GROSSETO. Sulla carta, la sfida contro Civita Castellana, capolista del campionato di serie B, era una gara proibitiva per i ragazzi di coach Rolando. Che invece hanno portato a casa un punto d”oro, nonostante i tanti infortuni e nonostante un periodo non troppo felice per i biancorossi.
«Nessuno poteva aspettarsi un risultato del genere, visti i precedenti – dice coach Fabrizio Rolando – invece la squadra si è compattata, dopo l’infortunio di Pellegrino».
La classifica
Ecosantagata Civita Castellana 32;
Lupi Santa Croce B 30;
Arno 28;
National Villadoro 28;
Lupi Pontedera 23;
Edottorossi Foligno 21;
Invicta Grosseto 20;
Prato 19;
Orte 17;
Tomei Livorno 13;
Italchimici 12;
Moma Anderlini Modena 6;
Modena Volley B 3;
Sir safety 0
GROSSETO. Dal “Patto per il lavoro” arriva una spinta alle assunzioni arriva. Grazie a questo protocollo l’agenzia all’Agenzia regionale Toscana per l’impiego (Arti) mette a disposizione contributi fino a 10.000 euro per le imprese che hanno intenzione di assumere personale o che hanno assunto dopo il primo settembre 2022.
L’avviso è aperto e le domande possono essere già inoltrate, fino ad esaurimento del plafond disponibile.
L’ammontare del contributo varia da un minimo di 2mila fino a un massimo di 10mila euro, a seconda della tipologia contrattuale. Viene messo a disposizione delle imprese e dei datori di lavoro privati in ordine di ricevimento, fino ad esaurimento delle risorse disponibili.
Come funziona il contributo
Il contributo è destinato a imprese e datori di lavoro privati con unità operativa situata in Toscana. Valido per l’assunzione da effettuare o già effettuata a partire dal 1° settembre 2022 di uno o più soggetti coinvolti nel programma “Garanzia di occupabilità dei lavoratori (Gol)”. Ma anche di altri soggetti iscritti allo stato di disoccupazione in un Centro per l’Impiego della Toscana.
L’assunzione può essere effettuata con contratti a tempo indeterminato, determinato di almeno 12 mesi (proroghe escluse), apprendistato e trasformazioni di contratti da tempo determinato già agevolate a tempo indeterminato.
Il bando si inserisce nell’ambito di Giovanisì, il progetto della Regione Toscana per l’autonomia dei giovani, e sarà attuato nelle cinque aree territoriali toscane per i Settori dei Servizi al Lavoro, ovvero Arezzo e Siena, Firenze e Prato, Grosseto e Livorno, Lucca e Pistoia, Pisa e Massa Carrara.
Confcommercio in campo per lavoratori e aziende
Confcommercio Toscana è cofirmataria del protocollo “Patto per il lavoro”, ed è tra le associazioni che più invitano le aziende a interessarsi. «Il fine è ovviamente favorire l’occupazione – spiega Stefania Fasano, responsabile ufficio paghe Confcommercio Grosseto e vicedirettore dell’associazione – Per le imprese che vogliono assumere si tratta di un’ottima opportunità da cogliere al volo. I nostri uffici già si stanno occupando gratuitamente e in automatico delle richieste di contributo per gli associati interessati che usufruiscono del nostro servizio paghe. Siamo a disposizione anche per tutte le altre imprese che intendono fare domanda».
GROSSETO. È una perdita collettiva che riguarda tutta la Maremma, la morte dell’ingegner Mario Giacolini. Una perdita con la quale non soltanto la città di Grosseto, che aveva dato i natali a lui e al gemello Marcello, dovrà fare i conti. Perché la storia di Mario e Marcello Giacolini è una storia che ancora oggi non è stata scritta. Una storia che si svolge su tre direttrici diverse, quella professionale, quella dell’insegnamento e quella dello studio delle scienze naturali.
Folgorato dai mammiferi e dalle loro storie
Ed è impossibile parlare di Mario senza tirare in ballo Marcello, morto il 5 febbraio 2015. Classe 1934, nati in una famiglia borghese di Porta Nuova, i due gemelli si laureano, uno in architettura e l’altro in ingegneria quando studiare all’Università era un privilegio per pochi. Ma soprattutto, insieme, rimangono folgorati, da ragazzini, dallo studio dei mammiferi. Studio che li porterà, negli anni, a creare una biblioteca ospitata nella loro casa, che rappresenta un unicum nel mondo.
Un luogo segreto, dove sono racchiuse tantissime opere di inestimabile valore scientifico: testi del 1500, cercati e copiati nelle biblioteche di mezza Europa, libri aggiudicati alle aste.
E sono anche tante le tracce del loro passaggio lasciate in città, dove nel corso dei decenni hanno collaborato con diverse amministrazioni comunali. Loro è il progetto della casa dello studente alla Cittadella, a loro si deve la nascita del Museo di storia naturale.
Il prof. che ha fatto amare lo studio a intere generazioni di geometri
Mario Giacolini insegnava, come il gemello Marcello, all’istituto tecnico per geometri. Intere generazioni di grossetani hanno seguito le sue lezioni di tecnologia delle costruzioni. Tra loro c’è stato anche il presidente del Parco della Maremma, Simone Rusci. «Non ho mai più ritrovato un insegnante come Mario – ricorda – È stato una persona davvero eccezionale, se ne va uno degli ultimi intellettuali come oggi non se ne ritrovano più. Sarebbe impossibile e impensabile poter rifare tutto quello che Mario e Marcello hanno fatto per lo studio delle scienze naturali, ma anche per le loro professioni di ingegnere e architetto».
Mario e Marcello Giacolini
I ragazzi che hanno studiato con Mario e Marcello Giacolini hanno conservato di entrambi un ricordo che continuerà ad accompagnarli per tutta la loro vita: perché il loro metodo, il loro sapersi innovare ogni giorno, il loro essere rivoluzionari ha contagiato tutti quelli che sono entrati a fare parte della loro cerchia. Avevano un pregio, soprattutto: entrambi si divertivano molto a insegnare.
La camera ardente nella sua biblioteca
Mario Giacolini aveva 89 anni ed era malato da tempo. L’ultima volta che aveva messo piede nella sua immensa biblioteca, era stato in occasione della mostra Pipistrelli, organizzata dal Parco della Maremma per far conoscere i disegni realizzati dal gemello Marcello.
Ora, la famiglia ha deciso che la camera ardente si aprirà proprio nella stanza della casa preferita dai due studiosi. Che per farla crescere, hanno viaggiato per le biblioteche di mezza Europa pur di trovare rarità che parlassero della natura. Si sedevano e copiavano i libri, a mano: un gemello la pagina destra, l’altro gemello la sinistra.
Vestiti con il loden, impeccabili come lord inglesi ma profondamente rivoluzionari nell’approccio allo studio e anche alla vita: erano così, i gemelli Giacolini, identici in tutto. Tanto che la loro madre, da bambini, spesso li scambiava.
Marcello, dall’amore per lo studio e la ricerca, aveva imparato anche il cirillico per poter leggere alcune pubblicazioni russe sugli animali. Entrambi conoscevano quattro o cinque lingue e quando si trovavano di fronte a qualunque ostacolo, applicavano il loro personale metodo: si mettevano a studiare per superarlo. Di ogni libro, ne acquistavano tre copie: uno per la conservazione, uno per la consultazione e uno di riserva.
«Mario, ma anche Marcello – aggiunge Rusci – erano molto ironici: stare con loro faceva apprezzare sempre di più e sempre meglio l’amore che avevano per la cultura: non erano soltanto due collezionisti ma erano due grandissimi studiosi». Pronti a saltare in auto all’improvviso e a precipitarsi alla sede della Sip, quando nelle case non c’erano ancora i telefoni, per partecipare alle aste telefoniche e aggiudicarsi i libri che venivano battuti.
L’intellettuale rivoluzionario
Era un intellettuale rivoluzionario, Mario. Lo era insieme al gemello Marcello. Appassionati, eclettici, studiosi e con tantissimi interessi diversi: non c’era solo lo studio della natura nel loro mondo, ma c’era anche una profondissima conoscenza della politica e della geopolitica internazionale.
Conoscevano i movimenti, seguivano i moti rivoluzionari, studiavano la storia dei popoli. Non c’era un campo, insomma, nel quale non eccellessero. E – tranne qualche piccola peculiarità, come l’amore di Marcello per i pipistrelli, ad esempio – non c’era nulla che i due gemelli facessero uno lontano dall’altro.
Un amore e una passione, quella di Mario per lo studio degli animali e della natura che l’ingegnere, che non si era mai sposato, ha trasmesso alla nipote Clarissa, figlia di Marcello e veterinaria.
ISOLA DEL GIGLIO. 11 anni fa, il 13 gennaio 2012, alle 21.45’07” la nave da crociera Costa Concordia, con oltre 4 mila persone a bordo, andava a sbattere contro lo scoglio delle Scole all’isola del Giglio.
E dopo aver continuato la sua corsa verso dritta, con il sistema di pilotaggio in tilt, girava su se stessa per adagiarsi sul fondale di Punta Gabbianara.
(nel video una sintesi della vicenda, video realizzato da MaremmaOggi in occasione del decennale)
Era un venerdì 13. Undici anni dopo il 13 cade ancora di venerdì.
Tutto quello che è accaduto dopo è storia. Quella delle 33 vittime, tra cui, nel 2014, il sommozzatore spagnolo Israel Franco Moreno deceduto mentre lavorava sul relitto, dei 4.200 naufraghi tra passeggeri ed equipaggio, sopravvissuti al disastro, dei gigliesi la cui vita è stata stravolta dal naufragio, dei milioni di euro che questo disastro è costato alla comunità.
Il ricordo dell’Isola del Giglio
Come ogni anno, il 13 gennaio, il Giglio si ferma. È il momento del dolore, del ricordo, della commemorazione dei morti, dell’abbraccio con i familiari e con chi invece, più fortunato, si è salvato, ma non è più tornato a essere quello di prima. Così, anche per questo 13 gennaio 2023 il Comune ricorderà l’anniversario.
«Ma, come annunciato un anno fa, lo farà in maniera più riservata, perché la memoria è importante al pari della necessità di guardare avanti», dice il sindaco Sergio Ortelli, annunciando il programma.
«Gli appuntamenti canonici saranno rispettati – spiega – e chiunque vorrà venire per commemorare le vittime o ricordare quella tragedia è il benvenuto. Ma senza la grande eco che questo appuntamento ha avuto negli anni passati. Questo anche per il rispetto verso chi sulla Concordia ha perso la vita e per le loro famiglie».
Il programma
La commemorazione prevede:
alle 12, chiesa di Giglio Porto. Santa messa in suffragio delle vittime
alle 13, la deposizione della corona in mare di fronte a punta Gabbianara
alle21.30 la fiaccolata al porto
Chi arriva dalla terraferma potrà usufruire del traghetto che parte da Porto Santo Stefano alle 11, con ritorno dall’isola alle 13.30.
No alla revisione del processo, Schettino resta in carcere
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di Francesco Schettino contro l’ordinanza della Corte di Appello di Genova che, nel febbraio scorso, negò la revisione del processo per il naufragio della Costa Concordia. Schettino era assistito dagli avvocati Saverio Senese e Paola Astarita.
Niente processo bis, quindi, per il comandante Schettino che era al timone del transatlantico, condannato a sedici anni di reclusione. Le motivazioni non sono state ancora depositate.
Francesco Schettino al processo al teatro Moderno di Grosseto (foto Enzo Russo)
GROSSETO. Si sente soltanto il rumore del respiratore, in fondo al mare. E forse nemmeno quello. C’è un mondo di silenzio, di colori e luci, forme di vita che compaiono e scompaiono. E il mare di Maremma è uno dei più popolosi, uno dei più attrattivi per i turisti che scelgono dove andare in vacanza a seconda dei siti subacquei da visitare.
Luciano Forti, il decano dei sub
Chiunque abbia indossato muta e bombole sa chi sia Luciano Forti, il decano dei sub della Maremma. «Mia madre si chiamava Delfina – racconta – si vede che mi ha trasmesso la passione che mi accompagna da tutta la vita». Luciano ha fatto la prima immersione 45 anni fa e ancora oggi non ha avuto voglia di smettere. Quando si parla di subacquea, nemmeno le origini amiatine tradiscono Luciano Forti che nel 1989 ha fondato un club che si chiama appunto Circolo sub Amiata.
«A chi mi chiede perché un amiatino si immerga – dice – rispondo sempre che è lo stesso motivo per cui tanti grossetani vengono a sciare sull’Amiata. Battute a parte, io ho fatto la mia prima immersione nel 1976, ma ad Abbadia San Salvatore non avevo amici per condividere questa passione. Poi, insieme a un altro appassionato, abbiamo deciso di fondare il club e abbiamo chiamato un istruttore da Firenze che venisse a insegnare qua, dove avevamo una piscina bellissima».
Luciano Forti
Il resto della vita di Luciano Forti è poi trascorsa, per buona parte, a curiosare sui fondali di tutto il mondo e dal 2008, dopo anni di insegnamento ai sub, Forti è diventato uno dei maggiori trainer degli istruttori di subacquea d’Italia.
Un mondo da scoprire e preservare
Sono tanti e diversi i fondali che si susseguono sulla costa maremmana. Fondali sabbiosi, fondali rocciosi, ricchi di animali e piante sorprendenti. «Un ecosistema che deve essere tutelato – dice Forti – Il turismo subacqueo è una fetta importante dell’indotto economico della Maremma ma il mare ha bisogno di tutele particolari».
Ben vengano i controlli, quindi. «Purtroppo ci sono attività che a volte impattano – spiega l’istruttore sub – come certi abusi che vengono commessi ad esempio da chi pesca: quando recuperiamo le reti lasciate sui fondali, ci accorgiamo dei danni che sono stati fatti all’intero ecosistema».
Pesci, piante, alghe, microrganismi: il mondo della subacquea è un mondo che chiede enorme rispetto. Perché è un mondo vivo. E in Maremma, le possibilità di organizzare immersioni sono infinite, sia in estate che – con la giusta attrezzatura – anche in questo periodo.
I siti più apprezzati
Tolta l’isola d’Elba o l’isola di Capraia, la parte del leone nell’Arcipelago toscano lo fa la Maremma con le sue isole e i suoi isolotti. Tra le immersioni più belle da regalarsi ci sono:
Secca di Mezzo Canale: molto amata dai sub più esperti. È una secca al largo del Monte Argentario, situata tra le isole di Giannutri,Giglio e il promontorio dell’Argentario e regala scenari incredibili, con spugne, coralli gialli e rossi, cernie, ricci di mare e aragoste.
Scoglio del Corallo, nei pressi di Cala Piccola, al largo del Monte Argentario. Questo scoglio ospita una grande quantità di coralli rossi e grotte nascoste. A 25 metri sotto la superficie, si apre una parete rocciosa che pullula di anemoni gialli e gamberi, mentre a 30 metri più in basso c’è un sorprendente arco naturale, dove, spesso, ci si imbatte in dentici e ricciole.
Un esemplare di stella gorgone fotografata da Forti
Le Formiche di Grosseto: tre isolotti posti al largo del parco naturale della Maremma. La Secca di Zi Paolo, a nord dell’isolotto con il faro, si trova a quattro metri sotto la superficie ed è uno dei siti preferiti da Luciano Forti. Il Formichino, dall’altra parte, custodisce un “corno” di corallo a 45 metri più in basso e i resti di un relitto di epoca romana.
Punta Secca: i sub esperti possono immergersi in profondità al largo dell’isola di Giannutri per nuotare accanto a barracuda, pesciolini e dentici. Ci sono crepe e grotte e ammirare spugne e aragoste.
Il relitto del Nasim, è una nave mercantile lunga 65 metri che trasportava automobili affondata nel 1976. Solo i sub esperti possono immergersi in queste acque a causa della profondità compresa tra 48 e 60 metri.
Punta del Fenaio. La punta settentrionale dell’isola del Giglio offre sorprendenti scenari per le immersioni con vari tipi di corallo, gamberi e scorfani lungo il fondale marino.
Per esperti e principianti
L’emozione di immergersi nel blu delle acque della Maremma è unica. E ancora oggi, a distanza di 45 anni, Luciano Forti continua a condividerla con gli appassionati.
Ma i corsi, negli anni, si sono differenziati, come spiega Laura Celi, responsabile del Centro immersioni Costa d’Argento. «Da anni offriamo immersioni negli splendidi fondali della costa dell’Argentario – racconta – accompagniamo i turisti a fare snorkeling e organizziamo corsi sub per ogni livello, ricreativo e tecnico, ma anche corsi di apnea e monopinna». Ognuno infatti, deve poter vivere il mare nella maniera in cui preferisce.
Fondali meravigliosi, foto Luciano Forti
Anche Celi, come Forti, sottolinea l’importanza della tutela ambientale, quando si parla dell’ecosistema marino. «Il problema del riciclo e delle microplastiche, l’abbandono di reti da pesca che intrappolano tutti quegli esemplari marini che non riescono a liberarsi andando incontro a morte certa e che provocano la desertificazione di alcune zone marine, dovuta alla scomparsa di vegetazione sono tra le cose che ci troviamo a combattere ogni giorno – spiega – così come la non selettività del metodo di pesca a strascico. Il mare è una grandissima ricchezza per la vita e deve essere tutelato».
L’estate appena trascorsa ha visto un aumento di turisti, anche all’Argentario e i diving della zona sono riusciti a soddisfare le richieste dei subacquei arrivati da ogni parte d’Europa.
Un aumento che non ha colto impreparato il fotografo e videomaker subacqueo Alessandro Tommasi che da sempre si occupa di turismo subacqueo, una risorsa ecocompatibile per favorire, agevolare e creare le migliori condizioni per lo sviluppo del territorio. Fondatore dell’Accademia Mare Ambiente – Tommasi è certo che questo tipo di turismo possa essere destagionalizzato.
«I turisti rimangono affascinati dalle Gorgonie gialle e rosse, le margherite di mare e le spugne che rivestono gli scogli – racconta – Il punto più bello da visitare, è senza dubbio l’isolotto dell’Argentarola a Monte Argentario, individuato come il sito a più alta biodiversità della Toscana. Qui oltre alle tante specie ittiche è presente una cavità carsica con stalattiti e stalagmiti che si sono formati durante le glaciazioni. Frequente l’incontro con scorfani e murene, è facile osservare polpi arroccati nelle loro tane, e, da alcuni anni, anche un branchino di barracuda mediterranei».
ORBETELLO. Una volta lasciato il parcheggio dell’Idroscalo di Orbetello, dove sulla recinzione rimasta intatta dagli anni ’30 ci sono ancora le aquile e i caratteri in stile Impero, la laguna di Orbetello si apre davanti agli occhi dei visitatori. Siamo in Maremma.
Una targa ricorda, poco più avanti le quattro imprese che furono compiute dagli aviatori che utilizzarono anche l’idroscalo intitolato ad Agostino Brunetta: la trasvolata del 1928 fino a Los Alcazares, quella dell’anno successivo da Taranto a Odessa con ammaraggio proprio a Orbetello, quella del 1930 a Rio de Janeiro e quella del 1933 a Chicago per poi tornare a Roma. Le crociere atlantiche furono guidate da Italo Balbo, allora ministro della recentemente costituita Aeronautica Militare.
L’ingresso dell’aeroporto Brunetta
La targa delle trasvolate
È la calma e la pace della laguna che colpisce immediatamente gli occhi di chi arriva dalla città: calma e pace popolata da anatre, aironi, oche, gru, fenicotteri, pavoncelle, limicoli, rapaci e tanti passeriformi che possono essere avvistati nella zona dell’Oasi Wwf.
Ma se la natura di questa zona umida è la prima cosa che balza agli occhi, voltandosi verso il paese e camminando lungo la passerella che costeggia l’acqua della laguna, ecco che subito si presentano gli Etruschi con le imponenti mura erette nel V secolo a.C. a raccontare una vita fatta di agricoltura e pesca, di difesa senza alcun attacco, del culto della morte e di una civiltà che ha prosperato sulle coste della Maremma lasciando testimonianze ancora oggi visibili.
In questo percorso durante la seconda tappa del progetto Smart – Itinerari Enogastronomici della Maremma Grossetana, è possibile essere guidati da Francesco Di Murro all’interno dell’iniziativa targata Cat Ascom Maremma e Vetrina Toscana – in collaborazione con Camera di Commercio Maremma e Tirreno / Unioncamere Toscana, finalizzata a promuovere ristoranti, botteghe e produzioni di qualità che esprimono l’identità del territorio, valorizzando la cultura enogastronomica anche come attrattiva turistica.
Lo scalo marittimo di Orbetello
Con ogni probabilità quindi, Orbetello era nata come scalo marittimo la cui economia doveva essere fondata principalmente sulla pesca e sul commercio. Nei primi tempi il centro appartenne forse a Marsiliana (Caletra), ma entrò ben presto nella zona d’influenza di Vulci. Dalla metà del VI secolo a.C. la città conobbe un periodo di fioritura economica, tipica dei centri marittimi dell’Etruria e documentata dai corredi funerari in cui cominciano a comparire, accanto ai buccheri, ceramiche attiche a figure nere, ceramica a fasce di tipo orvietano e altre pregevoli suppellettili di importazione.
Diventato un vero e proprio porto, con un quartiere commerciale assai sviluppato per lo smistamento delle merci da e verso l’Etruria settentrionale, Orbetello è stata protetta da una solida cinta muraria lunga in origine quasi due chilometri.
Di queste mura si è conservato fino a oggi un tratto sul lato ovest, verso la laguna: sono mura costruite in opera poligonale con grandi blocchi di arenaria uniche in tutta l’Etruria che fungevano sia da mura cittadine che da mura portuarie.
L’ingresso alla laguna dall’Idroscalo
Il museo nella polveriera Guzman
Voltato l’angolo, lo stupore aumenta: e infatti, una volta lasciate alle spalle le antiche mura, ci si ritrova davanti alla Polveriera Guzman oggi sede del Museo archeologico di Orbetello con i suoi obelischi messi davanti alle finestre che si innalzavano per proteggerle da eventuali attacchi. La polveriera è nota soprattutto perché qui si rifornì Giuseppe Garibaldinel 1860, poco dopo lo sbarco di Talamone durante la spedizione dei Mille.
La polveriera Guzman
Un’unica grande sala, con tutti i reperti raccolti dagli archeologici e sistemati nelle vetrine per raccontare la straordinaria epopea degli Etruschi: strumenti litici del neolitico ed eneolitico (punte di lancia, punte di lancia peduncolate in selce e in diaspro, una lama di accetta in pietra verde levigata) e di età villanoviana (tre vasi di cinerari) patere, coppe, bacili bronzei ed alcuni tripodi, tra cui uno rinvenuto a Vulci nella tomba del Carro di Bronzo, armi da caccia e da guerra e oggetti per la filatura e la tessitura, una vasta collezione di ceramiche. Tra queste ci sono alcuni esemplari di ceramica etrusco-geometrica, ad imitazione di quella greca, ceramiche che raccontano sia la vita quotidiana che la vita dopo la morte, così come se la immaginavano gli Etruschi.
Il museo archeologico di Orbetello
Le maschere
Gli arnesi da lavoro
Le lance
I gioielli
I calici per il vino
I vasi di foggia ellenica
Gli specchi
Non mancano gli oggetti dell’abbigliamento, le fibule e gli specchi, i gioielli e gli unguentari e le anfore del gruppo di Orbetello, rinvenute in mare e acquistate dal Comune nel 1957, attribuite al pittore di Micali o alla sua scuola.
In mostra ci sono poi i reperti trovati durante gli scavi effettuati nell’area di Orbetello e di Poggio Talamonaccio tra i quali spicca il corredo della necropoli del Cristo, scavata nel 1820 in occasione dei lavori della strada tra Orbetello e Grosseto e quelli provenienti invece dal ripostiglio Vivarelli-Strozzi e dagli scavi della stipe votiva del ripostiglio del Genio Militare.
La rotta verso il mare del compositore Giacomo Puccini
C’era un antico porto, quello dellacittà di Cosa, i cui resti sono ancora visibili da una delle spiagge più suggestive della Maremma. Un posto incantato, quello che si trova scivolando verso sud da Orbetello. Una manciata di chilometri per arrivare alla spiaggia della Tagliata, che ospita appunto il porto che fu costruito dai Romani nel 273 a.C.
La Tagliata Etrusca sorge ai piedi del versante sud-est del colle di Ansedonia, dove in antichità si trovava il porto della città di Cosa, un modesto scalo marittimo, di cui sono ancora visibili i resti semisommersi dal mare di moli e frangiflutti. L’aggettivo “Etrusca” però è fuorviante: la tagliata è infatti un’opera di ingegneria idraulica realizzata dai Romani per ottimizzare il flusso ed il riflusso delle acque dal porto, in modo da evitarne l’insabbiamento.
Il Portus Cosanus si trova infatti prossimità dello Spacco della Regina: è rimasto in funzione fino al terzo secolo dopo Cristo, fino a quando il commercio nelle acque del Mediterraneo, di vino e olio soprattutto, è stato florido.
È qui, in un luogo incantato tra storia e leggenda che il compositore lucchese Giacomo Puccini decise di comprare casa. Non un’abitazione tra le tante ma proprio la vecchia torre spagnola che domina la spiaggia.
I resti del porto di Cosa
La spiaggia della Tagliata
Lo spacco della regina
La leggenda dello Spacco della Regina ha come protagonista la giovane regina etrusca Ansedonia. Essendo di sangue blu alla piccola era vietato socializzare e giocare con gli altri bambini e come unico svago le era concesso di fare delle passeggiate vicino a casa. Nel corso di una di queste camminate Ansedonia scoprì un posto bellissimo, un’insenatura naturale con un’acqua talmente limpida che non riuscì a resistere alla tentazione di tuffarsi.
Nei giorni e nelle settimane successive quell’anfratto divenne la meta d’elezione per le passeggiate della regina, ma purtroppo in quei tempi lontani il bagno in mare era considerato disdicevole per le donne e ancor più per una regnante. In poco tempo si diffuse la voce che in quel luogo si consumavano riti diabolici e quando Ansedonia non tornò più a casa si pensò subito che fosse diventata una complice o una vittima di quelle oscure celebrazioni. Un mito parallelo racconta anche che la regina Ansedonia abbia nascosto in questa zona un tesoro che però non è mai stato portato alla luce. Qualunque sia la storia, quel luogo divenne e resterà per sempre lo Spacco della Regina.
Il compositore Giacomo Puccini fu invitato per la prima volta al mare a Capalbio a cacciare, e rimase entusiasta della quantità di selvaggina che la Maremma offriva, nonché affascinato dalla selvaggia bellezza di questa terra e dai suoi malinconici silenzi. Tanto che tornava spesso, amava cacciare nella “botte” le folaghe che popolavano durante l’inverno il lago di Burano.
Nel 1919 il Maestro acquistò e restaurò la Torre della Tagliata presso Ansedonia, e probabilmente compose lì gran parte della Turandot. Innamorato della Maremma, era ghiotto delle pappardelle al Cinghiale preparate nelle locande di Capalbio.
GROSSETO. È una sconfitta accettata fino all’ultimo minuto di gara quella subita dai ragazzi dell’Invictavolley, che si sono dovuti arrendere al Modena che ha dominato tutta la gara giocata domenica 8 gennaio, la prima dell’anno nuovo.
Il risultato finale, tre set a zero dà la dimensione di quello che è successo sul parquet dove i ragazzi di coach Fabrizio Rolando non sono scesi con la mentalità giusta. «Non siamo sereni e non affrontiamo le cose nel modo giusto – dice a fine gara il presidente Francesco Masala – la squadra di Modena ha sempre dominato e noi abbiamo pagato le difficoltà che stiamo affrontando».
Ora, messa questa sconfitta dietro alle spalle, si guarda avanti: la prossima settimana i biancorossi sfideranno la capolista.
GROSSETO. 80 anni di impegno politico e civile, sociale, sindacale, che non è mai venuto meno nemmeno negli ultimi mesi di vita. Un uomo buono, onesto, rispettoso del prossimo, al contempo deciso e fermo nella difesa delle proprie idee che ha saputo raccontare e tramandare, con la forza del dialogo e il sorriso sulle labbra. Idee che suonano come libertà, giustizia, lavoro, diritti.
Questo e molto di più è stato il partigiano Nello Bracalari, scomparso il 6 gennaio a 95 anni. Ultimo testimone della migliore storia della Maremma, come in più di uno, oggi, 8 gennaio, lo hanno definito nella commemorazione funebre, nella sala Pegaso del palazzo della Provincia. Stipata fino all’ultimo angolo libero, con tanta gente che non è nemmeno riuscita a entrare. In molti con al collo il fazzoletto tricolore dell’Anpi, di cui Nello è stato presidente, poi presidente onorario.
Ricordi, occhi lucidi e il ringraziamento per la lezione lasciata da Nello
La commemorazione è stata aperta e condotta da Luciano Calì, presidente del comitato provinciale dell’Anpi. Poi a uno a uno hanno preso la parola le persone che con Nello hanno diviso l’impegno politico e sindacale, la lotta al nazifascimo e a ogni altra forma di oppressione: il presidente della Provincia, Francesco Limatola, che ha di nuovo aperto le porte di Palazzo Aldobrandeschi all’Anpi e al presidio anrifascista, l’ex segretario della Cgil, Lorenzo Centenari, un commosso Loriano Valentini che non è riuscito a trattenere le lacrime.
Poi Lio Scheggi, anche lui con il groppo alla gola, Lucia Matergi, nella veste di direttrice del comitato scientifico della Fondazione Bianciardi, Simone Ferretti, presidente regionale e provinciale dell’Arci.
Quando ha preso la parola Mauro, figlio di Nello, è stata la volta di conoscere Bracalari privato, che alla fine, ha detto Mauro «non era poi così diverso da quello che era conosciuto nella sua dimensione pubblica».
Funerale di Nello Bracalari, la sala Pegaso gremita
Funerale di Nello Bracalari, il discorso di Mauro Bracalari
La Sala Pegaso in coro sulle note di “Bella ciao”
La chiusura è stata affidata a Bruno Possenti, coordinatore dei partigiani toscani. A lui il compito, tra la commozione generale, di far partire la musica di Bella ciao. Un violino struggente accompagnato dal canto prima sommesso, poi sempre più forte dei presenti.
Il degno e immancabile saluto per Nello. «A tutti noi – ha chiuso Calì – il compito di annaffiare il fiore del partigiano Nello», per non dimenticare quello che di più bello e importante ha lasciato: la libertà è una conquista quotidiana.
GROSSETO. «La domanda non può essere che una: perché è sempre la scuola a pagare?». Se lo chiede il segretario provinciale della Flc-Cgil, il sindacato che raccoglie i lavoratori della scuola, Cristoforo Russo, di fronte all’ennesima “revisione” normativa che colpisce la scuola pubblica.
Questa volta è la legge di bilancio, la 197 del 2022, in vigore dal 1° gennaio, a darle una spallata. Prevede, infatti, l’aumento graduale della media dei ragazzi per direzione scolastica, su base regionale, da 600 a 900-1000, partendo dall’anno scolastico 2024-25. Che sia istituto comprensivo o scuola di istruzione superiore, in qualunque area territoriale, senza tenere conto di quelle periferiche periferiche. Obiettivo: risparmiare, riducendo il numero delle istituzioni scolastiche.
«Se non ci saranno misure che attenuano questo provvedimento nelle zone più estese e meno popolate, come la provincia di Grosseto, per i nostri studenti e le loro famiglie sarà una iattura. Ma lo sarà anche per i dirigenti e per il personale della scuola. Si perderanno posti di lavoro, si chiuderanno plessi che, in alcuni piccoli paesi del territorio, rappresentano un presidio e un punto di aggregazione», dice Russo.
In Maremma si perdono da 4 a 6 direzioni scolastiche
Sono i numeri forniti dall’Ufficio scolastico provinciale a dimostrarlo. Quelli che Russo snocciola, supportato da una carta della provincia che evidenzia le attuali direzioni scolastiche.
La mappa delle direzioni scolastiche
A Grosseto ce ne sono 32, compreso il centro provinciale per l’istruzione degli adulti, per un totale di 26.841 iscritti. In media 838 per ciascuna, che vanno dal minimo di 241 del comprensivo di Santa Fiora, al massimo di 1.352 del Leopoldo II di Lorena a Grosseto.
Portando la media regionale dei ragazzi a 900, le direzioni scolastiche scenderebbero a 29. Con la media di 1.000, scenderebbero addirittura a 25. Si perderebbero così dalle 4 alle 6 direzioni scolastiche. Con la conseguente perdita di posti di lavoro per il personale amministrativo e per i collaboratori scolastici che saranno i più colpiti.
Basta dare un’occhiata alle scuole della provincia: su 31 istituti solo 8 (6 superiori e 2 comprensivi) superano i 1.000 iscritti; 5 sono sopra a 900, 6 superano 800, mentre i rimanenti 22 hanno da 789 a 241 iscritti, concentrati nelle zone più decentrate.
«Secondo la nuova normativa – aggiunge – Russo, per raggiungere il numero di 900 o 1.000 iscritti e conservare la direzione scolastica, questi istituti devono essere accorpati. Non è chiaro con quale criterio oltre a quello della prossimità geografica. In questo modo le aree di competenza, soprattutto per gli istituti comprensivi che vanno dall’infanzia alla scuola media, diventano sempre più grandi, coinvolgono più comuni. Di conseguenza aumentano le distanze tra plessi con grande disagio per chi lavora nella scuola o la dirige. Si rischia inoltre che i plessi più piccoli, con pochi alunni vengano chiusi, distribuendo i ragazzi nelle altre strutture. Risultato, aumenta il numero dei ragazzi per classe».
L’esempio di Civitella Paganico e Manciano
In realtà, accorpamenti in provincia di Grosseto ci sono già stati e già si è visto quali problemi hanno creato. I più significativi riguardano l’Istituto comprensivo di Civitella Paganico, che ha inglobato anche Scansano e che sarà effettivo dal 1° settembre 2023, e quello di Manciano, che ha inglobato Capalbio. Il primo comprende ora 3 comuni (Civitella-Paganico, Cinigiano e Campagnatico) e 15 plessi, ma passerà a 4 comuni e 19 plessi. Il secondo comprende 2 comuni e 14 plessi.
Quello che tuttavia è più “inquietante” è l’estensione del territorio di competenza e le distanze. L’istituto comprensivo Civitella-Paganico con Scansano raggiunge 1/6 dell’intero territorio provinciale. Solo per fare un esempio la distanza tra i due estremi dei comuni, Civitella Marittima e Pomonte, è di circa 60 km, con oltre un’ora di percorrenza. Da Borgo Carige, nel comune di Capalbio, a Saturnia sono circa 45 km con un ‘ora di percorrenza. Tutto all’interno della stessa direzione scolastica.
Russo: «Effetti devastanti per la Maremma»
La Flc-Cgil è pronta ad alzare le barricate contro un provvedimento che mette seriamente a rischio il diritto all’istruzione in provincia di Grosseto. «Qui eravamo già al limite con la deroga, per 2 anni, della media degli iscritti da 600 a 500. Su questa base avevamo cominciato a lavorare a un nuovo dimensionamento delle scuole insieme al Provveditorato, coinvolgendo anche la Provincia. Proviamo a immaginare cosa succederà con la media di 900-1.000 iscritti. Se verranno attuate le previsioni del governo, per la Maremma gli effetti saranno devastanti», dice Russo.
«Siamo in attesa di vedere gli sviluppi, se ci saranno o meno deroghe, ma anche in quel caso non cambierebbe poi di molto. Nei prossimi giorni chiederemo un incontro al provveditorato e alla Provincia e ci rimetteremo al lavoro per un nuovo dimensionamento delle scuole. Ma se i numeri restano questi la scuola pubblica in provincia di Grosseto continuerà a perdere posti di lavoro, qualità del servizio per gli alunni e le famiglie».
CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Il primo bagno del 2023, giunto alla decima edizione, è stato ancora un successo a Castiglione della Pescaia: in 73 gli iscritti ufficiali che hanno sfidato la temperatura, alla fine non troppo rigida sui 14 gradi, per regalarsi l’emozione del classico bagno fuori stagione.
Di fronte alla terrazza dell’ex bagno Maristella sul lungomare di ponente, alle 11 in punto è stata la sindaca Elena Nappi a dare il via alla corsa per il primo tuffo stagionale.
La partenza per il tuffo
In un mare calmo sorvegliato dalle canoe del Circolo Canottieri Castiglionese.
Non solo i residenti, tra cui i tre storici che hanno sempre affrontata le acque di gennaio in tutte le edizioni: Mirella Rotoloni, seppur raffreddata, Rossana Terzieri e Sergio Brizzi, ma anche turisti arrivati da mezza Toscana, da Milano, Roma, e “stranieri” ma che conoscono bene Castiglione dalla Danimarca, Svezia e Austria.
Il primo bagno dell’anno: Rossana Terzieri, Elena Nappi, Mirella Rotoloni, Sergio Brizzi
Una mattina di festa per augurarsi il meglio per l’anno che verrà. In tanti poi hanno assistito al tuffo, immortalato in decine di cellulari. In tanti hanno fatto la classica toccata e fuga, ma l’ebrezza e l’adrenalina non è mancata come immancabilmente il tè, corretto con il rum.
Insomma il mare di Castiglione della Pescaia si conferma fra i più belli d’Italia, anche d’inverno.
La sindaca Nappi: «Castiglione della Pescaia si conferma al top»
«La decima edizione del primo bagno dell’anno è stata ancora una volta un successo – ha detto raggiante la sindaca Nappi, appena uscita dall’acqua – una tradizione che conferma la qualità del nostro paese. Il mio grazie va a tutte le persone che hanno partecipato, anche la notte di capodanno in piazza Orto del Lilli, e che sono venute ad incitare i temerari che hanno sfidato il freddo».