Crisba, il centro ricerche avanzato del Tecnico Agrario

LO SPECIALE LEOPOLDO DI LORENA

GROSSETO. Una scuola che guarda al futuro, che promuove le risorse del territorio e al contempo fa ricerca, oltretutto con notevoli risultati, strumentazione, tecniche e personale all’avanguardia. Questo è il Leopoldo II di Lorena, che per le attività di ricerca può avvalersi di un proprio centro ricerche interno, il Crisba.

 

Cosa è il Crisba

Il Crisba (www.crisba.eu), fondato a Grosseto all’interno dell’Istituto Superiore ISIS “Leopoldo II di Lorena” nel Luglio 2010, è un centro ricerche che svolge attività di sperimentazione scientifica in ambito agro-alimentare e ambientale, con il coinvolgimento di studenti e di aziende provenienti da tutto il territorio nazionale.

Gli studi del Centro riguardano in particolar modo l’innovazione e la sicurezza alimentare della filiera cerealicola, la biodifesa delle colture vegetali, la tutela della biodiversità locale protetta e, su commissione, lo svolgimento di prove agronomiche.

IL CRISBA si autosostiene e il rapporto con studenti delle scuole superiori e universitari è inteso nell’ottica di un vicendevole scambio di esperienze volto alla crescita sia dello studente, sia del Centro.

Alcuni studenti nei laboratori del CRISBA con Direttore e Ricercatori

In questa prospettiva infatti il Direttore Maider Giorgini, che ha preso il testimone dopo Giampaola Pachetti, ha di fianco a sé esperienze come quella di Lorenzo Moncini (laureato in biotecnologie vegetali e microbiche all’Università di Pisa) e di Gabriele Simone (laureato in biotecnologie per la sicurezza e la qualità delle produzioni agricole all’Università della Tuscia) unite in una collaborazione che spazia su numerosi progetti.

Ricerca

La principale attività del laboratorio è, come detto, quella della ricerca, e negli anni si è distinto per molti studi applicati a soluzioni ecosostenibili che hanno avuto anche successo internazionale.

Come lo studio sulla conservazione di cereali e legumi in atmosfera controllata d’azoto, per il quale il CRISBA è stato scelto come esempio di buona pratica agronomica al G7 dell’Agricoltura di Bergamo dell’Ottobre 2017. Il metodo, oggetto di numerose pubblicazioni scientifiche da parte del Centro, permette di mantenere la qualità delle granaglie stoccate, previene l’attacco di funghi micotossigeni e abbatte le popolazioni di insetti infestanti, senza ricorrere a gas serra o a fumiganti che possono lasciare residui nelle produzioni e hanno un notevole impatto ambientale. Il CRISBA è riuscito anche a trasferire questa tecnologia dalla scala di laboratorio alla scala aziendale. Infatti, grazie al contributo della Fondazione CR Firenze, lo scorso maggio ha inaugurato un proprio impianto presso l’Azienda Agraria Macchiascandona dell’Istituto, composto da una batteria di silos collegati al sistema di atmosfera controllata, che sono utilizzati sia per i test di validazione scientifica, sia per la conservazione di granaglie di aziende terze.

Nel laboratorio vengono inoltre testati e sviluppati antimicrobici naturali per l’agricoltura e propagate in vitro specie vegetali a rischio (fra cui orchidee e piante dunali), che sono poi reintrodotte in natura.

Il Centro ha attivi numerosi progetti di ricerca pubblici, svolti in collaborazione con aziende e università italiane ed estere, che spaziano dallo studio su insetti infestanti, alla patologia vegetale, sino all’uso di estratti vegetali per il settore alimentare, tessile e cosmetico. Questo particolare campo di applicazione è reso possibile grazie alla gestione di un impianto semi-industriale, in dotazione al Leopoldo di Lorena, che permette l’ essiccazione, l’ estrazione ed l’evaporazione di principi attivi naturali.

Per le aziende

Non va infine dimenticato che il CRISBA svolge anche una serie di servizi a supporto delle aziende agrarie, fra cui sperimentazioni su commissione, servizi di diagnostica fitopatologica, valutazione della germinabilità del seme, test di micropropagazione vegetale e analisi delle micotossine in farine e mangimi.

La formazione

Senza dubbio però, l’aspetto che più di ogni altro caratterizza il CRISBA è il fatto di essere un Centro Ricerche all’interno di un Istituto superiore, una delle pochissime realtà di questo tipo in Italia. Passando dal laboratorio è possibile trovare impegnati gli studenti del Leopoldo di Lorena al fianco di tirocinanti universitari o di studenti che svolgono il proprio dottorato presso il Centro. Un ambiente multidisciplinare, dinamico, nel quale si incontrano esperienze formative diverse, accumunate da una comune passione per la ricerca applicata al mondo agricolo.

Contatti (Crisba): sito internetPagina FacebookInstagram

 

La scuola Leopoldo II di Lorena organizza una serie di open day per conoscere i vari indirizzi.

VEDI TUTTI GLI OPEN DAY DEL LORENA

 

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«Camminavamo sul sangue e sul gasolio»

ISOLA DEL GIGLIO. «Camminavamo sul sangue e sul gasolio»: lo racconta Mario Pellegrini, ex vicesindaco del Giglio, nel libro “La notte della Concordia” scritto con Sabrina Grementieri. Quella notte lui, da quella biscaggina evocata anche da Gregorio De Falco nell’ormai celebre telefonata a Schettino, risalì sulla Concordia.

«Eravamo sul porto con il sindaco Sergio Ortelli e io gli dissi “capo, che dici se salgo a bordo così vedo com’è la situazione e ti dico le cose per bene?”. Lui mi disse di essere prudente ma di andare. E così feci ma, appena arrivato, mi dimenticai il telefono, perché mi resi conto che c’erano delle vite da salvare».

Così Mario Pellegrini ricostruisce, assieme a Sabrina Grementieri, quelle ore frenetiche, trascorse nel tentativo di mettere in salvo più persone possibili, fornendo un aiuto determinante per evitare una tragedia ancora più terribile di quella avvenuta.

Mario Pellegrini e Sabrina Grementieri
Mario Pellegrini e Sabrina Grementieri

La notte della Concordia, momenti mai sentiti prima

Attraverso il suo sguardo veniamo portati nei corridoi e sui ponti della Concordia, vivendo in presa diretta gli attimi più drammatici, e con lui incontriamo diversi eroi di quella notte, persone che hanno messo a repentaglio la propria vita per gli altri e che Pellegrini e Grementieri hanno rintracciato, per raccontare anche le loro storie, in una cronaca corale che rende conto dell’interezza degli eventi.

Un momento della presentazione del libro all'hotel La Guardia
Un momento della presentazione del libro all’hotel La Guardia

Su tutti la figura di Simone Canessa, che sulla Concordia era secondo ufficiale. «Dopo ore nelle quali riuscimmo a portare in salvo tante persone, era stremato, ma ancora non voleva scendere: “Sono un ufficiale, lo farò solo quando me lo dice il mio armatore”. Poi si rese conto che un braccio gli tremava, i primi segnali dell’ipotermia. E allora decise di abbandonare la nave, quando ormai l’alba stava arrivando. Lui è stato un eroe».

La notte della Concordia non è un libro alla ricerca di colpevoli, e lascia in disparte i temi arcinoti legati a questa tragedia che hanno affollato le cronache successive al naufragio.

Ci porta invece nel ventre della grande nave accasciata sugli scogli, ci presenta il dramma delle persone comuni e racconta come pochi, scegliendo di tirare fuori il proprio coraggio, possano fare la differenza.

«Tutto è nato – racconta Sabrina – quando sono venuta in vacanza al faro di Mario, non lo conoscevo. Mi ha parlato del suo progetto, i suoi racconti mi hanno affascinato. L’idea di fare un libro insieme è nata così, in un attimo. Poi c’è stato tanto lavoro, ma parlare con i protagonisti mi ha emozionato. E l’isola e la Maremma li sento un po’ miei».

Concordia, una giornata per non dimenticare

La presentazione del libro nel giorno del ricordo per i 10 anni della Concordia. Dalla messa fino alla processione, la sera alle 21,30, con l’omaggio alla lapide con incisi i nomi delle 32 vittime del naufragio.

In mezzo la deposizione della corona in mare, nel luogo dove sono morte le 32 vittime. Ecco il video della Guardia costiera, ripreso dall’elicottero

LA CERIMONIA DEL DECENNALE

L’OMAGGIO ALLA LAPIDE

 


TUTTI GLI ARTICOLI SUL DECENNALE DELLA CONCORDIA

Concordia, 10 anni dopo. IL VIDEO

ISOLA DEL GIGLIO. 13 gennaio 2012 – 13 gennaio 2022: dieci anni fa il naufragio della Costa Concordia.

In questi giorni hanno parlato in tanti, naufraghi, protagonisti, parenti delle vittime. E il Giglio dedica all’anniversario una serie di appuntamenti, saremo protagonisti anche noi di MaremmaOggi, presentando il libro “La notte della Concordia“, di Mario Pellegrini e Sabrina Grementieri.

Noi abbiamo scelto di realizzare un video che racconta cosa successe quella notte, con foto inedite e documenti video.

Un lavoro che rimanga per ricordare che quella tragedia si portò via 32 vite.

Nella speranza che ogni anno si dedichi loro un momento per ricordarle.

Come rondini su Castiglione della Pescaia – IL VIDEO

Castiglione della Pescaia in una splendida foto di Fabio Muzzi

CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Fabio Muzzi e Dario Marzi sono due geni della fotografia. Hanno una marcia in più in quella che è una vera e propria arte.

Nei giorni scorsi hanno realizzato questo video, insieme abbiamo deciso di chiamarlo “Come le rondini su Castiglione“. È magico, riprende una Castiglione vista nei dettagli, a volo d’uccello.

Piccoli droni, per una ripresa diversa

«Questo video lo abbiamo fatto nei giorni scorsi – racconta Fabio Muzzi – io avevo già del materiale fatto su Castiglione con il drone, da tempo ho tutte le autorizzazioni, e anche Dario è andato lì con questa nuovissima tecnologia, che si integra bene con il drone. Si chiama Fpv (First Person View, ndr), è una modalità che ti consente di vedere in prima persona cosa fai durante il volo, con droni leggerissimi, 5 cm per 5 cm, come delle mosche».

«Questo ti permette di fare un volo come fa una rondine, che gira attorno ai monumenti, che passa sopra ai tetti in modo inoffensivo e silenzioso. Alla fine è venuto un bel video su uno dei più bei borghi della Maremma, un posto che ci piace tantissimo. Si presta bene per l’estetica, per come è conformato, per lo splendido mare. Ne faremo altri».

La pagina Facebook di Fabio Muzzi

La pagina Facebook di Dario Marzi


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Vigile del fuoco salva il fenicottero che annega. IL VIDEO

ALBINIA. Quando uno il senso di aiutare gli altri ce l’ha nel sangue, lo tira fuori anche in vacanza, libero dal lavoro. La storia che racconta Andrea Bruschini, capo squadra dei vigili del fuoco di Arezzo, è meravigliosa e toccante al tempo stesso.

Perché mentre era in vacanza dalle nostre parti, fra l’Argentario e Albinia, in camper, ha salvato uno splendido esemplare di fenicottero rosa che, sorpreso da un’ondata, rischiava di annegare.

È lui stesso a raccontare la vicenda sul gruppo Argentario forever. È successo il giorno di Befana.

Il fenicottero salvato dal mare è tornato in piedi

«Voglio raccontarvi una storia, vera – scrive – ieri (giovedì 6, ndr) eravamo dalle vostre parti (alle foci dell’Albegna, ad Albinia, ndr) , tirava vento forte e pioveva. Abbiamo deciso di fermarci in riva al mare».

«In quel mentre, poiché non c’era nessuno a disturbare, si sono fermati alcuni splendidi fenicotteri rosa. Noi li guardavamo dai finestrini, bellissimi».

«All’improvviso un’onda imprevista si è abbattuta su uno di loro, che, ferito, non è riuscito a volare. Stava annegando, sbatacchiato dalle onde, non è un modo di dire. Urla dei bimbi».

«Sono uscito, entrato in acqua (venti centimetri), ho preso il fenicottero, svenuto, l’ho portato nel camper, gli ho fatto sputare l’acqua, l’ho massaggiato e scaldato, poi un po’ alla volta si è ripreso ed è tornato in libertà».

«Sono diventato un eroe per i miei bambini : da ieri non fanno altro che fare disegni di questa storia a lieto fine».

Andrea ha lavorato per 16 anni nel corpo forestale dello Stato, poi è passato ai vigili del fuoco: «Diciamo che l’istinto del salvataggio ce l’ho nel sangue e ho avuto a che fare anche con molti animali. Però salvare quel fenicottero è stata una bella emozione. Vengo spesso in Maremma, questa volta mi sono trovato al posto giusto al momento giusto»

“Il Natale di Maddie” a metà tra animazione e realtà

Un fotogramma del cortometraggio Il Natale di Maddie episodio conclusivo

PORTO SANTO STEFANO. “Il Natale di Maddie” è la fiaba di Natale proposta dal giovane di Santo Stefano, Gabriele Arpino. Una volta caricata su YouTube ha iniziato a riscuotere molti pareri positivi, un po’ da utenti di tutte le età.

Gabriele ha conseguito da poco la laurea triennale a Pisa nel corso Discipline dello spettacolo e della comunicazione, e al momento sta frequentando all’università di Roma Tre, il corso di laurea magistrale in Cinema, televisione e produzione e multimediale. Studente il resto dell’anno e aiuto bagnino durante la stagione estiva, confessa che a luglio gli piacerebbe entrare al Centro sperimentale di cinematografia a Roma.

Un fotogramma del cortometraggio Il Natale di Maddie episodio conclusivo
Un fotogramma del cortometraggio “Il Natale di Maddie”
A collaborare per il suo corto, un po’ tutta la famiglia, suo padre, sua madre e la sua ragazza soprattutto. Nessuno in famiglia lavora nel campo cinematografico o editoriale, e hanno partecipato rendendosi disponibili con le proprio supporto spendibile.

«Da piccolo ho sempre avuto in testa l’idea di fare lo scrittore – racconta Gabriele – crescendo il mio interesse si è spostato verso il cinema, anche se scrivo sempre, adesso sto studiando per diventare regista. Più avanti mi piacerebbe sperimentare qualcosa attraverso la fotografia, ho qualche idea che mi piacerebbe realizzare».

Come le è venuta in mente l’idea del corto?

«Poco più di un mesetto fa ho aperto un canale YouTube, senza nessuna pretesa, è un mio spazio dove posso parlare di cinema liberamente. Questo corto è nato per quello, volevo pubblicare un video per natale che non fosse una recensione o qualche consiglio su cosa guardare, qualcosa di diverso, anche per far vedere che non parlo solo di cinema, ma che scrivo e cerco di portare storie mie. Girare un cortometraggio è stata l’idea giusta ed una fiaba mi sembrava la scelta più azzeccata, ho sempre amato questo tipo di storie, pensavo da tempo di scriverne una.  La storia è nata per essere messa in rete, penso che pubblicherò sul canale tutti i miei cortometraggi indipendenti. Amo girare storie piccole con poche persone, non vedo l’ora di passare al prossimo lavoro, ma serve l’idea giusta, anche dietro un cortometraggio di pochi minuti c’è moltissimo lavoro dietro, bisogna scegliere bene cosa raccontare».

Un fotogramma del cortometraggio Il Natale di Maddie inizio
Un fotogramma del cortometraggio “Il Natale di Maddie”, parte iniziale

I disegni sono suoi?

«Vorrei tanto essere capace, ma con il disegno sono sempre stato negato. Per le animazioni del corto mi ha dato una mano la mia ragazza, lei è decisamente più brava in questo, aveva pochissimi giorni perché doveva tutto essere pronto per natale. Alla fine ce l’ha fatta e sono molto contento del risultato».

La storia la ha inventata lei?

«La storia è interamente mia e nasce da un mix di cose. In primo luogo ad ispirarmi è stata la mia ragazza, la fiaba è stata scritta per lei. La prendo sempre in giro perché spedisce tantissimi pacchetti e porta un sacco di regalini a tutti, visto che entrambi amiamo il natale ho cominciato a chiamarla “elfa Maddie”, non poteva esistere protagonista migliore per la mia fiaba di natale. Lei ha la passione del cucito, i fiocchi e gli scrunchie che si vedono nel corto sono davvero fatti da lei, è il suo hobby, quindi ecco trovati i regali che elfa Maddie porta a tutti. Il cortometraggio poi doveva essere una fiaba, quindi mi piaceva l’idea che all’inizio fosse illustrato, disegni molto semplici con un narratore, come se fosse un nonno che sta leggendo una fiaba al nipote. Non doveva però essere esclusivamente una storia per bambini, quindi poi si passa alla parte video, fino a raggiungere il finale, non dirò nient’altro per evitare spoiler. Sono molto soddisfatto del lavoro, è uscita una storia che può essere interpretata in più modi e colpisce su vari livelli, penso sia per questo che funzioni».

Un fotogramma del cortometraggio Il Natale di Maddie che ritrae Maddie
Un fotogramma del cortometraggio “Il Natale di Maddie” che ritrae Maddie

Chi ha coinvolto per la realizzazione?

«La prima ad essere coinvolta è stata la mia ragazza, non solo si è occupata dei disegni, ma è anche l’attrice protagonista del corto. All’inizio era un po’ scettica sul recitare, alla fine ha ceduto, mi aiuta sempre molto. Gli altri due personaggi che si vedono, babbo natale e la donna che passeggia, sono mio padre e mia madre con il nostro cane, mi supportano sempre in queste cose, non è la prima volta che mi aiutano in un cortometraggio o con qualche mio altro progetto, in questo sono molto fortunato. La voce narrante invece è di Francesco Tomei, un amico di mio padre. Montaggio, storia e regia sono ovviamente miei, è stato un cortometraggio “tutto in famiglia” potremmo dire, tranne per mia sorella, non ha voluto partecipare, la storia non gli piaceva tanto, ma la sfrutterò per il prossimo, non può sfuggirmi».

Un fotogramma del cortomeraggio Il Natale di Maddie liveaction
Un fotogramma del cortomeraggio “Il Natale di Maddie”, nella parte liveaction

Farà altri cortometraggi?

«Certo, più cortometraggi giro più aumenta la mia esperienza sul campo, anche se per ora sono progetti in piccolo. Questo è il mio secondo lavoro, il primo è stato molto più complesso e impegnativo, ma non è ancora online da nessuna parte, è stato la mia tesi di laurea triennale e l’ho girato anche per poter entrare in quella scuola a Roma di cui parlavo prima, magari prima o poi pubblicherò anche quello, ma per ora credo sia presto. Per il prossimo cortometraggio mi piacerebbe completamente cambiare genere, magari buttarmi sull’horror, finché non ho nessun tipo di limite o imposizione voglio divertirmi e sperimentare».

Il debutto online è sembrato sorridere a Gabriele con la sua fiaba natalizia, in attesa del suo prossimo cortometraggio, sicuramente la visione della storia dell’elfa Maddie sarà gradita, anche per spiegare ai più piccoli cosa può significare il Natale.

Poggio ai Bugni, il podere dimenticato – IL VIDEO

Il podere Poggio ai Bunni

FOLLONICA. Il podere di Poggio ai Bugni è in una delle zone più suggestive del Parco di Montioni, a Follonica. Da lassù si gode di una vista sulla Val di Cornia che spazia fino all’isola d’Elba. La natura è incontaminata, ma quella bellissima struttura sta diventando un rudere.

L’allarme degli ambientalisti della Duna

È Marco Stefanini, una delle voci degli ambientalisti dell’associazione La Duna di Follonica ad accompagnarci in questa camminata all’interno del parco, dove l’intervento dell’uomo, quello necessario per migliorare e conservare il patrimonio naturale della zona, è ormai rimasto lettera morta. Eppure, quel grande fabbricato immerso nel verde, nelle intenzioni delle amministrazioni, sarebbe dovuto diventare una foresteria. E invece, oggi ci sono solo porte sfondate e degrado che rischiano di far sparire dal patrimonio pubblico uno di quei beni che potrebbe diventare strategico per lo sviluppo del turismo.

«Il 2 gennaio, quando sono andato a fare questa passeggiata – racconta Stefanini – nel parco c’erano forse più persone che in città. Persone che certamente avrebbero voluto beneficiare dei servizi di una foresteria messa in quella posizione privilegiata». Appassionati di mountain bike e di trekking, cercatori di funghi e giocatori di softair. Domenica, i frequentatori del parco erano tanti ed erano anche di diverse tipologie. Ma una volta arrivati al podere di Poggio ai Bugni, davanti ai loro occhi lo spettacolo che si presenta non è certo tra i più allettanti.

La vista sull'isola d'Elba
La vista sull’isola d’Elba

«Nel 2000 sono stati fatti alcuni interventi per chiudere la struttura – spiega Stefanini – Poi però il podere, uno dei più belli della zona, è stato abbandonato a se stesso. L’unico sindaco che aveva cercato di fare qualcosa per quest’area è stato Claudio Saragosa. Dopo c’è stato il vuoto». Il parco di Montioni sarebbe dovuto diventare un’area protetta regionale, ma non se n’è fatto più di nulla. «Ora è gestito dalle Bandite di Scarlino – spiega l’ambientalista – e ogni anno il Comune incassa, per un accordo con la Venator che gestisce la cava dei gessi rossi, una cifra che va da 100 a 120.000 euro». Il consiglio comunale ha poi approvato una mozione che vincola il Comune a spendere parte di quella cifra per la sistemazione del parco.

Una foresteria per turisti e visitatori

Turismo naturale, percorsi in mountain bike, lunghe camminate da fare immersi nella bellezza del parco: a questo pensano gli ambientalisti ogni volta che si parla di Montioni. «Soprattutto pensiamo a un tipo di turismo verde che abbia delle strutture a servizio, come appunto una foresteria – dice ancora Stefanini – L’unico intervento che è stato fatto negli ultimi vent’anni, è l’installazione di un tavolo con le panchine».

Il parco di Montioni
Il parco di Montioni

Eppure, la zona del Parco di Montioni, è una zona ricca di storia che ha lasciato qui segni evidenti. Come le vecchie cave d’allume, la cui ultima proprietaria è stata Elisa Baciocchi, la sorella di Napoleone. «Di quella presenza ci sono ancora i segni – dice Stefanini – Lasciarli sparire nell’incuria è un vero peccato. Abbiamo invitato anche l’assessora regionale all’Ambiente Monia Monni, ma non è mai venuta».

Buone notizie però potrebbero arrivare presto dal Comune. «C’è un progetto di riqualificazione del podere al quale stiamo lavorando – rassicura l’assessora all’Ambiente Mirjam Giorgeri – che presto sarà presentato e che riguarda anche il podere di Poggio ai Bunni».

Un sogno, quello della nascita della foresteria, che potrebbe quindi avverarsi. «Noi ce lo auguriamo – conclude Stefanini – perché questa è davvero una zona che merita di essere resa frequentabile da tutte le persone che vengono a Follonica per godere della bellezza della natura».

La scuola che prepara allo sviluppo agricolo 

LO SPECIALE LEOPOLDO DI LORENA

GROSSETO. L’Istituto Tecnico Agrario ha iniziato la sua attività nel 1938 con la formazione di tecnici che dovevano contribuire allo sviluppo agricolo della Maremma. In questo lungo percorso l’Istituto si è continuamente rinnovato nelle modalità didattiche e strutturali arrivando all’attuale organizzazione del percorso di studi suddivisa in due corsi: “Gestione ambiente e territorio” e “Viticoltura ed Enologia”.

Due corsi per la formazione dei ragazzi

Il corso di Gestione si indirizza verso lo studio dell’ambiente naturale e agrario, studiando l’impatto delle attività agrarie sull’ambiente, sulla loro gestione sostenibile, sul miglioramento delle produzioni.

Il corso di Viticoltura ed Enologia si specializza nel settore attraverso lo studio della vite e del vino, le esercitazioni nella cantina didattica e nei laboratori collegati. L’obiettivo è quello di formare tecnici che operino nel rispetto dell’ambiente con attenzione alla tradizione e al futuro della moderna enologia.

Open days: Martedì 18 gennaio dalla ore 15:00 alle 17:00

Laboratori in azione: Giovedì 13 gennaio e lunedì 24 gennaio dalle ora 15:30 alle ore 17:30

Visita il sito!

 

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“We are one ring”: l’inno di Minelli fa cantare Arcidosso

Diego Perugini con Mauro Minelli

di Federico Catocci

ARCIDOSSO. We are one ring è la canzone che che dal Monte Amiata, grazie al portale YouTube, dal 21 dicembre risuona in tutto il mondo.

A scriverla è stato Mauro Minelli, libero professionista arcidossino di 53 anni che ha affiancato alla sua professione la passione per la musica e soprattutto per il canto, oramai da anni. In passato ha partecipato anche ad eventi come il Festival di Castrocaro, ha preso parte al coro Gospel di Carla Baldini, e attualmente è parte di gruppi coi quali realizza musical.

Mauro Minelli
Mauro Minelli

Mauro, ci tiene a dire che tutto è stato possibile anche grazie al contributo di persone come Diego Perugini (musicista, compositore e arrangiatore professionista che si è occupato appunto dell’arrangiamento e della produzione) e di Michele Nanni (l’autore di Ragazze con il coltello, edito da Castelvecchi, che si è occupato di regia e montaggio), più molti altri suoi conoscenti, parenti compresi, per la maggioranza di Arcidosso, tutti ringraziati puntualmente nei crediti del video. Un lavoro corale coi fiocchi.

Oltre al titolo, che con la simbologia dell’anello richiama al concetto di quanto tutti noi siamo uniti, anche il testo è chiaro: «Quando il tuo pensiero è solo ciò che ti riguarda/ Allora sei morto/ Allora non sei più vivo» uno dei sui primi passaggi.

Immaginato e scritto nel dicembre 2020, in piena ondata pandemica prenatalizia, è riuscito a raccogliere e condensare l’attimo, al volo, nei versi della sua canzone. We Are One Ring si pone quindi anche in contrasto a quello che ci restituiscono le cronache contemporanee, spesso zeppe di storie di egoismo e indifferenza umana. Mauro infatti, anche stimolato dal momento, ha voluto esternare la sua intuizione: «In quel momento ho pensato a quello che stavamo vivendo, alla fine ho pensato che siamo tutti uniti, non possiamo pensare che ciò che succede dall’altra parte del mondo non ci tocchi, che non ci riguardi, non è così».

Un successo inaspettato

Per il video è stato supportato da molte persone, non ultime le comparse che hanno dato il volto alla sua canzone, i commenti arrivati dopo, una sorpresa. Racconta: «Ho condiviso il video su facebook e i commenti più belli sono stati quelli delle persone che si sono commosse, ora stiamo attraversando un periodo difficile, è necessario comprenderci e sostenerci l’un l’altro, la mia canzone va anche in questa direzione».

Mauro confessa che è rimasto molto sorpreso e gratificato anche dal fatto che dopo un anno dalla stesura del testo, molte persone siano rimaste sinceramente così tanto colpite dalla sua canzone: questo è sicuramente un segno di quanto universali e senza tempo siano i valori ai quali ha fatto riferimento.

«In una scuola di Castel del Piano, dove va mia nipote – racconta Marco Minelli – so che le maestre hanno proposto la visione del video ai bambini. Mi hanno riferito che sono tutti rimasti colpiti, emozionandosi. Essere motivo di riflessione, per tutte le età, per me è importante. Uno degli obiettivi della mia canzone è anche quello infondo, certo non pretendo di cambiare le menti di alcune persone, però che questa composizione potesse dare luogo ad un momento di riflessione, ecco, è già qualcosa, vuol dire che qualcosa si è mosso».

Diego Perugini con Mauro Minelli
Diego Perugini con Mauro Minelli

Il successo e l’emozione delle persone intorno a questa canzone di Minelli sono sicuramente conseguenze meritate, il periodo natalizio poi si potrà prestare sicuramente meglio di altri ad una visione di questo video, anche in famiglia.

 

“Halleluja” per Gigi, il violino e la piazza commossa

GROSSETO. Tanta gente in piazza fra il Comune e il Duomo. E un lungo, lunghissimo applauso, quando Alessandro Golini, con il suo magico violino, ha suonato Halleluja di Leonard Cohen, dedicata a Luigi Ambrosio.

Un’esecuzione struggente e dolcissima, che ha fatto commuovere tutti, in ricordo di un ragazzo che se n’è andato troppo presto, a cui tutti volevano bene e che era una delle anime del centro storico di Grosseto.

Anche lui, da lassù, avrà applaudito.

La musica ha coinvolto tutti, la serata, organizzata da Lux Events di Klaudio Viska, è stata un successo, come sottolinea anche il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna che, nell’occasione, ha fatto gli auguri a tutti i grossetani.

Il sindaco: «Auguri a tutti i grossetani»

«Stasera (giovedì 23, ndr) – scrive su Facebook – , in collaborazione con Lux Events, si è tenuta la festa di Natale in cui ho augurato buone feste a tutti i miei cittadini. La musica è stata diretta dal dj Ettore Raso dalla terrazza del Comune, accompagnato dal violinista Alessandro Golini che nel finale si è esibito sulle note dell’“Hallelujah” di Leonard Cohen. È stato un bellissimo ed emozionante evento, spero che sia piaciuto ai cittadini e che abbia contribuito a rendere ancora più bello il clima natalizio che si respira nella nostra città».

IL VIDEO DEL COMUNE

LE FOTO DELLA SERATA, DI ANDREA SAPIENZA