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Grosseto e i suoi tesori nascosti

Roselle, Batignano, Istia d’Ombrone e Montepescali: il giro delle frazioni tra etruschi, medioevo e modernità
Le frazioni di grosseto
In alto a sinistra Istia d’Omrone, a destra gli scavi di Roselle, sotto a sinistra Montepescali e a destra il convento di Batignano

VIAGGIO ALLA SCOPERTA DELLA MAREMMA

GROSSETO. Che Grosseto sia il comune più vasto della provincia, lo abbiamo già scritto. E anche che, per la sua estensione, si piazza alla decima posizione in Italia. Dopo aver scoperto la bellezza della costa, con le sue frazioni, il viaggio di MaremmaOggi prosegue tra i borghi di Roselle, Istia d’Ombrone, Montepescali con Braccagni e Batignano. Borghi che continuano a incantare i turisti e i visitatori che arrivano in Maremma, con tutto il loro fascino e le loro storie ancora da raccontare. 

Gli etruschi, i bagni termali e la conquista dei romani: Roselle

Spostandosi verso nord uscendo da Grosseto si trova il paese di Bagno Roselle, conosciuto fin dall’antichità per la presenza di acque termali. Basta fare pochi metri per trovarsi di fronte a tutta la magnificenza dell’antica città di Roselle: la sua storia risale al periodo villanoviano.

Roselle venne fondata dagli etruschi, prima del VII sec. a.C., su un colle che si affacciava sulla sponda orientale del Lacus Prilius, un lago marino che si estendeva per circa 90 chilometri quadrati e che oggi è completamente sparito. Ne rimane una piccolissima porzione che corrisponde alla Riserva Naturale Diaccia Botrona. Divenne poi la sede di un’antica lucumonia etrusca (città-stato amministrata da un re) dell’Etruria centrale e si sviluppò così tanto da prendere il posto che fino ad allora era stato quello della vicina Vetulonia.

Scavi di Roselle (foto Charlie Bonazza)

Fiorente città che governava un vasto territorio che andava dal mare al Monte Amiata, combatté nella guerra contro Tarquinio Prisco insieme agli altri popoli latini, finendo poi conquistata dai romani nel 294 a.C. quando diventò municipio romano. Nel 205 a.C. contribuì alla fornitura di grano e legna per la flotta di Scipione l’Africano durante la seconda guerra punica.

Sotto l’impero romano Roselle divenne colonia e conobbe un periodo di grande splendore con la costruzione del foro, della basilica, dell’anfiteatro e delle terme. Crescita che la portò, nel IV secolo a diventare sede vescovile.  Tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo, con l’innalzamento di Grosseto a capitale provinciale e l’avvio delle bonifiche sotto Leopoldo II di Lorena, l’area di Roselle tornò ad essere abitata e si formò un villaggio a valle del sito antico.

Una vista spettacolare di tutta la Maremma, e dell’arcipelago si può godere dal Tino di Moscona, fortificazione di epoca medievale, dall’insolita pianta ellittica che fu costruita in una posizione strategica a seguito delle ripetute invasioni.  La fortificazione si trova sulla vetta del Poggio Moscona e domina l’intero abitato di Roselle: al Tino di Moscona si può andare solo prenotando una visita guidata e in determinati periodi dell’anno, su autorizzazione dei proprietari.

Sul poggio ci sono infatti ancora i resti dell’antica Canonica.

Non solo archeologia: a Roselle, in località Casette di mota, si trova anche un osservatorio astronomico con possibilità di prenotare serate ed eventi. Si tratta di una vera e propria finestra aperta sull’universo, grazie alla quale si possono conoscere mondi sconosciuti e inesplorati. 

Istia d’Ombrone: la porta sul medioevo

Percorrendo il fiume Ombrone verso nord si trova il borgo medioevale di Istia d’Ombrone la cui nascita si fa risalire all’862 dopo Cristo anche se nel territorio che si sviluppa attorno al centro di del borgo sono stati rinvenuti reperti riconducibili ad un antico insediamento abitativo di epoca etrusca nella località di Poggio Cavallo. 

Istia passò in seguito alla famiglia Aldobrandeschi e divenne nel 1226 un libero Comune con l’approvazione del relativo statuto.

Istia d’Ombrone dall’alto (foto Charlie Bonazza)

La cinta muraria del borgo, distrutta in gran parte nel 1137 da Arrigo, duca di Baviera, venne ricostruita solo sotto i Senesi. Si conservano alcuni resti della Portaccia e la Porta Grossetana, a cui si addossa il quattrocentesco Palazzo di Giustizia. La residenza dei vescovi-conti, il palazzo di San Salvatore, venne in seguito trasformato in fortezza dai Senesi (cassero). Nel paese si trovano anche due chiese, una all’interno delle mura e l’altra, sconsacrata, fuori dalla cerchia di fronte alla Porta Grossetana.

Del periodo medievale si possono ammirare ancora molti monumenti: tra questi anche lo Spedale dei Battenti, situato tra il vicolo di Piazza e piazza Ombrone, una struttura fortificata risalente al XIII secolo, successivamente trasformata e divenuta sede dell’omonimo spedale dalla fine del XV secolo, poi dismesso in epoca post-settecentesca. Di epoca più recente invece la chiesa di San Sebastiano.

Durante la seconda guerra mondiale, il 22 marzo 1944, le campagne vicino al borgo divennero tristemente note per l’eccidio di Maiano Lavacchio, quando 11 disertori furono processati sommariamente nella scuola di Maiano Lavacchio e poi fucilati dalla Guardia nazionale repubblicana. 

A Batignano per scoprire il rivolto

Farina, acqua e un pizzico di sale: il rivolto si può gustare solo a Batignano, frazione rinomata per l’ottimo olio e per la festa dedicata al prodotto principe del borgo. Festa che si svolge a novembre, dopo che l’oro della Maremma esce dai frantoi pronto per essere assaporato in tutte le sue declinazioni.  

Anche il borgo di Batignano si è sviluppato in epoca medievale, attorno al castello che controllava lo sbocco della via verso Siena sulla piana grossetana. Un borgo che nascondeva ricchezze sotterranee come il piombo e l’argento. Qui infatti, nacquero delle miniere per l’estrazione di questi elementi. 

Il monastero di Batignano (foto di Charlie Bonazza)

Fu feudo degli Aldobrandeschi e appartenne nel 1213 a Manto da Grosseto. Passò quindi nel XIV secolo sotto il dominio di Siena, ospitando numerosi immigranti dalla Corsica, e quindi nel Granducato di Toscana. 

Batignano è un caratteristico borgo che conserva resti della cinta muraria, con torri e porte, e un cassero, oltre ad un loggiato a tre arcate, costruito con materiali di reimpiego (colonne e capitelli romani), probabilmente provenienti da Roselle; tutto ciò conferisce al paese un certo tono di antichità. Da segnalare, anche, la presenza di una pieve e di un antico convento, oramai sconsacrato, situato fuori dall’abitato.

La terrazza sulla Maremma

Si arriva a Braccagni,  la cui nascita viene fatta risalire al 1846, quando il montepescalino Giuseppe Braccagni (1784 – 1852) aprì nel piano lungo la strada Aurelia una stazione di posta con osteria, nota comunemente come “il Braccagni”. Nel 1864, con l’apertura della ferrovia Tirrenica e la realizzazione di una stazione ai piedi della collina di Montepescali, iniziò a formarsi il primo nucleo del paese, intorno alla posta del Braccagni.

La terrazza della Maremma è il borgo medioevale di Montepescali da cui si ha una vista di tutta la Maremma: da qui si dominano infatti i monti dell’Uccellina, l’Argentario e Castiglione della Pescaia.

Veduta di Montepescali (foto Charlie Bonazza)

Montepescali non è soltanto viste mozzafiato e tramonti da collezionare: ci sono numerose chiese che valgono una visita: quella di San Niccolò, la Chiesa dei Santi Stefano e Lorenzo, quella della Santissima Annunziata,  la Chiesa della Madonna delle Grazie e il Romitorio di Santa Maria Maddalena. 

Il giro del gusto

Borghi magici da scoprire, quelli del comune di Grosseto, dove organizzare gite fuori porta e anche dove deliziare il palato con i piatti tipici del territorio: si va dall’acquacotta, regina della tavola, alle pappardelle con la lepre, ai tortelli con bietole e ricotta.

Nei tanti ristoranti che si incontrano nei borghi vengono proposti molti piatti a base di cacciagione come cinghiale, fagiano, lepre, accompagnati dagli ottimi vini DOC della Maremma grossetana: tra questi Trebbiano Toscano e il Vermentino, non mancano piatti a base di pesce.


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