FOLLONICA. Non si spegne la polemica scoppiata dopo il consiglio comunale di Follonica durante il quale, nel dibattito sull’ordine del giorno relativo al Ddl stupri, dai banchi della maggioranza è stata pronunciata la frase «I centri antiviolenza sono di sinistra».
Dopo l’intervento della consigliera di opposizione Mirjam Giorgieri, nelle ultime ore sono arrivati anche i comunicati del Partito Democratico di Follonica e dell’associazione Olympia de Gouges, che gestisce i centri antiviolenza di Grosseto e Orbetello.
Il Pd: «Parole gravissime»
Il Partito Democratico di Follonica condanna duramente le parole attribuite alla consigliera comunale Francesca Serafini.
«I centri antiviolenza sono centri di autodeterminazione, nati dalle donne per le donne – afferma Anna Rita Zirpoli della segreteria del Pd di Follonica – Luoghi dove ascolto, credibilità e riconoscimento sono scelte culturali precise. Dare una connotazione politica a questi luoghi significa assecondare la cultura della violenza».
Nel comunicato il Pd ricorda anche il percorso parlamentare del cosiddetto Ddl stupro, approvato alla Camera il 19 novembre 2025 con un testo condiviso tra maggioranza e opposizione e poi modificato in Senato dalla presidente della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, con la sostituzione del riferimento al “consenso” con quello al “dissenso”.
«Difendere i centri antiviolenza significa difendere un’idea di società basata sulla libertà e sul rispetto reciproco – conclude Zirpoli – Un modello che chiunque, di destra o di sinistra, dovrebbe sostenere con convinzione».
Olympia de Gouges: «La violenza non ha colore politico»
Sulla vicenda è intervenuta anche l’associazione Olympia de Gouges, che ha definito «un errore di lettura della realtà» l’affermazione pronunciata in aula.
«I centri antiviolenza non sono né di destra né di sinistra – scrive l’associazione – Sono spazi di accoglienza, protezione e supporto aconfessionali e apartitici. Quando una donna subisce violenza e decide di chiedere aiuto, non le viene chiesto per chi vota».
Secondo l’associazione, liquidare il lavoro di operatrici, psicologhe e avvocate come «materia di parte» significa delegittimare «un presidio sociale fondamentale per l’intera comunità».
Olympia de Gouges sottolinea inoltre che le critiche alla nuova formulazione del Ddl non derivano da una posizione ideologica, ma da una valutazione tecnica e giuridica maturata nell’esperienza quotidiana accanto alle vittime di violenza.
«Chiedere che la legge italiana si allinei agli standard europei che mettono al centro l’assenza di consenso è una battaglia di civiltà, non una bandiera di partito», scrive l’associazione, che invita giunta e consiglio comunale «a ritrovare la responsabilità istituzionale che un tema così delicato impone».
Giorgieri: «La maggioranza ha scelto da che parte stare»
Sulla vicenda è tornata anche la consigliera Mirjam Giorgieri, che ribadisce la gravità di quanto accaduto durante la seduta.
«Si stava discutendo di violenza sessuale, diritti e tutela delle donne – afferma – Eppure il sindaco era assente proprio durante il dibattito su questo tema. In silenzio l’assessora alle pari opportunità. In silenzio la commissione pari opportunità».
Giorgieri torna poi sulla frase pronunciata in aula dalla consigliera Serafini: «Una frase gravissima e profondamente irrispettosa, perché significa delegittimare il lavoro di chi ogni giorno ascolta donne abusate e accompagna le vittime nei percorsi di uscita dalla violenza».
Secondo la consigliera di opposizione, il voto contrario espresso dalla maggioranza e il clima registrato in aula rappresentano «un messaggio chiarissimo» e dimostrano che «questa amministrazione non vuole ascoltare le donne».
«La lotta alla violenza dovrebbe unire tutte le forze democratiche»
«Le parole pronunciate dalla consigliera comunale Francesca Serafini durante l’ultimo consiglio comunale rappresentano un grave errore politico e culturale». A dirlo è Follonica a Sinistra – Rifondazione Comunista, che interviene dopo le dichiarazioni sui centri antiviolenza, definiti dalla consigliera «schierati a sinistra».
Secondo il movimento, si tratta di un’affermazione che «banalizza il ruolo fondamentale che questi luoghi svolgono ogni giorno nella tutela delle donne vittime di violenza e nella costruzione di una società più libera e sicura».
«I centri antiviolenza non appartengono a uno schieramento politico – dicono – ma sono presidi di ascolto, protezione, autodeterminazione e dignità. Sono nati dalle lotte delle donne e dall’esperienza concreta di chi ha contrastato violenze, abusi e discriminazioni, spesso nel silenzio delle istituzioni».
Per Follonica a Sinistra, attribuire ai centri antiviolenza un’etichetta politica significa «spostare il dibattito dal problema reale, ovvero la violenza maschile contro le donne, verso una polemica sterile e irresponsabile».
Ma c’è un’altra riflessione che fa il partito: «Se i centri antiviolenza sarebbero “di sinistra”, chi minimizza o ostacola il loro lavoro da che parte starebbe? Di destra?». Una lettura che il gruppo definisce «profondamente sbagliata», ribadendo che la lotta contro la violenza di genere «dovrebbe unire tutte le forze democratiche e costituzionali, indipendentemente dall’appartenenza politica».



