Il Palio dei ciuchi è della Torre: Viola e Thomas Bresciani conquistano Vetulonia – IL VIDEO

VETULONIA. È Torre a conquistare la 74ª edizione del Palio dei ciuchi di Vetulonia, corso domenica 6 settembre. A portare i colori della contrada alla vittoria sono stati la ciuca Viola e il fantino Thomas Bresciani, protagonisti di una corsa combattuta fino all’ultimo.

Per un’intera giornata il borgo etrusco si è riempito dei colori delle quattro contrade, tra tradizione, corteo storico e l’attesa per la sfida che ogni anno coinvolge tutto il paese.

La festa è cominciata con lo svelamento del Palio, dipinto quest’anno dalla vetuloniese Patrizia Manganelli, per proseguire con l’assegnazione dei ciuchini e dei fantini alle quattro contrade.

A Torre sono toccati Viola e Thomas Bresciani; Borgo ha corso con Bingo e Angelo Oppito; San Guglielmo con Nirvana e Riccardo Bacciarelli; Colonna con Giulietta e Francesco Ferrari.

 

Corteo e tamburini, poi tutti a Sestinga

Prima della gara, il corteo storico e i tamburini hanno attraversato i vicoli di Vetulonia accompagnando il paese verso il momento più atteso.

In testa al corteo la sindaca Elena Nappi, con il drappo del Palio. La sfilata ha raggiunto Sestinga, ormai luogo tradizionale della sfida, dove i ciuchini si sono affrontati “alla tonda” sui cinque giri del percorso.

Come spesso accade, la mossa ha richiesto tempo. Poi, una volta partita la gara, la sfida è rimasta apertissima.

Colonna parte davanti, poi arriva la rimonta di Torre

A scattare meglio è stata Colonna, subito in testa. Ma con il passare dei giri Torre ha cominciato la sua rimonta, riuscendo a prendere il comando.

Alle sue spalle Borgo è stata l’unica contrada capace di resistere al ritmo dei battistrada e ha tagliato il traguardo al secondo posto.

Terza San Guglielmo, che ha approfittato anche della sosta imprevista di Colonna lungo il percorso. La contrada partita davanti ha così concluso la gara in quarta posizione.

Davanti a tutti, però, sono arrivati Viola e Thomas Bresciani, regalando a Torre il Palio 2026.

Per la contrada si tratta dell’11ª vittoria accertata nella storia della manifestazione. Torre succede nell’albo d’oro a Borgo, vincitrice dell’edizione 2025.

L’albo d’oro del Palio dei ciuchi di Vetulonia

Colonna: 26 vittorie
Borgo: 18 vittorie
San Guglielmo: 11 vittorie
Torre: 11 vittorie

 

  

 

Claudia Gerini incanta Castiglione: gran finale per la Festa del cinema di mare – IL VIDEO

CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Elegante, sorridente, disponibile. Claudia Gerini si è presa il palco dell’Orto del Lilli e ha regalato a Castiglione della Pescaia il gran finale dell’undicesima edizione della Festa del cinema di mare.

Una chiusura speciale anche per un’altra ragione: l’ultima serata della rassegna è coincisa con il compleanno del direttore artistico Giovanni Veronesi, festeggiato davanti al pubblico che ancora una volta ha riempito l’Orto del Lilli.

Assente Piera Detassis, partita per il Festival internazionale del cinema di Venezia, dove sarà poi raggiunta dallo stesso Veronesi con il suo ultimo film “Dio ride”, a condurre l’incontro con Gerini è stato il critico cinematografico Paolo Mereghetti, protagonista in tutte le serate della Festa con interviste capaci di andare oltre la semplice promozione dei film.

Paolo Mereghetti, Claudia Gerini e Giovanni Veronesi alla Festa del cinema di mare

 

Claudia Gerini, una carriera entrata nell’immaginario italiano

Gerini si è presentata sul palco con un elegante completo blu senza spalline, impreziosito da alcuni gioielli, e ha impiegato pochissimo a entrare in sintonia con il pubblico.

Una carriera, la sua, cominciata giovanissima: nel 1985 vinse Miss Teenager, poi arrivarono le prime esperienze televisive e soprattutto il cinema. A consacrarla presso il grande pubblico è stato il sodalizio con Carlo Verdone, con film diventati parte della commedia italiana come Viaggi di nozze, Sono pazzo di Iris Blond e, anni dopo, Grande, grosso e… Verdone.

Claudia Gerini alla Festa del cinema di mare

Mereghetti ha rotto subito il ghiaccio ricordando uno dei tormentoni più celebri della sua carriera: «Claudia è entrata nell’immaginario italiano “facendolo strano”». Prima risata della serata, poi spazio al cinema e ai ricordi.

«Carlo mi ha fatto sbocciare – ha raccontato Gerini parlando di Verdone – anche se avevo iniziato con Corbucci con Roba da ricchi. Ho fatto tutti i generi e non posso dire con quale mi trovi meglio».

E proprio parlando di Verdone non sono mancati i ricordi più divertenti, compresi quelli legati alle sue celebri fobie per medicine e malattie.

Da Mel Gibson a John Wick

La carriera di Claudia Gerini ha però attraversato generi, registi e produzioni molto diverse tra loro, arrivando anche sui grandi set internazionali.

«Con Mel Gibson ho girato La passione di Cristo ed è stata una vera esperienza», ha raccontato, ricordando anche il provino e l’incontro con il regista.

La conversazione ha toccato poi le esperienze nelle produzioni americane, compresa la partecipazione alla saga di John Wick con Keanu Reeves, ma anche la vita lontano dal set e le sue due figlie, che guardano con interesse al mondo artistico e potrebbero un giorno seguire le orme della madre.

Gerini ha parlato anche dell’amicizia con Massimo Ceccherini, definito «un compagno di viaggio», e dei registi con i quali le piacerebbe lavorare. Tra i nomi citati Paolo Virzì e proprio Giovanni Veronesi.

Il pubblico per Claudia Gerini in piazza Orto del Lilli

La torta per Giovanni Veronesi e l’arrivederci al 2027

L’ultima serata è stata anche l’occasione per festeggiare il compleanno di Giovanni Veronesi.

A portare una torta al direttore artistico all’inizio della serata è stata la sindaca di Castiglione della Pescaia Elena Nappi.

Poi, al termine dell’incontro con Claudia Gerini, è arrivato il momento dei saluti. La sindaca ha chiuso ufficialmente l’undicesima edizione della Festa del cinema di mare, dando appuntamento al prossimo anno.

“Largo” vince il Premio Mauro Mancini

La Festa ha proclamato anche i vincitori dei due concorsi dedicati al cinema di mare.

Il Premio Mauro Mancini è andato a “Largo” di Salvatore Scarpa e Max Burgoyne-Moore, cortometraggio che affronta il tema delle migrazioni scegliendo un punto di vista intimo e meno consueto.

Protagonista è un bambino rifugiato, affidato a una famiglia in un piccolo paese del Regno Unito, che si trova ad affrontare da solo un “dopo” segnato da pregiudizi, disprezzo e parole ostili.

La giuria ha apprezzato la capacità dell’opera di affrontare un tema già presente nel percorso del Premio Mancini attraverso una prospettiva differente, affidandosi agli occhi, alle parole e ai gesti di un bambino.

Nella motivazione vengono sottolineate anche la qualità della recitazione e l’originalità della costruzione narrativa, con un incipit particolarmente efficace e un finale definito struggente.

A “Cold Water Sirens” il Premio Guido Parigi

Il Premio Guido Parigi è stato invece assegnato dalla Redazione Giovani della Festa del Cinema di Mare 2026 a “Cold Water Sirens” di Lena Siebertz.

Il documentario racconta un gruppo di amiche unite dalla passione per il surf e disposte ad affrontare il gelo, l’oscurità e le difficoltà dei mari del Nord pur di coltivare il loro amore per questo sport.

La Redazione Giovani ha premiato innanzitutto l’originalità del soggetto e la capacità della regia di valorizzare il realismo dei gesti.

Nella motivazione vengono evidenziati anche il ritmo della narrazione, la presa diretta, la colonna sonora originale e soprattutto una fotografia «immersiva e incisiva», capace di restituire la suggestione dei luoghi attraverso le luci e, ancora di più, le ombre.

Con la proclamazione dei vincitori e l’abbraccio del pubblico a Claudia Gerini e Giovanni Veronesi è così calato il sipario sulla Festa del cinema di mare 2026.

La Maremma come non l’avete mai vista: un documentario emoziona Grosseto e strappa applausi e lacrime

GROSSETO. Ci sono luoghi che tutti credono di conoscere e che invece riescono ancora a sorprendere. È quello che accade guardando “La Fiumara di San Leopoldo”, il documentario realizzato dal grossetano Simone Galli, che attraverso immagini spettacolari e una narrazione coinvolgente accompagna lo spettatore alla scoperta di uno degli angoli più affascinanti e meno raccontati della costa maremmana.


 


 

Un’opera nata dalla passione per il territorio, per la natura e per le riprese video, che ha saputo emozionare il pubblico fino a strappare applausi e lacrime durante la prima proiezione.

La Fiumara di San Leopoldo raccontata dall’alto e da terra

Da anni Simone Galli è conosciuto in Maremma per le produzioni video realizzate con BobGas Tv, tra palii marinari, il Palio dei Ciuchi e numerosi eventi del territorio.

Questa volta, però, ha scelto di dedicarsi a un progetto diverso: un documentario capace di raccontare l’anima della Fiumara di San Leopoldo, il canale emissario scavato nel 1828 per volontà del granduca Leopoldo II di Lorena durante le opere di bonifica dell’ex lago Prile.

Oggi il tratto finale della Fiumara attraversa la splendida pineta costiera di Marina di Grosseto e costeggia l’Oasi San Felice, area naturalistica affiliata al Wwf.

Il risultato è un racconto visivo che mostra prospettive inedite di un luogo conosciuto da molti ma osservato raramente con questo livello di profondità.

 

La Fiumara di San Leopoldo

«Non volevo una cartolina turistica»

Per Simone Galli il documentario nasce prima di tutto da una necessità personale.

«La Fiumara di San Leopoldo nasce da una mia passione, da un’esigenza intima. Non volevo fare una cartolina turistica, ma intrappolare nei pixel l’anima più selvaggia e silenziosa della nostra terra», racconta.

La Fiumara di San Leopoldo

L’obiettivo era creare un linguaggio visivo capace di unire le riprese tradizionali a quelle realizzate con il drone in un unico flusso narrativo.

«Volevo che le immagini da terra e quelle in volo si incatenassero tra loro seguendo il respiro profondo e ancestrale della Maremma», spiega.

Un lavoro di squadra nato dalla passione

Dietro il documentario c’è il lavoro di un gruppo di amici e collaboratori che hanno condiviso la stessa visione.

«È stata un’unione di forze, di passioni e di professionisti nati sul campo. Una vera squadra che ha creduto in questo progetto», dice Galli.

L’obiettivo era coinvolgere completamente lo spettatore, trascinandolo dentro l’atmosfera della Fiumara senza concedergli distrazioni.

Un risultato ottenuto attraverso mesi di lavoro, ricerca e cura maniacale dei dettagli.

Le notti davanti al computer e il segreto del documentario

C’è un particolare che racconta bene quanto questo progetto sia stato vissuto intensamente dal suo autore.

Gran parte del montaggio è stata realizzata nelle ore più silenziose della notte.

«Ho lavorato su DaVinci dalle due alle cinque e mezzo del mattino, in totale isolamento. È in quelle ore che la tecnologia scompare e restano soltanto la mente, il respiro e le immagini», racconta.

Secondo Galli è proprio in quel silenzio assoluto che sono nati il ritmo, il chiaroscuro e l’identità stessa del documentario.

La prima proiezione e l’emozione del pubblico

La risposta del pubblico ha superato ogni aspettativa.

Alla sala polivalente, durante la prima visione, il documentario ha suscitato una forte partecipazione emotiva.

«Vedere le persone piangere quando si sono riaccese le luci, dopo oltre un minuto di applausi a scena aperta, è stata la conferma che quel respiro notturno era arrivato dritto al cuore della gente», racconta Galli.

Un riconoscimento che per l’autore vale più di qualsiasi premio.

   

Gli strumenti di Simone BobGas Galli durante le riprese         

Il cast e la squadra che ha dato vita al progetto

La regia e le riprese da terra sono firmate da Simone Galli, affiancato da Piero Stelli e Luca Rosati per le spettacolari riprese aeree con il drone e il supporto logistico.

La narrazione è stata scritta da Elga Ermini, che ha curato anche la parte vocale insieme a Tiberio Crea alla chitarra.

Nel documentario compaiono inoltre Martina Catani con il cavallo maremmano M. Fiamma Seconda, i pescatori Adriano Bertini e Roberto Ciri, il fotografo naturalista Marco Brandi e il Gruppo Runners Marina di Grosseto.

Un ringraziamento speciale è stato rivolto alle Pro Loco di Marina di Grosseto e Principina a Mare, che hanno sostenuto il progetto sin dall’inizio.

Un omaggio alla Maremma più autentica

Più che un semplice documentario, La Fiumara di San Leopoldo è un viaggio dentro la Maremma meno conosciuta, quella fatta di silenzi, acqua, natura e tradizioni.

Un racconto che dimostra come, anche nei luoghi che attraversiamo ogni giorno, possano nascondersi storie e bellezze capaci di emozionare e sorprendere.

E forse è proprio questo il segreto del lavoro di Simone Galli: aver mostrato a tutti una Maremma che pensavano di conoscere, ma che non avevano mai visto davvero.

Squalo mako attacca una barca al largo: il video incredibile dei pescatori – IL VIDEO

GROSSETO. Era cominciata come una giornata perfetta. Mare piatto, sole e condizioni ideali per una battuta di drifting al tonno. Lunedì 27 aprile, a circa trenta miglia dalle Formiche, Alessio Casi era in barca con Nicola Coppetelli e Niccolò Barbi. Tutti esperti, tutti pescatori preparati.

 

 
 
 
 
 
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Poi, all’improvviso, il mare ha cambiato scena.

L’arrivo dello squalo

 
«Ce lo siamo visto arrivare accanto alla barca», racconta Nicola Coppetelli. 
Coppetelli, Casi e Barbi durante una gara di pesca

All’inizio sembrava uno dei tanti incontri che possono capitare in mare aperto. Uno squalo che passa e se ne va. Ma questa volta è stato diverso.

Il mako, oltre quattro metri di lunghezza, non aveva nessuna intenzione di allontanarsi. Ha iniziato a girare intorno alla barca, lentamente, con la pinna fuori dall’acqua. Un movimento continuo, quasi ipnotico.

Venti minuti così. Sempre lì.

Cosa lo ha attirato

In acqua, i pescatori stavano usando sarde come esca. E per un predatore come il mako, l’odore del pesce è un richiamo fortissimo.

«C’era qualcosa che lo attirava», dice Coppetelli. Forse il cibo. Forse anche la sonda dell’ecoscandaglio, con le sue onde sonore. Fatto sta che lo squalo non se ne andava. Anzi, diventava sempre più insistente.

I colpi contro la barca

 
A un certo punto, la situazione cambia. Lo squalo si porta verso il motore, a poppa della barca e attacca. Tre colpi secchi, uno dietro all’altro. 
Lo squalo mako immortalato alle Formiche

«Il rumore lo abbiamo sentito bene», racconta ancora Coppetelli. «Era forte». L’imbarcazione si è mossa per il colpo. 

Per cercare di allontanarlo, i tre decidono di liberarsi delle esche. Buttano in mare la cassetta di legno con le sarde.

Una scelta che funziona, ma fino a un certo punto. Lo squalo mangia tutto: il pesce, e anche il legno della cassetta, con la voracità propria della sua razza. 

La paura vera (una sola)

Nonostante la scena, in barca la percezione del pericolo è diversa da quella che si potrebbe immaginare. «L’unico timore era scivolare in acqua», spiega Coppetelli. «Per il resto, non abbiamo mai avuto la sensazione di essere in pericolo».

Coppetelli e Casi

Una consapevolezza da uomini di mare, abituati a certi incontri. Anche se non così ravvicinati.

Una scena da film

Con la pinna fuori e i giri intorno alla barca, la scena ricordava quelle del film “Lo squalo” di Steven Spielberg. Solo che questa volta non c’era nessun set, ma solo mare aperto, silenzio e un predatore vero.

Dopo circa venti minuti, così com’era arrivato, il mako se n’è andato.

Ha ripreso il largo, lasciando dietro di sé la barca e soprattutto un ricordo difficile da dimenticare. E un video, impressionante, di quelli che raccontano il mare per quello che è davvero: bellissimo, potente e imprevedibile. E soprattutto, che lo mostrano per quello che: la casa di animali come il mako, della quale noi siamo ospiti. 

Il trionfo di due insegnanti: “Slow Life” emoziona, standing ovation e pioggia di premi

GROSSETO. Prendersi il proprio tempo e i propri spazi, rallentare, lasciare indietro i social, i media che costringono a rincorrere senza mai arrivare al traguardo.

È da qui che nasce “Slow life”, la canzone scritta da Mirco Pierattoni, insegnante di sostegno all’istituto Fossombroni di Grosseto, insieme al collega e amico Stefano Rosini. Un brano che è molto più di una semplice esperienza musicale: è un manifesto, un invito a fermarsi in un mondo che sembra non concedere pause.

Dalla Maremma al palco nazionale

Tutto parte quasi per caso, quando il padre di Mirco, in pensione, esce per andare a cercare funghi e, all’ora di pranzo, invece di essere a tavola è ancora nel bosco. Nessuna fretta, nessun orario da rispettare.

È il cosiddetto “tempo pensionistico”, quello in cui i ritmi del lavoro si dissolvono e le giornate si dilatano. Da qui nasce l’intuizione.

«Vivo ritmico, mentalistico, pensionistico: avrei mille cose da dire e mille cose da fare», recita uno dei versi più significativi del brano, che racconta il momento in cui cambia il rapporto con il tempo.

Un messaggio che riguarda tutti

Ma “Slow life” non parla solo di pensione. Il suo messaggio è universale. È un invito a riprendersi il proprio tempo, a smettere di inseguire continuamente qualcosa che, spesso, non si raggiunge mai. Un ritmo imposto dai social, dai media, dalla società, che porta a vivere in affanno senza accorgersi di ciò che conta davvero.

La canzone suggerisce una via alternativa, semplice ma indispensabile: rallentare, respirare, vivere.

Il progetto #104 e la sfida musicale

Pierattoni e Rosini, entrambi docenti di sostegno al Fossombroni, coltivano da sempre la passione per la musica. Da qui nasce il progetto #104, un nome che richiama con orgoglio il loro ruolo nella scuola.

Dopo aver registrato una prima versione chitarra e voce, decidono di mettersi in gioco e partecipare alla 3ª edizione del Festival Autori al Centro, ospitato dalla Comunità Incontro ETS di Amelia, in provincia di Terni, all’interno di Euroschool 2026.

La manifestazione è ideata e portata avanti da Anna Fatima Del Vacchio, docente di scienze motorie proprio al Fossombroni.

Una band nata in un mese

Da una semplice clip inviata al concorso, nel giro di poche settimane prende forma una vera band. Musicisti provenienti da diverse cover band locali accettano con entusiasmo di partecipare: Damiano Galli, Andrea Panconi, Flavio Mazzini e la voce di Cristina Baccini.

A rendere ancora più speciale l’esibizione, la presenza delle interpreti Lis (lingua dei segni italiana) Laura Petrucci ed Emma Cupani, capaci di trasformare il brano in un’esperienza inclusiva e coinvolgente.

Standing ovation e vittoria

Sul palco di Amelia succede qualcosa di raro. Durante l’esecuzione di Slow life, il pubblico si alza in piedi. È una standing ovation spontanea, segno che il messaggio arriva forte e chiaro.

Il risultato finale è straordinario: il gruppo #104 conquista praticamente tutto, vincendo per interpretazione, brano, parole e musica, tutte firmate da Mirco Pierattoni.

Dalla scena al futuro

Oggi Slow life è pronta per un nuovo passo. Il brano è stato registrato anche in versione radiofonica e si prepara al debutto grazie all’interessamento di Mario Masciullo, che ha già dato visibilità al progetto attraverso Radio One Non Solo Suoni.

Il video dell’esibizione, ora disponibile anche su YouTube, racconta non solo la performance ma anche il dietro le quinte, il prima e il dopo: un viaggio umano prima ancora che musicale.

«Ascoltatela davvero»

«È stata un’esperienza bellissima. Sì, abbiamo vinto. Sì, abbiamo ricevuto tanti riconoscimenti – dice Stefano Rosini – Ma al di là del risultato, vi chiedo una cosa semplice: ascoltatela davvero».

È questo l’invito dei due insegnanti grossetani.

Perché Slow life, al netto di tutto, merita davvero.

 

Manciano e lo splendore della sua terra

MANCIANO. Tutti conosciamo una delle meraviglie della Maremma. Le cascate del Mulino che appaiono lungo la strada che va da Manciano a Saturnia, sprigionando tutta la loro magia, dove sgorga acqua a 37°. Quello che non tutti sanno, invece, è che il vasto territorio del comune di Manciano è ricco di archeologia. Molti sono infatti i siti che raccontano il passato, anche quello più remoto, di queste zone. E tanti sono i reperti che vengono ritrovati ancora oggi, adeguatamente raccolti in interessanti musei.

In particolare, si distingue il Museo di Preistoria e Protostoria della Valle del Fiore, all’interno del Palazzo Nardelli proprio nel centro storico di Manciano. È un museo dove l’antico assume la forma della contemporaneità, rivelandosi con mezzi attuali e interattivi: attraverso ricostruzioni tridimensionali e realtà aumentata, si intraprende un moderno viaggio di milioni di anni.

 

 

 

 

 

 

Le opportunità per provetti Indiana Jones non finiscono qui, perché nel territorio di Manciano sono stati rinvenuti anche resti etruschi e romani, come a Poggio Murella, Poggio Capanne e nella necropoli del Puntone, che vanta circa quaranta tombe.

Soprannominato “Spia della Maremma”, per la sua vista a 360° sulla Maremma Toscana, Manciano è un borgo ricco di storia e tradizioni.

Il comune di Manciano, nell'antica Rocca Aldobrandesca, risalente al XII secolo
Il comune di Manciano, nell’antica Rocca Aldobrandesca, risalente al XII secolo

 

I borghi del territorio di Manciano

Il suo territorio è costellato di meravigliosi borghi medioevali: Montemerano, inserito nel circuito dei borghi più belli d’Italia, con la caratteristica forma di cuore, San Martino sul Fiora, Poggio Murella, Marsiliana, Saturnia, Poggio Capanne, tutti borghi con una storia antica che vale sempre la pena raccontare.

In tutto il territorio di Manciano si respira un’aria salutare dove la natura la fa da padrona, i vigneti che costellano le colline con una produzione di ottimi vini ed il cibo preparato in locande, piccoli ristoranti ed agriturismi accompagna ogni esigenza dei visitatori.

Una delle attrattive più interessanti è senza dubbio la rete stradale adatta ai bikers più o meno esperti. Il Muro del Pirata è una strada in memoria di Marco Pantani, che dalle Terme di Saturnia sale fino a Poggio Murella, è lunga 3250 metri con una pendenza massima del 22%.

Info: www.mancianopromozione.it 

LO SPECIALE SUL TERRITORIO DI MANCIANO