Hockey, Edilfox in paradiso Galileo pareggia – IL VIDEO

Grosseto non si ferma più, Gaston De Oro

GROSSETO. Nuova impresa per l’Edilfox Grosseto che sulla pista Parri regola al termine di una vera battaglia l’Ubroker Bassano, 5-4, e aggancia i veneti al secondo posto. Il Galileo Follonica si vede rimontare a pochi secondi dalla fine, 5-5, dall’Amatori Wasken Lodi alla fine di una partita combattutissima, che si è terminata con molte polemiche e qualche screzio in pista, poi rientrato.

Il Grosseto vola

 EDILFOX CP GROSSETO: Giovanni Menichetti, (Paride Sassetti); Alexander Terence Mount, German Nacevich Nardi, Pablo Nelson Saavedra, Mario Federico Rodriguez Figueroa, Gaston De Oro Marinaro, Stefano Paghi, Alessandro Franchi, Serse Cabella. All. Michele Achilli. 

UBROKER BASSANO: Francisco Rodrigo Da Silva Veludo, ()Sesar Camilo Bertozzu); Samuel Leonardo Amato, Guido Sgaria, Alberto Pozzato, Mattia Baggio, Samuele Muglia, Marc Coy Grau, Andrea Scuccato, Pablo Cancela Moll. All. Miguel Neves Viterbo.

ARBITRI: Luca Molli di Viareggio, Carlo Iuorio di Salerno.

RETI: pt (4-2) 5’33 Mount (G), 11’33 Paghi (G), 17’13 Muglia (B), 18’43 pp Coy (B), 21’32 pp Saavedra (G), 22’00 Rodriguez (G); st 1’10 Muglia (B), 24’08 pp Saavedra (G), 24’16 rig. Coy (B).


GROSSETO. Non finisce di stupire il Circolo Pattinatori Edilfox: il 5-4 sull’Ubroker Bassano, riporta nuovamente al secondo posto della classifica di serie A1 i biancorossi, grazie a un’ incredibile e appassionante vittoria. I ragazzi di Michele Achilli, hanno confermato di attraversare un momento di grazia e di aver acquisito la mentalità vincente per rimanere in pianta stabile nei quartieri alti della classifica. Grosseto e Bassano hanno dato vita alla partita più bella della stagione, con l’Edilfox che ha avuto meritatamente ragione dell’unica formazione che ha messo la museruola alla capolista.

E il punteggio conclusivo sta addirittura stretto ai grossetani che nella ripresa si sono visti parare l’impossibile dal portiere ospite Francisco Veludo.

Una gara da cardiopalmo

Nelle battute iniziali del match le due formazioni si sfidano senza particolari conclusioni. Al 5’ è Veludo che si salva due volte da campione sulle conclusioni di De Oro e Franchi. E’ il preludio al vantaggio grossetano, firmato dall’inglese Alex Mount: il tiro carambola sul palo e finisce in rete. Il Grosseto non si ferma e va vicino al secondo centro con Mount e due volte con De Oro. Clamorosa l’occasione di Mount all’11’: il britannico alza e schiaccia davanti al portiere ma la conclusione esce per un soffio.

Il raddoppio biancorosso è nell’aria e arriva puntuale al 12’ su una bella azione in velocità conclusa da Saavedra sul grande servizio di Stefano Paghi. A questo punto si fa più pressante l’azione dei giallorossi veneti, pericolosi con un missile di Amato con la visiera da Menichetti.

In pista senza Coy

La gara sale di livello, con occasioni da una parte e dall’altra. Al 18’ un tiro dalla distanza di Marc Coy sorprende la difesa e finisce in rete con la deviazione decisiva di Muglia. A 6’17 dalla fine del primo tempo il Bassano trova il 2-2 su un tiro diretto di Coy, concesso per un doppio cartellino blu a Nacevich, che costringe il Grosseto a giocare due minuti con l’uomo in meno, ma la difesa fa buona guardia. L’espulsione di Coy permette all’Edilfox di beneficiare di un tiro diretto a 3’28. Saavedra trasforma con un gran tiro che buca Veludo. Passano 28 secondi e i grossetani calano il poker con una gran rete di Mario Rodriguez. L’Ubroker è costretto a sostituire il portiere ma Bertuzzo riesce a fermare bene il tiro di Mount. La ripresa si apre con il terzo gol del Bassano, segnato da Muglia. Gli ospiti spingono e il Circolo Pattinatori deve agire in contropiede. Al 7’ Mario Rodriguez si procura un rigore, messo a lato da Stefano Paghi. Franchi e Paghi mettono i brividi a Veludo, che in qualche maniera riesce a salvarsi.

Il portiere ospite compie un doppio miracolo anche su De Oro. Menichetti ha il suo bel daffare ma la difesa lo aiuta bene. I minuti conclusivi sono di sofferenza per i tifosi grossetani. A 52 secondi dalla sirena un fallo di Cancela manda sul dischetto Saavedra che trasforma. A 44 secondi alla sirena però un tiro diretto di Coy riapre i giochi. Il Grosseto, che ha a disposizione anche un tiro diretto a sette secondi dalla fine, resiste contro una squadra che schiera cinque giocatori di movimento e porta a casa la vittoria più bella di questa stagione e apre scenari impensabili solo qualche settimana fa.

Il Galileo fermato dal Lodi

GALILEO FOLLONICA: Leonardo Barozzi (Gabriele Irace); Jacopo Mariotti, Davide Banini, Federico Pagnini, Marco Pagnini, Francesco Banini, Alberto Cabiddu, Oscar Bonarelli, Didac Llobet Soler. All. Sergio Silva.

AMATORI WASKEN LODI: Valentin Grimalt, (Riccardo Porchera); Lorenzo Giovannetti, Alessandro Faccin, Pablo Miguel Najera Bailon, Filipe Fernandes Rodrigues Alves Nunes, Nicolas Barbieri, Andrea Fantozzi, Morgan Antonioni, Liam Bozzetto. All. Pierluigi Bresciani

ARBITRI: Joseph Silecchia e Francesco Stallone di Giovinazzo.

RETI: pt (2-0) 12’30 pp Llobet (F), 20’10 D.Banini (F); st 2’07 Antonioni (L), 4’05 F.Pagnini (F), 7’00 Najera (L), 8’44 rig. Fantozzi (L), 12’46 Fantozzi (L), 21’08 D.Banini (F), 23’27 Bonarelli (F), 24’47 Giovannetti (L).
FOLLONICA. Quando ormai sembrava fatta, un gol contestato a 30 secondi dalla sirena, forse segnato con il corpo da Giovannetti, fa chiudere sul 5-5 la sfida fra Galileo Follonica e Amatori Wasken Lodi.

Emozioni e polemiche

Un match che ha regalato emozioni a non finire e polemiche in pista e qualche battibecco al momento dei saluti, poi fortunatamente rientrato. Follonica di Silva che deve rinunciare e Montigel, rientrerà solo ad anno nuovo in corso, sublussazione alla clavicola, Lodi senza Faccin febbricitante. Maremmani reduci da tre sconfitte consecutive mentre i lombardi giallorossi ne hanno vinte tre di fila. Nel primo tempo è il Galileo a fare la partita e al 12′ il blu all’ex Fantozzi, fallo su Marco Pagnini, porta al tiro libero Llobet: la prima conclusione finisce sul palo, la seconda sulla traversa e alla fine lo spagnolo batte Grimalt.

Al 19′ Antonioni reagisce dopo uno scontro in area con Federico Pagnini: le proteste costano al lodigiano due cartellini blu contemporanei. In power play Llobet serve l’assist vincente a Davide Banini che insacca il 2-0 che chiuderà il primo tempo. Nella ripresa è un altro Lodi. Antonioni si rifà e segna il 2-1. Risposta del Follonica: Federico Pagnini si ritrova la pallina giusta sul secondo palo e insacca il 3-1. I lombardi iniziano una clamorosa rimonta. Najera da fuori con un tiro accompagnato accorcia, poi il rigore (fallo di Marco Pagnini) di Fantozzi (al secondo tentativo, il primo lo aveva tirato Antonioni ma Barozzi si era mosso in anticipo), fa 3-2.

Sempre Fantozzi in diagonale pareggia, con la pallina che s’infila fra palo e portiere per il 4-3 ospite. Nel finale succede di tutto. Davide Banini al 21′ indovina la girata in area decisiva, anche se il tocco finale in mischia è di Bonarelli. E poco dopo al 23′ sempre Dadda Banini, da destra, beffa Grimalt infilando sotto la traversa il 5-4.  Poi il pari di Giovannetti, che fa imbufalire la panchina maremmana e apre ai battibecchi in pista alla sirena.

Le partite dell’undicesimo turno

Edilfox CP Grosseto Ubroker H.Bassano 5-4
Telea Medical Sandrigo Gsh Trissino 4-7
Montecchio Precalcino Tierre Chimica Montebello 4-2
Gamma Innovation Sarzana TServiceCar Hrc Monza 3-3
Galileo Follonica Amatori Wasken Lodi 5-5
Engas Vercelli Why Sport Valdagno 3-1
Cgc Viareggio Gds Versilia Hockey Forte 1-4

La classifica di A1

  P Pg Pv Pa Pe Gf Gs D
Gsh Trissino 30 11 10 0 1 73 33 40
Ubroker Bassano 22 11 7 1 3 50 38 12
Edilfox Cp Grosseto 22 11 7 1 3 36 31 5
Amatori Wasken Lodi 21 11 7 0 4 33 23 10
Gamma Innovation Sarzana Gds 20 11 6 2 3 41 32 9
Impianti Forte dei Marmi 20 11 6 2 3 40 30 10
Galileo Follonica 18 11 5 3 3 37 33 4
Engas Vercelli 17 11 5 2 4 40 40 0
Why Sport Valdagno 11 11 3 2 6 32 36 -4
Teamservicecar Hrc Monza 11 11 3 2 6 33 39 -6
Cgc Viareggio 9 11 2 3 6 25 38 -13
Telea Medical Sandrigo 9 11 2 3 6 29 44 -15
Tierre Chimica Montebello 5 11 1 2 8 27 55 -28
Montecchio Precalcino 4 11 1 1 9 26 50 -24

La stecca d’oro

Gol    
17 Julian Tamborindegui TeamServiceCar Hrc Monza
16 Jordi Mendez Ortiz Gsh Trissino
15 Giulio Cocco Gsh Trissino
14 Andrea Malagoli Gsh Trissino
14 Marcos Oscar Vega Montecchio Precalcino
13 Pablo Cancela Ubroker Bassano
12 Facundo Ortiz Ruiz Gamma Innovation Sarzana
11 Diogo Neves Engas Vercelli
11 Gaston De Oro Edilfox Grosseto
11 Andrea Brendolin Telea Medical Sandrigo
11 Andrea Fantozzi Amatori Wasken Lodi

Le partite del dodicesimo turno

Amatori Wasken Lodi Engas Vercelli 13/12
Gds Versilia Hockey Forte Gamma Innovation Sarzana 13/12
Why Sport Valdagno Telea Medical Sandrigo 14/12
Ubroker H.Bassano Galileo Follonica 14/12
Edilfox CP Grosseto Tierre Chimica Montebello 14/12
TServiceCar Hrc Monza Montecchio Precalcino 17/12
Gsh Trissino Cgc Viareggio 18/12

Le partite del tredicesimo turno, ultima d’andata

Engas Vercelli Ubroker H.Bassano 21/12
Tierre Chimica Montebello TServiceCar Hrc Monza 21/12
Telea Medical Sandrigo Amatori Wasken Lodi 21/12
Montecchio Precalcino Gds Versilia Hockey Forte 21/12
Gamma Innovation Sarzana Gsh Trissino 21/12
Galileo Follonica Edilfox CP Grosseto 21/12
Cgc Viareggio Why Sport Valdagno 21/12

 

Coppa Italia A2

Quarti di finale

 

    A R
Symbol Amatori Modena Hockey Thiene 3-3 3-11
Indeco Afp Giovinazzo Rotellistica Camaiore 4-3 3-6
Acea Follonica Sgs Forte dei Marmi 3-3 5-1
VenetaLab Breganze Roller Hockey Scandiano 7-2 3-2

 

Semifinali

 

    A R
Sgs Forte dei Marmi Rotellistica Camaiore 11/12 17/12
VenetaLab Breganze Hockey Thiene 11/12 17/12

 

 

Gastronomia, comprare bene e spendere il giusto si può

Claudio Parisi durante le riprese del video con i consigli per gli acquisti al banco gastronomia della Coop di Follonica

FOLLONICA. Grana o Parmigiano? San Daniele o Toscano? Ricotta di pecora o vaccina? C’è un formaggio che non aumenti il colesterolo? Quando sei davanti a un banco della gastronomia pieno di delizie ti vengono tante domande, per fare una buona spesa e magari risparmiare. Perché con decine e decine di etichette, una vetrina che riempie gli occhi e diffonde profumi invitanti, con prodotti del territorio e eccellenze nazionali e straniere, quando entri alla Coop di via Chirici a Follonica la cosa più difficile è resistere alla tentazione di comprare un po’ di tutto.

Ma una spesa di qualità, di formaggi e salumi, si può fare. Magari anche risparmiando.

Per non sbagliare abbiamo scelto una guida speciale, Claudio Parisi, dipendente della Coop di Follonica, da tanti anni al reparto gastronomia. Chi meglio di lui può guidarci fra etichette e prodotti tipici? I consigli che ogni giorno, da dietro al banco, dà ai clienti del supermercato, li abbiamo raccolti un video. Che si chiude con una ricetta, semplice da realizzare.

Meglio il Grana o il Parmigiano?

Grana o Parmigiano? Sono due prodotti simili – spiega Claudio – entrambi indicati per gli intolleranti al lattosio, perché ne sono privi. Ma non mancano le differenze.

«Ci sono alcune differenze fra Parmigiano e Grana – dice Claudio Parisi – ma si tratta comunque di due prodotti eccellenti.  Il Parmigiano Reggiano è prodotto senza additivi, il Grana usa una proteina estratta dalle uova di gallina per controllare la fermentazione. Nel Parmigiano i foraggi  sono solo fieno ed erba. Nel Grana si usano anche derivati del mais. Nel Parmigiano  la marchiatura si fa a 12 mesi, il prodotto raggiunge lunghe stagionature (24, 30 mesi e oltre) e il consumo si ha mediamente oltre i 24 mesi. Il Grana viene marchiato a 9 mesi e il consumo medio è a 15 mesi».

«Inoltre la zona di produzione del Parmigiano è molto più circoscritta: le province di Parma, Reggio Emilia e Modena e parte delle province di Mantova (a destra del Po) e Bologna, a sinistra del Reno. Il Grana Padano può essere prodotto da allevamenti in 35 province fra Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna e Trentino Alto Adige».

Ricotta di pecora e vaccina, le differenze

La ricotta, pur essendo un prodotto caseario, non è, per legge, formaggio ma va classificata semplicemente come latticino: non viene ottenuta infatti attraverso la coagulazione della caseina, ma delle proteine del siero di latte, cioè la parte liquida che si separa dalla cagliata durante la caseificazione. È più leggera dei formaggi, ma non è indicata per gli intolleranti al lattosio, perché ne contiene dal 2 al 4%.

«La ricotta vaccina o ricotta di mucca – spiega Claudio – ha un gusto delicato, morbido, dolce. La ricotta di pecora al palato si presenta più rustica, con un sapore più intenso e forti note vegetali e di fieno. Questo non solo per quello che mangia l’animale, ma anche per la composizione più grassa del latte ovino. Quella mista è un compromesso, ma anche la più venduta».

Quella di pecora è perfetta per i dolci: «Ad esempio la pastiera napoletana, o i cannoli siciliani».

E per i tortelli maremmani? «Si usa quella mista, perché il sapore al tortello maremmano viene dato prima di tutto dal sugo che lo accompagna, che sia ragù o, come spesso da queste parti, il sugo di cinghiale».

Prosciutto cotto, tre varietà. E se la fetta si rompe, è quello migliore

La norma del 2005  identifica tre tipologie di prosciutto cotto:  c’è il “prosciutto cotto”, il “prosciutto cotto scelto”  e il “prosciutto cotto di alta qualità”, come quello Fior Fiore Coop.

«L’elemento decisivo  è  il livello di umidità del prodotto – spiega Claudio Parisi -. Più il prosciutto è umido, cioè più contiene acqua, minore è la qualità. Il livello di umidità consentito per il prosciutto di alta qualità deve essere inferiore al 75,5%. Per il prosciutto cotto scelto non deve superare il 78,5% mentre può arrivare all’81% per il semplice  prosciutto cotto».

Il prosciutto cuoce in modo diverso a seconda delle zone. Quindi, talvolta, la fetta tende a rompersi: «Attenzione, non è un difetto, anzi! La fetta si rompe quando l’umidità è minore, quindi si tratta della qualità migliore».

Toscano, San Daniele, Parma, sua maestà il crudo

Il prosciutto crudo è il re dei salumi, come la Ferrari fra le auto. Ma ne esistono tante varietà, tanti prezzi, tante qualità diverse. Per scegliere bene serve attenzione.

Il più saporito è il prosciutto toscano. Viene salato a secco, con  sale, pepe e aromi naturali; quindi viene la parte scoperta della polpa viene coperta con un impasto costituito da sugna, farina di riso, sale, pepe e aromi naturali. Il periodo di stagionatura non deve essere inferiore ai 10 mesi per i prosciutti di peso finale compreso tra 7,5 e 8,5 kg e ai 12 mesi per i prosciutti di peso superiore a 8,5 kg. Il Prosciutto Toscano DOP  deve aver maturato ulteriori due mesi di stagionatura, vale a dire almeno 12 mesi se di peso compreso fra 7,5 e 8,5 kg, e almeno 14 mesi se di peso superiore a 8,5 kg.

Claudio Parisi con un prosciutto toscano
Claudio Parisi con un prosciutto San Daniele

«Attenzione – spiega Claudio – perché viene fatto maturare appeso, quindi il sale, per caduta, tende ad essere maggiore nella parte tonda (fiocco), rispetto alla parte più vicina alla zampa, che risulta più dolce».

San Daniele e Parma, invece, hanno sapore più delicato e si assomigliano: «Sono prodotti ottimi e analoghi, ma con alcune differenze. Intanto la salatura: nel San Daniele avviene a secco con il sale marino; nel Parma si procede in maniera diversificata: le parti esterne, quelle della cotenna, sono trattate con sale umido mentre la parte magra viene trattata con sale asciutto. Poi la stagionatura: nel San Daniele dura 13 mesi. Il Parma viene prima sottoposto a una fase di pre-stagionatura, poi si arriva a 12 mesi. Infine la forma: quello con la zampetta è il San Daniele».

Claudio alla bilancia del banco gastronomia
Claudio alla bilancia del banco gastronomia

L’eccellenza toscana, il lardo di colonnata

Nel banco gastronomia della Coop di via Chirici a Follonica non manca il lardo di Colonnata, salume ad indicazione geografica protetta (IGP), tipico dell’omonimo paese in Provincia di Massa-Carrara. Viene prodotto con lardo di suino, stagionato in conche di marmo di Carrara.

«È un salume unico, prodotto in conche di marmo. Il lardo viene salato con gli aromi: pepe, cannella, chiodi di garofano, cumino, coriandolo, noce moscata, cardamomo, salvia e rosmarino.  La vasca piena viene coperta, controllata periodicamente e poi riaperta circa 6-10 mesi più tardi, a stagionatura ultimata».

«Alla fine il risultato è un salume dall’aspetto umido, di colore bianco leggermente rosato e presenta una consistenza omogenea e morbida. Ha un sapore delicato e fresco, quasi dolce. Il suo utilizzo ideale è al naturale, tagliato a fette sottili. Provatelo sul pane scaldato o sulla ricotta fritta e calda. Si scioglie in un attimo e diventa meraviglioso».


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Lo scheletro di Sandrone riscrive la storia dell’uomo

BACCINELLO. È una storia che si perde nel tempo, milioni di anni fa. Una storia che ha come centro e non come sfondo Baccinello, borgo del comune di Scansano che si è sviluppato intorno alla sua miniera di lignite che ha richiamato uomini e famiglie intere da paesi, province e regioni diverse, di solito spinti dal bisogno.  Persone che hanno fatto crescere Baccinello, conosciuto in tutta la Maremma per il suo pane e per “Sandrone”, il vero protagonista di questa storia che comincia circa 10 milioni di anni fa, quando la Maremma così come la conosciamo oggi non esisteva, quando il mar Tirreno e l’Adriatico non erano separati dalle terre emerse, quando al posto di questa terra c’erano solo isole e arcipelaghi. 

Uno al sud, dove oggi c’è il Gargano, l’altro più a nord, dove oggi c’è la Toscana. 

Nella grotta con il naso all’insù

Oggi a Baccinello, sul muro del centro didattico, la prima immagine che si incontra è quella del murale realizzato dall’artista senese Francesco Del Casino. Murale che rappresenta una delle foto scattate da Antonio Ferrari, il primo fotografo ad essere entrato nella miniera quando fu trovato lo scheletro. Ci sono il paleontologo Johannes Hürzeler, l’ingegner Minucci e Giovanni Lorenz, allievo del professore di Basilea nel cunicolo della miniera dentro al quale, sulla volta, è stata fatta una scoperta rimasta unica al mondo: lo scheletro intero dell’Oreopithecus bambolii, un ominide che abitava “l’isola di Maremma” quasi dieci milioni di anni fa. 

Il murale con la storica foto
Il murale con la storica foto

Hürzeler, aveva aspettato quel momento da anni: il 2 agosto 1958 fu chiamato, appena sveglio, dai minatori che alle 2 del mattino avevano fatto la scoperta destinata a cambiare il corso della storia degli studi sull’evoluzione umana. E ancora oggi, grazie all’impegno di Lorenzo Rook, professore ordinario del Dipartimento di Scienze della Terra che all’ominide di Baccinello ha dedicato la sua tesi di laurea negli anni ’80, continua ancora a riservare sorprese dopo sorprese. 

Tonino e quello scatto diventato immortale

I flash delle macchine fotografiche erano alimentati a lampade. E al contatto con il grisou poteva scatenarsi l’inferno. Tonino Ferrari, nel 1958, era un giovane cronista che lavorava per “Il Paese”, organo del Pci. Il lavoro del giornalista, come lo intendeva lui, era quello romantico, quello nel quale si dovevano consumare le suole delle scarpe. Ma Ferrari aveva un’altra grandissima passione, quella per la fotografia.

È stato lui il primo e unico fotografo ad entrare nella cava. E di quel giorno memorabile, oltre alle immagini che furono pubblicate anche sul tabloid inglese “Life”, restano due file scritti per i suoi nipoti. Affinché sapessero cosa aveva fatto il loro nonno. 

Antonio Ferrari nella cava

Era un’ estate torrida quella del 1958 quando ad agosto ci dissero che a Baccinello degli scienziati stavano cercando tracce di vita primitiva nella campagna e nella piccola miniera.

Era tanto che non c’ erano notizie interessanti e tutti i giorni facevamo fatica a riempire il giornale.

Il Civinini decise di andare. Lavoravamo per “Il Paese” di Roma, che era del Partito comunista e non avendo noi  mezzi di trasporto propri, fu il Pci a fornirci un’auto con un autista, a patto che si portasse con noi il corrispondente dell’ Unità Enzo Giorgetti. A Baccinello trovammo due antropologi svizzeri, il professor  prof. Hürzeler e il dr.Lorenz, suo assistente. Erano diversi giorni che lavoravano senza grandi risultati: avevano trovato tracce di un piccolo cavallo con lo zoccolo “aperto” come le bestie vaccine. Un po’ delusi, ce ne andammo, con l’ accordo che, se ci fosse stato qualcosa di nuovo,  ci avrebbero avvertito.

Dopo pochi giorni ci telefonarono tutti eccitati, perché un minatore aveva trovato lo scheletro di un ominide che, grossomodo, doveva essere l’anello di congiunzione fra l’uomo e la scimmia. Con il solito mezzo, ci recammo subito a Baccinello. Trovammo i due scienziati impazienti di portarci in miniera: ci presentarono l’ingegner Minucci, direttore della miniera. Ci dettero un casco con una luce sopra e ci misero su un vagoncino senza sponde detto “piattina”: il carrello, legato ad una corda, sarebbe stato calato in una galleria molto, ma molto ripida e, raggiunto il piano, si sarebbe fermato. Noi, a quel punto, dovevamo scendere e il carrello sarebbe stato ritirato in superficie. Nel carrello, poco più lungo di un metro, io stavo davanti e mi tenevo ai bordi della “piattina”, Enzo dietro, in una specie di abbraccio, si teneva a me.

«Giù la testa!»: gridavo quando la galleria era troppo bassa e ci sdraiavamo indietro.

I minatori a Baccinello (foto Tonino Ferrari)

Arrivati in una galleria più ampia, tre metri circa, priva di luce, scendemmo in attesa degli altri. Mentre commentavamo la sicurezza degli impianti, in una pausa, nel silenzio, entrambi sentimmo uno scricchiolio sinistro venire dall’alto: con le lampade del casco vedemmo che la causa del rumore erano i tronchi di albero messi a sorreggere la volta della galleria. Al vedere tali sostegni piegati e alcuni tronchi schiantati e scricchiolanti, ci mancò poco che ci venisse un infarto! Enzo cominciò a dire che non voleva morire, perchè aveva moglie e due figlie ed io, per consolarlo, facevo il duro: ero terrorizzato quanto lui, all’ idea che avevamo sopra di noi, parecchie decine di metri di terra. Arrivato l’ ingegner Minucci, ridendo, ci disse: «Non ve lo avevo detto che in tutte le miniere è così?». Allora io rivolto ad Enzo: «Ma non te lo avevo detto che non era pericoloso?». Non reagì, era ancora sotto choc.

La foto di Ferrari sulla stampa internazionale

Ferrari, nel 1958, scattava le sue foto con un’Agfa Silette che montava un flash a lampada. Il direttore della cava segnalò subito che nell’aria c’era un po’ di grisou e chiese se il flash facesse scintille. «Non ne ho idea, sa è un po’ vecchiotto», rispose Tonino e Minucci decise che fosse meglio allontanarsi.

Accompagnato da un minatore, il cronista del Paese si trovò sotto la volta della galleria dove c’era lo scheletro di Sandrone. 

La foto simbolo della scoperta di Sandrone: Lorenz, Hutzler e Minucci (foto Tonino Ferrari)

Il minatore che aveva trovato le ossa mi accompagnò all’avanzamento, passando per dei cunicoli: in certi punti andavamo carponi. «Non si preoccupi, non c’è pericolo», diceva, ma anche lui se ne andò. Non ero mica tanto tranquillo: ero tutto sudato, ma non sapevo se dipendesse dall’aver faticato per raggiungere il posto o per la preoccupazione di accendere il flash. Comunque ora c’ ero e dovevo procedere. Lo scheletrino era nella volta della galleria ad un’altezza di un metro e mezzo: ci sarebbe voluto un grandangolare, che naturalmente non avevo, anche perché la macchina non aveva l’ottica intercambiabile. Sdraiato sul carbone, supino, riuscii a vedere tutte le ossa; stringendo i denti e a occhi chiusi accesi il flash. Per fortuna andò tutto bene e quel vecchio flash continuò ad accompagnarmi ancora a lungo. In attesa di essere raggiunto dagli altri, eravamo d’ accordo dopo una decina di minuti, mi feci una foto con l’autoscatto; scattai un po’ di foto a tutti gli altri e ritornammo in superficie.

Fuori, nel frattempo, era arrivato il reporter dell’Ansa e, non dando importanza alla cosa, gli dissi che sarebbe potuto andare a fare il servizio senza grossi problemi: scendere con la ”piattina”, sentire le travi che scricchiolavano, raggiungere l’avanzamento carponi e, anche peggio, la storia del grisou, lo convinsero  a non fare il servizio.

Una notizia da prima pagina

Erano altri tempi, quelli vissuti da Ferrari. Tempi nei quali giornali come Il Paese, che ricevette subito le foto scattate nella cava, non si rendevano conto dello scoop che avevano tra le mani. La notizia uscì molti giorni più tardi su “Paese sera”. 

Il servizio pubblicato su Life

 Ero al mare, un giorno di festa: c’era Pascia, lo strillone, che urlava l’ edizione straordinaria del ritrovamento dell’uomo che era anello di congiunzione tra l’essere umano e la scimmia. In poco tempo tutto il mondo parlava dell’avvenimento: tutte le pagine erano piene di mie foto e anche il mio nome appariva da tutte le parti. Ero più che appagato, non avrei potuto chiedere di più: non avevo pensato che avrebbe potuto essere fonte di reddito. Guadagnavo pochissimo e avevo una situazione economica familiare drammatica. Dopo l’uscita del giornale, cominciarono ad arrivare giornalisti, prima quelli italiani, poi gli stranieri: tutti mi cercavano, con mio grande imbarazzo per via della mia inesperienza e della mia giovane età.

Non avevo una camera oscura e stampavo le foto in bagno, di notte, quando i miei andavano a letto. Poi durante il giorno le vendevo ai giornali. Anche le telefonate dall’estero che ricevevo, erano fonte di imbarazzo, perché io sapevo parlare solo l’italiano, così come  quelli della redazione. Una telefonata, fra le ultime, mi mise in agitazione: si trattava della più grande rivista al mondo, Life. Avrebbero inviato un fotoreporter per parlare con me: dovevo portare tutto quello che avevo da fargli vedere. Non avevo mezzi di trasporto, quindi chiesi a Vittorio Donatelli del Tirreno, se mi portava all’ appuntamento; anche lui era a piedi, però poteva farsi prestare una Vespa. E così fu. Davanti al grande fotografo ero emozionato: tolse da una delle sue Leica (la macchina che sognavo da sempre) l’obiettivo e si mise a guardare le negative.

Lo scheletro nella volta della cava (foto Tonino Ferrari)

Mi chiese, dandomi del “lei”: «Le ha fatte con quella?», indicando la Silette. Alla mia affermazione, non riuscì a nascondere una lieve meraviglia: non era rivolta alle foto, bensì alle negative. Pensai che ormai le foto le avevo vendute a tutti, perciò si poteva fare. Mi offrì quindicimila lire ciascuna ma rifiutai perché era poco. Allora mi offrì novantamila lire per tutte: accettai immediatamente, ma subito dopo mi accorsi che mi aveva dato le quindicimila lire che avevo rifiutato. L’ esperto giornalista aveva capito che avevo bisogno di soldi e che novantamila lire avrebbero avuto effetto. Le negative in questione erano sei. Comunque a quei tempi erano cifre importanti. Tutti i fotografi che erano giunti non poterono fare le foto, perché l’ominide era stato “ingessato” per portarlo via. Il giorno dell’uscita dalla miniera c’erano decine di fotografi; molti di questi ultimi avevano il timore di fare tardi, perché poi dovevano trasmettere le foto alle redazioni. Uno di loro, di un grande giornale, mi disse: «Vai a dire al prof. Hürzeler se lo porta fuori prima». Poi, con ironia: «Visto che sei l’unico che conta qui!” Ci andai e poco dopo uscii con il professore e l’ ominide ingessato; mandai al prof. Hürzeler le foto scattate che sono tuttora esposte al museo di Basilea in Svizzera. È esposto anche il certificato “di nascita”, redatto dal professore e firmato dai testimoni di quel giorno: ovviamente spicca anche la mia firma. Da tutta l’operazione ricavai un milione e trentamila lire. Come ho già detto, la situazione familiare era tale che di quella cifra, per me, spesi millecinquecento lire per una camicia a quadretti bianchi e rossi. 

Uno scheletro di 10 milioni di anni fa

Basta andare al Museo di storia naturale della Maremma, dove una sala è interamente dedicata a questa sensazionale scoperta, per trovarsi di fronte alla rappresentazione geografica della Maremma prima della Maremma. Quando le terre emerse erano poco più che isolette abitate da qualche specie animale di taglia non troppo pretenziosa: topi, ghiri, toporagni, antilopi di piccole dimensioni. Erbivori e roditori, soprattutto. 

«Il territorio su cui sorge Baccinello, la zona di Cinigiano, quella delle Trasubbie – spiega il professor Rook – ci permettono di leggere una storia che ha milioni di anni proprio grazie allo studio delle stratificazioni. Sono archivi ricchi di informazioni». Informazioni che si sovrappongono, che si confondono l’una nell’altra: quella della miniera ad esempio, la cui storia risale al 1920, quando entrò in funzione. La storia della gente, del lavoro, della fatica e delle ore passate a scavare ed estrarre lignite dai cunicoli. 

Lo scheletro dell’ominide di Baccinello

«Ed è proprio la lignite, che oltre al valore economico ne ha anche uno scientifico, a raccontarci quali fossero gli organismi presenti 7-8 milioni di anni fa in questa zona della Maremma – aggiunge il ricercatore – perché è proprio in quel materiale che si trovano i fossili degli organismi viventi allora». 

Fino al 2 agosto 1958, Johannes Hürzeler, era riuscito a trovare frammenti di scheletro di un ominide che però non poteva ricostruire completamente. Quando ormai i fondi per la sua ricerca erano finiti e lui aveva già caricato le valigie sull’auto che lo avrebbe riportato a Basilea, la miniera fece al paleontologo – e a tutti gli studiosi da allora in avanti – il regalo più grande: uno scheletro intero, che ha rivoluzionato la storia dell’evoluzione dell’uomo.

Quasi 10 milioni di anni fa, in quella che sarebbe diventata la Maremma viveva un Oreopithecus, una scimmia antropomorfa che estinta quando l’Appennino ha cominciato ad emergere delineando la geografia della penisola italiana che conosciamo oggi, e dall’Europa sono arrivati i primi carnivori, come iene o tigri dai denti a sciabola, i cavalli e i primi rinoceronti. «Quando la competizione ecologica – aggiunge il prof. Rook – è diventata svantaggiosa per le specie abituate a vivere sull’isola».

Sandrone o Sandrona?

Il capoturno, quando si trovò di fronte allo scheletro di Oreopiteco, fermò i minatori che volevano proseguire con gli scavi, per consegnare quel tesoro incommensurabile nelle mani di Hürzeler, che si rimise subito al lavoro. «Da quel momento in poi è stato possibile confrontare tutti i frammenti di scheletro che nel corso degli anni erano stati ritrovati – aggiunge Rook – e avere finalmente un’idea precisa dell’aspetto dell’ominide». 

Era bipede, aveva le zampe corte e camminava con andatura incerta. La sua testa era piccola e aveva due occhi grandi. Insomma, Sandrone non era certo il ritratto della bellezza, almeno non di quella che si sarebbe poi sviluppata con gli etruschi.

«Si nutriva soprattutto di bacche e foglie – spiega il ricercatore – Alto un metro e dieci, Sandrone aveva dei canini ben sviluppati che ci fa ritenere che si trattasse di un maschio». Negli ominidi infatti, il dimorfismo sessuale non è troppo evidente se non appunto per quanto riguarda la dentatura. Sandrone non è mai stato imparentato con i nostri più diretti antenati, ma è uno degli ultimi rappresentanti di un gruppo di scimmie antropomorfe che nel Miocene superiore erano diffuse in Europa e Asia». 

Un centro studi internazionale

Oggi, la scoperta dell’Oreopithecus, ha fatto diventare Baccinello uno dei centri di studi internazionali che continua ad attirare ricercatori da tutto il mondo. L’intero borgo, grazie all’impegno di Sergio Fontani, che ha fondato l’associazione culturale Miniera e ha realizzato, insieme al padre minatore il plastico della vecchia miniera della Co.Mi.Ba, sta portando avanti tante iniziative insieme alla Pro loco per la valorizzazione di quella scoperta sensazionale. 

Il murale sul lato della miniera di Baccinello
Il murale sul lato della miniera di Baccinello

 L’esemplare, oggi conservato presso il Museo di Geologia e Paleontologia dell’Università di Firenze, è ormai una superstar: a lui e alla sua scoperta, alla vita dei minatori e alla storia del borgo, la regista romana Lucilla Salimei ha dedicato il film Miniera, che è stato proiettato di nuovo nel borgo durante i festeggiamenti di Santa Barbara. 

Ora, grazie ai fondi del Pnrr, l’Università di Firenze, partecipando al Centro Nazionale per la Biodiversità, comincerà una serie di studi sulla zona delle Trasubbie per tracciare il percorso fatto dal territorio e dai suoi ecosistemi da 10 milioni di anni fa fino a oggi. Visto quello che successe nel ’58, c’è da aspettarsi che la terra, questa volta, possa regalare di nuovo agli studiosi un’altra grandissima gioia come la scoperta di Sandrone. 


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Si fa presto a dire ciccia. In Maremma ce n’è una speciale

Si fa presto a dire ciccia: Matteo Bertelli, capo reparto carni dell'Ipercoop al Maremà

GROSSETO. Si fa presto a dire ciccia. La carne non è tutta uguale.

Cambiano le varietà e i tagli, cambiano le scelte da fare a seconda della stagione, cambia, soprattutto, la provenienza. Perché la carne di Maremma ha caratteristiche uniche. E gli animali sono allevati in questa terra meravigliosa, dove la natura porta un valore aggiunto e non serve chiedere aiuto alla chimica. 

Lo sanno bene alla Coop, che ha scelto di puntare proprio sulla carne del territorio. Scelta, selezionata e tagliata da macellai esperti, persone di cui i clienti si possono fidare, sempre pronti a dare un consiglio al cliente al di là del banco.

Matteo Bertelli: «L’importanza del macellaio»

Matteo Bertelli è il capo reparto delle carni dell’Ipercoop al centro Maremà: «Il macellaio è importante perché ha una preparazione specifica, sceglie e taglia la carne, la confeziona, la consiglia al cliente. Trasmette fiducia, insomma. E noi abbiamo un valore aggiunto, perché l’azienda ha scelto di puntare sulla carne maremmana.  Questa carne ha una buona capacità di ritenzione idrica (perde poca acqua durante la cottura, fenomeno che spesso caratterizza altri carni derivate da animali da allevamento), proprio perché gli animali vengono allevati allo stato brado».

Gli animali vengono allevati allo stato brado in grandi recinti che racchiudono pascoli naturali e artificiali, pinete e boschi di macchia mediterranea. Utilizzano diverse risorse alimentari che l’ambiente mediterraneo gli offre, dagli arbusti della macchia mediterranea fino alla salicornia. Gli animali vivono tutto l’anno all’aperto prediligendo i pascoli aperti durante l’estate, mentre l’inverno si proteggono dalle intemperie della stagione all’interno della pineta costiera. 

La maremmana è una razza rustica per eccellenza, con scheletro forte, cornatura poderosa, pelle spessa. Maschi e femmine si distinguono, oltre che per lo sviluppo fisico, anche per la forma delle corna: a mezzaluna nei maschi, a lira nelle femmine.

All’Ipercoop il bovino maremmano è fornito dall’azienda Podere dei Fiori, con la sua sede di Cinigiano, ai Terzi d’Ombrone. QUI IL SITO.

Matteo Bertelli dietro al banco
Matteo Bertelli dietro al banco

«Non solo abbiamo un bovino nato e allevato in Maremma, ma siamo a km zero anche per la macellazione, che avviene al Madonnino, a Braccagni. E la prepariamo per il banco direttamente nel nostro laboratorio qui all’Ipercoop».

Il bollito di maremmana, un piatto semplice e saporito

La maremmana è la base per la preparazione del bollito, piatto eccezionale in inverno. 

«Oltre alla carne maremmana Fior Fiore abbiamo tutto quello che serve per un bollito eccezionale – dice ancora Matteo -. Abbiamo il cappone, la lingua, la coda. Ingredienti eccezionali per un piatto saporito da condire solo con olio, sale e pepe. Poi, volendo, si possono aggiungere delle patate, se gradite. Però attenzione a come lo prepariamo, perché il risultato cambia e non di poco».

Carne saporita o un buon brodo?

«Se desideriamo un bollito saporito, l’acqua va portata prima ad ebollizione, con tutti gli odori. Poi si mette la carne. Se desideriamo un brodo gustoso, si mette tutto a freddo e, magari, servono tagli meno pregiati».

La spiegazione è scientifica. Se il processo di cottura è veloce (acqua bollente) l’albumina (proteina della carne) coagula in tempi brevi ed i succhi della carne non hanno il tempo di fuoriuscire; come conseguenza avremo un bollito molto saporito, ma un brodo povero. Di contro, immergendo la carne a freddo e riscaldando l’acqua gradualmente diamo tempo alle cellule della carne di rompersi, ai succhi di fuoriuscire e alle proteine di coagulare esternamente. In questo modo il brodo sarà gustosissimo ma la carne piuttosto dura e contratta.

Il menu di Natale, al banco Coop c’è tutto

Dagli antipasti all’arrosto, scorrendo il banco della macelleria della Coop si trova di tutto.

«Prepariamo tutto nel nostro laboratorio direttamente al supermercato – dice ancora Matteo -. Dalle tartare tagliate al coltello, fino all’arrosto da mettere direttamente in forno, ma anche il filetto di suino, il pollo Fior Fiore, il cappone Fior Fiore che è la specialità del periodo. E poi tutti i bolliti, misto, con l’osso, saporito. C’è tutto quanto serve per preparare un buon pranzo di Natale o un cenone».

Addio polistirolo

Un anno fa Coop ha deciso di cambiare tutte le confezioni della carne al banco di libero servizio, dove il cliente la carne la sceglie da solo: «Abbiamo tolto le vaschette in polistirolo e le abbiamo sostituite con quelle in Pet che, dopo aver tolto la carne e averle sciacquate, sono riciclabili nella plastica».


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Anche Red Canzian al concerto della polizia

GROSSETO. Grandi ospiti, tra cui anche Red Canzian dei Pooh, al concerto di Natale della Banda Musicale della Polizia di Stato, organizzato dalla Questura di Grosseto con il sostegno dell’amministrazione comunale, che andrà in scena il 13 dicembre alle 19.30 al Teatro Moderno.
 Da martedì 6 dicembre è possibile prenotare il proprio posto per partecipare al concerto. Si ricorda che l’ingresso al teatro è gratuito: per partecipare, basterà collegarsi all’indirizzo https://comunegrosseto.ticka.it/, selezionare lo spettacolo e prenotare il proprio posto in sala.

Hockey, il Grosseto non si ferma più

Grosseto non si ferma più, Gaston De Oro

GROSSETO. Il Cp Grosseto non si ferma e con la vittoria contro il Valdagno, 6-2, sale al secondo posto in classifica. La battaglia del Capannino è vinta dal Trissino per 3-1, contro un Follonica che spreca troppo dal dischetto.

EDILFOX CP GROSSETO: Giovanni Menichetti, (Paride Sassetti); Alexander Terence Mount, German Nacevich Nardi, Pablo Nelson Saavedra, Mario Federico Rodriguez Figueroa, Gaston Alberto De Oro, Stefano Paghi, Alessandro Franchi, Serse Cabella. All. Michele Achilli.

WHY SPORT VALDAGNO: Bruno Sgaria, (Marco Todeschini); Davide Motaran, Davide Nadini, Nicolò Crocco, Giuliani Giuliani Marchetti, Xavi Rubio Civit, Mattia Cocco Fioraso, Marco Tomba, Emanuel Paulo Garcia Solar. All. Diego Mir.

ARBITRI: Matteo Galoppi di Follonica, Mario Trevisan di Viareggio.

RETI: pt (4-1) 2’14’ De Oro (G), 2’37 Rodriguez (G), 19’18 Giuliani (V), 23’44 Mount (G); st 5’56 De Oro (G), 7’33 Giuliani (V), 12’41 Rodriguez (G), 22’25 De Oro (G).

GROSSETO.  L’Edilfox Grosseto non si ferma più: sulla pista di via Mercurio liquida anche il Why Sport Valdagno, 6-2, e balza al secondo posto in classifica, approfittando della vittoria del Trissino a Follonica.

I ragazzi di Michele Achilli hanno disputato un’altra gara perfetta e per i veneti, scesi in Maremma per recuperare lo svantaggio, c’è stato poco da fare.

Un successo che vale oro anche per i playoff di Coppa Italia, ormai ad un passo, con undici punti di vantaggio sui diretti avversari. Protagonisti del match Gaston “Tonchi” De Oro con una tripletta, Rodriguez con una doppietta e Mount che ha firmato la rete più bella della serata.

Parte forte l’Edilfox, mettendo subito in difficoltà Sgaria con tiri da lontano. Al quarto tentativo i biancorossi passano in vantaggio nel corso del 3’: Rodriguez serve De Oro, che con un delizioso “alza e schiaccia” mette in rete. Passano appena 23 secondi e “Tonchi” restituisce l’assist a Rodriguez che batte il portiere veneto con un tiro a mezza altezza.

I primi dieci minuti sono tutti di marca grossetana, con dieci tiri in porta a tre. Mattia Cocco chiama al 12’ al lavoro Menichetti. Saavedra risponde subito mettendo paura al portiere veneto. Con il passare dei minuti cresce il Valdagno che trova però sulla strada il portiere grossetano.

Al 20’ però Giuliani, al termine di un’azione confusa trova l’angolino giusto per accorciare le distanze. Ci pensa però Alex Mount, con un micidiale contropiede, finalizzato con una gran rete, a ristabilire le due lunghezze di vantaggio al 24’. Al 6’ della ripresa De Oro cala il poker dopo un batti e ribatti batte dalla destra Sgaria che era riuscito a respingere i primi due tentativi, il primo di De Oro e il secondo di Saavedra.

All’8’ Giuliani accorcia le distanze su punizione di prima dopo una dubbia espulsione di Mount. Al 13’ il Grosseto potrebbe allungare su rigore, ma Sgaria intercetta il tentativo di Nacevich. Il quinto gol biancorosso è però questione di secondi: Rodriguez buca il guantone del portiere con un missile defilato sulla destra. L’Edilfox chiude definitivamente il match a 2’35 dalla fine con la tripletta di De Oro dopo una bella azione corale. 

Grande spettacolo al Capannino, a vincere è il Trissino

GALILEO FOLLONICA: Leonardo Barozzi (Gabriele Irace); Claudio Bracali, Davide Banini, Federico Pagnini, Marco Pagnini, Francesco Banini, Alberto Cabiddu, Fernando Hernan Montigel, Didac Llobet Soler. All. Sergio Silva.

GSH TRISSINO: Stefano Zampoli, (Giovanni Bovo); Andrea Malagoli, Giulio Cocco, Filippo Schiavo, Joao Pedro Garcia Santos Pinto, Joan Galbas Pedrol, Jordi Mendez Ortiz, Davide Gavioli, Francisco Ipinazar. All. Alessandro Berolucci.

ARBITRI: Louis Antony Hide di Breganze, Alfonso Rago di Giovinazzo.

RETI: pt (0-1) 16’56 pp Cocco (T); st 2’32 Pinto (T), 5’19 D.Banini (F), 16’19 Mendez (T).

FOLLONICA. Il big-match della nona giornata è stato all’altezza delle aspettative: una gara da “play off” per intensità e occasioni. Il Trissino di Ale Bertolucci ha confermato la sua forza: il Follonica di Sergio Silva esce battuto ma consapevole che giocando così rimarrà nei piani alti della classifica.

Primo tempo di marca veneta e gol quasi al 17’. Uno scontro fra Montigel e Mendez crea un parapiglia, anche perché sul momento non era stato nemmeno fischiato fallo.

Invece l’Mvp spagnolo dello scorso campionato ha un taglio all’arcata sopraccigliare, dopo la gara servirà qualche punto di sutura, e gli arbitri decidono per l’espulsione prima di Montigel, con punizione di prima, e poi di Mendez. Cocco è glaciale e dopo qualche finta infila il sette. Nella ripresa succede di tutto, con il Follonica decisamente più arrembante, anche se in avvio la botta dalla media distanza di Pinto porta i blucelesti sul 2-0.

Montigel offre l’assist a Dadda Banini che al 5’ accorcia. Pochi secondi è Pinto si becca il blu, fallo su Francesco Banini. Zampoli, protagonista di serata, stoppa Davide Banini. Al 10’ ancora un blu a Gavioli, fallo sempre su Francesco Banini: anche Llobet è fermato da Zampoli sul tiro libero.

Al 15’ il blu lo prende Llobet, fallo su Gavioli. Barozzi questa volta sventa su Cocco. Nel power play Montigel commette il 10° fallo di squadra, praticamente voluto, e ancora Barozzi sventa su Mendez la punizione, ma nulla può pochi secondi dopo con l’ex Igualada e Lodi che insacca il 3-1.

Francesco Banini non sfrutta l’ennesima punizione, blu a Gavioli, e parata di Zampoli, e nemmeno Davide Banini, 10° fallo di squadra del Trissino ha miglior fortuna. La gara si chiude sul palo di Malagoli su punizione (tre legni clamorosi colpiti anche dal Follonica durante la sfida) sul 15° fallo maremmano. Il Trissino vola.    

Un timeout del Galileo Follonica

I risultati del nono turno

Engas Vercelli Gds Versilia Hockey Forte 0-1
Telea Medical Sandrigo TServiceCar Hrc Monza 1-4
Galileo Follonica Gsh Trissino 1-3
Gamma Innovation Sarzana Tierre Chimica Montebello 6-1
Edilfox CP Grosseto Why Sport Valdagno 6-2
Cgc Viareggio Montecchio Precalcino 4-3
Ubroker H.Bassano Amatori Wasken Lodi 4-5

La classifica di A1

  P Pg Pv Pa Pe Gf Gs D
Gsh Trissino 24 9 8 0 0 58 26 32
Edilfox Cp Grosseto 19 9 6 1 1 43 30 13
Ubroker Bassano 19 9 6 1 2 31 26 5
Gds Impianti Forte dei Marmi 18 9 6 0 0 27 18 9
Galileo Follonica 17 9 5 2 2 30 21 9
Gamma Innovation Sarzana 16 9 5 1 1 33 26 7
Amatori Wasken Lodi 16 9 5 1 1 31 24 7
Engas Vercelli 14 9 4 2 2 34 31 3
Cgc Viareggio 9 9 2 3 3 23 29 -6
Why Sport Valdagno 8 9 2 2 2 25 34 -9
Teamservicecar Hrc Monza 7 9 2 1 1 24 32 -8
Telea Medical Sandrigo 6 9 1 3 3 21 35 -14
Tierre Chimica Montebello 4 9 1 1 1 24 44 -20
Montecchio Precalcino 2 9 0 2 2 20 38 -28

La stecca d’oro

Gol    
15 Julian Tamborindegui TeamServiceCar Hrc Monza
13 Jordi Mendez Ortiz Gsh Trissino
12 Giulio Cocco Gsh Trissino
11 Facundo Ortiz Gamma Innovation Sarzana
11 Pablo Cancela Ubroker Bassano
11 Andrea Malagoli Gsh Trissino
10 Andrea Brendolin Telea Medical Sandrigo
10 Gaston De Oro Edilfox Grosseto
10 Bernardo Cerqueira Tierre Chimica Montebello
10 Diogo Neves Engas Vercelli
9 Juan Moyano Cgc Viareggio
9 Oscar Vega Montecchio Precalcino

Le partite del decimo turno

Gds Versilia Hockey Forte Telea Medical Sandrigo 7/12
Gsh Trissino Engas Vercelli 7/12
Amatori Wasken Lodi Edilfox CP Grosseto 7/12
Tierre Chimica Montebello Ubroker H.Bassano 7/12
Montecchio Precalcino Gamma Innovation Sarzana 7/12
Why Sport Valdagno Galileo Follonica 7/12
TServiceCar Hrc Monza Cgc Viareggio 7/12

Coppa Italia A2 andata fase a gironi

Domenica gara di ritorno per la squadra di A2 del Follonica, che a Forte dei Marmi può solo vincere per approdare alle semifinali di Coppa Italia.

 

    A R
Symbol Amatori Modena Hockey Thiene 3-3 3-11
Indeco Afp Giovinazzo Rotellistica Camaiore 4-3 3-6
Acea Follonica Sgs Forte dei Marmi 3-3 1-5
VenetaLab Breganze Roller Hockey Scandiano 7-2 3-2

 

Volley, l’Invicta passa a Modena, ma il gioco non va

La festa dell'Invicta dopo il successo a Modena per 3-0

GROSSETO. Passa a Modena l’Invicta Volley (3-0), ma il tecnico Rolando non è soddisfatto (nel video la sua intervista).

Il gioco, a tratti, è stato approssimativo e molti sono stati gli errori. Invicta sempre a rincorrere nel punteggio, ma la formazione di Modena, molto giovane, ha fatto errori importanti nei momenti chiave di ciascun set.

Positivo il rientro di Pellegrino, che non ha più fastidio alla gamba ed ha ben giocato.

Domenica prossima (ore 17, a Marina) arriva il fanalino di coda Perugia, poi tre gare difficilissime.

Volley serie B, risultati e classifica

Risultati nona giornata

  • GRUPPO LUPI PONTEDERA – KABEL VOLLEY PRATO – 2 – 3
  • 25-22 25-27 25-19 19-25 11-15
  • MODENA VOLLEY – INVICTA EMINI SOLCAFFE 0 – 3
  • 23-25 24-26 21-25
  • VILLADORO – VOLLEY CLUB ORTE 3 – 0
  • 25-20 25-8 25-16
  • ECOSANTAGATA CIVITA C. – LUPI SANTA CROCE SSD 3 – 0
  • 25-17 25-23 27-25
  • SIR SAFETY PG – G.S.VV.F. C.TOMEI LIVO 0 – 3
  • 11-25 25-27 20-25
  • IMBALLPLAST ARNO1967 – ITALCHINICI INTERS. PG 3 – 1
  • 25-13 25-23 19-25 25-22
  • EDOTTO-ROSSI ASCENSORI – MOMA ANDERLINI MODENA 3 – 0
  • 25-21 25-17 26-24

Classifica

  • ECOSANTAGATA CIVITA C.  23
  • LUPI SANTA CROCE SSD 22
  • NAT.TRANSPOR VILLADORO 21
  • IMBALLPLAST ARNO1967 19
  • GRUPPO LUPI PONTEDERA 18
  • INVICTA EMINI SOLCAFFE 17
  • VOLLEY CLUB ORTE  16
  • EDOTTO-ROSSI ASCENSORI 16
  • KABEL VOLLEY PRATO 14
  • G.S.VV.F. C.TOMEI LIVO 10
  • ITALCHINICI INTERS. PG 7
  • MOMA ANDERLINI MODENA 3
  • MODENA VOLLEY 3
  • SIR SAFETY PG

 

Tribunale sempre più giovane, giura la nuova giudice – IL VIDEO

GROSSETO. I più emozionati erano babbo e mamma, arrivati dalla provincia di Roma, dove vivono da sempre, per assistere al giuramento di loro figlia che da oggi, mercoledì 30 novembre, è stata nominata giudice del tribunale di Grosseto, assegnata alla sezione penale

La procuratrice capo Maria Navarro e la giudice Agnieszka Karpinska

Il suo nome aveva già cominciato a circolare nelle aule del palazzo di giustizia, perché via via che le udienze le venivano assegnate, accanto al ruolo spuntava la dicitura “giudice Karpinska”. E finalmente, questa mattina, nell’aula d’Assise, accolta dalla presidente del tribunale Laura Di Girolamo, dalla procuratrice capo Maria Navarro e dai suoi colleghi giudici, Ludovica Monachesi e Marco Bilisari e dai giudici delle indagini preliminari Sergio Compagnucci e Marco Mezzaluna, oltre che dal presidente dell’Ordine degli avvocati Carlo Valle, la giovanissima Agnieszka Karpinska ha fatto ingresso in tribunale. 

Dopo il giuramento, la nuova giudice si è messa subito al lavoro: anche lei giovanissima, come i suoi colleghi che hanno giurato a settembre dell’anno scorso, venerdì 2 dicembre sarà in aula per celebrare il suo primo processo. 

 

Magia del Natale, i burattini invadono i borghi

ISTIA D’OMBRONE. Il Natale arriva nei borghi. In tutti quei gioielli che abbelliscono il comune di Grosseto e che fanno sempre più spesso da volano alla crescita del turismo. È proprio l’assessorato al Turismo del Comune di Grosseto, guidato da Riccardo Megale, ad aver deciso di puntare, per le prossime festività, sui borghi che ospiteranno eventi e iniziative che renderanno magiche le giornate di festa.

«Abbiamo deciso di investire sui borghi – dice il sindaco Antofrancesco Vivarelli Colonna – soprattutto in un momento di forte crisi economica come quella che stiamo vivendo in questo periodo. Le famiglie devono ogni giorno fare i conti con il caro bollette, con le spese che sono lievitate. E per questo, abbiamo pensato che rendere attrattivi i borghi, serva anche a far girare un po’ l’economia». 

Tante feste per grandi e piccini

È grazie alla collaborazione con le pro loco di Istia d’Ombrone e Batignano e con l’associazione Amici della caccia di Montepescali che le tre frazioni del Comune di Grosseto si faranno belle per le prossime festività. 

La locandina delle iniziative nei borghi

«La vita che si fa nei borghi è una scoperta anche per chi abita in città – dice l’assessore Megale – e approfondirne la conoscenza senza dubbio arricchisce tutti. I Pupi di Stac, la compagnia che metterà  in scena gli spettacoli per le feste ha la capacità di rielaborare le storie classiche e porterà tanto divertimento per i più piccoli. Ci saranno poi anche altre iniziative per trascorrere il tempo delle feste nel miglior modo possibile».

La compagnia Pupi di Stac di Firenze fin dal 1946 ha fatto del teatro dei burattini la propria missione e il debutto in Maremma, è fissato l’8 dicembre, prima giornata di festa, in piazza delle Mura a Istia d’Ombrone, per proseguire poi il 23 dicembre a Montepescali e il 6 gennaio a Batignano.

Il calendario degli eventi

Si parte giovedì 8 dicembre alle 15 in piazza delle Mura a Istia d’Ombrone, con la società filarmonica Città di Grosseto. Sulle note della banda arriveranno i “Babbi  Natale in vespa” le cui esibizioni si snoderanno per le vie del centro storico della frazione. Poi sarà la volta degli spettacoli dei Pupi di Stac: alle 16 c’è “Cappuccetto Rosso”, alle 18 “I Tre Doni del Vento Tramontano”.

Venerdì 23 dicembre 2022 nel balcone Baluardo a Montepescali ci saranno, sempre alle 16 e alle 18, gli spettacoli “La Storia di Prezzemolina” e “Stenterello e l’Albero parlante”.

Venerdì 6 Gennaio 2023 in via del Castello, a Batignano, avranno luogo gli spettacoli teatrali dal titolo “Giovannin senza Paura” e “Il Giardino del Re”, sempre alle 16 e alle 18. 

“La Maleducata” che vince il premio Mia Martini

La Luna col premio dedicato al vincitore della categoria "emergenti"

GAVORRANO. Luna lavora in un’azienda grossetana e appena può, canta. Dappertutto. Negli studio, nei concerti «Con le vocal sister, con Arnoldo Foa, con Luca Vicini dei Subsonica» ricorda Luna Topi, in arte “La Luna”. E ora l’ha fatto a Bagnara Calabra. Per il premio Mia Martini che dal 1995 ha tenuto a battesimo numerosi talenti italiani. 

In questa edizione 2022 Luna, 37 anni, si è portata nella casa Follonica il titolo della categoria “Emergenti”.  Un primo premio meritatissimo per la sua “Maleducata“.

Originaria di Bagno di Gavorrano, Luna lavora a Grosseto e vive a Follonica. Racchiude in sé tutti i colori della Maremma e, sicuramente, anche un bel pizzico del suo spirito. Non lo nasconde nella canzone che l’ha portata alla vittoria. Inedita, come da regolamento, è uscita solo in digitale l’11 ottobre e poi più recentemente col video. «È nata 2 anni fa – racconta determinata Luna – parla di un tradimento e lo fa senza farne un dramma. Ne esce fuori la voglia di rinascere, è un inno alla rivoluzione interiore – precisa – un canto grintoso di chi si vuol liberare di una situazione negativa».

 

La Luna

«Nella mia discografia non avevo mai parlato di un tradimento. Anche se molte delle canzoni d’amore nascono da forti delusioni» dice Luna.

Il premio: corona a una carriera dipinta con passione e sacrificio

Per Luna questo risultato è una soddisfazione che premia un percorso di duro lavoro e numerose collaborazioni. «Ho iniziato quando avevo 11 anni – ricorda – cantando la prima canzone “If you see a shadow”, se tu vedi un’ombra. Ero in prima media, ricordo che l’insegnante di piano, Lucia Benedetti, mi aiutò».

«Per questa canzone mi sono avvalsa della determinazione di Fabrizio Federighi, che con la sua etichetta Deep Side Music mi ha presentato al concorso – dice Luna – la musica è frutto di un bel lavoro di squadra. Federighi ha apportato modifiche su un percorso musicale che avevo già tracciato. Mi affido comunque ai musicisti coi quali compongo da sempre – specifica la cantante – Il giro di basso iniziale, per esempio, è stato pensato da Cesare Chiodo, uno dei bassisti più affermati sul panorama nazionale».

Il Premio

La musica di Luna avvolge e convince, è un’artista che calca il palco e ha scelto il percorso di una carriera lontana dai riflettori dei talent. «Non sono mai scesa a compromessi – dice Luna – preferisco sforzarmi di più, ma non accettare contratti che artisticamente speso di sminuiscono o comunque vincolano troppo». 

La stessa determinazione la dimostra cantando. Chi pensa che sia vittima di panico da palcoscenico, si sbaglia. «Dopo anni ho preso consapevolezza sia delle mie capacità, sia di quello che faccio – racconta – vado diretta al punto, convinta. E sono sempre orgogliosa del pezzo che porto. Cantando per il premio, ho aperto bene gli occhi, e mi sono mossa come volevo».

«Volevo vincere»

Prima di partire aveva già ben chiaro in testa lo spirito col quale stava affrontando questa sfida. «Volevo portare a casa il premio. Avevo detto che stavo andando giù per vincere» – dice Luna. E così è stato. Un successo che ha sbaragliato la concorrenza di artisti accorsi da tutta Italia e che invece farà aumentare un po’ di sano orgoglio maremmano.

Infatti la cantante non ha vinto solo una statuetta. Ha ricevuto in dote anche un premio di 10mila euro che le servirà come contributo all’organizzazione di 6 concerti in tutto il Paese. «In questi giorni mi contatteranno – dice Luna – Poi inizierò, a partire da sabato 10 dicembre, ad andare a Sanremo una volta al mese per fare un laboratorio con il cantautore Zibba e poi a maggio mi esibirò là con alcuni pezzi miei».

Dopo essere arrivata in finale ad “Area Sanremo” nel 2011 ammette che un pensierino all’Ariston lo aveva fatto anche quest’anno. «Non nego che ci avevamo pensato – dice Luna – c’era anche la possibilità di presentarsi con nomi famosi, ma a mancare è stato soprattutto il tempo».

Il suo rapporto con la musica, comunque, rimane inscindibile. Alla richiesta di qualche suggerimento per i giovani e per chi, come molti, si affacciano al mondo della musica per la prima volta, è chiara come nella sua ultima canzone. «La musica non è per tutti, oggi tutti pensano di essere artisti e musicisti, ma la musica ha bisogno di costanza, coerenza – chiosa Luna – La musica ti sceglie. Anche chi pensa di essere bravo e può contare magari su successi temporanei farà i conti, prima o poi, con la realtà. Serve saper stare sul palco, cantare e gestire molte situazioni. E lì si vede la differenza tra chi ha o non ha talento – conclude – La musica ha bisogno di ricevere, serve impegno e dedizione, poi sarà lei a darti qualcosa».