Moreno e Samantha, matrimonio fra gli applausi

Samantha e Moreno all'ingresso in Comune

GROSSETO. Non capita spesso di vedere uno sposo vestito, elegantissimo, da cacciatore. Anche un po’ nervoso. Moreno Cardone ha aspettato così la sua Samantha, davanti al Comune e al Duomo, circondato dagli amici.

Con loro i testimoni Francesca Carnicelli e la sorella Margherita Cardone, la madre di Samantha, Enrica, e quella di Moreno, Franca il figlio Mattia.

Samantha è arrivata fra gli applausi, insieme al figlio Fernando e al padre Roberto. Poi, l’abbraccio, il bacio, la cerimonia celebrata da Fabrizio Rossi.

A Samantha e Moreno gli auguri di Guido, Francesca, Lina e tutta la redazione di MaremmaOggi.

Fabrizio Rossi: «Con noi Grosseto ha cambiato marcia»

Fabrizio Rossi con Giorgia Meloni

GROSSETO. «Con noi Grosseto ha cambiato marcia». Lo dice con parole chiare Fabrizio Rossi, assessore uscente a governo e pianificazione del territorio, aree Pip, edilizia privata, aree Peep, piani di miglioramento agricolo e sport e candidato alle elezioni con la lista di Fratelli d’Italia che sostiene Antonfrancesco Vivarelli Colonna.

Del suo nuovo impegno Fabrizio Rossi parla con MaremmaOggi

«Dopo cinque anni abbiamo ottenuto grandi risultati sotto tanti profili. La città è più viva, più pulita, sta meglio dal punto di vista economico e, in quest’ultimo aspetto, l’urbanistica ha dato una grossa mano, con importanti investimenti sul territorio. Inoltre abbiamo portato grandi eventi sportivi, riqualificato gli impianti, creato il centro di Roselle, vinto bandi importanti come quello delle periferie e qualità dell’abitare».

Qualità dell’abitare, un bando che ha curato personalmente.

«Abbiamo vinto 15 milioni a fondo perduto con un investimento complessivo, fra pubblico e privato di 53 milioni di euro, destinati al centro storico e a via de’ Barberi che finalmente farà sparire l’obbrobrio che c’è, non certo per colpa nostra. In questo contesto rientra il progetto del nuovo carcere, perché quello attuale non è più dignitoso. Sarà nella ex Barbetti e, al tempo stesso, recupereremo l’attuale edificio».

Quali priorità ci sono per Grosseto?

«Portare a compimento il piano strutturale e il piano operativo attraverso la pianificazione. Poi, come detto, c’è da trasformare in fatti il bando qualità dell’abitare. Inoltre penso alla porta al parco ciclabile che conduce al Parco della Maremma, l’idea è creare il primo accesso da via Alberto Sordi, attraverso la ciclabile e il ponte sull’Ombrone che conduce ad Alberese. Quindi penso al secondo polmone verde a cui abbiamo iniziato a lavorare, cioè il parco del Diversivo che attraverserà tutta Grosseto».

La politica, infine: il centrodestra si presenta compatto alle elezioni.

«Siamo uniti, dopo cinque anni in cui abbiamo lavorato insieme. E ora ne vogliamo fare altri cinque per portare a compimento il risveglio della città».

 

 

 

committente Fabrizio Rossi

Che spot per la Maremma il Dinner club di Carlo Cracco

Sabrina Ferilli con Ernesto di Buratta

GROSSETO. Il Parco Regionale della Maremma, Scansano, Pitigliano, Saturnia, Civitella Paganico. Sono le tappe del nuovo viaggio culinario che da venerdì 24 settembre, è in onda su Amazon Prime. Un vero e proprio spot per la Maremma.

Il nuovo programma si chiama “Dinner club” e a dirigere Diego Abatantuono, Fabio De Luigi, Pierfrancesco Favino, Sabrina Ferilli, Luciana Littizzetto e Valerio Mastandrea è lo chef stellato Carlo Cracco.

Le riprese sono state fatte nel Grossetano lo scorso gennaio e tra i sei viaggi rocamboleschi attraverso l’Italia alla scoperta di tradizioni locali, meraviglie culinarie e posti bellissimi, il quinto è dedicato tutto alla Maremma. E la nuova serie sarà visibile da oggi in ben 240 Paesi del mondo.

Protagonista della puntata made in Maremma, Sabrina Ferilli, che cavalcherà con i butteri ed imparerà a preparare la tartarre di manzo maremmana.

Un'immagine della serie tv di Amazon Prime
Un’immagine della serie tv di Amazon Prime

Sei viaggi avventurosi da nord a sud dell’Italia, che iniziano tutti con due protagonisti in viaggio. Jeep, camper, auto d’epoca, barca, bicicletta: ogni puntata di Dinner Club inizia con il trasferimento nella zona prescelta, con un dialogo introduttivo. A volte accompagnato da una canzone italiana d’epoca. Per la puntata con Sabrina Ferilli, arrivata in Maremma a bordo di un fuoristrada con lo chef stellato Carlo Cracco è stata scelta “Ma che freddo fa” di Nada: una canzone che rispecchia la giovinezza dell’attrice, tra le più amate di sempre. Di volta in volta vittime e protagonisti di assaggi e incontri, sempre sotto la guida di Carlo Cracco, gli ospiti saranno coinvolti nella preparazione di una cena conviviale. Le altre località visitate e degustate, oltre alla Toscana con la Maremma sono: il Delta del Po, la Puglia e la Basilicata, la Sardegna, il Cilento e la Sicilia.

Grande protagonista della puntata dedicata alla Maremma è proprio la vacca maremmana: Ferilli e Cracco montano con i butteri all’azienda regionale dell’Alberese. L’attrice è accompagnata da Stefano Pavin.  Seconda tappa, la Bottega di Alberese: protagonista Fabrizio e il taglio della carne per preparare la tartarre con la carne di maremmana. Piatto preparato da Sabrina Ferilli. Dopo la cena, con gli altri protagonisti della serie, tappa d’obbligo da Buratta a Talamone, per montare insieme al mitico Ernesto.

Emozionante poi l’arrivo a Pitigliano e la sosta nella bottega di Formaggi e salumi, tappa obbligata per acquistare il prosciutto di cinghiale, il capocollo e il formaggio di grotta e gli gnudi dallo chef Domenico Pichini per assaggiare il buglione d’agnello e per finire poi con lo sfratto.

A Manciano, nella bottega del rigattiere Fernando, l’attrice e lo chef assaggiano le frittelle di pane. E visto che si parla di Maremma, non poteva mancare una sosta all’Osteria Il  Rifrullo a Scansano dove la zuppa di ricotta è stata accompagnata dai poeti estemporanei che si sono dati battaglia a colpi di versi e di musica.

Un bagno alle Cascate del Mulino a Saturnia e una cena sotto la cupola geodetica del glamping Il Sole a Civitella chiudono la puntata. Un arrivederci, alla prossima, Maremma.

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Ciro Cirillo: «Mi candido per riconoscenza a Grosseto»

Ciro Cirillo e il centro storico di Grosseto

GROSSETO. È arrivato a Grosseto nel 2009, da solo e con una valigia di speranze e buone intenzioni. Dodici anni dopo della Maremma si è innamorato, qui ha messo famiglia. Due figli, un terzo in arrivo, Ciro Cirillo è così integrato a Grosseto che è reduce da un’esperienza di cinque anni in consiglio comunale. Che ora aspira a ripetere.

«Fu Alfonso Brogi a convincermi a fare questo percorso – racconta Cirillo -, per me è stato come un padre, politicamente parlando. ma questa esperienza mi ha fatto conoscere a fondo questa città meravigliosa e ora vorrei proseguire nel mio impegno per altri cinque anni».

Ciro Cirillo è candidato con la lista del Partito Democratico, che sostiene Leonardo Culicchi.

Chi è Ciro Cirillo

Nato a Napoli nel 1984, dopo aver conseguito la maturità scientifica presso la Scuola Militare Nunziatella, si laurea in giurisprudenza. Successivamente consegue il master di II livello in leadership e analisi strategica e MBA – Master of Business Administration. Attualmente è dirigente presso il ministero della Difesa ed è consigliere comunale, vicepresidente del consiglio e componente della IV commissione consiliare.

Giovani, economia, pianificazione

I giovani al primo punto, il futuro dipende da loro. E poi l’economia, con grande attenzione ai fondi del Pnrr (piano nazionale di ripresa e resilienza) che, in parte, arriveranno anche a Grosseto.

«Sono fermamente convinto della necessità di pianificare un’azione articolata e proattiva piuttosto che limitarsi ad un semplice “reagire” agli eventi, mi auguro un continuo dibattito su temi che ritengo di primaria importanza quali: giovani, lavoro e sviluppo economico, servizi alla persona, disabilità, ambiente e cultura».

E sul Pnrr ha le idee chiare: «Sono fondi che Grosseto deve intercettare, sono un’occasione unica. Sono convinto che, grazie anche al “nostro” assessore regionale all’Economia, Leonardo Marras, una sinergia politica fra la città e la Regione possa portare solo grandi benefici».

 

 

(committente Ciro Cirillo)

 

Tavarelli: «Decisiva la crescita sostenibile del territorio»

Una veduta di Castiglione e Fabio Tavarelli

CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Dopo 10 anni da capogruppo con il sindaco Farnetani, nei quali, fra le altre cose, ha portato all’approvazione il regolamento urbanistico e il piano regolatore del porto di Punta Ala, l’avvocato Fabio Tavarelli, 55 anni, si ripresenta come candidato al consiglio comunale. È in lista con il Pd, in sostegno della candidata sindaca Elena Nappi.

Titolare di uno dei più grandi studi legali della Toscana e di aziende che, sul territorio, danno lavoro a decine di persone, Tavarelli è un castiglionese doc e, da sempre, si prende cura del suo paese. Concreto, pragmatico, innovativo, fra le altre cose ha scritto le regole per la crescita di Castiglione.

La crescita sostenibile del territorio

«Ho lavorato – ci dice – per conseguire due risultati: una crescita sostenibile al contempo conservare il valore del nostro territorio. Per farlo, sono riuscito a approvare il primo regolamento urbanistico del comune di Castiglione; l’ultimo risaliva a 37 anni prima; ho anche portato in approvazione il piano regolatore del porto di Punta Ala, grazie al quale la marina verrà ammodernata e aumenterà la capienza di oltre 200 posti barca, ed anche 12 piani attuativi di iniziativa privata».

«Gli strumenti urbanistici vanno però rinnovati; pertanto ho avviato i procedimenti per approvare il nuovo piano strutturale e il piano regolatore portuale del porto di Castiglione».

Saper pianificare e scrivere regole sostenibili

«Nella pubblica amministrazione i tempi di formazione degli atti sono lunghi e richiedono l’intesa tra più enti. Saper pianificare e scrivere regole sostenibili è quello che trasforma le parole in fatti. Ho quindi accettato di candidarmi perché Castiglione continui a mantenere il suo valore e allo stesso tempo risponda alle esigenze delle persone».

Elena Nappi: «Pronta a guidare Castiglione»

Castiglione della Pescaia ed Elena Nappi

CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. 43 anni, gli ultimi dei quali impegnati, da vicesindaco, a occuparsi di quella perla della Maremma che è Castiglione della Pescaia. Ora Elena Nappi è pronta a vestire la fascia tricolore da sindaco, per dare un’ulteriore spinta all’economia e alla vita del territorio.

In suo sostegno una squadra di 12 castiglionesi, cinque donne e sette uomini.

Sette i punti chiave del suo programma

La crescita economica è al primo punto. In testa il consolidamento di un turismo sostenibile, con grande attenzione ai servizi per gli ospiti, alla comunicazione e al marketing. Ma anche attenzione al lavoro e alla formazione degli imprenditori. Il tutto tenendo l’ambiente al primo posto.

La crescita sociale passa invece attraverso attività di sostegno alle famiglie a basso reddito, alle attività di associazionismo, anche al recupero delle strutture che offrono possibilità di coesione sociale e il potenziamento delle attività dei centri culturali.

Decisiva, nel programma di Elena Nappi, la promozione di Castiglione come luogo dove vivere, non solo da visitare. E quindi sostegno alle giovani coppie e soluzioni che tengano insieme smart working e smart living.

Questo si lega a un piano di miglioramento dell’infrastruttura digitale, a partire da una rete a banda larga che copra il territorio.

Ma lo sviluppo di Castiglione passa prima di tutto per il suo porto. E qui potranno essere utilizzati i fondi in arrivo dal Pnrr (piano nazionale di ripresa e resilienza) per sistemare, una volta per tutte, l’approdo turistico, punto di partenza anche per numerosi pescherecci. Nel campo delle infrastrutture è decisivo, poi, il completamento della ciclovia tirrenica.

La crescita amministrativa, infine, si lega alla formazione del personale, lo sviluppo delle professionalità, la crescita dell’ufficio relazioni con il pubblico.

L’attenzione alle frazioni

Buriano, Punta Ala, Tirli, Vetulonia: frazioni al centro del programma. Decine i progetti in agenda, da realizzare attraverso un colloquio costante con i residenti.

 

Scomparso: a Montecristo per cercare il tesoro del Conte

Davide Pecorelli davanti alla Procura

GROSSETO. Sull’isola di Montecristo, oggi, ci si va per ammirarlo il tesoro, non per cercarlo. Ma Davide Pecorelli, l’imprenditore di 45 anni scomparso 8 mesi fa in Albania e rispuntato – da naufrago – al largo delle coste della perla dell’Arcipelago toscano, probabilmente credeva di trovare qualcosa sepolto sull’isola. Nel celebre romanzo di Alexandre Dumas infatti, il conte aveva nascosto il tesoro, prima di tornare in Francia, sotto l’altare del monastero di San Mamiliano. 

Il grande tesoro citato nel romanzo, appartenuto alla famiglia Spada e nascosto sull’isola, riprende un’antica leggenda legata a un ipotetico tesoro che i monaci di San Colombano avrebbero nascosto prima della distruzione del potente Monastero di San Mamiliano (edificato proprio sull’isola di Montecristo) da parte dei saraceni. Nel romanzo il tesoro si trova in una grotta e, in effetti, sull’isola esiste, sotto i resti di un eremo, la grotta di San Mamiliano. Pecorelli, appassionato di numismatica, probabilmente cercava proprio quello.

Il ritrovamento della mappa

I carabinieri della stazione dell’isola del Giglio infatti, quando sono andati a controllare la camera dell’albergo al porto che era stata presa dall’uomo il giorno prima del “naufragio” al largo di Montecristo, hanno trovato una mappa sulla quale erano state segnate tre calette. Una mappa turistica, di quelle che possono essere trovate in qualunque punto di informazioni. E come immagine su whatsapp, in quei giorni, l’imprenditore ed ex arbitro di calcio originario della Valtiberina, avrebbe utilizzato il volto di Gerard Depardieu, proprio nel ruolo del Conte di Montecristo.

L'isola di Montecristo
L’isola di Montecristo

Era quindi partito dall’isola del Giglio a bordo di un gommone noleggiato sotto falso nome per cercare il tesoro? Pecorelli oggi, lunedì 20 settembre, è entrato in Procura a Perugia puntuale, alle 15. È arrivato da solo, senza avvocato, per raccontare al magistrato il perché della sua scomparsa. Al pm, probabilmente, chiarirà anche il motivo per cui abbia scelto di arrivare all’isola del Giglio e dare un falso nome, Giuseppe Mundo, e una falsa professione, geologo, al proprietario dell’albergo dove aveva preso una camera e al noleggiatore di gommoni.

L’incontro in Procura

Vestito con una maglietta, un cappellino da baseball sulla testa, i capelli tinti e lunghi. Un’altra persona, rispetto a quella che era uscita da casa otto mesi fa per andare in Albania a vendere un macchinario per l’estetica e che due giorni prima di arrivare al Giglio si trovava a Roma dove aveva effettuato due prelevamenti di contanti con la sua carta bancomat: proprio gli sms automatici inviati al numero di cellulare in quel momento in possesso della sua compagna, hanno fatto sì che lei sapesse che l’imprenditore era ancora vivo.

Si è presentato così in Procura a Perugia, dove è stato sentito dal procuratore capo Raffaele Cantone e dal procuratore aggiunto Giuseppe Petrazzini. «Sono stato a Medjugorie – ha spiegato l’imprenditore ai magistrati – Non farò più impresa in Italia. Ora però abbiate un po’ di comprensione, soprattutto per i miei figli».

Il quarantacinquenne, che è stato trovato dai carabinieri per la biodiversità in mezzo al mare, non aveva fatto bene i conti. Con il gommone noleggiato infatti, non avrebbe potuto raggiungere l’isola di Montecristo e tornare indietro. Recuperato con la motovedetta dei militari in mezzo al mare, una volta arrivati alla caserma di  Piombino, dove l’uomo è rimasto tutta la notte, è stato denunciato per aver fornito false generalità all’albergatore e al noleggiatore di gommoni. Ai militari invece, Pecorelli ha dato la sua vera patente.

Se anche l’imprenditore fosse riuscito ad arrivare sull’isola, dove l’avvicinamento con le barche è vietato, trattandosi di una Riserva naturale, sarebbe stato impossibile tentare di trovare quel tesoro. Le calette che l’uomo aveva segnato sulla mappa erano molto distanti tra loro e in zone difficili da raggiungere senza la giusta attrezzatura. Pecorelli, quando è stato trovato dai carabinieri indossava ai piedi un paio di sneakers che non gli avrebbero consentito di muoversi agevolmente.

Ha parlato per ore con i magistrati, Pecorelli. Poi, all’uscita dalla procura, un breve incontro con i giornalisti. «Ora però, lasciatemi stare», ha chiesto.

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Premiati i vigili urbani e la Protezione civile, tutti i nomi

La consegna del premio da parte del sindaco a vigili urbani e protezione civile

GROSSETO. Tanti i vigili urbani premiati in Comune in occasione della festa del corpo. E sono stati premiati anche gli operatori della Protezione civile. Tanti agenti e volontari che hanno avuto attestati e encomi nell’anno in cui il corpo è stato premiato anche dall’Anvu, l’associazione nazionale delle polizie municipali.

«Abbiamo voluto questo momento ufficiale – ha detto il sindaco Vivarelli Colonna – per riconoscere il grande lavoro svolto dai vigili urbani e dalla protezione civile, premiando queste donne e questi uomini per il grande impegno che hanno messo su più fronti, compresa l’emergenza coronavirus».

Tutti i premiati

Al corpo dei vigili urbani: «Alle donne ed agli uomini della polizia municipale, per esprimere la gratitudine da parte della Città che rappresento per lo straordinario lavoro svolto nel corso della pandemia da Covid 19. Durante quello che è stato uno degli anni più cupi della storia recente, in cui il mondo ha attraversato una delle epoche più difficili che abbiamo mai vissuto, l’impegno e la dedizione degli uomini del corpo non sono mai venuti meno».

Encomio del sindaco all’ispettore Roberto Galloni ed all’assistente scelto Luca Ovi: «Confermando elevata professionalità e non comune determinazione operativa, assicuravano fattivo e valido apporto personale nella organizzazione e svolgimento di attività operativa, durante il periodo a maggior rischio dovuto all’emergenza da coronavirus “Covid-19”».

Encomio del sindaco al commissario Francesco Bettazzi, all’assistente scelto Aroldo Svetoni, all’assistente scelto Massimo Martellini, all’assistente Riccardo Chiti, all’agente scelto Francesco Colombini, all’agente scelto Alessio Sorgi, all’agente scelto Giampaolo Rainaldi, all’agente scelto Marco Passetti, all’agente scelto Marco Opizzio, all’agente Manuela Coletti: «Assicuravano fattivo e valido apporto personale nella direzione ed esecuzione di un’articolata operazione di contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti. A seguito di articolata attività di indagine, il suddetto personale traeva in arresto tre uomini dediti allo spaccio di stupefacenti nell’area del parco sul fiume Ombrone».

Encomio del sindaco all’assistente scelto Marco Rubegni, all’assistente scelto Antonio Ambrosini, all’assistente Chiara Ginanneschi, all’assistente Patrizia Pieri: «Assicuravano fattivo e valido apporto personale nella direzione ed esecuzione di una articolata e capillare attività di indagine, a cui hanno partecipato, in perfetta sinergia, i rispettivi nuclei di P.G. della polizia municipale, della polizia stradale, e dei carabinieri forestali, al termine della quale sono state deferite all’autorità giudiziaria 11 persone, alcune delle quali si erano associate per commettere una serie di “reati scopo” come la truffa alle assicurazioni, il traffico illegale di animali da compagnia, le frodi in commercio».

Elogio del comandante all’ispettore Francesco Fanfani, all’assistente scelto Alfredo Tognoni, all’assistente Simona Spacciante, all’agente scelto Roberto Gallai, all’agente Fabio Morra: «Assicuravano valido apporto personale nella individuazione di documento falso durante le operazioni di rilievo di sinistro stradale. Questo permetteva di trarre in arresto il responsabile dell’illecito».

Elogio del comandante all’assistente scelto Aroldo Svetoni, all’assistente Enrico Guazzini, all’assistente Riccardo Chiti, all’agente scelto Alessio Sorgi, all’agente Fabio Morra: «Durante le operazioni di rilievo di sinistro stradale, uno dei soggetti coinvolti, in stato di ebbrezza alcolica, si scagliava in maniera violenta contro gli operanti, che riuscivano a contenerlo ed a trarlo in arresto».

 

L’incanto della natura negli scatti di Marco Brandi

Marco Brandi

GROSSETO. Fotografie mozzafiato di un territorio ricco di affascinanti creature, qual è la Maremma, scattate da un giovane fotografo naturalista, Marco Brandi, hanno accompagnato la mostra che si è svolta a Marina di Grosseto dedicata al progetto “Estate Clean”, un progetto per la sensibilizzazione del litorale grossetano, organizzata dall’assessorato all’Ambiente del Comune di Grosseto, in collaborazione con l’associazione Balneari di Grosseto. Un evento dedicato alla cura del territorio e alla scoperta delle creature che lo abitano e che sempre di più necessitano di una certa attenzione. Quale miglior modo per scoprire questi esemplari, dunque, se non attraverso delle fotografie che con una strabiliante delicatezza e semplicità mostrano lo spirito indomito della Maremma e la varietà di habitat e delle specie animali che caratterizzano la nostra terra?

Un artista dal cuore verde

L’artista che ha immortalato questi momenti è un autodidatta che scopre la fotografia da ragazzo, quasi per caso, e i suoi primi scatti non possono che riprendere quella che è da sempre stata la sua vera passione, la natura: «Fin da quando ero bambino mi sono avventurato tra i boschi alla scoperta di paesaggi nascosti e creature meravigliose, mi sono sempre sentito parte integrante della natura, l’ho amata e rispettata in tutte le sue forme».

Marco Brandi, nasce nel cuore della Maremma, circondato dalla purezza di una natura incontaminata dove le sole creature che la abitano fanno da padrone, in uno scenario che sembra incantarlo fin dai primi momenti, e che sarà sempre fonte di ispirazione per lui. La prima foto che ha scattato è stata a un airone nella riserva naturale Diaccia Botrona, e sorridendo confessa che era davvero bruttissima. Ma nonostante ciò, da quel momento, la fotografia naturalistica ha fatto parte della sua vita. Con impegno, dedizione e talvolta perfino testardaggine Marco cresce, impara e migliora, conoscendo sempre meglio la macchina fotografica e apprezzando che quel fotogramma, con tutti i suoi pregi e magari anche qualche difetto, poteva trasmettere emozioni straordinarie.

Il National Geographic conquistato dal falco pescatore

Oggi è un professionista e le sue foto fanno il giro d’Italia, il National Geografic nell’ottobre del 2015 ha scelto una sua foto, scattata ad un falco pescatore bagnato dalla pioggia, come l’immagine più bella e caratteristica, tanto da rimanere, per tutto il mese di novembre come copertina dei loro magazine online. Rispetto a quello che le persone possono pensare, per Marco la fotografia non è soltanto tecnica, strumenti e conoscenza, ma è calore colore e sensibilità. È convinto, infatti, che essa possa essere uno strumento incredibilmente potente in tema di comunicazione e di informazione, talvolta addirittura più efficace di una notizia scritta su un giornale o trasmessa in audio dai media.

Marco Brandi con la foto del falco pescatore
Marco Brandi con la foto del falco pescatore

Le immagini possono arrivare al cuore di chi le guarda in maniera più intensa e sensibilizzare il fruitore della fotografia ad una natura che è tanto spettacolare quanto sconosciuta. «Mostrando le immagini di un paesaggio o di un animale – racconta il giovane fotografo – cerco di mostrare al mondo la ricchezza che ci circonda e che troppo spesso non viene considerata, a chi resta incantato guardando le mie foto rispondo che queste creature ci sono, sono bellissime e sono proprio intorno a noi, ma perché continuino ad esistere hanno bisogno di essere amate e protette».

Fotogrammi fissati nella memoria

La fotografia ha anche un valore sociale, permette infatti di porre una maggiore attenzione ai dettagli del mondo che ci circonda, che altrimenti sfuggirebbero alla nostra percezione, la frenesia della vita di oggi, con persone che corrono alla ricerca di ciò che ancora deve avvenire, rischia di far perdere di vista l’attimo presente, non ci permette di fermarci a riflettere su ciò che accade in quel preciso momento, e l’istante che stiamo vivendo rischia di scivolarci addosso, come una pioggia che quando cade violenta non penetra in profondità il terreno. È per questo motivo che scattare una foto non significa soltanto fermare un’immagine… ma fissare il fotogramma di un momento della nostra vita che scorre veloce e che si lascia indietro attimi che altrimenti verrebbero persi per sempre, è un’opportunità per analizzare un secondo all’infinito, apprezzandone l’incanto.

Un lupo fotografato da Marco Brandi
Un lupo fotografato da Marco Brandi

Il mondo guardato attraverso un obiettivo,  racconta Marco, ha tutto un altro aspetto. «L’occhio umano capta una vastità che comprende tutto ciò che ci circonda – dice –  ma che non permette di assaporarne i dettagli, scrutare la natura attraverso una macchina fotografica fa sì che pochi tratti di vita si concentrino lì di fronte, che la realtà vada più lentamente e che tutto in quel riquadro diventi più tranquillo, silenzioso, privo del caos del mondo circostante».

Scattare una foto della natura crea un momento di intimità e di connessione con essa tale da permettere di percepire un silenzio dell’anima e catturare un istante che diventa tuo, personale, e che consente di divenire parte integrante di un universo al cospetto del quale, spesso, ci sentiamo lontani, inadatti e poco integrati. La fotografia dunque è l’opportunità di scoprire ed ammirare i meravigliosi doni che madre natura ci ha regalato.