Ritorno a Grosseto per guidare il IV Stormo

GROSSETO. È un ciclo che si conclude. Anzi, una nuova avventura cominciata proprio oggi, martedì 19 luglio, al Baccarini dove si è svolta la cerimonia del cambio di comando del IV Stormo. Dopo due anni, il colonnello Eros Zaniboni, ha lasciato la base e i suoi più di mille dipendenti, nelle mani di Filippo Monti, che proprio tra gli hangar della base grossetana ha cominciato la sua carriera da pilota. 

Passaggio di consegne davanti alla bandiera di guerra

È stata una cerimonia sobria quella che si è svolta questa mattina alla base militare di Grosseto, di fronte ai rappresentati delle istituzioni. C’erano la prefetta Paola Berardino, il questore Antonio Mannoni, il comandante provinciale dei carabinieri Giuseppe Adinolfi, quello della guardia di finanza Cesare Antuofermo e della polizia municipale di Grosseto Alessio Pasquini, il presidente della Provincia Francesco Limatola, il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna e il presidente del consiglio comunale Fausto Turbanti. 

Al centro dell’hangar, il passaggio del testimone tra i due colonnelli: Zaniboni, andrà a Roma, allo Stato maggiore dell’Aeronautica, dopo aver centrato alcuni importantissimi obiettivi. La croce di Cavaliere dell’ordine militare d’Italia consegnata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e le 70.000 ore di volo raggiunte dagli Eurofighter

«Questi due anni sono stati eccezionali – ha detto il colonnello Eros Zaniboni – Ho trovato una bella accoglienza da parte della città anche se non me la sono potuta godere troppo a causa del Covid. Non è stato facile, ma qua ho trovato donne e uomini molto preparati. Sono stati due anni intensi, un po’ per la pandemia e un po’ per la crisi in Ucraina, ma sono stati anche avvincenti e per me è stata un’esperienza professionale e umana insuperabile». 

Il passaggio delle consegne è avvenuto ovviamente davanti alla bandiera di guerra, di fronte al generale di Divisione aerea Luigi Del Bene, comandante delle Forze da combattimento. 

Un comandante “fatto in casa”

È arrivato a Grosseto nel 1998 come sottotenente e oggi ha varcato la porta dell’hangar con i gradi di colonnello. Romano classe 1972, Monti è diventato pilota militare sul T-38 nel 1998 e dopo la conversione operativa sull’F-104 nel 1999 al IV Stormo  ha servito come pilota operativo e istruttore per 15 anni, volando con F-104 presso il 10° Gruppo del 9° Stormo di Grazzanise, con F-16 ADF presso il 10° Gruppo del 37° Stormo di Trapani e con Eurofighter Typhoon presso il 20° Gruppo del 4° Stormo di Grosseto.
Ha partecipato a numerose esercitazioni e operazioni di Difesa Aerea in ambito Nazionale e NATO tra cui l’Operazione Unified Protector sulla Libia nel 2011.
Dopo questa fase operativa, è stato coinvolto nel Programma Eurofighter dal 2014 al 2020, gestendo lo sviluppo e il supporto del velivolo Eurofighter presso la Nato Eurofighter and Tornado Management Agency in Germania e come capo dell’Ufficio di programma Eurofighter al 4° Reparto dello Stato Maggiore Aeronautica.
Laureato in Scienze Aeronautiche all’Università Federico II di Napoli, ha conseguito la laurea magistrale in Scienze politiche all’Università degli Studi di Trieste. È titolato Issmi a seguito della
frequenza del 16° Corso Superiore dello Stato Maggiore Difesa Ha ricevuto il riconoscimento Distinguished Graduate alla National Defense University – Eisenhower School di Washington dove ha ottenuto il master di Scienze in National Resource Strategy.

Dal 2021 fino al 04 luglio 2022, colonnello ha diretto il Programma Eurofighter Kuwait presso il Joint International Programme Office dello Stato Maggiore Aeronautica.
Insignito della medaglia d’oro di Lunga navigazione aerea, della medaglia di bronzo di lungo comando, della Croce d’oro per anzianità di servizio, della medaglia Nato e del distintivo per la partecipazione all’Operazione Unified Protector in Libia, delle medaglie Nato per l’ex Jugoslavia e il Kosovo e del distintivo per le operazioni belliche caccia.
È qualificato Ufficiale di Guerra Elettronica, Istruttore di Tattiche Operative, Force Protection Leader, Project Manager e Consigliere giuridico nelle Forze Armate.
Ha più di 2500 ore di volo all’attivo volate sui seguenti velivoli: SF-260AM, T-37, T-38, TF-104GM, F104ASAM, F-16 A/B ADF, F-2000A/B.
È sposato con Silvia ed ha due figli, Tommaso ed Elena

Il suono delle sirene per l’addio ai tre ciclisti

GROSSETO. Per terra, in piazza Duomo, resta soltanto il segno rosso dei fumogeni accesi dopo che le salme di Roberto Seripa e di Nilo Naldini sono partite sui carro funebri. L’ultimo omaggio è stato quello che i tifosi del Grosseto hanno voluto tributare al loro amico Antonio Panico. Uno striscione, il coro da stadio

Il buio a mezzogiorno sulla strada 

Sono entrati uno dopo l’altro, i feretri dei tre ciclisti, dei tre amici morti nel tragico incidente di giovedì 14 luglio a Braccagni. Roberto Seripa, Nilo Naldini, Tony Panico forse per la prima volta si sono trovati uno accanto all’altro nella Cattedrale di Grosseto che lunedì 18 luglio non ce la faceva a contenere il dolore di chi ha dovuto dire addio troppo presto ai tre ciclisti. Le lacrime e i singhiozzi dei familiari, gli abbracci e le carezze si sono concentrate nelle prime file di panche. 

Poi, dietro, gli amici, i colleghi, i ciclisti, le persone con le quali i tre amici condividevano le loro passioni. Nessun rumore, durante la celebrazione, tranne quello, continuo e costante dei ventagli che servivano quasi più ad asciugare gli occhi dalle lacrime che per fare fresco. 

Rose rosse sul coperchio della bara di Seripa, fiori colorati su quello di Naldini, due maglie dell’US Grosseto, la sciarpa dei tifosi e il giubbino dell’Humanitas su quello di Panico: intorno a loro, le note della sonata n°2 in Si bemolle minore di Chopin. 

«Tiriamo fuori la fede cristiana che abbiamo dentro di noi – ha esortato subito il vescovo Giovanni Roncari – Ognuno ne avrà una propria alla quale attingere. Ora è il momento giusto per farlo». Poi il Vangelo di Luca e la rivelazione della resurrezione, quando, tre giorni dopo la morte di Gesù, gli apostoli trovarono la pietra del santo sepolcro spostato e nessun corpo dentro. «Quel buio a mezzogiorno che si legge nel Vangelo – ha detto il Vescovo –  lo hanno trovato i nostri amici durante un bellissimo momento di ricreazione. Il perché non lo sapremo mai. Possiamo soltanto oggi rendere gloria a Dio per qualche opera buona. Tutti potete trovare un motivo per ringraziare il Signore per la loro vita. Il fatto che li abbiate conosciuti, che abbiate condiviso con loro tre un pezzo di questo viaggio è un motivo per rendere grazie. È buono, è bello, è dignitoso. Ora dobbiamo trovare dentro di noi il motivo di vivere».

In migliaia per l’ultimo saluto ai tre amici

Due ali di volontari delle associazioni, subito fuori dal Duomo, hanno circondato la piazza e i tre carro funebri come se si trattasse di un abbraccio. Quando le bare hanno varcato, una dietro l’altra, il portone della Cattedrale, le sirene delle ambulanze hanno cominciato a suonare

Chi aveva trattenuto le lacrime fino a quel momento, è scoppiato in un pianto liberatorio che si è trasformato in un attimo in un grande applauso. Un rumore, quello del battito delle mani delle centinaia di persone che erano in piazza che sembrava voler mandare un messaggio a Roberto, ad Antonio, a Nilo: siete e resterete sempre con noi. 

Poi, uno dopo l’altro, le auto delle agenzie di onoranze funebri, sono sfilate via lasciando in piazza soltanto il dolore, la disperazione e il ricordo. 

Il pensiero rivolto a De Nunzio

La folla commossa che lunedì 18 luglio si è fermata per salutare i tre amici non si è dimenticata di chi ancora oggi lotta tra la vita e la morte nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Careggi a Firenze. 

Tommaso De Nunzio, 66 anni, è stato caricato su Pegaso subito dopo il terribile incidente di Braccagni. Le sue condizioni sono stabili. Nel bisbiglio dentro e fuori dal duomo, tante parole erano rivolte a lui. E anche la speranza dei tanti amici, che aspettano soltanto il giorno di poterlo riabbracciare. 

 

Cadavere nel fiume, è di un 70enne – IL VIDEO

I mezzi delle forze dell'ordine sul punto del ritrovamento

GROSSETO. È di un settantenne di Grosseto, che viveva da solo, il cadavere dell’uomo trovato domenica 17 luglio nella prima golena dell’Ombrone, in zona Polveraia, a tre chilometri e mezzo dalla foce del fiume. 

Nelle tasche degli abiti ormai quasi mangiati dall’acqua, i carabinieri della stazione di Alberese intervenuti appena ricevuto l’allarme, hanno trovato un documento dell’uomo.

Il corpo in avanzato stato di decomposizione

Il cadavere dell’uomo era in avanzato stato di decomposizione. Domenica mattina, intorno alle 10.30, alcuni pescatori che avevano scelto quell’oasi di pace a poche centinaia di metri dalla villa di Ferragamo, hanno visto qualcosa nell’acqua. Quando hanno capito che si trattava del corpo di un uomo hanno avvisato subito le guardie del parco che si sono precipitate sul posto, allertando i vigili del fuoco e i carabinieri. 

C’è voluto poco più di un’ora per recuperare il corpo, che era vicino all’argine, e consegnarlo al personale della San Lorenzo, che lo ha accompagnato all’obitorio. Sul corpo verrà fatta l’ispezione cadaverica. 

I carabinieri, appena trovati i documenti del settantenne, che viveva solo a Grosseto, hanno avvertito i familiari dell’uomo. Non era stata presentata alcuna denuncia di scomparsa nei giorni precedenti. L’uomo sarebbe infatti morto da alcuni giorni, ma la data e eventualmente la causa, saranno stabiliti grazie agli accertamenti medico-legali disposti. 

Il suono delle sirene per i tre ciclisti – IL VIDEO

GROSSETO. La piazza gremita di biciclette, le sirene della moto della polizia municipale prima e dell’ambulanza dopo, le campane che suonano a morto. Grosseto si è fermata per ricordare i tre ciclisti rimasti uccisi nel terribile incidente di giovedì 14 luglio a Braccagni. 

La piazza invasa dalle due ruote

Trecento, forse qualcuno in più. Tutti con la tuta e il caschetto addosso, con la due ruote in mano e gli occhi pieni di lacrime. Si sono ritrovati sotto al Comune, dove pochi minuti dopo sono arrivati i rappresentanti della giunta e del consiglio comunale. 

I familiari delle vittime, anche loro presenti in piazza, hanno ricevuto l’abbraccio del sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna che ha parlato dal sagrato del Duomo. Sarà qui, probabilmente già lunedì, che saranno celebrati i funerali di Antonio Panico, Roberto Seripa e Nilo Naldini. Accanto al primo cittadino, il consigliere comunale di maggioranza Alfiero Pieraccini, anche lui ciclista, anche lui con la tuta d’ordinanza addosso. A far suonare la sirena della moto della polizia municipale, Enrico Guazzini, l’agente che giovedì mattina era in testa alla carovana dei ciclisti, rimasto vivo per miracolo. 

«Sarebbe potuto accadere a ognuno di noi – ha detto il primo cittadino – la colpa non è di un nessuno, è successo. Questa è la vita». Il sindaco, che ha parlato dal sagrato senza nemmeno l’aiuto del microfono, ha ricordato le quattro vittime di questa immane tragedia, i tre ciclisti travolti e l’anziano che era al volante, Mario Fiorilli, deceduto probabilmente a causa di un malore e Tommaso De Nunzio, che lotta tra la vita e la morte a Careggi dove questa mattina è stato sottoposto ad altri esami diagnostici. Resta gravissimo, ma le sue condizioni sono stabili. 

Non è servita l’amplificazione, per far arrivare le parole del primo cittadino dritte al cuore di chi era in piazza. Pieraccini ha chiesto di rispettare un minuto di silenzio in segno di lutto. La piazza è ammutolita, si sono sentiti soltanto gli squilli di qualche cellulare. Quelle telefonate, però, non hanno ricevuto risposta: la mente e il cuore era tutta rivolta ai tre ciclisti usciti da casa giovedì mattina per fare un giro, come spesso accadeva. Poi, è successo l’inspiegabile. E ora, resta solo il dolore per quelle quattro morti. 

 

 

 

 

 

 

«Siamo anarchici, c’è una bomba» – LE FOTO

GROSSETO. «Siamo anarchici, abbiamo messo una bomba in tribunale». La telefonata al centralino del comando dei carabinieri e della questura di Grosseto è arrivata intorno alle 9.30 di mercoledì 13 luglio, quando il palazzo di giustizia di Grosseto era già pieno di persone. Giudici, cancellieri, sostituti procuratori, avvocati, un detenuto, personale della polizia penitenziaria, forze dell’ordine, personale della vigilanza privata. In programma c’erano diverse udienze e c’erano anche le aste immobiliari. Che, ovviamente, sono state rimandate. 

La telefonata al centralino

La telefonata non è arrivata al Numero unico per l’emergenza, ma è arrivata al centralino del comando dei carabinieri e della questura. I due operatori, hanno risposto a un numero anonimo: in entrambi i casi, l’uomo che ha chiamato, ha detto soltanto quella frase: «Siamo anarchici, abbiamo messo una bomba in tribunale». Poi ha riattaccato. 

Non avendo chiamato il 112 la telefonata non è stata registrata. Potrebbe essere stata fatta da ogni parte della città e probabilmente, è partita da una cabina telefonica. Saranno i carabinieri del nucleo investigativo a svolgere le indagini. La procura ha infatti aperto un fascicolo, per ora contro ignoti, e i militari, come primo atto d’indagine, hanno già chiesto i tabulati delle telefonate arrivate al loro centralino e a quello della questura. 

L’allarme è arrivato immediatamente alla presidente del tribunale Laura Di Girolamo, che ha dato l’ordine di evacuazione. In pochi minuti il tribunale si è svuotato e giudici, pm, avvocati, personale delle cancellerie, sono usciti e si sono messi a seguire le operazioni restando in piazza Albegna. 

La strada di fronte all’ingresso del palazzo di giustizia è stata transennata e a controllare che nessuno si avvicinasse sono arrivati gli agenti della polizia municipale

Tutte le stanze passate al setaccio 

Poco per volta, sono arrivati davanti al tribunale i militari dell‘Aeronautica con le unità cinofile. Il primo a entrare nell’edificio è stato Zidane, un malinois addestrato per fiutare gli esplosivi. Poi sono arrivati anche i cani dei carabinieri e quelli dell’Esercito, che hanno mandato sul posto anche personale del Genio. Tutto personale specializzato in questo tipo di attività che uno dopo l’altro è entrato nell’edificio per verificare che quell’allarme fosse infondato

Nel palazzo di Giustizia non è stato trovato alcun ordigno. Intorno alle 13, una volta bonificato tutto il tribunale, l’attività è ripresa

Erano almeno 15 anni che il palazzo di giustizia non veniva evacuato per un allarme bomba. Una situazione, quella di stamani, che il personale del palazzo di giustizia si era trovato ad affrontare diverse volte e, fino appunto a una quindicina di anni fa, spesso in concomitanza con le aste immobiliari, proprio come mercoledì 13 luglio. 

A telefonare al centralino del comando dei carabinieri e a quello della questura potrebbe essere stato chiunque. Intanto, in Procura è stato aperto un fascicolo: i primi reati ipotizzati sono quelli di interruzione di pubblico servizio e procurato allarme m la lista potrebbe anche aumentare. 

 

 

Allarme bomba in tribunale, tutti evacuati

L'evacuazione del tribunale

GROSSETO. Allarme bomba in tribunale a Grosseto, intorno alle 9,30.I locali sono stati evacuati.In questo momento sono in corso le verifiche.L’allarme è partito da due telefonate in sequenza, prima ai carabinieri, poi alla polizia.Al momento si attende l’arrivo dei cani addestrati alla ricerca di ordigni.

I vigili urbani sul posto
I vigili urbani sul posto
Gli artificieri dell’Esercito, le unità cinofile dell’Aeronautica e dei carabinieri sono entrati nel palazzo di giustizia di Grosseto e stanno controllando tutto l’edificio.L’attività del tribunale è stata interrotta subito, appena carabinieri e polizia hanno ricevuto l’allarme.

Raccolta delle olive senza stress con l’avvolgitelo

GROSSETO. Lo sapevate che esiste un rullo avvolgitelo per la raccolta delle olive? È lo speciale attrezzo nato dall’esperienza e dalla pratica, quella che da sempre contraddistingue la rivendita di ricambi per macchinari ed attrezzature, la S.e.r.a. Meoni di Luigi Carnazza di Grosseto, ha realizzato l’avvolgitore idraulico del telo per olive.

Un’innovazione che in agricoltura mancava. E che è nata da un’intuizione di Luigi, anche lui olivicoltore,  che si è sempre reso conto dell’immensa fatica che si fa a raccogliere le olive. 

Vent’anni fa, Luigi e i suoi figli, hanno avuto un’idea che poi è stata copiata ovunque. Ma che porta la targa “made in Grosseto”.

 

Questo avvolgitore idraulico è un macchinario agricolo di produzione propria, che serve nella raccolta delle olive ma anche di noci o nocciole, insomma, per ogni coltivazione che richiede il l’utilizzo di teli per raccogliere i frutti.

Il macchinario agevola le operazioni che sono solitamente svolte a mano come tendere e stendere i teli. L’attacco può essere a forca o a terzo punto posteriore.

Ma come funziona il nuovo macchinario?

Il telo viene fissato ai lati del macchinario, così può essere avvolto e allo stesso modo srotolato per essere messo sotto l’albero da cui raccogliere i frutti. Così il telo può rimanere sempre sotto il controllo della macchina. Trasportarlo, avvolgerlo e srotolarlo saranno operazioni ben più facili e veloci di quelle fatte solitamente a mano. Nella raccolta delle olive, ad esempio, regine dei nostri autunni maremmani, dallo spostamento tra gli alberi al raggruppamento delle drupe, il rullo risulterà uno strumento molto utile in tutte le operazioni sul campo.

Una storia lunga settant’anni

La S.E.R.A, Società Emporio ricambi agricoli, nasce dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Fin dall’inizio, l’azienda si è occupata dei ricambi agricoli, ed è stata la prima in Maremma a offrire questo servizio.

Nata grazie alla lungimiranza di Carnazza che aveva previsto da subito il grande sviluppo agricolo che la Maremma aveva in quegli anni, la Se.r.a. forniva ricambi agricoli per attrezzi. E ovviamente l’azienda si è innovata fino ad arrivare ai giorni nostri ed esser leader nel settore.  

Nel 2014, la società si è fusa con la ditta Meoni: Luigi ha infatti sposato Tiziana e così è nata la S.E.R.A Meoni. Poi, sono entrati i loro due figli, Claudio e Margherita Carnazza con la moglie Ilaria e il marito Leonardo .

Un’azienda, la Sera Meoni, che è cresciuta anche grazie a un altro fattore importantissimo: la passione e la dedizione che gli ottimi dipendenti hanno da sempre dimostrato nei confronti della società per la quale lavorano. 

Informazioni

S.e.r.a Meoni

Via Pisa 46 Grosseto

Tel. 056423369


Offese al sindaco e al questore davanti al Comune

GROSSETO. Questa volta, la protesta dell’uomo arrestato per aver vandalizzato più volte il cavallino di Marina di Grosseto, è arrivata nel cuore della città. Mentre in piazza Dante c’era una scolaresca, lui si è presentato con il totem esposto altre volte davanti al tribunale e qualche settimana fa anche davanti alla libreria Chelliana. Con due cartelli, entrambi offensivi, nei confronti del sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna e del questore Antonio Mannoni

 

Interviene il carroattrezzi

È arrivato con la sua bicicletta che trainava il carrello sul quale è installato un totem, completo, questa volta, anche di una bombola del gas con sopra un messaggio: «Cerco avvocato, urgente. Contro (secondo me), la malattia giuridica grossetana e i suoi rispettivi 4 sindromi». E tra queste, ha elencato anche la sindrome delle Winx, le fatine dei cartoni animati. 

Un messaggio delirante, come quello esposto di nuovo sul totem, dove si leggeva «Putin nel comune». 

Gli agenti della polizia municipale di Grosseto sono intervenuti subito. L’uomo, che era stato raggiunto da un provvedimento di Daspo emesso proprio dal questore di Grosseto, che gli vieta di frequentare il centro di Marina di Grosseto,  si era allontanato lasciando lì il totem mentre in piazza Dante è arrivato il carroattrezzi per rimuoverlo. Ora si trova nel deposito giudiziario: nel caso in cui il suo proprietario si presentasse per riprenderlo, dovrà pagare. E in quel caso, sarà di nuovo identificato. 

Ciclismo, a Gavorrano il campionato regionale esordienti

BAGNO DI GAVORRANO. Grande spettacolo di ciclismo nel 2° Memorial Jonny Venturi, prova unica del campionato regionale categoria esordienti, che si è corso a Bagno di Gavorrano. Organizzato dal Free Bike Pedale Follonichese 1956, con Giancarlo Donati responsabile della manifestazione, il coordinatore Giacomo Bandini e il direttore di gara Paolo Maraffon tra gli altri, due le gare in programma: gli esordienti 1 hanno affrontato il circuito su circa 35 chilometri, mentre gli esordienti 2 hanno gareggiato su circa 41 chilometri. Molti i ritiri per il gran caldo.

A vincere sul traguardo di via Marconi nel centro di Bagno di Gavorrano, e diventare il neo campione toscano esordienti per il primo anno, è stato Leonardo Pavi Degl’Innocenti dell’Uc Empolese, mentre per gli esordienti al secondo anno ha vinto Diego Morena dell’Olimpia Valdarnese.  

La cronaca delle gare

La prima gara, un circuito non facile di 5,900 km da ripetere sei volte con arrivo in leggera salita, ha visto battagliare Pavi Degl’Innocenti, figlio d’arte con il padre Dimitri dilettante professionista e il fratello Giulio che corre negli allievi, in volta su 4 compagni di fuga: alle sue spalle Luci e Agnini in quasi un’ora di corsa. Per il fiorentino Degl’Innocenti è stato il terzo successo stagionale. I tre faranno parte della squadra della Toscana che sabato 9 luglio gareggerà a Darfo Boario Terme, per il Campionato Italiano con la guida del tecnico regionale Roberto Moretti.

Il passaggio sul traguardo

Nella seconda gara (classe 2008) con un giro in più del circuito, ha invece vinto a sorpresa, ma meritatamente, Diego Morena dell’Olimpia Valdarnese che non aveva ottenuto in precedenza risultati di rilievo. A decidere lo strappo finale in salita: Morena ha anticipato di pochi secondi Mezzasalma, Di Riccio, Casini, Menici, Papi, Paladini, Saccocci, Giganti e Parigi. Per il secondo anno consecutivo l’Olimpia Valdarnese porta a casa la vittoria. Molti i ritiri, come nella prima prova.

A premiare i vincitori il vice presidente del Crt Mauro Renzoni che ha consegnato la maglia di Campione Regionale.

Ecco gli ordini d’arrivo

Esordienti 1° sulla distanza di 35,500 km, 79 iscritti, 65 partiti, 36 al traguardo. L’ordine d’arrivo: 1° Leonardo Pavi Degl’Innocenti (Uc Empolese) in 56’00, poi tutti con lo stesso tempo, 2° Lorenzo Luci (Velo Club Empoli), 3° Edoardo Agnini (Team Valdinevole), 4° Duccio Kovatz (Coltano Grube), 5° Niccolò Nieri (Bessi Calenzano), 6° Gabriele Pierazzuoli (Montecarlo), 7° Marco Canziani (Gs Butese), 8° Michele Folegnami (Montecarlo), 9° Giuseppe Seminara (Milleluci), 10° Marco Migheli (Velo Club Empoli).

Esordienti 2° sulla distanza di 41,200 km, 66 iscritti, 64 partiti, 27 al traguardo. L’ordine d’arrivo: 1° Diego Morena (Gs Olimpia Valdarnese) in 1 ora 10’,00, 2° Massimo Mezzasalma (Team Valdinevole) a 5”, poi tutti con lo stesso tempo, 3° Alejandro Di Riccio (Team Valdinevole), 4° Giacomo Casini (Pedale Toscano Ponticino), 5° Pietro Menici (Gs Borgonuovo), 6° Ruben Papi (Sancascianese), 7° Guido Paladini (Appenninico), 8° Tommaso Saccocci (Pedale Toscano Ponticino), 9° Davide Giganti (Albergo Del Tongo), 10° Marco Parigi (Appenninico).

Le parole di Mauro Giusti

L’ex sindaco di Gavorrano Mauro Giusti ha voluto salutare il ritorno delle gare di ciclismo in paese con un bel post su Facebook. «È stata una bella giornata di sport oggi a Bagno di Gavorrano. Dopo 30 anni il ciclismo di base è tornato, con il campionato regionale esordienti, primo e secondo anno. Mi sono tornate alla mente molte persone che oggi non ci sono più e che nel passato hanno fatto tanto per questo sport e per questo paese. Aderio Tosi in primis, Franco Macii, le oreficerie Vasco Duranti e Demo Francardi, ho rivisto Staco, e ho potuto salutare molti direttori sportivi conosciuti nelle numerose corse. Mi è tornato alla mente Arnaldo con le sue compagne di cucina che ospitavano alla Casa del Popolo atleti e genitori con prelibati piatti. E gli atleti e i genitori sono stati ricevuti, nella rinnovata sede della Casa del Popolo, da una nuova generazione di attivisti, che hanno preso l’impegno di far rinascere l’attività sportiva, culturale e ricreativa. Io, come allora, e fino a che le forze mi reggeranno, porterò il mio contributo nell’interesse dello sport».

Dalla Maremma a Venezia, il nuovo singolo di Bigozzi

GROSSETO. La naturalezza di Alessandro Bigozzi torna con un nuovo iconico singolo. Tornano anche i suoi sogni e i suoi mondi, con una nota di ritmo in più questa volta. Fenice, il suo nuovo singolo disponibile anche su Spotify, ha anche un video Youtube dedicato. La canzone parla di rinascita ed esce dallo scrigno degli affetti personali del giovane cantautore per abbracciare tutti: è un inno da condividere e, perché no, anche ballare.

In poco tempo Fenice è già il brano più ascoltato di Bigozzi su Spotify.

Nato da un sogno

L’idea, e quindi la canzone, nasce da un sogno di Alessandro. «Un sogno in cui c’era mia nonna – racconta – venuta a mancare nel 2020, ero molto legato a lei. Non ricordo se c’era anche mio nonno, ma ricordo che in quel sogno la nonna mi diceva di andare a Venezia».

Alessandro Bigozzi nell’immagine ufficiale scelta per il singolo “Fenice”

Il titolo”Fenice” compare all’inizio e non si stacca mai, col suo colore rosso e la sua simbologia, dalla clip girata dall’amico Francesco Nisi. «Sono molto legato alla mitologia classica – dice Bigozzi – la fenice rinasce dalle proprie ceneri. Il gran teatro la Fenice poi è il più prestigioso della città di Venezia, che si è rivelata la meta giusta per questa canzone già in cantiere da tempo».

La copertina di Fenice

Il colore rosso, uno dei punti focali del lavoro, è stato scelto da Bigozzi come quello che meglio poteva rappresentare tutta la canzone. In altri suoi video altre sono state le tonalità ricorrenti, dal bianco all’arancione: questa volta però ha vinto l’immediatezza di uno dei tre colori primari. «Ho avvertito istintivamente che dovesse essere usato questo colore. Volevo che si creasse appunto un filo rosso che percorresse tutto il video – racconta – Il rosso rimanda all’amore e alla passione, ma in questo caso anche alla forza della rinascita».

Il video tra Castiglione della Pescaia e piazza San Marco

Il video di “Fenice” è il primo che Bigozzi realizza con la sola compagnia di Nisi. Partiti in macchina da Grosseto, hanno avuto modo di girare anche in piazza San Marco. Nel video si mostra tutta vuota e silenziosa, perché le riprese sono state fatte (volutamente) subito dopo la sveglia delle 5. La clip non segue una storia precisa, ma punta soprattutto al coinvolgimento anche con la danza.

Alla parte ballata sulla spiaggia (del bagno le Cannucce, Castiglione della Pescaia) ha partecipato la scuola “Arte Danza” diretta da Alessandra Taviani, la mamma di Alessandro.

Nel video anche l’amica Ilenia Garofalo. «Ilenia è una ragazza grossetana e una mia cara amica – racconta Bigozzi – Ho voluto coinvolgerla perché, oltre ad essere bellissima, nel 2019 ha subito un bruttissimo incidente, e per me rappresenta un fantastico esempio di rinascita, elegante e resiliente è una vera fenice».

Una canzone inno alla rinascita

Il singolo, prodotto da Alex Marton, è dedicato al periodo che l’Italia e il mondo in generale stanno vivendo, ma Alessandro non ha mai abbandonato il punto di contatto con i suoi affetti più cari. «È pensata per tutti, vorrei fosse una sorta di inno alla vita, anche per questo il ritmo è diverso dalle precedenti che ho scritto e musicato: è più ballabile – racconta – L’altra mia nonna, Gianna, (paterna) mi disse “Ti prometto che se fai una canzone ballabile una volta che ritorno la ballo anche io”, direi che la canzone fa onore anche alla sua promessa».

Alessandro Bigozzi a Venezia durante le riprese del video

Il testo porta legata a sé una musica leggera e orecchiabile, senza comunque lasciare da parte i contenuti, che toccano appunto un po’ tutti.

La canzone varia dalle solite corde toccate da Bigozzi. Fenice, con influenze urban, raggruppa un mix di stili che forse Alessandro qualche anno fa non sentiva molto suoi. Ora però, inaugurata una nuova fase di sperimentazione, è pronto ad uscire da quella che chiama la sua “comfort zone”, giocando con nuove sonorità. «Testo e musica di Fenice, li ho comunque scritti io – precisa Alessandro – mi riconosco in questo stile decisamene più ballabile. Sento che ora il mio percorso musicale possa passare anche per questa fase di sperimentazione». La sua attitudine a comporre e produrre lui stesso la propria musica, potrà sicuramente aiutarlo in questo suo processo di scoperta di nuove sonorità.

Il “dopo Fenice”

La notte per Alessandro è il periodo migliore della giornata per la creazione, dove il silenzio si colora con la musica che esce dagli strumenti. Ora la sua concentrazione si focalizza sullo studio e sul lavoro che svolge nei poli museali di Scarlino e Populonia, ma molti inediti preparati nelle giornate e nelle notti calme, sono già pronti. «Mi piacerebbe sottoporre a qualche casa discografica il mio progetto artistico, che ora è delineato – conclude Alessandro – e magari riuscire a stringere qualche collaborazione. Sono soddisfatto del lavoro fatto finora, poi se diverrà il lavoro della mia vita questo non lo so, ma il fatto di avere questa passione come compagna di vita, è per me una grande forza, la musica è una grande amica».

Alessandro Bigozzi