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La Maremma piange l’ingegnere naturalista

Insegnante all’istituto per geometri, intellettuale e rivoluzionario: Mario Giacolini ha cambiato insieme al gemello Marcello, il modo di fare ricerca. La camera ardente sarà allestita nella sua libreria

GROSSETO. È una perdita collettiva che riguarda tutta la Maremma, la morte dell’ingegner Mario Giacolini. Una perdita con la quale non soltanto la città di Grosseto, che aveva dato i natali a lui e al gemello Marcello, dovrà fare i conti. Perché la storia di Mario e Marcello Giacolini è una storia che ancora oggi non è stata scritta. Una storia che si svolge su tre direttrici diverse, quella professionale, quella dell’insegnamento e quella dello studio delle scienze naturali. 

Folgorato dai mammiferi e dalle loro storie

Ed è impossibile parlare di Mario senza tirare in ballo Marcello, morto il 5 febbraio 2015. Classe 1934, nati in una famiglia borghese di Porta Nuova, i due gemelli si laureano, uno in architettura e l’altro in ingegneria quando studiare all’Università era un privilegio per pochi. Ma soprattutto, insieme, rimangono folgorati, da ragazzini, dallo studio dei mammiferi. Studio che li porterà, negli anni, a creare una biblioteca ospitata nella loro casa, che rappresenta un unicum nel mondo

Un luogo segreto, dove sono racchiuse tantissime opere di inestimabile valore scientifico: testi del 1500, cercati e copiati nelle biblioteche di mezza Europa, libri aggiudicati alle aste. 

E sono anche tante le tracce del loro passaggio lasciate in città, dove nel corso dei decenni hanno collaborato con diverse amministrazioni comunali. Loro è il progetto della casa dello studente alla Cittadella, a loro si deve la nascita del Museo di storia naturale. 

Il prof. che ha fatto amare lo studio a intere generazioni di geometri

Mario Giacolini insegnava, come il gemello Marcello, all’istituto tecnico per geometri. Intere generazioni di grossetani hanno seguito le sue lezioni di tecnologia delle costruzioni. Tra loro c’è stato anche il presidente del Parco della Maremma, Simone Rusci. «Non ho mai più ritrovato un insegnante come Mario – ricorda – È stato una persona davvero eccezionale, se ne va uno degli ultimi intellettuali come oggi non se ne ritrovano più. Sarebbe impossibile e impensabile poter rifare tutto quello che Mario e Marcello hanno fatto per lo studio delle scienze naturali, ma anche per le loro professioni di ingegnere e architetto». 

Mario e Marcello Giacolini

I ragazzi che hanno studiato con Mario e Marcello Giacolini hanno conservato di entrambi un ricordo che continuerà ad accompagnarli per tutta la loro vita: perché il loro metodo, il loro sapersi innovare ogni giorno, il loro essere rivoluzionari ha contagiato tutti quelli che sono entrati a fare parte della loro cerchia. Avevano un pregio, soprattutto: entrambi si divertivano molto a insegnare. 

La camera ardente nella sua biblioteca

Mario Giacolini aveva 89 anni ed era malato da tempo. L’ultima volta che aveva messo piede nella sua immensa biblioteca, era stato in occasione della mostra Pipistrelli, organizzata dal Parco della Maremma per far conoscere i disegni realizzati dal gemello Marcello. 

Ora, la famiglia ha deciso che la camera ardente si aprirà proprio nella stanza della casa preferita dai due studiosi. Che per farla crescere, hanno viaggiato per le biblioteche di mezza Europa pur di trovare rarità che parlassero della natura. Si sedevano e copiavano i libri, a mano: un gemello la pagina destra, l’altro gemello la sinistra

Vestiti con il loden, impeccabili come lord inglesi ma profondamente rivoluzionari nell’approccio allo studio e anche alla vita: erano così, i gemelli Giacolini, identici in tutto. Tanto che la loro madre, da bambini, spesso li scambiava. 

Marcello, dall’amore per lo studio e la ricerca, aveva imparato anche il cirillico per poter leggere alcune pubblicazioni russe sugli animali. Entrambi conoscevano quattro o cinque lingue e quando si trovavano di fronte a qualunque ostacolo, applicavano il loro personale metodo: si mettevano a studiare per superarlo. Di ogni libro, ne acquistavano tre copie: uno per la conservazione, uno per la consultazione e uno di riserva. 

«Mario, ma anche Marcello – aggiunge Rusci – erano molto ironici: stare con loro faceva apprezzare sempre di più e sempre meglio l’amore che avevano per la cultura: non erano soltanto due collezionisti ma erano due grandissimi studiosi».  Pronti a saltare in auto all’improvviso e a precipitarsi alla sede della Sip, quando nelle case non c’erano ancora i telefoni, per partecipare alle aste telefoniche e aggiudicarsi i libri che venivano battuti. 

L’intellettuale rivoluzionario

Era un intellettuale rivoluzionario, Mario. Lo era insieme al gemello Marcello. Appassionati, eclettici, studiosi e con tantissimi interessi diversi: non c’era solo lo studio della natura nel loro mondo, ma c’era anche una profondissima conoscenza della politica e della geopolitica internazionale. 

Conoscevano i movimenti, seguivano i moti rivoluzionari, studiavano la storia dei popoli. Non c’era un campo, insomma, nel quale non eccellessero. E – tranne qualche piccola peculiarità, come l’amore di Marcello per i pipistrelli, ad esempio – non c’era nulla che i due gemelli facessero uno lontano dall’altro. 

Un amore e una passione, quella di Mario per lo studio degli animali e della natura che l’ingegnere, che non si era mai sposato, ha trasmesso alla nipote Clarissa, figlia di Marcello e veterinaria. 

 

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