Laguna rosa, migliaia di fenicotteri. Cianchi: «Ecosistema da difendere»

Un'immagine della laguna di Orbetello con migliaia di fenicotteri e, nel riquadro, Fabio Cianchi

ORBETELLO. Fabio Cianchi, orbetellano, una vita al servizio della protezione della natura e degli ecosistemi maremmani. A partire dalla laguna di Orbetello, in questo periodo colorata di rosa da migliaia di fenicotteri.

Oggi in pensione, si dedica interamente all’associazione Occhio in oasi, fondata circa dieci anni fa.

L’associazione, nata per supportare la gestione del Centro di educazione ambientale del casale della Giannella, si è evoluta nel tempo.

«Oggi – spiega Cianchi- ci occupiamo di temi legati al territorio maremmano, andando oltre le oasi, con un impegno sempre più ampio per la tutela ambientale».

Fenicotteri nella laguna di Orbetello (foto Fabio Cianchi)
Fenicotteri nella laguna di Orbetello (foto Fabio Cianchi)

Un passato da responsabile delle oasi della Maremma  

Per oltre 34 anni, Cianchi ha guidato la gestione delle oasi della Maremma: Orbetello, Burano e Bosco Rocconi.

Sebbene oggi segua Bosco Rocconi come volontario per il Wwf Italia, non ha più incarichi per le oasi di Orbetello e Burano.

«La mia carriera è stata dedicata a proteggere queste aree, e ancora oggi mi impegno per sostenere l’ambiente».

Fabio Cianchi
Fabio Cianchi

Lo stato attuale delle oasi

Fabio Cianchi descrive luci e ombre nella situazione ambientale della Maremma.

«Ci sono stati progressi significativi, ma permangono criticità, come lo stato di salute della laguna di Orbetello e problemi nella gestione del territorio e degli ambienti naturali».

Cianchi sottolinea l’unicità della laguna, la più grande della costa tirrenica con quasi 3.000 ettari di acqua, fondamentale per la biodiversità.

«Tuttavia, è un ambiente con un equilibrio precario, che rischia di scomparire senza interventi mirati».

Tra i principali problemi della laguna c’è l’eccesso di nutrienti, che causa eutrofizzazione

I fenicotteri : un simbolo e una speranza  

Nonostante le difficoltà, la laguna ospita spettacoli naturali straordinari, come la recente presenza di circa 6.000 fenicotteri.

«È stato emozionante vederli in gruppo, con circa 150-160 esemplari impegnati nel corteggiamento», racconta.

LE FOTO – I fenicotteri in laguna (foto di Fabio Cianchi)

Tuttavia, avverte: «Non è un indice che la laguna stia bene. I fenicotteri approfittano della situazione eutrofica, ma altre specie possono avere difficoltà».

Per valorizzare questi uccelli iconici, l’associazione Occhio in oasi sta organizzato una bella manifestazione per il prossimo anno, che «adesso, però (sorride) vorrei tenere per me».

Cianchi propone anche la creazione di un’isola artificiale di fango per favorire la nidificazione dei fenicotteri.

«È un progetto fattibile, ma bisogna garantire tranquillità durante la riproduzione, poiché sono estremamente sensibili ai disturbi».

LE FOTO – I fenicotteri in volo (foto di Fabio Cianchi)

L’inizio di un amore per la natura  

Fabio Cianchi racconta i suoi primi approcci con l’ambiente, legati alla tradizione venatoria della sua famiglia.

«Da ragazzo seguivo mio nonno e mio cugino a caccia, ma non ho mai preso il porto d’armi: il mio interesse era osservare la natura».

L’incontro con l’oasi di Orbetello e con Luigi Calchetti, una figura storica del Wwf, ha segnato l’inizio del suo impegno ambientalista. Nel 1989, abbandonò il suo lavoro in un laboratorio di riparazione radio e TV per dedicarsi completamente alla gestione delle oasi.

«Fu una decisione condivisa con mia moglie, un cambio di vita che ci ha accompagnato per 34 anni».

Educare e sensibilizzare per migliorare l’ambiente

Per Fabio Cianchi, l’educazione ambientale è fondamentale.

«Bisogna sensibilizzare le persone e combattere la controinformazione che minimizza i cambiamenti climatici».

Sottolinea come molte previsioni degli anni ’70, come l’innalzamento del livello del mare, si siano avverate.

«È necessario agire per il nostro futuro, perché siamo parte integrante della natura».

Cianchi invita tutti a fare la propria parte, sottolineando l’importanza del volontariato.

«Abbiamo bisogno di persone che ci aiutino nelle attività di tutela ambientale. Ogni contributo è prezioso per proteggere il nostro territorio e sensibilizzare alla sua bellezza».

Cianchi e le speranze per il 2025

Nel 2025, Cianchi auspica un approccio pragmatico e scientifico per risolvere i problemi della laguna di Orbetello, evitando compromessi inutili. Nel frattempo, l’associazione Occhio in Oasi  continuerà a promuovere eventi, escursioni, mostre e attività educative per valorizzare la Maremma e il suo patrimonio naturale.

«Il nostro obiettivo è far conoscere questi luoghi, affinché tutti possano amarli e proteggerli. Ogni gesto conta, per il bene della natura e delle generazioni future».

Per mettersi in  contatto con l’associazione  Occhio in Oasi scrivere a info@associazioneocchioinoasi.it oppure chiamare il numero 3208223972.

Quando i fascisti uccidevano e picchiavano in Maremma

Sandra Zanelli e Oriano Negrini, Storie di resistenze

GROSSETO. Ci sono storie di violenze, di soprusi, di morti, che sono rimaste sepolte sotto dita e dita di polvere. Negli archivi del tribunale di Grosseto, dove, nel Dopoguerra, sono stati celebrati i processi ai fascisti che ne sono stati i protagonisti. 

Storie di violenze, rastrellamenti, omicidi avvenuti nella nostra provincia, dove il sangue delle vittime ha macchiato la Maremma da nord a sud. Da Follonica a Manciano, da Grosseto a Orbetello. Oriano Negrini e Sandra Zanelli, cancelliere del tribunale di Grosseto, ex archivista e appassionato di storia il primo e funzionaria del tribunale la seconda, tornano in libreria con una nuova raccolta di storie: “Storie di Resistenze. Dieci screziature di nero e altre ombre”, che prosegue il cammino cominciato con lo studio del fascicolo sull’omicidio di Norma Parenti. 

A distanza di un anno e mezzo dall’uscita de “L’ultimo giorno insieme a Norma Parenti”, sabato 11 gennaio alle 16, Negrini e Zanelli presenteranno alla sala Pegaso di palazzo Aldobrandeschi, il loro ultimo lavoro, edito da Betti. 

La Resistenza degli eroi sconosciuti

I libri di storia raccontano le grandi stragi operate dai nazifascisti. Ma dei piccoli eroi resistenti, quelli che hanno cercato di opporsi alla barbarie anche nei borghi della Maremma, denunciando pestaggi, testimoniando nei casi di omicidi, in pochi hanno parlato. «Ci sono stati tantissimi altri episodi anche nella nostra provincia – spiega Sandra Zanelli – che non vogliamo che siano dimenticati. Violenze, soprusi, rastrellamenti, omicidi. Atti che sono avvenuti fin dal nascere del fascismo, non soltanto alla fine della guerra». 

Dieci di questi sono stati ricostruiti da Zanelli e Negrini attraverso i fascicoli trovati nell’archivio del tribunale di Grosseto. Fascicoli a volte difficili da leggere e decifrare, pieni di fogli scritti a mano, qualche volta a matita. Frasi cancellate dallo scorrere del tempo. 

«Sono dieci episodi, quelli che abbiamo selezionato – aggiunge Zanelli – che testimoniano la voglia di resistere. Sono piccole storie di resistenza che raccontano il coraggio di denunciare di uomini e donne che hanno vissuto clima di vessazione e di violenza diffuso in quegli anni anche nella nostra provincia». 

Salvato da una monetina nel taschino della giacca

La morte del tenente Gino, quella degli antifascisti calpestati e uccisi in pieno centro. O quella di Giuseppe Manzo, salvato da una monetina che teneva nella tasca della giacca. E ancora, la scazzottata alla partita di calcio tra San Donato e Paganico del 4 novembre 1945 e il delitto orchestrato da Cecilia Menichetti a Castell’Azzara, che fece uccidere il marito del quale non era più innamorata, Igino Contorni, cercando di farlo passare come un delitto di stampo politico. 

«Ogni caso presenta una propria specificità – spiega Oriano Negrini – Abbiamo cercato di ricostruire, attraverso i documenti presenti nei fascicoli del tribunale gli episodi più significativi, che sono intervallati da casi meno importanti. Casi che fanno da cuscinetto tra l’uno e l’altro e che raccontano un clima di violenza e soprusi che non si è arrestato con la fine della guerra».

Un lavoro, quello condotto dai due appassionati di storia, che testimonia la loro imparzialità di fronte al materiale esaminato. «Abbiamo trovato anche diversi incroci tra queste storie – aggiunge Negrini – Quello che emerge da questi documenti, è che il periodo più truce nella nostra provincia è stato quello tra maggio e giugno 1944».  

Storie di resistenze, storie di tutti

Non un libro di storia ma la narrazione, quasi fosse cronaca giudiziaria, di dieci storie di Resistenza che vale la pena non lasciar sbiadire come le pagine dei fascicoli. 

Negrini e Zanelli, che sono partiti dal fascicolo sull’omicidio di Norma Parenti, hanno trovato tantissimo altro materiale sul quale lavorare. «C’è molto materiale ancora da leggere, valutare e raccontare – spiegano i due autori – Storie di proto resistenza, ad esempio, che vale la pena portare alla luce. Siamo convinti che la storia sia di tutti ed è per questo che ci siamo concentrati su quei documenti che rischiavano di restare sepolti nell’archivio. Per rendere giustizia a chi ha resistito, permettendoci di vivere da donne e uomini liberi».

La locandina dell’evento alla sala Pegaso

Il libro “Storie di Resistenze. Dieci screziature di nero e altre ombre” sarà presentato sabato 11 gennaio alle 16,30 alla sala Pegaso. Ci saranno Daniela Castiglione, presidente sezione Anpi Carla Nespolo e i giornalisti Luciano Calì (Patria Indipendente) e Francesca Gori (MaremmaOggi).

Scrive l’inno alla sua terra e lo fa cantare all’intelligenza artificiale

Un cocktail casalingo per le feste

Da sinistra: Martina Giulianini (Il Gabbianbino), in altro Zak Abdiranman (Ego Club) e Daniel Setelia (Lavatoi), In basso Francesco Buglioni, Gabriele Macrì e Lorenzo Totti (Affinity Caffè)

GROSSETO. Cene e aperitivi in casa, ma anche la voglia di stupire e sorprendere i propri ospiti con qualcosa di buono e stravagante. Le feste portano con sé tutto questo. Oltre alla voglia di concedersi un buon drink e rilassarsi a casa. Ce ne sono per tutti i gusti. Ma a quelli classici, quelli che si trovano nei menu dei locali, MaremmaOggi ha chiesto a quattro tra barlady e barman di crearne alcuni per i nostri lettori.

Cocktail invernali perfetti. Ricette da gustare mentre si è con i propri amici oppure sul divano a guardare “Una poltrona per due” o “Il Grinch”.

Certo, questi drink sono stati creati da professionisti del settore, ma la parola chiave dietro ogni ricetta è semplicità. I barman e le barlady che hanno creato questi cocktail sono: Martina Giulianini del Gabbianino, Gabriele Macrì, Francesco Buglieri e Lorenzo Totti dell’Affinity Caffè, Daniel Setelia dei Lavatoi e Zak Abdiranman dell’Ego Club.  

I drink che salvano la cena 

Nel mondo esistono anche cocktails da gustare caldi o senza ghiaccio, come quello che ha creato Zak. Per i cocktail di Zak, Gabriele, Francesco e Lorenzo non serve essere degli esperti, basta avere una tazzina da caffè, una pentola, un colino, un monta latte, cucchiaini e un mestolo. 

«Ognuno a casa ha quello che serve per questo drink – dice Zak – Come misurino potete usare una tazzina da caffè da 60 millilitri e un monta latte automatico o manuale. Per questo drink vi servirà uno stecco di cannella che accederete con il fuoco e poi metterete nel bicchiere. Nel frattempo montate con il monta latte o a mano 3 cucchiai di zucchero e due tuorli d’uovo. Poi aggiungete una tazzina di whiskey e togliete la cannella dal bicchiere, versateci un caffè lungo. Infine aggiungete la crema con il whiskey nel bicchiere ed è pronto».

Gabriele, Francesco e Lorenzo, hanno pensato di proporvi un drink che in Italia non è molto bevuto. Si tratta dell’Hot Toddy ed è a base di whiskey e sciroppo di zucchero. Quest’ultimo è possibile farlo anche a casa: basta versare in una pentola acqua e zucchero in parti uguali, scaldarli sul fuoco e mescolare fino a che lo zucchero non si è completamente sciolto. 

«Per questo drink è necessario un pentolino da poter scaldare o una tazza da mettere in microonde – dice Gabriele – Si parte versando 50 millilitri di whiskey nel contenitore, poi vanno aggiunti 20 millilitri di sciroppo di zucchero e 100 millilitri di acqua e poi scaldare tutto insieme, mentre lo si mescola. Infine, versatelo in una tazza, infilare i chiodi di garofano in una scorsa di limone e aggiungetelo al drink».

I cocktail con ghiaccio

Fra Natale, Santo Stefano e la Befana ci sono molte occasioni per invitare qualcuno a casa, che sia per una cena o per leggere un libro da soli. E proprio in questo ci vengono in soccorso i baristi di Grosseto, che hanno creato o replicato qualche cocktail. 

Questi cocktail non sono solo un modo per rilassarsi, ma sono utili anche per scaldarsi. «Ho pensato a qualcosa che porti un po’ di calore e dolcezza in questi giorni – dice Daniel – Basta prendere un bicchiere e del ghiaccio, versare 60 millilitri di wiskey o bourbon, 30 millilitri di campari e 15 millilitri di liquore alla banana nel bicchiere e, infine, basta mescolare. Quest’ultimo può essere cambiato con qualsiasi liquore chiaro che si trova in casa e del gusto che si preferisce».

Poi si sa, non è Natale senza il panettone. «Allora per questo drink ho fatto il whiskey al panettone: basta mettere in infusione il panettone per 3 giorni con il super alcolico e poi filtrarlo – dice Martina – Poi si versa in un bicchiere con il ghiaccio 40 millilitri di whiskey al panettone e 20 millilitri di caffè, dargli una mescolata ed è pronto».

Questi drink sono semplici da replicare a casa, basta un pochino di tempo e pazienza. E così vi regalerete un momento di spensieratezza da passare soli o in compagnia.

Spaccio e degrado: «In via Roma la situazione è migliorata» – IL VIDEO

GROSSETO. Salire sulla Subaru della polizia municipale con l’ispettore Emanuele Pontrandolfo del nucleo di prossimità della polizia municipale di Grosseto come Cicerone. Vedere, per una volta, il centro di Grosseto da un’altra prospettiva. Quella degli agenti che ogni giorno controllano le varie zone della città. Il centro del capoluogo, i quartieri, con personale apposito e anche le frazioni, a partire da Marina di Grosseto. «Che in estate vede crescere a dismisura i suoi abitanti – spiega l’ispettore Pontrandolfo – e che quindi ha bisogno di maggiori servizi dedicati». 

Il nucleo di prossimità della polizia municipale è quello che s’incontra in centro, sulle Mura, nella zona di via Roma. Impegnato con le identificazioni, con i controlli negli esercizi commerciali, per arginare lo spaccio, le situazioni di degrado, la vendita degli alcolici ai minorenni o fuori dall’orario consentito. Per dare, come spiega l’ispettore, risposte alle tante richieste che arrivano dai cittadini. 

Un nucleo che l’assessorato alla Sicurezza del Comune, guidato da Riccardo Megale, ha voluto implementare proprio per dare un segnale ai cittadini. E per rispondere alle loro tante istanze. 

Le Mura non fanno paura

È già buio quando i lampeggianti delle tre auto della polizia municipale imboccano la salita della sala Eden. Sulle Mura non c’è anima viva. Ci sono i segni lasciati dai ragazzi che fino a poco prima sono stati seduti sul monumento: qualche bottiglia di birra, bicchieri, fazzoletti e cicche spente sui gradini. I cestini ci sono, ma evidentemente non vengono utilizzati un granché. 

Alle 20, i cancelli delle Mura si chiudono. Poco prima, qualche gruppetto di giovani c’è. Uno lo troviamo all’altezza del bastione Maiano. Tutti ventenni, uno di loro avrebbe compiuto gli anni di lì a poche ore, allo scoccare della mezzanotte. Danno i documenti agli agenti che controllano i dati su un palmare. Uno scambio di battute, qualche raccomandazione: «Non buttate le cicche per terra, quando andate via». Un saluto e si riparte. 

Controlli in via Roma: «Le cose vanno un po’ meglio»

Il nucleo di prossimità arriva in via Roma e si ferma davanti al negozio di frutta e verdura di fronte all’Agenzia delle Entrate. Sulla vetrina due cartelli avvertono che in quel negozio non si vende alcol ai minorenni e nemmeno dopo le 21, come prevede il regolamento di polizia municipale. 

I cartelli sulla vetrina del negozio di alimentari in via Roma
I cartelli sulla vetrina del negozio di alimentari in via Roma

«Le cose vanno un po’ meglio, ma il problema dello spaccio resta», dice il titolare del negozio. Gli agenti del nucleo di prossimità della polizia municipale sono lì anche per quello, per raccogliere le segnalazioni che arrivano dai cittadini. La loro presenza, costante, è apprezzata dai negozianti che si sono abituati a chiamarli quando c’è qualcosa che non va. 

Il nucleo di prossimità in via Roma

«Le criticità che ci vengono segnalate – spiega l’ispettore Pontrandolfo – vanno dallo spaccio al degrado. Interveniamo ogni volta che ce n’é bisogno. A volte i cittadini non riescono a comprendere che per risolvere determinate situazioni, come ad esempio far rimuovere un’auto abbandonata, serve un po’ di tempo. La soluzione magari non è immediata, ma il risultato prima o poi lo otteniamo». 

Cantieri, segnaletica, droga: interventi a 360 gradi

Non c’è solo lo spaccio, la mala movida, gli schiamazzi, le bici o le auto abbandonate tra i settori di competenza degli agenti del nucleo di prossimità della polizia municipale. Ci sono anche i controlli nei cantieri, il ripristino della segnaletica nella varie zone della città e tutta la gestione dell’anagrafica e delle comunicazioni ai cittadini. 

Controlli sulle residenze, ad esempio, o consegna degli atti giudiziari su ordine della Procura. «Ogni giorno al nucleo arrivano più di 100 email da controllare e alle quali dobbiamo dare risposta – spiega l’ispettore – Ai cittadini, ogni volta che riceviamo un esposto o una segnalazione rispondiamo spiegando loro come fare per seguirne l’iter, facendo ad esempio l’accesso agli atti». 

Alessio Pasquini

Un lavoro complesso quello del nucleo di prossimità della polizia municipale del comando di Grosseto. «I controlli del nucleo di prossimità  – spiega il comandante della polizia municipale Alessio Pasquini – sono quelli che fanno percepire maggiormente la nostra presenza sul territorio e che danno un senso di percezione di sicurezza maggiore alle persone. Grazie al lavoro del nucleo, la presenza dei nostri agenti nel tessuto cittadino è costante. L’altra attività prevalente è ovviamente quella dei controlli stradali, anche in questo caso, per garantire la sicurezza degli automobilisti». 

 

Al Castello di Ravi incantano le luci e i presepi – IL VIDEO

RAVI. Per gli amanti dei presepi, da non perdere quelli al Castello di Ravi: i residenti si sono autofinanziati per abbellire le vie, insieme alle luminarie.

I ringraziamenti all’amministrazione

«Ringraziamo l’amministrazione e il sindaco di Gavorrano per averci fatto allacciare alla pubblica illuminazione – hanno scritto in una lettera i residenti di Ravi – Oltre ai presepi nelle vie c’è anche un grande presepe dentro al Castello ma assolutamente da visitare»

50 anni fa Ambrogio Fogar arrivò a Castiglione – IL VIDEO

CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Una rievocazione storica da pelle d’oca. A Castiglione della Pescaia 50anni fa rientrava il Surprise accompagnato dai pescherecci e soprattutto aspettato da decine di miglia di persone, c’è chi dice addirittura 30mila.

Più di un anno tra le onde

Il navigatore solitario Ambrogio Fogar aveva appena concluso il suo giro del Mondo in barca a vela controvento, partito sempre da Castiglione il 1 novembre del 1973, e tornato appunto più di un anno dopo.

E sabato 7 dicembre 2024, l’amministrazione comunale ha chiesto ai tanti che hanno contribuito a quella clamorosa impresa, di “rievocare” la giornata.

Un Impala, simile al Surprise, ha fatto il suo ingresso trionfale

Il presidente del Cvcp Carlo Pistolesi e Gianni Raddi, hanno preso in “prestito” un Impala, costruito come il Surprise al Cantiere Navale 71, al porto di Punta Ala e insieme alla figlia di Fogar, Francesca e i suoi bambini, poco dopo le 11, ha imboccato il porto canale.

L’impala portava il nome “Surprise” sulla fiancata ed è stato scortato dalla vedetta della Capitaneria di porto, alcune barche a vela del Cvcp e dal peschereccio Mare Blu dei fratelli Temperani. Appena entrato i tecnici della Vab hanno spruzzato con gli idranti l’acqua, proprio come avvenne all’epoca. La barca a vela poi si è posizionata davanti a piazza Garibaldi, dove Ambrogio Fogar scese per essere accolto da eroe, tra un tripudio di folla incredibile.

Sul molo i bambini delle scuole, che anche 50anni fa erano schierati sempre in piazza per godersi la giornata. La sindaca Elena Nappi ha poi scoperto la targa che è stata restaurata, e ora installata nell’aiuola spartitraffico proprio davanti a piazza Garibaldi.

 

 

«Siamo sotto l’assedio dei ladri»

Una foto presa dalla videosorveglianza della casa di Saragiolo

MONTE AMIATA. Passamontagna nero, vestiti scuri e un’Audi grigia: questo è l’identikit di due ladri che stanno seminando il terrore sul Monte Amiata. Provano ad entrare in tutte le case, noncuranti se dentro ci siano o meno i proprietari. Ma ogni tanto vengono immortalati dagli occhi vigili delle telecamere e in alcuni video si può vedere come provano a nascondersi dalle auto di passaggio, mentre controllano le case. Com’è successo a Saragiolo, nel senese, e poco distante dal confine con la provincia di Grosseto.

Nel piccolo paese, infatti, le telecamere di sorveglianza di un’abitazione hanno immortalato i due mentre cercavano una via d’accesso nella casa e si nascondevano dalle auto che passano sulla strada. Per poi fuggire.

Passano fra le vie dei paesi, scelgono la casa. Poi entrano, rubano e scappano, spaventando tutta la popolazione. «Ci sentiamo sotto assedio e non sappiamo come difenderci – dice Renzo Bonelli, che abita a Castel del Piano – Ormai provano ad entrare anche alle 19.30, proprio durante l’orario della cena, come è successo a Saragiolo. Siamo tutti molto spaventati, anche perché se dovessimo reagire rischiamo noi di finire nei guai».

I continui furti, anche con i proprietari in casa

Ormai da qualche anno il Monte Amiata è preso di mira dai ladri, forse proprio per la possibilità di nascondersi e scappare in mezzo alla vegetazione. O forse perché ci sono case che vengono usate dai proprietari solo d’estate. I ladri, poi, si approfittano di chi si allontana da casa per le feste natalizie. Qualsiasi sia la motivazione la percezione della popolazione è quella di essere sotto un assedio continuo da parte dei ladri.

In tutto il Monte Amiata è possibile aderire al progetto “Mille occhi in città“, che prevede una stretta collaborazione fra carabinieri o forze dell’ordine e i rangers. Un patto siglato e firmato che potrebbe risolvere la situazione. Ma anche l’aiuto delle telecamere è fondamentale: gli occhi sempre attenti della tecnologia possono riprendere i ladri e mostrare la direzione di fuga.

L’ultimo tentativo di due ladri è avvenuto ieri, mercoledì 4 dicembre, a Saragiolo, che si trova a pochi chilometri dalla provincia di Grosseto. Lì i ladri hanno provato a capire se qualcuno fosse in casa alle 19.30. Ma secondo qualche abitante della zona, sempre ieri, i ladri si sono dati molto da fare in diversi paesi: hanno colpito anche a Piancastagnaio e Abbadia San Salvatore, sempre sul versante senese.

I ladri hanno svaligiato diverse case, incuranti degli abitanti, in alcuni casi hanno rubato nel piano superiore della casa mentre i proprietari erano a piano terra. Per poi scappare in direzione di Santa Fiora con un’Audi grigia. 

Una situazione al limite

La situazione del Monte Amiata è al limite, tanto che sempre più sindaci si stanno mobilitando per trovare una soluzione. Uno di questi è il sindaco di Santa Fiora Federico Balocchi, che ha intensificato la presenza della polizia municipale. 

«Queste sono situazioni che sono fuori dal nostro controllo e non possiamo farci molto, se non aumentare la presenza delle forze dell’ordine. In modo che possano reprimere e prevenire certi atteggiamenti – dice Federico Balocchi – Per noi questa mossa è stata fondamentale per evitare la situazione in cui ci siamo trovati lo scorso anno, visto che abbiamo subito un’ondata di furti. Per ora da noi la situazione è nella norma».

Anche il Comune di Arcidosso e di Castel del Piano si stanno muovendo in questa direzione. Infatti, il sindaco Jacopo Marini e la sindaca Cinzia Pieraccini, questa mattina, giovedì 5 dicembre, hanno firmato due protocolli d’intesa per potenziare i controlli sul territorio, ovvero uno per “Mille occhi sulla città” e l’altro per il controllo di vicinato. 

 

Devastavano le abitazioni e le svuotavano, 4 fermati – IL VIDEO

FOLLONICA. Avevano scelto un b&b di Follonica come base operativa per i colpi da mettere a segno in Toscana. E proprio lì, mercoledì 4 dicembre, i carabinieri della compagnia di Follonica, su input della procura di Firenze che ha coordinato le indagini del nucleo operativo della compagnia di Firenze, hanno rintracciato e sottoposto a fermo quattro uomini italiani, di età compresa fra i 35 e 53 anni, accusati di far parte di un gruppo criminale specializzato in furti in abitazione. 

In carcere la banda del suv

Le indagini sono state avviate dopo il furto in abitazione avvenuto a Fiesole nell’ottobre scorso ed hanno permesso di collegare tale evento ad una lunga serie di fatti analoghi, per la commissione dei quali i malviventi erano soliti utilizzare suv di grossa cilindrata (circa 500 cavalli) con targhe clonate.

Il modus operandi era sempre lo stesso: gli esecutori materiali venivano fatti scendere dall’autista in strade isolate, mentre quest’ultimo attendeva alla guida, con il motore acceso, mantenendosi in costante contatto con i complici, avvisandoli dell’eventuale arrivo di pattuglie.

Il gruppo si procurava l’ingresso nelle case distruggendo ogni barriera o ostacolo, lasciando dietro di loro gravissimi danni alle abitazioni stesse con arnesi da scasso (martelli di grosso calibro, asce, cacciavite, flessibili e piedi di porco).

Al momento del fermo è stata recuperata parte della refurtiva degli ultimi furti, messi a segno nei giorni scorsi nei comuni di Impruneta, Strada in Chianti, Scandicci, Collesalvetti, Bagno a Ripoli, Cerreto Guidi e Prato. I fermati sono stati portati un carcere a Sollicciano e Grosseto.

Il gip di Grosseto ha convalidato i fermi, i quattro sono ora in carcere. 

 

Frati francescani, un secolo a Grosseto. Si festeggia per la pace

I presenti alla presentazione di "Da Grosseto a Betlemme"

GROSSETO. Il 20 dicembre sono 100 anni del ritorno dei frati francescani a Grosseto. Dei festeggiamenti, quelli per il centenario, che si basano sulla pace: i frati grossetani hanno deciso di aiutare gli artigiani della Terra Santa.

In vendita, a partire da 5 euro, ci sono dei presepi fatti a mano che arrivano da Betlemme, un modo per sostenere una terra dilaniata dalla guerra.

«Stiamo costruendo anche il nostro presepe, parlerà di buio e dolore, ma anche di luce e speranza. Il 20 dicembre arriverà in visita Francesco Patton, custode di Terra Santa – dice Adriano Appollonio, guardiano del convento di Grosseto – lui ci parlerà di quello che vivono i cristiani ogni giorno a Betlemme».

Il presepe sarà inaugurato l’8 dicembre e ci sarà la possibilità di comprare i presepini in ulivo.

La Terra Santa incontra Grosseto

Il conflitto fra Israele e Palestina ha distrutto tutto quello che si è trovato nel cammino. Bambini morti, famiglie divise e distrutte e persone senza più niente su cui contare. Dimenticandosi, forse, che il ruolo della religione è unire, non dividere. Per questo è importante che le istituzioni parlino di fede, una fede da riporre nella pace e non nella distruzione.

Il progetto dei frati francescani è un modo per aiutare il prossimo e sostenerlo nella difficoltà.

«Molte famiglie in Terra Santa hanno perso tutto e non sanno come fare, perché a causa della guerra tutti i pellegrinaggi sono sospesi – dice frate Adriano – Questo per noi è un modo per sostenere gli artigiani e le famiglie che sono in difficoltà. Abbiamo ordinato 3mila presepini e, naturalmente, invieremo il contributo ai fratelli in Terra Santa».

Un’iniziativa, quella dei frati, che vede l’appoggio del Comune di Grosseto. «Oggi c’è bisogno di pace più che mai e anche un piccolo gesto fa la differenza – dice Luca Agresti, assessore alla cultura – I frati francescani hanno un ruolo fondamentale nella nostra comunità: il ruolo benefico che ricoprono per tutti, oltre a quello spirituale. Come amministrazione comunale siamo felici di essere stati coinvolti in questa iniziativa».

Il centenario del ritorno dei francescani

La presenza dei frati francescani a Grosseto risale al XIII secolo, quando i frati decisero di stabilirsi vicino alla chiesa all’epoca intitolata a san Fortunato. Subentrarono ai frati benedettini che lasciarono la città nel 1220 e nel 1961 la chiesa fu intitolata a san Francesco.

Con le soppressioni napoleoniche anche i frati francescani di Grosseto hanno dovuto lasciare l’abbazia, come è successo a tutti gli ordini religiosi maschili e femminili in tutta Italia. Ma la storia non si conclude qua, soprattutto per la chiesa: per un breve periodo è stata convertita in infermeria per i lavoratori che bonificavano la Maremma.

Poi nel 1903 il vescovo Caldaioni ha aperto di nuovo la chiesa di san Francesco, dopo alcuni lavori di restauro.

Il vescovo Gustavo Matteoni chiese al provinciale della Provincia toscana dei frati minori la possibilità di portare in città una presenza dell’ordine. E così, nel 1924 tornarono i primi frati francescani. 

Sono stati protagonisti da sempre della vita della città.

E anche di qualche storia popolare. Il 14 luglio, del 1964, infatti, Claudia Mori e Adriano Celentano si sposarono a Grosseto in gran segreto. Le nozze vennero celebrate da padre Ugolino, un frate, alle 3 di notte  nella chiesa di San Francesco, alla presenza di pochissime persone. Frate Ugolino è deceduto nel 2018.