GROSSETO. Mr. Baro (Alessandro Baroni) è dagli anni’ 90 che ha sempre amato e seguito la musica, soprattutto quella rap. Adesso ha composto “Grosseto Anthem”, ovvero “inno grossetano” diretto a tutti i cittadini, di tutte le età. Da ieri, mercoledì 11 maggio, è disponibile su Youtube.
«Negli anni ’90 insieme ad altri amici rappresentavamo “La Standa” – racconta Alessandro – che oltre ad identificarci come nome era il nostro punto di ritrovo, dove davamo sfogo alla break dance e a tutte le altre forme dell’hip hop. Insieme ad altri miei amici siamo stati tra i primi anche a portare questo genere a Grosseto, registrando ai tempi “Pagliacci“, un mixtape distribuito rigorosamente a mano su passaparola, nel vecchio formato musicassetta».
Alessandro Baroni è sempre stato legato alla musica: «Per anni ho suonato in un soundsystem reggae chiamato Combostyle, dove, anche se il genere era diverso, forte era l’influenza sonora con cui sono cresciuto: quella del rap. E oggi esce una canzone chiamata “Grosseto Anthem”, inno grossetano, sulla falsa riga di una canzone di Sfera Ebbasta».
Una canzone per tutti
Una canzone con molti richiami ai quartieri della città, e ai luoghi più visitati: «Il mio pezzo – racconta – segue la stessa ritmica del famoso trapper, ma il testo parla anche in chiave ironica: dei simboli, dei quartieri, dei monumenti più iconici della nostra città e dei suoi dintorni. Non in ultimo ci sono riferimenti alla nostra squadra di calcio con l’augurio un giorno di vederla in serie A».
Il brano è da oggi ascoltabile su YouTube al link. A breve sarà disponibile anche la traccia audio, sulle più famose piattaforme. «In questi giorni con alcuni miei amici stiamo realizzando il video ufficiale – racconta Alessandro – che non voglio svelare perché sarà una bella sorpresa per tutti i Grossetani, sia per i piccoli che per gli adulti».
Sembra che le ballerine di twerk grossetane, le SisthalovaDHCrew, oggi faranno uscire un balletto dedicato al brano: una vera e propria “challenge” a cui tutti potranno rispondere postando il proprio balletto.
FIRENZE. «Troppo facile dedicare una piazza a Dante Alighieri. O perché non si intitola una via a Giancarlo Alessandrelli, portiere di riserva della Juventus negli anni 70′, che dopo 10 anni di “onorata” panchina, scese finalmente in campo e in soli 20 minuti riuscì a prendere 3 gol?»
Andrea Muzzi, attore e regista 55enne, nato e cresciuto a Roccastrada, sintetizza in questa battuta il cuore del suo ultimo film, “All’alba perderò”, liberamente tratto da un suo spettacolo teatrale di successo, del 2015.
Una storia dedicata ai perdenti di tutte le stagioni, agli eterni secondi, popolata di antieroi con qualche spunto autobiografico, a partire proprio dalla nascita di questo terzo film.
Funestato dal cambio della casa di produzione, poi dal Covid, che ha chiuso i cinema, relegando – si fa per dire – la visione su Amazon Prime, dove la pellicola è letteralmente esplosa e in pochi mesi ha superato 1.600.000 spettatori.
Un successo superiore a ogni aspettativa, che si spiega con la comicità graffiante e mai scontata di Muzzi, cabarettista, conduttore del Laboratorio Zelig di Firenze e fondatore della Scuola nazionale di comicità “Massimo Troisi”, che ha lavorato a lungo con Alessandro Benvenuti, Pieraccioni, Ceccherini.
Muzzi ha nel suo dna artistico un misto di candore e ribellione, grazie ai quali porta sul set una comicità surreale e mai volgare, che mira a centrare le emozioni come la sconfitta, appunto, e a rileggere in chiave personale temi come il fascino degli eterni perdenti.
Saltato per un problema di soldi, riscritto in una notte, dopo un sogno in treno
«Avevo messo a punto una sceneggiatura nella primavera del 2019 ed ero pronto a girarla a settembre – racconta Muzzi – avevo fatto il casting, preparato tutto, attori contrattualizzati, non si doveva fare altro che andare a Montecatini e iniziare le riprese.
Poi c’è stato un problema con la prima casa di produzione, una questione finanziaria che poteva essere risolta spostando la location dall’Italia a Malta, dove erano stati trovati i soldi. Ma questo imponeva di girare con una troupe metà italiana e metà maltese. Un disastro, perché avrebbe significato ricominciare tutto da capo.
Da essere pronto a girare a trovarmi senza niente in mano è stato un attimo. Sono ripartito da Roma con la certezza di aver perso tutto e che quel film fosse un capitolo chiuso. In viaggio su Italo, con l’umore nero come la notte, mi sono addormentato e ho sognato che vincevo il premio per il regista fallito dell’anno, in non so quale competizione: una lampadina fulminata e a consegnarmela era Pupo».
Muzzi e Pupo in una scena del film
Muzzi è rimasto in stand-by 24 ore, poi ha riscritto la sceneggiatura di getto. Da lì è stato un percorso in discesa: messo insieme il cast, trovata la casa di produzione, la Draka Production, il film è stato girato tra Firenze e Roma in 5 settimane.
Il Covid, le sale cinematografiche chiuse e Amazon Prime
Al momento di uscire nelle sale cinematografiche a novembre 2021, è arrivato il Covid a chiudere tutti in casa con il secondo lockdown. Intanto la pellicola aveva cominciato a girare nei festival e a collezionare premi (ne ha vinti in totale 26).
Da lì la decisione di farlo uscire su Amazon Prime, dove ha avuto un successo che lo stesso Muzzi non si aspettava e che continua ad essere visto.
Una storia semplice che apre alla speranza
«Se io non avessi mai fallito, non avrai ottenuto i risultati di cui sono stati capace». Lo ha detto Steve Jobs, non proprio uno qualunque ma uno dei più grandi geni visionari e creativi di questo e dello scorso secolo.
A lui si ispera Andrea Muzzi, raccontando la storia di Andrea Gregoretti (da lui interpretato), un regista disoccupato che abita in un capannone e che colleziona un rifiuto dopo l’altro dai produttori. Fino all’intuizione geniale: raccontare in un film le gesta dei fuoriclasse della sconfitta, che in ambito sportivo (ma non solo) si sono resi protagonisti di clamorosi flop e di altrettanto clamorose imprese.
Nel cast, insieme ad artisti come Angela Finocchiaro, Paolo Calabresi, Pupo (che interpretano se stessi), ci sono Michele Crestacci, Daniele Masi nomi noti e meno noti, tra cui spicca una notevole Miriam Bardini, che dopo questo film sa ricevendo molte proposte. «Mi vanto di averla ri-scoperta» dice Muzzi.
Muzzi e Miriam Bardini in una scena del film
Nel film c’è anche un cameo di alcuni sportivi, tra cui Yuri Chechi, grandissimo campione, ma che nella vita tante ne ha viste. Legato peraltro a Muzzi dalla comune origine roccastradina, dato che proprio da Roccastrada vengono i genitori del ginnasta, Leo Chechi e Rosella Boccini.
GROSSETO. Una grande emozione, lunedì 9 maggio, la cerimonia con la quale il Lions club Salebrum di Castiglione della Pescaia e il Lions club Grosseto host hanno donato al liceo Chelli un defibrillatore, da installare nell’impianto sportivo adiacente la struttura scolastica.
La donazione è stata fatta in memoria di Lorenzo Guidi, ex studente del Liceo Chelli prematuramente scomparso, a soli 22 anni, poco meno di un anno fa, a seguito di un malore improvviso che non gli ha dato scampo. Lorenzo era volontario della Croce Rossa a Castiglione della Pescaia, paese in cui viveva con la sua famiglia, molto conosciuta per la lunga esperienza nell’attività alberghiera, studiava scienze infermieristiche e aveva una spiccata attitudine all’aiuto verso gli altri. Per questo ricordarne la memoria con uno strumento che serve proprio a salvare vite è stato il modo più bello e più vicino alla sua sensibilità.
Anche i genitori del ragazzo alla cerimonia
Alla cerimonia, a cui hanno preso parte gli studenti delle classi prima, terza e quinta (in quest’ultima, fra gli studenti c’è anche la cugina di Lorenzo), sono stati presenti anche i genitori di Lorenzo, che hanno ringraziato commossi i due club e la scuola dove Lorenzo aveva completato il suo ciclo di studi, non aspettandosi un gesto tanto bello in ricordo del loro figlio. Al termine hanno voluto deporre un vaso di roselline ai piedi della grotta della Madonna di Lourdes presente nell’area esterna del Seminario.
Alla cerimonia sono intervenuti la preside Paola Biondo, che ha esortato i ragazzi a cogliere l’occasione di questo momento per ridire a se stessi la bellezza della vita; il presidente della Fondazione Chelli don Pier Mosetti, che ha ringraziato i due club e ha preso l’impegno a valorizzare sempre di più la struttura sportiva polivalente del Seminario; il rettore del Seminario stesso, don Gian Paolo Marchetti; il presidente del Lions club Salebrum Fabio Bonazia, con alcuni componenti del direttivo e il presidente del Grosseto host Alessandro Pasquariello, assieme ad altri componenti il sodalizio.
GROSSETO. La risposta di Antonfrancesco Vivarelli Colonna al Pd, che lo aveva bacchettato perché ha lasciato la celebrazione del 25 aprile prima di salire sul palco e parlare ai cittadini e alle associazioni intervenute, non si è fatta attendere. È arrivata in serata, con un video di poco meno di due minuti, nei quali il sindaco di Grosseto attacca i democratici. «Informatevi prima di parlare – dice il sindaco – e smettete di strumentalizzare qualunque cosa».
«Il presidente dell’Anpi Calì mi ha chiesto scusa – dice Antonfrancesco Vivarelli Colonna nel video – perché avevamo concordato interventi di due o tre minuti ciascuno. Chi ha parlato prima di me si è giustamente dilungato. Solo che io avevo già altri impegni e mi piace essere puntuale. Dalle 8,30 sono stati presente a tutte le iniziative del 25 aprile, dalla deposizione della corona a Sterpeto in avanti. Calì sapeva benissimo che a una certa ora me ne sarei dovuto andare e il mio staff con gli altri staff avevano stabilito che la durata degli interventi sarebbe dovuta essere di pochi minuti».
GROSSETO. Non è salito sul palco, facendo mugugnare tutte le persone che erano rimaste in piazza per celebrare la Festa della Liberazione. Il sindaco di Grosseto, Antonfrancesco Vivarelli Colonna, ha lasciato la piazza mentre era ancora in corso il comizio. Sarebbe toccato a lui, salire sul palco di lì a breve, ma i discorsi di chi lo aveva preceduto – il presidente della provincia Francesco Limatola, il presidente dell’Anpi Luciano Calì e il rappresentante del parlamento regionale degli studenti, Francesco Bellumori – erano stati un po’ più lunghi di quanto concordato e il primo cittadino di Grosseto, che aveva altri impegni in agenda, se n’è andato.
«In questa giornata di festa, un piccolo rammarico – ha scritto Vivarelli Colonna sul suo profilo di Facebook – ovvero quello di non aver potuto condividere il mio discorso durante la manifestazione in piazza Dante, a causa dell’eccessivo dilungarsi degli interventi che mi hanno preceduto e che avevamo pattuito non dovessero superare i 3 minuti. Appuntamenti successivi a questo mi hanno quindi impedito di esprimere la mia opinione, che però ci tengo a riportare qui in versione integrale». Un lungo post, quello del sindaco, corredato dalle foto della mattinata, che ha portato in città migliaia di persone in corteo.
« È stato bello ed importante tornare a onorare insieme, in presenza, dopo anni di restrizioni covid, un momento vitale per la nascita della nostra splendida democrazia – ha scritto il sindaco – La festa della Liberazione, in questo particolare momento storico fatto di guerra e di conflitti, racchiude in sé un significato ancora più profondo e intenso. Così come 77 anni fa, dalle ceneri di una lunga e violenta guerra e dal sacrificio di tantissimi nostri connazionali, l’Italia è rinata come uno Stato democratico, oggi il nostro Paese sta lentamente, ma inesorabilmente cercando una rinnovata ripresa dopo anni di pandemia».
Il canto delle donne Ucraine
È stata una festa della Liberazione diversa da quelle degli anni precedenti, quella appena celebrata a Grosseto lunedì 25 aprile. «La guerra alle porte dell’Europa – ha detto il presidente dell’Anpi Luciano Calì – riguarda tutti noi. E contro quella barbarie dobbiamo combattere». In corteo ha sfilato anche Nello Bracalari, staffetta partigiana che guidato la manifestazione con il suo fazzoletto al collo e la bandiera in mano.
Aperto dalla filarmonica Città di Grosseto, che ha accompagnato il corteo con Bella Ciao, tutti i rappresentanti delle istituzioni civili e religiose si sono date appuntamento al parco della Rimembranza, dove la prefetta Paola Berardino ha reso omaggio ai caduti deponendo la corona d’alloro. Poco distante dal monumento ai caduti e dai rappresentanti delle forze armate schierati, un gruppo di donne ucraine ha cominciato a cantare le canzoni della resistenza del loro popolo, ricevendo l’abbraccio e l’applauso di tutte le persone presenti.
Dopo la deposizione della corona, il corteo è arrivato in piazza Dante per il comizio finale, durante il quale è stato ribadito di nuovo la ferma opposizione alla guerra in Ucraina e sottolineati i valori della Resistenza.
GROSSETO. La Coppa Italia di beach tennis Tpra a squadre arriva a Grosseto.
Sabato 23 e domenica 24 è in programma, alla Cittadella e ai campi dell’Uisp, la tappa toscana della Coppa Italia nazionale di beach tennis Tpra a squadre, prequalificazione alla fase nazionale.
Tpra (acronimo di Tennis Program Ranking Amateur) è un settore della Fit riservato ai non agonisti. Nel beach tennis è ammessa anche la quarta categoria, quindi i giocatori fino alla classifica 4.1.
«Sono la parte più numerosa degli amanti di questo sport – dice Luca Giabbani, dell’Asd Bttc di Grosseto -, per questo in Italia ci sono oltre cento squadre e 17 in Toscana. E la cosa bella è che verranno a Grosseto da tutte le province dove questo sport è praticato».
Il beach tennis in Toscana è giocato soprattutto a Grosseto, Pisa, Viareggio e Carrara.
Saranno due giorni di grande beach tennis e grande divertimento, l’ultimo torneo indoor prima dell’inizio della stagione outdoor che, fra Marina e Principina, ci regalerà un’estate intensa.
Obiettivo Milano Marittima
Sono in programma tornei maschili e femminili, le prime due squadre vanno a Milano Marittima
Il programma prevede sabato 23 il maschile, con i gironi di qualificazione sia alla Cittadella che alla Uisp. A seguire, nel primo pomeriggio, tabellone a eliminazione diretta alla Cittadella e di consolazione alla Uisp.
Domenica il femminile, tutto alla Cittadella, con i gironi al mattino e eliminazione diretta e consolazione nel pomeriggio.
Le prime due squadre del maschile e le prime due squadre del femminile andranno dal 2 al 5 giugno al master nazionale Tpra (tennis, padel e beach tennis) in programma a Milano Marittima.
GROSSETO. Se un po’ di ispirazione gliel’ha data il panorama che si vede dalla cantina Val delle Rose, il libro non potrà essere che da leggere.
Di sicuro un bel ruolo lo hanno giocato anche le sue passioni che, con la letteratura di Carver e la musica di Springsteen, sanno di grande racconto.
Daniele Pratesi, dopo tanti racconti brevi, ha proposto un manoscritto “Guarda dove vai” alla casa editrice milanese “bookabook”, e poco dopo è stato contattato.
Il libro è entrato in una campagna di crowdfunding, e ora, raggiunto l’obiettivo di 200 copie vendute, sarà ufficialmente pubblicato e distribuito nelle librerie nazionali fisiche e online.
La pagina del crowdfunding per il libro
L’obiettivo è stato raggiunto dopo soli due giorni, e tuttora il libro sta continuando a vendere. Chi fosse interessato, può trovarlo al seguente link: https://bookabook.it/libro/guarda-dove-vai/
La vita di tutti i giorni diventa un racconto
Il libro è una raccolta di 16 storie che parlano di persone comuni alla presa con la vita di tutti i giorni. «Mi piace osservare, parlare del quotidiano – dice Daniele – Le storie parlano di uomini e donne che magari sono rimasti delusi, ma allo stesso tempo dimostrano di avere speranza e voglia di vivere. Persone che si rimettono in discussione».
«Il libro è un viaggio dentro il realismo dominato dai sentimenti: si parla di amore, amicizia, gratitudine, perdono, segreti svelati» precisa Daniele.
Ognuno di noi potrebbe rivedersi all’interno di alcune vicende umane espresse così apertamente. Le azioni si svolgono in ambientazioni e scenari diversi, che fotografano la società di oggi tramite i piccoli gesti e le parole dei personaggi stessi.
L’autore
Daniele è nato a Grosseto l’8 febbraio 1981. Laureato in scienze politiche, lavora nel mondo del turismo, dove ha iniziato per pagarsi gli studi.
(Foto di Andrea Fabbreschi)
Attualmente è hospitality manager alla cantina di Val delle Rose, a Poggio la Mozza, e visto il suo amore per la scrittura, questa prossima pubblicazione rappresenta un piccolo sogno.
Le sue giornate fuori dal lavoro sono dedicate alla famiglia, e alle sue passioni: la scrittura, la lettura, ascoltare musica e andare al cinema.
Passioni che lo hanno sicuramente aiutato a sviluppare il suo talento, come l’amore per la letteratura americana, ma anche il realismo in senso lato: «Molte storie nascono da questa passione – dice – Mi piace lavorare sulla parola, sui dialoghi, e arrivare con poche parole al lettore. Ricerco sempre una forma asciutta e semplice, che ben rappresenti la realtà. Il racconto nasce di parola in parola, non so bene cosa andrò a scrivere all’inizio, tutto si forma da una frase o un aneddoto che mi balza in mente. È una delle cose che mi diverte di più».
«Nel racconto si lavora sulle parole come i sarti fanno sugli abiti – conclude Daniele – il racconto breve mi affascina anche per la sua forma, riesce a contenere molto in poco spazio, e riuscire a “cucirlo” è un lavoro che mi appassiona. Vedo un racconto breve un po’come una canzone di 3 minuti, un pezzo che l’ascoltatore (il lettore) si fa suo, dandogli il suo significato, magari riascoltandolo più volte. Da grande appassionato di musica, ho sempre pensato che una canzone la fai tua al terzo ascolto, è lì che ne assorbi l’energia ed il significato. Sarebbe bello fosse così anche per i miei singoli racconti».
I suoi racconti sono stati pubblicati sulle riviste letterarie Birò, Quaerere, Read Il Magazine, sull’antologia dei contest letterari “Scrivere è libertà” (Radio Scream Italia – Just Kid Magazine), “Scrivi un racconto di sei parole” (Ivvi Editore) e “Storie di Natale” (Tempra Edizioni). Un ultimo racconto è di prossima pubblicazione sulla rivista letteraria Salmace.
GROSSETO. Un padre che esce da casa, per andare al solito bar e che non rientra più. Che viene ritrovato poche strade più in là, disorientato e confuso. Una mamma che non riesce più a mangiare perché il colore del cibo è troppo uguale a quello del piatto.
Quando un familiare si trova di fronte a malattie come Alzheimer e demenza, la prima sensazione che prova è quella di smarrimento. Perché chi si ama, diventa un’altra persona che va imparata di nuovo a conoscere e ad amare.
Una formazione intensiva per parte del personale che lavora nell’assistenza domiciliare per persone affette da demenza. L’obiettivo è stato quello di dare strumenti per la gestione del rapporto con le persone affette da questa patologia e dare modo anche alle coordinatrici di indirizzare, nel futuro prossimo, con consigli e suggerimenti anche altri operatori.
Aurida Pardini
L’anno scorso la formazione è stata portata avanti in collaborazione con l’animatore di Firenze e con l’ con l’Aima, coinvolgendo operatori e operatrici dell’assistenza domiciliare di Grosseto e Orbetello.
Una volta acquisito questo bagaglio, Pardini con tre operatori di Uscita di sicurezza ha creato il primo gruppo di assistenza alle persone affette da demenza. «Un gruppo che è cresciuto negli anni – spiega – soprattutto perché i familiari delle persone affette da malattie neurodegenerative, spesso si sentono soli e soprattutto credono di non avere gli strumenti necessari per accudire al meglio i propri cari».
Grazie al progetto Aida, che si occupa dell’assistenza domiciliare da chi è affetto da demenza, i familiari hanno cominciato a chiedere l’intervento di Uds e alla fine di settembre, è nato il primo gruppo al quale hanno partecipato i familiari di assistiti di Grosseto e Orbetello.
Ora però, l’esperienza di Uscita di sicurezza è diventata nazionale: le persone che fanno parte del gruppo sono per lo più grossetane, ma ci sono anche assistiti di Cecina, Trieste, Roma, Bologna, Bari e uno addirittura a Bruxelles.
«Il passaparola ha fatto crescere questo servizio tantissimo – dice Pardini – e nonostante la pandemia siamo riusciti a portare avanti il gruppo riunendoci una volta ogni due settimane su Zoom».
Dal grembiulino sensoriale ai colori sulla porta
Confronto, scambio, supporto reciproco: è questo quello che avviene nel gruppo organizzato da Uscita di sicurezza per i familiari di persone con malattie neurodegenerative. All’interno del gruppo le interazioni sono continue. Si studiano sistemi per rendere le case più a misura di paziente, per risolvere i problemi che si presentano quotidianamente. «I tappeti, per fare un esempio – spiega Aurida Pardini – se troppo scuri vengono percepiti come buchi neri, possono essere pericolosi perché se non visti è facile inciamparci. Così come la tovaglia sul tavolo che dovrebbe essere monocolore, per non confondere chi è affetto da queste malattie».
Grazie al protocollo realizzato da Aurida Pardini con Francesca Gambassi, l’animatrice che collabora al progetto, ogni assistito riceve un compito da svolgere che possa dargli soddisfazione e che lo tenga così attivo aumentando al tempo stesso autonomia e fiducia in se stesso.
«Noi riceviamo molto più di quello che diamo – dice Pardini – e soprattutto ci mettiamo alla prova continuamente. Molte persone ci arrivano dai servizi, la difficoltà maggiore è spesso quella di capire quali siano le reali esigenze dell’assistito, per poi trovare forme creative per aiutarlo».
Come è successo quando Aurida, prendendo spunto da un familiare del gruppo, ha creato il grembiulino sensoriale, un grembiule da indossare sul quale sono cuciti alcuni oggetti da riconoscere toccandoli o quando è nata la rivista che viene utilizzata dagli assistiti, che stimola tutte le funzioni cerebrali delle persone che ricevono assistenza. «Ovviamente le schede che vengono proposte sono personalizzate – dice Pardini – e servono proprio a stimolare per ciascuno la propria funzione».
Informazioni e contatti
Per informazioni sul progetto dedicato all’assistenza delle persone affette da malattie neurodegenerative, potete rivolgervi a Uscita di sicurezza, via Ximenes 10. La sede è aperta dal lunedì al venerdì, riceve nel rispetto delle misure anti Covid su appuntamento.
Per informazioni è possibile chiamare i numeri 331 6933813 – 348 9309417 o inserire la propria richiesta al link presente sul sito della cooperativa.
GROSSETO. La Polizia di Stato ha celebrato, anche a Grosseto, così come in tutte province d’Italia, il 170° anniversario della sua fondazione.
Una storia importante quella della Polizia che, iniziata nel 1852, si è evoluta attraverso varie fasi, ha attraversato tre secoli, due guerre mondiali, fenomeni gravissimi come il terrorismo delle brigate rosse, le stragi di mafia, il terrorismo internazionale e tutto ciò che di più grave ha riguardato l’ordine e la sicurezza pubblica del paese.
Durissime prove che le donne e gli uomini della Polizia di Stato hanno sempre superato con impegno, orgoglio, sacrificio e, purtroppo, anche versando sangue per adempiere fino in fondo al proprio dovere di servire l’Italia.
La Polizia di Stato è un pezzo rilevantissimo della storia d’Italia ed uno dei pilastri della nostra democrazia.
L’anniversario a Grosseto
Anche quest’anno la manifestazione per l’anniversario è stata caratterizzato dallo slogan “Esserci Sempre”, motto ormai divenuto parola d’ordine per gli appartenenti alla Polizia di Stato.
Alle 9.30 il questore di Grosseto Antonio Mannoni ha deposto una corona di alloro alla lapide che ricorda il sacrificio dei caduti della polizia di Stato, all’ingresso della Questura, come segno tangibile verso tanti operatori della polizia che hanno servito lo stato fino al sacrificio estremo della propria vita.
Successivamente, alle ore 11.30 il questore ha sfilato di fronte ad un picchetto in armi e ad una rappresentanza delle varie specialità della polizia di Stato presenti sul territorio provinciale, schierati nei pressi dell’ingresso del Teatro degli Industri. Nel Teatro poi la celebrazione è proseguita, alla presenza di tutte le più alte autorità civili, religiose e militari.
L’autovelox della polizia stradale
Sono stati letti i messaggi del presidente della Repubblica, del Ministro dell’interno e del Capo della polizia – direttore generale della Pubblica Sicurezza, prefetto Lamberto Giannini. Il Questore Mannoni, dopo aver ringraziato tutti gli intervenuti, ha tenuto un discorso nel quale, partendo da considerazioni sulla modernità della legge di riforma della Polizia e sulla sua importanza, ha tracciato il quadro dell’attività in Provincia di Grosseto portata avanti in questo ultimo anno.
L’attività della polizia in provincia
Sono oltre 5.000 le autopattuglie e più di 10.000 gli operatori impegnati nelle operazioni. Oltre 47.000 le persone controllate, 19.000 veicoli e quasi 20.000 documenti di identità verificati. 3.500 i posti di controllo, e oltre 9.000 le chiamate arrivate alla centrale operativa attraverso il 112. Da queste chiamate sono partiti oltre 5.500 interventi operativi delle pattuglie.
Ingenti sono stati i quantitativi di varie sostanze stupefacenti sequestrati. Rilevanti anche i dati che hanno fatto registrare, la polizia stradale, la polizia postale e quella ferroviaria. L’intensa attività operativa ha avuto supporto anche tramite una maggiorazione delle pattuglie presenti in strada, ed il rinforzo di un cospicuo numero di agenti di recente trasferiti nella nostra questura.
La valigetta della polizia scientifica
Il questore Mannoni ha concluso il discorso con i migliori auguri agli intervenuti ed a tutti i suoi collaboratori, ai quali ha chiesto di continuare a dimostrare assiduità nel servire lo Stato, con professionalità, sacrificio ed impegno.
Un affettuoso ricordo è stato rivolto al questore Fernando Giusti, amiatino di nascita, scomparso nei giorni scorsi all’età di 106 anni.
La consegna dei riconoscimenti
La cerimonia è proseguita con la consegna dei riconoscimenti al personale che si è particolarmente distinto in importanti operazioni di polizia.
Sono stati premiati con un encomio del capo della polizia di Stato: il vicequestore aggiunto della polizia di Stato Armando Buccini, il sostituto commissario Paolo Bischeri, il vice ispettore Massimiliano Fioravanti, gli assistenti capo coordinatore Francesco Dragoni,Vincenzo Pagano e Alessio Innocenti, per importanti operazioni di polizia giudiziaria nelle quali hanno dato prova di alta professionalità, attaccamento al dovere ed intuito investigativo.
Momento finale, ma non certamente ultimo per importanza, è stata la premiazione degli studenti vincitori dell’edizione di quest’anno per il concorso “Pretendiamo Legalità”. Sul palco sono salite due applauditissime ospiti: l’attuale vice presidente del Coni Alessandra Sensini (grossetana, plurimedagliata campionessa olimpica di windsurf) e la campionessa mondiale di eptathlon, l’ucraina Hanna Kasyanova. Entrambe hanno richiamato l’attenzione dei presenti sull’importanza dello sport come veicolo di valori, di rispetto delle regole e della legalità, nonché come strumento di promozione della pacifica convivenza tra persone e popoli.
Alessandra Sensini e Hanna Kasyanova hanno premiato i giovani della classe 1ª B dell’Istituto Tecnico Agrario Leopoldo di Lorena, 3ª E dell’Istituto Comprensivo “Grosseto “, la classe IV A dell’Istituto Comprensivo Monte Argentario ed altri studenti, parte di un gruppo di diverse classi dell’Istituto Isis Leopoldo Secondo di Lorena.
L’intera manifestazione è stata accompagnata dalla Corale Puccini e dalle armonie proposte dal Liceo musicale e coreutico “L. Bianciardi”.
GROSSETO. Se il Grifone ha ancora una piccola speranza di salvarsi è merito di un gol incredibile.
Siamo al 1′ minuto di recupero di Modena-Imolese. Le due squadre sono sull’1-1, dopo la rete di Pergreffi al 69′ e il pareggio, su un rigore molto molto generoso, di Liviero all’87’.
Il rinvio del portiere dei padroni di casa, Riccardo Gagno, 24 anni, peraltro ex Grosseto, scavalca il collega che difende la porta ospite, Gianmaria Rossi, e regala il gol del definitivo 2-1 al Modena. Che così, vincendo il 14 aprile a Gubbio, avrà la certezza della promozione diretta in Serie B.
E, soprattutto, lascia l’Imolese a un solo punto di vantaggio sul Grosseto.