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Giù le saracinesche in centro: «Colpa dei centri commerciali»

Sulla desertificazione del centro storico interviene Confcommercio: pienone in città quando i megastore sono chiusi
Negozio chiuso con cartello affittasi in via San Martino a Grosseto
Negozio chiuso con cartello affittasi in via San Martino a Grosseto

GROSSETO. «Se qualcuno pensa davvero che la desertificazione commerciale del centro storico sia colpa dei commercianti sappia che è fuori da ogni realtà e che ricorrere alla demagogia non aiuterà a risolvere il problema. Anzi, lo amplifica».

«Perché con la mistificazione della verità le energie potenzialmente utili a ripristinare un giusto equilibrio economico cittadino vengono dissipate verso direzioni sbagliate».

Si riapre il dibattito sui negozi del “salotto buono” della città di Grosseto che chiudono giorno dopo giorno e Confcommercio, per voce del suo presidente Giulio Gennari, prende posizione «per evitare che qualcuno possa cadere nell’errore di spiegazioni troppo semplicistiche».

Clienti “dirottati” in periferia

«Soprattutto oggi fare impresa è qualcosa di molto complesso – aggiunge Gennari –  Ma si parte sempre da una condizione di base: poter contare su circostanze di mercato favorevoli».

«E il primo elemento da valutare è la consistenza numerica della potenziale clientela, ovvero se esistono le condizioni (in termini di servizi e utilities) per mettere a un potenziale cliente di entrare nel tuo negozio. Il dirottamento di queste condizioni da un luogo a un altro, dall’area cittadina alla sua prima periferia, da un punto di vista commerciale determina l’indebolimento della prima e il rafforzamento della seconda».

Giulio Gennari e Gabriella Orlando

«Anche a Grosseto lo abbiamo visto in maniera chiara e inequivocabile durante la pandemia: nei fine settimana in cui i centri commerciali erano costretti a restare chiusi il centro storico pullulava di persone e le attività commerciali, seppur tra le mille difficoltà delle mascherine e del distanziamento, sono riuscite a superare un momento drammatico. Ignorare questa evidenza significa, appunto, essere fuori dalla realtà». 

L’emorragia di negozi in centro

Secondo i dati elaborati dal Centro studi Confcommercio in occasione della settima edizione dell’Osservatorio sulla demografia d’impresa nelle città italiane e nei centri storici, nel 2012 in centro storico a Grosseto erano aperti 123 negozi di commercio al dettaglio.

Nel 2019, cioè due anni dopo l’apertura del secondo centro commerciale della città, erano già scesi a 81 e a giugno 2022 si sono attestati a quota 77.

«La lotta di Confcommercio Grosseto sostenuta nel corso degli anni contro l’apertura disinvolta di grandi strutture di vendita è ampiamente documentabile non solo sulla stampa, ma anche nelle sedi giudiziarie»  ricorda Gabriella Orlando, direttore Confcommercio Grosseto.

«Siamo sempre stati al fianco delle botteghe e dei negozi di vicinato, lo siamo tuttora e contiamo di esserlo in futuro ancora di più. Siamo addolorati per il periodo di difficoltà che il Centro commerciale naturale del centro storico di Grosseto sta attraversando, ma anche per Confcommercio la tutela e la valorizzazione del “salotto buono” della città sono i primi punti all’ordine del giorno».

«Le serate estive del giovedì con i negozi aperti fino a tardi, del resto, le abbiamo proposte e organizzate noi per la prima volta nel 2007, proprio nella convinzione di dover fare subito qualcosa di concreto. Essendo un’associazione che nasce dall’impresa perché fatta da imprenditori è naturale, per noi, metterci al servizio di chi vuole interfacciarsi con il nostro mondo per sostenerlo e svilupparlo o per affrontarne le criticità».

«Le forme di collaborazione possono essere molteplici, l’importante è condividere l’obiettivo di una città bella, accogliente, propositiva ed equilibrata anche sotto il profilo commerciale». 

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