchesi; Pietro, Luca Armellini; Giovanni, Giorgio Tuccio; Giacomo, Milan Perera Vaugampalage; Giuda, Marco Mengoni; Andrea, Leonardo Gori; Filippo, Dario Vecchi; Bartolomeo, Michele Scapigliati; Matteo, Thomas Valdrighi; Tommaso, Livio Lorenzoni; Giacomo d’Alfeo, Lorenzo Gambineri; Simone lo zelota, Sebastiano Gambineri; Giuda di Giacomo, Mattia Lorenzini; il diavolo, Emma Magliozzi; la voce, Mario Magliozzi; l’angelo Gabriele, Camilla Angiolini; Cleopa, Massimiliano Palmieri; il centurione, Alessandro Maffei; i soldati, Tommaso Iori, Filippo Biancalani col labrador Kira, Aymen Anchor, Andrea Fiori, Niccolò Boschi, Niccolò Maffei; Sebastiano Biancalani; Gennaro D’Auria; Andrea Bronzi; Giovanni Biancalani, Matteo Vannetti. Ladrone buono, Alessandro Masetti, ladrone cattivo, Thomas Carducci; Barabba, Massimo Berretti; Pilato, Bernardino Tartaglia; moglie di Pilato, Alessia Guarriello con il bambino Andrea; servitori di Pilato, Diego Savonarola e Flavio Biagi; Maria, Gloria Rumeni; Maria di Cleofa, Silvia Manieri; Maria di Betania, Lucia Cruciani; Marta, Marica Rafanelli; la samaritana, Laura Chechi; la Maddalena, che annuncia la resurrezione Jessica Biancalani; l’emorroissa, Elga Grigioni; il cireneo, Tullio Serafin, aiuto del Cireneo, Riccardo Fedi; Alessandro e Rufo, Lorenzo Rosadini e Matteo Bocci; il servo del sommo sacerdote, Riccardo Fallani; Caifa, Nello Landi; Sinedrio, Luciano Cruciani, Raimondo Cocchi, Giuseppe Temperani, Massimo Vannetti, la Veronica, Geraldina Aliberti; Giuseppe d’Arimatea, Riccardo Crocini; le donne, Marta Vannetti e Emma Mazzeschi; il bambino sotto la croce, Angelo Ficai; Isaia, Stefano Gallerini; Giovanni Battista, Alessandro Nocciolini; Geremia, Guglielmo Tanganelli; Osea, Luca Gentili, con la moglie Gloria e il figlio Pietro; Ezechiele, Alessandro Cocchi; il vecchio Simeone, Pietro Fastelli, la profetessa Anna Annamaria Fastelli, la profetessa Debora, Teresa Orlando, la profetessa Giuditta, Bianca Cocca Carotenuto, la regina Ester, Maria Vittoria Cruciani (con la bimba Margherita); esorta e guida la folla Patrizia Rumeni, la corale in costume storico Mario Rosadoni, Livia Bizzarri, Giuliana Gronchi, Antonietta, Dorina Calamante, Fabrizio Calamante, Maria Magliozzi, Annamaria Filippeschi, Anna Fusi; chitarra Rebecca Iori.

La folla: Damiana Barabesi, Daria Mirolli, Sofia Rasi, Matilde del Pianta, Laura Capecchi, Olisana Fedoronico, Gianna Renzetti, Angela Fava, Elisabetta Sargentini, Antonella Suzzi, Francesca Ricci, Beatrice Rosati, Giacomo Turchi, Pier Paolo Rossi, Marco Santini.

La gestione delle stoffe e dell’atelier: Pamela Filippeschi, MariaPaola Travison, Carlotta Travison, Luisa Del Valle, Eleonora Fioravanti, Laura Chechi; le sarte Anna Scardamaglio, Rosella Comandi, Angela Fava, Margherita Armellini, Elisabetta Sargentini, Susanna Tarsi, Annarosa Barabesi, Loriana Zucchelli, Laura Galli, Giada Ghini.

Luci e arredo: Giovanni Iori e Pasquale Preziosi; mixer audio Alberto Guazzi; scenografie Alessio Messina, Melania Riemma, Patrizia Murazzato, Elena Taiti; i lettori Nadia Poltronieri, Gino Carotenuto, Silvia Manieri, Giuseppina Cervella , Claudio Gentili, Francesca Ricci.

Hanno coordinato gli angeli le insegnanti Cinzia Guideri, Elena Mucci e Rosella Comandi. Hanno apparecchiato per l’ultima cena i ragazzi Mattia Sforzi, Thomas Nucci, Thomas Scardamaglio, Mathias Rabiti, Bernardo Valenti, Ginevra Fioravanti, Valentina Papalini, Marta Cillerai. Hanno distribuito il pane Giovanni Gentili, Pietro Giovannelli, Alice Iori, Nicolas Giannini, Mia Sanchini, Matteo Poccioni, Moreno Zenobi, Greta Lobascio, Albert Zatorski, Elena Gimignani.

Hanno distribuito e acceso le candele alla scena della resurrezione: Maddalena Gentili, Guglielmo Tanganelli, Riccardo Fedi, Lorenzo Rosadini, Cristina Pascarella, Matteo Bocci, Diego Savonarola, Flavio Biagi.

Insieme in rosa ha realizzato un call center, che ha permesso a oltre 250 persone più anziane di usufruire del servizio navetta per arrivare in Castiglione alto.

 

 

Asia lotta per la vita: esce l’album del padre

Pino Biaggioli con la piccola Asia

GROSSETO. Si farebbe di tutto per un figlio. Pino Biaggioli lo sa bene, così come sua moglie Valeria. Insieme, per Asia stanno muovendo il mondo. Anche la musica ora sta correndo in suo aiuto.

Asia è nata prematura il 17 marzo 2022. Pesava 730 grammi e 32 centimetri era la sua altezza. Da quel giorno, all’ospedale di Grosseto, per i genitori è iniziata una vera corsa per la vita. La bambina, rianimata durante il parto è stata trasferita al policlinico Le Scotte di Siena, dove ha passato diversi mesi prima di tornare a casa.

La nascita prematura purtroppo le ha lasciato in dote problemi come una sindrome da distress, retinopatia, anemia e disturbi alimentari. È arrivata anche una diagnosi positiva per la distrofia miotonica di tipo 1 (o Distrofia di Steinert). Le sue condizioni ora sono migliorate, Asia sta tirando fuori gli artigli, ma i viaggi nelle strutture ospedaliere non sono finiti e la strada è ancora lunga.

Pino Biaggioli con la piccola Asia
Pino Biaggioli con la piccola Asia

In questi mesi i genitori hanno lanciato alcuni appelli per essere supportati nelle cure necessaria alla figlia e molti hanno dato il loro contributo.

La musica di Pino per Asia

Babbo Pino, in tutti gli appelli è sempre stato accompagnato soprattutto dal mondo del calcio (e del Grosseto in particolare) e da quello della musica che lo ha visto in passato come protagonista anche accanto ai big.

Pino Biaggioli e Luca Barbarossa
Pino Biaggioli con Luca Barbarossa

Ora Pino ha fatto un ulteriore passo in più per aiutare la sua piccola Asia, ha dato vita a un cd musicale. Il nuovo video uscito, “Il futuro noi due” (titolo dell’album) è appena uscito su YouTube e ha già catturato l’attenzione di importanti agenzie artistiche. Quella che tra tanti cura i cugini di campagna ha già fatto una prima telefonata a Pino.

Il cd è stato completato a fine marzo e comprende 15 tracce audio di cui 13 inediti. Ci sono anche e 2 bonus track. Una dedica a papa Woytila e una al Grosseto calcio. Un omaggio ai tifosi e a Giovanni Lamioni, il presidente della società. Lui insieme a Paolo Luciani (gestore del ristorante Il 13 a Castiglione della Pescaia) hanno dato un contributo fondamentale per stampare le 2mila copie di cd in cui è stato riprodotto l’album.

“Il futuro noi due”

La canzone “Il futuro noi due” è completamente dedicata ad Asia. Un’ode commossa e accorata che solo un babbo sarebbe capace di scrivere per la figlia tanto amata.

Il resto delle tracce, tranne due più rock e meno impegnate, parlano di storie vere. «C’è una canzone dedicata alle donne – dice Pino – una agli omosessuali, una alla figlia più grande. Tutte hanno una storia e dei sentimenti veri dietro».

Il video della canzone che dà il nome all’album è stato girato a Castiglione della pescaia (al Capezzòlo) ed è un regalo targato Conte Max Venturacci. Martedì 11 Pino sarà anche in diretta su tv9 per promuovere questo cd.

"Il futuro noi due" il cd di Pino Biaggioli
“Il futuro noi due” il cd

Il disco ha un duplice (se non triplice) obiettivo. Raccoglierà fondi per Asia, ma servirà anche per donare ad altri. «Ho ricevuto tanto bene per mia figlia – dice Pino – così con mia moglie abbiamo deciso di provare a donare noi stessi qualcosa. Una parte del ricavato sarà donato alle associazioni “Movimento perla vita” di Grosseto e a “Insieme a Giordano” onlus di Roma».

Come trovare il disco

Il disco è in vendita a 10 euro.

Si può richiedere all’indirizzo e-mail di Pino (pinobiaggioli@gmail.com) ma anche trovare fisicamente in alcuni esercizi commerciali che stanno dando una mano nella raccolta fondi:

  • Ristorante il 13 (Castiglione della Pescaia)
  • Pizzeria Angolo (Grosseto)
  • Ristorante il tordaio (Roselle)
  • Parrucca Stefano Parrucchiere (Grosseto)
  • Ristorante-pizzeria le 2 isole (Follonica)
  • Carrefour Me.La (Stiacciole)
  • I fiori di Elisa (Paganico)
  • Antinesco Maremma restaurant (Paganico)
  • Macelleria Scheggi (Paganico)
  • Ristorante dal meraviglioso (Follonica)
  • Cartotecnica (Riotorto)

Come fare donazioni

Per chi non riuscisse ad acquistare il cd, ma volesse comunque contribuire alla raccolta fondi con una donazione, potrà fare un bonifico ll’IBAN IT15H3608105138289690789694 con causale “Il futuro noi due“.

Alcune foto di Pino con alcuni big della musica e dello spettacolo

Il centro storico, vetrina del gusto della Maremma

Degrado del centro storico, via San Martino e corso Carducci

GROSSETO. L’idea non è nuova. L’associazione Grosseto al centro lo dice da anni che il cuore della città dovrebbe trasformarsi in una grande vetrina del gusto. Un luogo in cui valorizzare l’enogastronomia e le eccellenze della Maremma. Lo spiega bene, Matteo della Negra, in un video realizzato un po’ di tempo fa, me che è tornato attuale grazie al dibattito aperto da MaremmaOggi sulla desertificazione del centro storico e sulla crisi del commercio.

Una consulta comunale per raccogliere idee 

L’altra proposta dell’associazione è l’istituzione di una consulta comunale per far dialogare i cittadini e le associazioni con il Comune. «Non basta una riunione, non ne basteranno due – scrive Gac – ma è fondamentale che la consulta sia pubblica e trasparente nelle sedute, goda di autonomia, abbia regole chiare e determinate da un regolamento comunale, ne facciano parte il Ccn, la proloco, le associazioni di categoria, il mondo scientifico e della scuola, dei giovani, dell’arte e della cultura. E che coinvolga anche i liberi pensatori».

Dunque, un’assemblea permanente, in grado di supportare il Comune nelle scelte politiche sul centro storico della città. Aperta all’ascolto e alla partecipazione di singoli cittadini e esperti. Gac  cita, a titolo esemplificativo, l’architetto Edoardo Milesi, che insieme agli studenti di architettura dell’università di Firenze e Pescara, nel 2015, dopo tre giorni di laboratorio in città, propose un’accademia creativa del gusto all’interno delle Mura medicee e un ostello per la gioventù nell’edificio del centro che attualmente ospita il carcere. Supportando le sue idee con una relazione di 150 pagine

«La trasparenza è la conditio sine qua – riprende Della Negra – affinché le scelte siano attuate veramente nell’interesse della città e non solo di qualcuno».

Istituirla è facile. «Occorre solo riadattare uno dei regolamenti comunali che Gac ha elaborato – scrive l’associazione – analizzando e confrontando numerosi regolamenti di consulte di altri comuni italiani. E che integrano le proposte di deliberazione di iniziativa popolare promosse da centinaia di grossetani con la propria firma quattro mesi fa, ovvero la Consulta per la salute, la Consulta per il verde e la Consulta per gli animali»

Un festival internazionale per Grosseto e la Maremma

Ma ci sono anche altre idee, che, se messe in pratica, potrebbero portare centinaia di studenti stranieri a vivere e a studiare in città. Anche i questo caso, sostenute dalle firme dei cittadini e in grado: un festival internazionale per Grosseto e la Maremma, come avviene ad esempio Lucca e Salerno.

Rifare la pavimentazione e rimuovere le barriere architettoniche

«Ribadiamo, infine, la necessità di definire un masterplan strategico per la pianificazione e la programmazione del rifacimento del pavé dell’intero centro storico e la rimozione delle barriere architettoniche di accesso alle Mura medicee, coinvolgendo gli ordini professionali, la consulta per la disabilità e le banche del territorio, affinché il cuore della città diventi veramente accessibile a tutti.

Grosseto al centro rinnova l’offerta della propria collaborazione con chi ha il mandato di amministrare la nostra città e con il variegato mondo di voci che caratterizza la comunità grossetana, perché la musica migliore di una città è quella cantata in coro», scrive Gac.


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La Maremma conquista le tv nazionali

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GROSSETO. La Maremma piace, incanta e conquista. Fa bella mostra di sé sulle tv nazionali, nei tg e anche sulle emittenti estere. Si aggiudica share e gradimento di pubblico. E come potrebbe essere diversamente, data la sua bellezza, la sua storia, le tradizioni millenarie, l’enogastronomia?

Infatti, si è appena spenta l’eco del successo delle Colline Meallifere sulla trasmissione di Rai 1, “Linea Verde”, che Massa Marittima torna in tv, questa volta su Rai Storia.

La troupe televisiva del programma “Telemaco”, condotto da Emanuela Lucchetti, ha fatto tappa in città, nei giorni scorsi, per le riprese della puntata dedicata alla strage mineraria di Ribolla. Il Museo della Miniera è stato scelto per ambientare l’intervista a Domenico Gamberi, ex minatore di Ribolla, con una storia particolare da raccontare: suo padre fu tra i primi a prestare soccorso ai compagni caduti nell’esplosione del pozzo Camorra.

La troupe di Rai Storia e l'intervista a Domenico Gamberi
La troupe di Rai Storia e l’intervista a Domenico Gamberi

In principio fu Linea Verde

Proprio Linea Verde, allora condotta da Federico Fazzuoli e Sandro Vannucci, è stata tra le prime trasmissioni ad arrivare in Maremma. Nel caso specifico – a metà anni ’90 – seguì la transumanza dei butteri con sosta al castello di Monte Antico. Più tardi, nel 2000 all’azienda agricola regionale di Alberese, arrivò “Sereno variabile”, con l’inviata, l’ex Miss Italia Cinzia De Ponti, che fece una lunga intervista ai butteri. 

Nello stesso periodo, sempre ad Alberese, la “spocciatura” dei vitelli (la separazione dalle madri brade) insieme all’inaugurazione del restauro di San Rabano, finì in diretta su Uno Mattina e su altre emittenti nazionali e regionali. I butteri, peraltro, erano appena stati protagonisti di un documentario sull’emittente tedesca ZDF.

Ma ci sono state diverse anche puntate di “Linea Blu” dedicate al mare maremmano. E ancora Linea Verde, che a ottobre 2022 ha trasmesso un servizio da Arcidosso, Monte Labro e comunità di Merigar.  

All’eremo di Davide Lazzeretti (foto dalla trasmissione “Linea Verde”)

A Natale la troupe di “Geo”, popolare trasmissione di Rai 3, è sbarcata a Montorsaio, dove ha fatto un lungo servizio sui presepi e sulla tradizione culinaria del paese.

Prata vola in Giappone

E che dire di Prata, piccola frazione di Massa Marittima, che è finita addirittura in un documentario sulla Nippon television Bs? L’emittente nazionale giapponese da 10 anni racconta i borghi medievali italiani, da nord a sud dello stivale. Dunque, Prata non è solo sulla pagina Facebook “Commenti memorabili”, che ha preso di mira la curiosa segnaletica stradale del paese, scovata grazie a un articolo di MaremmaOggi.

Un momento delle riprese a Prata
Un momento delle riprese a Prata

Il giardino di Rodolfo Lacquaniti riapre e finisce su Rai 3

È di ieri, 2 aprile, invece il servizio del Tg3 sul giardino d’arte contemporanea “Viaggio di Ritorno” ideato dal bioarchitetto Rodolfo Lacquaniti, nella piana davanti a Buriano, nel comune di Castiglione della Pescaia.

Dopo la chiusura invernale, il celebratissimo giardino realizzato con materiale di scarto trasformato in opere d’arte, ha riaperto i battenti proprio in questi giorni. Ed è finito subito in tv.

 

Bagni a rischio a Marina la prossima estate – Il video

Una vista di Marina di Grosseto

MARINA DI GROSSETO. «Divieti di balneazione a Marina di Grosseto e batteri fecali 400 volte oltre i limiti nel fosso Beveraggio. Sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna, in che acque stiamo facendo il bagno?». Si rivolge direttamente al primo cittadino del capoluogo, il comitato Grosseto aria pulita, che lancia l’allarme sulla presenza dei batteri fecali nelle acque intorno al porto di Marina, con tutta probabilità dovuti all’inquinamento del canale San Rocco.

«Negli ultimi anni il sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna ha dovuto emettere ripetutamente ordinanze con divieto temporaneo di balneazione a Marina di Grosseto, a nord e a sud del porto, per inquinamento da batteri fecali. Ciò è avvenuto anche in piena estate, durante la massima presenza di turisti, a seguito di piogge intense che hanno aumentato le portate del canale San Rocco, che sfocia in mare attraverso il porto di Marina», scrive il comitato.

Inquinato il fosso Beveraggio

«La causa di tali inquinamenti, che sono stati documentati dalle analisi, non è mai stata individuata né eliminata dalle amministrazioni comunali che si sono susseguite nel tempo, nonostante le scontate rassicurazioni dei sindaci.

Il Forum Ambientalista da una decina di anni, dopo aver documentato con analisi certificate una presenza di batteri fecali superiore di 600 volte i limiti di legge nel fosso Beveraggio, che transita vicino alle abitazioni del quartiere Verde Maremma e che sfocia nel canale San Rocco, ha denunciato che una parte delle fogne nere della città di Grosseto non viene normalmente immessa nel depuratore, ma viene scaricata abusivamente in tale fosso, che poi le porta al mare», riprende Grosseto aria pulita.

Le segnalazioni dell’Asl al Comune e le verifiche dell’Arpat

Inoltre il Forum Ambientalista ha pubblicato numerose segnalazioni di pericolo per la salute pubblica che sono state inoltrate invano ai sindaci della città dai dirigenti della Prevenzione, Igiene e Sanità pubblica dell’Asl locale, i quali hanno ripetutamente segnalato la possibile diffusione di malattie infettive poiché tale fosso passa vicino alle abitazioni.

«Dopo diversi esposti dei cittadini e dopo che una verifica condotta dall’Arpat di Grosseto aveva documentato la presenza nel fosso Beveraggio di una concentrazione di Escherichia Coli superiore di 400 volte i limiti per la balneazione – riprende il comitato – un anno fa il sindaco Vivarelli Colonna aveva ordinato a tutti i proprietari degli immobili collocati sui lati del fosso Beveraggio di “verificare senza indugio il recapito degli scarichi di propria competenza e di rimuovere immediatamente, se presenti, gli allacci delle acque reflue di qualunque origine dalla conduttura bianca delle fognature separate”.

Inoltre aveva disposto le conseguenti ispezioni e i controlli su tutti i suddetti scarichi al fine di verificare l’osservanza delle norme e aveva avvertito che, in caso di inottemperanza della suddetta ordinanza, si sarebbe proceduto alla “esecuzione dei necessari interventi di adeguamento degli allacciamenti fognari in danno e con rivalsa al soggetto obbligato…”».

A un anno dall’ordinanza, niente è cambiato

Un corpo idrico superficiale, inquinato per la presenza di materie organiche fecali, nel suo percorso verso il mare sicuramente subisce un processo di fitodepurazione.  Ma quando le concentrazioni di partenza sono altissime e le piogge di forte intensità fanno aumentare  la velocità di deflusso verso il mare, il corso d’acqua concorre all’inquinamento delle zone di balneazione di Marina di Grosseto, poiché l’insieme dei fenomeni naturali non sempre riesce ad abbassare la concentrazione di colibatteri nelle acque del fosso.

«Ma la nostra Costituzione non obbliga gli amministratori pubblici alla difesa della salute?», si chiede il comitato? «E la legislazione a difesa della qualità della risorsa idrica non impone la rimozione delle cause del suo inquinamento? Che cosa ha fatto Antonfrancesco Vivarelli Colonna, che riveste la carica di sindaco di Grosseto ormai da sette anni, per risolvere questo inquinamento, garantire la balneabilità e difendere la salute delle persone?», conclude Grosseto aria pulita.


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