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Degrado al palazzo delle Poste: perché gli interventi non bastano

Verbali, Daspo urbani e ordinanze anti degrado non sono riusciti a fermare il bivacco davanti alle Poste di piazza Rosselli. Da mesi due tossicodipendenti dormono nell’area tra siringhe, urina e rifiuti
La siringa lasciata davanti alle Poste

GROSSETO. Verbali, Daspo urbani, ordinanze anti degrado. Eppure, al palazzo delle Poste di piazza Rosselli, la situazione non cambia. Da mesi, sotto alla loggia sul lato che guarda verso via Bonghi, due uomini italiani di mezz’età, tossicodipendenti storici, hanno trasformato quello spazio in un giaciglio di fortuna. Dormono su una specie di panca che costeggia l’ufficio postale, coperti da coperte sporche, tra sacchi, rifiuti e degrado.

Mercoledì 20 maggio, la situazione è esplosa ancora una volta davanti agli occhi dei passanti e dei clienti.  A terra sono rimaste siringhe, tracce di urina e sangue, in una scena che ha riportato alla memoria gli anni più difficili dell’emergenza eroina in città. 

Decine di interventi della polizia locale

Negli ultimi mesi, gli agenti della polizia locale sono intervenuti decine di volte. In particolare il Nos, il nucleo operativo sicurezza, che da febbraio può contare su quattro agenti in più, ha cercato ripetutamente di allontanare i due uomini.

Negli ultimi quattro mesi sarebbero stati elevati almeno una ventina di verbali per bivacco. Ma nonostante le notifiche, i verbali non hanno avuto alcuna efficacia. A ciascuno di questi avrebbe potuto seguire un daspo urbano di 48 ore. Ma ogni volta che è stato applicato, anche in passato, non è mai stato osservato. 

I due uomini sono rimasti esattamente nello stesso posto. Quasi mai si sono allontanati da lì, dove la sera, quando è attivo il servizio di ronda, i volontari della Caritas portano la cena. È lì infatti che si radunano le persone che vivono per strada, che non hanno nulla se non un bagaglio di stracci e disperazione. In una zona già degradata a ridosso delle Mura della città e del centro storico

Come funziona il Daspo urbano

Il Daspo urbano consente alle forze dell’ordine di allontanare una persona da una determinata area della città quando il suo comportamento crea degrado o problemi di sicurezza urbana.

Nel caso del palazzo delle Poste, dopo le contestazioni e il mancato rispetto degli allontanamenti, il Nos può segnalare la situazione alla questura. A quel punto il questore può emettere un provvedimento più severo, vietando alla persona di permanere nel territorio comunale o in determinate zone della città.

Se la persona continua a violare il provvedimento, può scattare la denuncia sulla base dell’articolo 76 del codice penale, che punisce l’inosservanza dei provvedimenti legalmente dati dall’autorità.

Nella pratica, però, tutto questo non ha prodotto cambiamenti significativi. I due uomini continuano a tornare alle Poste, trasformando quello spazio in un dormitorio improvvisato.

Le ordinanze anti degrado del Comune

Solo pochi giorni fa l’amministrazione comunale ha emesso tre ordinanze anti degrado per affrontare alcune delle situazioni più critiche presenti in città.

Tra queste c’è anche quella che riguarda direttamente il palazzo delle Poste di piazza Rosselli.

L’ordinanza evidenzia i rischi sanitari e igienici legati alle condizioni dell’area: sporcizia, presenza di rifiuti, bivacchi e materiali potenzialmente pericolosi.

Ma anche questo intervento, almeno per il momento, non ha modificato la situazione.

Un palazzo storico ostaggio del degrado

Il problema è aggravato dalle condizioni stesse dell’edificio. Il palazzo delle Poste, immobile storico tutelato dalla Soprintendenza (è stato inaugurato nel 1932, ndr), convive da tempo con il degrado provocato dal guano dei piccioni.

A questo, negli ultimi mesi, si è aggiunto quello lasciato dagli sbandati che occupano la loggia: siringhe per terra, urina, sangue e rifiuti.

Una possibile soluzione potrebbe essere quella di delimitare gli spazi con cancelli o chiusure permanenti. Poste Italiane potrebbe installarli, ma essendo l’immobile sottoposto a tutela serve il via libera della Soprintendenza. Una speranza sembra esserci: sul lato di via Roma, dove la situazione era la stessa, la Soprintendenza ha detto sì. Un’altra soluzione che Poste potrebbe scegliere, è affidarsi a vigilanti privati che tengano lontano dal palazzo chi lì ha scelto di vivere. 

Non solo le Poste: i verbali anche in corso Carducci

La stessa situazione si sta ripetendo anche in altre zone del centro.

Negli ultimi giorni il Nos ha elevato verbali anche nei confronti di un sessantenne, anche lui tossicodipendente, che da qualche settimana staziona in corso Carducci chiedendo soldi ai passanti.

Anche in quel caso sono stati contestati i bivacchi e le violazioni previste dai regolamenti urbani. Ma pure lì, almeno fino ad oggi, le sanzioni non hanno avuto alcuna efficacia concreta. Non solo: all’uomo sono state sequestrate anche le cifre che aveva racimolato proprio in centro. Anche questo però, non è servito ad allontanarlo. L’ultimo verbale e l’ultimo sequestro risale proprio al primo pomeriggio di giovedì 21 maggio.

Il nodo irrisolto

Il caso del palazzo delle Poste mette in evidenza un problema che va oltre il semplice decoro urbano.

Da una parte ci sono gli strumenti amministrativi: verbali, Daspo, ordinanze e controlli continui. Dall’altra ci sono persone fragili, spesso segnate da dipendenze croniche e marginalità sociale, che continuano a vivere in strada nonostante gli allontanamenti.

E nel mezzo resta la città, con uno dei suoi edifici simbolo trasformato ogni giorno in un luogo di degrado davanti agli occhi di residenti, pendolari e turisti. Senza dubbio non un bel biglietto da visita per chi arriva in città e una situazione mortificante per i dipendenti delle Poste e per gli utenti. 

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