Ti-Link, Lavoro&Ambiente: «La stazione sia nella discarica a Piombino e non su nuovo suolo» | MaremmaOggi Skip to content

Ti-Link, Lavoro&Ambiente: «La stazione sia nella discarica a Piombino e non su nuovo suolo»

La lista civica interviene sul progetto energetico tra Tunisia e Italia: «Servono garanzie ambientali e scelte utili al territorio»
Il progetto di collegamento dalla Tunisia per l'infrastruttura energetica, con nodo a Suvereto
Il progetto

PIOMBINO. «Se il progetto Ti-Link dovrà passare dal nostro territorio, allora deve lasciare benefici concreti alla Val di Cornia e non consumare nuovo suolo». È la posizione della lista civica Lavoro&Ambiente, intervenuta sul progetto energetico promosso dalla società privata Zhero, che prevede un collegamento elettrico tra Tunisia e Italia tramite cavi sottomarini.

Secondo quanto illustrato dalla società nei vari incontri pubblici organizzati sul territorio, il progetto consiste in un elettrodotto sottomarino che trasporterà energia elettrica prodotta da impianti eolici e fotovoltaici nel deserto tunisino fino alla Toscana, dove verrà immessa nella rete elettrica nazionale.

«Impianti nel deserto tunisino grandi come la provincia di Livorno»

«Dal deserto della Tunisia – scrive la lista civica – dove gli impianti occuperanno pare un territorio grande come la provincia di Livorno, l’energia arriverà in Toscana perché la nostra regione sarebbe tra le più adatte per il dispacciamento nella rete nazionale». Gli esponenti di Lavoro&Ambiente spiegano di aver partecipato agli incontri pubblici organizzati dalla società e lamentano la scarsa presenza della politica locale.

«Eravamo presenti noi e pochi altri – scrivono –. Non abbiamo visto partiti locali».

«Servono verifiche ambientali serie»

Nel comunicato la lista civica sottolinea la necessità di approfondire gli impatti ambientali dell’opera, soprattutto per quanto riguarda l’ecosistema marino e terrestre. «La società assicura che non ci saranno impatti sull’ambiente – spiegano – ma oggi non possiamo sapere se sarà davvero così».

Per questo Lavoro&Ambiente chiede l’intervento delle associazioni ambientaliste e degli enti competenti.

«Ci auguriamo che WWF, Legambiente e Italia Nostra facciano sentire la loro voce insieme agli organismi preposti. Noi non siamo così certi che un cavo che trasporta elettricità non abbia effetti, anche se è vero che ormai il Mediterraneo è attraversato da numerosi cavi».

Le ipotesi di approdo tra Pratoranieri e Torre Mozza

Secondo le attuali ipotesi progettuali, il cavo potrebbe approdare nella zona di Pratoranieri, a Follonica, oppure a Torre Mozza, nel comune di Piombino.

Da lì il collegamento proseguirebbe fino alla stazione di conversione, per la quale sono allo studio diverse opzioni localizzative tra Casalappi, Suvereto e Banditelle

La stazione rappresenterebbe l’unica struttura visibile dell’intero progetto: un complesso industriale alto fino a 20 metri e esteso su circa sei ettari. «Sia Torre Mozza che Pratoranieri sono aree di pregio turistico – sottolinea la lista civica – ed esprimiamo riserve su queste ipotesi».

«La stazione sia nella discarica Li53»

La proposta avanzata da Lavoro&Ambiente riguarda invece la possibile collocazione della stazione di conversione nella discarica Li53, nel territorio comunale di Piombino.

«Pensiamo che sarebbe opportuno utilizzare una delle discariche esistenti e già compromesse – spiegano – evitando ulteriore consumo di suolo».

Secondo la lista civica, la Li53 rappresenterebbe una soluzione strategica: si tratta infatti di un’area ampia oltre 15 ettari, vicina alla costa e al futuro polo siderurgico. «È un bubbone mai sanato per il territorio – scrivono – e potrebbe finalmente trovare una funzione utile. Inoltre sarebbe vicina al futuro stabilimento siderurgico, che avrà bisogno di grandi quantità di energia».

«La politica faccia la sua parte»

Lavoro&Ambiente chiede quindi un confronto più ampio tra istituzioni, società proponente e territorio. «Se Stato e Regione intendono sostenere questo progetto utilizzando il nostro mare e il nostro territorio, allora almeno si traduca in un vantaggio concreto per la Val di Cornia».

«La nostra – concludono – è una proposta seria, concreta e discutibile pubblicamente».

Autore

Riproduzione riservata ©

pubblicità

Condividi su