Venator: contratti di solidarietà al posto degli esuberi – IL VIDEO

FOLLONICA.  Quello che preoccupa maggiormente i lavoratori e gli stessi amministratori dei vari Comuni che circondano la piana dove ha sede l’industria, è al momento la chiusura netta da parte dei vertici di Venator: dopo tanti giorni, nessuna trattativa per l’annunciato licenziamento dei 41 dipendenti.

Le maestranze, tutte presenti alla manifestazione di Follonica, oltre all’evidente preoccupazione, non capiscono la chiusura totale della dirigenza di Venator. «L’azienda deve darci risposte concrete, ora basta», il grido d’allarme lanciato da più parti. 

Ma nel pomeriggio, un segnale di apertura sembra esserci stato: un incontro tra i rappresentanti dei lavoratori e la Venator nella sede di Confindustria, che ha portato ad alcune importanti novità. «L’incontro di mercoledì 26 ottobre con l’azienda si è concluso con un passo avanti: abbiamo proposto, infatti, di convertire i 41 esuberi in contratti di solidarietà e questa nostra proposta è stata messa a verbale. Venator, dal canto suo, si è impegnata a dare una risposta in questo senso nel corso del prossimo incontro, che è fissato per il 2 novembre». 

Gian Luca Fè, segretario provinciale della Femca Cisl Grosseto, commenta così il confronto che si è tenuto tra i rappresentanti dei lavoratori e Venator. «Il fatto che questa possibilità sarà valutata dall’azienda fa trarre un piccolo respiro di sollievo – conclude – anche se la situazione rimane da attenzionare anche per i lavoratori dell’indotto».

Limatola: «Non accettiamo nessun ricatto da Venator»

La speranza c’è. Ma la società dovrà tenere a mente quello che durante lo sciopero di mercoledì 26 ottobre a Follonica dove le istituzioni hanno parlato chiaro: a cominciare dal presidente della Provincia di Grosseto Francesco Limatola.  Il suo è stato un appello accorato, senza tanti fronzoli. «Il polo del Casone – ha detto Limatola – non è sostituibile e chi pensa il contrario è in mala fede. L’unica vera industria è a Scarlino. Dobbiamo puntare su uno sviluppo multisettoriale. Il polo del Casone rappresenta il 45% dell’export della Provincia di Grosseto, il 35% del Pil e oltre 20 milioni di euro di stipendi tra diretti e indiretti. Venator rappresenta un terzo del fatturato di Nuova Solmine, e se va in crisi Venator va in crisi anche Nuova Solmine. E così il progetto Iren di economia circolare rischia di saltare. Venator è importante per il territorio, e l’azienda non può utilizzare il ricatto del lavoro».

Poi è stata la volta dell’assessora all’ambiente del Comune di Follonica Mirjam Giorgeri. «Do una notizia, abbiamo avuto un’altra riunione della conferenza dei servizi che ha chiarito la questione della diffida e del piano di caratterizzazione – ha spiegato Giorgieri – che sarà dunque approvato per la discarica di Montioni. Venator da questo punto di vista non può attaccare le istituzioni e se la mossa del preannuncio dei 41 licenziamenti, che non è un numero ma sono persone e famiglie, per noi è inaccettabile. Noi non ci stiamo».

I sindaci dalla parte dei lavoratori

Sulla stessa linea, accorato, l’intervento della sindaca di Scarlino Francesca Travison. «In questi mesi – ha detto Travison – abbiamo lavorato per mantenere stabile il livello occupazionale dell’azienda e per salvaguardare l’indotto, una componente importantissima per l’economia del nostro territorio. La questione dello stoccaggio dei gessi rossi va avanti da anni eppure adesso viene utilizzata per avvallare un piano di esuberi che metterebbe in crisi tutta la provincia. Dietro ad ognuno dei 41 dipendenti che rischiano di perdere il lavoro ci sono famiglie che, da questa scelta aziendale, sarebbero colpite duramente. Non possiamo permetterlo. Ad oggi, Venator ha molti progetti in ballo che potrebbero trovare l’avallo degli enti superiori garantendo un piano di sviluppo a lungo termine: penso all’approvazione di questi giorni del piano di caratterizzazione richiesto da Arpat, ma anche alla Conferenza dei servizi che andrà a valutare le soluzioni per lo stoccaggio dei gessi rossi. C’è la volontà delle istituzioni locali, provinciali e regionali, di assicurare ai lavoratori il loro posto di lavoro. Non capiamo quindi perché l’azienda non attivi gli ammortizzatori sociali in attesa della conclusione dei procedimenti in atto: così facendo non solo si colpiscono 41 lavoratori ma nel contempo si rischia di perdere professionalità importanti, proprio come sta accadendo in questi giorni, professionalità poi difficili da ritrovare e reinserire nell’organico. Lunedì 7 novembre saremo in Regione con le altre istituzioni del territorio per ribadire la nostra contrarietà ai licenziamenti: invitiamo ancora una volta l’azienda a bloccare il procedimento e ad attivare le misure messe a disposizione dallo Stato per garantire l’occupazione».

Duro l’intervento del sindaco di Gavorrano Andrea Biondi.  «Oggi sono stati dichiarati 237 licenziamenti, tutti i contratti a tempo indeterminato – ha arringato Biondi – perché siamo tutti 41 e un’azione del genere tocca tutti. La responsabilità è solo della direzione aziendale. Capisco le difficoltà fra la commissione d’inchiesta, alla conseguente inchiesta da parte della Magistratura di un fascicolo. Ma il risultato non può essere licenziare i dipendenti. Serve la reazione di tutti, dagli enti ai sindacati, uniti. L’impegno non può e non deve mancare, il nostro territorio ha bisogno di più industria, serve la ricerca insieme all’Università se vogliamo emanciparci. Abbiamo bisogno di conoscenza e di una voce forte».

 

«I licenziamenti sono un costo inaccettabile»

I sindacati, ovviamente, sono stati in prima linea alla manifestazione, accanto agli operai preoccupati per il loro futuro. «È importante essere oggi a Follonica insieme ai lavoratori di Venator – ha detto il generale della Filctem Cgil Fabio Berni – e di quelli delle aziende in appalto e importanti le parole spese degli amministratori locali. Stiamo parlando di circa il 45% del lavoro manufatturiero della provincia di Grosseto. E’ indispensabile rimanere uniti, per le prospettive industriali per lo sviluppo del territorio. Ce ne siamo resi conto anche durante la pandemia, un settore industriale forte fa da argine alla crisi e sul territorio di Grosseto è imprescindibile. Licenziare è inaccettabile».

Per la Uil ha parlato il segretario territoriale Paolo Capone. «I segnali erano chiari da tempo – ha detto Capone – fin da quando facemmo l’incontro in Regione con l’amministratore delegato inglese, e ci aveva detto chiaramente che si sarebbe fermata la produzione e ci sarebbero stati gli esuberi. Erano questi i piani. A fronte degli utili e i volumi prodotti dall’azienda noi non possiamo non essere incazzati. Il livello va portato più in altro coinvolgendo la Regione, ma se l’azienda non torna indietro noi dobbiamo chiedere l’apertura di un tavolo d crisi regionale. Oggi è un momento di partenza di un processo, la protesta deve aumentare. Il segnale deve arrivare univoco, rimanere uniti e compatti. Una lotta tra Davide e Golia, bisogna essere forti, compatti e coesi. Un solo grido».

 

 

 

 

 

Crisi Venator: centinaia di operai in piazza – FOTO E VIDEO

Lo sciopero della Venator a Follonica @maremmaoggi

FOLLONICA.  Una manifestazione pacifica ma decisa quella andata in scena questa mattina, mercoledì 26 ottobre, a Follonica, promossa dalle tre sigle delle Rsu Cigl, Cisl, e Uil: sul tavolo i preannunciati 41 licenziamenti da parte di Venator. Una situazione inaccettabile: in piazza sono scesi il presidente della Provincia di Grosseto Francesco Limatola in testa e poi i sindaci di Scarlino Francesca Travison, quello di Montieri Giacomo Termine, di Massa Marittima Marcello Giuntini e per Follonica l’assessora Mirjam Giorgieri, dato che il sindaco Andrea Benini costretto a rimanere a casa a causa del Covid 19.

Qualche centinaia le persone che hanno voluto manifestare partendo dal Comune per arrivare alla vicina piazza Sivieri, attraversando il corso di via Roma.

Gli operai e lo spettro dei licenziamenti

Già poco prima delle nove, lavoratori della Venator e semplici cittadini, si sono ritrovati davanti al Comune di Follonica. E bastava guardare le facce di chi ha paura di perdere il posto per capire che la situazione è ormai quasi insostenibile.

Tutti, indistintamente, non ne comprendono i motivi dato che proprio la dirigenza di Venator, dopo aver annunciato i licenziamenti dei 41 dipendenti – da qui lo slogan promosso dai sindacati «Siamo tutti 41» –  non ha mai voluto aprire al dialogo, e cercare una soluzione condivisa. Senza dimenticare che per altri 20 lavoratori a tempo determinato, il contratto non è stato rinnovato e quindi si va verso un vero licenziamento, in questa prima fase, di oltre 60 persone.

E dal calcolo non ci sono le aziende della filiera e dell’indotto, compresa la Solmine che ha con Venator un rapporto di collaborazione molto stretto. Insomma, a rischio nel breve periodo non ci sono solo 41 licenziamenti, ma un’itero indotto che mette a rischio la maggiore azienda della piana scarlinese.  

Non c’è crisi ma solo speculazione  

Un altro mantra esposto da più voci è stato il perché Venator ha cambiato strada in poche settimane. In piena estate l’assicurazione di più investimenti, poi il deciso cambio di rotta e i preannunciati licenziamenti. Sindacati e lavoratori vedono questo atteggiamento improntato ad una speculazione bella e buona.

Certo, le problematiche dello smaltimento dei gessi rossi alle aule dei tribunali, non hanno fatto altro che accelerare le decisioni di Venator, già però preannunciate dall’amministratore delegato in una delle prime riunione con i sindacati.

Il messaggio del sindaco Benini: «Ognuno deve prendersi le proprie responsabilità»

«Mi è dispiaciuto enormemente non essere questa mattina alla manifestazione al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori di Venator, purtroppo sono bloccato a casa positivo al Covid – ha scritto il primo cittadino di Follonica sulla sua pagina di Facebook –  L’amministrazione follonichese, insieme agli altri Comuni del territorio e alla Provincia, era rappresentata da parte della Giunta e del Consiglio comunale. Esprimo la mia vicinanza nei confronti dei lavoratori, sia quelli dell’azienda che quelli delle ditte appaltatrici, questi ultimi troppo spesso non nominati e purtroppo anche minormente tutelati. Quello per cui si è manifestato oggi è un problema che va oltre gli esuberi prospettati e confermati dall’azienda in modo inaccettabile. Si parla della tenuta del polo manifatturiero più importante della provincia di #Grosseto, si parla dello sviluppo di un intero territorio, tutti devono sentirsi coinvolti. Ognuno deve prendersi le proprie responsabilità, a partire dall’azienda che in questi anni dalle responsabilità si è sottratta: parlo degli investimenti necessari per la riduzione del rifiuto prodotto, investimenti veri, concreti. Serviva un piano che desse respiro e futuro e non una spasmodica quanto miope ricerca di una “toppa”. E proprio ora che si stavano delineando delle soluzioni rispetto allo stoccaggio dei gessi, l’azienda è stata in grado soltanto di proporre azioni non transitorie, che sono inaccettabili. Da parte nostra esprimiamo tutta la vicinanza e l’impegno possibile per far fronte comune rispetto a queste scelte inaccettabili».

Che spettacolo il ballo dei delfini – IL VIDEO

CASTIGLIONE DELLA PESCAIA.  Uscire in gommone e finire a riprendere un branco di delfini a qualche centinaio di metri dalla riva. Il castiglionese Sergio Brizzi sabato 15 ottobre, a bordo del suo gommone, ha deciso di uscire per godersi il sole di ottobre e una giornata quasi estiva.

Evoluzioni vicine al gommone

Arrivato vicino alla punta di Rocchette non credeva ai suoi occhi. Un branco di delfini ha iniziato a nuotargli a fianco compiendo una serie di evoluzioni, fra risalite e immersioni continue. Nemmeno il motore del gommone ha infastidito i mammiferi.

«È stato uno spettacolo incredibile – racconta Brizzi – ritrovarsi i delfini praticamente accanto e poterli quasi toccare con la mano. Sembrava che avessero capito che li stavo riprendendo e si sono quasi messi in mostra. Davvero emozionante. Sembrava che non volessero mai smettere».

In questo periodo infatti, raccontano anche alcuni pescatori, proprio a ridosso della spiaggia è facile per animali come i delfini trovare cibo in abbondanza (chi ha l’ecoscandaglio in barca, vede branchi di pesce scorrazzare in ogni dove) e avvicinarsi alla riva è una cosa normale.

E la punta delle Rocchette, uno degli angoli di paradiso di Castiglione della Pescaia, incrociare i delfini ha rappresentato uno sfondo impagabile.

Nasce un museo dedicato ai butteri maremmani

Butteri al lavoro ad Alberese

ALBERESE. «Ritti a cavallo i butteri assonnati,/mentr’escono i puledri dal mandrione,/fischian fra i denti una rozza canzone/ne’ capaci mantelli avviluppati». Eccoli i butteri maremmani, immortalati in una celebre poesia del poeta soranese Manfredo Vanni, all’inizio del secolo sorso.

La loro immagine, insieme ai cavalli bradi e alle vacche maremmane, dalle grandi corna a lira, è da sempre il simbolo della Maremma. Oggi i veri butteri, quelli che ancora fanno questo mestiere, si possono vedere solo ad Alberese, dove l’omonima azienda agricola regionale, ancora alleva bestiame brado che, in quei numeri e in quegli spazi, non può essere gestito altro che a cavallo.

Intorno a loro, tuttavia, ruota un mondo di cultori della memoria, di appassionati di monta maremmana, che contribuiscono a mantenere viva la tradizione e lo stile di questi straordinari uomini di cavalli. I “pungolatori di buoi”, secondo la traduzione alla lettera della parole greca ” butóros” da cui “buttero” deriva.

Ma non basta, serve molto di più perché non vada dispersa l’immagine e del simbolo della Maremma, ora che le mutata situazione economica e zootecnica rischia di veder scomparire questo mestiere.

L’associazione Buttero di Maremma per salvaguardare storia e tradizione

Proprio con questo obiettivo, nel 2014 è stata costituita l’associazione Buttero di Maremma, che da allora sta lavorando per creare a Grosseto un museo dedicato alla figura del buttero, dove conservare e tutelare oggetti, utensili, vestiario tradizionale, selle e finimenti. E non solo.

L’associazione è nata da un incontro e tra veri e propri “nomi” del mondo del cavallo e della monta maremmana. A partire dalla sua presidente Giovanna Petrucci, figlia del mitico Mario, il buttero più famoso, non fosse altro per la foto in sella al suo amatissimo morello Orfeo (Archivio Gori), che rappresenta la Maremma nel mondo. Lo scatto lo ritrae in momento di lavoro, in mezzo alla piana maremmana, in piedi sulle staffe.

La celebre foto del buttero - archivio Gori
Mario Petrucci – Archivio Gori

Con lei, Ambra Famiani, scrittrice e storica, Andrea Poggiaroni, veterinario, esperto e grande appassionato di cavalli e monta maremmana, Luisella Meozzi, giornalista esperta di temi ambientali, Renzo Mancioppi, scomparso nel 2020, cui si deve una straordinaria collezione di “pezzi” che troverebbero la loro ottimale collocazione nel museo. Altre persone si sono aggiunte nel tempo, tra cui Simona Falorni, che sta ricreando o stile maremmano in sartoria con il marchio “Etrusco autentico stile toscano”. Una preziosissima collaborazione per conservare il caratteristico stile del buttero maremmano.

«Sono anni che cerchiamo di trovare una location adatta al museo, che dovrebbe avere una parte multimediale oltre espositiva, fruibile da tutti: turisti, residenti, scuole», spiega Ambra Famiani. «La tradizione e la figura del buttero maremmano sta scomparendo, anche dalla memoria e dalla conoscenza di chi abita in Maremma». E pensare che la transumanza, per citare una tradizione che è legata anche alla figura del buttero, è patrimonio dell’Unesco e Alberese fa parte del progetto Interreg che la promuove.

«È singolare che le istituzioni non ci abbiano ascoltato in tutti questi anni, su un tema e un progetto che valorizzerebbe la storia più profonda della Maremma, che porterebbe benefici anche economici, oltre che visibilità», aggiunge Giovanna Petrucci, mostrando commossa la copertina del libro che ha dedicato all’indimenticabile figura del padre.

«Abbiamo fatto addirittura una raccolta fondi per acquisire alcuni dei tanti pezzi della collezione Mancioppi, che vorremmo esporre nel museo – aggiunge – insieme ad altri che sono stati raccolti nel tempo».

I promotori dell'iniziativa con fausto Turbanti
I promotori dell’iniziativa con il presidente del Consiglio comunale, Fausto Turbanti

La location per il museo c’è, basta volerlo

E già ci sarebbe una location ideale per la collocazione del museo: quello delle ex scuole di Alberese, costruite dall’Opera nazionale combattenti negli anni ’20 e donate al Comune di Grosseto nel 1961 (Alberese ne è diventata frazione nel 1958). È il consigliere della proloco Alborensis, Moreno Mencagli a lanciare l’idea davanti al presidente del Consiglio comunale Fausto Turbanti, che raccoglie la palla e rilancia con la «disponibilità del Comune a collaborare e a trovare una soluzione condivisa per il progetto del museo».

Moreno Mencagli mostra il contratto
Moreno Mencagli mostra il contratto

E lo fa mostrando il contratto di cessione firmato dall’allora sindaco Renato Pollini, nel quale si specifica che l’uso dell’immobile deve rimanere di natura sociale e culturale. Niente di più adatto quindi «anche per rilanciare il ruolo di Alberese – dice Andrea Poggiaroni – denominato “il paese dei butteri”, ma dove i butteri tra qualche anno rischiano di non esistere più. E con loro, la loro memoria».

Arriva la terza edizione del trofeo intitolato a Mario Petrucci

Intanto, il 23 ottobre, all’azienda “Il Bivacco” ad Alberese, è in programma la terza edizione del premio di eleganza, stile e armonia assegnato al miglior binomio cavaliere e cavallo maremmano, intitolato a Mario Petrucci.

Del resto, con il suo stile in sella, il suo abbigliamento, la sua innata eleganza, rappresentava un modo di andare a cavallo. Da qui l’idea di dedicare un trofeo all’eleganza nella monta maremmana, da promuovere come biglietto da visita, cultura tradizione – ma non folklore – di tutto il territorio.

La giuria è composta da 4 giudici, che valutano cavallo e cavaliere a passo in un tondino: non la monta vera e propria, ma la sella, gli stivali, la giacca, il cappello, la camicia, il panciotto, il morso, ovvero abbigliamento e accessori che devono rispettare la tradizione maremmana come da regolamento del trofeo. 

«Quest’anno – spiega Poggiaroni – c’è una grande novità: il premio, che il cavaliere vincitore conserva per un anno e passa a quello dell’edizione successiva, è stato offerto dall’azienda di Alberese, è un piedistallo di legno di olivo che arriva da Cisterna di Latina, su cui è montata una silhouette di Mario Pertrucci su Orfeo, offerta dalla figlia Giovanna. Sotto c’è uno scrigno chiuso a chiave dove saranno custoditi i crini del cavallo vincitore. 

Chissà che tra 100 anni, da quei crini non possa essere un giorno tratto il dna del cavallo maremmano di oggi», conclude Poggiaroni.

Riapre il Casalone per il festival del cavallo

Paola Tonelli, presidente Anam, Giovanni Lamioni, Daniela Vignali e Mariano Molinari , vicepresidente Anam

GROSSETO. A due anni dalla chiusura, l’ippodromo del Casalone riapre i cancelli. Venerdì 14, sabato 15 e domenica 16 ottobre, la storica pista grossetana ospita il Festival del cavallo, la seconda delle iniziative organizzate dalla società Atlante srl per festeggiare 30 anni di attività. Tre giorni densi di eventi, molti dei quali realizzati in collaborazione con Oikos, la onlus che gestisce il Country Paradise, dove si occupa del recupero e della custodia di animali in difficoltà.

Per partecipare all’evento è necessario associarsi (gratuitamente) all’associazione Oikos, anche nei giorni della manifestazione, direttamente all’ingresso dell’ippodromo.

Un’occasione per far rivivere l’ippodromo

«Con questa iniziativa, come già avvenuto con la prima tappa del programma, le mongolfiere, vogliamo festeggiare i 30 anni di Atlante insieme alla città. Non poteva, infatti, mancare un evento dedicato al cavallo maremmano, che rappresenta la storia di questo territorio e che deve continuare ad esserne il simbolo», spiega Gianni Lamioni, presidente di Atlante srl.

«A dicembre, ci tengo a ricordarlo, è in programma la terza parte delle celebrazioni per il nostro trentennale, con la presentazione del libro fotografico di Francesco Minucci “Per nascita e per scelta”.

Per l’organizzazione dei tre eventi, è stata fondamentale la collaborazione di amici e sponsor importanti, come Conad e i Distretti ecologici, una realtà aziendale che opera in tutta Italia nel settore energetico. Oltre a Oikos onlus,, il CIAM e l’Associazione nazionale allevatori cavalli di razza maremmana con Paola Tonelli che sta svolgendo un lavoro importantissimo per la valorizzazione di questo animale

Inoltre, i tre giorni di eventi sono anche l’occasione per far rivivere l’ippodromo, che appartiene in tutto e per tutto alla storia della città», continua Lamioni.

Una foto storica di Luigi Ponticelli, cui si deve la realizzazione dell'ippodromo
Una foto storica di Luigi Ponticelli, cui si deve la realizzazione dell’ippodromo

La sua realizzazione risale alla metà degli anni 20, quando Luigi Ponticelli, fondò la Società delle Corse e avviò il  percorso che poco dopo portò all’inaugurazione dell’ippodromo.

Il programma del festival

Venerdì 14 ottobre

  • alle 17.30, inaugurazione del festival
  • alle 18.15, anteprima intrattenimento da parte dei Butteri della Maremma
  • alle 18.45, aperitivo e degustazioni solidali (i proventi saranno devoluti alla Oikos Onlus)
  • alle 19.30, Intrattenimento a cura del Conte Max
Sabato 15 ottobre
  • Dalle 9.30 alle 15.30,  XLII Mostra nazionale del cavallo maremmano
  • Presentazione dei cavalli e svolgimento della IV Tappa del campionato nazionale di morfologia ANAM 2022. In contemporanea vetrina degli stalloni maremmani
  • Dalle 9 alle 17, finale campionato maremmano di salto a ostacoli, 46° edizione
Domenica 16 ottobre
  • Dalle 9 alle 17, campionato salto a ostacoli. In contemporanea vetrina degli stalloni maremmani
  • alle 11, premiazioni mostra del cavallo maremmano

Le attività collaterali 

Sabato 15 ottobre

  • Dalle 16 alle 18 l’associazione nazionale cavallo maremmano incontra gli allevatori

Domenica 16 ottobre

  • alle 10 sfilata canina Bellezze a 4 zampe – premio Zampa corta, zampa media e zampa lunga, a cura di Oikos Onlus. Iscrizioni sul posto dalle 8.30, premiazione alle 12.
  • alle 14.30 corso di aggiornamento per gli esperti della razza maremmana a cura di associazione nazionale cavallo maremmano, aperti agli allevatori e agli interessati
  • alle 18 esibizione scuola di ballo a cura di Real FA Dance Accademy.

Sabato e domenica

  • Alle 12, alle 16 e alle 17.30 esibizioni equestri a cura di associazione Butteri della Maremma, associazione Butteri dell’alta Maremma, associazione Cavalieri della Maremma, Cuor di Maremma, Butteri della Fattoria di Pomonte.  Durante le due giornate Fattoria didattica a cura della Oikos onlus con giro pony, laboratori per bambini.

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Il tribunale si ferma per le donne iraniane – FOTO E VIDEO

GROSSETO. Si è fermata per qualche minuto l’attività del tribunale di Grosseto, giovedì 6 ottobre, per manifestare solidarietà alle donne iraniane. Giovedì infatti, il Comitato pari Opportunità presso il consiglio direttivo della Corte Suprema di Cassazione ha promosso una giornata di solidarietà, invitando tutti gli iscritti a indossare un accessorio rosso. E nel grande atrio del palazzo di Giustizia, chi non aveva un fiocco, o una giacca, una maglia, una camicia o un paio di scarpe rosse, ha tenuto in mano una cartellina di carta dello stesso colore per partecipare  all’iniziativa. 

Una poesia per la libertà

Schierate davanti alla grande scala che si alza dall’atrio del tribunale fino al quarto piano, le avvocate insieme alla collega Tania Amarugi in rappresentanza del Comitato Pari Opportunità, hanno ascoltato in silenzio la consigliera dell’Ordine degli avvocati Iolanda Cappadona, che ha letto un brano tratto dal libro “Canto di una donna libera” di Jasmin Darznik, scrittrice iraniana emigrata a soli 5 anni negli Stati Uniti, che nel suo romanzo racconta la lotta della poetessa Forugh Farrokhzad,  la donna che ha rappresentato la nascita di una coscienza femminile in Iran. 

È stata una manifestazione corale, quella organizzata in tribunale, alla quale hanno partecipato oltre alla presidente Laura Di Girolamo, le giudici e i giudici, i sostituti procuratori e i vice procuratori onorari, le cancelliere e i cancellieri delle sezioni penali e civili e le avvocate e gli avvocati, che hanno condiviso un momento di solidarietà sospendendo l’attività del palazzo di Giustizia per le donne iraniane. 

Sono tantissime, anche in città, le manifestazioni di solidarietà per le donne iraniane che da tre settimane stanno protestando, dopo l’uccisione della 22enne Mahsa Amini, uccisa durante un fermo della polizia morale scattato per via di una ciocca di capelli portata fuori dall’Hijab. 

Peschereccio s’incaglia all’ingresso del porto: IL VIDEO

CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Un peschereccio della flotta castiglionese, questa mattina (3 ottobre), ha dovuto faticare molto per disincagliarsi dal dosso dove era rimasto bloccato. Verso mezzogiorno l’imbarcazione stava uscendo dal porto di Castiglione in direzione di Punta Ala. Per andare al carenaggio: la manutenzione programmata, per sfruttare il prossimo fermo biologico.

Purtroppo però quando la barca (una delle più grandi di quelle presenti a Castiglione) ha superato i fari del porto, la chiglia, che in questo caso ha un pescaggio di circa 3 metri, si è piantata su un dosso di sabbia. Per oltre un quarto d’ora il capitano ha cercato in tutti i modi di muoversi da quella posizione, sfruttando anche un’elica di prua. A “forza” di piccole manovre il peschereccio alla fine è riuscito a spostarsi sulla destra, vicino alla barriera soffolta, trovando più profondità e prendendo finalmente il largo.

Temperani:«Servirebbe un mezzo a disposizione»

In quei minuti, in molti hanno assistito alla scena. Compresi alcuni colleghi con Giuseppe Temperani che ha ripreso tutte le manovre con lo smartphone.

Proprio Temperani, da anni va sottolineando come servirebbe un mezzo perennemente a disposizione per eventuali casi del genere.

«Purtroppo siamo stati anche sfortunati – dice Temperani – perché dopo la grossa piena con le ultime piogge, il vento di scirocco non ha permesso ai detriti di disperdersi in mare. Anzi, tutte le cannucce sono state riversate sulla spiaggia. E sicuramente questo fattore ha contribuito a creare il dosso di sabbia proprio all’imboccatura. Io da molti anni ho sempre pensato e detto che servirebbe un mezzo – prosegue – con le dovute autorizzazioni annuali. Succhiona, draga o escavatore che sia, per intervenire in casi del genere».

«Purtroppo sapevamo che poteva succedere – conclude – E sono preoccupato, perché la prossima settimana è previsto il carenaggio della mia imbarcazione e dovremo fare bene i conti con l’alta marea per non rischiare l’incagliamento».

Edoardo: l’unico Poncherello italiano è maremmano

Edoardo Ciacci che impersona Poncherello su una delle strade di Grosseto

GROSSETO. Gli anni ’80 divampano in città. È un vigile del fuoco a fare da capofila. Edoardo Ciacci (classe 1980) era appassionatissimo della serie Tv CHIPs: un appuntamento televisivo che non si perdeva mai da piccolo. Poi lo riproponeva puntualmente nei primi giochi con gli amici fuori casa. La sua passione, coltivata negli anni, lo ha portato ad essere l’unico cosplayer ufficiale italiano di Frank Poncherello, uno dei protagoniiti della serie. Proprio quello che da piccolo, nei giochi tra amici, immaginava di impersonare.

La serie Tv Chips è andata in onda in Italia a partire dai primi anni ’80. I protagonisti erano sostanzialmente due poliziotti sulle loro moto d’ordinanza, di pattuglia sulle immense freeway di Los Angeles.

Il cosplayer “benedetto” dall’originale

La coppia era originariamente composta appunto da Frank Poncherello (Erik Estrada) e Jon Baker (Larry Wilcox). Estrada è l’unico interprete che rimane fino alla fine della sesta e ultima stagione. Il suo personaggio, l’agente Poncherello, è un mix tra simpatia e professionalità, forse il profilo più umano tra tutti gli agenti della serie Tv. 

È stato proprio Estrada, con tanto di post e video online, a ufficializzare Edoardo come Cosplayer ufficiale. «Come cosplayer di Poncherello ci sono solo io, oramai da anni – racconta Edoardo – in Italia ci sono al massimo degli amatori».

A suggellare il suo legame con il personaggio di cui riprende vesti e carattere, oltre a una conoscenza con Erik Estrada, adesso è arrivata anche una canzone e un video. Entrambi firmati da Pandem (Andrea Turchi). L’eclettico artista grossetano, originario del quartiere Pace, che abbina canzoni originali a video ben costruiti (fu selezionato anche tra gli artisti di tutta Europa nell’European Youth Event 21). Il 23 ottobre uscirà il suo nuovo album “Zero” in cui Pandem raccoglie i primi frutti della sua carriera. Dodici canzoni, dodici storie: fra italiano e francese (in lingua il brano che uscirà a Natale).

Andrea Turchi (Pandem) a sinistra, ed Edoardo Ciacci in una clip del video

The real Italian Ponch

Il brano di Pandem “The real Italian Ponch” è uscito da qualche giorno, insieme al video che ritrae il vigile del fuoco nelle vesti di Poncherello. La clip ripercorre la storia di Edoardo, tra gli interpreti ci sono anche i suoi figli. Nel video è suo figlio a girare in una bicicletta che vuole assomigliare alla moto di Poncherello, proprio come faceva lui da piccolo.

Edoardo ha curato in tutto e per tutto il personaggio, tingersi i capelli è solo l’ultima mossa di un percorso laborioso. «Tutto nasce da quando avevo 6 anni. Quando uscivo di casa dopo averlo visto in tv, rigiocavo con gli amici fingendomi Poncherello – ricorda Edoardo – Poi ho messo la passione nel cassetto e una volta stabilizzata la mia vita lavorativa e familiare, la ho rispolverata. Ho iniziato dal 2005 – prosegue – da quando sono entrato nei vigili del fuoco. La sera quando ero in branda cercavo di costruire tutto quello che ho adesso».

Edoardo Ciacci che spinge suo figlio durante le riprese del video lungo una strada
Edoardo Ciacci con suo figlio durante le riprese del video

«La moto la ho messa a punto praticamente pezzo per pezzo – dice Edoardo – non è la stessa cilindrata di quelle usate nel telefilm, ho dovuto apportare le giuste modifiche per farla uguale. Così ho fatto con i vestiti, l’uniforme è quella originale, gli accessori che mancavano, li ho fabbricati o me li sono fatti fare a misura. Per questo devo ringraziare una serie di persone che mi hanno aiutato col loro mestiere, dal fabbro a molti altri amici».

L’appoggio della famiglia è stato fondamentale

L’aiuto di sua moglie è stato provvidenziale: insegnante di canto, è anche lei appassionata di telefilm. «Ho come una trade d’union con lei – racconta Edoardo – è amante delle serie tv ed è anche grazie a lei che ho potuto approfondire questa mia passione, saldando il legame col personaggio».

L’appoggio della famiglia si è rivelato negli anni sempre più importante. Soprattutto per una passione come la sua che a volte è rimasta incompresa. E si sa, spesso chi non ben comprende cosa fanno gli altri, ne ride. Risate che sono pesate soprattutto da piccolo. Il video non evita questa parte della sua storia, anzi, ne parla con un velo di ironia. A interpretare chi non lo comprendeva da piccolo è sua figlia (che in realtà, ovviamente, lo adora).

Un’altra foto durante le riprese del video

«Purtroppo molti non capiscono – racconta Edoardo – e spesso, in passato, questo mi ha pesato molto. Quello che però voglio trasmettere ai miei figli è che il loro babbo sta coltivando una passione come altre. E che si diverte a farlo. Che non lo fa per coltivare qualche forma di competizione – incalza – né per fare il pagliaccio, ma solamente perché gli piace. Cerco di far sorridere le persone con un ricordo piacevole».

Il video di Edoardo oltre che celebrare il personaggio e la sua attività di cosplay, è un invito per tutti a seguire i propri sogni anche coltivando le piccole passioni. «Le persone spesso prendono in giro le altre quando si parla di passioni – precisa Edoardo – Anche se finiscono, nella loro semplicità, per essere un rifugio o uno spunto per gli altri. Sono dislessico, sono una persona che qualcuno definirebbe eclettica, per alcuni magari ragiono fuori dalle righe. Però nonostante le difficoltà incontrate, gli obiettivi che volevo raggiungere li ho raggiunti. La mia passione, come quella per il pianoforte, mi ha aiutato a tirare fuori il vero me. Alcune persone dovrebbero smetterla di prenderne in giro altre solo per il piacere di farlo, senza sapere nulla di loro».

Edoardo Ciacci e Andrea Turchi durante le riprese

La passione continua sui social media

Edoardo con la sua attività di cosplay tiene vivi gli anni ’80 ancora oggi. «Ora sui social è tutto veloce, prima si cercava la rivista, si incollava il ritaglio sul diario o si metteva in camerina al muro. ora è cambiato tutto – dice – Non è malinconia la mia, è rivivere dei momenti belli con la semplicità che ci contraddistingueva. Quando è uscita la serie in edicola, sono andato a prenderla in moto e in divisa. Farò così anche quando uscirà l’ultimo dvd».

I nuovi mezzi di comunicazione non hanno soffocato, ma anzi, lo hanno aiutato ad approfondire la sua passione. «Ho un profilo Twitter, sono su Tik Tok (dove ha più di 8mila followers) e Instagram. Amministro anche un gruppo Facebook dedicato alla serie Tv, dove ci sono anche gli altri attori della serie – racconta Edoardo – Lerry Wilcox, ad esempio, ha partecipato ai post diverse volte. È anche un modo per condividere idee e mettere in comunicazione gli appassionati tra loro, ma anche con il vero cast».

 

 
 
 
 
 
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Minaccia i poliziotti con un palo, arrestato – IL VIDEO

aggressione piazza palma @maremmaoggi

GROSSETO. Ha preso un palo della segnaletica stradale, lo ha divelto dal panettone di cemento nel quale era alloggiato e ha cominciato a brandirlo contro i passanti, pochi per fortuna, che domenica 2 ottobre, alle 7 del mattino, stavano transitando da piazza Pacciardi, piazza della Palma. 

L’uomo, un senegalese di 40 anni, ha cominciato a urlare parole in inglese e parole incomprensibili. “I don’t care”, “non m’importa”, continuava a dire, agitando il palo della segnaletica. 

Fermato da due volanti della polizia

Sono arrivate subito due volanti della polizia che per fortuna, in pochi minuti, sono riuscite a disarmare l’uomo che stava continuando a dare in escandescenze, mentre le sue grida avevano svegliato alcuni residenti della piazza. 

Il ragazzo ha continuato a brandire il palo anche contro gli agenti: i poliziotti della questura lo hanno dapprima circondato, poi sono riusciti a disarmarlo e a farlo sdraiare per terra, prima di ammanettarlo e portarlo via. 

L’uomo, nel tentativo di divincolarsi ha colpito alcuni poliziotti che lo stavano fermando. È stato arrestato per lesioni, violenza aggravata e resistenza a pubblico ufficiale. Nella colluttazione, ha rotto una costola a un agente: per lui, 15 giorni di prognosi.