Incubo incendi, un altro rogo a Follonica

L'incendio a Follonica

FOLLONICA. Mentre i vigili del fuoco sono al lavoro dal primo pomeriggio di mercoledì 10 agosto a Caldana, dov’è scoppiato un incendio nella zona industriale che sta facendo temere soprattutto per gli anziani ospiti della casa di riposo Maiani, a Follonica le fiamme stanno distruggendo un terreno lungo l’Aurelia tra il castello di Valli e l’agriturismo il Martellino.

Le fiamme stanno minacciando un podere che è protetto dai vigili del fuoco: il vento sta spingendo verso nord.

Il rogo per il momento sta bruciando un terreno incolto ma il timore è che le fiamme possano raggiungere l’oliveto e il podere lì vicini. Sul posto ci sono anche i carabinieri della compagnia di Follonica ed è arrivato anche il sindaco Andrea Benini.

San Lorenzo, la città si ferma per la processione – LE FOTO

San Lorenzo 2022

GROSSETO. In prima fila, la Filarmonica Città di Grosseto, con le marce religiose, seguita dai butteri, dalle suore e dai sacerdoti, dai volontari delle associazioni e finalmente dal carro trainato dai quattro buoi sul quale era stata eretta la statua di San Lorenzo, portata in processione fino alla Cattedrale dedicata al martire patrono della città. 

La festa dopo due anni di pandemia

Per due anni, la Diocesi non aveva potuto organizzare la tradizionale processione di San Lorenzo a causa della pandemia. Martedì 9 agosto, il centro di Grosseto si è riempito di persone: grossetani, arrivati per celebrare il patrono della città e turisti rimasti a bocca aperta di fronte alla sfilata dei butteri e all’arrivo del carro trainato da quattro buoi maremmani. Sul carro, insieme alla statua di San Lorenzo, la campana cinquecentesca ha invece scandito l’arrivo del santo. 

È stata la festa di tutti, quella di martedì 9 agosto: degli adulti e dei bambini, dei fedeli e dei grossetani attaccati alle proprie tradizioni. 

Quest’anno, alla processione sono state lette le meditazioni tratte sia dal messaggio di papa Francesco per la sesta Giornata mondiale dei poveri del 13 novembre e che ha per titolo: Gesù Cristo si è fatto povero per voi, parole tratte dalla lettera di Paolo ai Corinzi. 

Non è cambiato l’itinerario, che resta quello ormai collaudato: partenza dalla cattedrale alle,  poi la statua del santo patrono ha attraversato piazza Dante, strada Ricasoli, Porta Vecchia, piazza De Maria, via Battisti, via Bengasi, via Tripoli, via Oberdan, piazza Rosselli, via Fallaci, corso Carducci, per concludersi in piazza Duomo, da dove sarà impartita la benedizione sulla Città e sulla Diocesi con la reliquia del giovane martire. 

 

“Bici e Borghi” racconta Manciano e Capalbio 

SATURNIA. Un altro cicloviaggio per “Borghi e bici”, il progetto sul ciclo turismo ideato dal ciclista e blogger Stefano Farinelli. Stavolta protagonisti del videoreportage in sella alle due ruote sono i borghi di Manciano e Capalbio.

Un drone per raccontare il territorio

In questo episodio promosso dall’ambito turistico Maremma Toscana Sud e in collaborazione della Fiab di Grosseto, Farinelli racconta con il suo staff le bellezze di Manciano e Capalbio mentre pedala lungo le strade con un’action camera e avvalendosi di riprese panoramiche fatte con il drone.

«Un percorso esperienziale, potremmo definirlo – spiega Farinelli – che racconta i luoghi da un’angolatura naturalistica, turistica ed enogastronomica, dal punto di vista del ciclista. Tra Manciano e Capalbio esistono percorsi naturalmente disposti per lo sport del ciclismo, strade da attraversare in lungo e largo con panorami mozzafiato, salite, pendenze e dislivelli che fanno innamorare il cicloamatore. La Maremma del sud, così, sarà promossa sui canali social istituzionali dei Comuni, dei media locali e su Bike Channel».

«L’amore per queste terre – spiegano le amministrazioni comunali di Manciano e Capalbio – va sostenuto, promosso e valorizzato. Ben vengano progetti come questo, che svelano le bellezze della Maremma fuori dei confini provinciali e regionali».   

«Esplose due cisterne, sembravano bombe»: l’orrore dell’incendio

CINIGIANO. Sotto la cenere, negli angoli più nascosti, il fuoco aspetta il suo momento per uscire. Un momento che sembra non finire mai. Dall’incendio di ieri, domenica 24, l’emergenza non è mai rientrata, e alcuni focolai sono ripartiti anche nel pomeriggio di oggi (lunedì 25).

L’aggiornamento delle 19 della sindaca di Cinigiano, Romina Sani, racconta di una situazione di nuovo critica nella zona della Romanella, con elicotteri e squadre a terra attive, e con il canadair tornato in azione dalle 18.10.

«Sono state evacuate circa 20 persone dalle case di campagna nella zona interessata ancora dall’ incendio, per svolgere in sicurezza le operazioni di spegnimento del fuoco – dice Sani – La corrente elettrica sarà attivata stasera al termine dei passaggi dei mezzi in volo e rimarrà attiva per la notte».
 
La strada provinciale Voltina rimane chiusa. «Le confezioni di acqua da bere – conclude la sindaca – sono a disposizione della popolazione nel parcheggio del mercato accanto alla postazione Aib. Domani non si svolgerà il mercato settimanale per ovvi motivi». Dieci pancali di acqua sono stati offerti da Conad.

«Siamo stati evacuati nella notte»

L’incendio, che sembra essersi sviluppato dalla zona della Voltina, ha coinvolto (e sta coinvolgendo tutt’ora, purtroppo) un’ampia area. Boschi, campi, cortili, case divorate dalle fiamme: gli abitanti sono fuggiti o sono stati evacuati per precauzione. Molti sono ancora lontani dalle loro abitazioni, altri le hanno perse.

L’incendio non ha lasciato scelta, anche per chi cercava di bagnare i propri beni e la propria casa con dell’acqua, si è dovuto in molti casi arrendere e allontanare.

«Verso le 19 di ieri è andata via la corrente, il fuoco aveva intaccato i pali della luce – racconta Cristina Barbagli, che abita nella campagna vicino a Cinigiano – Siamo stati evacuati nella notte, verso le 3, dal nostro podere. Da un lato ci è andata bene perché avevamo fatto delle piccole cesse intorno ai campi e le coltivazioni non sono state coinvolte. Però è ancora alto il fumo e stanno viaggiando ancora canadair ed elicotteri».

Una foto del pomeriggio di domenica 24 scattata da Cristina Barbagli dal Podere Calvello

«Io e la mia famiglia ci siamo rifugiati da mia zia. Se tutto va bene contiamo di ritornare a casa in serata. Nel frattempo stiamo cercando un generatore per salvare gli alimenti refrigerati. È veramente un disastro, in poco tempo tante famiglie si sono trovate senza casa e senza niente. Questa siccità poi non ci aiuta. Speriamo bene».

«Volevo salvare mia zia di 82 anni»

Le fiamme, dalla campagna hanno raggiunto nel pomeriggio di ieri anche il centro abitato di Cinigiano. Rossella Micheloni, insegnante che abita nel centro storico, come molti si è salvata per miracolo. «È stato un inferno – racconta – Nel primo pomeriggio è cambiato vento e in pochi minuti le fiamme hanno raggiunto il paese. Sono esplose anche due cisterne di gas, sembravano bombe. Abito nel centro storico e con le finestre chiuse sentivo il crepitio del fuoco che mangiava quello che incontrava. Ad un certo punto sono uscita perché volevo aiutare a portare via mia zia dalla sua casa, ha 82 anni. Ma con il fumo e le fiamme vicine non riuscivo a respirare e mi lacrimavano forte gli occhi. I vigili del fuoco mi hanno allontanata».

«La ho ritrovata più tardi al centro di raccolta degli evacuati a Borgo Santa Rita- conclude Rossella – Portata in salvo da dei vicini originari dell’Albania, era traumatizzata, aveva gli occhi sbarrati. Abbiamo tutti passato una giornata terribile, anche il cielo sembrava in fiamme. Mi arrivano notizie che il fuoco sia ripartito. Spero che gli ultimi focolai vengano spenti presto».

Dalla Regione un gruppo di lavoro

Durante la riunione di oggi della giunta regionale, il presidente Eugenio Giani, con una sua comunicazione, ha fatto il punto sulle incombenti criticità. Come risposta la Regione intende individuare i modi in cui intervenire a sostegno di coloro che hanno subito gravi danni.

«Abbiamo istituito un tavolo di lavoro – spiega il presidente – di cui fanno parte il direttore generale della giunta e i direttori di protezione civile, ambiente, agricoltura, bilancio e infrastrutture, così da procedere ad una valutazione tecnica delle modalità di intervento possibili, dall’istituzione dello stato di emergenza, allo stato di calamità naturale, fino all’ipotesi di una legge regionale ad hoc. Intendiamo agire con puntualità e rapidità perché è necessario dare risposte immediate ai territori e alle comunità colpite».

Il fuoco, in Toscana, in questi ultimi giorni ha distrutto centinaia d’ettari: Massarosa, Camaiore e Cinigiano i territori più colpiti. «Ma anche Vecchiano, Certaldo, San Gimignano, Calci ed altri ancora – dice Giani – Abbiamo messo in campo, ed è in campo quotidianamente, la nostra struttura antincendi, che ancora una volta ha dato prova di grandissima efficienza e generosità. Ancora una volta voglio ringraziare le direzioni regionali coinvolte in questa opera, la straordinaria realtà dell’associazionismo e del volontariato, elemento fondamentale di questo sistema, come i vigili del fuoco e i carabinieri forestali».

 

Cinigiano, la sindaca: «Tenete ancora le finestre chiuse» – IL VIDEO

l'incendio di Cinigiano

CINIGIANO. Non è ancora finita del tutto, ma la situazione è decisamente migliorata a Cinigiano. La sindaca, Romina Sani, affida a un messaggio su Facebook, postato intorno alle 4 di notte, la situazione dell’incendio. Raccomandando di tenere ancora le finestre chiuse, perché se il fuoco è (quasi) del tutto spento, c’è molto fumo.

La corrente sarà tenuta ancora staccata, ma il sistema è stato ripristinato, dopo che il fuoco aveva danneggiato alcune linee.

«Si è trattato – scrive – di un incendio vasto, arrivato al paese con violenza. Il primo pensiero e obiettivo è stato proteggere la comunità».

«Abbiamo sezioni di perimetro contenute che non destano preoccupazioni e altre aree ancora a rischio, ma presidiate da vigili del fuoco e servizio regionale Aib distribuiti sull’ abitato e sulle campagne».

Gli abitanti rientrati in paese

«Le persone sono rientrate quasi tutte al paese che adesso è in sicurezza. Al mattino riprenderanno anche i mezzi aerei».

«Sono presenti confezioni di acqua da 2lt presso il parcheggio del mercato a Cinigiano».

«Rispetto alla corrente elettrica si mantiene il distacco delle linee per ragioni di sicurezza per operazioni con mezzi aerei. È stato comunque riattivato il trasformatore con linea interrata tratto Zancona che arriva a Cinigiano».

Le operazioni continuano

«Le operazione continuano e si raccomanda: finestre chiuse e tapparelle abbassate soprattutto nelle case isolate e nella parte perimetrale del centro urbano, tende da sole comunque chiuse e attivare irrigazione se presente nei giardini o aree rurali».

Imponente lo spiegamento di vigili del fuoco che nella tarda serata di domenica 24 luglio si sono precipitati a Cinigiano: 62 unità, provenienti non solo dalla Toscana, ma anche dall’Emilia Romagna, da Parma e da Bologna, oltre a parecchie squadre Aib della Regione Toscana e un’autobotte con il personale antincendi del 4° Stormo. 

Le squadre dei vigili del fuoco per tutta la notte hanno presidiato le abitazioni e le infrastrutture dove la fiamma è ancora attiva. Durante le prime fasi dell’incendio, alcune abitazioni e infrastrutture del borgo risultano danneggiate. 

l’Unità di comando locale alla quale possono rivolgersi i cittadini è stata allestita sul piazzale Landi. 

Durante la notte ci sono state riprese di focolai. Sono tuttora in corso di svolgimento le operazioni di spegnimento dei mezzi aerei con un Canadair dei vigili del fuoco e di elicotteri Aib della Regione Toscana. I vigili del fuoco sono disposti a presidi delle infrastrutture sulle zone interessate dai fronti attivi e in bonifica nelle altre zone.

Ritorno a Grosseto per guidare il IV Stormo

GROSSETO. È un ciclo che si conclude. Anzi, una nuova avventura cominciata proprio oggi, martedì 19 luglio, al Baccarini dove si è svolta la cerimonia del cambio di comando del IV Stormo. Dopo due anni, il colonnello Eros Zaniboni, ha lasciato la base e i suoi più di mille dipendenti, nelle mani di Filippo Monti, che proprio tra gli hangar della base grossetana ha cominciato la sua carriera da pilota. 

Passaggio di consegne davanti alla bandiera di guerra

È stata una cerimonia sobria quella che si è svolta questa mattina alla base militare di Grosseto, di fronte ai rappresentati delle istituzioni. C’erano la prefetta Paola Berardino, il questore Antonio Mannoni, il comandante provinciale dei carabinieri Giuseppe Adinolfi, quello della guardia di finanza Cesare Antuofermo e della polizia municipale di Grosseto Alessio Pasquini, il presidente della Provincia Francesco Limatola, il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna e il presidente del consiglio comunale Fausto Turbanti. 

Al centro dell’hangar, il passaggio del testimone tra i due colonnelli: Zaniboni, andrà a Roma, allo Stato maggiore dell’Aeronautica, dopo aver centrato alcuni importantissimi obiettivi. La croce di Cavaliere dell’ordine militare d’Italia consegnata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e le 70.000 ore di volo raggiunte dagli Eurofighter. 

«Questi due anni sono stati eccezionali – ha detto il colonnello Eros Zaniboni – Ho trovato una bella accoglienza da parte della città anche se non me la sono potuta godere troppo a causa del Covid. Non è stato facile, ma qua ho trovato donne e uomini molto preparati. Sono stati due anni intensi, un po’ per la pandemia e un po’ per la crisi in Ucraina, ma sono stati anche avvincenti e per me è stata un’esperienza professionale e umana insuperabile». 

Il passaggio delle consegne è avvenuto ovviamente davanti alla bandiera di guerra, di fronte al generale di Divisione aerea Luigi Del Bene, comandante delle Forze da combattimento. 

Un comandante “fatto in casa”

È arrivato a Grosseto nel 1998 come sottotenente e oggi ha varcato la porta dell’hangar con i gradi di colonnello. Romano classe 1972, Monti è diventato pilota militare sul T-38 nel 1998 e dopo la conversione operativa sull’F-104 nel 1999 al IV Stormo  ha servito come pilota operativo e istruttore per 15 anni, volando con F-104 presso il 10° Gruppo del 9° Stormo di Grazzanise, con F-16 ADF presso il 10° Gruppo del 37° Stormo di Trapani e con Eurofighter Typhoon presso il 20° Gruppo del 4° Stormo di Grosseto.
Ha partecipato a numerose esercitazioni e operazioni di Difesa Aerea in ambito Nazionale e NATO tra cui l’Operazione Unified Protector sulla Libia nel 2011.
Dopo questa fase operativa, è stato coinvolto nel Programma Eurofighter dal 2014 al 2020, gestendo lo sviluppo e il supporto del velivolo Eurofighter presso la Nato Eurofighter and Tornado Management Agency in Germania e come capo dell’Ufficio di programma Eurofighter al 4° Reparto dello Stato Maggiore Aeronautica.
Laureato in Scienze Aeronautiche all’Università Federico II di Napoli, ha conseguito la laurea magistrale in Scienze politiche all’Università degli Studi di Trieste. È titolato Issmi a seguito della
frequenza del 16° Corso Superiore dello Stato Maggiore Difesa Ha ricevuto il riconoscimento Distinguished Graduate alla National Defense University – Eisenhower School di Washington dove ha ottenuto il master di Scienze in National Resource Strategy.

Dal 2021 fino al 04 luglio 2022, colonnello ha diretto il Programma Eurofighter Kuwait presso il Joint International Programme Office dello Stato Maggiore Aeronautica.
Insignito della medaglia d’oro di Lunga navigazione aerea, della medaglia di bronzo di lungo comando, della Croce d’oro per anzianità di servizio, della medaglia Nato e del distintivo per la partecipazione all’Operazione Unified Protector in Libia, delle medaglie Nato per l’ex Jugoslavia e il Kosovo e del distintivo per le operazioni belliche caccia.
È qualificato Ufficiale di Guerra Elettronica, Istruttore di Tattiche Operative, Force Protection Leader, Project Manager e Consigliere giuridico nelle Forze Armate.
Ha più di 2500 ore di volo all’attivo volate sui seguenti velivoli: SF-260AM, T-37, T-38, TF-104GM, F104ASAM, F-16 A/B ADF, F-2000A/B.
È sposato con Silvia ed ha due figli, Tommaso ed Elena. 

Il suono delle sirene per l’addio ai tre ciclisti

GROSSETO. Per terra, in piazza Duomo, resta soltanto il segno rosso dei fumogeni accesi dopo che le salme di Roberto Seripa e di Nilo Naldini sono partite sui carro funebri. L’ultimo omaggio è stato quello che i tifosi del Grosseto hanno voluto tributare al loro amico Antonio Panico. Uno striscione, il coro da stadio. 

Il buio a mezzogiorno sulla strada 

Sono entrati uno dopo l’altro, i feretri dei tre ciclisti, dei tre amici morti nel tragico incidente di giovedì 14 luglio a Braccagni. Roberto Seripa, Nilo Naldini, Tony Panico forse per la prima volta si sono trovati uno accanto all’altro nella Cattedrale di Grosseto che lunedì 18 luglio non ce la faceva a contenere il dolore di chi ha dovuto dire addio troppo presto ai tre ciclisti. Le lacrime e i singhiozzi dei familiari, gli abbracci e le carezze si sono concentrate nelle prime file di panche. 

Poi, dietro, gli amici, i colleghi, i ciclisti, le persone con le quali i tre amici condividevano le loro passioni. Nessun rumore, durante la celebrazione, tranne quello, continuo e costante dei ventagli che servivano quasi più ad asciugare gli occhi dalle lacrime che per fare fresco. 

Rose rosse sul coperchio della bara di Seripa, fiori colorati su quello di Naldini, due maglie dell’US Grosseto, la sciarpa dei tifosi e il giubbino dell’Humanitas su quello di Panico: intorno a loro, le note della sonata n°2 in Si bemolle minore di Chopin. 

«Tiriamo fuori la fede cristiana che abbiamo dentro di noi – ha esortato subito il vescovo Giovanni Roncari – Ognuno ne avrà una propria alla quale attingere. Ora è il momento giusto per farlo». Poi il Vangelo di Luca e la rivelazione della resurrezione, quando, tre giorni dopo la morte di Gesù, gli apostoli trovarono la pietra del santo sepolcro spostato e nessun corpo dentro. «Quel buio a mezzogiorno che si legge nel Vangelo – ha detto il Vescovo –  lo hanno trovato i nostri amici durante un bellissimo momento di ricreazione. Il perché non lo sapremo mai. Possiamo soltanto oggi rendere gloria a Dio per qualche opera buona. Tutti potete trovare un motivo per ringraziare il Signore per la loro vita. Il fatto che li abbiate conosciuti, che abbiate condiviso con loro tre un pezzo di questo viaggio è un motivo per rendere grazie. È buono, è bello, è dignitoso. Ora dobbiamo trovare dentro di noi il motivo di vivere».

In migliaia per l’ultimo saluto ai tre amici

Due ali di volontari delle associazioni, subito fuori dal Duomo, hanno circondato la piazza e i tre carro funebri come se si trattasse di un abbraccio. Quando le bare hanno varcato, una dietro l’altra, il portone della Cattedrale, le sirene delle ambulanze hanno cominciato a suonare. 

Chi aveva trattenuto le lacrime fino a quel momento, è scoppiato in un pianto liberatorio che si è trasformato in un attimo in un grande applauso. Un rumore, quello del battito delle mani delle centinaia di persone che erano in piazza che sembrava voler mandare un messaggio a Roberto, ad Antonio, a Nilo: siete e resterete sempre con noi. 

Poi, uno dopo l’altro, le auto delle agenzie di onoranze funebri, sono sfilate via lasciando in piazza soltanto il dolore, la disperazione e il ricordo. 

Il pensiero rivolto a De Nunzio

La folla commossa che lunedì 18 luglio si è fermata per salutare i tre amici non si è dimenticata di chi ancora oggi lotta tra la vita e la morte nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Careggi a Firenze. 

Tommaso De Nunzio, 66 anni, è stato caricato su Pegaso subito dopo il terribile incidente di Braccagni. Le sue condizioni sono stabili. Nel bisbiglio dentro e fuori dal duomo, tante parole erano rivolte a lui. E anche la speranza dei tanti amici, che aspettano soltanto il giorno di poterlo riabbracciare. 

 

Cadavere nel fiume, è di un 70enne – IL VIDEO

I mezzi delle forze dell'ordine sul punto del ritrovamento

GROSSETO. È di un settantenne di Grosseto, che viveva da solo, il cadavere dell’uomo trovato domenica 17 luglio nella prima golena dell’Ombrone, in zona Polveraia, a tre chilometri e mezzo dalla foce del fiume. 

Nelle tasche degli abiti ormai quasi mangiati dall’acqua, i carabinieri della stazione di Alberese intervenuti appena ricevuto l’allarme, hanno trovato un documento dell’uomo.

Il corpo in avanzato stato di decomposizione

Il cadavere dell’uomo era in avanzato stato di decomposizione. Domenica mattina, intorno alle 10.30, alcuni pescatori che avevano scelto quell’oasi di pace a poche centinaia di metri dalla villa di Ferragamo, hanno visto qualcosa nell’acqua. Quando hanno capito che si trattava del corpo di un uomo hanno avvisato subito le guardie del parco che si sono precipitate sul posto, allertando i vigili del fuoco e i carabinieri. 

C’è voluto poco più di un’ora per recuperare il corpo, che era vicino all’argine, e consegnarlo al personale della San Lorenzo, che lo ha accompagnato all’obitorio. Sul corpo verrà fatta l’ispezione cadaverica. 

I carabinieri, appena trovati i documenti del settantenne, che viveva solo a Grosseto, hanno avvertito i familiari dell’uomo. Non era stata presentata alcuna denuncia di scomparsa nei giorni precedenti. L’uomo sarebbe infatti morto da alcuni giorni, ma la data e eventualmente la causa, saranno stabiliti grazie agli accertamenti medico-legali disposti. 

Il suono delle sirene per i tre ciclisti – IL VIDEO

GROSSETO. La piazza gremita di biciclette, le sirene della moto della polizia municipale prima e dell’ambulanza dopo, le campane che suonano a morto. Grosseto si è fermata per ricordare i tre ciclisti rimasti uccisi nel terribile incidente di giovedì 14 luglio a Braccagni. 

La piazza invasa dalle due ruote

Trecento, forse qualcuno in più. Tutti con la tuta e il caschetto addosso, con la due ruote in mano e gli occhi pieni di lacrime. Si sono ritrovati sotto al Comune, dove pochi minuti dopo sono arrivati i rappresentanti della giunta e del consiglio comunale. 

I familiari delle vittime, anche loro presenti in piazza, hanno ricevuto l’abbraccio del sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna che ha parlato dal sagrato del Duomo. Sarà qui, probabilmente già lunedì, che saranno celebrati i funerali di Antonio Panico, Roberto Seripa e Nilo Naldini. Accanto al primo cittadino, il consigliere comunale di maggioranza Alfiero Pieraccini, anche lui ciclista, anche lui con la tuta d’ordinanza addosso. A far suonare la sirena della moto della polizia municipale, Enrico Guazzini, l’agente che giovedì mattina era in testa alla carovana dei ciclisti, rimasto vivo per miracolo. 

«Sarebbe potuto accadere a ognuno di noi – ha detto il primo cittadino – la colpa non è di un nessuno, è successo. Questa è la vita». Il sindaco, che ha parlato dal sagrato senza nemmeno l’aiuto del microfono, ha ricordato le quattro vittime di questa immane tragedia, i tre ciclisti travolti e l’anziano che era al volante, Mario Fiorilli, deceduto probabilmente a causa di un malore e Tommaso De Nunzio, che lotta tra la vita e la morte a Careggi dove questa mattina è stato sottoposto ad altri esami diagnostici. Resta gravissimo, ma le sue condizioni sono stabili. 

Non è servita l’amplificazione, per far arrivare le parole del primo cittadino dritte al cuore di chi era in piazza. Pieraccini ha chiesto di rispettare un minuto di silenzio in segno di lutto. La piazza è ammutolita, si sono sentiti soltanto gli squilli di qualche cellulare. Quelle telefonate, però, non hanno ricevuto risposta: la mente e il cuore era tutta rivolta ai tre ciclisti usciti da casa giovedì mattina per fare un giro, come spesso accadeva. Poi, è successo l’inspiegabile. E ora, resta solo il dolore per quelle quattro morti. 

 

 

 

 

 

 

«Siamo anarchici, c’è una bomba» – LE FOTO

GROSSETO. «Siamo anarchici, abbiamo messo una bomba in tribunale». La telefonata al centralino del comando dei carabinieri e della questura di Grosseto è arrivata intorno alle 9.30 di mercoledì 13 luglio, quando il palazzo di giustizia di Grosseto era già pieno di persone. Giudici, cancellieri, sostituti procuratori, avvocati, un detenuto, personale della polizia penitenziaria, forze dell’ordine, personale della vigilanza privata. In programma c’erano diverse udienze e c’erano anche le aste immobiliari. Che, ovviamente, sono state rimandate. 

La telefonata al centralino

La telefonata non è arrivata al Numero unico per l’emergenza, ma è arrivata al centralino del comando dei carabinieri e della questura. I due operatori, hanno risposto a un numero anonimo: in entrambi i casi, l’uomo che ha chiamato, ha detto soltanto quella frase: «Siamo anarchici, abbiamo messo una bomba in tribunale». Poi ha riattaccato. 

Non avendo chiamato il 112 la telefonata non è stata registrata. Potrebbe essere stata fatta da ogni parte della città e probabilmente, è partita da una cabina telefonica. Saranno i carabinieri del nucleo investigativo a svolgere le indagini. La procura ha infatti aperto un fascicolo, per ora contro ignoti, e i militari, come primo atto d’indagine, hanno già chiesto i tabulati delle telefonate arrivate al loro centralino e a quello della questura. 

L’allarme è arrivato immediatamente alla presidente del tribunale Laura Di Girolamo, che ha dato l’ordine di evacuazione. In pochi minuti il tribunale si è svuotato e giudici, pm, avvocati, personale delle cancellerie, sono usciti e si sono messi a seguire le operazioni restando in piazza Albegna. 

La strada di fronte all’ingresso del palazzo di giustizia è stata transennata e a controllare che nessuno si avvicinasse sono arrivati gli agenti della polizia municipale. 

Tutte le stanze passate al setaccio 

Poco per volta, sono arrivati davanti al tribunale i militari dell‘Aeronautica con le unità cinofile. Il primo a entrare nell’edificio è stato Zidane, un malinois addestrato per fiutare gli esplosivi. Poi sono arrivati anche i cani dei carabinieri e quelli dell’Esercito, che hanno mandato sul posto anche personale del Genio. Tutto personale specializzato in questo tipo di attività che uno dopo l’altro è entrato nell’edificio per verificare che quell’allarme fosse infondato. 

Nel palazzo di Giustizia non è stato trovato alcun ordigno. Intorno alle 13, una volta bonificato tutto il tribunale, l’attività è ripresa. 

Erano almeno 15 anni che il palazzo di giustizia non veniva evacuato per un allarme bomba. Una situazione, quella di stamani, che il personale del palazzo di giustizia si era trovato ad affrontare diverse volte e, fino appunto a una quindicina di anni fa, spesso in concomitanza con le aste immobiliari, proprio come mercoledì 13 luglio. 

A telefonare al centralino del comando dei carabinieri e a quello della questura potrebbe essere stato chiunque. Intanto, in Procura è stato aperto un fascicolo: i primi reati ipotizzati sono quelli di interruzione di pubblico servizio e procurato allarme m la lista potrebbe anche aumentare.