Il vermentino che suona il risveglio dell’estate

I vini della linea Albarese

I SAPORI DELLA CANTINA I VINI DI MAREMMA

GROSSETO. Tra i colori più rappresentativi delle estati maremmane c’è quello dorato del vermentino. Un vino, che come gli altri della cantina sociale “I vini di Maremma” ha un legame indissolubile sia con i nostri panorami sia con le persone che da anni ricavano dalle viti i loro preziosi frutti, trasformanti in un vino di alta qualità nella cantina sociale.

Il vermentino della cantina, specialmente quello con l’etichetta “Albarese”, biologico Doc Maremma, richiama i colori che regala agli occhi il posarsi degli ultimi raggi di sole sugli orizzonti che la Maremma sa offrire.

Un vino per l’estate

Se già l’etichetta Vermentino IGT parla con voce sinuosa del territorio con il suo classico colore giallo paglierino, il vermentino etichetta “Albarese” della cantina “I vini di Maremma” conquista totalmente con le sue nuance dorate. Le uve che costruiscono questo vermentino sono biologiche al 100%. In questo vino, nettare dei vitigni che affondano profondamente le proprie radici nella Maremma, c’è condensato tutto il territorio, basta assaggiarne un bicchiere.

Una bottiglia di Albarese Vermentino

I profumi di scorza di arancia e di piante officinali accompagnano un gusto dal finale tipicamente citrico, sempre avvolgente, lasciando il palato soddisfatto, ma pronto per un altro assaggio.

Ogni nota di sapore porta con sé tutto l’amore che i soci della cantina impiegano per produrre quell’uva che dopo tanto lavoro riesce a trasformarsi in un prodotto così pregiato. Ogni bottiglia è uno scrigno di lavoro e conoscenza che, una volta stappata, è come se parlasse di quel magico territorio che è la Maremma.

INFORMAZIONI

Cantina I Vini di Maremma Soc. Agr.

Loc. Il Cristo – Marina di Grosseto (GR) 58100
Telefono: +39056434426
E-mail: info@ivinidimaremma.it


 

 

Palloncini bianchi in cielo per l’addio a Leo

GROSSETO. I rintocchi della campana suonano le 15. Sono tre note subito inghiottite dal vento, tre parole che svaniscono tra i pini mentre la pioggia di aghi cade in disordine e senza meta.

Dall’alto dei 12 gradini del tempio si osserva il piazzale assolato e deserto, vuoto come i pensieri, che si rifiutano di emergere. All’interno la chiesa è disabitata, sul pavimento ci sono chiazze gialle disegnate dal sole, dietro l’altare le vetrate multicolori spargono arcobaleni sulle pareti. C’è silenzio tra le panche, c’è silenzio nel sagrato, c’è silenzio interiore. Assoluto e denso. Sembra catrame.

Il sorriso sulla foto e il ricordo nel cuore di chi ti ama

Arrivano mazzi di fiori bianchi, rossi, margherite e girasoli, rose. Su un tavolo si trova la tua foto, hai gli occhiali neri, la maglietta nera. Sorridi. Davanti ti fa compagnia una rosa bianca. Come la tua anima, la tua età. Portano palloncini argento a forma di cuore. Quindi la cascata di altri palloncini, leggeri e bianchi, legati insieme a grappoli e svolazzati al vento. Sono tanti, ma tanti, li portano i tuoi amici. Sorridi di più.

Intanto il piazzale si è riempito, ovattato come la marea, rimbombante del tuo nome, Leo, bagnato dalle lacrime, oppresso dalla disperazione, che cerca risposte sapendo che non esistono. Tu sorridi sempre nella foto avvolta dai petali, ammirata dai palloncini. Quel sorriso, Leo, proietta quello che hai sparso nei pochi anni della tua vita. In quel solco hai posato i tuoi organi, Leo, con slancio, fratellanza e umanità. Hai donato te stesso in nome della vita che ti ha abbandonato. Hai fregato la morte, Leo, con una finta da calciatore, l’hai messa in fuorigioco, hai segnato un grandissimo gol. La morte ha abbassato la testa, si è arresa.

Questo hai fatto Leo, con i tuoi orsetti come scudieri a tenerti compagnia, la maglia della tua squadra con la quale correrai in nuovi prati, con quel sorriso aperto e sincero con il quale aprirai altre strade, altri orizzonti. Tutti i tuoi compagni di scuola si sono abbracciati quando sei arrivato vestito di bianco, in molti hanno iniziato a piangere, a singhiozzare. Hai salito i gradini, sei entrato in chiesa.

Nel frattempo una nuvola di motorini ha raggiunto il punto dell’incidente dove i tuoi coetanei ti hanno salutato col rombo dei motori. Tu sorridi. Sempre.

All’uscita i mille palloncini bianchi erano la tua scia verso l’eternità, lentamente sono scomparsi. Guardando meglio, Leo, il tuo sorriso non si è cancellato.

Fragolino da record all’amo del collaudatore delle Lamborghini

PORTO SANTO STEFANO. Gli amici, ormai da tempo, lo chiamano “Sampei” anche se lui, quel soprannome, non lo prende come un complimento. Ma il paragone con il popolare protagonista del manga giapponese di Takao Yaguchi è il primo che viene in mente parlando con Federico Bastianini. Sabato 4 giugno, il trentenne ingegnere aerospaziale, ha tirato su all’Argentario un fragolino da record. Un pesce che pesava, prima di finire in forno, tre chili e mezzo. 

Una passione ereditata dal nonno

Prima il nonno, poi il babbo. Nella famiglia di Federico, la pesca è sempre stata la protagonista di quelle belle giornate che fin da piccolo il trentenne trascorreva in barca o lungo i torrenti, prima con il nonno e ora con il babbo Paolo, avvocato con la passione per il mare. 

Sabato 4 giugno padre e figlio sono saliti sul gommone e hanno preso il largo. Con loro avevano ovviamente tutta l’attrezzatura per pescare. «Utilizziamo due tipi di tecniche in barca – racconta – lo spinning e l’inchiku. È grazie a quest’ultimo che ho tirato su quel pesce. Lì per lì non ci avevo fatto nemmeno caso, credevo fosse un dentice. Poi alcuni amici, più esperti di me, hanno scoperto che in realtà si trattava di un fragolino».

Federico e Paolo Bastianini sul gommone, dopo la pescata eccezionale

Una scoperta eccezionale per gli amanti della pesca, perché il pagello fragolino, di solito, si trova in dimensioni molto più piccole. La prova è sul sito del’Igfa, organismo che certifica i record dei pesci pescati. Nella sezione “record del mondo”, l’ultimo fragolino registrato (si trova sotto la voce “pandora”), pesa 3 chili e 240 grammi ed è stato pescato il 16 maggio 1986 a Dontie Gordo, in Portogallo. 

Bastianini, laureato in ingegneria aerospaziale a Pisa, dopo un master a Modena alla Brembo, da 4 anni lavora alla Lamborghini e si occupa dei test sull’aerodinamica delle supercar. Ma durante il fine settimana, è in Maremma che il trentenne appassionato di pesca, si scatena. «Quando non vado a pescare le trote nei torrenti di montagna», aggiunge. 

Un tecnica giapponese per tirare su i pesci

Ma come ha fatto Federico a pescare un fragolino da record? «Ho utilizzato la tecnica dell’inchiku – spiega – un pesca di fondo di origine giapponese che prevede l’utilizzo di due esche finte, un pesciolino che insegue un polpettino per mangiarlo. 

Il pesce pronto per essere messo in forno

«La cosa singolare – aggiunge – è che quel pesce ha abboccato circa 8 metri più su rispetto al fondale nel quale stavamo pescando. Siamo rimasti sorpresi quando abbiamo capito di che razza di pesce si trattasse. Tra l’altro per fare questo tipo di pesca, utilizziamo anche l’ecoscandaglio, che però in questo caso, non ci aveva segnalato niente». 

Ma anche se quel pesce fosse più grosso di quello indicato nel libro dei record dell’Igfa, non finirà nel database. «Per farlo è necessario che il pesce venga misurato – spiega l’ingegner Bastianini – e pesato con una bilancia certificata dall’Igfa. Tutte le misurazioni devono essere documentate per far omologare la pescata. Per questo tante persone non lo fanno. Noi lo abbiamo pesato e misurato: era tre chili e mezzo per 58 centimetri di lunghezza». 

Il fragolino pescato dai Bastianini

Finiti i festeggiamenti per la pescata eccezionale, Federico, che ha anche un canale Youtube che si chiama Trout90, ha pulito il pesce. È toccato poi a sua mamma Maria Grazia metterlo in forno, accompagnato da pomodorini e patate. Niente record certificato, quindi. Ma una bella cena in famiglia, con un fragolino eccezionale nel piatto. 

 

 

 

 

Via dal bar senza lo scontrino, scatta la multa

ISOLA DEL GIGLIO. Blitz della guardia di finanza all’isola del Giglio. I militari delle fiamme gialle sono arrivati martedì 7 giugno al porto, con la motovedetta e con l’elicottero, per controllare alcune attività, in vista anche delle prossime vacanze estive.

L’elicottero della finanza all’isola del Giglio

Nelle ultime settimane, i servizi della guardia di finanza si sono moltiplicati, soprattutto sulla costa e nelle località a maggiore vocazione turistica. E proprio grazie ai controlli della finanza, sono state scoperte ville in affitto anche a 10.000 euro alla settimana in nero o quelle, di proprietà di facoltosi che vivono all’estero, per le quali non era stato pagato né Imu né Tasi per un totale di 270.000 euro.

Posti barca e canoni Rai nel mirino delle fiamme gialle

I militari della guardia di finanza sono rimasti sull’isola per l’intera giornata. E i risultati dei controlli non si sono fatti attendere, confermando in parte quanto segnalato da alcuni turisti che avevano trascorso qualche giorno di festa al Giglio. 

In totale sono stati controllati una decina tra bar e ristoranti e per i gestori di due di questi sono scattate le multe per non aver rilasciato lo scontrino a chi aveva consumato. I finanzieri hanno poi scoperto che in due locali non era stato pagato il canone Rai. Anche in questo caso è scattata la multa. I finanzieri hanno anche trovato un lavoratore in nero e sono ora in corso accertamenti sulla nautica, sulle concessioni demaniali e sui posti barca. 

Impegno e dedizione: la festa dei carabinieri si sposta in città – I VIDEO

GROSSETO. Una cerimonia solenne e molto sentita, alla presenza delle istituzioni, della prefetta Paola Berardino e dei rappresentanti di polizia, guardia di finanza, Cemivet, e Savoia cavalleria.

Il 208º annuale di fondazione dell’Arma dei carabinieri è stato celebrato in piazza Nassiriya a Grosseto, che ha fatto da palcoscenico all’evento, a ridosso delle imponenti mura medicee.

La ricorrenza annuale è stata l’occasione per celebrare il valore e l’importanza dei carabinieri, ma anche per ricordare quanto l’arma sia impegnata sul territorio, anche nelle aree più limitrofe.

Gli interventi dei carabinieri in provincia

Nell’ultimo anno 11.370 sono state le chiamate al 112, a cui si aggiungono le 39.580 persone che hanno riposto nei carabinieri la propria fiducia nel momento del bisogno, andando nelle caserme. Oltre 21.822 pattuglie, inoltre, hanno garantito il controllo sul territorio.

Come ha sottolineato il comandante provinciale dell’Arma, il colonnello Giuseppe Adinolfi: «La continua ricerca di un servizio sempre più vicino alle esigenze del cittadino e del territorio, nonostante l’evento epocale di una pandemia, che certo non ha risparmiato le fila dell’arma».

https://youtu.be/w_QQ0Go7JLY

Sono 943 gli uomini e le donne impiegate negli ultimi 12 mesi, dispiegati sul territorio a controllo di manifestazioni, eventi, e dell’ordine pubblico durante la cosiddetta “movida”. 2.942 i reati scoperti, molti in fragranza altri sulla base delle indagini.

Il colonnello Adinolfi, sul finire del suo intervento, si rivolge a tutti i carabinieri della provincia di Grosseto «Dai comandanti e addetti alle stazioni – prosegue – passando per gli sciatori, le unità navali, il nucleo radiomobile, i cinofili, i reparti speciali, i carabinieri forestali, fino agli operatori delle nostre centrali operative, qui presenti in camice nero, prima voce dell’arma per il cittadino che chiede aiuto.

«Non ho trovato le parole adatte ad esprimere la gratitudine per come avete portato la nostra uniforme – conclude – con disciplina ed onore, sentendone la responsabilità, per la spontanea e disinteressata generosità con cui avete risposto ai disagi e ai bisogni dei cittadini. Sono orgoglioso ed onorato di essere il vostro comandante. Viva l’Italia, viva l’arma dei carabinieri».

La cerimonia dell’anniversario ha onorato la memoria dei caduti a Nassiriya e premiato alcuni dei carabinieri, dei più diversi gradi, per il loro servizio svolto.

Gli encomi ai militari che si sono distinti

La festa dei carabinieri è da sempre l’occasione per la consegna degli encomi ai militari che si sono distinti durante il servizio. Ecco tutti i carabinieri che stamni sono stati premiati alla festa dell’Arma.

Sottotenente Pietro Di Gregoli, comandante del nucleo operativo e radiomobile di Follonica, che per mesi ha indagato e scoperto gli autori della rapina ai danni della farmacia Salus di Follonica, 4 uomini, che sono stati arrestati. Per la stessa operazione, hanno ricevuto l’encomio anche i luogotenenti carica speciale Mauro Pietrucci e Antonio Dessì, l’appuntato scelto Valerio Patruno e l’appuntato Angelo Vitagliano e il maresciallo Angelo Capasso.

Maggiore Riccardo Crudo, comandante del nucleo operativo ecologico, che ha sgominato un vasto traffico di rifiuto speciali che venivano illecitamente smaltiti da un’associazione camorristica nel casertano.

Capitano Niccolò Lusito, comandante del nucleo operativo della compagnia urbana di Torino, per aver coordinato una delicata indagine sullo spaccio di stupefacenti che si è conclusa con 14 arresti in flagranza e con l’esecuzione di 6 misure cautelari, oltre che con il sequestro di 164 chili di droga, 40.000 euro in contanti e un’arma da fuoco con le munizioni.

IL VIDEO CON TUTTI GLI ENCOMI

Maggiore Clemente Cosimo Errico, comandante del nucleo investigativo, luogotenente Claudio Capanna, luogotenente Alessio Nerozzi e maresciallo maggiore Fabrizio Falconi per aver sgominato una banda dedita ai furti negli uffici postali e nelle aziende che si è conclusa con l’arresto di 8 persone e con il recupero di veicoli e refurtiva per un valore di 300.000 euro.

Vicebrigadiere Gianluca Bondi, appuntato scelto Luca Russo, carabiniere Davide Mancinelli tutti di Monte Argentario, per l’arresto dell’uomo che qualche settimana fa dette in escandescenze a Porto Santo Stefano e dopo essere entrato nudo in un bar, spaccò il lunotto dell’auto di servizio dei carabinieri.

Appuntati scelti Carlo Mascagna e Valerio Patruno, entrambi in servizio al radiomobile di Follonica, per aver individuato tra la folla e arrestato un pregiudicato che aveva con sé una pistola con matricola abrasa, che poco prima aveva tentato di introdursi in una gioielleria per mettere a segno una rapina.

Bufera sul mare, bagnanti in fuga – IL VIDEO

MARINA DI GROSSETO. Le previsione meteo non erano state confortanti per domenica 5 giugno ma le spiagge della Maremma sono state lo stesso prese d’assalto dai turisti che si stavano godendo l’ultimo giorno del ponte del 2 giugno e i bagnanti che avevano deciso di trascorrere al mare la giornata di festa. 

Una bufera di sabbia, con vento e qualche goccia, si è abbattuta sulla costa maremmana. A Marina di Grosseto, in tanti si sono allontanati dall’arenile per rifugiarsi negli stabilimenti balneari e in pineta, in attesa che il sole faccia di nuovo capolino. 

La bandiera italiana in piazza del Duomo. Torna in presenza la festa della Repubblica

La bandiera italiana sul pennone in piazza Dante

GROSSETO. Dopo due anni torna in presenza la festa della Repubblica: il 2 giugno nuovamente festeggiato in piazza del Duomo, alla presenza del prefetto di Grosseto Paola Berardino.

È stata una cerimonia toccante quella di stamani, giovedì 2 giugno, in piazza del Duomo. Un ritorno alla normalità anche per la celebrazione della festa della Repubblica.

Il prefetto Paola Berardino, che ha fatto il suo ingresso in piazza accompagnata dal comandante del Cemivet, colonnello Mario Piero Marchisio, ha salutato lo schieramento multiforze, le autorità, il vescovo Giovanni Roncari.

Finanza, carabinieri, polizia, esercito, aeronautica, vigili del fuoco, capitanerie, associazioni del soccorso, tutti i sindaci, l’assessore regionale Marras, il parlamentare maremmano Roberto Berardi: in piazza c’erano tutti a festeggiare l’anniversario della nostra Repubblica, nata il 2 giugno del 1946 con il referendum.

Il messaggio del presidente Mattarella è stato letto da uno studente.

La bandiera italiana sventola in piazza del Duomo

Particolarmente toccante è stata la cerimonia dell’alzabandiera. Oggi la bandiera tricolore sventolerà per tutto il giorno al centro di piazza del Duomo, fra il Duomo e il comune.

LE IMMAGINI

Riapre la sala Eden, sulle Mura torna un pezzo di storia

La giunta, il questore Mannoni e gli altri ospiti con Luca Terrosi di Uscita di Sicurezza nella "nuova" sala Eden

GROSSETO. Negli anni ’80 qui ci si ballava e ci si innamorava. Era il locale del primo bacio, della musica quella vera. Della socialità. Tanti grossetani legano alla sala Eden i propri ricordi più belli.

Poi il degrado, qualche maldestro tentativo di riapertura, la chiusura. E poi anche il covid, che ha scoraggiato chiunque volesse provare a farla ripartire.

Ora per la sala Eden arriva una vita nuova, è il momento della svolta.

Con la gestione di Uscita di Sicurezza, che già sta facendo funzionare il locale Hottimo, sempre sulle Mura, poche centinaia di metri più in là, la sala Eden ha tutto per tornare quella di una volta.

La sala Eden apre il 28 maggio

L’apertura al pubblico è fissata per sabato 28 maggio. Si partirà con cena e aperitivo, all’interno o all’aperto, nel contesto meraviglioso delle Mura. E poi, dall’autunno, torneranno gli spettacoli, la musica, la socialità.

«Ci crediamo molto – dice Luca Terrosi, presidente di Uscita di Sicurezza -, Grosseto da tempo aveva bisogno di un locale come questo, dove gustare un buon aperitivo o stare qualche ora al fresco delle nostre splendide Mura. Da ottobre contiamo di avere la licenza di pubblico spettacolo, quindi la programmazione si amplierà, con serate musicali e, ovviamente, il ballo. Perché non esiste sala Eden senza il ballo».

Giovedì 26 sera c’è stata una prima apertura, a invito.

Oltre al sindaco c’era tutta la giunta, compreso l’assessore alla cultura Luca Agresti, felice che le Mura stiano riprendendo vita. Molti gli ospiti, fra cui il questore, Antonio Mannoni.

Luci soffuse, arredi di livello, vecchie foto alle pareti: un ambiente accogliente e “caldo” attende chi vorrà provarla per l’aperitivo e la cena.

E chissà che, quarant’anni dopo, una nuova generazione di grossetani leghi a questo locale, che è un pezzo di storia di questa città, i propri ricordi più belli.

L’olio non è condimento, ma ingrediente. Ecco Opera Olei

MONTENERO D’ORCIA. C’è una sostanziale differenza fra fare il vino e fare l’olio.

Perché dentro all’uva il vino non c’è e si ottiene lavorando in cantina, mentre dentro alle olive l’olio c’è di già. E per ottenerlo basta rispettare il lavoro già fatto dalla natura.

Lo sanno bene al Frantoio Franci, affacciato sulla Val d’Orcia, in quella Montenero che dalla vetta della collina separa, idealmente, il territorio maremmano dalle terre senesi. Una collina dalla quale l’occhio nelle giornate limpide abbraccia da Roccastrada fino a Pienza, circondata da olivi, curati uno per uno. Di varie cultivar, compresa quell’olivastra seggianese che è un’eccellenza della nostra terra.

Del resto l’Italia è il quarto produttore mondiale di olio di oliva ma è la prima per il numero di varietà. Una biodiversità unica.

Opera Olei, sei aziende, da Reggio Calabria a Trento

Il Frantoio Franci è una delle sei aziende del consorzio Opera Olei. Sei aziende che si sono unite nel 2014 spinte dall’amore per la terra e dalla volontà di diffondere la cultura dell’olio extra vergine di oliva di qualità, monovarietale. Olio che da condimento diventa ingrediente o, meglio ancora, “ingrandiente”, perché valorizza il sapore dei cibi sui quali viene messo, senza coprirlo, ma esaltandolo.

Presieduto da Riccardo Scarpellini, fanno oggi parte del consorzio Opera Olei:

  • Olearia San Giorgio di San Giorgio Morgeto (Reggio Calabria) – Qui il sito
  • Agraria Riva del Garda di Riva del Garda (Trento), – Qui il sito
  • Frantoi Cutrera dei Monti Iblei (Ragusa), – Qui il sito
  • Azienda Agraria Viola di Foligno (Perugia), – Qui il sito
  • Frantoio Franci di Montenero d’Orcia (Grosseto), – Qui il sito
  • Mimì di Modugno (Bari). – Qui il sito

Sei realtà regionali diverse per storia e cultura, unite dalla stessa passione e dalla costante ricerca di quell’equilibrio tra tradizione e innovazione capace di dare vita a prodotti unici e di altissima qualità.

Le sei aziende lavorano oli extra vergine di oliva monocultivar selezionati, estratti esclusivamente da olive verdi per preservarne i polifenoli e la vitamina E, e salvaguardarne le proprietà
nutraceutiche.

Dal lavoro delle sei aziende nasce il cofanetto, dove i sei olii sono ingredienti protagonisti e non semplice condimenti. Il cofanetto del consorzio Opera Olei racchiude sei cultivar con un’identità strettamente legata al territorio di cui conserva aromi e storie. All’interno della confezione le sei bottiglie sono ordinate per intensità.

Il cofanetto di Opera Olei
Il cofanetto di Opera Olei
  • L’Ottobratico – Olearia San Giorgio – Un nome evocativo della cultivar da cui origina, l’Ottobratica: la sua maturazione ottimale avviene nel mese di ottobre. Colore giallo dorato velato, il suo profumo è delicato, mai scontato,  con i suoi sentori di erba fresca, carciofo, mela matura e sottobosco. Abbinamenti: adora essere utilizzato per fritture, è perfetto per la maionese. A tavola esalta crostacei al vapore, pesce bollito e carni bianche ai ferri. Irrinunciabile con primi piatti con funghi ovoli. Esalta i legumi, soprattutto i fagioli, meglio se freddi.
  • 46° Parallelo – Agraria Riva del Garda. Creato solo dalla cultivar autoctona Casaliva è un olio fruttato medio leggero dall’intenso colore giallo con lievi sfumature verdi. Per gli abbinamenti dà il meglio con le eccellenze gastronomiche del territorio, dai pesci di lago alla carne salada fino agli strangolapreti alla trentina. Ottimo con il radicchio arrosto, le verdure cotte, la cicoria, le lasagne vegetariane.
  • Primo – Frantoi Cutrera – Un olio che dichiara immediatamente la sua cultivar Tonda Iblea dal colore verde velato a causa della decantazione naturale e profumo fruttato, fresco, con esuberanti note di pomodoro verde. Enfatizza gli arrosti, le bruschette e le insalate, ma è ottimo sul pesce e le zuppe di legumi.
  • Il Sincero – Azienda agraria Viola – Nasce dal Moraiolo, la più antica cultivar di questa terra, esprimendone l’anima più vera. Un olio extra vergine di oliva dalla straordinaria complessità ed eleganza. Colore verde smeraldo con riflessi dorati, al naso è ampio e complesso, caratterizzato da note vegetali di erbe di campo, in cucina esalta zuppe di legumi, eccellente su carni alla brace e selvaggina allo spiedo. Il suo gusto deciso si sposa con zuppe di fagioli e creme di ceci con pane tostato. Si accompagna con formaggi ben stagionati.
  • Villa Magra grand cru – Frantoio Franci – L’eccellenza assoluta del Frantoio Franci, vertice di eleganza, complessità, struttura e persistenza. Ottenuto solo dalle migliori olive della varietà Frantoio, prodotto in bottiglie numerate. Al naso è elegante e complesso, impreziosito da sfumature floreali e di amarena che aprono a note fresche di mandorla verde, kiwi e carciofo. Si abbina con piatti semplici ma robusti della tradizione: patate, fagioli, ceci e zuppe di verdure, porcini alla griglia. Da impiegare a crudo su tartare di tonno e salmone, su carni rosse o su pesci molto saporiti. Ottimo su formaggi freschi, tortelli ricotta e spinaci, riso o pasta in bianco con parmigiano a scaglie.
  • Coratina – Mimì  – Cultivar autoctona pugliese, la Coratina regala un olio deciso, dal sapore fragrante, dal perfetto equilibrio di fruttato, amaro e piccante. Di colore verde intenso ha profumo fruttato avvolgente che rivela spiccati sentori di foglia e carciofo, mandorla fresca e cicoria di campo con eleganti note speziate. Ottimo sulla bruschetta e sulla crema cotta e in tutti i piatti della tradizione pugliese a partire dalla zuppa di fave con cicoria.

Peraltro quest’anno sul podio di Monocultivaroliveoil, l’ambito concorso internazionale che incorona i migliori oli extra vergine di oliva monovarietali, sventola una sola bandiera, quella del
consorzio Opera Olei. Quattro, dei sei oli extra vergine di oliva del consorzio, si sono aggiudicati ex aequo la nomina di “Best of the World 2022”.

Si tratta di Primo – Frantoi Cutrera (Sicilia), Coratina – Olio Mimì (Puglia), Il Sincero – Azienda Agraria Viola (Umbria), Villa Magra Grand Cru – Frantoio Franci (Toscana). È la prima volta nella storia del concorso che quattro oli extra vergine di oliva ottengono contemporaneamente un punteggio di 10/10, dando prova di aver raggiunto un altissimo livello di qualità.

La Scuola dell’olio

Nell’ambito delle attività di diffusione della cultura dell’olio extra vergine di oliva, delle sue caratteristiche, dei suoi pregi e per far apprezzare questo eccezionale prodotto, il consorzio Opera
Olei ha dato vita anche alla Scuola dell’olio: una vera a propria scuola con sede a Livorno aperta a tutti coloro che desiderano capire meglio questo ingrediente, conoscere e riconoscere quello buono in tutta la sua ricchezza e complessità e imparare ad utilizzarlo al meglio in cucina.

Per saperne di più sul consorzio Opera Olei e sulla Scuola dell’Olio: www.operaolei.it

Al Frantoio Franci per conoscere Opera Olei

Il consorzio, nei giorni scorsi, ha organizzato una due giorni, ospiti giornalisti di molte testate nazionali, alla scoperta dell’eccellenza nell’olio. I giornalisti sono stati ospiti del Frantoio Franci, azienda che si prepara ad investire ancora.

«La nostra azienda – spiega Giorgio Franci – nasce negli anni ‘50 e nel tempo è cresciuta molto. I nuovi spazi serviranno per continuare a lavorare in modo efficiente grazie all’installazione di una nuova linea 4.0 per la lavorazione delle olive, dove tecnologia ed innovazione saranno al servizio della nostra esperienza per migliorare sempre più la qualità dei nostri oli. Stiamo lavorando anche per un nuovo deposito, un magazzino, l’area di imbottigliamento ed una terrazza panoramica a 360° su Maremma, Monte Amiata e Val d’Orcia, che sarà il giusto palcoscenico sulla qualità dedicata a ospiti e degustazioni».

«Oltre a questo è già in opera la messa a dimora di oltre 12.000 olivi entro il 2021, utilizzando varietà tipiche toscane che si prestano ad innovativi sistemi di produzione. A fronte dei nuovi investimenti sarà incrementato l’utilizzo dei sottoprodotti della lavorazione delle olive sia per fertilizzare i nostri oliveti in modo naturale sia per produrre nuova energia in impianti a biomasse. Il tutto per dar vita ad una economia circolare ecosostenibile dove la qualità dei nostri oli cresce rispettando l’ambiente ed il territorio».

È stata l’occasione per degustare i sei oli. In abbinamenti creati da un grandissimo chef, quel Matia Barciulli, coordinatore tecnico dei ristoranti dei Marchesi Antinori, pluripremiato e stellato, per anni chef all’Osteria di Passignano. E, soprattutto, uno dei primi chef a considerare l’olio un ingrediente, anzi un “ingrandiente” come ama definirlo.

Giorgio Franci, Matia Barciulli e Riccardo Scarpellini
Giorgio Franci, Matia Barciulli e Riccardo Scarpellini

Dai gamberi alla tartare di triglia, fino a uno dei suoi cavalli di battaglia, i ravioli di pappa al pomodoro su letto di pesto, per arrivare ai dolci, compreso il gelato fior d’olio, Barciulli ha spiegato con il suo accento fiorentino e la sua rinomata spigliatezza quanto sia importante l’olio in un piatto. Regalando anche qualche piccolo segreto della sua cucina.

“Tra due mondi” approda al cineclub Tirreno

FOLLONICA. Venerdì 13 maggio alle 21.30 ritornano le proiezioni al piccolo cineclub Tirreno con un film imperdibile distribuito dalla benemerita Teodora Film.

La locandina del film

Il film ha aperto la Quinzaine des Réalisateurs a Cannes, e segna l’atteso ritorno alla regia di Emmanuel Carrère, uno dei più amati scrittori francesi di oggi. Per protagonista una straordinaria Juliette Binoche.

Ispirato al celebre romanzo-inchiesta della giornalista Florence Aubenas, il film si avvale di un cast sensazionale di attrici non professioniste e, come sempre, Carrère riesce a unire uno sguardo penetrante sulla società di oggi. Ponendo una riflessione mai banale sul rapporto tra arte e vita, realtà e finzione.

Tra due mondi è stato presentato in anteprima italiana alla dodicesima edizione di Rendez-vous, il Festival del nuovo cinema francese.