GROSSETO. Ha riaperto i battenti dopo sei anni. E al comando provinciale dei vigili del fuoco di Grosseto, intitolato alla memoria del sommozzatore Paolo Carnicelli, è stata festa grande, alla presenza delle istituzioni cittadine. Perché la palestra, completamente rinnovata e è stata per anni una fucina di atleti, che hanno conquistato trofei e medaglie sotto l’insegna del “Massimo Boni”.
Un altro omaggio alla memoria, il nome del gruppo sportivo, dedicato al 19enne scomparso nel 1990 durante le operazioni di spegnimento di un incendio a Capalbio.
Una delle palestre più grandi della città
La palestra dei vigili del fuoco è una delle più grandi della città. Ora si ripresenta in tutto il suo splendore, dopo essere stata completamente ristrutturata. Ci sono il campo da volley e quello da basket, i bagni, gli spogliatoi e diversi locali di servizio.
C’è una zona con gli attrezzi per allenarsi e un’altra riservata al corpo libero. Grazie ai lavori appena terminati, sono stati rifatti i pavimenti, gli impianti di riscaldamento, ed è stato montato anche un impianto sul tetto con ben 284 pannelli fotovoltaici. Impianto che rende la palestra completamente indipendente dal punto di vista energetico.
«È una giornata importante – ha detto il comandante Roberto Bonfiglio – Una giornata che si apre ne ricordo di Giuseppe Del Brocco, comandante a Grosseto, che avviò i lavori per la ristrutturazione della palestra, ottenendo i fondi nell’ottobre 2019».
Progetto che era fermato per il Covid. Ora però, quei tempi sono ormai alle spalle e la palestra, i cui lavori sono costati circa 500.000 euro, è pronta ad accogliere le società grossetana che lì troveranno casa loro.
CASTIGLIONE. La Coppa Italia 2025 di Subbuteo tradizionale ha consacrato Morgan Croce del Cct Roma campione.
Al palasport Casa Mora oltre 250 i partecipanti
Il torneo, tra i più attesi del calendario nazionale, ha portato a Castiglione e al palasport Casa Mora oltre 250 partecipanti da tutta Itali, trasformandolo ancora una volta, la terza consecutiva, nella capitale del calcio da tavolo. Morgan Croce, atleta romano del Cct Roma, lla Pescaia.
A organizzare l’evento è stata la Federazione Italiana Sportiva Calcio da Tavolo (Fiscta) in collaborazione con il settore nazionale Subbuteo di Opes – ente di promozione sportiva riconosciuto dal Coni – e con il supporto dell’associazione castiglionese ospitalità turistica (Acot).
Il trionfo individuale di Morgan Croce al sudden death
Due i giorni di partite. Il sabato ha visto andare in scena il torneo individuale, culminato in una finale mozzafiato tra Morgan Croce e Cesare Santanicchia (Sc Sombrero San Miniato). La sfida si è decisa al sudden death, con il punteggio finale di 3-2 per l’atleta del Cct Roma. Ottime prestazioni anche per Michele Fenucci e Pier Luigi Signoretti, che hanno condiviso il terzo gradino del podio.
Il podio della Coppa Italia di Subbuteo tradizionale 2025 a Castiglione della Pescaia
Nel tabellone Cadetti, ha vinto Maurizio Presutti, Viterbese Subbuteo, che ha dominato durante tutto il torneo.
Nel Subbuteo a squadre vince San Miniato
La domenica invece era dedicata alle “squadre”. A vincere il Subbuteo club Sombrero di San Miniato, che ha avuto la meglio sulla F.lli Bari Reggio Emilia grazie a una migliore differenza reti, dopo un pareggio 1-1. La formazione vincente: Signoretti, Santanicchia, Guidi, Lucchesi, Giannarelli e Gara.
Sul podio il Subbuteo club Ascoli, che era campione uscente, e l’Sc Ligures. Nei Cadetti, la Viterbese Subbuteo si è confermata al vertice per il terzo anno consecutivo.
La Supercoppa alla F.lli Bari Reggio Emilia e numeri record online
Spazio anche alla Supercoppa: a trionfare laF.lli Bari Reggio Emilia. Il team composto da Bari, Lamberti, Zambello, Subazzoli e Montanari ha battuto il Subbuteo club Ascoli, aggiungendo un altro titolo al proprio palmarès.
L’intero evento è stato trasmesso in diretta streaming sui canali ufficiali Fisct. Oltre 150 mila le visualizzazioni per la sola gara a squadre: un dato che conferma la crescente popolarità del Subbuteo Tradizionale anche in ambito digitale.
Castiglione della Pescaia, meta d’oro per il turismo sportivo
La soddisfazione della sindaca Nappi e del presidente di Acot Pieraccini.
«Siamo onorati di aver potuto ospitare per il terzo anno consecutivo una manifestazione di rilievo nazionale – ha detto la sindaca di Castiglione Elena Nappi – Il Subbuteo rappresenta una forma di sport autentica, che valorizza il nostro territorio, arricchendolo anche culturalmente e socialmente».
Anche Paolo Pieraccini, presidente di Acot, ha espresso entusiasmo: «Ringraziamo la Fisct per aver scelto ancora Castiglione – ha detto il presidente di Acot – La nostra città conferma la sua vocazione all’accoglienza e alla promozione di eventi sportivi di qualità».
Durante le partite sono passati a salutare anche l’onorevole Marco Simiani e il vice sindaco di Castiglione Federico Mazzarello, che per qualche minuto hanno giocato aiutati dagli atleti del club Grosseto.
La Coppa Italia 2025 di Subbuteo Tradizionale si chiude con un bilancio più che positivo, confermando Castiglione della Pescaia come punto di riferimento per gli appassionati del calcio in miniatura a punta di dito. Un evento che unisce sport, passione e valorizzazione territoriale, e che guarda già con entusiasmo alle edizioni future.
SANTA FIORA. Un nuovo spazio per ritrovarsi, condividere e crescere insieme. Sabato 19 aprile si è tenuta l’inaugurazione della Sala polifunzionale ricreativa nella frazione di Bagnore, a Santa Fiora.
Un progetto atteso e fortemente voluto dalla comunità, che restituisce al paese un luogo rinnovato, accogliente e aperto a tutto. La sala è pensata per ospitare attivitàsociali, culturali e ricreative, diventando un vero e proprio punto di riferimento per cittadini e associazioni locali.
«Un luogo per rafforzare i legami tra le persone»
L’edificio, ricavato dalla riqualifica della ex sala parrocchiale, è stato completamente rinnovato grazie a un intervento finanziato dal Comune di Santa Fiora e realizzato con il supporto tecnico di Cosvig, incaricato della progettazione e della gara d’appalto.
La sala conta circa 200 metri quadri, comprende un ampio spazio centrale, aree di servizio e un parco esterno, perfetti per ospitare iniziative di vario genere durante tutto l’anno.
«Era da tanti anni che Bagnore aspettava di avere un suo spazio – le parole del sindaco, Federico Balocchi – il nostro Comune lo mette disposizione della comunità. Un luogo dove stare insieme e rafforzare i legami tra le persone per rendere il nostro paese inclusivo e bello dove vivere», continua Balocchi.
Un progetto atteso da 7 anni
Una giornata di festa, sabato 19 aprile, dopo sette anni è stata inaugurata la sala polifunzionale ricreativa. Alla cerimonia erano presenti il sindaco Federico Balocchi, il vicesindaco Francesco Biondi, i rappresentanti di Cosvig, il parroco della frazione che ha benedetto i locali, e i membri del circolo ricreativo di Bagnore a cui è stata affidata la gestione della struttura.
L’iniziativa si è poi conclusa con un rinfresco offerto dalla comunità.
Per accedere alla sala sarà necessario essere tesserati. Le quote di iscrizione serviranno a coprire le spese di gestione e manutenzione della struttura. È presente anche una copertura assicurativa a persone con un’associazione nazionale.
GROSSETO. Un messaggio di speranza, che affonda nella fede e che si manifesta attraverso la Resurrezione. È il messaggio di auguri per questa Pasqua del vescovo di Grosseto, monsignor Bernardino Giordano.
Il messaggio del vescovo
Ha affidato alle pagine di Toscana Oggi, il suo messaggio, il vescovo di Grosseto. Un messaggio che volentieri pubblichiamo.
«Tutti sperano», scrive papa Francesco nella Bolla «Spes non confundit» con la quale ha indetto l’Anno Santo della Speranza. Tutti sperano, ma domandiamoci cosa speriamo e su chi poggia la nostra speranza. Fa la differenza, infatti, sperare con o senza il Signore; fa la differenza sperare in un vago futuro che ci auguriamo migliore, oppure confidare nel Signore nel presente. Chi confida in Lui, ci dice la Scrittura è come il monte Sion: non vacilla, è stabile per sempre (cfr Sal 125).
È in questa visione che desidero augurare a tutti i lettori di Toscana Oggi di vivere una Pasqua santa.
La storia cambia per sempre a Pasqua
«È Pasqua! È la memoria del fatto che è cambiata per sempre la storia: Dio, in Gesù, si fa per amore obbediente per noi fino alla morte di croce. Dio, in Gesù, lascia le bende della morte nel sepolcro per indossare le vesti sfolgoranti di una Presenza che è vita senza fine.
A Pasqua siamo messi di fronte a una scelta: accogliere fino in fondo questa verità e avere il coraggio di investire la nostra esistenza per orientarla a questa prospettiva.
Christus vivit! Ho scelto proprio questa espressione del Vangelo di Luca per il mio motto episcopale perché faccia da lampada ai miei passi quotidiani di vescovo e faccia luce a tutti i fratelli e le sorelle che incrociano i loro passi coi miei.
È un monito che ogni giorno mi ricorda Chi, nella ferialità delle nostre esistenze, è fedele e ci libera da ogni paura! Solo il Risorto può darci questa liberazione del cuore! Se la paura paralizza le nostre scelte e i nostri rapporti umani, la libertà che ci consegna Gesù Risorto è la capacità di andare oltre: oltre la contingenza di situazioni che non funzionano, oltre il male, oltre le bugie che a volte condizionano la nostra vita, oltre ogni turbamento, perché ci indica una direzione precisa, la direzione della pienezza».
Il vescovo: «Credere è amore»
«Credere, lo sappiamo, non è non avere dubbi, passi incerti, fragilità; credere è amare e, amando, fidarsi di un Dio che ci insegna lo stile delle nostre relazioni. Affidiamoci a Lui e lasciamolo entrare nelle nostre dinamiche familiari, amicali, lavorative!
Lasciamo che sia Lui a trasformarle con noi! Lasciamo che quella veste sfolgorante della domenica di Pasqua diventi l’abito abituale anche per noi. In una parola: chiediamo al Signore di aiutarci a vivere da risorti!».
«Con san Paolo diciamo convintamente anche noi: “Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo”.
Paolo ci dice che la resurrezione non è magia! È un fatto, un evento tangibile, che può esprimersi nel nostro corpo, cioè nel modo in cui scegliamo di metterci in relazione con gli altri. Possiamo farlo tenendo le braccia incrociate e mettendo, così, una barriera fra noi e i fratelli, oppure possiamo farlo con le braccia aperte, nell’atteggiamento di chi non ha da difendersi, non ha paura ma è disposto a giocarsi tutto con tutti.
L’augurio per questa Pasqua è che davvero la vita di Gesù si manifesti attraverso la concretezza di ognuno di noi, nelle fragilità come nelle nostre risorse.
Buona Pasqua!».
Bernardino Giordano, vescovo di Grosseto e di Pitigliano-Sovana-Orbetello
CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. La via Crucis “vivente” a Castiglione non ha tradito le attese: per il terzo anno consecutivo, il Venerdì Santo, ha visto nel borgo medioevale, la rievocazione della Passione di Gesù Cristo, con oltre 180 figuranti.
Nuovi personaggi, come Petronilla diventata Santa
Rispetto alle scorse edizioni, don Paolo Gentili che ha allestito il testo e l’ideazione con la regia di Fabrizio Cattarulla, l’aiuto di Davide Santamaria e le scenografie di Melania Riemma, ha inserito nuovi personaggi come Petronilla, diventata poi Santa, che proprio a Castiglione a Pian di Rocca ha soggiornato e le pietre di un romitorio, in località La Santa appunto, hanno poi contribuito alla nascita della chiesina di Santa Maria del Giglio sempre nel borgo medioevale.
Le scene all’interno del Castello e alla chiesa Santa Maria Goretti
Come sempre l’inizio della rievocazione con l’ultima cena, all’interno della chiesa di San Giovanni Battista. Poi il corteo si è diretto nel giardino del Castello, per rievocare il tradimento di Giuda nell’orto degli ulivi, in piazza Solti il processo con Ponzio Pilato e poi la discesa con la caduta di Gesù con la croce di fronte all’incrocio tra via Camaiori e via Montebello. Infine la crocifissione nel campo dietro Santa Maria Goretti: purtroppo le abbondanti piogge non hanno permesso l’ingresso, con la scena vista da via San Benedetto Po, insieme all’impiccagione di Giuda nel parcheggio della chiesa.
I personaggi principali della rievocazione storica
Gesù Cristo – Alessandro Masetti, Pietro – Bernardino Tartaglia, Giuda – Luca Armellini, Giovanni – Giorgio Tuccio, Ponzio Pilato – Mario Magliozzi, moglie di Ponzio Pilato – Barbara D’ Eleuterio, il Diavolo – Jessica Biancalani, Barabba – Massimo Berretti, il Cireneo – Tullio Serafin, la Maddalena – Manuela Montecchi, Maria – Nadia Poltronieri, Petronilla – Gloria Rumeni, ladrone buono – Nico Matias, secondo ladrone – Thomas Carducci, centurione – Giuseppe De Rosa, Caifa – Nello Landi, voce – Tommaso Giordano, Veronica – Gerardina Aliberti, Simeone – Marcello Mazzeo, bambino che interviene sotto la croce – Riccardo Nocciolini, lebbroso – Sergio Martinuzzi, chi interviene alla caduta di Gesù e Giuda – Elga Grigioni, Angelo Gabriele, India Pellegrini. Le ancelle di Ponzio Pilato: Caterina Giordano, Cecilia Giordano, Alice Iori, Marta Cillerai. I soldati romani: Tommaso Iori, Federico Bianchi, Livio Lorenzoni, Andrea Fiori, Andrea Bronzi, Luciano Tompetrini, Luca Mazzieri, Bernardo Valenti.
GROSSETO. Qualche giorno fa un ragazzino ha spruzzato lo spray al peperoncino su un autobus. «Che cosa facciamo? chiudiamo l’azienda di trasporti?». A porsi, ed a porre ai lettori di MaremmaOggi questa domanda, è Aldo Giuliani, il proprietario del Faq.
Il motivo? La rissa scoppiata tra un gruppo di ragazzi domenica 13 aprile, poche ore dopo la riapertura del Faq. Che la questura aveva chiuso la settimana precedente.
Dieci anni di divertimento
Sono dieci anni che Aldo Giuliani ha aperto il Faq, il locale in via Legnano che per la seconda volta in poco più di una settimana ha ricevuto il cartellino rosso dalla questura. Dieci anni in cui le generazioni sono cambiate, così com’è cambiato il modo di divertirsi.
«Il problema dell’inciviltà e della maleducazione – dice Giuliani – è un problema reale. È anche vero che ho un servizio di sicurezza con addetti in numero maggiore rispetto agli anni precedenti. E che pago uno steward anche per controllare l’area del parcheggio, nonostante non sia di mia competenza. Non faccio entrare i ragazzi che possono creare dei problemi».
Una tavola rotonda per trovare una soluzione
Giuliani ha chiesto la convocazione di una tavola rotonda per cercare di affrontare il problema. «I ragazzi devono imparare a comportarsi bene – dice – Chiudere il mio locale, come chiudere altri locali non è la soluzione. Quello che non succederà vicino al mio locale succederà da altre parti e saremo punto e daccapo. L’intervento che deve essere fatto è più ampio e deve riguardare tutti».
Due chiusure in due settimane scoraggerebbero chiunque. Non Giuliani però. «Onestamente la voglia di fare impresa passa – dice – Ma ho sempre fatto questo lavoro perché mi piace, perché mi dà la possibilità di far divertire i ragazzi senza costringerli a prendere l’auto per andare fuori città e offrirgli un certo tipo di spettacolo. Mi è passata la voglia? A caldo sì, ma poi ci ragiono e mi rendo conto che non è dettata da me personalmente e allora questo non mi fa passare la voglia ma mi fa arrabbiare e per questo poi ci metto ancora più impegno per fare le cose come devono essere fatte».
GROSSETO. La Corte d’appello aveva detto di sì all’estradizione. Poi c’era stata anche la Corte di Cassazione ed infine il ministro della Giustizia Carlo Nordio che non si è opposto alle richieste della giustizia Albanese.
Davide Pecorelli, l’imprenditore umbro scomparso e riapparso al largo di Montecristo 6 mesi dopo, è stato condannato dal tribunale di Scurati a una pena di 4 anni.
Era finito a processo per truffa aggravata, profanazione di tombe, distruzione della proprietà tramite incendio in concorso e attraversamento illecito della frontiera. «Ma ho risarcito le persone che avevo danneggiato – dice – Avevo chiesto di poter scontare la pena in Italia con un regime alternativo. Invece dovrò attraversare il mare».
La nuova avventura di Pecorelli, una linea di alta moda
Dopo la caccia al tesoro di Montecristo, finita in balia delle onde su un gommone che stava andando alla deriva e dopo i processi, in Albania e a Grosseto, Pecorelli ha deciso di cambiare vita.
Si è sposato con Jonida, una donna albanese, si è laureato e ora ha lanciato anche una sua linea di alta moda che verrà presentata a Parigi. Una linea di abiti da uomo realizzati con tessuti pregiati, come la giacca che ha mostrato durante la presentazione del suo marchio all’Hotel Tiferno a Città di Castello venerdì 28 marzo.
Linea d’alta moda che si chiama “Castello d’If”, realizzata in collaborazione con l’associazione no profit “Il Conte di Montecristo” fondata dall’ex imprenditore e arbitro.
La decisione del ministero
Non c’era solo la giacca in cachemire con bottoni d’oro zecchino del valore di oltre 20.000 euro a tenere banco durante la presentazione della linea di alta moda. C’era soprattutto la vicenda processuale che ha visto protagonista Davide Pecorelli.
L’imprenditore, dopo aver trascorso mesi in Albania, era rientrato in Italia per ricomparire al largo delle coste di Montecristo, dov’era andato a cercare il tesoro.
Il tribunale di Grosseto, lo aveva condannato a un anno di lavori socialmente utili per i reati di autocalunnia, presentazione di falsa documentazione e sostituzione di persona dalla procura di Grosseto che lo aveva indagato, inizialmente per ricettazione.
«La decisione del ministro Nordio di consegnarmi alla giustizia albanese – dice Pecorelli – mi prende di sorpresa. Sono veramente preoccupato per la mia famiglia, per mia moglie e per i miei quattro figli, due dei quali ancora minorenni, un padre di 90 anni e un fratello di 60 entrambi disabili».
Pecorelli si era appellato direttamente al ministro della giustizia Nordio. «In un anno ci sono stati tre episodi – dice – il rifiuto di consegnare il fidanzato di Ilaria Salis alle autorità ungheresi, il rilascio dell’ingegnere iraniano Mohammad Abedini Najafabadi e quello di Almasri, che era ricercato dalla Corte internazionale dell’Aia. Un criminale vero, che aveva ucciso anche dei bambini. La decisione del ministro devo accettarla ma penso che sia un’ingiustizia vera».
«Andrò in carcere a Tirana»
I prossimi giorni saranno dolorosi per Pecorelli che ancora oggi non sa quando dovrà salire sull’aereo che lo porterà in Albania. E nemmeno da quale aeroporto dovrà farlo.
«Andrò in carcere a Tirana – dice – Il giudice avrà 48 ore di tempo per decidere se lasciarmi lì oppure darmi una misura alternativa. Sono sposato con una donna albanese. Una volta pagato il mio debito con la giustizia, resterò in Albania e rinuncerò alla cittadinanza italiana».
SANREMO. Dopo aver incantato il teatro dell’Ariston con la sua “Volevo essere un duro” e aver conquistato anche l’Accademia della Crusca, questa sera, 14 febbraio, Lucio Corsi porterà a Sanremo Topo Gigio, con il quale duetterà sulle note di “Nel blu dipinto di Blu” di Domenico Modugno. La voce dello storico personaggio è di Leo Valli che si è detto entusiasta.
È la prima volta nella storia della kermesse che un pupazzo duetta con un essere umano.
Corsi sarà il 14esimo artista ad esibirsi.
«I fischi di Festambiente mi hanno rafforzato»
Originario di Vetulonia, Lucio sta ricevendo grandissimo supporto dalla sua terra d’origine ma i maremmani non sono di parte: il cantante è fra i favoriti del Festival di Sanremo 2025. Il suo look è ispirato al glam rock anni 70 di Marc Bolan e David Bowie, ma per lui, lo dimostra l’esperienza sanremese, i vestiti sono fatti per essere portati finché non sono logori: sul palco dell’Ariston ha indossato gli stessi abiti che porta nei concerti, scelti con cura e orami diventati una vera e propria cifra stilistica. La sua sensibilità spiccata per la moda è evidente, e non a caso Gucci lo ha scelto come modello.
Tra i ricordi di Corsi non mancano quelli legati ai momenti difficili: «I momenti difficili danno l’energia – racconta riferendosi ad un episodio legato a Festambiente di Rispescia del 17 agosto 2014 – A 18 ho anni aperto il concerto degli Stadio con chitarra e voce e il pubblico mi riempì di fischi, quella cosa mi ha rafforzato».
Corsi si è avvicinato al mondo della musica dopo aver visto “The Blues Brothers” e ha iniziato a comporre sin da giovanissimo. Dopo il diploma al liceo classico di Grosseto si è trasferito a Milano per inseguire il suo sogno e nel 2014 ha pubblicato il suo primo EP, “Vetulonia Dakar”. Oggi è tornato a vivere nella sua Vetulonia.
Negli anni ha pubblicato “Cosa faremo da grandi?” e “La gente sogna”. Nel 2023 ha aperto il concerto degli Who al Firenze Rocks e ha vinto la targa MEI come miglior artista indipendente dell’anno al Meeting delle etichette indipendenti di Faenza.
Nel 2024 è apparso nella serie di Carlo Verdone “Vita da Carlo”, nella quale è contenuto anche il suo brano “Tu sei il mattino”.
Volvevo essere un duro
«“Volevo essere un duro” è il mio nuovo album, uscirà il 21 marzo – racconta Corsi – Questo disco parla d’infanzia, di amicizia e d’amore. È un disco di fantasia con i piedi per terra. In questo album ho cercato di trovare il sogno non fuggendo nel cielo ma strisciando sui marciapiedi, passando sotto i tavoli da pranzo o nascondendomi negli armadi. È un disco di ricordi personali mescolati a storie di altra gente. Ci sono molti personaggi in queste canzoni, da Rocco il bullo della scuola media al Re del rave, una sagoma romantica e sgangherata, fino a Francis Delacroix, mio grande amico (forse immaginario, ma non importa). La copertina, come per i dischi passati, è un quadro di Nicoletta Rabiti (mia madre)».
Topo Gigio a Sanremo 2025 con Lucio Corsi
Maria Perego con Topo Gigio
Topo Gigio è stato creato nel 1959 da Maria Perego, artista dell’animazione e autrice televisiva. Il primo a dare vita a Topo Gigio è stato proprio Domenico Modugno, doppiandolo. Insieme alla sua creatrice ha fatto il giro del mondo. In Italia è stato la spalla di Raffaella Carrà in Canzonissima ’74. Oggi Topo Gigio è doppiato da Leo Valli e sarà quindi lui cantare con Lucio sul palco dell’Ariston.
«Topo Gigio mi ha insegnato come non diventare una marionetta – ha detto Corsi – mi ha insegnato come fare a tagliare i fili di chi ti vorrebbe far muovere a suo piacimento. Inoltre Topo Gigio esordì in televisione nel 1959 proprio con la voce di Modugno, in qualche modo è come se incontrasse nuovamente la sua canzone.
Volare, Nel blu dipinto di blu, è la canzone delle canzoni poiché l’elemento della musica è l’aria. L’hanno cantata tutti, da Paul McCartney a Bowie fino a Troisi in “Non ci resta che piangere”. Insomma, penso che un sogno così non ritorni mai più».
Anche il topolino ha voluto dedicare a Lucio un pensiero e ha pubblicato sui social un messaggio di incoraggiamento:
ORBETELLO. Il giorno dopo la tragedia sfiorata a causa del maltempo che ha flagellato la zona di Albinia, tra le persone c’è rabbia e sgomento tra le persone. Soprattutto perché in quel lembo di Maremma, già due volte l’alluvione ha messo in ginocchio gli abitanti.
Dopo il nubifragio di giovedì 13 febbraio, ora è arrivato il momento della conta dei danni e del monitoraggio delle situazioni critiche e di emergenza aperte. Un “day after”, quello di venerdì 14 febbraio, che sta certificando come solo per un colpo di fortuna non c’è stata una nuova ecatombe.
Le associazioni: «Emergenza ignorata dalle istituzioni»
«Quante volte abbiamo sentito parlare di sicurezza idrogeologica, di piani di prevenzione, di interventi necessari per evitare nuovi disastri? Quante promesse sono state fatte dopo ogni emergenza? – dicono gli abitanti esasperati – Eppure, ogni volta ci ritroviamo al punto di partenza, con un territorio fragile, abbandonato, esposto alla furia dell’acqua senza alcuna reale protezione. La scorsa notte è stata un monito chiaro: ci siamo salvati solo perché le piogge in montagna sono state più contenute. Se fosse andata diversamente, oggi staremmo contando i danni, magari piangendo nuove vittime. Ma davvero dobbiamo continuare ad affidarci alla fortuna?».
Dopo l’alluvione del 2012, agli albiniesi fu detto che nulla di simile sarebbe dovuto accadere di nuovo. Eppure, 13 anni dopo, il territorio è ancora esposto agli stessi rischi. «Perché la politica ha preferito rimandare, ignorare, fingere di non vedere»: è questa l’accusa mossa da alcune associazioni del territorio nate dalle problematiche delle scorse alluvioni. Associazioni come Facciamo Chiarezza, che ha denunciato come in questi anni «Il territorio non è stato messo in sicurezza», dicono.
Il record della paura: in una notte caduta la pioggia dell’intero inverno
«Nella notte tra il 12 e il 13 febbraio – spiegano dal Comune di Orbetello – in seguito a un’allerta di criticità per maltempo di livello arancione, sono caduti oltre 109 millimetri di pioggia in poche ore. Le forti precipitazioni hanno avuto effetti tra Fonteblanda, zona della ferrovia, e la strada per Talamone, mettendo in crisi il reticolo minore con la congestione dei canali collettori di bonifica, sia orientale che occidentale, e il conseguente ingrossamento del fossino di Talamone».
L’allerta meteo è stata, poi, prolungata e, dalla sera del 13 febbraio alla mattina del 14, si sono registrate ancora forti precipitazioni che hanno causato allagamenti e disagi: «Tra le 20.30 e l’una – spiegano ancora dall’Ente – si sono verificate copiose precipitazioni: sono caduti oltre 150 mm di pioggia, quantitativo che di solito si registra nel corso dell’intera stagione invernale. L’ingente quantità d’acqua ha messo in crisi il reticolo minore e, in particolare, il torrente della Radicata ha esondato allagando campi e strade. Le zone più colpite sono Albinia e le campagne circostanti, tra cui il Guinzone e Piano Grande (zona trra Priorato, Barca del Grazi e 74)».
Il Comune stanzia 80mila euro e apre il Coc
L’amministrazione comunale di Orbetello predispone lo stanziamento di 80mila euro e l’apertura del Centro operativo comuale (Coc) per far fronte all’emergenza maltempo che ha colpito l’intero territorio, causando allagamenti e conseguenti disagi alla popolazione.
«Invitiamo i cittadini a segnalare i danni – conclude il sindaco – per cui abbiamo già stanziato 80mila euro. Inoltre, ho deciso di attivare il Coc al quale partecipano anche i vigili del fuoco, per il monitoraggio della situazione e la gestione delle situazioni di criticità che stanno emergendo in queste ore. Ringrazio l’ufficio della protezione civile comunale e il dirigente del settore lavori pubblici per il grande lavoro e il consigliere delegato Roberto Berardi che ha seguito l’emergenza insieme a me e a tutta la giunta, tra cui la vicesindaco Piccini e l’assessore Ottali in presenza».
Le prime segnalazioni di grave criticità e danneggiamenti nelle zone interessate dall’evento possono essere inoltrate via mail all’indirizzo di protezione civile comunale protezione.civile@comune.orbetello.gr.it
Un reticolo idrico sempre più fragile
Il problema principale rimane la mancata manutenzione del reticolo minore, ovvero dei piccoli corsi d’acqua che attraversano il territorio.
Questi canali, spesso trascurati, risultano ostruiti da detriti, tronchi e rifiuti che impediscono il normale deflusso delle acque, aumentando il rischio di esondazioni. È una situazione nota da anni, eppure nulla è stato fatto per prevenire il disastro.
Già nel 2012, dopo la devastante alluvione, si era parlato di interventi strutturali per mettere in sicurezza i corsi d’acqua. Sono passati più di dieci anni, eppure il territorio è ancora vulnerabile. Le promesse politiche di allora sono rimaste tali: tanti proclami, pochi fatti.
«Una politica sorda e inerte»
Dopo ogni evento calamitoso, la politica si è affrettata a dichiarare l’urgenza di interventi straordinari, di nuovi piani di prevenzione e di investimenti per la sicurezza idrogeologica. «Ma poi, con il passare dei mesi, l’attenzione svanisce e i problemi restano irrisolti – dicono ancora gli abitanti di Albinia e delle frazioni colpite dal nubifragio – È successo nel 2012, è successo negli anni successivi e sta succedendo ancora oggi. Questa notte abbiamo avuto fortuna. Ma possiamo continuare ad affidarci alla sorte?».
Il messaggio è chiaro: la sicurezza di un territorio non può dipendere dalla casualità delle precipitazioni. Servono interventi immediati, soprattutto a monte, per garantire un deflusso regolare delle acque ed evitare che le piogge si trasformino in catastrofi.
Prevenire non rincorrere l’emergenza
Ogni nuova esondazione ricorda infatti una verità semplice ma ignorata: prevenire è l’unico modo per difendersi dai disastri. Eppure, nonostante gli allarmi lanciati dagli esperti, la sicurezza idraulica continua a non essere una priorità per chi governa.
«Se le istituzioni non agiranno in tempi rapidi, non sarà questione di “se” ma di “quando” vivremo un altro 2012 – dicono ancora gli abitanti delle zone colpite dal nubifragio – E allora sarà troppo tardi per chiedersi di chi sia la colpa. Quanto accaduto stanotte, quello che le forti piogge ha causato lo proponiamo attraverso un video del delegato alla Protezione Civile del Comune di Orbetello, Ed è chiaro, troppo forse, si è sfiorata un altra alluvione».
D’altra parte bastava guardare, durante la notte, le pagine di facebook per vedere come tante persone, da Orbetello, Albinia, Guinzone, Radicata, Marsiliana, Ramo, pregasse, preoccupata da quanto stava accadendo.
«Una notte che non volevamo più rivivere – dicono gli alluvionati – e che invece, dopo anni di chiacchiere ci siamo ritrovati, nostro malgrado, addosso, con le stesse paure, con le stesse emozioni, con le stesse modalità. Dimostrazione di come certa politica sia lontana dai veri bisogni dei cittadini e vada avanti sulla sua strada, nonostante quelle alluvioni portarono morte, disastri, intere famiglie distrutte, difficoltà finanziarie, economia al collasso».
CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Sono le 23.41 quando sul palco dell’Ariston sale Lucio Corsi. La Maremma è tutta con lui: la nonna, Milena Marchetti, ha chiuso anche il ristorante Macchiascandona per assistere tranquilla all’esibizione del nipote. E ha fatto bene, come tutti quelli che sono rimasti incollati alla tv per ascoltarlo.
Con la sua “Volevo essere un duro”, il menestrello di Vetulonia non delude le aspettative e già dalla prima serata, conferma che alla fine, la profezia in “Vita da Carlo” («Vincerai il Festival di Sanremo»), non era poi così azzardata.
Un maremmano tra i primi cinque
Maglietta nera trasparente, coprispalle giallo, volto dipinto di bianco: Corsi si piazza subito tra i primi cinque, alla fine della puntata iniziale del Festival di Sanremo. Insieme a lui, Simone Cristicchi, amiatino d’adozione.
Brunori Sas, Giorgia, Lucio Corsi, Simone Cristicchi e Achille Lauro sono infatti i top 5 votati dalla prima serata. Una classifica provvisoria, secondo le votazioni della Giuria della Sala Stampa, TV e Web. Carlo Conti ha infatti svelato solo le 5 prime canzoni in testa alla classifica, senza mostrare la posizione di ognuna. Non si conosce invece il resto della classifica.
Il direttore artistico ha ricordato che il vincitore del Festival di Sanremo avrà diritto a rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest che si svolgerà a Basilea, Svizzera. La finale andrà in onda su Raiuno, il 17 maggio.
Lucio Corsi conquista la sala stampa e il pubblico
Un menestrello dolcissimo sul palco dell’Ariston, Lucio Corsi, che piace alla sala stampa e al pubblico. Con una melodia intensa e vera.
“Volevo essere un duro” è stata scritta e composta da Lucio Corsi e Tommaso Ottomano, che hanno curato anche la produzione insieme ad Antonio “Cuper” Cupertino.