Protesta dei trattori, il presidio arriva a Grosseto

Gli agricoltori in piazza Barsanti

GROSSETO. La protesta degli agricoltori è arrivata nel capoluogo, intorno alle 14 di mercoledì 29 gennaio, con una lunga colonna di trattori, che durante il viaggio sull’Aurelia ha inevitabilmente creato code e rallentamenti.

Il presidio a Capalbio prima della partenza
Il presidio a Capalbio prima della partenza

C’erano fino a 10 km di coda sull’Aurelia, intorno all’ora di pranzo.

La colonna di mezzi, circa 50, una volta giunta in città ha fatto ingresso in piazza Barsanti.

Nell’occasione dell’arrivo della protesta Grosseto, una delegazione è stata ricevuta dal prefetto di Grosseto, Paola Berardino, alla quale sono state presentate le istanze e le problematiche che riguardano il comparto.

La colonna di trattori entra in città
La colonna di trattori entra in città

Gli agricoltori «Dopo un anno costretti a tornare di nuovo in piazza »

«A distanza di un anno , scendiamo nuovamente in piazza perché il governo non ha raccolto nessuna delle nostre istanze – commentano Luca Giacomelli e Salvatore Fais, promotori della mobilitazione- al contrario il governo si sta facendo promotore di iniziative che vanno nella direzione opposta, come il piano Mattei per L’Africa, vendendolo come un aiuto ai paesi meno sviluppati, ma causando così una concorrenza sleale sul costo della manodopera e quello di produzione, o il trattato di libero scambio tra Ue Mercosur».

La partenza dei trattori da Capalbio
La partenza dei trattori da Capalbio

«Siamo molto stanchi di tutto ciò, per questo la protesta sarà più dura e determinata, martedì 4 febbraio partiremo alla volta del porto di Civitavecchia, da li ci dirigeremo a Roma dove porteremo la nostra protesta, insieme agli agricoltori di Lombardi, Veneto ed Emilia-Romagna».

La polizia stradale
La polizia stradale

Gli agricoltori chiedono alle istituzioni la possibilità, con leggi e regolamenti, di trovare una soluzione per ottenere un prezzo equo per i loro prodotti, in funzione dei reali costi sostenuti, nonché di regolamentare, controllare e sanzionare, eventualmente, le pratiche sleali. 

C’è poi il nodo burocratico « Chiediamo meno pratiche e  buon senso – proseguono gli agricoltori –  ma al contrario gli adempimenti e i costi aggiuntivi continuano ad aumentare, come dimostra l’introduzione del quaderno di campagna elettronico. Inoltre, abbiamo chiesto la liberalizzazione totale dei centri di assistenza agricola scongiurando il monopolio degli stessi a favore delle associazioni di categoria. Anche su questo fronte, il Governo non ha dato risposta. Un’altra problematica su cui non abbiamo avuto riscontro, nessun risultato, nessuna idea di lavoro: nel 2026 è prevista la fine delle agevolazioni sul gasolio agricolo e non vorremmo trovarci con decisioni prese di fretta e male. Abbiamo chiesto qual è la strategia di uscita prevista ancora un anno fa».

I trattori disposti in piazza Barsanti
I trattori disposti in piazza Barsanti

IL VIDEO

 

 
 
 
 
 
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Il Caseificio di Sorano a fianco degli agricoltori in protesta

Anche il caseificio di Sorano sostiene la mobilitazione degli agricoltori.

«Siamo vicini agli agricoltori e allevatori che stanno manifestando in tutta Italia , in particolare, a quelli del nostro territorio-  dichiara il presidente del Caseificio di Sorano Luciano Nucci- senza un intervento deciso da parte delle istituzioni, molte aziende rischiano di chiudere e con loro si perderebbero tradizioni, cultura e un intero tessuto economico che garantisce occupazione e sviluppo. Da oltre sessant’anni il caseificio di Sorano lavora a stretto contatto con gli allevatori del territorio, trasformando il loro latte in prodotti di qualità che rappresentano un’eccellenza locale. Oggi, più che mai, l’azienda riconosce l’importanza di sostenere chi opera nel settore primario, perché senza agricoltura e allevamento non può esistere alcuna filiera agroalimentare».

Il caseificio di Sorano sostiene la protesta
Il caseificio di Sorano sostiene la protesta

L’impegno della polstrada

È stata una giornata di super lavoro quella di mercoledì 29 gennaio per gli agenti della polizia stradale, che hanno scortato il corteo di trattori da Capalbio a Grosseto e ritorno. 

 

Dodici ore di turno, sette auto e quattro moto sono state impiegate per il servizio. 

 

La scuola Rodari raccontata dal ministero dell’Istruzione

Progetto scuola Rodari Follonica

FOLLONICA. C’è anche la nuova scuola Rodari di Follonica tra quelle selezionate dal ministero dell’Istruzione per raccontare i lavori agli istituti scolastici finanziati con il Pnrr

Nel maggio del 2022 l’Amministrazione comunale di Follonica, allora guidata dalla giunta del sindaco Andrea Benini, ha ottenuto dal ministero dell’Istruzione 1 milione e 800 mila euro per ricostruire la scuola elementare Rodari di via Palermo, nel quartiere Senzuno. Il progetto di Follonica è risultato sesto nella graduatoria regionale.

Guarda il video della nuova Scuola primaria “G. Rodari” di Follonica (GR)

Una scuola ecologica e sostenibile

La nuova scuola sarà ecologica e sostenibile, sia dal punto di vista dell’impiego di materiali riciclati e riciclabili, con prevalenza di quelli naturali di minore impatto ambientale e più salubri. Sarà efficiente dal punto di vista energetico, perché studiata secondo i principi dell’architettura solare passiva, utilizzando le dotazioni impiantistiche solo per la parte residuale di energia, prodotta comunque di fonti rinnovabili. L’edificio scolastico sarà infatti improntato alla massima efficienza dal punto di vista energetico e al minor impatto ambientale, conseguendo i requisiti di un edificio nZEB (nearly Zero Energy Building), così come definito nella Direttiva Europea. Non solo: sarà accessibile a tutte tutti.

 «Al momento». spiega l’architetto Gianluca Goi, «stiamo ultimando le fasi di realizzazione delle platee di fondazione con la realizzazione delle nervature. Il termine ultimo del cantiere che abbiamo fissato è marzo 2026».

Il progetto del nuovo edificio prevede uno spazio centrale, fulcro tra ambiti diversi, con la finalità di tenere insieme la scuola con la città: un cuore centrale attorno al quale si alterneranno spazi interni ed esterni, pubblici e privati. Questa Agorà si caratterizzerà per la presenza di diversi elementi fondamentali come il patio centrale, la doppia altezza per mettere in comunicazione i due piani della scuola, la gradonata che, come tutti gli altri spazi della scuola, è stata pensata per avere molta flessibilità, la stessa flessibilità che caratterizza anche le aule, con pareti divisorie mobili. “La didattica”, dice la Dirigente scolastica Elisa Ciaffone, «è cambiata in questi anni e l’edilizia scolastica deve favorire questo cambiamento».

Tutti i protagonisti del video

Nel video, oltre alla dirigente Ciaffone e all’architetto Goi, compaiono l’architetta Veronica Minucci, l’attuale assessore ai lavori pubblici Giorgio Poggetti, gli studenti Gabriele e Giulia, le insegnanti Mary Fargnoli e Alessandra Martinelli e la mamma Kety Falchi.

 

Il video del ministero

Ecco il video pubblicato dal ministero dell’Istruzione 

Sputi, mano sulla bocca, fascette e minacce di morte – IL VIDEO

Un fotogramma del video dei carabinieri

VITERBO. Cinico, senza freni né remore. Capace di lasciare un’anziana senza cibo, capace di afferrarne un’altra e scuoterla più volte fino a scaraventarla sulla sedia a rotelle dopo averle sputato sui pantaloni del suo pigiama. 

È quello che emerge dalle 256 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dalla giudice per le indagini preliminari Savina Poli nei confronti di Carmine Battiloro, 23 anni di Pitigliano, rinchiuso nel carcere di Mammagialla con l’accusa di maltrattamenti, insieme ad altri due colleghi, nei confronti di 21 anziani ospiti di Villa Daniela. Struttura che si trova a Latera e che si è già conquistata il brutto soprannome di “ospizio degli orrori”. 

Orrori, perché commessi contro anziani inermi, spesso non autosufficienti che soprattutto non avevano alcun modo di difendersi. Orrori raccontati da alcune ex operatrici che ad aprile del 2024 si sono presentate alla stazione dei carabinieri per denunciare i loro ex colleghi. Tre persone sono finite in carcere, tre sono state sospese dal servizio. 

Bestemmie e minacce: le violenze del pitiglianese

Un’inchiesta nella quale uno dei protagonisti, suo malgrado, sembra proprio essere il 23enne pitiglianese, operatore socio sanitario che lavorava nella struttura. E che non si faceva alcun scrupolo – almeno a leggere le carte – di bestemmiare in faccia agli anziani ospiti, offenderli, minacciarli. «Zitta zitta, sennò ti meno», dice a una. «E piangi, tanto non ce frega un c… che devi piagnere», gridava a un’altra. 

Un’immagine dei maltrattamenti

Un’altra paziente si è trovata con i polsi legati alle sponde del letto con delle fasce di contenzione: «Al terzo te lavamo con l’idropulitrice. Morirai, di sporco. Morirai prima o poi, spero presto per te, così la smetti di rompe il c….». 

Una ventina, gli episodi contestati al ragazzo da marzo a ottobre dell’anno scorso. Maltrattamenti ripetuti, fatti di minacce e bestemmie ma anche di strattonamenti. Di incuria nei confronti di anziani fragili. Come quando avrebbe lasciato una donna che non poteva mangiare da sola senza cibo. Senza imboccarla, fino a quando è intervenuta una sua collega. 

A una donna, invece, aveva fatto cantare “Mamma son tanto felice” per poi farla piangere come una bambina ricordandole che la madre era morta: «È apparso divertito e soddisfatto. Rideva della situazione, quasi compiaciuto di avere torturato la signora», ha raccontato una delle operatrici ai carabinieri.

L’accusa: «Era particolarmente manesco e crudele»

Era «particolarmente manesco e crudele», Carmine Battiloro, secondo le accuse delle operatrici socio sanitarie che si sono rivolte ai carabinieri e hanno dato il via alle indagini. 

Crudeltà che veniva riversata sugli anziani ospiti. Come quando una donna di 85 anni che avrebbe provato disagio nel farsi assistere, cambiare i pannoloni e farsi fare la doccia da un uomo, sarebbe stata colpita dal 23enne.

Battiloro avrebbe reagito con violenza alla resistenza dell’anziana, che sarebbe stata ripetutamente presa a schiaffi sulla testa e strattonata così brutalmente da urtare contro le sponde anticaduta del letto. Avrebbe iniziato a urlare, piangere e implorare: «Basta, basta». A soccorrerla una delle operatrici che ha denunciato, alla quale il collega avrebbe risposto in tono minaccioso: «Fatti i c… tuoi, non mi insegni tu come fare il mio lavoro».

 

Concordia, 13 anni fa la tragedia. Il video che ricostruisce tutto

La Costa Concordia adagiata al Giglio dopo il ribaltamento

ISOLA DEL GIGLIO. L’impatto con lo scoglio delle Scole avvenne alle 21,45’07” del 13 gennaio 2012. Era un venerdì 13, ma la cabala non c’entra nulla. Fu una manovra sbagliata a causare il disastro, che portò con sé 32 vittime al momento del ribaltamento della Costa Concordia su un fianco, la vittima numero 33 è un sub che morì durante i lavori per la realizzazione della piattaforma sulla quale far ruotare la nave.

La vicenda risale a 13 anni fa, ma ancora è forte l’emozione per un dramma che, a livello mediatico, ha avuto un impatto secondo solo alle Torri gemelle di New York.

Il video di MaremmaOggi

Noi di MaremmaOggi abbiamo realizzato un video, in occasione dei 10 anni dalla tragedia, che ricostruisce tutta la vicenda, fino alla condanna del comandante Francesco Schettino, ancora in carcere a Rebibbia, dove sta scontando 16 anni. Con qualche permesso, per tornare qualche giorno nella sua Meta, vicino a Sorrento.

Il ricordo della Misericordia di Porto Santo Stefano

A ricordo di quell’evento, è possibile scaricare anche il “Diario di un soccorso”, di Roberto Cerulli, che racconta l’impegno della Confraternita di Misericordia di Porto S. Stefano in occasione del naufragio della nave Concordia all’Isola del Giglio. 
 
«Scrissi questo diario per memorizzare e fermare quei momenti, quei volti, quelle sensazioni e quelle emozioni. Le nostre ambulanze furono le uniche che quella notte raggiunsero l’Isola del Giglio.
Eravamo là a portare soccorso e conforto: a distanza di anni, rileggere queste pagine e rivedere queste foto, emoziona ancora e mi fa rivivere le sensazioni di quella notte, di quella brutta notte».
 

A Follonica la più grande collezione di genotipi di olivo

FOLLONICA. Quell’edificio bianco lungo la vecchia Aurelia, sul quale campeggia la scritta “Santa Paolina”, a due passi dal quartiere San Luigi, è lì da tempo, eppure è sconosciuto a molti. O meglio, non tutti sanno che proprio lì c’è una delle stazioni più importanti del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa.

 

La missione di Santa Paolina

È dal 1967 che il Cnr ha creato in quel luogo l’Istituto per la BioEconomia (Ibe), dove si fanno ricerche, sperimentazioni e dimostrazioni in campo agricolo con particolare riguardo alla salvaguardia della biodiversità, alla produzione, alla valorizzazione tecnologica delle specie legnose e dei loro prodotti e alla valutazione organolettica delle produzioni agroalimentari. La ricerca scientifica applicata all’agricoltura, infine, cerca di affrontare il cambiamento climatico (malattie come la Xylella fastidiosa, ad esempio). In Italia sono sette i laboratori come quello follonichese ma non in tutti viene fatta sperimentazione. A dirigerlo dal 1983 è Claudio Cantini, follonichese di 62 anni, membro del Collegio dei docenti del dottorato di Scienze della Vita dell’Università di Siena.

La storia del territorio è passata anche da qui

Il podere di Santa Paolina faceva parte delle proprietà della famiglia Bicocchi. Furono proprio i Bicocchi, venuti a conoscenza che il Cnr stava cercando in zona una sede dove aprire un proprio laboratorio di ricerca, a decidere di darlo in concessione per vent’anni. Insieme alle mura e i terreni circostanti, utili alla messa a dimora delle piante arboree su cui studiare, sono giunte fino ad oggi vecchie foto di una Follonica ormai perduta, quelle delle iniziative politiche o divulgative che lì si sono svolte. Nel corso degli anni, il lavoro del Centro di ricerche è passato dalla divulgazione del know-how allo studio delle tipologie di piante di produzione antiche, fino alla classificazione di quelle presenti sul territorio.

I risultati ottenuti serviranno per far fronte al cambiamento climatico

L’elaborazione dei dati ottenuti dalle ricerche si sta dirigendo verso l’individuazione delle tipologie di piante più forti e resistenti ai cambiamenti climatici e alle malattie, che ne sono la diretta conseguenza. Se in un primo momento l’intera attività svolta a Santa Paolina mirava ad aiutare gli agricoltori nell’ottenimento dei migliori risultati dalle proprie coltivazioni grazie alla condivisione di scoperte e conoscenze, al giorno d’oggi i risultati finali di tanto studio e sperimentazione, permetteranno alle nuove generazioni di utilizzare piante più adatte a resistere agli eventi climatici.

Un esempio tra molti l’olivo, studiato a Santa Paolina da circa 40 anni nelle sue molteplici varietà (950 sono presenti nei terreni gestiti dal Cnr). Lo stesso vale per gli alberi da frutto come il pero, presente con oltre 300 varietà, il kali, il susino e il pesco che una volta era presente in una collezione di oltre 2000 varietà purtroppo andate quasi tutte perdute. 

Eppure una tale fonte di conoscenza e di storia territoriale, potrebbe essere prossima a vedere la fine della sua attività. Per questo MaremmaOggi ne ha parlato direttamente con Claudio Cantini.

L’intervista a Claudio Cantini

Entrare a Santa Paolina è un’esperienza unica. Come si può pensare di rinunciare a questo patrimonio dopo che lei sarà andato in pensione?

«Il direttore appena nominato si sta già muovendo per trovare una soluzione ma non è pensabile che sia la mia figura a condizionare l’esistenza futura della stazione sperimentale. Purtroppo lavorare a Follonica non è stimolante per un giovane ricercatore in quanto siamo lontani dai laboratori, dall’attrezzatissima area di ricerca di Firenze e dai colleghi. Io sono nato qui e non ho avuto necessità di ambientarmi, mentre difficilissimo e lungo, è stato creare la rete di relazioni senza le quali non è più possibile lavorare ai livelli richiesti dagli standard del Cnr».

L’interazione con le amministrazioni locali, con le scuole, con gli agricoltori che negli ultimi anni stanno rivalutando le loro aziende, con i giovani che intraprendono strade innovative, non potrebbe essere un valore aggiunto da rivalutare tanto da motivare a proseguire il lavoro? 

«Le interazioni con le cooperative e le associazioni agricole ci sono sempre state e sono in essere anche in questo momento, ma spesso sono legate ai soli bandi di settore per il reperimento delle risorse e si esauriscono con la chiusura dei progetti finanziati senza dare vita ad una rete permanente. Le amministrazioni locali, invece, sono da sempre in difficoltà a capire come utilizzare la presenza del Cnr, oppure proprio non se ne curano a partire dal Comune che ci ospita per il quale siamo da sempre dei perfetti sconosciuti. Solo il  Comune di Gavorrano recentemente ha chiesto di partecipare a tavoli tecnici indirizzati allo sviluppo agricolo ambientale del territorio. Le scuole sono le grandi assenti, a partire dagli istituti tecnici e professionali agrari grossetani che ignorano ormai da decenni l’azienda, stretti tra velleità di autonomia scientifica e problemi gestionali. La divulgazione verso le scuole, che rientra nella cosiddetta terza missione, rappresenta però un problema anche per noi in quanto richiede molto lavoro e restituisce quasi nulla in termini di pubblicazioni scientifiche e avanzamento della conoscenza che sono gli obiettivi primari del Cnr, assieme al trasferimento delle innovazioni alle aziende.

Lei tra le tante cose, ha detto che un altro studio importante lo avete fatto sulla farina dei castagni. Ce lo spiegherebbe meglio?

«Nel corso del 2025 sarà organizzata la decima edizione della Rassegna Nazionale Farine di Castagne che si svolge, come ogni anno, a Boccheggiano. Questa iniziativa premia le migliori farine inviate dai produttori di gran parte delle regioni italiane. Una iniziativa del genere ha permesso nel corso degli anni di costituire qui in Maremma una Associazione Italiana Assaggiatori Farina di Castagne che opera a livello professionale. I castanicoltori hanno l’opportunità di far giudicare le proprie produzioni e capire come migliorarne la qualità. La giornata di premiazione vede la partecipazione dei maggiori esperti italiani invitati a discutere di temi legati alla gestione dei castagneti, alle malattie delle piante, alla politica di settore. Dal punto di vista della ricerca invece Cnr ed Università di Siena sono concentrati a capire come conservare più a lungo la qualità delle farine nel tempo in modo da prolungare la loro utilizzazione commerciale.

Se dipendesse da lei, cosa vedrebbe a Santa Paolina?

«Esattamente quello per cui è stata fondata e che è ancora adesso: un centro attivo di ricerca e trasferimento dell’innovazione. In questo momento è una pianta monumentale che sta soffrendo; per trasformarla in una foresta basterebbe soltanto cogliere la sua importanza e puntare qualche soldo su un reale potenziamento. Restituirebbe in poco tempo e non solo a livello locale, ogni singolo euro investito».

 

 

Laguna rosa, migliaia di fenicotteri. Cianchi: «Ecosistema da difendere»

Un'immagine della laguna di Orbetello con migliaia di fenicotteri e, nel riquadro, Fabio Cianchi

ORBETELLO. Fabio Cianchi, orbetellano, una vita al servizio della protezione della natura e degli ecosistemi maremmani. A partire dalla laguna di Orbetello, in questo periodo colorata di rosa da migliaia di fenicotteri.

Oggi in pensione, si dedica interamente all’associazione Occhio in oasi, fondata circa dieci anni fa.

L’associazione, nata per supportare la gestione del Centro di educazione ambientale del casale della Giannella, si è evoluta nel tempo.

«Oggi – spiega Cianchi- ci occupiamo di temi legati al territorio maremmano, andando oltre le oasi, con un impegno sempre più ampio per la tutela ambientale».

Fenicotteri nella laguna di Orbetello (foto Fabio Cianchi)
Fenicotteri nella laguna di Orbetello (foto Fabio Cianchi)

Un passato da responsabile delle oasi della Maremma  

Per oltre 34 anni, Cianchi ha guidato la gestione delle oasi della Maremma: Orbetello, Burano e Bosco Rocconi.

Sebbene oggi segua Bosco Rocconi come volontario per il Wwf Italia, non ha più incarichi per le oasi di Orbetello e Burano.

«La mia carriera è stata dedicata a proteggere queste aree, e ancora oggi mi impegno per sostenere l’ambiente».

Fabio Cianchi
Fabio Cianchi

Lo stato attuale delle oasi

Fabio Cianchi descrive luci e ombre nella situazione ambientale della Maremma.

«Ci sono stati progressi significativi, ma permangono criticità, come lo stato di salute della laguna di Orbetello e problemi nella gestione del territorio e degli ambienti naturali».

Cianchi sottolinea l’unicità della laguna, la più grande della costa tirrenica con quasi 3.000 ettari di acqua, fondamentale per la biodiversità.

«Tuttavia, è un ambiente con un equilibrio precario, che rischia di scomparire senza interventi mirati».

Tra i principali problemi della laguna c’è l’eccesso di nutrienti, che causa eutrofizzazione

I fenicotteri : un simbolo e una speranza  

Nonostante le difficoltà, la laguna ospita spettacoli naturali straordinari, come la recente presenza di circa 6.000 fenicotteri.

«È stato emozionante vederli in gruppo, con circa 150-160 esemplari impegnati nel corteggiamento», racconta.

LE FOTO – I fenicotteri in laguna (foto di Fabio Cianchi)

Tuttavia, avverte: «Non è un indice che la laguna stia bene. I fenicotteri approfittano della situazione eutrofica, ma altre specie possono avere difficoltà».

Per valorizzare questi uccelli iconici, l’associazione Occhio in oasi sta organizzato una bella manifestazione per il prossimo anno, che «adesso, però (sorride) vorrei tenere per me».

Cianchi propone anche la creazione di un’isola artificiale di fango per favorire la nidificazione dei fenicotteri.

«È un progetto fattibile, ma bisogna garantire tranquillità durante la riproduzione, poiché sono estremamente sensibili ai disturbi».

LE FOTO – I fenicotteri in volo (foto di Fabio Cianchi)

L’inizio di un amore per la natura  

Fabio Cianchi racconta i suoi primi approcci con l’ambiente, legati alla tradizione venatoria della sua famiglia.

«Da ragazzo seguivo mio nonno e mio cugino a caccia, ma non ho mai preso il porto d’armi: il mio interesse era osservare la natura».

L’incontro con l’oasi di Orbetello e con Luigi Calchetti, una figura storica del Wwf, ha segnato l’inizio del suo impegno ambientalista. Nel 1989, abbandonò il suo lavoro in un laboratorio di riparazione radio e TV per dedicarsi completamente alla gestione delle oasi.

«Fu una decisione condivisa con mia moglie, un cambio di vita che ci ha accompagnato per 34 anni».

Educare e sensibilizzare per migliorare l’ambiente

Per Fabio Cianchi, l’educazione ambientale è fondamentale.

«Bisogna sensibilizzare le persone e combattere la controinformazione che minimizza i cambiamenti climatici».

Sottolinea come molte previsioni degli anni ’70, come l’innalzamento del livello del mare, si siano avverate.

«È necessario agire per il nostro futuro, perché siamo parte integrante della natura».

Cianchi invita tutti a fare la propria parte, sottolineando l’importanza del volontariato.

«Abbiamo bisogno di persone che ci aiutino nelle attività di tutela ambientale. Ogni contributo è prezioso per proteggere il nostro territorio e sensibilizzare alla sua bellezza».

Cianchi e le speranze per il 2025

Nel 2025, Cianchi auspica un approccio pragmatico e scientifico per risolvere i problemi della laguna di Orbetello, evitando compromessi inutili. Nel frattempo, l’associazione Occhio in Oasi  continuerà a promuovere eventi, escursioni, mostre e attività educative per valorizzare la Maremma e il suo patrimonio naturale.

«Il nostro obiettivo è far conoscere questi luoghi, affinché tutti possano amarli e proteggerli. Ogni gesto conta, per il bene della natura e delle generazioni future».

Per mettersi in  contatto con l’associazione  Occhio in Oasi scrivere a info@associazioneocchioinoasi.it oppure chiamare il numero 3208223972.

Quando i fascisti uccidevano e picchiavano in Maremma

Sandra Zanelli e Oriano Negrini, Storie di resistenze

GROSSETO. Ci sono storie di violenze, di soprusi, di morti, che sono rimaste sepolte sotto dita e dita di polvere. Negli archivi del tribunale di Grosseto, dove, nel Dopoguerra, sono stati celebrati i processi ai fascisti che ne sono stati i protagonisti

Storie di violenze, rastrellamenti, omicidi avvenuti nella nostra provincia, dove il sangue delle vittime ha macchiato la Maremma da nord a sud. Da Follonica a Manciano, da Grosseto a Orbetello. Oriano Negrini e Sandra Zanelli, cancelliere del tribunale di Grosseto, ex archivista e appassionato di storia il primo e funzionaria del tribunale la seconda, tornano in libreria con una nuova raccolta di storie: “Storie di Resistenze. Dieci screziature di nero e altre ombre”, che prosegue il cammino cominciato con lo studio del fascicolo sull’omicidio di Norma Parenti. 

A distanza di un anno e mezzo dall’uscita de “L’ultimo giorno insieme a Norma Parenti”, sabato 11 gennaio alle 16, Negrini e Zanelli presenteranno alla sala Pegaso di palazzo Aldobrandeschi, il loro ultimo lavoro, edito da Betti. 

La Resistenza degli eroi sconosciuti

I libri di storia raccontano le grandi stragi operate dai nazifascisti. Ma dei piccoli eroi resistenti, quelli che hanno cercato di opporsi alla barbarie anche nei borghi della Maremma, denunciando pestaggi, testimoniando nei casi di omicidi, in pochi hanno parlato. «Ci sono stati tantissimi altri episodi anche nella nostra provincia – spiega Sandra Zanelli – che non vogliamo che siano dimenticati. Violenze, soprusi, rastrellamenti, omicidi. Atti che sono avvenuti fin dal nascere del fascismo, non soltanto alla fine della guerra». 

Dieci di questi sono stati ricostruiti da Zanelli e Negrini attraverso i fascicoli trovati nell’archivio del tribunale di Grosseto. Fascicoli a volte difficili da leggere e decifrare, pieni di fogli scritti a mano, qualche volta a matita. Frasi cancellate dallo scorrere del tempo. 

«Sono dieci episodi, quelli che abbiamo selezionato – aggiunge Zanelli – che testimoniano la voglia di resistere. Sono piccole storie di resistenza che raccontano il coraggio di denunciare di uomini e donne che hanno vissuto clima di vessazione e di violenza diffuso in quegli anni anche nella nostra provincia». 

Salvato da una monetina nel taschino della giacca

La morte del tenente Gino, quella degli antifascisti calpestati e uccisi in pieno centro. O quella di Giuseppe Manzo, salvato da una monetina che teneva nella tasca della giacca. E ancora, la scazzottata alla partita di calcio tra San Donato e Paganico del 4 novembre 1945 e il delitto orchestrato da Cecilia Menichetti a Castell’Azzara, che fece uccidere il marito del quale non era più innamorata, Igino Contorni, cercando di farlo passare come un delitto di stampo politico. 

«Ogni caso presenta una propria specificità – spiega Oriano Negrini – Abbiamo cercato di ricostruire, attraverso i documenti presenti nei fascicoli del tribunale gli episodi più significativi, che sono intervallati da casi meno importanti. Casi che fanno da cuscinetto tra l’uno e l’altro e che raccontano un clima di violenza e soprusi che non si è arrestato con la fine della guerra».

Un lavoro, quello condotto dai due appassionati di storia, che testimonia la loro imparzialità di fronte al materiale esaminato. «Abbiamo trovato anche diversi incroci tra queste storie – aggiunge Negrini – Quello che emerge da questi documenti, è che il periodo più truce nella nostra provincia è stato quello tra maggio e giugno 1944».  

Storie di resistenze, storie di tutti

Non un libro di storia ma la narrazione, quasi fosse cronaca giudiziaria, di dieci storie di Resistenza che vale la pena non lasciar sbiadire come le pagine dei fascicoli. 

Negrini e Zanelli, che sono partiti dal fascicolo sull’omicidio di Norma Parenti, hanno trovato tantissimo altro materiale sul quale lavorare. «C’è molto materiale ancora da leggere, valutare e raccontare – spiegano i due autori – Storie di proto resistenza, ad esempio, che vale la pena portare alla luce. Siamo convinti che la storia sia di tutti ed è per questo che ci siamo concentrati su quei documenti che rischiavano di restare sepolti nell’archivio. Per rendere giustizia a chi ha resistito, permettendoci di vivere da donne e uomini liberi».

La locandina dell’evento alla sala Pegaso

Il libro “Storie di Resistenze. Dieci screziature di nero e altre ombre” sarà presentato sabato 11 gennaio alle 16,30 alla sala Pegaso. Ci saranno Daniela Castiglione, presidente sezione Anpi Carla Nespolo e i giornalisti Luciano Calì (Patria Indipendente) e Francesca Gori (MaremmaOggi).

Scrive l’inno alla sua terra e lo fa cantare all’intelligenza artificiale

Un cocktail casalingo per le feste

Da sinistra: Martina Giulianini (Il Gabbianbino), in altro Zak Abdiranman (Ego Club) e Daniel Setelia (Lavatoi), In basso Francesco Buglioni, Gabriele Macrì e Lorenzo Totti (Affinity Caffè)

GROSSETO. Cene e aperitivi in casa, ma anche la voglia di stupire e sorprendere i propri ospiti con qualcosa di buono e stravagante. Le feste portano con sé tutto questo. Oltre alla voglia di concedersi un buon drink e rilassarsi a casa. Ce ne sono per tutti i gusti. Ma a quelli classici, quelli che si trovano nei menu dei locali, MaremmaOggi ha chiesto a quattro tra barlady e barman di crearne alcuni per i nostri lettori.

Cocktail invernali perfetti. Ricette da gustare mentre si è con i propri amici oppure sul divano a guardare “Una poltrona per due” o “Il Grinch”.

Certo, questi drink sono stati creati da professionisti del settore, ma la parola chiave dietro ogni ricetta è semplicità. I barman e le barlady che hanno creato questi cocktail sono: Martina Giulianini del Gabbianino, Gabriele Macrì, Francesco Buglieri e Lorenzo Totti dell’Affinity Caffè, Daniel Setelia dei Lavatoi e Zak Abdiranman dell’Ego Club.  

I drink che salvano la cena 

Nel mondo esistono anche cocktails da gustare caldi o senza ghiaccio, come quello che ha creato Zak. Per i cocktail di Zak, Gabriele, Francesco e Lorenzo non serve essere degli esperti, basta avere una tazzina da caffè, una pentola, un colino, un monta latte, cucchiaini e un mestolo

«Ognuno a casa ha quello che serve per questo drink – dice Zak – Come misurino potete usare una tazzina da caffè da 60 millilitri e un monta latte automatico o manuale. Per questo drink vi servirà uno stecco di cannella che accederete con il fuoco e poi metterete nel bicchiere. Nel frattempo montate con il monta latte o a mano 3 cucchiai di zucchero e due tuorli d’uovo. Poi aggiungete una tazzina di whiskey e togliete la cannella dal bicchiere, versateci un caffè lungo. Infine aggiungete la crema con il whiskey nel bicchiere ed è pronto».

Gabriele, Francesco e Lorenzo, hanno pensato di proporvi un drink che in Italia non è molto bevuto. Si tratta dell’Hot Toddy ed è a base di whiskey e sciroppo di zucchero. Quest’ultimo è possibile farlo anche a casa: basta versare in una pentola acqua e zucchero in parti uguali, scaldarli sul fuoco e mescolare fino a che lo zucchero non si è completamente sciolto

«Per questo drink è necessario un pentolino da poter scaldare o una tazza da mettere in microonde – dice Gabriele – Si parte versando 50 millilitri di whiskey nel contenitore, poi vanno aggiunti 20 millilitri di sciroppo di zucchero e 100 millilitri di acqua e poi scaldare tutto insieme, mentre lo si mescola. Infine, versatelo in una tazza, infilare i chiodi di garofano in una scorsa di limone e aggiungetelo al drink».

I cocktail con ghiaccio

Fra Natale, Santo Stefano e la Befana ci sono molte occasioni per invitare qualcuno a casa, che sia per una cena o per leggere un libro da soli. E proprio in questo ci vengono in soccorso i baristi di Grosseto, che hanno creato o replicato qualche cocktail. 

Questi cocktail non sono solo un modo per rilassarsi, ma sono utili anche per scaldarsi. «Ho pensato a qualcosa che porti un po’ di calore e dolcezza in questi giorni – dice Daniel – Basta prendere un bicchiere e del ghiaccio, versare 60 millilitri di wiskey o bourbon, 30 millilitri di campari e 15 millilitri di liquore alla banana nel bicchiere e, infine, basta mescolare. Quest’ultimo può essere cambiato con qualsiasi liquore chiaro che si trova in casa e del gusto che si preferisce».

Poi si sa, non è Natale senza il panettone. «Allora per questo drink ho fatto il whiskey al panettone: basta mettere in infusione il panettone per 3 giorni con il super alcolico e poi filtrarlo – dice Martina – Poi si versa in un bicchiere con il ghiaccio 40 millilitri di whiskey al panettone e 20 millilitri di caffè, dargli una mescolata ed è pronto».

Questi drink sono semplici da replicare a casa, basta un pochino di tempo e pazienza. E così vi regalerete un momento di spensieratezza da passare soli o in compagnia.

Spaccio e degrado: «In via Roma la situazione è migliorata» – IL VIDEO

GROSSETO. Salire sulla Subaru della polizia municipale con l’ispettore Emanuele Pontrandolfo del nucleo di prossimità della polizia municipale di Grosseto come Cicerone. Vedere, per una volta, il centro di Grosseto da un’altra prospettiva. Quella degli agenti che ogni giorno controllano le varie zone della città. Il centro del capoluogo, i quartieri, con personale apposito e anche le frazioni, a partire da Marina di Grosseto. «Che in estate vede crescere a dismisura i suoi abitanti – spiega l’ispettore Pontrandolfo – e che quindi ha bisogno di maggiori servizi dedicati». 

Il nucleo di prossimità della polizia municipale è quello che s’incontra in centro, sulle Mura, nella zona di via Roma. Impegnato con le identificazioni, con i controlli negli esercizi commerciali, per arginare lo spaccio, le situazioni di degrado, la vendita degli alcolici ai minorenni o fuori dall’orario consentito. Per dare, come spiega l’ispettore, risposte alle tante richieste che arrivano dai cittadini

Un nucleo che l’assessorato alla Sicurezza del Comune, guidato da Riccardo Megale, ha voluto implementare proprio per dare un segnale ai cittadini. E per rispondere alle loro tante istanze. 

Le Mura non fanno paura

È già buio quando i lampeggianti delle tre auto della polizia municipale imboccano la salita della sala Eden. Sulle Mura non c’è anima viva. Ci sono i segni lasciati dai ragazzi che fino a poco prima sono stati seduti sul monumento: qualche bottiglia di birra, bicchieri, fazzoletti e cicche spente sui gradini. I cestini ci sono, ma evidentemente non vengono utilizzati un granché. 

Alle 20, i cancelli delle Mura si chiudono. Poco prima, qualche gruppetto di giovani c’è. Uno lo troviamo all’altezza del bastione Maiano. Tutti ventenni, uno di loro avrebbe compiuto gli anni di lì a poche ore, allo scoccare della mezzanotte. Danno i documenti agli agenti che controllano i dati su un palmare. Uno scambio di battute, qualche raccomandazione: «Non buttate le cicche per terra, quando andate via». Un saluto e si riparte. 

Controlli in via Roma: «Le cose vanno un po’ meglio»

Il nucleo di prossimità arriva in via Roma e si ferma davanti al negozio di frutta e verdura di fronte all’Agenzia delle Entrate. Sulla vetrina due cartelli avvertono che in quel negozio non si vende alcol ai minorenni e nemmeno dopo le 21, come prevede il regolamento di polizia municipale. 

I cartelli sulla vetrina del negozio di alimentari in via Roma
I cartelli sulla vetrina del negozio di alimentari in via Roma

«Le cose vanno un po’ meglio, ma il problema dello spaccio resta», dice il titolare del negozio. Gli agenti del nucleo di prossimità della polizia municipale sono lì anche per quello, per raccogliere le segnalazioni che arrivano dai cittadini. La loro presenza, costante, è apprezzata dai negozianti che si sono abituati a chiamarli quando c’è qualcosa che non va. 

Il nucleo di prossimità in via Roma

«Le criticità che ci vengono segnalate – spiega l’ispettore Pontrandolfo – vanno dallo spaccio al degrado. Interveniamo ogni volta che ce n’é bisogno. A volte i cittadini non riescono a comprendere che per risolvere determinate situazioni, come ad esempio far rimuovere un’auto abbandonata, serve un po’ di tempo. La soluzione magari non è immediata, ma il risultato prima o poi lo otteniamo». 

Cantieri, segnaletica, droga: interventi a 360 gradi

Non c’è solo lo spaccio, la mala movida, gli schiamazzi, le bici o le auto abbandonate tra i settori di competenza degli agenti del nucleo di prossimità della polizia municipale. Ci sono anche i controlli nei cantieri, il ripristino della segnaletica nella varie zone della città e tutta la gestione dell’anagrafica e delle comunicazioni ai cittadini

Controlli sulle residenze, ad esempio, o consegna degli atti giudiziari su ordine della Procura. «Ogni giorno al nucleo arrivano più di 100 email da controllare e alle quali dobbiamo dare risposta – spiega l’ispettore – Ai cittadini, ogni volta che riceviamo un esposto o una segnalazione rispondiamo spiegando loro come fare per seguirne l’iter, facendo ad esempio l’accesso agli atti». 

Alessio Pasquini

Un lavoro complesso quello del nucleo di prossimità della polizia municipale del comando di Grosseto. «I controlli del nucleo di prossimità  – spiega il comandante della polizia municipale Alessio Pasquini – sono quelli che fanno percepire maggiormente la nostra presenza sul territorio e che danno un senso di percezione di sicurezza maggiore alle persone. Grazie al lavoro del nucleo, la presenza dei nostri agenti nel tessuto cittadino è costante. L’altra attività prevalente è ovviamente quella dei controlli stradali, anche in questo caso, per garantire la sicurezza degli automobilisti».