Faq di nuovo chiuso, Giuliani: «Si devono cambiare le leggi» – IL VIDEO

GROSSETO. Qualche giorno fa un ragazzino ha spruzzato lo spray al peperoncino su un autobus. «Che cosa facciamo? chiudiamo l’azienda di trasporti?». A porsi, ed a porre ai lettori di MaremmaOggi questa domanda, è Aldo Giuliani, il proprietario del Faq.

Una riflessione a voce alta, quella dell’imprenditore, dopo che giovedì 17 aprile la questura gli ha notificato di nuovo la sospensione della licenza per 15 giorni.

Il motivo? La rissa scoppiata tra un gruppo di ragazzi domenica 13 aprile, poche ore dopo la riapertura del Faq. Che la questura aveva chiuso la settimana precedente. 

Dieci anni di divertimento

Sono dieci anni che Aldo Giuliani ha aperto il Faq, il locale in via Legnano che per la seconda volta in poco più di una settimana ha ricevuto il cartellino rosso dalla questura. Dieci anni in cui le generazioni sono cambiate, così com’è cambiato il modo di divertirsi.

«Il problema dell’inciviltà e della maleducazione – dice Giuliani – è un problema reale. È anche vero che ho un servizio di sicurezza con addetti in numero maggiore rispetto agli anni precedenti. E che pago uno steward anche per controllare l’area del parcheggio, nonostante non sia di mia competenza. Non faccio entrare i ragazzi che possono creare dei problemi». 

Una tavola rotonda per trovare una soluzione

Giuliani ha chiesto la convocazione di una tavola rotonda per cercare di affrontare il problema. «I ragazzi devono imparare a comportarsi bene – dice – Chiudere il mio locale, come chiudere altri locali non è la soluzione. Quello che non succederà vicino al mio locale succederà da altre parti e saremo punto e daccapo. L’intervento che deve essere fatto è più ampio e deve riguardare tutti». 

Due chiusure in due settimane scoraggerebbero chiunque. Non Giuliani però. «Onestamente la voglia di fare impresa passa – dice – Ma ho sempre fatto questo lavoro perché mi piace, perché mi dà la possibilità di far divertire i ragazzi senza costringerli a prendere l’auto per andare fuori città e offrirgli un certo tipo di spettacolo. Mi è passata la voglia? A caldo sì, ma poi ci ragiono e mi rendo conto che non è dettata da me personalmente e allora questo non mi fa passare la voglia ma mi fa arrabbiare e per questo poi ci metto ancora più impegno per fare le cose come devono essere fatte».

 

Cercava il tesoro a Montecristo, sarà estradato

GROSSETO. La Corte d’appello aveva detto di sì all’estradizione. Poi c’era stata anche la Corte di Cassazione ed infine il ministro della Giustizia Carlo Nordio che non si è opposto alle richieste della giustizia Albanese. 

Davide Pecorelli, l’imprenditore umbro scomparso e riapparso al largo di Montecristo 6 mesi dopo, è stato condannato dal tribunale di Scurati a una pena di 4 anni.

Era finito a processo per truffa aggravata, profanazione di tombe, distruzione della proprietà tramite incendio in concorso e attraversamento illecito della frontiera. «Ma ho risarcito le persone che avevo danneggiato – dice – Avevo chiesto di poter scontare la pena in Italia con un regime alternativo. Invece dovrò attraversare il mare». 

La nuova avventura di Pecorelli, una linea di alta moda

Dopo la caccia al tesoro di Montecristo, finita in balia delle onde su un gommone che stava andando alla deriva e dopo i processi, in Albania e a Grosseto, Pecorelli ha deciso di cambiare vita.

Si è sposato con Jonida, una donna albanese, si è laureato e ora ha lanciato anche una sua linea di alta moda che verrà presentata a Parigi. Una linea di abiti da uomo realizzati con tessuti pregiati, come la giacca che ha mostrato durante la presentazione del suo marchio all’Hotel Tiferno a Città di Castello venerdì 28 marzo.

Linea d’alta moda che si chiama “Castello d’If”, realizzata in collaborazione con l’associazione no profit “Il Conte di Montecristo” fondata dall’ex imprenditore e arbitro.

La decisione del ministero

Non c’era solo la giacca in cachemire con bottoni d’oro zecchino del valore di oltre 20.000 euro a tenere banco durante la presentazione della linea di alta moda. C’era soprattutto la vicenda processuale che ha visto protagonista Davide Pecorelli. 

L’imprenditore, dopo aver trascorso mesi in Albania, era rientrato in Italia per ricomparire al largo delle coste di Montecristo, dov’era andato a cercare il tesoro. 

Il tribunale di Grosseto, lo aveva condannato a un anno di lavori socialmente utili per i reati di autocalunnia, presentazione di falsa documentazione e sostituzione di persona dalla procura di Grosseto che lo aveva indagato, inizialmente per ricettazione. 

«La decisione del ministro Nordio di consegnarmi alla giustizia albanese – dice Pecorelli – mi prende di sorpresa. Sono veramente preoccupato per la mia famiglia, per mia moglie e per i miei quattro figli, due dei quali ancora minorenni, un padre di 90 anni e un fratello di 60 entrambi disabili». 

Pecorelli si era appellato direttamente al ministro della giustizia Nordio. «In un anno ci sono stati tre episodi – dice – il rifiuto di consegnare il fidanzato di Ilaria Salis alle autorità ungheresi, il rilascio dell’ingegnere iraniano Mohammad Abedini Najafabadi e quello di Almasri, che era ricercato dalla Corte internazionale dell’Aia. Un criminale vero, che aveva ucciso anche dei bambini. La decisione del ministro devo accettarla ma penso che sia un’ingiustizia vera». 

«Andrò in carcere a Tirana»

I prossimi giorni saranno dolorosi per Pecorelli che ancora oggi non sa quando dovrà salire sull’aereo che lo porterà in Albania. E nemmeno da quale aeroporto dovrà farlo.

«Andrò in carcere a Tirana – dice – Il giudice avrà 48 ore di tempo per decidere se lasciarmi lì oppure darmi una misura alternativa. Sono sposato con una donna albanese. Una volta pagato il mio debito con la giustizia, resterò in Albania e rinuncerò alla cittadinanza italiana». 

 

La prima volta di Lucio Corsi e Topo Gigio

SANREMO. Dopo aver incantato il teatro dell’Ariston con la sua “Volevo essere un duro” e aver conquistato anche l’Accademia della Crusca, questa sera, 14 febbraio, Lucio Corsi porterà a Sanremo Topo Gigio, con il quale duetterà sulle note di “Nel blu dipinto di Blu” di Domenico Modugno. La voce dello storico personaggio è di Leo Valli che si è detto entusiasta.

È la prima volta nella storia della kermesse che un pupazzo duetta con un essere umano.

Corsi sarà il 14esimo artista ad esibirsi.

«I fischi di Festambiente mi hanno rafforzato»

Originario di Vetulonia, Lucio sta ricevendo grandissimo supporto dalla sua terra d’origine ma i maremmani non sono di parte: il cantante è fra i favoriti del Festival di Sanremo 2025. Il suo look è ispirato al glam rock anni 70 di Marc Bolan e David Bowie, ma per lui, lo dimostra l’esperienza sanremese, i vestiti sono fatti per essere portati finché non sono logori: sul palco dell’Ariston ha indossato gli stessi abiti che porta nei concerti, scelti con cura e orami diventati una vera e propria cifra stilistica. La sua sensibilità spiccata per la moda è evidente, e non a caso Gucci lo ha scelto come modello.

Tra i ricordi di Corsi non mancano quelli legati ai momenti difficili: «I momenti difficili danno l’energia – racconta riferendosi ad un episodio legato a Festambiente di Rispescia del 17 agosto 2014 – A 18 ho anni aperto il concerto degli Stadio con chitarra e voce e il pubblico mi riempì di fischi, quella cosa mi ha rafforzato».

Corsi si è avvicinato al mondo della musica dopo aver visto “The Blues Brothers” e ha iniziato a comporre sin da giovanissimo. Dopo il diploma al liceo classico di Grosseto si è trasferito a Milano per inseguire il suo sogno e nel 2014 ha pubblicato il suo primo EP, “Vetulonia Dakar”. Oggi è tornato a vivere nella sua Vetulonia.

Negli anni ha pubblicato “Cosa faremo da grandi?” e “La gente sogna”. Nel 2023 ha aperto il concerto degli Who al Firenze Rocks e ha vinto la targa MEI come miglior artista indipendente dell’anno al Meeting delle etichette indipendenti di Faenza.

Nel 2024 è apparso nella serie di Carlo Verdone “Vita da Carlo”, nella quale è contenuto anche il suo brano “Tu sei il mattino”.

Volvevo essere un duro

«“Volevo essere un duro” è il mio nuovo album, uscirà il 21 marzo – racconta Corsi – Questo disco parla d’infanzia, di amicizia e d’amore. È un disco di fantasia con i piedi per terra. In questo album ho cercato di trovare il sogno non fuggendo nel cielo ma strisciando sui marciapiedi, passando sotto i tavoli da pranzo o nascondendomi negli armadi. È un disco di ricordi personali mescolati a storie di altra gente. Ci sono molti personaggi in queste canzoni, da Rocco il bullo della scuola media al Re del rave, una sagoma romantica e sgangherata, fino a Francis Delacroix, mio grande amico (forse immaginario, ma non importa). La copertina, come per i dischi passati, è un quadro di Nicoletta Rabiti (mia madre)».

Topo Gigio a Sanremo 2025 con Lucio Corsi

Maria Perego con Topo Gigio

Topo Gigio è stato creato nel 1959 da Maria Perego, artista dell’animazione e autrice televisiva. Il primo a dare vita a Topo Gigio è stato proprio Domenico Modugno, doppiandolo. Insieme alla sua creatrice ha fatto il giro del mondo. In Italia è stato la spalla di Raffaella Carrà in Canzonissima ’74. Oggi Topo Gigio è doppiato da Leo Valli e sarà quindi lui cantare con Lucio sul palco dell’Ariston.

«Topo Gigio mi ha insegnato come non diventare una marionetta – ha detto Corsi – mi ha insegnato come fare a tagliare i fili di chi ti vorrebbe far muovere a suo piacimento. Inoltre Topo Gigio esordì in televisione nel 1959 proprio con la voce di Modugno, in qualche modo è come se incontrasse nuovamente la sua canzone.
Volare, Nel blu dipinto di blu, è la canzone delle canzoni poiché l’elemento della musica è l’aria. L’hanno cantata tutti, da Paul McCartney a Bowie fino a Troisi in “Non ci resta che piangere”. Insomma, penso che un sogno così non ritorni mai più».

Anche il topolino ha voluto dedicare a Lucio un pensiero e ha pubblicato sui social un messaggio di incoraggiamento:

In una notte caduta la pioggia di tutto l’inverno – FOTO E VIDEO

Il sud della provincia di Grosseto dopo l'alluvione

Sanremo, Lucio Corsi tra i primi cinque

CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Sono le 23.41 quando sul palco dell’Ariston sale Lucio Corsi. La Maremma è tutta con lui: la nonna, Milena Marchetti, ha chiuso anche il ristorante Macchiascandona per assistere tranquilla all’esibizione del nipote. E ha fatto bene, come tutti quelli che sono rimasti incollati alla tv per ascoltarlo. 

Con la sua “Volevo essere un duro”, il menestrello di Vetulonia non delude le aspettative e già dalla prima serata, conferma che alla fine, la profezia in “Vita da Carlo” («Vincerai il Festival di Sanremo»), non era poi così azzardata. 

Un maremmano tra i primi cinque

Maglietta nera trasparente, coprispalle giallo, volto dipinto di bianco: Corsi si piazza subito tra i primi cinque, alla fine della puntata iniziale del Festival di Sanremo. Insieme a lui, Simone Cristicchi, amiatino d’adozione. 

Brunori Sas, Giorgia, Lucio Corsi, Simone Cristicchi e Achille Lauro sono infatti i top 5 votati dalla prima serata. Una classifica provvisoria, secondo le votazioni della Giuria della Sala Stampa, TV e Web. Carlo Conti ha infatti svelato solo le 5 prime canzoni in testa alla classifica, senza mostrare la posizione di ognuna. Non si conosce invece il resto della classifica.

Il direttore artistico ha ricordato che il vincitore del Festival di Sanremo avrà diritto a rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest che si svolgerà a Basilea, Svizzera. La finale andrà in onda su Raiuno, il 17 maggio.

Lucio Corsi conquista la sala stampa e il pubblico

Un menestrello dolcissimo sul palco dell’Ariston, Lucio Corsi, che piace alla sala stampa e al pubblico. Con una melodia intensa e vera.

“Volevo essere un duro” è stata scritta e composta da Lucio Corsi e Tommaso Ottomano, che hanno curato anche la produzione insieme ad Antonio “Cuper” Cupertino.

Protesta dei trattori, il presidio arriva a Grosseto

Gli agricoltori in piazza Barsanti

GROSSETO. La protesta degli agricoltori è arrivata nel capoluogo, intorno alle 14 di mercoledì 29 gennaio, con una lunga colonna di trattori, che durante il viaggio sull’Aurelia ha inevitabilmente creato code e rallentamenti.

Il presidio a Capalbio prima della partenza
Il presidio a Capalbio prima della partenza

C’erano fino a 10 km di coda sull’Aurelia, intorno all’ora di pranzo.

La colonna di mezzi, circa 50, una volta giunta in città ha fatto ingresso in piazza Barsanti.

Nell’occasione dell’arrivo della protesta Grosseto, una delegazione è stata ricevuta dal prefetto di Grosseto, Paola Berardino, alla quale sono state presentate le istanze e le problematiche che riguardano il comparto.

La colonna di trattori entra in città
La colonna di trattori entra in città

Gli agricoltori «Dopo un anno costretti a tornare di nuovo in piazza »

«A distanza di un anno , scendiamo nuovamente in piazza perché il governo non ha raccolto nessuna delle nostre istanze – commentano Luca Giacomelli e Salvatore Fais, promotori della mobilitazione- al contrario il governo si sta facendo promotore di iniziative che vanno nella direzione opposta, come il piano Mattei per L’Africa, vendendolo come un aiuto ai paesi meno sviluppati, ma causando così una concorrenza sleale sul costo della manodopera e quello di produzione, o il trattato di libero scambio tra Ue Mercosur».

La partenza dei trattori da Capalbio
La partenza dei trattori da Capalbio

«Siamo molto stanchi di tutto ciò, per questo la protesta sarà più dura e determinata, martedì 4 febbraio partiremo alla volta del porto di Civitavecchia, da li ci dirigeremo a Roma dove porteremo la nostra protesta, insieme agli agricoltori di Lombardi, Veneto ed Emilia-Romagna».

La polizia stradale
La polizia stradale

Gli agricoltori chiedono alle istituzioni la possibilità, con leggi e regolamenti, di trovare una soluzione per ottenere un prezzo equo per i loro prodotti, in funzione dei reali costi sostenuti, nonché di regolamentare, controllare e sanzionare, eventualmente, le pratiche sleali. 

C’è poi il nodo burocratico « Chiediamo meno pratiche e  buon senso – proseguono gli agricoltori –  ma al contrario gli adempimenti e i costi aggiuntivi continuano ad aumentare, come dimostra l’introduzione del quaderno di campagna elettronico. Inoltre, abbiamo chiesto la liberalizzazione totale dei centri di assistenza agricola scongiurando il monopolio degli stessi a favore delle associazioni di categoria. Anche su questo fronte, il Governo non ha dato risposta. Un’altra problematica su cui non abbiamo avuto riscontro, nessun risultato, nessuna idea di lavoro: nel 2026 è prevista la fine delle agevolazioni sul gasolio agricolo e non vorremmo trovarci con decisioni prese di fretta e male. Abbiamo chiesto qual è la strategia di uscita prevista ancora un anno fa».

I trattori disposti in piazza Barsanti
I trattori disposti in piazza Barsanti

IL VIDEO

 

 
 
 
 
 
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Il Caseificio di Sorano a fianco degli agricoltori in protesta

Anche il caseificio di Sorano sostiene la mobilitazione degli agricoltori.

«Siamo vicini agli agricoltori e allevatori che stanno manifestando in tutta Italia , in particolare, a quelli del nostro territorio-  dichiara il presidente del Caseificio di Sorano Luciano Nucci- senza un intervento deciso da parte delle istituzioni, molte aziende rischiano di chiudere e con loro si perderebbero tradizioni, cultura e un intero tessuto economico che garantisce occupazione e sviluppo. Da oltre sessant’anni il caseificio di Sorano lavora a stretto contatto con gli allevatori del territorio, trasformando il loro latte in prodotti di qualità che rappresentano un’eccellenza locale. Oggi, più che mai, l’azienda riconosce l’importanza di sostenere chi opera nel settore primario, perché senza agricoltura e allevamento non può esistere alcuna filiera agroalimentare».

Il caseificio di Sorano sostiene la protesta
Il caseificio di Sorano sostiene la protesta

L’impegno della polstrada

È stata una giornata di super lavoro quella di mercoledì 29 gennaio per gli agenti della polizia stradale, che hanno scortato il corteo di trattori da Capalbio a Grosseto e ritorno. 

 

Dodici ore di turno, sette auto e quattro moto sono state impiegate per il servizio. 

 

La scuola Rodari raccontata dal ministero dell’Istruzione

Progetto scuola Rodari Follonica

FOLLONICA. C’è anche la nuova scuola Rodari di Follonica tra quelle selezionate dal ministero dell’Istruzione per raccontare i lavori agli istituti scolastici finanziati con il Pnrr. 

Nel maggio del 2022 l’Amministrazione comunale di Follonica, allora guidata dalla giunta del sindaco Andrea Benini, ha ottenuto dal ministero dell’Istruzione 1 milione e 800 mila euro per ricostruire la scuola elementare Rodari di via Palermo, nel quartiere Senzuno. Il progetto di Follonica è risultato sesto nella graduatoria regionale.

Guarda il video della nuova Scuola primaria “G. Rodari” di Follonica (GR)

Una scuola ecologica e sostenibile

La nuova scuola sarà ecologica e sostenibile, sia dal punto di vista dell’impiego di materiali riciclati e riciclabili, con prevalenza di quelli naturali di minore impatto ambientale e più salubri. Sarà efficiente dal punto di vista energetico, perché studiata secondo i principi dell’architettura solare passiva, utilizzando le dotazioni impiantistiche solo per la parte residuale di energia, prodotta comunque di fonti rinnovabili. L’edificio scolastico sarà infatti improntato alla massima efficienza dal punto di vista energetico e al minor impatto ambientale, conseguendo i requisiti di un edificio nZEB (nearly Zero Energy Building), così come definito nella Direttiva Europea. Non solo: sarà accessibile a tutte tutti.

 «Al momento». spiega l’architetto Gianluca Goi, «stiamo ultimando le fasi di realizzazione delle platee di fondazione con la realizzazione delle nervature. Il termine ultimo del cantiere che abbiamo fissato è marzo 2026».

Il progetto del nuovo edificio prevede uno spazio centrale, fulcro tra ambiti diversi, con la finalità di tenere insieme la scuola con la città: un cuore centrale attorno al quale si alterneranno spazi interni ed esterni, pubblici e privati. Questa Agorà si caratterizzerà per la presenza di diversi elementi fondamentali come il patio centrale, la doppia altezza per mettere in comunicazione i due piani della scuola, la gradonata che, come tutti gli altri spazi della scuola, è stata pensata per avere molta flessibilità, la stessa flessibilità che caratterizza anche le aule, con pareti divisorie mobili. “La didattica”, dice la Dirigente scolastica Elisa Ciaffone, «è cambiata in questi anni e l’edilizia scolastica deve favorire questo cambiamento».

Tutti i protagonisti del video

Nel video, oltre alla dirigente Ciaffone e all’architetto Goi, compaiono l’architetta Veronica Minucci, l’attuale assessore ai lavori pubblici Giorgio Poggetti, gli studenti Gabriele e Giulia, le insegnanti Mary Fargnoli e Alessandra Martinelli e la mamma Kety Falchi.

 

Il video del ministero

Ecco il video pubblicato dal ministero dell’Istruzione 

Sputi, mano sulla bocca, fascette e minacce di morte – IL VIDEO

Un fotogramma del video dei carabinieri

VITERBO. Cinico, senza freni né remore. Capace di lasciare un’anziana senza cibo, capace di afferrarne un’altra e scuoterla più volte fino a scaraventarla sulla sedia a rotelle dopo averle sputato sui pantaloni del suo pigiama. 

È quello che emerge dalle 256 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dalla giudice per le indagini preliminari Savina Poli nei confronti di Carmine Battiloro, 23 anni di Pitigliano, rinchiuso nel carcere di Mammagialla con l’accusa di maltrattamenti, insieme ad altri due colleghi, nei confronti di 21 anziani ospiti di Villa Daniela. Struttura che si trova a Latera e che si è già conquistata il brutto soprannome di “ospizio degli orrori”. 

Orrori, perché commessi contro anziani inermi, spesso non autosufficienti che soprattutto non avevano alcun modo di difendersi. Orrori raccontati da alcune ex operatrici che ad aprile del 2024 si sono presentate alla stazione dei carabinieri per denunciare i loro ex colleghi. Tre persone sono finite in carcere, tre sono state sospese dal servizio. 

Bestemmie e minacce: le violenze del pitiglianese

Un’inchiesta nella quale uno dei protagonisti, suo malgrado, sembra proprio essere il 23enne pitiglianese, operatore socio sanitario che lavorava nella struttura. E che non si faceva alcun scrupolo – almeno a leggere le carte – di bestemmiare in faccia agli anziani ospiti, offenderli, minacciarli. «Zitta zitta, sennò ti meno», dice a una. «E piangi, tanto non ce frega un c… che devi piagnere», gridava a un’altra. 

Un’immagine dei maltrattamenti

Un’altra paziente si è trovata con i polsi legati alle sponde del letto con delle fasce di contenzione: «Al terzo te lavamo con l’idropulitrice. Morirai, di sporco. Morirai prima o poi, spero presto per te, così la smetti di rompe il c….». 

Una ventina, gli episodi contestati al ragazzo da marzo a ottobre dell’anno scorso. Maltrattamenti ripetuti, fatti di minacce e bestemmie ma anche di strattonamenti. Di incuria nei confronti di anziani fragili. Come quando avrebbe lasciato una donna che non poteva mangiare da sola senza cibo. Senza imboccarla, fino a quando è intervenuta una sua collega. 

A una donna, invece, aveva fatto cantare “Mamma son tanto felice” per poi farla piangere come una bambina ricordandole che la madre era morta: «È apparso divertito e soddisfatto. Rideva della situazione, quasi compiaciuto di avere torturato la signora», ha raccontato una delle operatrici ai carabinieri.

L’accusa: «Era particolarmente manesco e crudele»

Era «particolarmente manesco e crudele», Carmine Battiloro, secondo le accuse delle operatrici socio sanitarie che si sono rivolte ai carabinieri e hanno dato il via alle indagini. 

Crudeltà che veniva riversata sugli anziani ospiti. Come quando una donna di 85 anni che avrebbe provato disagio nel farsi assistere, cambiare i pannoloni e farsi fare la doccia da un uomo, sarebbe stata colpita dal 23enne.

Battiloro avrebbe reagito con violenza alla resistenza dell’anziana, che sarebbe stata ripetutamente presa a schiaffi sulla testa e strattonata così brutalmente da urtare contro le sponde anticaduta del letto. Avrebbe iniziato a urlare, piangere e implorare: «Basta, basta». A soccorrerla una delle operatrici che ha denunciato, alla quale il collega avrebbe risposto in tono minaccioso: «Fatti i c… tuoi, non mi insegni tu come fare il mio lavoro».

 

Concordia, 13 anni fa la tragedia. Il video che ricostruisce tutto

La Costa Concordia adagiata al Giglio dopo il ribaltamento

ISOLA DEL GIGLIO. L’impatto con lo scoglio delle Scole avvenne alle 21,45’07” del 13 gennaio 2012. Era un venerdì 13, ma la cabala non c’entra nulla. Fu una manovra sbagliata a causare il disastro, che portò con sé 32 vittime al momento del ribaltamento della Costa Concordia su un fianco, la vittima numero 33 è un sub che morì durante i lavori per la realizzazione della piattaforma sulla quale far ruotare la nave.

La vicenda risale a 13 anni fa, ma ancora è forte l’emozione per un dramma che, a livello mediatico, ha avuto un impatto secondo solo alle Torri gemelle di New York.

Il video di MaremmaOggi

Noi di MaremmaOggi abbiamo realizzato un video, in occasione dei 10 anni dalla tragedia, che ricostruisce tutta la vicenda, fino alla condanna del comandante Francesco Schettino, ancora in carcere a Rebibbia, dove sta scontando 16 anni. Con qualche permesso, per tornare qualche giorno nella sua Meta, vicino a Sorrento.

Il ricordo della Misericordia di Porto Santo Stefano

A ricordo di quell’evento, è possibile scaricare anche il “Diario di un soccorso”, di Roberto Cerulli, che racconta l’impegno della Confraternita di Misericordia di Porto S. Stefano in occasione del naufragio della nave Concordia all’Isola del Giglio. 
 
«Scrissi questo diario per memorizzare e fermare quei momenti, quei volti, quelle sensazioni e quelle emozioni. Le nostre ambulanze furono le uniche che quella notte raggiunsero l’Isola del Giglio.
Eravamo là a portare soccorso e conforto: a distanza di anni, rileggere queste pagine e rivedere queste foto, emoziona ancora e mi fa rivivere le sensazioni di quella notte, di quella brutta notte».
 

A Follonica la più grande collezione di genotipi di olivo

FOLLONICA. Quell’edificio bianco lungo la vecchia Aurelia, sul quale campeggia la scritta “Santa Paolina”, a due passi dal quartiere San Luigi, è lì da tempo, eppure è sconosciuto a molti. O meglio, non tutti sanno che proprio lì c’è una delle stazioni più importanti del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa.

 

La missione di Santa Paolina

È dal 1967 che il Cnr ha creato in quel luogo l’Istituto per la BioEconomia (Ibe), dove si fanno ricerche, sperimentazioni e dimostrazioni in campo agricolo con particolare riguardo alla salvaguardia della biodiversità, alla produzione, alla valorizzazione tecnologica delle specie legnose e dei loro prodotti e alla valutazione organolettica delle produzioni agroalimentari. La ricerca scientifica applicata all’agricoltura, infine, cerca di affrontare il cambiamento climatico (malattie come la Xylella fastidiosa, ad esempio). In Italia sono sette i laboratori come quello follonichese ma non in tutti viene fatta sperimentazione. A dirigerlo dal 1983 è Claudio Cantini, follonichese di 62 anni, membro del Collegio dei docenti del dottorato di Scienze della Vita dell’Università di Siena.

La storia del territorio è passata anche da qui

Il podere di Santa Paolina faceva parte delle proprietà della famiglia Bicocchi. Furono proprio i Bicocchi, venuti a conoscenza che il Cnr stava cercando in zona una sede dove aprire un proprio laboratorio di ricerca, a decidere di darlo in concessione per vent’anni. Insieme alle mura e i terreni circostanti, utili alla messa a dimora delle piante arboree su cui studiare, sono giunte fino ad oggi vecchie foto di una Follonica ormai perduta, quelle delle iniziative politiche o divulgative che lì si sono svolte. Nel corso degli anni, il lavoro del Centro di ricerche è passato dalla divulgazione del know-how allo studio delle tipologie di piante di produzione antiche, fino alla classificazione di quelle presenti sul territorio.

I risultati ottenuti serviranno per far fronte al cambiamento climatico

L’elaborazione dei dati ottenuti dalle ricerche si sta dirigendo verso l’individuazione delle tipologie di piante più forti e resistenti ai cambiamenti climatici e alle malattie, che ne sono la diretta conseguenza. Se in un primo momento l’intera attività svolta a Santa Paolina mirava ad aiutare gli agricoltori nell’ottenimento dei migliori risultati dalle proprie coltivazioni grazie alla condivisione di scoperte e conoscenze, al giorno d’oggi i risultati finali di tanto studio e sperimentazione, permetteranno alle nuove generazioni di utilizzare piante più adatte a resistere agli eventi climatici.

Un esempio tra molti l’olivo, studiato a Santa Paolina da circa 40 anni nelle sue molteplici varietà (950 sono presenti nei terreni gestiti dal Cnr). Lo stesso vale per gli alberi da frutto come il pero, presente con oltre 300 varietà, il kali, il susino e il pesco che una volta era presente in una collezione di oltre 2000 varietà purtroppo andate quasi tutte perdute. 

Eppure una tale fonte di conoscenza e di storia territoriale, potrebbe essere prossima a vedere la fine della sua attività. Per questo MaremmaOggi ne ha parlato direttamente con Claudio Cantini.

L’intervista a Claudio Cantini

Entrare a Santa Paolina è un’esperienza unica. Come si può pensare di rinunciare a questo patrimonio dopo che lei sarà andato in pensione?

«Il direttore appena nominato si sta già muovendo per trovare una soluzione ma non è pensabile che sia la mia figura a condizionare l’esistenza futura della stazione sperimentale. Purtroppo lavorare a Follonica non è stimolante per un giovane ricercatore in quanto siamo lontani dai laboratori, dall’attrezzatissima area di ricerca di Firenze e dai colleghi. Io sono nato qui e non ho avuto necessità di ambientarmi, mentre difficilissimo e lungo, è stato creare la rete di relazioni senza le quali non è più possibile lavorare ai livelli richiesti dagli standard del Cnr».

L’interazione con le amministrazioni locali, con le scuole, con gli agricoltori che negli ultimi anni stanno rivalutando le loro aziende, con i giovani che intraprendono strade innovative, non potrebbe essere un valore aggiunto da rivalutare tanto da motivare a proseguire il lavoro? 

«Le interazioni con le cooperative e le associazioni agricole ci sono sempre state e sono in essere anche in questo momento, ma spesso sono legate ai soli bandi di settore per il reperimento delle risorse e si esauriscono con la chiusura dei progetti finanziati senza dare vita ad una rete permanente. Le amministrazioni locali, invece, sono da sempre in difficoltà a capire come utilizzare la presenza del Cnr, oppure proprio non se ne curano a partire dal Comune che ci ospita per il quale siamo da sempre dei perfetti sconosciuti. Solo il  Comune di Gavorrano recentemente ha chiesto di partecipare a tavoli tecnici indirizzati allo sviluppo agricolo ambientale del territorio. Le scuole sono le grandi assenti, a partire dagli istituti tecnici e professionali agrari grossetani che ignorano ormai da decenni l’azienda, stretti tra velleità di autonomia scientifica e problemi gestionali. La divulgazione verso le scuole, che rientra nella cosiddetta terza missione, rappresenta però un problema anche per noi in quanto richiede molto lavoro e restituisce quasi nulla in termini di pubblicazioni scientifiche e avanzamento della conoscenza che sono gli obiettivi primari del Cnr, assieme al trasferimento delle innovazioni alle aziende.

Lei tra le tante cose, ha detto che un altro studio importante lo avete fatto sulla farina dei castagni. Ce lo spiegherebbe meglio?

«Nel corso del 2025 sarà organizzata la decima edizione della Rassegna Nazionale Farine di Castagne che si svolge, come ogni anno, a Boccheggiano. Questa iniziativa premia le migliori farine inviate dai produttori di gran parte delle regioni italiane. Una iniziativa del genere ha permesso nel corso degli anni di costituire qui in Maremma una Associazione Italiana Assaggiatori Farina di Castagne che opera a livello professionale. I castanicoltori hanno l’opportunità di far giudicare le proprie produzioni e capire come migliorarne la qualità. La giornata di premiazione vede la partecipazione dei maggiori esperti italiani invitati a discutere di temi legati alla gestione dei castagneti, alle malattie delle piante, alla politica di settore. Dal punto di vista della ricerca invece Cnr ed Università di Siena sono concentrati a capire come conservare più a lungo la qualità delle farine nel tempo in modo da prolungare la loro utilizzazione commerciale.

Se dipendesse da lei, cosa vedrebbe a Santa Paolina?

«Esattamente quello per cui è stata fondata e che è ancora adesso: un centro attivo di ricerca e trasferimento dell’innovazione. In questo momento è una pianta monumentale che sta soffrendo; per trasformarla in una foresta basterebbe soltanto cogliere la sua importanza e puntare qualche soldo su un reale potenziamento. Restituirebbe in poco tempo e non solo a livello locale, ogni singolo euro investito».