Etruschi e Romani, viaggio sulle note di Puccini | MaremmaOggi Skip to content

Etruschi e Romani, viaggio sulle note di Puccini

Storia, panorami mozzafiato e buon cibo gli ingredienti della seconda tappa del progetto Smart, di Confcommercio e Vetrina Toscana

ORBETELLO. Una volta lasciato il parcheggio dell’Idroscalo di Orbetello, dove sulla recinzione rimasta intatta dagli anni ’30 ci sono ancora le aquile e i caratteri in stile Impero, la laguna di Orbetello si apre davanti agli occhi dei visitatori. Una targa ricorda, poco più avanti le quattro imprese che furono compiute dagli aviatori che utilizzarono anche l’idroscalo intitolato ad Agostino Brunetta: la trasvolata del 1928 fino a Los Alcazares, quella dell’anno successivo da Taranto a Odessa con ammaraggio proprio a Orbetello, quella del 1930 a Rio de Janeiro e quella del 1933 a Chicago per poi tornare a Roma. Le crociere atlantiche furono guidate da Italo Balbo, allora ministro della recentemente costituita Aeronautica Militare.

 

È la calma e la pace della laguna che colpisce immediatamente gli occhi di chi arriva dalla città: calma e pace popolata da anatre, aironi, oche, gru, fenicotteri, pavoncelle, limicoli, rapaci e tanti passeriformi che possono essere avvistati nella zona dell’Oasi Wwf.

Ma se la natura di questa zona umida è la prima cosa che balza agli occhi, voltandosi verso il paese e camminando lungo la passerella che costeggia l’acqua della laguna, ecco che subito si presentano gli Etruschi con le imponenti mura erette nel V secolo a.C. a raccontare una vita fatta di agricoltura e pesca, di difesa senza alcun attacco, del culto della morte e di una civiltà che ha prosperato sulle coste della Maremma lasciando testimonianze ancora oggi visibili. In questo percorso durante la seconda tappa del progetto Smart – Itinerari Enogastronomici della Maremma Grossetana, è possibile essere guidati da Francesco Di Murro all’interno dell’iniziativa targata Cat Ascom Maremma e Vetrina Toscana – in collaborazione con Camera di Commercio Maremma e Tirreno / Unioncamere Toscana, finalizzata a promuovere ristoranti, botteghe e produzioni di qualità che esprimono l’identità del territorio, valorizzando la cultura enogastronomica anche come attrattiva turistica.

Lo scalo marittimo di Orbetello

Con ogni probabilità quindi, Orbetello era nata come scalo marittimo la cui economia doveva essere fondata principalmente sulla pesca e sul commercio. Nei primi tempi il centro appartenne forse a Marsiliana (Caletra), ma entrò ben presto nella zona d’influenza di Vulci. Dalla metà del VI secolo a.C. la città conobbe un periodo di fioritura economica, tipica dei centri marittimi dell’Etruria e documentata dai corredi funerari in cui cominciano a comparire, accanto ai buccheri, ceramiche attiche a figure nere, ceramica a fasce di tipo orvietano e altre pregevoli suppellettili di importazione.

Diventato un vero e proprio porto, con un quartiere commerciale assai sviluppato per lo smistamento delle merci da e verso l’Etruria settentrionale, Orbetello è stata protetta da una solida cinta muraria  lunga in origine quasi due chilometri. Di queste mura si è conservato fino a oggi un tratto sul lato ovest, verso la laguna: sono mura costruite in opera poligonale con grandi blocchi di arenaria uniche in tutta l’Etruria che fungevano sia da mura cittadine che da mura portuarie.

L'ingresso alla laguna dall'Idroscalo
L’ingresso alla laguna dall’Idroscalo

 

Il museo nella polveriera Guzman

Voltato l’angolo, lo stupore aumenta: e infatti, una volta lasciate alle spalle le antiche mura, ci si ritrova davanti alla Polveriera Guzman oggi sede del Museo archeologico di Orbetello con i suoi obelischi messi davanti alle finestre che si innalzavano per proteggerle da eventuali attacchi. La polveriera è nota soprattutto perché qui si rifornì Giuseppe Garibaldi nel 1860, poco dopo lo sbarco di Talamone durante la spedizione dei Mille.

La polveriera Guzman
La polveriera Guzman

Un’unica grande sala, con tutti i reperti raccolti dagli archeologici e sistemati nelle vetrine per raccontare la straordinaria epopea degli Etruschi: strumenti litici del neolitico ed eneolitico (punte di lancia, punte di lancia peduncolate in selce e in diaspro, una lama di accetta in pietra verde levigata) e di età villanoviana (tre vasi di cinerari) patere, coppe, bacili bronzei ed alcuni tripodi, tra cui uno rinvenuto a Vulci nella tomba del Carro di Bronzo, armi da caccia e da guerra e oggetti per la filatura e la tessitura,  una vasta collezione di ceramiche. Tra queste ci sono alcuni esemplari di ceramica etrusco-geometrica, ad imitazione di quella greca, ceramiche che raccontano sia la vita quotidiana che la vita dopo la morte, così come se la immaginavano gli Etruschi.

Non mancano gli oggetti dell’abbigliamento, le fibule e gli specchi, i gioielli e gli unguentari e le anfore del gruppo di Orbetello, rinvenute in mare e acquistate dal Comune nel 1957, attribuite al pittore di Micali o alla sua scuola.

In mostra ci sono poi i reperti trovati durante gli scavi effettuati nell’area di Orbetello e di Poggio Talamonaccio tra i quali spicca il corredo della necropoli del Cristo, scavata nel 1820 in occasione dei lavori della strada tra Orbetello e Grosseto e quelli provenienti invece dal ripostiglio Vivarelli-Strozzi e dagli scavi della stipe votiva del ripostiglio del Genio Militare.

La rotta verso il mare del compositore Giacomo Puccini

C’era un antico porto, quello della città di Cosa, i cui resti sono ancora visibili da una delle spiagge più suggestive della Maremma. Un posto incantato, quello che si trova scivolando verso sud da Orbetello. Una manciata di chilometri per arrivare alla spiaggia della Tagliata, che ospita appunto il porto che fu costruito dai Romani nel 273 a.C.

La Tagliata Etrusca sorge ai piedi del versante sud-est del colle di Ansedonia, dove in antichità si trovava il porto della città di Cosa, un modesto scalo marittimo, di cui sono ancora visibili i resti semisommersi dal mare di moli e frangiflutti.  L’aggettivo “Etrusca” però è fuorviante: la tagliata è infatti un’opera di ingegneria idraulica realizzata dai Romani per ottimizzare il flusso ed il riflusso delle acque dal porto, in modo da evitarne l’insabbiamento.

Il Portus Cosanus si trova infatti prossimità dello Spacco della Regina: è rimasto in funzione fino al terzo secolo dopo Cristo, fino a quando il commercio nelle acque del Mediterraneo, di vino e olio soprattutto, è stato florido.

È qui, in un luogo incantato tra storia e leggenda che il compositore lucchese Giacomo Puccini decise di comprare casa. Non un’abitazione tra le tante ma proprio la vecchia torre spagnola che domina la spiaggia.

La leggenda dello Spacco della Regina ha come protagonista la giovane regina etrusca Ansedonia. Essendo di sangue blu alla piccola era vietato socializzare e giocare con gli altri bambini e come unico svago le era concesso di fare delle passeggiate vicino a casa. Nel corso di una di queste camminate Ansedonia scoprì un posto bellissimo, un’insenatura naturale con un’acqua talmente limpida che non riuscì a resistere alla tentazione di tuffarsi.

Nei giorni e nelle settimane successive quell’anfratto divenne la meta d’elezione per le passeggiate della regina, ma purtroppo in quei tempi lontani il bagno in mare era considerato disdicevole per le donne e ancor più per una regnante. In poco tempo si diffuse la voce che in quel luogo si consumavano riti diabolici e quando Ansedonia non tornò più a casa si pensò subito che fosse diventata una complice o una vittima di quelle oscure celebrazioni. Un mito parallelo racconta anche che la regina Ansedonia abbia nascosto in questa zona un tesoro che però non è mai stato portato alla luce. Qualunque sia la storia, quel luogo divenne e resterà per sempre lo Spacco della Regina.

Il compositore Giacomo Puccini fu invitato per la prima volta al mare a Capalbio a cacciare, e rimase entusiasta della quantità di selvaggina che la Maremma offriva, nonché affascinato dalla selvaggia bellezza di questa terra e dai suoi malinconici silenzi. Tanto che tornava spesso, amava cacciare nella “botte” le folaghe che popolavano durante l’inverno il lago di Burano.

Nel 1919 il Maestro acquistò e restaurò la Torre della Tagliata presso Ansedonia, e probabilmente compose lì gran parte della Turandot. Innamorato della Maremma, era ghiotto delle pappardelle al Cinghiale preparate nelle locande di Capalbio.

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