PORTO SANTO STEFANO. Si è spento nella mattina del 22 maggio 2026, nella sua casa alla Fortezza di Porto Santo Stefano, all’età di 89 anni, Michele Giovani, per tutti “Il Cicchetto”. Con la sua scomparsa il Palio Marinaro dell’Argentario perde una parte della propria anima, della propria storia e della propria leggenda. Perché Michele non è stato soltanto un protagonista del Palio. Michele era il Palio.
L’uomo simbolo del mare e dei guzzi
Vogatore, timoniere, preparatore, uomo di mare autentico, “Il Cicchetto” ha dedicato tutta la sua vita alla manifestazione remiera più amata dell’Argentario. Con il suo carattere travolgente, la sua esperienza e quella passione infinita che portava dentro, riusciva a trasformare ogni gara del 15 agosto in qualcosa di epico.
Era impossibile non riconoscerlo. Impossibile non ascoltare i suoi racconti. Impossibile non voler bene a Michele.
Una leggenda destinata a restare eterna
La sua storia parla da sola: 37 edizioni del Palio Marinaro disputate e 19 vittorie conquistate, con la prima gara corsa nel 1961. Numeri enormi, destinati a restare scolpiti nella memoria di Porto Santo Stefano.
Dopo gli inizi come vogatore, Michele è diventato uno dei timonieri più vincenti e rispettati della storia del Palio, riuscendo a vincere con tutti e quattro i rioni e conquistando anche due prestigiose Coppe d’Oro con il Rione Croce e il Rione Valle.
Ma oltre ai successi sportivi, Michele lascia qualcosa di ancora più grande: l’amore per il Palio, il rispetto per il mare e l’identità marinara dell’Argentario.
La leggenda del “chiodo di Cicchetto”
Attorno a Michele, negli anni, sono nate storie e leggende che hanno alimentato il mito del Palio Marinaro. La più famosa era quella del celebre “chiodo” sotto il timone.
Molti sostenevano che lo usasse per alzare il timone e ottenere vantaggi nei “tirati”, trasformando quella piccola abitudine in una sorta di segreto leggendario. Col tempo le voci si sono ingigantite, diventando racconti tramandati sul porto e tra i rioni.
«La realtà – racconta Amerigo Loffredo, per anni capitano dell’Ente Palio – era molto diversa. Quel chiodo Michele lo metteva semplicemente sul ciglio del timone per una sua fissazione personale: gli serviva soltanto per sentire meglio la barca e mantenere il guzzo perfettamente dritto. Nessun trucco, nessun vantaggio nascosto. Solo l’esperienza straordinaria di un uomo che il mare lo conosceva davvero».
E forse è proprio questo il bello delle leggende: nascono da piccoli gesti, ma diventano eterne quando appartengono a uomini come “Il Cicchetto”.
Oggi il Palio perde un gigante
Ci sono uomini che passano. E poi ci sono uomini che diventano storia.
Michele Giovani apparteneva a quella rara categoria di persone che riescono a lasciare un segno indelebile nel cuore di una comunità intera. Senza di lui il Palio Marinaro dell’Argentario perde una delle sue colonne portanti, uno dei suoi simboli più veri, uno dei volti che hanno reso grande questa tradizione.
Questo il tributo dell’Ente Palio Marinaro dell’Argentario.
Il saluto del figlio Francesco
Michele Giovani lascia la moglie Grazia e i figli Francesco, Assunta, Michela e Fabiola.
Proprio Francesco gli ha dedicato uno struggente messaggio sulla sua pagina di Facebook: «Ciao babbo, stavolta sei riuscito a “sparare” la tua partenza. Per noi improvvisa e inaspettata. Ti ringrazio per l’uomo che sei stato e per tutto quello che mi hai insegnato. È un ciao, perché ci ritroveremo. Ti voglio bene e mancherai a tutti noi».
Nelle ultime edizioni del Palio, infatti, Michele Giovani era colui che con il colpo di fucile dava il via al “palietto”.
Il rumore dei remi, il mare del Turchese, l’emozione del 15 agosto: tutto continuerà a parlare di lui. Perché certe persone non se ne vanno davvero. Restano nei ricordi, nelle storie raccontate sul porto, nelle vittorie e nelle emozioni di un Palio che porterà per sempre il suo nome tra le onde.



