Il comfort di una villa a due passi dal mare

GROSSETO. Nella campagna appena fuori Venturina, in Val di Cornia, vicino alle più belle spiagge della costa degli Etruschi, da dove è facilmente raggiungibile il porto della Chiusa per chi ha una barca e a due passi dalle terme di Venturina, l’Impresa edile Antonio Lauria di Grosseto ha costruito il complesso residenziale “Il Capannino: si tratta di 2 fabbricati dal prezzo di 145.000 euro ad appartamento comprensivo di box auto, giardino privati e dotate di tutti i comfort.

Il Capannino si trova in una posizione strategica: è a due passi dal promontorio di Populonia ed è di fronte all’Isola d’Elba, facilmente raggiungibile dal porto di Piombino e non è nemmeno lontano dai centri urbani di Livorno e di Grosseto.

Acquisto senza intermediari

L’impressa Antonio Lauria, affermata azienda grossetana, si avvale delle migliori maestranze, dei migliori prodotti in commercio e propone l’acquisto diretto senza intermediari di agenzia così da risparmiare sulle commissioni.

La pluriennale esperienza acquisita con la realizzazione di numerose opere importanti e uno staff tecnico altamente qualificato, ha consentito alla ditta Antonio Lauria di sviluppare una elevata specializzazione nel settore delle opere di restauro manutenzione messa in sicurezza di beni immobili monumentali (chiese, santuari, monasteri, palazzi storici, ecc.), sottoposti a tutela ai sensi delle disposizioni in materia di beni culturali e ambientali.

La professionalità e l’accurata attenzione degli operatori dell’azienda riguarda lo svolgimento di un insieme coordinato di lavorazioni specialistiche, complementari ed accessorie, necessarie a recuperare, consolidare, trasformare, ripristinare, ristrutturare, sottoporre a manutenzione gli immobili di interesse storico, soggetti a tutela a norma delle disposizioni in materie.

 

Contatti:
Impresa Antonio Lauria
Il Capannino a Venturina– Vendita appartamenti, tranquillità e natura in un contesto di pregio
Chiama il 334 9024002 – 0564 412925

info@ilcapanninoventurina.it


 

Arrivano i nuovi cuccioli al Cemivet, eccellenza nazionale

GROSSETO. Il Cemivet (Centro militare veterinario), ente alle dipendenze del Comando logistico dell’Esercito, è un pezzo di storia militare e produttiva oramai radicato nella Maremma, che dall’entrata in via Castiglionese, poco lontano da Grosseto, si estende per oltre 500 ettari nella pianura maremmana.

Le sue origini, come illustra il comandante del centro, il colonnello Mario Piero Marchisio: «Risalgono alla costituzione, nel 1865, del “Deposito Allevamento Cavalli” di Grosseto. Il suo compito era assicurare il rifornimento di cavalli ai reggimenti di cavalleria del giovanissimo Esercito italiano (nato appena 4 anni prima).

Quello che era in realtà un deposito nato in via sperimentale, ebbe pieno successo e nel 1870 Vittorio Emanuele II, con Regio Decreto, ne sancì la definitiva costituzione».

Gli addestratori del Cemivet

Il cambio di denominazione rispecchia l’evoluzione della missione del centro: «Che negli anni venti del novecento – racconta il colonnello Marchisio – ha affiancato alla gestione dei cavalli anche la funzione di centro rifornimento muli. Questo fino alla fine degli anni ottanta del 1900. Dagli anni 1970 alla fine del secolo scorso si è distinto anche per quanto riguarda la produzione ed il rifornimento di cani da guardia, di razza pastore tedesco, a tutta la Forza Armata».

Oggi le principali attività del Cemivet sono l’approvvigionamento, la produzione, l’ammansimento, il primo addestramento e il rifornimento di cavalli e di cani per le esigenze della Forza Armata attraverso il lavoro svolto dal reparto ippico e dal gruppo cinofilo.

Il gruppo cinofilo si occupa della formazione di cani per la lotta agli ordigni esplosivi nei principali teatri operativi dove le Forze Armate italiane sono chiamate ad operare, e questo anno saranno festeggiati i 20 anni dall’istituzione di questo gruppo cinofilo, nato appunto il 1° luglio 2002.

L’addestramento dei cani

Il primo impiego operativo (documentato) dei cani dell’Esercito Italiano risale alla guerra italo-turca del 1911-1912. Vennero impiegati con funzioni di collegamento (scambio di messaggi), servizi di guardia, e ci sono foto dell’epoca che dimostrano che già allora venivano impiegati per cecare armi occultate, e per il trasporto su slitte per munizioni e cibo.

Durante la prima guerra mondiale furono per certo impiegati come guida per la ricerca dei feriti sul campo di battaglia, soprattutto per quelli che si nascondevano dalla vista degli avversari, e che rimanevano occultati anche agli occhi dei barellieri.

Un addestratore con uno dei cani

Il progetto di addestramento dei cani quindi, ha una lunga storia, e quello dei pastori tedeschi all’interno del Cemivet, è fin dalle origini incentrato sullo sviluppo delle loro capacità, che vengono addestrati ad oggi per la ricerca di mine, di esplosivi, e per l’individuazione di persone.

Vengono così sviluppate principalmente tre classi di addestramento specifiche, i cosiddetti “Mine detection  dog”, ovvero i cani addestrati a rilevare gli ordigni interrati, gli “Explosive detection dog” addestrati alla ricerca e ritrovamento degli esplosivi posti al di sopra della superficie e i “Patrol explosive detection dog”: quei cani addetti alla ricerca sia di persone che di esplosivi presenti al di sopra del livello del suolo.

Il cane si prepara a fare uno degli esercizi

Il tenente colonnello Livio Termite, comandante del gruppo cinofilo dell’Esercito italiano, assieme al colonnello Mario Piero Marchisio ci tiene a sottolineare che: «Tra il cane e il suo conducente si instaura, un rapporto profondo, che sta alla base di tutto L’addestramento è una attività che facciamo senza strumenti di coercizione, ogni attività di addestramento si basa sul gioco. ».

Il cibo, ad esempio, premio per ogni attività di gioco, tenuto nelle mani dell’addestratore soprattutto nelle prime fasi di addestramento, insegna a instaurare un rapporto visivo cane-guida. Portandosi le mani in direzione del viso, l’addestratore agevola il cane in questo contatto, utile poi in quelle che saranno le fasi di ricerca su campo.

 

Il cane si prepara all’esercizio di ricerca

Il Cemivet è riuscito inoltre a rendersi autosufficiente per quanto riguarda le nuove generazioni di cuccioli, prima erano costretti a comprarli per avere un giusto numero da destinare all’addestramento, adesso invece hanno un reparto nursery tramite il quale riescono ad approvvigionare per intero il loro fabbisogno.

«Grazie all’i interazione tra la componente allevatoriale, veterinaria e quella militare, il centro ha raggiunto alti standard qualitativi – afferma il comandante Marchisio -. Abbiamo selezionato linee di sangue, dando il via appunto a un allevamento interno tutto nostro. Accanto a questo abbiamo affiancato tra loro varie figure professionali: con veterinario, veterinario comportamentalista e addestratore, l’unione di queste competenze è riuscita ad affinare le nostre capacità».

L’Esercito è attivo anche nel continuo studio sul benessere animale. Il suolo dei box nella sezione nursery per esempio, è fatto da una lega di materiale pneumatico riciclato, fornito da una azienda che lo ha installato in via sperimentale.

 

I cuccioli

I cuccioli vengono seguiti ancor prima che nascano, studiando le varie fasi della gestazione, e l’addestramento parte dalla nascita, ovviamente sempre come gioco. «Il tutto condotto dal personale dell’esercito che dimostra un grande spirito di abnegazione e una grande passione, non esiste vacanza o weekend. Il personale convolto in queste attività svolge il proprio lavoro con passione e spirito di sacrificio. Si tratta di persone davvero speciali e non finirò mai di ringraziarli abbastanza; se possiamo contare su questa bella realtà è soprattutto merito loro» sottolinea il colonnello Marchisio.

Due splendidi cuccioli, nati il 15 dicembre al Cemivet

La genitrice durante la gestazione, viene tenuta in zona controllata, isolata da rumori molesti e mandata fuori dal box in zona riservata. Nella nursery viene monitorata l’attività con temperature e telecamere, sia nei circa 60 giorni di gestazione sia dopo il parto, anche per evitare comportamenti anomali.

Dalla nascita, in ogni fase di accrescimento, i cani vengono selezionati in base alle loro caratteristiche, le componenti di predazione e controllo devono essere bilanciate.

Ogni esemplare deve essere in grado di portare le proprie attività a compimento in maniera efficiente, non cedendo ad eventuali fasi di stress, dimostrando di avere la tempra giusta, per dare una risposta immediata sul campo.

Altro fattore non da meno è l’abbinamento addestratore-cane. Un binomio che è indice di qualità del risultato. Ogni cane viene assegnato al proprio addestratore in base alle qualità di entrambi, creando un legame che valorizza al meglio, attraverso le affinità, entrambe le identità.

Ancora gli splendidi cuccioli nati il 15 dicembre scorso

I cuccioli, curiosi e giocherelloni, come già detto, vengono addestrati già da subito anche a sopportare rumori forti durante ad esempio i momenti del pasto, così che non provino stress e non si spaventino in futuro. Saranno destinati al proprio addestratore già dai primi mesi di vita, molti poi rimangono affezionati al proprio cane, e una volta che l’animale va in pensione, se lo portano a casa.

Ennesima dimostrazione di quanto questo lavoro significhi sia per il cane che per l’uomo: al Cemivet come colleghi, ma anche come grandi amici.

Scopriamo il lavoro dentro al cantiere nautico

IL CANTIERE NAVALE DI PUNTA ALA E SCARLINO

PUNTA ALA. Il cantiere navale, Costa Etrusca group di Punta Ala e Scarlino, vanta nel suo team un gruppo solido, affidabile di artigiani e tecnici nel team da anni, persone legate da affetto, uomini e donne che con le loro abili mani sanno riportare a nuova linfa le barche che vengono portate in rimessaggio curando sia la parte in legno, che in vetroresina, che tutta la minuteria che si compete ad uno yacht o barca a vela, non manca anche la cura della tappezzeria.

Tre valorosi giovani apprendisti stanno iniziando un percorso di crescita professionale importante, imparando un mestiere che saprà dare loro grandi soddisfazioni. Tutti i collaboratori grandi e giovani, sempre attenti alle novità, frequentano durante l’anno numerosi corsi d’aggiornamento per esser sempre al passo con i tempi.

Il cantiere si vanta di essere uno dei migliori d’Italia: «Si avvalgono delle nostre maestranze – dicono – i migliori armatori privati italiani ed esteri, siamo specializzati in restauro di barche a vela».

Cantiere di Punta Ala
Loc. il Porto, Punta Ala (GR)
Tel: +39.0564.922761 – 3475061254
e-mail: info@cantierenavaletoscana.com
Stabilimenti ed Uffici – Rimessaggio Coperto a Scarlino
Zona Industriale – Via E. Fermi, Località  “La Botte”, Scarlino (Gr)
Tel. 0566 34238

e-mail: info@cantierenavaletoscana.com


Il crocifisso del Vecchietta vola a Firenze – Il video

La movimentazione del Crocifisso del Vecchietta

GROSSETO. Dopo «La Madonna delle ciliegie» del Sassetta e il «Giudizio Universale» di Guido da Siena, esposti rispettivamente nella città del Palio e a Forlì per due grandi mostre su Dante, l’arte sacra grossetana continua ad  essere al centro della scena.

Si sono concluse, infatti, nella tarda mattinata di mercoledì 2 febbraio le operazioni di movimentazione del Crocifisso del Vecchietta, venerato nella cattedrale di San Lorenzo, a Grosseto. Prenderà la strada di Firenze, per la mostra “Donatello, ovvero il Rinascimento”, curata da Francesco Caglioti  in programma a Palazzo Strozzi e al Museo del Bargello dal 19 marzo al 31 luglio.

Un’opera d’arte custodita in Duomo

A curare le delicate operazioni di movimentazione è stato il personale dell’azienda Arterìa, specializzata nella movimentazione, trasporto, esposizione e deposito di opere d’arte.

Ad assistere alle operazioni erano presenti don Franco Cencioni, proposto del Capitolo della cattedrale e direttore dell’ufficio beni culturali ecclesiastici della Diocesi; il parroco della cattedrale, don Piero Caretti; funzionarie della Soprintendenza e del Maam.

L’opera è stata richiesta in prestito alla Diocesi dai direttori della Fondazione Palazzo Strozzi e dei Musei del Bargello, perché il Vecchietta è considerato tra i più importanti seguaci di Donatello a Siena e il Crocifisso conservato nella cattedrale di Grosseto, sconosciuto – purtroppo – al grande pubblico, è stato ritenuto particolarmente indicato al progetto.

«Per noi – commenta don Franco Cencioni, che in qualità di proposto del Capitolo della cattedrale e direttore dell’ufficio beni culturali ecclesiastici della Diocesi ha seguito l’intero iter – queste richieste sono motivo di orgoglio e di soddisfazione. La periferica Grosseto, che – si dice – non è in grado di competere artisticamente con le altre città toscane, in realtà è custode di opere di grandissimo valore, che meritano di essere conosciute oltre i confini della nostra città. Ben volentieri, dunque, abbiamo acconsentito – dietro il placet della Soprintendenza – alla richiesta di questo prestito».

Un prestito che, peraltro, porterà un ulteriore vantaggio, perché Fondazione Palazzo Strozzi e Musei del Bargello si faranno anche carico di un intervento di restauro conservativo del Crocifisso, da parte della restauratrice fiorentina Silvia Bensi, anch’essa presente alle operazioni di movimentazione.

Non c’è certezza su chi fu il donatore dell’opera anche se tutto lascia credere che – come scritto dal professor Mazzolai – sia stato il cardinale Giulio Cesarini, che fu amministratore apostolico della Diocesi dal 1439 al 1444. «Per i grossetani – osserva a questo proposito don Cencioni – è un’occasione per ricordare con gratitudine quei Vescovi che, pur non residenti, hanno però amato questa terra, arricchendola di opere e di attenzioni che l’hanno fatta crescere».

Nel periodo in cui la scultura sacra sarà in esposizione a Firenze, in cattedrale sarà sostituita da un Crocifisso su base lignea del XIX secolo, custodito nelle sacrestie vecchie recentemente restaurate.

Un po’ di storia

Del Crocifisso si hanno notizie frammentarie. Le prime risalgono alla metà del ‘500, quando la scultura fu collocata in cattedrale, ma non nell’attuale posizione. Solo nel 1572 si concretizza l’altare del Crocifisso, nel transetto a destra. L’opera lignea è attribuita a Lorenzo di Pietro, detto il Vecchietta, che lo avrebbe scolpito fra il 1470 e il 1480 nell’ambito della scuola donatelliana.

C’è chi, però, lo attribuisce a Giovanni di Stefano, figlio di quel Sassetta autore del capolavoro “La Madonna delle ciliegie”, conservata nell’ala del museo diocesano d’arte sacra del Maam. Il Crocifisso è a grandezza naturale; il Cristo, che si offre sulla croce per la salvezza degli uomini, è colto nel momento che precede la morte. Il torace si sta gonfiando, le membra si torcono, le gambe e le braccia sono segnate dalle vene. È un capolavoro d’arte sacra che commuove e rimanda a quanto san Paolo scrive nella Lettera ai Filippesi: «Cristo Gesù, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini, apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce».

«L’auspicio – conclude don Cencioni – è che quanti visiteranno la mostra su Donatello possano lasciarsi toccare il cuore dal Crocifisso del Vecchietta, tanto più in un momento difficile come questo, in cui abbiamo bisogno di ritornare alla sorgente della nostra umanità e il Cristo sofferente e morente ci aspetta per ricordarci che Lui il mondo l’ha già redento col suo amore fino alla fine».

“Roccastrada” fa nascere una star

Il cantante Luke Noa

ROCCASTRADA. Cresciuto in una piccola città della Germania meridionale, Luke Noa ha iniziato a scrivere canzoni e suonare all’età di 14 o 15 anni e presto comincia a farsi conoscere sulla scena musicale tedesca. Ma è la sua ultima canzone a raccontare un legame che pochissimi conoscevano, quello con la Maremma. E ancor più precisamente: quello con Roccastrada. È proprio il nome della cittadina sulle colline metallifere a dare il titolo al suo ultimo singolo che sta riscuotendo un grande successo.

Un amore finito e le vacanze nel borgo

«Nel cuore della notte, perseguitato dagli incubi e dal dolore per un amore finito – racconta Noa – ho avuto l’idea di questa canzone, nata a Sassofortino, dove sono venuto spesso in vacanza con la mia famiglia».

Nel borgo che si trova nel comune di Roccastrada, Luke Noa e i suoi genitori hanno trascorso delle belle vacanze: il giovane musicista è venuto qua la prima volta quando aveva 6 anni, c’è tornato poi da ragazzino e, negli ultimi tre anni, ogni estate. «Quando ci sono stato nel 2019, già lavoravo come musicista – dice – stavo affrontando una situazione molto difficile sentimentalmente. L’atmosfera e la bellezza di tutta la zona mi hanno davvero aiutato a prendere una certa distanza e ad affrontare tutto quello che mi stava succedendo. Dalla finestra della mia camera vedevo ogni notte Roccastrada sul colle. Mi sono sentito profondamente ispirato da questo e così è nata la canzone “Roccastrada” che parla fondamentalmente del mio viaggio di guarigione in questo ambiente meraviglioso e speciale».

Il video che accompagna le parole del giovane musicista, un omaggio alla cittadina e al suo potere salvifico, è stato girato nel 2020: tra le immagini si possono riconoscere la spiaggia di Marina di Alberese e la Tenuta Aia Vecchia, che si trova vicino a Sassofortino. La canzone è stata pubblicata nell’Ep “Bleach”, fresco di stampa.

L'EP "Bleach"
L’EP “Bleach”

ROCCASTRADA

I’ve been dreaming again last night / You showed up to the war in my mind
Sneaking up quietly to the place beside me / Blue flowers among green leaves
The fabric on a golden skin / And I saw you wearing every color
I saw you lying in the summer / And oh I ain’t ever wanna wake the truth

Play your role in every other dream
Keep the illusive taste of what there could have been
You don‘t hold me tight / But still won’t leave me

So I’ve been fleeing to a foreign ground / to get away from a trusted sway
And red stripes grace the sky / To call in eventide
But even with the veins of wine / Weary head won’t let me sleep
So I observe Roccastrada at night / And it’s glowing the way that you glow in a crowd

Play your role in every other dream
Keep the illusive taste of what there could have been
You don‘t hold me tight
But still won’t leave me

Foolish I never saw the signs / If only you had told me right
Missed by a minute just to be in time / When we met for a forced goodbye
And now both of those restless minds / Slowly slip back into life
And now that all the lines divide / I hope we‘ll meet at another time

 

Fra musica e arte, il singolo di Alessandro Bigozzi

GROSSETO. Vestito di semplicità e delle sue emozioni che suona come se dipingesse olio su tela, chiamato a parlare della sua musica, non può fare a meno di confessare quanto questa sia legata al suo vissuto.

Il giovane cantautore di Grosseto (classe 1996), vive tra la musica e l’arte, «Insieme alla musica, l’arte rappresenta la mia più grande passione» racconta. Finito gli studi al liceo classico della città, infatti, ha conseguito la laurea triennale in Scienze dei beni culturali a Pisa, e si è iscritto al corso di laurea magistrale in Storia dell’Arte all’Università di Siena.

Amante della storia medievale in particolare, ma sinceramente legato al repertorio artistico di Michelangelo, in musica racconta di ascoltare molto quella straniera, preferendo le sonorità di Bruno Mars, o Ed Sheeran, mentre «dei contemporanei italiani non saprei dirti al momento – dice Alessandro – però ascolto molto Lucio Dalla e Battisti, nell’edizione di Edicola Acustica questa estate 2021, organizzata da Michele Scuffiotti al quale va un mio affettuosissimo saluto, ho cantato “L’anno che verrà” e “Piazza grande” di Dalla, ed è sempre un’emozione unica. Di musica ne ascolto molta e a casa ho un piccolo studio dove vengono a registrare anche giovani cantanti locali, di ogni genere, coi quali mi confronto sempre».

Bigozzi, ha iniziato con la musica all’età del liceo, quando suonava pianoforte e chitarra, da autodidatta. Ha sin da giovanissimo imbracciato uno strumento oltre che a sfoderare la sua voce, continuando su quel sentiero: «Per i cantautori – racconta Alessandro – è secondo me sempre più fondamentale saper suonare, saper qualcosa sugli arrangiamenti, non solo saper cantare».

Dal 2020 ha fondato con alcuni suoi carissimi amici di Grosseto anche una band, chiamata “I riflessi”, con la quale suonano nei vari locali della Maremma, sia cover che le canzoni di Alessandro, come avvenuto questa estate, che hanno suonato in piazzetta Socci in centro storico a Grosseto durante la notte bianca.

Nel video sotto, una loro performance nel luglio 2019.

«Fare arte e fare musica significa comunicare sentimenti, emozioni, non mi piacciono le canzoni che non hanno nulla da dire, né le opere prive di sentimento. Magari ci sono opere che esteticamente convincono meno, ma che hanno molto più da dire di altre dai titoli più altisonanti» afferma Alessandro.

Emozioni e tanta Maremma

Nei suoi video, che accompagnano e cercano di raccontare le sue canzoni, compaiono spesso scorci caratteristici della Maremma, come lui stesso conferma: «Nell’ultimo video, quello di “Resta pura qua dentro” il video è girato molto sul Monte Amiata, nel periodo in cui era innevato. In quello di “Non ci sei“, il primo, si vede bene il paesaggio del Lago dell’Accesa. In “Torno da te“, molte scene sono girate al Convento dei frati passionisti, sul Monte Argentario. Mentre in “Nuova luce” le immagini sono girate tra la Casa rossa di Castiglione della Pescaia e l’eremo di David Lazzaretti sul Monte Labro. Mi piace cercare location particolari, tutte queste che ho colto finora, sono spesso messe insieme da un unico filone, quello della spiritualità, un aspetto della vita che io stesso vivo intensamente».

Nella sia musica, invece, non segue un argomento preciso, ma la sua stessa storia, come racconta Alessandro infatti: «Le mie canzoni possono parlare di amore, come di altre emozioni, ma non seguono un tema specifico. Sono frutto di quello che vivo quando le compongo. L’ultima, “Resta pure qua dentro” è nata in seguito una storia molto importante. Sento molto quello che scrivo e ogni canzone è frutto di un periodo e di un vissuto spesso ben preciso». Come infatti lo sarà la sua nuova canzone.

In cantiere un nuovo singolo

Alesandro infatti anticipa: «In cantiere c’è un nuovo singolo, in prossima uscita, tra la primavera e l’estate 2022. sempre prodotto dal follonichese Alex Marton, che dalla canzone “Nuova luce” affianca il mio lavoro. E sempre girato da Francesco Nisi, che sa sepmpre come districarsi in ogni ambientazione. Questo nuovo singolo uscirà un po’ dalle solite ambientazioni maremmane e parlerà di rinascita, di speranza, e sarà diverso dal solito genere. Poi magari vedremo di avvicinarci a qualche etichetta discografica di rilievo».

 

 

Per Andrea Biscaro, il diavolo veste Gaga

il diavolo veste Gaga, parte di copertina

ISOLA DEL GIGLIO. Un tentativo di afferrare e analizzare il corpo dell’opera di una grande artista quale è Lady Gaga, le cui canzoni non sono che una piccola parte della sue attività. Un libro multiforme e camaleontico, proprio come il soggetto narrato. Questo e non solo, è l’opera “Il diavolo veste Gaga” di Andrea Biscaro, edito da Officina di Hank, già disponibile nelle librerie.

Biscaro, classe ’79, è uno scrittore, cantautore e ghostwriter. Nato a Ferrara, vive all’Isola del Giglio, e ha scritto romanzi, racconti , favole, canzoni, concerti. Ha lavorato per Castelvecchi, Fabbri, Meridiano Zero, Stampa Alternativa, Caissa Italia e per molte altre case editrici.

Biscaro, gigliese di adozione

Dopo i recenti romanzi, arriva questo testo che gira attorno a una delle sue più grandi passioni, la musica, incentrato su Lady Gaga. Lo ha ha un po’ raccontato una volta intervistato.

Andrea Biscaro mentre presenta il suo libro su YouTube
Andrea Biscaro mentre presenta il suo libro su YouTube

Andrea Biscaro, possiamo chamarla un gigliese di adozione, da 15 anni sull’isola, quale è il percorso che la ha portata qua?

«Le scelte importanti si fanno solo per amore. L’amore mi ha portato sull’isola. Per Amore intendo quel sentimento propulsivo che ci rinnova e ci spinge alla conoscenza. John Lennon diceva che esistono due forze motivanti fondamentali: la paura e l’amore. Quando abbiamo paura, ci tiriamo indietro dalla vita. Quando siamo innamorati, ci apriamo a tutto ciò che la vita ci offre, con passione, eccitazione e accettazione. Viviamo un tempo che ci sprona soltanto alla paura. È ora di guardare avanti. Di innamorarsi di tutto ciò che è puro, quel poco che è rimasto. L’isola assomiglia molto a questa purezza».

Cosa ama dell’isola?

«Amo quel senso di primitivo e primigenio che la natura comunica. Nonostante certi personaggi facciano di tutto per distruggere questo ecosistema perfetto, l’isola parla ancora una lingua arcaica».

La musica è un ambiente che segue da anni?

«Da quando sono bambino. Ho iniziato a suonare la chitarra a 7-8 anni e non ho più smesso. La musica è il mio ossigeno, da sempre. Ne ascolto tantissima e ne suono altrettanta. Sono cantautore nel progetto Secondamarea (che negli anni ha riscosso successi non solo nazionali)».

Questo suo libro non è solo una biografia, giusto?

«Giusto. Si tratta di una sorta di ibrido tra saggio, biografia e romanzo. Credo abbia anche un taglio cinematografico. La sensazione che questo libro dovrebbe suscitare è una vicinanza stretta, spalla a spalla, con Gaga».

Copertina del libro "Il diavolo veste Gaga"
Copertina del libro “Il diavolo veste Gaga”

Già dalla copertina possiamo intendere dei riferimenti al mondo Pop, ma Gaga è solo pop?

«La copertina è il regalo di un grande fotografo italiano di fama internazionale, Maurizio Galimberti, inventore della tecnica del fotomosaico. Uno dei pochi italiani che ha avuto il privilegio, l’onore e l’onere, come afferma lui stesso, di lavorare con Gaga. Popolare, sì, nella sua accezione più alta, autentica. Gaga è Art-Pop».

Cosa rappresenta per lei Lady Gaga e cosa rappresenta, secondo lei, per il mondo?

«Gaga è l’ultima grande Diva mondiale. È un simbolo, un’icona. Una grande artista e una strabiliante performer. Una donna che racchiude in sé una moltitudine. È “Mother Monster”, anche. Madre e Protettrice di tutti i cosiddetti freaks di questo mondo».

Crede sarà destinata a stupirci ancora?

«Assolutamente sì. È la prerogativa di Gaga quella di stupire sempre, di disattendere qualsiasi attesa. So che sta già pensando a un nuovo progetto: un musical interamente scritto da lei».

Informatica, turismo e marketing senza segreti al Raveggi

L.Raveggi open day

LO SPECIALE ISTITUTO DAL ROSSO DA VERRAZZANO

ALBINIA. L’Istituto Tecnico Economico “Luciano Raveggi”, prevede tre indirizzi di studi: Amministrazione, Finanza e Marketing, Sistemi Informativi Aziendali e Tecnico per il Turismo. Il ciclo di studi ha la durata di cinque anni, suddivisi in un biennio comune e un triennio differenziato in base all’indirizzo.

Raveggi - informatica

L’indirizzo AFM

L’indirizzo Amministrazione, Finanza e Marketing (AFM) forma addetti all’amministrazione, alla contabilità, alla consulenza fiscale, allo sportello bancario: per questo garantisce una solida formazione giuridica, economico-politica ed economico-aziendale.

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L’indirizzo Sistemi informativi aziendali

L’indirizzo Sistemi informativi aziendali è un’articolazione del tradizionale AFM, rispetto al quale offre una profonda preparazione nell’ambito della programmazione informatica e nell’utilizzo di software aziendali e gestionali, garantendo sbocchi occupazionali come tecnico informatico e web designer. L’ITE è inoltre una CISCO Accademy autorizzata ad erogare corsi formativi che permettono di sviluppare competenze professionali relative all’assemblaggio e manutenzione di PC, all’installazione di sistemi operativi, ecc.

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L’indirizzo Tecnico per il Turismo

L’indirizzo Tecnico per il Turismo offre sbocchi occupazionali presso agenzie di viaggi, tour operator, istituzioni culturali, strutture ricettivo-alberghiere. Prevede l’insegnamento di tre lingue straniere (Inglese, Francese, Tedesco o Spagnolo a scelta degli studenti). Sono previsti stage e soggiorni all’estero presso alcune scuole europee con cui l’ITE ha intrapreso progetti di gemellaggio e scambio (come il Progetto europeo Erasmus+), oltre ad attività di tirocinio e formazione presso le aziende del territorio ed in occasione di eventi locali come Gustatus.

È possibile conseguire le principali certificazioni linguistiche (PET, DELF, FIRST, ecc.), ormai imprescindibili per accedere con successo al mondo del lavoro oppure per frequentare i corsi universitari.

Prenota un incontro con i docenti

Scuola aperta in presenza: 15 e 22 gennaio con Laboratorio di Informatica dalle 10:00 alle 11:00 e Laboratorio Turistico dalle 11:00 alle 12:00.

Incontri online: 13 e 20 gennaio dalle ore 15:00 alle ore 16:30 per gli indirizzi di studio Informatico e Turistico al seguente link:

https://meet.google.com/qnu-zbsa-tdk.

Si ricorda che gli accompagnatori degli studenti di tutti gli indirizzi dovranno essere in possesso del Green Pass per accedere all’istituto. 

Vieni a trovarci sul nostro sito

 

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Francis Jupiter, il talento di ritorno in Maremma – IL VIDEO

Francis Jupiter

GROSSETO. Smalto indaco, gran sorriso, occhi vivaci, profondi, anima piena di orizzonti e di idee. Si presenta così Francis Jupiter, giovane artista grossetano che ha deciso di seguire la sua strada nel mondo della musica e che, dopo una esperienza come artista di strada a Londra, è tornato a Grosseto cantando sì in inglese, ma stavolta in mezzo alla Maremma.

Francis Jupiter - foto di Marco Marroni
Francis Jupiter – foto di Marco Marroni

Francis, Francesco Petrini alla anagrafe (che lo ha nei suoi registri dal 1993), una volta finite le superiori, scelse di trovare una strada tutta sua nel mondo della musica, avendo già alle spalle una passione forte, che già dai 15 anni lo aveva portato a fondare con altri amici una cover band dei Blink 182. Nel 2012, così decise di darsi nuovi obiettivi, e lo fece oltreoceano, a New York, nel quartiere di Brooklyn, dove inizialmente chiese aiuto a una coinquilina per trovare un lavoro. Lei lavorava nella campagna elettorale di Obama e lo coinvolse come sondaggista elettorale. Finita quella breve esperienza trovò lavoro nel catering, ma il visto stava per scadere, e forse non erano quelle le luci della città che sentiva più accoglienti per potersi esprimere al meglio.

Musica, Londra e Jared Leto

Tornato in Italia iniziò a suonare con una band di ragazzi a Grosseto, facendo serate in vari locali. Poi, dopo circa due anni, decise di partire per Londra e provare a crescere a livello musicale. Come racconta Francis: «Appena arrivato decisi di fare un giro ricognitivo della città, per vedere cosa potevo fare, come approcciarmi. Trovai degli artisti di strada che mi proposero di suonare e cantare con loro. Mi guardarono e mi chiesero il perché non provassi a suonare per strada. Lì è un mestiere come altri, non c’è quella sorta stigma sociale che c’è qua verso questa forma d’arte. A volte anche i giovani escono di casa e vanno a fare gli artisti di strada come lavoro, senza particolari discussioni in famiglia».

«Così è iniziato tutto. Ho cominciato con la mia voce e una chitarra, con una loop station, migliorando sempre più, rimanendo a contatto con le persone. Cosa che mi è servita per interpretare i loro gusti, il loro umore. Ero sempre presente, tutti i giorni, soprattutto nella zona tra Piccadilly Circus, Trafalgar Square e Chinatown. Ero anche divenuto una sorta di rappresentante del posto, partecipavo ai meeting del Council della città».

Francis Jupiter con Jared Leto
Jared Leto e Francis Jupiter

A Londra ha conosciuto un amico col quale ha fondato il duo “Screams From The Sun” iniziando a fare dei tour anche fuori dalla capitale, in festival indipendenti, ampliando la sua conoscenza della musica e facendosi conoscere anche fuori città. Nel Regno Unito ha avuto anche la soddisfazione di incontrare la redattrice del Rolling Stone francese, rimasta sorpresa dalla loro musica e, onore altrettanto grande, ha avuto modo di suonare con Jared Letho: «Era ospite della BBC – racconta Francis – e andai per vederlo volevo farmi anche una foto con lui, solo che lì, sul più bello, il cellulare mi abbandonò. Allora, furioso, ma con la speranza di non perdere il momento, avendo con me tutta la mia attrezzatura, iniziai a suonare… lui venne verso di me e abbiamo cantato un po’ insieme. Davvero un piacere e un onore. Postò il momento come storia su Facebook, a me è rimasto un bellissimo ricordo e un video».

2020 ritorno in Maremma

«Sono rimasto a Londra fino al 2020 – racconta Francis – poi la pandemia mi ha in un certo senso obbligato a rientrare. C’era anche il divieto di suonare per strada, ma gli affitti ci venivano sempre chiesti, e non potendo suonare, non avevo incassi per pagare ogni mese. Decisi quindi di tornare a casa. Quanto arrivai a Grosseto credevo che la situazione fosse un po’ meglio, ma la pandemia avea colpito severamente anche qua e le condizioni non è che fossero molto diverse». Non dandosi comunque per vinto, col fratello videomaker ha creato un video di animazione per gli Screams From The Sun, poi rispolverando il suo amore per la grafica e il disegno, si è iniziato a dedicare ai videoclip e all’animazione facendone un lavoro, mettendosi al servizio di aziende che hanno bisogno del suo talento.

E adesso arriva “Deja Vu” il suo nuovo singolo dove debutta come cantautore, che da poco risuona anche nel video caricato su YouTube. Probabilmente influenzato dall’ambiente lodinese e dalla musica di gruppi come gli Imagine Dragons o i Thirty second to Mars, Francis tira fuori sonorità tutte sue, donando alla sua musica quello spirito di rivincita che contraddistungue il suo percorso. Sempre seguendo la stella della valorizzazione del talento musicale udibile a pelle, tenendosi lontano dagli stereotipi fin troppo omologati, “alla TikTok”. Francis racconta: «Ho proposto la mia idea al mio amico Alessandro Benedettelli, al quale è piaciuta la mia canzone ed è partita la collaborazione. Per il videoclip mi sono fatto aiutare da Giulio Garosi che fa il videomaker. Il video è girato tra la spiaggia di Principina e Grosseto zona Casalone».

Francis Jupiter . foto di Marco Marroni
Francis Jupiter – foto di Marco Marroni

A Londra quando faceva vedere le foto della sua terra gli chiedevano perché fosse andato là da loro, con quel clima, ora, tornato in Maremma, ci ha girato il video del suo nuovo singolo da solista. Un video nel quale propone anche immagini in stile “meme”, strizzando l’occhio anche al pubblico più giovane. Presenti, come scritte a tutto campo, anche alcuni commenti poco lunsinghieri ricevuti durante la sua carriera. Messi appositamente lì, un po’ come monito, un po’ come segno di rivincita sulle difficoltà. Il brano apre una nuova fase per lui con questo nuovo approccio da solista, e conscio delle nuove sfide che gli si pareranno davanti infatti Francis dichiara: «Nella vita le situazioni cambiano, ma se il tuo modo di percepirle e affrontarle rimane sempre lo stesso, ti ritroverai ad affrontare le stesse avversitá».

Futuro

Francis, abbandonata l’esperienza del duo Screams From The Sun e intrapresa la via da solista, sta nel frattempo anche collaborando con un blog musicale londinese dove scrive di artisti e band emergenti. Dal punto di vista della produzione musicale, con Alessandro Benedettelli ha in cantiere altri 3 brani, di cui uno già pronto. A marzo è atteso anche il nuovo video.

Qui il profilo Instagram per continuare a seguire la musica di Francis Jupiter

 

Le terme della Baciocca cadono a pezzi

Sito di Poggio Speranzona (Montioni)

FOLLONICA. Il recupero della ex cava di Poggio Speranzona nel Parco di Montioni, sembra ancora lontano, come racconta Marco Stefanini dell’associazione La duna.

Marco Stefanini sul sito storico dell'ex cava
Marco Stefanini sul sito storico dell’ex cava

Come racconta Stefanini, Montioni era chiamato “il comune di Elisa” visto che spesso vi faceva visita, e sul vicino Poggio Speranzona oltre ai resti di un piccolo abitato si trova l’ex cava di allume (usato come sito di conferimento dei rifiuti dell’industria chimica).

L’ex cava rappresenta un sito storico, di archeologia industriale «E ci sono anche delle vasche, c’era un centro termale, denominato come la sua fondatrice “la Baciocca”, per via del matrimonio di Elisa con Felice Baciocchi. La forma, nei luoghi dove erano posizionate, si vede ancora. Una, che è alla sede dei Carabinieri del nucleo forestale di Follonica sembra sia stata fatta da uno scultore della scuola del Canova» afferma Stefanini.

«Questo sito è importante – racconta Stefanini –  anche perché ci sono rovine che rappresentano costruzioni adibite ad attività estrattive. Tutti quelli che si sono succeduti nelle amministrazioni, hanno manifestato l’interesse di tutelare questo luogo, solo che ad oggi sembra sempre tutto uguale, anzi peggio, perché senza alcun intervento il tempo deteriora i materiali, e la calce originaria che tiene insieme le pietre e i laterizi, è di scarsa qualità, reggerà sempre meno col tempo».

Marco Stefanini evidenzia uno dei punti ritenuti critici
Marco Stefanini evidenzia uno dei punti ritenuti critici

Dal video della sua presentazione del sito, il tetto risulta crollato «Da anni – ricorda Stefanini – e molte parti rischiano lo stesso destino, non mi risulta sia mai stato presentato un progetto per riqualificare il luogo, metterlo in sicurezza e renderlo fruibile»

L’appello dell’associazione

Marco Stefanini si appella ai soggetti che potrebbero essere interessati «come associazione invitiamo l’amministrazione e i soggetti interessati a muoversi, lo stato del sito potrebbe peggiorare ancora con le future intemperie, sono necessari interventi. Nel 2018 l’amministrazione di Follonica si impegnò, approvando una mozione in consiglio, al reinvestimento dei proventi ricavati dal conferimento dei «gessi rossi» di Tioxide, nel recupero della ex cava di Poggio Speranzona nel Parco di Montioni. Ad oggi però, 2022, mi sembra un impegno disatteso. Spero che qualcosa inizi davvero a cambiare».

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