Follonica conquista l’America: il Carnevale finisce su “Really American Media”

FOLLONICA. Non si sa come sia potuto succedere, ma quel che è certo è che nessuno avrebbe mai immaginato di vedere un video del Carnevale di Follonica su uno dei canali più seguiti d’America.

Tutto merito dell’euforia del Carnevale che, con la sua espressività, l’ironia pungente e i carri allegorici, ha attraversato l’oceano ed è arrivato negli Stati Uniti grazie alla viralità della rete.

Un filmato girato da un qualunque spettatore durante una delle sfilate e pubblicato sui social è stato intercettato da altri utenti in giro per il mondo fino ad approdare su “Really American Media”, dove è diventato parte di un montaggio più ampio.

Cos’è Really American Media

“Really American Media” è un canale online statunitense che si autodefinisce rete di informazione indipendente e di base, con contenuti di attualità, cultura, politica e notizie dell’ultima ora.
Tra i suoi video più visti c’è “Italy Gives Trump His WORST Day Yet!” (L’Italia ha regalato a Trump il peggior giorno di sempre), un montaggio che utilizza immagini italiane per mostrare come in Italia esista una parodia continua nei confronti del presidente americano Donald Trump.

In pratica, quello che sarebbe potuto rimanere un semplice video di Carnevale, che riprendeva l’arrivo di Andrea Cumin travestito dal presidente americano, è diventato per Really American Media materiale per una narrazione satirica su Trump: il carnevale italiano viene inserito in un contesto più ampio di critiche e ironie politiche rivolte all’ex presidente.

Perché proprio Follonica?

Fin qui sembra tutto possibile: è noto che il Carnevale più importante e rinomato d’Italia – quello di Viareggio – sia spesso usato nei video e meme internazionali.
Ma Follonica? La risposta potrebbe essere semplice: un video particolarmente efficace, divertente o ironico ha catturato l’attenzione di chi cura quei canali, ed è così diventato parte di una selezione più grande di contenuti virali. Il mondo dei social è anche questo.

Rimane però il fatto che vedersi citati o mostrati in un video statunitense fa un certo effetto, e porta il nome della Maremma in un contesto internazionale inaspettato grazie al carro del rione 167 Ovest.

Sasha Naspini racconta i maremmani a la “Pievaccia” – IL VIDEO

FOLLONICA. Anno nuovo, nuovo programma: l’associazione culturale Pievaccia ha ripreso la propria attività organizzando un incontro con lo scrittore Sasha Naspini, avvenuto venerdì 9 gennaio alla sala Tirreno.

L’occhio acuto di un maremmano

L’iniziativa, con il titolo “Dal territorio al mondo”, ha voluto toccare un elemento caratteristico dello scrittore: raccontare, attraverso gli spunti fornitegli dal territorio dove è nato e cresciuto, temi universalmente condivisibili.

È infatti questa, forse, la specificità più evidente di Naspini, che nelle trame dei suoi romanzi e racconti dipana le matasse più nascoste dell’animo umano, forgiato e cresciuto nell’ambiente che prima accoglie, nutre, ma poi lo chiude e lo incatena: difficile sfuggirgli.

È così che emerge l’altra faccia della medaglia di una vita vissuta in provincia che, sì, ha un’alta qualità della vita perché si mangia bene e l’aria è buona, ma ti chiude, ti ingabbia e ti classifica. Perché in zona c’è anche l’abitudine di dare soprannomi alle persone, quasi sempre ispirati a un difetto, fisico o di vita, come un fallimento o un episodio particolare. 

Le storie della Maremma

Naspini è quindi, prima di tutto, un osservatore: conosce il suo territorio, gli abitanti, la mentalità e le abitudini. Ne ha capito le dinamiche sociali legate indissolubilmente alle tradizioni, a quel passato che, soprattutto nei piccoli centri dell’entroterra maremmano, ha faticato e fatica a diventare modernità, nonostante la tecnologia e l’intelligenza artificiale.

E così si viaggia per il nostro territorio ritrovando ricordi di storie sentite che erano rimaste in un angolo della memoria e che grazie a Naspini rivediamo in una luce diversa. «Lo so che da quelle parti non mi vedono proprio bene», dice sorridendo, come se già sapesse a cosa sarebbe andato incontro. D’altra parte conosce bene la sua terra, esattamente come per il suo ultimo romanzo “Ragazzo”, di cui ha parlato con Sabrina Gaglianone durante l’evento alla sala Tirreno.

“Ragazzo”, uno status più che una definizione

Il romanzo si svolge a Follonica e i protagonisti sono due amici di sempre che cominciano il liceo insieme. Età difficile, situazioni familiari particolari, tante paure non ancora superate: tutte cose universalmente condivise, non importa di dove sei e da dove vieni. Essere “ragazzo” è una condizione dalla quale sono passati tutti.

La loro storia si svolge a Follonica – qui il richiamo con il territorio – dove conta anche il quartiere da dove vieni, visto che il caso ti mette davanti un gruppetto di bulli che non aspettavano altro che trovare un bersaglio su cui fissare le loro attenzioni.

Giacomo e Matteo vengono infatti da Senzuno, il quartiere che una volta era quello dei pescatori: quindi “due topi di fogna” per i furbetti che subito li inquadrano. Il romanzo comincia qui, al primo giorno di liceo, per passare poi attraverso le crisi tipiche dell’età, ma anche dalle azioni di bullismo che purtroppo oggi ben conosciamo. Inizialmente il legame tra i due si stringe ancora di più, ma ha i giorni contati: quando per uno dei due quell’amicizia diventa un ostacolo, le cose non saranno più quelle di prima.

Sasha Naspini ha al suo attivo 22 romanzi, ma anche racconti e sceneggiature per film. Alcuni dei suoi titoli sono presenti in oltre 50 Paesi, tra cui Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Australia, Francia, Olanda, Cina, Corea del Sud, Grecia, Croazia, Russia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Egitto (con distribuzione in tutti gli Stati arabi), Germania, Austria, Svizzera, Catalogna e Spagna, con distribuzione anche in Argentina, Messico, Cile, Perù, Colombia, Repubblica Dominicana, Costa Rica e Uruguay.

A 11 anni Serena incanta The Voice Kids

GROSSETO. Ha solo undici anni, ma sul palco si muove con la naturalezza di chi è abituato ai riflettori. Serena Marku, giovane cantante grossetana, è stata una delle protagoniste più sorprendenti della prima puntata della nuova stagione di The Voice Kids, il talent di Rai 1 condotto da Antonella Clerici.

Ultima a salire sul palco nella serata di debutto, Serena ha affrontato la blind audition con una delle canzoni più impegnative del pop internazionale, la canzone di Whitney Houston, “I
wanna dance with somebody (who loves me)”. Una scelta coraggiosa che ha subito attirato l’attenzione dei coach. La sua voce, potente e pulita, accompagnata da una coreografia originale, ha convinto i giudici a girarsi uno dopo l’altro.

La scelta che sorprende

Tra i coach, è stata Loredana Bertè la prima a premere il pulsante rosso, manifestando immediatamente il proprio entusiasmo per l’esibizione. Non sono mancati gli apprezzamenti anche da parte di Arisa, Rocco Hunt, Clementino e Nek, che ha tentato fino all’ultimo di portarla nella propria squadra.

Dopo qualche istante di riflessione, Serena ha scelto di affidare il suo percorso televisivo alla Bertè, che ha definito la sua performance «una bomba», elogiando la sicurezza e la naturalezza dimostrate sul palco.

Dietro le quinte con la famiglia

Ad accompagnarla in questa avventura c’erano la mamma, il compagno Roberto e la zia, presenti dietro le quinte insieme alla conduttrice. Con l’apparecchio ai denti e una collana portafortuna al collo, Serena ha affrontato il momento senza lasciar trasparire alcuna tensione.

Nel filmato di presentazione, girato nelle scorse settimane sulle mura medicee di Grosseto, la mamma ha raccontato come la passione per la musica sia emersa fin da piccola: «Il talento è venuto fuori quasi per caso, ma la sua voglia di cantare c’è sempre stata».

Serena ha invece ammesso che la chiamata del programma è stata una sorpresa: «Non me l’aspettavo, anche se non si vede, l’emozione è stata tanta».

Tra canto e nuoto sincronizzato

Oltre alla musica, la giovane grossetana coltiva un’altra passione: il nuoto sincronizzato. Tesserata con la Nuoto Grosseto, pratica questa disciplina da due anni e ha già ottenuto risultati importanti. Lo scorso 14 dicembre ha conquistato una medaglia d’argento ai campionati regionali Uisp.

«Sembra uno sport facile – ha spiegato in trasmissione – ma in realtà è molto complesso: bisogna contare sempre, perché sott’acqua la musica non si sente».

Un talento che guarda avanti

Nelle prossime settimane Serena Marku tornerà a esibirsi con nuovi brani, continuando il suo percorso all’interno del programma. Le sue prime performance hanno già raccolto centinaia di visualizzazioni sulle piattaforme Rai e su YouTube.

 

 

Il dottor Mazzolai va in pensione: festa a sorpresa al 118 – IL VIDEO

GROSSETO. Una torta, un elmetto da muratore, un metro e i dieci comandamenti da rispettare da domani in avanti. Lo hanno accolto così, domenica 30 novembre, alla fine del suo ultimo turno di lavoro i colleghi, i volontari, gli infermieri del 118. Con le ambulanze schierate nel piazzale, le sirene accese e la divisa indosso, la stessa indossata per decenni durante il servizio. 

Il dottor Ilo Mazzolai, è arrivato nel piazzale con una benda sugli occhi. Con il cuore in gola dall’emozione, quando ha sentito che le sirene suonavano solo per lui. 

Dopo una carriera dedicata interamente al 118, si è concluso il servizio ospedaliero del medico, uno dei fondatori del sistema di emergenza a Grosseto.
È entrato in turno alle 8 del mattino e, dodici ore dopo, ad attenderlo davanti al 118 dell’ospedale Misericordia c’erano colleghi, infermieri e decine di volontari di Croce rossa e Misericordia per una festa a sorpresa che lo ha lasciato senza parole.

Una vita sul campo, tra sirene, interventi e umanità

Settant’anni, un’intera carriera vissuta in ambulanza e in automedica. Un nome che, per chi fa soccorso, è più di un riferimento: è un esempio.
Mazzolai ha dedicato la propria vita professionale agli altri, salvando la vita a migliaia e migliaia di persone. Sempre presente, instancabile, empatico.

Durante la tragedia della Concordia al Giglio fu tra i primi a raggiungere l’isola per soccorrere i feriti. In ogni intervento una parola di conforto, un sorriso, una mano sulla spalla a volontari e pazienti: chi lo ha conosciuto sa che la sua forza è stata soprattutto umana.

Il ringraziamento di colleghi e volontari

Per celebrarlo, amici e personale sanitario hanno preparato una torta e un regalo simbolico: un elmetto con squadra e metro, per ricordargli che ora i cantieri della vita saranno altri, più leggeri.
E non è mancato l’umorismo: per la moglie Barbara sono stati scritti i «10 comandamenti del pensionato», tutti da ridere, per affrontare questa nuova stagione con il sorriso.

Il futuro? Funghi, asparagi e libertà

Il dottor Mazzolai, che con la moglie Barbara ora potrà godersi una meritata pensione, ha una figlia, Federica, e due grandi passioni: andare a funghi e raccogliere asparagi.
Lo farà con l’amico Alessandro Ceccarelli, al passo lento di chi non deve più correre dietro alle emergenze, ma può finalmente scegliere il proprio tempo.

Un esempio che resta

Per Grosseto e per tutta la provincia, Ilo Mazzolai ha rappresentato la sanità di prossimità, quella che guarda negli occhi e ascolta.

Un medico che non ha mai arretrato di fronte alla fatica.
Chi ha lavorato con lui lo dice senza esitare: «Abbiamo condiviso anni preziosi con una persona speciale, che ora ci mancherà tantissimo».

«Una carezza per la Terra Santa»: la Toscana risponde all’appello

GROSSETO. Per questo Natale, i Frati Minori del Commissariato di Terra Santa della Toscana e il settimanale Toscana Oggi promuovono la campagna «Una carezza per la Terra Santa», un’iniziativa caritativa nata per sostenere le comunità cristiane che vivono nei territori segnati dal conflitto.

Non si tratta soltanto di un contributo economico, ma di un gesto di vicinanza verso famiglie che rischiano di essere dimenticate.

Tra queste c’è quella di Adel Maghrabi e di sua moglie Catherine Kamar, protagonisti di una video intervista che restituisce il volto umano del progetto. Lei ha cittadinanza israeliana, lui palestinese: il semplice atto di spostarsi, lavorare e crescere dei figli significa fare i conti ogni giorno con permessi, confini mutevoli e diritti che non sempre coincidono. «Non è facile stare qua – raccontano – allo stesso tempo resistiamo insieme al nostro paese, al nostro popolo, alla nostra famiglia».

Il cardinale Lojudice: «Una campagna per chi vive dolore e isolamento»

La raccolta fondi nasce anche dal viaggio che i vescovi toscani hanno compiuto lo scorso luglio nei territori della Terra Santa. Un pellegrinaggio che, come racconta il cardinale Augusto Paolo Lojudice, presidente della Conferenza episcopale toscana, ha rafforzato un legame mai interrotto.

La locandina dell’iniziativa

«Il legame della Chiesa Toscana con la Terra Santa non si è mai interrotto – afferma – e anzi dopo il nostro pellegrinaggio in quei luoghi ha assunto un significato ancora più profondo». Lojudice ricorda le parole di papa Francesco – «siamo tutti sulla stessa barca» – e sottolinea come la Chiesa toscana voglia continuare a farsi presenza viva accanto a chi subisce gli effetti della guerra.

Il cardinale aggiunge che la campagna punta a sostenere famiglie, anziani e bambini che vivono da anni una condizione drammatica, tra ristrettezze economiche, tensioni e mancanza di prospettive. «Questa iniziativa vuole essere un segno giubilare per portare speranza in una terra da troppo tempo dilaniata da lutti e morte. Il nostro auspicio è quello di continuare a essere strumenti di pace e di dialogo anche attraverso il nostro giornale Toscana Oggi», conclude.

«Prendersi cura della Terra Santa è un gesto necessario»

A ribadire l’urgenza dell’iniziativa è anche fra Matteo Brena, Commissario di Terra Santa per la Toscana. «Abbiamo sentito l’esigenza di promuovere questa campagna con Toscana Oggi, chiamata “Una carezza per la Terra Santa”, per prenderci cura di quella terra che per noi ha un grande significato e che in questo momento è in uno stato di grande sofferenza», afferma.

Il religioso ricorda che, nonostante non ci sia un conflitto formalmente dichiarato e continuativo, le bombe non hanno mai smesso di cadere e l’oppressione sociale ed economica resta forte. «C’è comunque uno stato di emergenza – continua fra Matteo Brena –. Per questo siamo chiamati a prenderci cura della Terra Santa con il valore dell’unità, del muoversi insieme come Chiese toscane, cercando di dare un appoggio e una risposta a questo dramma. Farlo insieme significa dare una speranza concreta».

Come sostenere la campagna

Chi desidera contribuire può farlo tramite bonifico bancario o bollettino postale, oppure donare direttamente online sul sito dona.terrasantatoscana.it. Le offerte raccolte saranno destinate al sostegno delle comunità locali, con particolare attenzione ai nuclei familiari più fragili.

Sciopero alle superiori: «Troppi disservizi, così è difficile studiare»

FOLLONICA. La mancanza di acqua nell’istituto per tutta la giornata di ieri, 17 novembre, è solo uno dei tanti motivi che hanno fatto scendere in piazza gli studenti delle superiori di Follonica. l problemi sono tanti – sottolineano i ragazzi e le ragazze – e riguardano tutti: i licei, il tecnico-commerciale e il turistico.

E la lista delle cose che non vanno è lunga: ci sono le porte dei bagni sfondate, i termosifoni che spesso non funzionano, il giardino in parte inagibile e, non ultima, la muffa sul soffitto della palestra. «Una scuola così, delle aule in queste condizioni, non sono più accettabili» dicono. E così, dopo una giornata tumultuosa, questa mattina gli studenti hanno deciso di scioperare per andare davanti al palazzo comunale e chiedere di essere ascoltati. 

 

 
 
 
 
 
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Di fatto le Province gestiscono l’edilizia scolastica degli istituti di istruzione secondaria di II grado ma è al Comune, ente territoriale di base, che i ragazzi chiedono di farsi portavoce delle loro istanze. 

Striscioni alla mano, le ragazze e i ragazzi sono così arrivati sotto al palazzo comunale e hanno chiesto di essere ricevuti. Cosa non facile, vista la difficoltà di mettersi in contatto con l’amministrazione. 

La mancanza di acqua 

L’assenza di acqua in tutto l’istituto è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ieri mattina, lunedì 17 novembre, il personale Ata ha chiuso a chiave tutte le porte dei bagni. Un intervento idraulico ha infatti imposto la chiusura delle tubature. Niente acqua dai rubinetti e, sopratutto, niente acqua per gli scarichi. Un lavoro di semplice manutenzione ordinaria si è infatti trasformato in un problema più grande e a farne le spese sono stati i ragazzi e le ragazze.

Il motivo del disagio è stato spiegato solo oggi dall’assessora all’istruzione, Stefania Turini. Dopo più di un’ora di proteste di fronte al palazzo comunale i ragazzi questa mattina hanno infatti ricevuto la visita dell’assessora. «L’acquedotto del Fiora – ha spiegato Turini – ci ha comunicato che per un problema urgente ha sospeso l’erogazione dell’acqua, nell’istituto manca però il serbatoio dell’autoclave. La mancanza di acqua è dovuta a questo, ma ora è stato risolto il problema è l’acqua è tornata». 

I problemi sono tanti

Tutto risolto? Non sembra. «Ci lamentiamo per l’assenza di reattività di fronte al problema e sopratutto per la totale mancanza di comunicazione nei confronti del corpo studentesco. Non ci sentiamo ascoltati» dicono i ragazzi.

L’acqua è tornata a scorrere dai rubinetti della scuola superiore, restano però tutti gli altri problemi ancora da risolvere: «La scuola è vecchia, ci sono problemi di vecchissima data da risolvere – spiega Michele Ciocio, uno dei maggiorenni del gruppo – chiameremo la Provincia ma ci aspettiamo di essere ascoltati anche dall’Amministrazione comunale».

 

Tre chilometri a piedi per partecipare al mondiale: polemica ai Master in Francia – IL VIDEO

GROSSETO. Un campionato Mondiale Master over 55 di surfcasting, ottava edizione, che non ha soddisfatto la Nazionale italiana finita all’undicesimo posto (su 13 nazioni partecipanti), con il grossetano e veterano Silvano Reali addirittura al 43esimo su 66 iscritti, lui pluricampione mondiale e che ha sempre militato nelle primissime posizioni. 

Polemiche per il campo di gara e la logistica

A far discutere dai primi giorni è stata la logistica della società francese, che ha organizzato il Mondiale in Normandia a Boulogne sur mar nel dipartimento del passo di Calais nella regione alta, compresi gli alberghi che hanno ospitato le delegazioni (per non parlare del cibo), e soprattutto il campo scelto per la gara.

Scomodo è dir poco, lontano tre chilometri dal parcheggio, che ha messo subito a dura prova i partecipanti, costretti a lunghi spostamenti sulla spiaggia con tutta l’attrezzatura al seguito.

Gli stessi responsabili della Federazione mondiale non hanno avuto belle parole per gli organizzatori. Proprio le condizioni non sono state quelle ideali: il meteo in continua mutazione ad ogni ora e forte vento laterale, e freddo, che specialmente nei primi due settori costringeva gli atleti ad ancorare i tripodi con i picchetti.

La delegazione italiana al Mondiale surfcasting over 55 in Francia

La gara

La Nazionale Italiana, guidata dai commissari tecnici Davis Fasolo e Marco Coloricchio, si è presenta all’evento con una squadra di grande esperienza. Gli atleti selezionati dopo le prove arrivati da tutta Italia: Agostino Antonelli, Filippo Caravello, Gianluca Kauffmann, Giuseppe Leonardi, Silvano Reali e Fabio Martini. A supporto del gruppo azzurro Giovanni Cappabianca nello staff tecnico e il dirigente federale Stefano Sarti. Tutti hanno cercato di fare del loro meglio, e la differenza alla fine è stata anche di una semplice cattura, tra l’altro molto poche per tutti.

Il programma di gara ha previsto quattro manche, ciascuna della durata di quattro ore. A vincere nelle nazionali l’Inghilterra, poi Germania e Portogallo. Nel “singolo” al primo posto lo spagnolo Pedro Gracia, al secondo il tedesco Andreas Schulz e al terzo l’inglese Kevin Warner.