Jupiter canta dentro l’ascensore e si balla sul web: IL VIDEO

Francis Jupiter late night converstation

GROSSETO. La nuova canzone è un inno a superare i propri limiti. Provarci, mettere in campo in proprio talento e non mollare. Il singolo “Late Night, Big Conversations” di Francis Jupiter nasce dall’esperienza personale dell’artista grossetano. «Molti artisti o anche più semplicemente persone che inseguono un sogno decidono di non tentare, anche solo per una volta, di raggiungere le proprie aspirazioni – dice Francis – per la paura di fallire.  O per paura di non rientrare in certi canoni indotti o imposti dalla società».

Francis, cantando spesso davanti ad un pubblico sin da quanto era a Londra, è stato spesso esposto al giudizio altrui. «Capita – precisa il cantante- che tra quelli che ti applaudono qualcuno ti possa prendere da parte non per farti complimenti, ma per dirti che non sei capace, che devi smettere. Sono comunque commenti che alimentano i dubbi sul tuo vero potenziale».

Un inno a far sbocciare il proprio talento

Con la nuova canzone Francis vuol rispondere anche a loro, ai detrattori di tutti quelli che si mettono in gioco col proprio talento, continuando a cantare col suo solito stile: spensierato e creativo. «In fondo la vita è una, perché sprecarla facendo ciò che non si ama?» chiosa. Così la nuova uscita disponibile anche su Spotify, si è trasformata in un inno a impiegare in libertà il proprio talento. Cercando di non farsi abbattere, sfruttando i momenti più cupi e bassi per trovare la via giusta e risalire.

Francis nella nuova canzone replica alcune sonorità delle passate, non perdendo il suo ritmo. Che riesce sempre a far ballare, ma questa volta spinge un po’ di più alla riflessione. Un fattore mai lasciato da parte dal cantante grossetano. Sicuramente un obbiettivo voluto. Col suo inglese che arriva direttamente dalla capitale del Regno Unito è quindi tornato, ancora una volta, a mettere in piazza quello che sa fare meglio. E dimostrare di essere una garanzia, spesso, è cosa rara.

Il brano è stato scritto e prodotto da Francis Jupiter, mixato e masterizzato da Alessandro Benedettelli nel suo Side-B Studio. «Per il videoclip volevo cercare di trovare un modo creativo e a basso budget per rappresentare un contrasto – dice Francis – Quello tra il sentirsi liberi ma allo stesso tempo intrappolati dentro uno stereotipo, uno schema imposto dalla società, dall’idea comune. Così ho occupato l’ascensore del mio palazzo per una notte e ho girato tutto da solo con l’aiuto di Giulio Garosi e Fabio Giorgetti». Con lui, nella clip appaiono per la prima volta anche Daniele Gaudino e Simone Buggiani. «Quest’estate con loro ho condiviso più di 30 serate in giro per la Toscana – precisa Francis – sono due amici e colleghi di lavoro formidabili».

Oltre che ascoltarlo via web, Francis sta continuando con le sue serate a cantare in alcuni locali della Maremma e può essere apprezzato dal vivo. Sicuramente una esperienza da non mancare. Uno dei prossimi appuntamenti più importanti è quello del Festival di Capodanno il 30 dicembre. Dopo l’avvio delle 21.30 sarà tra i primi a esibirsi sul palco del Tetro Moderno.

Francis Jupiter Late night big conversation
L’immagine del nuovo singolo

Peposo, torta di mele, caffè e sorrisi: scopri il RiCò con Sofia

Sofia Rossi dietro al banco del RiCò

GROSSETO. Sapete cosa vuol dire RiCò? Semplice, vuol dire “ristoro” “coop”. A volte dietro gli acronimi si nascondono spiegazioni divertenti. E il RiCò al Maremà non è solo un bar, sarebbe un errore fermarsi a prendere solo il caffè. E, già che ci siamo, sapete che significa “Bar“? In molti sostengono che ad aver inventato la parola sia stato, nel 1898, un certo Alessandro Manaresi che aprì un locale di questo tipo a Firenze, chiamandolo “Banco a ristoro”. Ci sono anche altre spiegazioni, ma questa è quella che ci piace di più.

Se chiamate “solo” bar il RiCò, non farete contenta Sofia Rossi che, da qualche anno, è la responsabile del locale che accoglie i visitatori al centro commerciale Maremà. Perché il RiCò è un bar, una gelateria, una pizzeria e anche un ristorante, self service.

Perché RiCò è soprattutto sorrisi e accoglienza, sia che ci si fermi, davvero, solo per un caffè, un gelato o un trancio di pizza, sia che la sosta sia più lunga per assaggiare i piatti tipici della cucina maremmana preparati dalle cuoche Coop. Peraltro, prenotando, si possono avere anche da asporto.

Non provare il peposo, che cucinano con ore e ore di lenta cottura, è un po’ come fare loro un affronto. E se non amate la carne, almeno un peccato di gola con i dolci fatti in casa va fatto: noi che oltre alla Maremma amiamo il fascino di New York, preferiamo il cheesecake. Ma siamo pronti ad accontentarci anche del tiramisù.

Ricò, un menu nuovo ogni giorno, sulla lavagna

Qui il menu non è standard. Cambia in base alla stagione, ma anche in base a cosa arriva di freschissimo al supermercato Ipercoop che è proprio alle spalle del locale. Qui vengono scelti ogni mattina gli ingredienti per preparare i piatti.

«Scegliamo solo i prodotti migliori – spiega Sofia Rossi -, a marchio Coop e Fior Fiore Coop, attenendoci rigorosamente alla stagionalità per frutta e verdura. E per i piatti di pesce e di carne ci fidiamo dei colleghi della pescheria e della macelleria. Insomma, c’è una sinergia vincente per dare il meglio ai nostri clienti. Quindi scriviamo ogni mattina la lavagna con i piatti del giorno, c’è grandissima varietà».

Sofia con la lavagna del RiCò
Sofia con la lavagna del RiCò

Il menu è pubblicato ogni mattina anche sulla pagina Facebook del RiCò.

«Qui c’è un piatto per tutti, da un banco freddo con insalate, insalate di mare, poi gli spadellati su piastra a induzione e un banco caldo con primi, secondi o polenta. C’è anche un banco refrigerato con pesce fresco e un banco dei contorni, freschi, grigliati, al forno. La parte finale del self service è il nostro punto di forza: il banco dei dolci. Le nostre cuoche preparano ogni giorno torta di mele, crème caramel, cheesecake, tiramisù e non solo».

I piatti del RiCò possono essere prenotati per l’asporto, chiamando il numero 0564 462578.

«Come ogni anno siamo a disposizione anche per preparare pranzo e cenone delle feste, sia il 24 dicembre che il 31 dicembre. Il numero è lo stesso».

Al RiCò tutti i piatti sono serviti in piatti in ceramica, niente più plastica.

La preparazione dei primi al RiCò
La preparazione dei primi al RiCò

Caffè, gelato, pizza: una sosta al RiCò è per tutti i gusti

RiCò non è solo un bar. Anche se il caffè è buonissimo: «Siamo aperti dalle 9 del mattino fino alle 20,30. Il gelato è artigianale e fatto con materie prime di ottima qualità. Il caffè è cremoso e denso, vengono apposta a prenderlo da noi: usiamo il migliore a marchio Coop, 80% arabica e 20% robusta. E la pizza la sforniamo calda di continuo».


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Paolo Tenerini, esce il primo singolo. Il video

GROSSETO. Il primo progetto discografico di Paolo Tenerini nasce, quando il musicista grossetano, che non ha mai smesso di scrivere, decide di pubblicare le sue canzoni tenute in fondo al nel cassetto per anni.

Grazie alla collaborazione con Leonardo Peruzzi, musicista, arrangiatore e preziosa presenza in studio di registrazione, a metà del 2022 prende corpo un vero e proprio progetto solista, che oggi vede la luce con il primo disco.

La pubblicazione di “Chiediti come mai“, primo singolo, al quale nel 2023 Paolo vorrebbe far seguire l’uscita del suo primo album.

“Chiediti come mai”, è un brano molto intimo, che parla di amore, di speranza, ma con un’atmosfera e un arrangiamento delicato e essenziale, che rendono la canzone quasi un sussurro in musica.

Altri brani sono comunque già in fase di arrangiamento e registrazione e vedranno la luce molto presto.

Chiediti come mai, Paolo Tenerini: la copertina
Chiediti come mai, Paolo Tenerini: la copertina

Paolo Tenerini: «C’è una dedica, ma la tengo per me»

«È l’inizio di un progetto, obiettivo finale è un album – ci dice Paolo Tenerini -. Oggi la musica va avanti per singoli, ci tenevo che questo uscisse per primo. Per come è stato scritto e arrangiato da Leonardo mi rappresenta molto».

«Le prossime magari avranno un tono diverso. Però questa era la canzone giusta per uscire per la prima volta. È tutta la vita che faccio spettacoli, però ho sempre scritto. E le ho sempre tenute nel cassetto… E andando da Leonardo per registrare una canzone di Battisti ho strimpellato una mia canzone e lui mi ha spronato a lavorare sui miei brani»

«È una canzone d’amore che parla di nostalgia, mancanza e speranza. C’è una dedica, ma la tengo per me».

Un percorso iniziato negli anni ’80

Paolo Tenerini inizia il suo percorso artistico nei primi anni “80”, cantando e suonando la chitarra in vari gruppi grossetani e contemporaneamente studiando chitarra classica presso la scuola comunale di Grosseto.

Sono anche gli anni di fortunate esperienze televisive ma la musica e le collaborazioni con tanti musicisti toscani non si fermano.

Nel “2000” scrive il “Grazie Lucio” (Emozioni e canzoni per chi ama Battisti), spettacolo che ha girato per tutta l’Italia e che tutt’ora condivide sul palco con Daniele Sgherri, ricercatore musicale ed autore di libri dedicati alla musica leggera italiana.

Negli ultimi anni, altre fortunate collaborazioni lo hanno portato in teatro con i brani di Angelo Branduardi e a cimentarsi in tributi a Morandi, Mogol, De Gregori, da cui è nato “Insieme “, tributo allo storico duetto Mina – Battisti.

Nel “2018” diventa “Frontman” e cantante solista del gruppo genovese Real Dream, Tribute Band dei Genesis di Peter Gabriel e Phil Collins.

Da allora ogni anno sono tante le date nei teatri e piazze italiane con la “Band” ligure.


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Poker Invicta Volley, quarta vittoria in fila

L'Invicta festeggia dopo la vittoria con Perugia

GROSSETO. L’Invicta Volley non sbaglia con il fanalino di coda Perugia, un 3-0 che la conferma ai primi posti della classifica. 

Nel video l’intervista al presidente Andrea Galoppi.

Andrea Galoppi, presidente Invicta
Andrea Galoppi, presidente Invicta

RISULTATI

  • GRUPPO LUPI PONTEDERA – MODENA VOLLEY 3 – 0 (25-21 25-19 25-16)
  • INVICTA EMINI SOLCAFFE – SIR SAFETY PG 3 – 0 (25-19 25-13 25-23)
  • VOLLEY CLUB ORTE – IMBALLPLAST ARNO1967 0 – 3 (22-25 15-25 19-25)
  • KABEL VOLLEY PRATO – ECOSANTAGATA CIVITA C. 1 – 3 (25-20 19-25 18-25 17-25)
  • ITALCHINICI INTERS. PG – G.S.VV.F. C.TOMEI LIVO 3 – 0 (25-21 25-18 25-19)
  • LUPI SANTA CROCE SSD – EDOTTO-ROSSI ASCENSORI 3 – 2 (25-23 22-25 19-25 25-22 15-13)
  • MOMA ANDERLINI MODENA – NAT.TRANSPOR VILLADORO 1 – 3 (20-25 20-25 25-22 29-31)

CLASSIFICA

  • ECOSANTAGATA CIVITA C. 26
  • LUPI SANTA CROCE SSD 24
  • NAT.TRANSPOR VILLADORO 24
  • IMBALLPLAST ARNO1967 22
  • GRUPPO LUPI PONTEDERA 21
  • INVICTA EMINI SOLCAFFE 20
  • EDOTTO-ROSSI ASCENSORI 17
  • VOLLEY CLUB ORTE 16
  • KABEL VOLLEY PRATO 14
  • G.S.VV.F. C.TOMEI LIVO 10
  • ITALCHINICI INTERS. PG 10
  • MOMA ANDERLINI MODENA 3
  • MODENA VOLLEY 3
  • SIR SAFETY PG 0

A Grosseto il Natale è una cosa seria – IL VIDEO

Natale a Grosseto con bancarelle e attività per bambini

Viaggio alla scoperta della Maremma Toscana

GROSSETO. Chi l’ha detto che Natale è una festa per bambini? In città si celebra uno dei periodi più attesi dell’anno. Ed è dedicato a tutti: a dirlo sono sì gli occhi dei più piccoli, ma anche dei loro accompagnatori più grandi.

Per mano, su per le scale, dentro ai cunicoli del Cassero, davanti alle casette di piazza Dante, sono molte le occasioni per scoprire la magia del Natale a Grosseto. E nel farlo insieme, c’è ancora più gusto. Natale è un regalo, fatto o ricevuto, è donare, è condividere. Tutto questo non si può fare da soli.

Lo sa bene il Comune: quest’anno ha vestito i panni dello spirito natalizio e, insieme a generosi sponsor, ha messo insieme associazioni e attività commerciali. In una serie di festeggiamenti che col loro calore contrastano la stagione fredda in arrivo. Scalda certamente il cuore vedere le tante iniziative messe in campo per gli altri. Dal “Cirigioco” al Cassero (dove ognuno può donare giocattoli da destinare ai bambini più bisognosi), ai gazebo in piazza Duomo dedicati alle associazioni di volontariato. Tutt’intorno, una serie di iniziative dedicate alla gioia degli occhi, ma anche del palato viste le prelibatezze sui banchetti in piazza Duomo. E mentre il capoluogo si veste di Natale, anche le frazioni festeggiano con lui.

Uno degli angoli dedicati ai bambini al Cassero

I festeggiamenti in città

Dopo l’anticipazione del 3 e del 4 dicembre, l’8 è stato il giorno inaugurale dove le festività natalizie sono sbocciate in città e nelle frazioni. L’accensione del tradizionale albero di Natale ha dato via a una serie di eventi che termineranno con l’Epifania. Un calendario caleidoscopico formato con l’intendo di accontentare tutti.

Due le location principali di queste feste. Il mercatino di Natale e il villaggio di babbo Natale.

  • Il mercatino, montato in piazza Dante e racchiuso nei classici chalet in legno, porta in dono alla città prodotti artigianali e specialità enogastronomiche di tutta Italia. Dai formaggi, ai vini, ai dolci. Dai cuscini fatti a mano alle idee regalo. Le casette sono aperte ogni giorno dalle 10 alle 19.30. Nei fine settimana e nei giorni di festa l’orario solitamente si prolunga. Dal 6 dicembre sarà aperto fino al 26.
  • Il villaggio di Babbo Natale torna al Cassero: presepi, animazione e spettacoli qui mettono insieme grandi e piccini fino al 30 dicembre. Possono essere donati giocattoli a chi ne ha più bisogno con l’aiuto degli elfi (10mila lo scorso anno) e può essere esplorata la casa di Babbo natele. Grazie alla collaborazione con il centro orafo di Grosseto si può anche assistere alla lavorazione artigianale del vetro. Sempre al Cassero si può prendere parte a visite guidate nel cuore della fortezza e passare in rassegna le aree trucca-bimbi, quella del teatrino dei puppets, gli appuntamenti musicali e canori. 

Da non perdere poi, in piazza Duomo, a due passi dal mercatino c’è l‘appuntamento con le associazioni di volontariato. Tutti i giorni sono presenti nei gazebo a loro dedicati, proprio di fronte all’entrata della Cattedrale, in una sorta di “cittadella solidale“. Queste festività possono essere un’occasione per conoscerle e poter donare a loro favore. Un modo per fare un regalo a qualcuno che magari non conosciamo, ma che attraversa un periodo difficile o affronta una patologia invalidante.

Le mostre in città

A grosseto anche la cultura è sorprendente a Natale. Oltre agli allestimenti del Museo archeologico d’arte della Maremma e di quello di storia naturale, particolare curiosità la destano gli allestimenti del Polo culturale le Clarisse. Specialmente la mostra “Corrispondenze”. Una ventata di contemporaneità, un viaggio alla ricerca dei segni che colorano il presente e forse ci indicano il futuro.

Le Clarisse varano anche 3 appuntamenti dedicati alla creatività, rivolti a bambini e bambine dai 5 agli 11 anni. Dove creare lanterne, biglietti di auguri, taccuini d’autore e altre sorprese. Utilizzando tecniche artistiche divertenti.
clarisse kids
clarisse kids

Gli appuntamenti sono nei giorni 14 e 28 dicembre. L’ultimo è fissato a venerdì 6. L’orario sempre quello delle 16.30. Per informazioni e prenotazioni è possibile scrivere alla e-mail prenotazioni.clarisse@gmail.com o telefonare allo 0564488066.

Per le mostre, questi sono i principali appuntamenti della stagione natalizia in via Vinzaglio 27:

  • Le donazioni Gentili e Barontini
    Fino a domenica 8 gennaio, Clarisse Arte, via Vinzaglio 27. Ingresso gratuito. Orari: dal martedì al sabato dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19
  • Corrispondenze
    Opere di Luca Grechi, da giovedì 8 dicembre a domenica 8 gennaio. Orari: dal giovedì alla domenica dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19.
  • Gastone Novelli, tre opere
    In occasione della mostra Gastone Novelli: Saturnia, le origini, la magia del segno (allestita nel Polo Culturale Aldi di Saturnia) l’Archivio Gastone Novelli e il Polo Aldi espongono nel corner Aldi nel Polo culturale Le Clarisse (via Vinzaglio) tre opere del celebre artista. Ingresso gratuito.

Per informazioni è possibile contattare il numero telefonico 0564488066, oppure scrivere alle e-mail: clarissearte@fondazionegrossetocultura.it, collezioneluzzetti@gmail.com.

Nelle frazioni: presepi e teatro dei burattini

Batignano anche quest’anno non rinuncia ai festeggiamenti di Natale. Affiancaldo allo spettacolo dei presepi di paese anche gli stand enogastronomici e appuntamenti musicali. Dopo l’inaugurazione dell’8 la prima grande giornata di festeggiamenti è quella dell’11 di dicembre (le altre saranno il 26 dicembre, il 1° e il 6 gennaio). Domenica già dalle 9 apre la mostra dei presepi. Alle 15 poi seguirà l’apertura degli stand gastronomici, dislocati in un po’ tutto il centro. Mezz’ora dopo partirà la musica della Banda di Grosseto che attraverserà il paese con i canti di Natale. Il 26 a risuonare nel centro ci sarà il coro gospel “Le voci del Principe”, il 1° gennaio 2023 sarà la volta degli zampognari della “Royal Highland Company Pipers” e il 6 quella del sax itinerante.

L’altra grande sorpresa di quest’anno nelle frazioni è quella del teatro dei burattini. Uno spettacolo itinerante organizzato dal Comune insieme alle Pro loco.

Infatti è grazie alla collaborazione con le pro loco di Istia d’Ombrone e Batignano e con l’associazione Amici della caccia di Montepescali che le tre frazioni del Comune di Grosseto si faranno belle per le prossime festività. 

Istia, Batignano e Montepescali: tre pomeriggi spettacolari

Gli spettacoli nelle tre magiche frazioni di Grosseto si snodano tra i mesi di dicembre e gennaio. Questi i giorni, i luoghi e gli orari:

  • Giovedì 8 dicembre alle 15 in piazza delle Mura a Istia d’Ombrone, con la società filarmonica Città di Grosseto. Nella frazione arrivano anche i “Babbi  Natale in vespa” che animeranno le vie del centro con i colori delle loro due ruote. Poi sarà la volta degli spettacoli dei Pupi di Stac: alle 16 c’è “Cappuccetto Rosso”, alle 18 “I Tre Doni del Vento Tramontano”.
  • Venerdì 23 dicembre 2022 nel balcone Baluardo a Montepescali sono previsti, sempre alle 16 e alle 18, gli spettacoli  “La Storia di Prezzemolina” e “Stenterello e l’Albero parlante”.
  • Venerdì 6 Gennaio 2023 in via del Castello, a Batignano, avranno luogo gli spettacoli teatrali dal titolo “Giovannin senza Paura” e “Il Giardino del Re”, sempre alle 16 e alle 18.
La locandina delle iniziative nei borghi

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Hockey, Edilfox in paradiso Galileo pareggia – IL VIDEO

Grosseto non si ferma più, Gaston De Oro

GROSSETO. Nuova impresa per l’Edilfox Grosseto che sulla pista Parri regola al termine di una vera battaglia l’Ubroker Bassano, 5-4, e aggancia i veneti al secondo posto. Il Galileo Follonica si vede rimontare a pochi secondi dalla fine, 5-5, dall’Amatori Wasken Lodi alla fine di una partita combattutissima, che si è terminata con molte polemiche e qualche screzio in pista, poi rientrato.

Il Grosseto vola

 EDILFOX CP GROSSETO: Giovanni Menichetti, (Paride Sassetti); Alexander Terence Mount, German Nacevich Nardi, Pablo Nelson Saavedra, Mario Federico Rodriguez Figueroa, Gaston De Oro Marinaro, Stefano Paghi, Alessandro Franchi, Serse Cabella. All. Michele Achilli. 

UBROKER BASSANO: Francisco Rodrigo Da Silva Veludo, ()Sesar Camilo Bertozzu); Samuel Leonardo Amato, Guido Sgaria, Alberto Pozzato, Mattia Baggio, Samuele Muglia, Marc Coy Grau, Andrea Scuccato, Pablo Cancela Moll. All. Miguel Neves Viterbo.

ARBITRI: Luca Molli di Viareggio, Carlo Iuorio di Salerno.

RETI: pt (4-2) 5’33 Mount (G), 11’33 Paghi (G), 17’13 Muglia (B), 18’43 pp Coy (B), 21’32 pp Saavedra (G), 22’00 Rodriguez (G); st 1’10 Muglia (B), 24’08 pp Saavedra (G), 24’16 rig. Coy (B).


GROSSETO. Non finisce di stupire il Circolo Pattinatori Edilfox: il 5-4 sull’Ubroker Bassano, riporta nuovamente al secondo posto della classifica di serie A1 i biancorossi, grazie a un’ incredibile e appassionante vittoria. I ragazzi di Michele Achilli, hanno confermato di attraversare un momento di grazia e di aver acquisito la mentalità vincente per rimanere in pianta stabile nei quartieri alti della classifica. Grosseto e Bassano hanno dato vita alla partita più bella della stagione, con l’Edilfox che ha avuto meritatamente ragione dell’unica formazione che ha messo la museruola alla capolista.

E il punteggio conclusivo sta addirittura stretto ai grossetani che nella ripresa si sono visti parare l’impossibile dal portiere ospite Francisco Veludo.

Una gara da cardiopalmo

Nelle battute iniziali del match le due formazioni si sfidano senza particolari conclusioni. Al 5’ è Veludo che si salva due volte da campione sulle conclusioni di De Oro e Franchi. E’ il preludio al vantaggio grossetano, firmato dall’inglese Alex Mount: il tiro carambola sul palo e finisce in rete. Il Grosseto non si ferma e va vicino al secondo centro con Mount e due volte con De Oro. Clamorosa l’occasione di Mount all’11’: il britannico alza e schiaccia davanti al portiere ma la conclusione esce per un soffio.

Il raddoppio biancorosso è nell’aria e arriva puntuale al 12’ su una bella azione in velocità conclusa da Saavedra sul grande servizio di Stefano Paghi. A questo punto si fa più pressante l’azione dei giallorossi veneti, pericolosi con un missile di Amato con la visiera da Menichetti.

In pista senza Coy

La gara sale di livello, con occasioni da una parte e dall’altra. Al 18’ un tiro dalla distanza di Marc Coy sorprende la difesa e finisce in rete con la deviazione decisiva di Muglia. A 6’17 dalla fine del primo tempo il Bassano trova il 2-2 su un tiro diretto di Coy, concesso per un doppio cartellino blu a Nacevich, che costringe il Grosseto a giocare due minuti con l’uomo in meno, ma la difesa fa buona guardia. L’espulsione di Coy permette all’Edilfox di beneficiare di un tiro diretto a 3’28. Saavedra trasforma con un gran tiro che buca Veludo. Passano 28 secondi e i grossetani calano il poker con una gran rete di Mario Rodriguez. L’Ubroker è costretto a sostituire il portiere ma Bertuzzo riesce a fermare bene il tiro di Mount. La ripresa si apre con il terzo gol del Bassano, segnato da Muglia. Gli ospiti spingono e il Circolo Pattinatori deve agire in contropiede. Al 7’ Mario Rodriguez si procura un rigore, messo a lato da Stefano Paghi. Franchi e Paghi mettono i brividi a Veludo, che in qualche maniera riesce a salvarsi.

Il portiere ospite compie un doppio miracolo anche su De Oro. Menichetti ha il suo bel daffare ma la difesa lo aiuta bene. I minuti conclusivi sono di sofferenza per i tifosi grossetani. A 52 secondi dalla sirena un fallo di Cancela manda sul dischetto Saavedra che trasforma. A 44 secondi alla sirena però un tiro diretto di Coy riapre i giochi. Il Grosseto, che ha a disposizione anche un tiro diretto a sette secondi dalla fine, resiste contro una squadra che schiera cinque giocatori di movimento e porta a casa la vittoria più bella di questa stagione e apre scenari impensabili solo qualche settimana fa.

Il Galileo fermato dal Lodi

GALILEO FOLLONICA: Leonardo Barozzi (Gabriele Irace); Jacopo Mariotti, Davide Banini, Federico Pagnini, Marco Pagnini, Francesco Banini, Alberto Cabiddu, Oscar Bonarelli, Didac Llobet Soler. All. Sergio Silva.

AMATORI WASKEN LODI: Valentin Grimalt, (Riccardo Porchera); Lorenzo Giovannetti, Alessandro Faccin, Pablo Miguel Najera Bailon, Filipe Fernandes Rodrigues Alves Nunes, Nicolas Barbieri, Andrea Fantozzi, Morgan Antonioni, Liam Bozzetto. All. Pierluigi Bresciani

ARBITRI: Joseph Silecchia e Francesco Stallone di Giovinazzo.

RETI: pt (2-0) 12’30 pp Llobet (F), 20’10 D.Banini (F); st 2’07 Antonioni (L), 4’05 F.Pagnini (F), 7’00 Najera (L), 8’44 rig. Fantozzi (L), 12’46 Fantozzi (L), 21’08 D.Banini (F), 23’27 Bonarelli (F), 24’47 Giovannetti (L).
FOLLONICA. Quando ormai sembrava fatta, un gol contestato a 30 secondi dalla sirena, forse segnato con il corpo da Giovannetti, fa chiudere sul 5-5 la sfida fra Galileo Follonica e Amatori Wasken Lodi.

Emozioni e polemiche

Un match che ha regalato emozioni a non finire e polemiche in pista e qualche battibecco al momento dei saluti, poi fortunatamente rientrato. Follonica di Silva che deve rinunciare e Montigel, rientrerà solo ad anno nuovo in corso, sublussazione alla clavicola, Lodi senza Faccin febbricitante. Maremmani reduci da tre sconfitte consecutive mentre i lombardi giallorossi ne hanno vinte tre di fila. Nel primo tempo è il Galileo a fare la partita e al 12′ il blu all’ex Fantozzi, fallo su Marco Pagnini, porta al tiro libero Llobet: la prima conclusione finisce sul palo, la seconda sulla traversa e alla fine lo spagnolo batte Grimalt.

Al 19′ Antonioni reagisce dopo uno scontro in area con Federico Pagnini: le proteste costano al lodigiano due cartellini blu contemporanei. In power play Llobet serve l’assist vincente a Davide Banini che insacca il 2-0 che chiuderà il primo tempo. Nella ripresa è un altro Lodi. Antonioni si rifà e segna il 2-1. Risposta del Follonica: Federico Pagnini si ritrova la pallina giusta sul secondo palo e insacca il 3-1. I lombardi iniziano una clamorosa rimonta. Najera da fuori con un tiro accompagnato accorcia, poi il rigore (fallo di Marco Pagnini) di Fantozzi (al secondo tentativo, il primo lo aveva tirato Antonioni ma Barozzi si era mosso in anticipo), fa 3-2.

Sempre Fantozzi in diagonale pareggia, con la pallina che s’infila fra palo e portiere per il 4-3 ospite. Nel finale succede di tutto. Davide Banini al 21′ indovina la girata in area decisiva, anche se il tocco finale in mischia è di Bonarelli. E poco dopo al 23′ sempre Dadda Banini, da destra, beffa Grimalt infilando sotto la traversa il 5-4.  Poi il pari di Giovannetti, che fa imbufalire la panchina maremmana e apre ai battibecchi in pista alla sirena.

Le partite dell’undicesimo turno

Edilfox CP Grosseto Ubroker H.Bassano 5-4
Telea Medical Sandrigo Gsh Trissino 4-7
Montecchio Precalcino Tierre Chimica Montebello 4-2
Gamma Innovation Sarzana TServiceCar Hrc Monza 3-3
Galileo Follonica Amatori Wasken Lodi 5-5
Engas Vercelli Why Sport Valdagno 3-1
Cgc Viareggio Gds Versilia Hockey Forte 1-4

La classifica di A1

  P Pg Pv Pa Pe Gf Gs D
Gsh Trissino 30 11 10 0 1 73 33 40
Ubroker Bassano 22 11 7 1 3 50 38 12
Edilfox Cp Grosseto 22 11 7 1 3 36 31 5
Amatori Wasken Lodi 21 11 7 0 4 33 23 10
Gamma Innovation Sarzana Gds 20 11 6 2 3 41 32 9
Impianti Forte dei Marmi 20 11 6 2 3 40 30 10
Galileo Follonica 18 11 5 3 3 37 33 4
Engas Vercelli 17 11 5 2 4 40 40 0
Why Sport Valdagno 11 11 3 2 6 32 36 -4
Teamservicecar Hrc Monza 11 11 3 2 6 33 39 -6
Cgc Viareggio 9 11 2 3 6 25 38 -13
Telea Medical Sandrigo 9 11 2 3 6 29 44 -15
Tierre Chimica Montebello 5 11 1 2 8 27 55 -28
Montecchio Precalcino 4 11 1 1 9 26 50 -24

La stecca d’oro

Gol    
17 Julian Tamborindegui TeamServiceCar Hrc Monza
16 Jordi Mendez Ortiz Gsh Trissino
15 Giulio Cocco Gsh Trissino
14 Andrea Malagoli Gsh Trissino
14 Marcos Oscar Vega Montecchio Precalcino
13 Pablo Cancela Ubroker Bassano
12 Facundo Ortiz Ruiz Gamma Innovation Sarzana
11 Diogo Neves Engas Vercelli
11 Gaston De Oro Edilfox Grosseto
11 Andrea Brendolin Telea Medical Sandrigo
11 Andrea Fantozzi Amatori Wasken Lodi

Le partite del dodicesimo turno

Amatori Wasken Lodi Engas Vercelli 13/12
Gds Versilia Hockey Forte Gamma Innovation Sarzana 13/12
Why Sport Valdagno Telea Medical Sandrigo 14/12
Ubroker H.Bassano Galileo Follonica 14/12
Edilfox CP Grosseto Tierre Chimica Montebello 14/12
TServiceCar Hrc Monza Montecchio Precalcino 17/12
Gsh Trissino Cgc Viareggio 18/12

Le partite del tredicesimo turno, ultima d’andata

Engas Vercelli Ubroker H.Bassano 21/12
Tierre Chimica Montebello TServiceCar Hrc Monza 21/12
Telea Medical Sandrigo Amatori Wasken Lodi 21/12
Montecchio Precalcino Gds Versilia Hockey Forte 21/12
Gamma Innovation Sarzana Gsh Trissino 21/12
Galileo Follonica Edilfox CP Grosseto 21/12
Cgc Viareggio Why Sport Valdagno 21/12

 

Coppa Italia A2

Quarti di finale

 

    A R
Symbol Amatori Modena Hockey Thiene 3-3 3-11
Indeco Afp Giovinazzo Rotellistica Camaiore 4-3 3-6
Acea Follonica Sgs Forte dei Marmi 3-3 5-1
VenetaLab Breganze Roller Hockey Scandiano 7-2 3-2

 

Semifinali

 

    A R
Sgs Forte dei Marmi Rotellistica Camaiore 11/12 17/12
VenetaLab Breganze Hockey Thiene 11/12 17/12

 

 

Gastronomia, comprare bene e spendere il giusto si può

Claudio Parisi durante le riprese del video con i consigli per gli acquisti al banco gastronomia della Coop di Follonica

FOLLONICA. Grana o Parmigiano? San Daniele o Toscano? Ricotta di pecora o vaccina? C’è un formaggio che non aumenti il colesterolo? Quando sei davanti a un banco della gastronomia pieno di delizie ti vengono tante domande, per fare una buona spesa e magari risparmiare. Perché con decine e decine di etichette, una vetrina che riempie gli occhi e diffonde profumi invitanti, con prodotti del territorio e eccellenze nazionali e straniere, quando entri alla Coop di via Chirici a Follonica la cosa più difficile è resistere alla tentazione di comprare un po’ di tutto.

Ma una spesa di qualità, di formaggi e salumi, si può fare. Magari anche risparmiando.

Per non sbagliare abbiamo scelto una guida speciale, Claudio Parisi, dipendente della Coop di Follonica, da tanti anni al reparto gastronomia. Chi meglio di lui può guidarci fra etichette e prodotti tipici? I consigli che ogni giorno, da dietro al banco, dà ai clienti del supermercato, li abbiamo raccolti un video. Che si chiude con una ricetta, semplice da realizzare.

Meglio il Grana o il Parmigiano?

Grana o Parmigiano? Sono due prodotti simili – spiega Claudio – entrambi indicati per gli intolleranti al lattosio, perché ne sono privi. Ma non mancano le differenze.

«Ci sono alcune differenze fra Parmigiano e Grana – dice Claudio Parisi – ma si tratta comunque di due prodotti eccellenti.  Il Parmigiano Reggiano è prodotto senza additivi, il Grana usa una proteina estratta dalle uova di gallina per controllare la fermentazione. Nel Parmigiano i foraggi  sono solo fieno ed erba. Nel Grana si usano anche derivati del mais. Nel Parmigiano  la marchiatura si fa a 12 mesi, il prodotto raggiunge lunghe stagionature (24, 30 mesi e oltre) e il consumo si ha mediamente oltre i 24 mesi. Il Grana viene marchiato a 9 mesi e il consumo medio è a 15 mesi».

«Inoltre la zona di produzione del Parmigiano è molto più circoscritta: le province di Parma, Reggio Emilia e Modena e parte delle province di Mantova (a destra del Po) e Bologna, a sinistra del Reno. Il Grana Padano può essere prodotto da allevamenti in 35 province fra Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna e Trentino Alto Adige».

Ricotta di pecora e vaccina, le differenze

La ricotta, pur essendo un prodotto caseario, non è, per legge, formaggio ma va classificata semplicemente come latticino: non viene ottenuta infatti attraverso la coagulazione della caseina, ma delle proteine del siero di latte, cioè la parte liquida che si separa dalla cagliata durante la caseificazione. È più leggera dei formaggi, ma non è indicata per gli intolleranti al lattosio, perché ne contiene dal 2 al 4%.

«La ricotta vaccina o ricotta di mucca – spiega Claudio – ha un gusto delicato, morbido, dolce. La ricotta di pecora al palato si presenta più rustica, con un sapore più intenso e forti note vegetali e di fieno. Questo non solo per quello che mangia l’animale, ma anche per la composizione più grassa del latte ovino. Quella mista è un compromesso, ma anche la più venduta».

Quella di pecora è perfetta per i dolci: «Ad esempio la pastiera napoletana, o i cannoli siciliani».

E per i tortelli maremmani? «Si usa quella mista, perché il sapore al tortello maremmano viene dato prima di tutto dal sugo che lo accompagna, che sia ragù o, come spesso da queste parti, il sugo di cinghiale».

Prosciutto cotto, tre varietà. E se la fetta si rompe, è quello migliore

La norma del 2005  identifica tre tipologie di prosciutto cotto:  c’è il “prosciutto cotto”, il “prosciutto cotto scelto”  e il “prosciutto cotto di alta qualità”, come quello Fior Fiore Coop.

«L’elemento decisivo  è  il livello di umidità del prodotto – spiega Claudio Parisi -. Più il prosciutto è umido, cioè più contiene acqua, minore è la qualità. Il livello di umidità consentito per il prosciutto di alta qualità deve essere inferiore al 75,5%. Per il prosciutto cotto scelto non deve superare il 78,5% mentre può arrivare all’81% per il semplice  prosciutto cotto».

Il prosciutto cuoce in modo diverso a seconda delle zone. Quindi, talvolta, la fetta tende a rompersi: «Attenzione, non è un difetto, anzi! La fetta si rompe quando l’umidità è minore, quindi si tratta della qualità migliore».

Toscano, San Daniele, Parma, sua maestà il crudo

Il prosciutto crudo è il re dei salumi, come la Ferrari fra le auto. Ma ne esistono tante varietà, tanti prezzi, tante qualità diverse. Per scegliere bene serve attenzione.

Il più saporito è il prosciutto toscano. Viene salato a secco, con  sale, pepe e aromi naturali; quindi viene la parte scoperta della polpa viene coperta con un impasto costituito da sugna, farina di riso, sale, pepe e aromi naturali. Il periodo di stagionatura non deve essere inferiore ai 10 mesi per i prosciutti di peso finale compreso tra 7,5 e 8,5 kg e ai 12 mesi per i prosciutti di peso superiore a 8,5 kg. Il Prosciutto Toscano DOP  deve aver maturato ulteriori due mesi di stagionatura, vale a dire almeno 12 mesi se di peso compreso fra 7,5 e 8,5 kg, e almeno 14 mesi se di peso superiore a 8,5 kg.

Claudio Parisi con un prosciutto toscano
Claudio Parisi con un prosciutto San Daniele

«Attenzione – spiega Claudio – perché viene fatto maturare appeso, quindi il sale, per caduta, tende ad essere maggiore nella parte tonda (fiocco), rispetto alla parte più vicina alla zampa, che risulta più dolce».

San Daniele e Parma, invece, hanno sapore più delicato e si assomigliano: «Sono prodotti ottimi e analoghi, ma con alcune differenze. Intanto la salatura: nel San Daniele avviene a secco con il sale marino; nel Parma si procede in maniera diversificata: le parti esterne, quelle della cotenna, sono trattate con sale umido mentre la parte magra viene trattata con sale asciutto. Poi la stagionatura: nel San Daniele dura 13 mesi. Il Parma viene prima sottoposto a una fase di pre-stagionatura, poi si arriva a 12 mesi. Infine la forma: quello con la zampetta è il San Daniele».

Claudio alla bilancia del banco gastronomia
Claudio alla bilancia del banco gastronomia

L’eccellenza toscana, il lardo di colonnata

Nel banco gastronomia della Coop di via Chirici a Follonica non manca il lardo di Colonnata, salume ad indicazione geografica protetta (IGP), tipico dell’omonimo paese in Provincia di Massa-Carrara. Viene prodotto con lardo di suino, stagionato in conche di marmo di Carrara.

«È un salume unico, prodotto in conche di marmo. Il lardo viene salato con gli aromi: pepe, cannella, chiodi di garofano, cumino, coriandolo, noce moscata, cardamomo, salvia e rosmarino.  La vasca piena viene coperta, controllata periodicamente e poi riaperta circa 6-10 mesi più tardi, a stagionatura ultimata».

«Alla fine il risultato è un salume dall’aspetto umido, di colore bianco leggermente rosato e presenta una consistenza omogenea e morbida. Ha un sapore delicato e fresco, quasi dolce. Il suo utilizzo ideale è al naturale, tagliato a fette sottili. Provatelo sul pane scaldato o sulla ricotta fritta e calda. Si scioglie in un attimo e diventa meraviglioso».


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Lo scheletro di Sandrone riscrive la storia dell’uomo

BACCINELLO. È una storia che si perde nel tempo, milioni di anni fa. Una storia che ha come centro e non come sfondo Baccinello, borgo del comune di Scansano che si è sviluppato intorno alla sua miniera di lignite che ha richiamato uomini e famiglie intere da paesi, province e regioni diverse, di solito spinti dal bisogno.  Persone che hanno fatto crescere Baccinello, conosciuto in tutta la Maremma per il suo pane e per “Sandrone”, il vero protagonista di questa storia che comincia circa 10 milioni di anni fa, quando la Maremma così come la conosciamo oggi non esisteva, quando il mar Tirreno e l’Adriatico non erano separati dalle terre emerse, quando al posto di questa terra c’erano solo isole e arcipelaghi. 

Uno al sud, dove oggi c’è il Gargano, l’altro più a nord, dove oggi c’è la Toscana. 

Nella grotta con il naso all’insù

Oggi a Baccinello, sul muro del centro didattico, la prima immagine che si incontra è quella del murale realizzato dall’artista senese Francesco Del Casino. Murale che rappresenta una delle foto scattate da Antonio Ferrari, il primo fotografo ad essere entrato nella miniera quando fu trovato lo scheletro. Ci sono il paleontologo Johannes Hürzeler, l’ingegner Minucci e Giovanni Lorenz, allievo del professore di Basilea nel cunicolo della miniera dentro al quale, sulla volta, è stata fatta una scoperta rimasta unica al mondo: lo scheletro intero dell’Oreopithecus bambolii, un ominide che abitava “l’isola di Maremma” quasi dieci milioni di anni fa. 

Il murale con la storica foto
Il murale con la storica foto

Hürzeler, aveva aspettato quel momento da anni: il 2 agosto 1958 fu chiamato, appena sveglio, dai minatori che alle 2 del mattino avevano fatto la scoperta destinata a cambiare il corso della storia degli studi sull’evoluzione umana. E ancora oggi, grazie all’impegno di Lorenzo Rook, professore ordinario del Dipartimento di Scienze della Terra che all’ominide di Baccinello ha dedicato la sua tesi di laurea negli anni ’80, continua ancora a riservare sorprese dopo sorprese. 

Tonino e quello scatto diventato immortale

I flash delle macchine fotografiche erano alimentati a lampade. E al contatto con il grisou poteva scatenarsi l’inferno. Tonino Ferrari, nel 1958, era un giovane cronista che lavorava per “Il Paese”, organo del Pci. Il lavoro del giornalista, come lo intendeva lui, era quello romantico, quello nel quale si dovevano consumare le suole delle scarpe. Ma Ferrari aveva un’altra grandissima passione, quella per la fotografia.

È stato lui il primo e unico fotografo ad entrare nella cava. E di quel giorno memorabile, oltre alle immagini che furono pubblicate anche sul tabloid inglese “Life”, restano due file scritti per i suoi nipoti. Affinché sapessero cosa aveva fatto il loro nonno. 

Antonio Ferrari nella cava

Era un’ estate torrida quella del 1958 quando ad agosto ci dissero che a Baccinello degli scienziati stavano cercando tracce di vita primitiva nella campagna e nella piccola miniera.

Era tanto che non c’ erano notizie interessanti e tutti i giorni facevamo fatica a riempire il giornale.

Il Civinini decise di andare. Lavoravamo per “Il Paese” di Roma, che era del Partito comunista e non avendo noi  mezzi di trasporto propri, fu il Pci a fornirci un’auto con un autista, a patto che si portasse con noi il corrispondente dell’ Unità Enzo Giorgetti. A Baccinello trovammo due antropologi svizzeri, il professor  prof. Hürzeler e il dr.Lorenz, suo assistente. Erano diversi giorni che lavoravano senza grandi risultati: avevano trovato tracce di un piccolo cavallo con lo zoccolo “aperto” come le bestie vaccine. Un po’ delusi, ce ne andammo, con l’ accordo che, se ci fosse stato qualcosa di nuovo,  ci avrebbero avvertito.

Dopo pochi giorni ci telefonarono tutti eccitati, perché un minatore aveva trovato lo scheletro di un ominide che, grossomodo, doveva essere l’anello di congiunzione fra l’uomo e la scimmia. Con il solito mezzo, ci recammo subito a Baccinello. Trovammo i due scienziati impazienti di portarci in miniera: ci presentarono l’ingegner Minucci, direttore della miniera. Ci dettero un casco con una luce sopra e ci misero su un vagoncino senza sponde detto “piattina”: il carrello, legato ad una corda, sarebbe stato calato in una galleria molto, ma molto ripida e, raggiunto il piano, si sarebbe fermato. Noi, a quel punto, dovevamo scendere e il carrello sarebbe stato ritirato in superficie. Nel carrello, poco più lungo di un metro, io stavo davanti e mi tenevo ai bordi della “piattina”, Enzo dietro, in una specie di abbraccio, si teneva a me.

«Giù la testa!»: gridavo quando la galleria era troppo bassa e ci sdraiavamo indietro.

I minatori a Baccinello (foto Tonino Ferrari)

Arrivati in una galleria più ampia, tre metri circa, priva di luce, scendemmo in attesa degli altri. Mentre commentavamo la sicurezza degli impianti, in una pausa, nel silenzio, entrambi sentimmo uno scricchiolio sinistro venire dall’alto: con le lampade del casco vedemmo che la causa del rumore erano i tronchi di albero messi a sorreggere la volta della galleria. Al vedere tali sostegni piegati e alcuni tronchi schiantati e scricchiolanti, ci mancò poco che ci venisse un infarto! Enzo cominciò a dire che non voleva morire, perchè aveva moglie e due figlie ed io, per consolarlo, facevo il duro: ero terrorizzato quanto lui, all’ idea che avevamo sopra di noi, parecchie decine di metri di terra. Arrivato l’ ingegner Minucci, ridendo, ci disse: «Non ve lo avevo detto che in tutte le miniere è così?». Allora io rivolto ad Enzo: «Ma non te lo avevo detto che non era pericoloso?». Non reagì, era ancora sotto choc.

La foto di Ferrari sulla stampa internazionale

Ferrari, nel 1958, scattava le sue foto con un’Agfa Silette che montava un flash a lampada. Il direttore della cava segnalò subito che nell’aria c’era un po’ di grisou e chiese se il flash facesse scintille. «Non ne ho idea, sa è un po’ vecchiotto», rispose Tonino e Minucci decise che fosse meglio allontanarsi.

Accompagnato da un minatore, il cronista del Paese si trovò sotto la volta della galleria dove c’era lo scheletro di Sandrone. 

La foto simbolo della scoperta di Sandrone: Lorenz, Hutzler e Minucci (foto Tonino Ferrari)

Il minatore che aveva trovato le ossa mi accompagnò all’avanzamento, passando per dei cunicoli: in certi punti andavamo carponi. «Non si preoccupi, non c’è pericolo», diceva, ma anche lui se ne andò. Non ero mica tanto tranquillo: ero tutto sudato, ma non sapevo se dipendesse dall’aver faticato per raggiungere il posto o per la preoccupazione di accendere il flash. Comunque ora c’ ero e dovevo procedere. Lo scheletrino era nella volta della galleria ad un’altezza di un metro e mezzo: ci sarebbe voluto un grandangolare, che naturalmente non avevo, anche perché la macchina non aveva l’ottica intercambiabile. Sdraiato sul carbone, supino, riuscii a vedere tutte le ossa; stringendo i denti e a occhi chiusi accesi il flash. Per fortuna andò tutto bene e quel vecchio flash continuò ad accompagnarmi ancora a lungo. In attesa di essere raggiunto dagli altri, eravamo d’ accordo dopo una decina di minuti, mi feci una foto con l’autoscatto; scattai un po’ di foto a tutti gli altri e ritornammo in superficie.

Fuori, nel frattempo, era arrivato il reporter dell’Ansa e, non dando importanza alla cosa, gli dissi che sarebbe potuto andare a fare il servizio senza grossi problemi: scendere con la ”piattina”, sentire le travi che scricchiolavano, raggiungere l’avanzamento carponi e, anche peggio, la storia del grisou, lo convinsero  a non fare il servizio.

Una notizia da prima pagina

Erano altri tempi, quelli vissuti da Ferrari. Tempi nei quali giornali come Il Paese, che ricevette subito le foto scattate nella cava, non si rendevano conto dello scoop che avevano tra le mani. La notizia uscì molti giorni più tardi su “Paese sera”. 

Il servizio pubblicato su Life

 Ero al mare, un giorno di festa: c’era Pascia, lo strillone, che urlava l’ edizione straordinaria del ritrovamento dell’uomo che era anello di congiunzione tra l’essere umano e la scimmia. In poco tempo tutto il mondo parlava dell’avvenimento: tutte le pagine erano piene di mie foto e anche il mio nome appariva da tutte le parti. Ero più che appagato, non avrei potuto chiedere di più: non avevo pensato che avrebbe potuto essere fonte di reddito. Guadagnavo pochissimo e avevo una situazione economica familiare drammatica. Dopo l’uscita del giornale, cominciarono ad arrivare giornalisti, prima quelli italiani, poi gli stranieri: tutti mi cercavano, con mio grande imbarazzo per via della mia inesperienza e della mia giovane età.

Non avevo una camera oscura e stampavo le foto in bagno, di notte, quando i miei andavano a letto. Poi durante il giorno le vendevo ai giornali. Anche le telefonate dall’estero che ricevevo, erano fonte di imbarazzo, perché io sapevo parlare solo l’italiano, così come  quelli della redazione. Una telefonata, fra le ultime, mi mise in agitazione: si trattava della più grande rivista al mondo, Life. Avrebbero inviato un fotoreporter per parlare con me: dovevo portare tutto quello che avevo da fargli vedere. Non avevo mezzi di trasporto, quindi chiesi a Vittorio Donatelli del Tirreno, se mi portava all’ appuntamento; anche lui era a piedi, però poteva farsi prestare una Vespa. E così fu. Davanti al grande fotografo ero emozionato: tolse da una delle sue Leica (la macchina che sognavo da sempre) l’obiettivo e si mise a guardare le negative.

Lo scheletro nella volta della cava (foto Tonino Ferrari)

Mi chiese, dandomi del “lei”: «Le ha fatte con quella?», indicando la Silette. Alla mia affermazione, non riuscì a nascondere una lieve meraviglia: non era rivolta alle foto, bensì alle negative. Pensai che ormai le foto le avevo vendute a tutti, perciò si poteva fare. Mi offrì quindicimila lire ciascuna ma rifiutai perché era poco. Allora mi offrì novantamila lire per tutte: accettai immediatamente, ma subito dopo mi accorsi che mi aveva dato le quindicimila lire che avevo rifiutato. L’ esperto giornalista aveva capito che avevo bisogno di soldi e che novantamila lire avrebbero avuto effetto. Le negative in questione erano sei. Comunque a quei tempi erano cifre importanti. Tutti i fotografi che erano giunti non poterono fare le foto, perché l’ominide era stato “ingessato” per portarlo via. Il giorno dell’uscita dalla miniera c’erano decine di fotografi; molti di questi ultimi avevano il timore di fare tardi, perché poi dovevano trasmettere le foto alle redazioni. Uno di loro, di un grande giornale, mi disse: «Vai a dire al prof. Hürzeler se lo porta fuori prima». Poi, con ironia: «Visto che sei l’unico che conta qui!” Ci andai e poco dopo uscii con il professore e l’ ominide ingessato; mandai al prof. Hürzeler le foto scattate che sono tuttora esposte al museo di Basilea in Svizzera. È esposto anche il certificato “di nascita”, redatto dal professore e firmato dai testimoni di quel giorno: ovviamente spicca anche la mia firma. Da tutta l’operazione ricavai un milione e trentamila lire. Come ho già detto, la situazione familiare era tale che di quella cifra, per me, spesi millecinquecento lire per una camicia a quadretti bianchi e rossi. 

Uno scheletro di 10 milioni di anni fa

Basta andare al Museo di storia naturale della Maremma, dove una sala è interamente dedicata a questa sensazionale scoperta, per trovarsi di fronte alla rappresentazione geografica della Maremma prima della Maremma. Quando le terre emerse erano poco più che isolette abitate da qualche specie animale di taglia non troppo pretenziosa: topi, ghiri, toporagni, antilopi di piccole dimensioni. Erbivori e roditori, soprattutto. 

«Il territorio su cui sorge Baccinello, la zona di Cinigiano, quella delle Trasubbie – spiega il professor Rook – ci permettono di leggere una storia che ha milioni di anni proprio grazie allo studio delle stratificazioni. Sono archivi ricchi di informazioni». Informazioni che si sovrappongono, che si confondono l’una nell’altra: quella della miniera ad esempio, la cui storia risale al 1920, quando entrò in funzione. La storia della gente, del lavoro, della fatica e delle ore passate a scavare ed estrarre lignite dai cunicoli. 

Lo scheletro dell’ominide di Baccinello

«Ed è proprio la lignite, che oltre al valore economico ne ha anche uno scientifico, a raccontarci quali fossero gli organismi presenti 7-8 milioni di anni fa in questa zona della Maremma – aggiunge il ricercatore – perché è proprio in quel materiale che si trovano i fossili degli organismi viventi allora». 

Fino al 2 agosto 1958, Johannes Hürzeler, era riuscito a trovare frammenti di scheletro di un ominide che però non poteva ricostruire completamente. Quando ormai i fondi per la sua ricerca erano finiti e lui aveva già caricato le valigie sull’auto che lo avrebbe riportato a Basilea, la miniera fece al paleontologo – e a tutti gli studiosi da allora in avanti – il regalo più grande: uno scheletro intero, che ha rivoluzionato la storia dell’evoluzione dell’uomo.

Quasi 10 milioni di anni fa, in quella che sarebbe diventata la Maremma viveva un Oreopithecus, una scimmia antropomorfa che estinta quando l’Appennino ha cominciato ad emergere delineando la geografia della penisola italiana che conosciamo oggi, e dall’Europa sono arrivati i primi carnivori, come iene o tigri dai denti a sciabola, i cavalli e i primi rinoceronti. «Quando la competizione ecologica – aggiunge il prof. Rook – è diventata svantaggiosa per le specie abituate a vivere sull’isola».

Sandrone o Sandrona?

Il capoturno, quando si trovò di fronte allo scheletro di Oreopiteco, fermò i minatori che volevano proseguire con gli scavi, per consegnare quel tesoro incommensurabile nelle mani di Hürzeler, che si rimise subito al lavoro. «Da quel momento in poi è stato possibile confrontare tutti i frammenti di scheletro che nel corso degli anni erano stati ritrovati – aggiunge Rook – e avere finalmente un’idea precisa dell’aspetto dell’ominide». 

Era bipede, aveva le zampe corte e camminava con andatura incerta. La sua testa era piccola e aveva due occhi grandi. Insomma, Sandrone non era certo il ritratto della bellezza, almeno non di quella che si sarebbe poi sviluppata con gli etruschi.

«Si nutriva soprattutto di bacche e foglie – spiega il ricercatore – Alto un metro e dieci, Sandrone aveva dei canini ben sviluppati che ci fa ritenere che si trattasse di un maschio». Negli ominidi infatti, il dimorfismo sessuale non è troppo evidente se non appunto per quanto riguarda la dentatura. Sandrone non è mai stato imparentato con i nostri più diretti antenati, ma è uno degli ultimi rappresentanti di un gruppo di scimmie antropomorfe che nel Miocene superiore erano diffuse in Europa e Asia». 

Un centro studi internazionale

Oggi, la scoperta dell’Oreopithecus, ha fatto diventare Baccinello uno dei centri di studi internazionali che continua ad attirare ricercatori da tutto il mondo. L’intero borgo, grazie all’impegno di Sergio Fontani, che ha fondato l’associazione culturale Miniera e ha realizzato, insieme al padre minatore il plastico della vecchia miniera della Co.Mi.Ba, sta portando avanti tante iniziative insieme alla Pro loco per la valorizzazione di quella scoperta sensazionale. 

Il murale sul lato della miniera di Baccinello
Il murale sul lato della miniera di Baccinello

 L’esemplare, oggi conservato presso il Museo di Geologia e Paleontologia dell’Università di Firenze, è ormai una superstar: a lui e alla sua scoperta, alla vita dei minatori e alla storia del borgo, la regista romana Lucilla Salimei ha dedicato il film Miniera, che è stato proiettato di nuovo nel borgo durante i festeggiamenti di Santa Barbara. 

Ora, grazie ai fondi del Pnrr, l’Università di Firenze, partecipando al Centro Nazionale per la Biodiversità, comincerà una serie di studi sulla zona delle Trasubbie per tracciare il percorso fatto dal territorio e dai suoi ecosistemi da 10 milioni di anni fa fino a oggi. Visto quello che successe nel ’58, c’è da aspettarsi che la terra, questa volta, possa regalare di nuovo agli studiosi un’altra grandissima gioia come la scoperta di Sandrone. 


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Si fa presto a dire ciccia. In Maremma ce n’è una speciale

Si fa presto a dire ciccia: Matteo Bertelli, capo reparto carni dell'Ipercoop al Maremà

GROSSETO. Si fa presto a dire ciccia. La carne non è tutta uguale.

Cambiano le varietà e i tagli, cambiano le scelte da fare a seconda della stagione, cambia, soprattutto, la provenienza. Perché la carne di Maremma ha caratteristiche uniche. E gli animali sono allevati in questa terra meravigliosa, dove la natura porta un valore aggiunto e non serve chiedere aiuto alla chimica. 

Lo sanno bene alla Coop, che ha scelto di puntare proprio sulla carne del territorio. Scelta, selezionata e tagliata da macellai esperti, persone di cui i clienti si possono fidare, sempre pronti a dare un consiglio al cliente al di là del banco.

Matteo Bertelli: «L’importanza del macellaio»

Matteo Bertelli è il capo reparto delle carni dell’Ipercoop al centro Maremà: «Il macellaio è importante perché ha una preparazione specifica, sceglie e taglia la carne, la confeziona, la consiglia al cliente. Trasmette fiducia, insomma. E noi abbiamo un valore aggiunto, perché l’azienda ha scelto di puntare sulla carne maremmana.  Questa carne ha una buona capacità di ritenzione idrica (perde poca acqua durante la cottura, fenomeno che spesso caratterizza altri carni derivate da animali da allevamento), proprio perché gli animali vengono allevati allo stato brado».

Gli animali vengono allevati allo stato brado in grandi recinti che racchiudono pascoli naturali e artificiali, pinete e boschi di macchia mediterranea. Utilizzano diverse risorse alimentari che l’ambiente mediterraneo gli offre, dagli arbusti della macchia mediterranea fino alla salicornia. Gli animali vivono tutto l’anno all’aperto prediligendo i pascoli aperti durante l’estate, mentre l’inverno si proteggono dalle intemperie della stagione all’interno della pineta costiera. 

La maremmana è una razza rustica per eccellenza, con scheletro forte, cornatura poderosa, pelle spessa. Maschi e femmine si distinguono, oltre che per lo sviluppo fisico, anche per la forma delle corna: a mezzaluna nei maschi, a lira nelle femmine.

All’Ipercoop il bovino maremmano è fornito dall’azienda Podere dei Fiori, con la sua sede di Cinigiano, ai Terzi d’Ombrone. QUI IL SITO.

Matteo Bertelli dietro al banco
Matteo Bertelli dietro al banco

«Non solo abbiamo un bovino nato e allevato in Maremma, ma siamo a km zero anche per la macellazione, che avviene al Madonnino, a Braccagni. E la prepariamo per il banco direttamente nel nostro laboratorio qui all’Ipercoop».

Il bollito di maremmana, un piatto semplice e saporito

La maremmana è la base per la preparazione del bollito, piatto eccezionale in inverno. 

«Oltre alla carne maremmana Fior Fiore abbiamo tutto quello che serve per un bollito eccezionale – dice ancora Matteo -. Abbiamo il cappone, la lingua, la coda. Ingredienti eccezionali per un piatto saporito da condire solo con olio, sale e pepe. Poi, volendo, si possono aggiungere delle patate, se gradite. Però attenzione a come lo prepariamo, perché il risultato cambia e non di poco».

Carne saporita o un buon brodo?

«Se desideriamo un bollito saporito, l’acqua va portata prima ad ebollizione, con tutti gli odori. Poi si mette la carne. Se desideriamo un brodo gustoso, si mette tutto a freddo e, magari, servono tagli meno pregiati».

La spiegazione è scientifica. Se il processo di cottura è veloce (acqua bollente) l’albumina (proteina della carne) coagula in tempi brevi ed i succhi della carne non hanno il tempo di fuoriuscire; come conseguenza avremo un bollito molto saporito, ma un brodo povero. Di contro, immergendo la carne a freddo e riscaldando l’acqua gradualmente diamo tempo alle cellule della carne di rompersi, ai succhi di fuoriuscire e alle proteine di coagulare esternamente. In questo modo il brodo sarà gustosissimo ma la carne piuttosto dura e contratta.

Il menu di Natale, al banco Coop c’è tutto

Dagli antipasti all’arrosto, scorrendo il banco della macelleria della Coop si trova di tutto.

«Prepariamo tutto nel nostro laboratorio direttamente al supermercato – dice ancora Matteo -. Dalle tartare tagliate al coltello, fino all’arrosto da mettere direttamente in forno, ma anche il filetto di suino, il pollo Fior Fiore, il cappone Fior Fiore che è la specialità del periodo. E poi tutti i bolliti, misto, con l’osso, saporito. C’è tutto quanto serve per preparare un buon pranzo di Natale o un cenone».

Addio polistirolo

Un anno fa Coop ha deciso di cambiare tutte le confezioni della carne al banco di libero servizio, dove il cliente la carne la sceglie da solo: «Abbiamo tolto le vaschette in polistirolo e le abbiamo sostituite con quelle in Pet che, dopo aver tolto la carne e averle sciacquate, sono riciclabili nella plastica».


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Anche Red Canzian al concerto della polizia

GROSSETO. Grandi ospiti, tra cui anche Red Canzian dei Pooh, al concerto di Natale della Banda Musicale della Polizia di Stato, organizzato dalla Questura di Grosseto con il sostegno dell’amministrazione comunale, che andrà in scena il 13 dicembre alle 19.30 al Teatro Moderno.
 Da martedì 6 dicembre è possibile prenotare il proprio posto per partecipare al concerto. Si ricorda che l’ingresso al teatro è gratuito: per partecipare, basterà collegarsi all’indirizzo https://comunegrosseto.ticka.it/, selezionare lo spettacolo e prenotare il proprio posto in sala.