71 minori scomparsi in meno di un anno

GROSSETO. Spariti nel nulla, inghiottiti dal buio. Giovani, soprattutto, la maggior parte non ancora maggiorenni. Inghiottiti dal buio che avvolge il loro destino e che getta un’ombra di angoscia e dolore nei loro familiari, che sono a casa a disperarsi. 

Oggi in tutta Italia ricorre la giornata dedicata alle persone scomparse: a Grosseto, nell’ultimo anno, i casi di scomparsa denunciati alla Prefettura, l’organismo che coordina il Piano di ricerche, sono stati 94. 

La campagna per le persone scomparse

È una giornata importante, quella del 12 dicembre. Perché la giornata dedicata alle persone scomparse tocca uno di quei problemi che desta maggior allarme. L’allontanamento, quasi sempre volontario, da parte di persone che non riescono a trovare pace nel luogo in cui si trovano. Giovani, giovanissimi. La maggior parte – dicono i numeri della Prefettura di Grosseto, non ancora maggiorenni. 

Ragazzine e ragazzini italiani e stranieri, adolescenti spesso ospiti delle case di accoglienza della provincia. 

I numeri raccontano una realtà difficile: dal 1° gennaio 2023, le persone per le quali è stata presentata denuncia di scomparsa sono state 94. Soltanto 23 di loro erano adulti. Persone che soffrono di problemi di salute, che si allontanano dalle loro famiglie o dal luogo che li ospita. 

71 di loro, nell’ultimo anno, non aveva compiuto ancora 18 anni. L’ultimo caso ha riguardato due bambini fuggiti da scuola. Uno ritrovato subito, l’altro dopo qualche giorno nella sua città d’origine. 

Il Commissario Straordinario del Governo per le persone scomparse ha divulgato proprio oggi, martedì 12 dicembre, una campagna prodotta dal Dipartimento per l’informazione e l’editoria in occasione della Giornata dedicata per sensibilizzare i cittadini sul tema delle persone scomparse, promuovere la collaborazione delle persone interessate e far conoscere le attività del commissario.

Morta per scappare dall’istituto

In questa storia fatta di tantissime ombre, la peggiore di tutte è senza dubbio quella della sedicenne morta dopo essere precipitata dal balcone dell’istituto dov’era stata accolta. 

Non voleva più restare lì, voleva andare via con il suo fidanzatino. Ha deciso di calarsi dal balcone del secondo piano utilizzando una corda che si è spezzata. Dopo sei mesi, per lei, non c’è stato nulla da fare. Non ha fatto nemmeno in tempo a scomparire, lei. Non ha dato modo ai suoi genitori di presentare la denuncia e nemmeno alla Prefettura di attivare il Piano per la ricerca degli scomparsi. È successo tutto prima. 

Come lei, altri settantuno minorenni sono scappati, chi da casa, chi dalle strutture nelle quali erano ospitati. Ragazzini, spesso migranti, arrivati in Italia senza famiglia e senza documenti. Ragazzini che è difficile, poi trovare. 

Il Piano della Prefettura c’è e funziona

Che il Piano per la ricerca delle persone scomparse messo a punto dalla Prefettura funzioni bene, lo dimostrano i numeri. Nell’ultimo anno, è stato attivato 9 volte e 9 volte ha avuto successo: le persone sono state trovate e riportate alle loro famiglie. 

Il funzionamento del Piano, seppure nella sua complessità, è semplice: la Prefettura dopo aver diramato una nota a tutte le forze dell’ordine, organizza il coordinamento delle ricerche a seconda del luogo della scomparsa della persona per la quale è stata presentata denuncia. 

Per l’attivazione del piano servono alcuni requisiti specifici: che ci siano fattori di rischio, che si tratti di minori o di persone che hanno problemi di natura psico-fisica. 

Sotto la guida della prefetta Paola Berardino, quest’anno, è stato fatto en plein: 9 attivazioni del Piano, 9 persone riportate a casa, tre la quali anche diversi minori. L’importante, sottolineano in Prefettura, è denunciare subito la scomparsa di un proprio caro. 

Scomparsa o omicidio?

Dolore che si mischia ad orrore. Succede, qualche volta, nei casi di scomparsa. È successo anche nella nostra provincia, dieci anni fa, quando fu denunciata la scomparsa di Francesca Benetti, l’insegnante lombarda di 55 anni che aveva scelto di vivere a Follonica. 

Il suo è stato un caso di omicidio senza però trovare più il suo corpo. Per la morte di Francesca, il custode di Villa Adua, Antonino Bilella, è stato condannato all’ergastolo. 

Di Francesca non è mai stato trovato il corpo, così come di Antonio Proia, 83enne scomparso nel bosco del Martellino a Valli. Era insieme ai suoi familiari a cercare funghi, in un terreno a due passi dall’Aurelia. Non è mai stato ritrovato. 

 

 

 

 

La falegnameria del futuro con le macchine di Ofec

Alcuni macchinari Ofec

di Lina Senserini

BACCINELLO (Scansano). Un paese di poche anime, sugli ultimi contrafforti del Monte Amiata, cresciuto intorno alle miniere di lignite nei primi del 900, abbandonato alla fine dell’attività estrattiva. Eppure  conosciuto in tutto il mondo perché nascondeva nelle sue viscere l’eccezionale scheletro fossile di un Oreopithecus bambolii, il più antico antenato dell’uomo.  

Baccinello, nel comune di Scansano, a dispetto delle sue dimensioni e dei suoi appena 200 abitanti, ospita anche un’altra eccellenza: la Ofec srl, un’azienda artigianale a conduzione familiare, leader internazionale nella realizzazione di macchinari per la lavorazione del legno.

Nel dettaglio contornatrici, fresatrici e altre macchine particolari, interamente pensate, progettate e costruite nei capannoni del piccolo paese, utilizzando le soluzioni più pratiche e originali che spesso si sono rivelate importanti novità nel settore.

Sono realizzate su misura per il cliente, che può essere la falegnameria artigianale o la grande azienda su scala industriale nazionale. 

Ofec srl: da 60 anni leader nella produzione di centri di lavoro a controllo numerico

La Ofec è stata fondata nel 1963 da Franco Ferrari e qui è rimasta, nella sede storica poco sopra al letto del torrente Trasubbie, al termine della strada lungo la quale si trovano le vecchie case dei minatori. Un’eccellenza che sarebbe più facile immaginare nelle periferie industriali delle città, vicine alle grandi vie di comunicazione, ma che invece si trova da sempre in questa piccola frazione, dove peraltro dà lavoro a 16 dipendenti. 

«Mio nonno Franco aveva una falegnameria qui a Baccinello, insieme ai fratelli. Era un uomo dinamico, pieno di idee e di iniziative», racconta Nicola Ferrari, 33 anni, che insieme al padre Riccardo (progettista-ideatore delle macchine), al fratello Filippo, allo zio Marcello e ai cugini Walter Moretti e Fabiana Ferrari, manda avanti l’azienda.

Lo staff di Ofec
Lo staff di Ofec

«Così, quando negli anni 60, il boom economico fece aumentare la richiesta di beni di consumo, tra cui anche mobili e arredamento, si mise a studiare un modo per produrre in serie i pianali in legno per le sedie. Essendo molto dotato per la meccanica, riuscì ad assemblare una piccola contornatrice, l’antenata di quelle che noi costruiamo oggi. Per la precisione una macchina a tavola rotante per la produzione di sedute in multistrato. Realizzava nella metà del tempo il doppio del prodotto, finito e pronto per essere montato sulla sedia».

Un’autentica rivoluzione che lanciò rapidamente l’attività sul mercato del mobile, con un aumento esponenziale di domanda e di lavoro. Franco Ferrari, quindi, si staccò dalla falegnameria di famiglia e fondò la Ofec. 

La contornatrice di Franco Ferrari
La contornatrice inventata di Franco Ferrari

Franco Ferrari, il pioniere delle contornatrici meccaniche

«Sul nome – riprende Nicola – ci sono due scuole di pensiero, mai del tutto chiarite. La prima è che sia l’acronimo di Officina fresatrici e contornatrici, la seconda, invece, Officina Ferrari e company, con la “e” al posto della “&”. Questa è una curiosità che ci piace raccontare, ma il punto vero è che mio nonno è stato un vero e proprio pioniere, uno dei primi in quegli anni ad avere il concetto della meccanizzazione spinta del lavoro, anche per le attività artigianali».

Grazie all’intuizione del suo fondatore, la Ofec si piazzò immediatamente da leader su questo nuovo mercato e vi rimase per oltre 20 anni. Poi, nell’ultimo decennio del secolo ci fu un nuovo passo avanti, con l’arrivo dell’elettronica, che nel giro di poto tempo ha portato l’azienda nel mondo del 4.0.

Ogni macchina è progettata e realizzata in azienda

«Non solo – riprende Nicola – ma in quel periodo abbiamo cominciato a mettere a punto ulteriori modelli di macchine anche per altre tipologie di lavorazioni, soprattutto nel settore del legno. Il punto di forza della Ofec, con mio nonno prima e con noi dopo, è la dinamicità, unita alla capacità innovativa: personale specializzato e macchinari all’avanguardia permettono di soddisfare con massima cura le specifiche esigenze della domanda, in forza di una produzione sempre su misura, nella quale l’artigianalità si fonda con la più moderna tecnologia», aggiunge.

«Per la parte elettronica e informativa, ci avvaliamo della collaborazione di tecnici specializzati, ma per tutto quanto riguarda la meccanica, dalla carpenteria alla verniciatura di un macchinario, è frutto del nostro lavoro insieme ai nostri dipendenti», precisa.

La countouring pentax e il pantografo che “ritaglia” i disegni su materiale multistrato 

La produzione verte in particolare su tre macchinari: l’evoluzione della contornatrice di nonno Francesco, ovvero la serie della Countouring pentax, utilizzata nei vari modelli per la rifinitura in serie dei lavelli in materiale sintetico. Attraverso un sistema di frese e foratrici, i lavelli grezzi vengono ripuliti da eventuali sbavature e lisciati, poi vengono fatti i fori per le viti, lo scarico, i rubinetti e il troppo pieno. A quel punto sono pronti per tornare al mobilificio per essere montati sulle cucine.

Gli altri macchinari messi a punto da Ofec sono le fresatrici-pantografo a CNC, adatte a una vasta gamma di contesti produttivi, dalla piccola alla grande industria. «macchine che offrono una precisione millimetrica nel taglio, foratura e fresatura dei materiali, consentendo una lavorazione uniforme», spiega Nicola.

«La programmabilità avanzata, inoltre, permette una dettagliata personalizzazione e apre la strada a una maggiore creatività nella progettazione. I macchinari si collocano ai vertici, soprattutto nel settore del taglio nesting per i fusti», aggiunge.

«Facciamo anche altri prodotti, come avvitatrici e foratrici, ma il core business sono le contornatrici e il pantografo. Il nostro plus, quello per cui i clienti ci cercano e tornano è la componente artigianale del nostro lavoro. Siamo in grado di fare macchine “su misura”, come un vestito di sartoria, per le imprese e i laboratori artigianali che ce ne fanno richiesta. Alcune macchine sono uniche, perché nessuna di essa è fatta in serie.



Ofec S.R.L. Moulding & Contouring

Logo Ofec

Via della Stazione, snc, 58054 Baccinello GR
  0564594036 – Fax 0564594728

info@ofec.it
http://www.ofec.it/






«Denuncia archiviata, ora vogliamo le scuse» – IL VIDEO

La seduta del consiglio comunale di follonica

FOLLONICA.  L’occasione dell’ultimo consiglio comunale di Follonica, che si è tenuto mercoledì 29 novembre, è stata presa al volo dai consiglieri di minoranza per ricordare e commentare pubblicamente l’esito della denuncia fatta nei loro confronti da parte del sindaco Andrea Benini e del segretario comunale Michele D’Avino.

Nello specifico Charlie Lynn e Daniele Pizzichi infatti erano stati denunciati nel giugno scorso in merito alle numerose interrogazioni e richieste di documenti che avevano presentato nel periodo maggio-novembre 2022. 

Interrogazioni che, secondo i denuncianti, rallentavano l’espletamento delle normali funzioni amministrative degli uffici comunali, in special modo di quello dell’urbanistica, edilizia e Suap.

Denuncia archiviata

A ottobre, la denuncia contro Lynn e Pizzichi, è stata archiviata dalla Procura. 

Scrive il pm che «dall’attività di indagine svolta non emergono elementi di prova che legittimino un proficuo esercizio dell’azione penale la condotta degli indagati». 

E ancora: «non pare sorretta dall’intenzione di turbare la regolarità di funzionamento degli uffici, quanto piuttosto dalla volontà di svolgere delle verifiche su plurime pratiche edilizie gestite dall’Ente locale nell’assolvimento dei propri compiti istituzionali di consiglieri comunali».

Scuse pubbliche

Una sentenza che non lascia dubbi sulla regolarità dell’attività svolta dai consiglieri. Proprio per questo Pizzichi e Lynn hanno chiesto pubbliche scuse al sindaco e al segretario.

Nel frattempo, come segno di protesta, tutti i consiglieri di minoranza hanno abbandonato l’aula. A discutere i punti all’ordine del giorno sono rimasti solo i consiglieri di maggioranza. 

La protesta dell’opposizione

Ad oggi, le scuse ai consiglieri non sono arrivate. «Per questo, tutta quanta l’opposizione ha ritenuto compiere simbolicamente un gesto forte di protesta, abbandonando la seduta nella speranza che quanto successo possa far riflettere tutte le forze politiche e la cittadinanza sul fatto che le regole della democrazia, in tutti i contesti amministrativi, debbono essere sempre e comunque rispettate», dicono. 

Le numerose interrogazioni e gli atti dei consiglieri comunali di opposizione sono serviti – aggiungono – «per accertare gravi criticità presenti tutt’ora nella amministrazione comunale. 

Ci saremmo aspettati un ringraziamento ma incredibilmente, dopo il nostro grande lavoro, abbiamo avuto addirittura una denuncia. Infine, la cosa più eclatante, riguarda il comportamento del segretario comunale che per dovere dovrebbe collaborare con tutta quanta l’assise e, quindi, anche con i consiglieri di opposizione. Siamo sicuri che questo spiacevole episodio rimarrà come una macchia indelebile nel suo curriculum professionale». 

La maggioranza: «Non ci hanno dato diritto di replica»

Non è rimasta in silenzio, la maggioranza di Follonica, dopo l’uscita dell’opposizione dall’aula. «Ieri sera si è consumato un atto grave e inaudito da parte della minoranza in consiglio comunale composta da Forza Italia, Lega e lista Di Giacinto sindaco, vista l’assenza dei due consiglieri di Fratelli d’Italia – scrivono – Durante le comunicazioni, momento nel quale non è prevista la possibilità di replica, il consigliere Daniele Pizzichi della Lega è intervenuto per un monologo a senso unico nei confronti del sindaco, del segretario comunale e di alcuni dipendenti della struttura comunale. Pizzichi, parlando a nome dell’intera minoranza, ha usato toni molto pesanti e illazioni per giustificare l’uscita di tutta la minoranza dalla seduta del consiglio».

Sull’archiviazione della denuncia presentata dal sindaco «non è nostro costume commentare, né tantomeno politicizzare le decisioni della magistratura – dice la maggioranza –  Sul piano personale siamo contenti per il proscioglimento degli indagati però, per amore di verità, dobbiamo dire che ciò che ha portato sindaco e segretario comunale, che non sono mai stati ascoltati durante le indagini, a sporgere denuncia non è il banale numero degli accessi agli atti protocollati, ma le motivazioni erano molto più articolate. A quanto ci risulta, infatti, non è stata sporta denuncia per interruzione di pubblico servizio, ma sono stati segnalati comportamenti potenzialmente anomali da parte dei consiglieri».

«Snobbata la pianificazione della città»

Altrettanto evidente, secondo il Pd, Lista civica Andrea Benini sindaco e Follonica a sinistra – sarebbe stato il disinteresse totale della minoranza verso la città e verso i loro elettori, nel giorno nel quale viene approvato il piano strutturale che disegna lo sviluppo futuro di Follonica.

«Ci siamo fatti carico della responsabilità di governare e di approvare l’atto cardine di progettazione e pianificazione, laddove la minoranza, in modo strumentale, ha deciso di abdicare – dicono ancora – L’Aventino, cioè il ritiro dalle istituzioni, non porta mai a nulla di buono. Chi è eletto ed è maggioranza governa, ma anche chi è minoranza come opposizione ha il compito di rimanere in aula per onorare le Istituzioni e per rappresentare le voci dei cittadini e delle cittadine. Saremmo stati felici di sapere qual è la posizione della minoranza sul piano strutturale, sul piano triennale delle opere pubbliche e sulla variante per lo sviluppo del golf a Follonica (solo per citare alcuni temi che discutevamo ieri). Anche per questa ragione, cioè la volontà di far emergere un dibattito, ieri abbiamo deciso di ritirare due mozioni (contro l’aumento dell’Iva sui prodotti femminili e sulla pace in Medio oriente) e un ordine del giorno (sul bullismo online verso le amministratrici e gli amministratori e i cittadini follonichesi) per i quali pensiamo sia giusto avere un dibattito politico più ampio».

 

 

 

 

Turismo sostenibile, Grosseto sul tetto d’Europa – IL VIDEO

GROSSETO. È come se fosse tornato a scuola, l’assessore al Turismo del Comune di Grosseto Riccardo Megale, al Green Pioneer 2024 a Bruxelles. Martedì 28 novembre, di fronte alla commissione esaminatrice del concorso, ha risposto a tutte le domande. E ha conquistato i giurati che si sono letteralmente innamorati di Grosseto e del suo territorio. 

Città, la nostra, definita come la miglior meta turistica d’Europa, tra quelle in concorso. 

A Bruxelles, Grosseto trionfa insieme a Dublino, migliore città secondo i canoni del Green Pioneer. A premiare la città, la scelta di puntare sul turismo sostenibile. 

Un anno di pubblicità in tutta Europa

Le piste ciclabili, i parchi cittadini – quelli realizzati e quelli che stanno nascendo, il mare, la collina, i percorsi attraverso il Parco della Maremma: è una cartolina di straordinaria bellezza quella che esce dal Green Pioneer, dove è stato trasmesso anche un video per far vedere quant’è davvero bello il territorio grossetano. 

Ora, da Bruxelles, arriverà sul tavolo dell’assessore un contratto della durata di un anno, grazie al quale, in Europa, verrà promozionato Grosseto e i suoi gioielli. E presto sarà organizzato un evento anche in città, proprio per condividere il successo ottenuto dalla città a Bruxelles. 

Inoltre, sarà ospitato a Grosseto, per un anno, il monumento che segnala la vittoria del Green Pioneer 2024. 

 

 

 

Quadri donati all’ospedale in memoria di Sofia, morta a 15 anni – IL VIDEO

GROSSETO. Un momento di estrema commozione ma anche una dimostrazione di grande forza questa mattina, lunedì 20 novembre, nel reparto di Pediatria del Misericordia, dove mamma Laura e babbo Dario hanno fatto una donazione in ricordo di Sofia Maria, la loro adorata figlia, scomparsa due anni fa a causa di una malattia rara.

Sono stati donati alla Pediatria e al servizio di Neuropsichiatria quattro quadretti dipinti, raffiguranti cani di diverse razze, realizzati dai compagni di scuola di Sofia Maria che hanno avuto la fortuna di condividere con lei pochi mesi del primo anno del liceo artistico di Grosseto.

21 studenti, alcuni di loro presenti alla consegna e accompagnati dalla professoressa Tamara Fiorenzoni, che nel suo ricordo hanno ritratto l’animale da lei adorato con diversi colori, dando vita a quadretti incorniciati che andranno a decorare le pareti dei luoghi dove i professionisti sanitari si sono presi cura di lei negli anni.

Quadretti con i cani per ricordare Maria Sofia

I ragazzi, infatti, su volontà dei genitori, hanno realizzato altri quadretti che andranno in dono anche agli ospedali pediatrici Meyer di Firenze e Gaslini di Genova e all’Irccs Fondazione Stella Maris in provincia di Pisa.

«Con questi manufatti, realizzati in modo esemplare dai ragazzi dell’artistico vogliamo ricordare Sofia Maria attraverso un messaggio di bellezza, di luce e di vita – dice mamma Laura – Desideriamo inviare un segnale di coraggio e di speranza, perché anche se la nostra Sofia Maria non è più con noi, è importante ricordare il suo attaccamento alla vita che nonostante la malattia dimostrava nella gioia che esprimeva quando, per esempio, era a contatto con i cani. Vedere il bello dove agli occhi sembra che non ci sia, trovare la vita anche quando c’è la malattia, questo ci ha insegnato Sofia Maria che è stata ed è lo nostra forza e un esempio per tutti quei bambini e i loro genitori che si trovano davanti a una sfida simile. Anche in questi luoghi di cura dove ha trascorso tanto tempo, ricevendo la massima attenzione da parte di tutti i professionisti della Pediatria e della Neuropsichiatria infantile, è giusto che sia ricordata con il sorriso».

«Il gesto dei genitori di Sofia Maria è una dimostrazione che va oltre la generosità, un vero e proprio dono di amore – dichiara la dottoressa Susanna Falorni, direttrice Pediatria e Neonatologia del Misericordia – Il suo ricordo resterà sempre dentro il cuore di ognuno di noi a infonderci la speranza e la voglia di continuare a dedicare il massimo impegno, professionale e umano, alla cura dei nostri piccoli pazienti. Ringrazio i genitori di Sofia Maria e suoi compagni per aver condiviso con noi questo dono e questo momento davvero commovente».

Scomparsi da 10 anni, ancora nessun corpo ritrovato – IL VIDEO

FOLLONICA. Un decennale che si tinge di giallo, quello raccontato giovedì 16 novembre su Tv9, durante la trasmissione #221, condotta dal direttore Enrico Pizzi. Due vicende vicinissime nel tempo, simili per moltissimi aspetti, diverse per gli esiti che nel corso del tempo hanno avuto. Il 3 novembre di dieci anni fa, nel bosco del Martellino a Valli, a due passi da Follonica, Antonio Proia, 83 anni, è scomparso senza lasciare alcuna traccia. 

Il giorno dopo, sempre da Follonica, arrivò la notizia della scomparsa di Francesca Benetti, professoressa di educazione fisica di Valdagno, 55 anni, bellissima. I cadaveri di Antonino e di Francesca non sono mai stati ritrovati.

Gli esiti delle due vicende, però, sono stati differenti: per la scomparsa di Francesca, il custode di Villa Adua, di proprietà della donna, che si trova a Potassa di Gavorrano, è stato condannato all’ergastolo. 

Dieci anni e ancora nessun cadavere

A esumare i due casi sono stati, in trasmissione, l’avvocata Francesca Carnicelli, che ha difeso, durante il processo di primo grado al tribunale di Grosseto, Antonio Bilella, il custode di Villa Adua, condannato per aver ucciso e fatto sparire il corpo della 55enne.

Con lei c’erano i giornalisti Alfredo Faetti e Simone Paradisi. 

Simone Paradisi, Alfredo Faetti. Francesca Carnicelli ed Enrico Pizzi nello studio di Tv9

La scomparsa di Francesca Benetti, tra il 4 e il 5 novembre 2013, si accavallò a quella di Antonio Proia, che il giorno prima, una domenica di sole autunnale, era uscito con i suoi familiari per andare a cercare funghi nel bosco. 

Le ricerche cominciarono subito: l’83enne si perse in un fazzoletto di bosco e ancora oggi, a distanza di 10 anni, è impossibile darsi una risposta sulla sua scomparsa. Una scomparsa che è sempre stata trattata come tale, quella dell’anziano. A differenza di quello che era successo per la Benetti, per la quale cominciarono subito le indagini. Alla villa arrivarono i carabinieri del Ris, Bilella fu indagato per la scomparsa della donna. La pista dell’omicidio prese subito campo. 

Il custode condannato all’ergastolo per la morte di Francesca

«Bilella, al tempo del processo di primo grado – ricostruisce l’avvocata Carnicelli  – si è sempre professato innocente». E lo ha fatto anche nei gradi successivi. A Grosseto si è celebrato un processo indiziario: non c’era il corpo, non c’era l’arma del delitto. Eppure, il custode è stato condannato all’ergastolo. 

Il rilievi del Ris dei carabinieri a Villa Adua

«Tutte le ipotesi di incidente o di allontanamento volontario furono scartate immediatamente – ricorda ancora l’avvocata Carnicelli – Bilella era l’ultima persona ad averla vista. La sera del 4 novembre si era recata a Villa Adua, dopodiché nessuno ha più avuto notizie della signora Benetti. Lui, fin da subito, ha semplicemente detto che lei se n’era andata, non si è mai preoccupato di costituirsi un alibi».

Bilella è stato subito attenzionato in modo serrato: il suo telefono è stato intercettato, nella sua auto è stato inserito un gps e gli investigatori hanno utilizzato anche le intercettazioni ambientali nel veicolo che aveva in uso. Durante le indagini, i carabinieri hanno scoperto che aveva tentato di demolire la Punto e di disfarsi del pianale dove i militari del Ris hanno trovato l’unica traccia di sangue della vittima. 

Le ricerche di Francesca Benetti

Non è stato trovato Dna di Francesca in nessun luogo della casa dove viveva Antonio Bilella, non è stato mai trovato il corpo della donna né l’arma del delitto. «Non si sa nemmeno come sia stata uccisa», dice ancora l’avvocata.

Il caso Proia, l’ex carabiniere scomparso in un fazzoletto di bosco sotto gli occhi dei parenti

Era il 3 novembre 2013 quando Antonio Proia scomparve nel bosco del Martellino a Valli. Era insieme ai suoi familiari. «Quel giorno ero a poche centinaia di metri da dov’è scomparso – ricorda Paradisi – vidi passare Pegaso e pensai che ci fosse stato un incidente». 

Invece, c’era un 83enne scomparso nel nulla, mentre cercava funghi in un bosco a due passi dalla città, dalla quattro corsie, dall’ippodromo. Un luogo dove, ancora oggi, sembra impossibile sparire, a meno di credere che ci si possa volatilizzare. 

Di Proia non è stato trovato il corpo, nemmeno con l’utilizzo dei cani molecolari. «Deambulava male – ricorda il giornalista – camminava in maniera molto lenta. Ogni sera ci dicevamo che il giorno successivo qualcosa sarebbe uscito fuori. Invece, di Proia, non abbiamo più saputo nulla». 

 

 

 

Peschereccio s’incaglia davanti al porto

CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Pomeriggio di apprensione per il comandante del peschereccio Ben Hur: mentre stava tentando di rientrare nel porto canale di Castiglione della Pescaia, anche a causa del mare mosso, l’imbarcazione si è ritrovata su un banco di sabbia, incagliandosi. Con lo scarroccio che stava portando la barca a poche decine di metri dalla riva, davanti al Faro Rosso.

Il Ben Hur è una delle paranze più grandi della flotta castiglionese e in questo periodo come altri, stazionava nel porto di Punta Ala, dopo il mese di ottobre nel quale le barche avevano osservato il fermo biologico.

La causa dell’incagliamento sono state anche le mareggiate e appunto i banchi di sabbia a ridosso dell’imboccatura del porto che si sono formati, e che non permettono manovre sicure.

Per rientrare all’interno del porto di Castiglione i capitani deve fare i calcoli e aspettare dunque l’alta marea. La barca dell’armatore Roberto Manai, lunga circa 18 metri e con un pescaggio di circa 2,7 metri, aveva però deciso di tornare a Castiglione per fare il pieno ed ha finito per incagliarsi, rischiando anche molto.

Il Ben Hur tirato alla banchina di levante del porto di Castiglione della Pescaia

L’armatore Manai: «Trainato in porto, per fortuna nessuno si è fatto male»

«Ero in viaggio quando il comandante mi ha chiamato per raccontarmi quello che stava succedendo al Ben Hur – ha spiegato l’imprenditore castiglionese – e purtroppo tutte le manovre che stava mettendo in atto non cambiavano la situazione. Alcuni colleghi sono andati in aiuto, e in qualche modo dopo quasi due ore, il Ben Hur è riuscito ad avvicinarsi verso l’imboccatura (tra i fari e la barriera costruita qualche anno fa), tirato alla banchina, dove invece il fondale è decisamente più profondo».

Il Ben Hur è stato poi scortato da un altro pescareccio, anche perché nei vari tentativi di disincagliarsi aveva subito un danno al manicotto idraulico del timone.

«Il peschereccio è stato poi “trainato” dalla barca di Alessandro Taiti, il Jolly – ha spiegato ancora Manai – fino alla banchina del distributore, contando sul timone manuale. Il danno nelle manovre non è particolarmente grave, si è rotto un manicotto che sarà sostituito. La cosa più importante è che nessuno si sia fatto male».

Già altri pescatori delle paranze nelle scorse settimane avevano segnalato le condizioni di fronte al porto di castiglionese, accentuate dalle forti mareggiate con i banchi di sabbia che sono diventati un problema, e che costringeranno al momento i pescherecci a usare il porto di Punta Ala.

Ciclocross, battesimo del fango a Follonica – IL VIDEO

FOLLONICA.  Si è svolta domenica 12 novembre la quarta tappa del XV° Giro d’Italia di ciclocross. Per la terza volta consecutiva, la città del Golfo ospita il Trofeo Galileo Centro Medico Città di Follonica dedicato alle “due ruote su fango”, un percorso tracciato e allestito al Parco Centrale dove varie categorie si disputeranno i migliori tempi che riusciranno ad ottenere per completarlo tutto.

Tempo perfetto anche quest’anno, con la pioggia della mattina che ha permesso al terreno di rendersi adeguatamente fruibile e poi un tiepido sole che ha accompagnato gli atleti per il tempo della gara.

Una tappa da incorniciare

Sono complessivamente 450 gli atleti, dalle giovanili agli èlite passando per i cicloamatori, ad essere scesi in campo in quello che un tempo era l’ippodromo cittadino di Follonica e oggi è un’apprezzata arena spettacoli, a dirla tutta un vero e proprio stadio del ciclocross grazie ai caratteristici terrapieni che sono diventati col tempo il simbolo del percorso maremmano.

Non possono che esserne compiaciuti quindi gli organizzatori, ovvero il tandem Free Bike Pedale Follonichese 1966 & ASD Impero, che con il coordinamento dell’ASD Romano Scoti hanno tribolato non poco negli scorsi giorni e nelle scorse notti, quando il forte vento, per fortuna oggi assente, ha più volte rovinato l’allestimento del percorso, costringendo tutti ali straordinari.

Ciclocross a Follonica

La tappa, valida anche come appuntamento del T-Cross, circuito regionale ciclocross, contribuito a mettere meglio in chiaro la situazione in classifica generale, in vista dello sprint finale caratterizzato dalle gare di Cantoira (sabato 18 novembre) e San Colombano Certenoli (internazionale del 26 novembre).

La tappa, organizzata e curata dal FB Pedale Follonichese 1956, da ASD Impero e da ASD Romano Scotti sta guardando anche oltre, sta cioè già lavorando per la rassegna tricolore dei campionati italiani giovanili in programma nel 2025.

«Questa è l’occasione perfetta per fare i dovuti ringraziamenti a chi ha voluto che la manifestazione ci fosse, in particolare il sindaco Benini». Con queste parole Aldo Pacini, coordinatore dei comitati locali, si esprime su questo importante appuntamento. E prosegue col ringraziare «anche a Fausto Scotti, uno dei primi che ho conosciuto in ambito fuoristrada e con il quale ho condiviso tante amicizie, come quelle con i picchettatori ufficiali della Valdinievole, con cui abbiamo condiviso questo percorso. Un grazie anche agli sponsor che hanno voluto supportare questa manifestazione e un augurio a tutti perché se andrà in porto il nostro grande programma, per il futuro avremo tanto da fare e sarà qualcosa che porterà Follonica in un Olimpo che non tocca a tutti».

Nel frattempo, con inizio alle 9 e chiusura nel pomeriggio con l’ultima gara di categoria, si sono svolte sette gare agonistiche e due promozionali per un totale di tredici maglie rosa da assegnare.

Uomini open

 Gara decisamente divisa in due tempi, quella dedicata alla categoria regina. La prima parte, sotto la pioggia battente, ha visto assoluto protagonista la maglia rosa Antonio Folcarelli (Folcarelli Racing Team), con tutti gli altri all’inseguimento.

Nella seconda parte, quando gli affari per Folcarelli sembravano conclusi, si è gradualmente rifatto sotto il diesel Cristian Cominelli (Cycling Cafè), che ha prima raggiunto il corridore romano e poi se lo è tolto di ruota alla prima occasione, involandosi verso una vittoria che segna il ritorno al successo al GIC.

Onorevolissima la seconda piazza di Folcarelli, che fa bottino quasi pieno di preziosi punti per la maglia rosa.

Terzo, dopo aver disputato una gara quasi interamente da solo, il friulano Tommaso Cafueri (DP 66), una prestazione che non solo gli vale il podio, ma anche la maglia bianca. Ai piedi del podio il portacolori del Bibione Cycling Team e maglia rosa delle prime due tappe, Federico Ceolin, lontano dalla forma di inizio stagione.

Donne open

Gara ricca di colpi di scena, a partire dal meteo, che dopo un abbozzo di sole ha cominciato a riversare acqua sulle atlete già mentre erano ferme sulla griglia di partenza in attesa del semaforo verde.

Un momento della gara femminile

Pronti via, è subito la principale contendente alla maglia rosa, Carlotta Borello, a prendere la testa della corsa, ma non si arriva alla conclusione del primo passaggio (in totale saranno 6) che la piemontese assaggia più volte il fango, uscendo rapidamente di scena dalle posizioni che contano.

Rebecca Gariboldi (Team Cingolani), che già era sulla sua ruota, ha avuto quindi strada spalancata sotto la pioggia inclemente, trascinandosi l’elbana Alessia Bulleri (Cycling Cafè) e la maglia rosa Lucia Bramati (Alè Cycling Team).

Verso la metà della gara Gariboldi ha preso sempre più confidenza con il tracciato scivoloso, ampliando il margine sino a 20”, poi ricucito entro i 9” da Bulleri, che a sua volta ha distanziato dello stesso gap la maglia rosa nelle fasi finali.

Tutti gli altri risultati delle gare li trovate cliccando su questo link.

Pininfarina, Gramellini e “le bande rosse” vicine alla gente

GROSSETO.È una storia scritta dagli uomini per le comunità nelle quali vivono, quella dell’Arma dei carabinieri che, puntuale come ogni anno, presenta la 91esima edizione del calendario storico. 

Questa volta, le 12 tavole disegnate dallo studio Pininfarina, sono accompagnate da 12 racconti brevi scritti da Massimo Gramellini. Che in poche frasi, con la sua penna intinta nelle emozioni, è riuscito a raccontare uno spaccato della nostra Italia dove la fortuna è quella di avere al proprio fianco un’istituzione come quella dell’Arma.

12 racconti, 12 storie che servono per scoprire un legame con quegli uomini con le bande rosse, quelle che corrono lungo i gambali dei pantaloni della divisa, che rappresentano la sicurezza che tutti i cittadini cercano. 

Poche parole e tanta emozione

Mentre a Roma, alla presentazione del calendario dell’Arma c’erano il ministro della Difesa Guido Crosetto insieme al comandante generale dell’Arma Teo Luzi, presentati da Amadeus, a Grosseto, al comando provinciale, il compito è toccato al colonnello Sebastiano Arena. 

« Il calendario dell’Arma – dice – da qualche anno vuole rappresentare un modo di essere. Quello dei carabinieri che da sempre sono al fianco dei cittadini».

Per raccontare la loro vicinanza, per comunicare la loro presenza alla comunità, l’Arma quest’anno ha scelto Gramellini, giornalista e scrittore che, in poche righe, riesce a condensare mondi interi.

Mondi che racchiudono una presenza costante accanto alla cittadinanza, da momenti storici per il nostro Paese – come il referendum tra Monarchia e Repubblica nel 1946 – a quelli della vita quotidiana – come la recente alluvione in Romagna.

La vicinanza, la capacità di contatto e di ascolto, le tante attenzioni, piccole e grandi, ai bisogni delle persone, dalle città metropolitane fino ai borghi più remoti di provincia, con le quali i xarabinieri corrispondono alle istanze di rassicurazione sociale proprie di ogni comunità, sono il fil rouge che caratterizza da sempre l’operato dell’Arma e che ci accompagna attraverso i 12 racconti del Calendario 2024.

La bellezza della linea rossa

È una linea rossa quella che unisce il calendario, che graficamente riporta subito alla memoria la banda rossa dei pantaloni della divisa, quella della livrea, quella che rappresenta, da sempre, nell’immaginario collettivo, i carabinieri. 

Uomini e donne che sono un punto di riferimento per tutti e che vengono raccontati da Gramellini che si è concentrato su 11 episodi realmente accaduti. Soltanto uno, intitolato “Pane, amore e fantasia”, sulla coraggiosa scelta di un militare, stretto tra l’amore per la sua bella e quello per la divisa. 

Stampato in un milione e 200.000 copie, il calendario storico è il must have del 2024. 16.000 copie sono state tradotte in otto altre lingue (inglese, francese, spagnolo, tedesco, portoghese, giapponese, cinese e arabo, nonché in sardo e friulano).  

L’Arma, oltre al calendario, ha anche realizzato quest’anno i planning da tavolo. Il calendario da tavolo, dedicato anche quest’anno al tema “i Carabinieri nei Borghi più Belli d’Italia”, riguarda piccole gemme arroccate fra gli scorci più suggestivi del Belpaese, il Paese dell’Arte, della Letteratura, dell’Ingegno italico.

Sono state selezionate 12 immagini, una per mese, con Carabinieri ritratti in uno dei tanti borghi che impreziosiscono l’Italia, i quali restituiscono un quadro d’autore fatto di geografia, architetture e uniforme. Il ricavato della vendita sarà devoluto all’Opera Nazionale di Assistenza per gli Orfani dei Militari dell’Arma dei Carabinieri.  

 

 

Insieme in rosa fa il pieno: in 300 alla cena, raccolta record – IL VIDEO

CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Una serata speciale per l’associazione di volontariato Insieme in Rosa: al palasport Casa Mora oltre 300 invitati hanno partecipato alla “Cena delle Fate” per celebrare anche la donazione di un macchinario, una sonda per la rilevazione del linfonodo sentinella al reparto di chirurgia dell’ospedale Misericordia di Grosseto, dalla dottoressa Maria Grazia Pieraccini.

Dall’inizio dell’anno sono stati già donati da Insieme in Rosa un densitometro al reparto di medicina nucleare, le borsette portadrenaggi al reparto di senologia, un colposcopio per lo screening ginecologico al Misericordia di Grosseto e un insufflatore CO2 che ha portato la colonscopia virtuale all’ospedale di Orbetello.

Le prossime donazioni in programma sono un ecografo portatile per lo screening del carcinoma tiroideo e una telecamera particolare per il reparto di anatomia patologica che permetterà anche il collegamento con altri centri di eccellenza per le diagnosi complesse per l’ospedale Grosseto.

Musica, teatro, cibo e solidarietà

La cena da tutto esaurito, a spiccare è stato l’allestimento con l’addobbo e l’illuminazione rosa del Casa Mora, è stata anche allietata da tanti eventi collaterali: la presenza dell’orchestra di Giorgio Franceschi, le danzatrici del ventre che hanno spaziato dallo stile tradizionale con Licia Marwa che ha ballato su una musica turca con la voce registrata di Giacomo Moscato che ha recitato un pezzo scritto da Margherita Hack contro la guerra, a quello più moderno delle danzatrici orientali della scuola di ballo Asd Sinfonika, che hanno fatto da contorno al conviviale che è stata organizzato con la collaborazione con la società sportiva Hockey Club Castiglione.

Donatella Guidi, presidente di Insieme in Rosa, quasi emozionata, ha accolto i tanti ospiti: Elena Nappi, sindaca di Castiglione accompagnata da alcuni assessori, Susanna Lorenzini, Sandra Mucciarini e Walter Massetti, e ancora Stefania Ulivieri sindaca di Gavorrano con gli assessori Daniele Tonini, Francesca Mondei e Saimon Brunetti, e Alessandro Ricciuti in rappresentanza del comune di Follonica.

La giornalista Francesca Ciardiello ha condotto la serata, con le fatine che hanno poi esposto un lungo cartello con su scritta la cifra raccolta durante l’anno da Insieme in Rosa, 119 mila 376,85 euro.

Tutti insieme per la prevenzione contro i tumori

La presidente Guidi: «Vedere tutta questa partecipazione è davvero una cosa incredibile – ha detto Guidi – In tutti questi anni abbiamo sempre cercato di coinvolgere più persone possibili, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Il mio grazie va soprattutto a chi collabora dietro le quinte e da una mano sempre».

La vicepresidente di IiR, la dottoressa Alessandra Buonavia, ha sottolineato come la forza dell’associazione stia anche nel saper fare squadra e nel sapersi distinguere. Nel farsi conoscere, anche grazie all’idea di illuminare di rosa i monumenti di molte località della provincia di Grosseto e nell’abbellimento dei paesi maremmani.
È stata espressa soddisfazione anche da parte dei medici presenti, in rappresentanza dell’ospedale Misericordia, che hanno ringraziato per l’importante opera di volontariato svolta sul territorio e a beneficio dell’intera comunità.

Hanno partecipato alla serata Michele Dentamaro, direttore del Misericordia, Andrea Coratti, direttore UO chirurgia generale e d’urgenza, Maria Grazia Pieraccini, responsabile UO chirurgia senologica, Maria Cristina Pacchiarotti, dirigente medico chirurgia generale, Giulia Baldoni, dirigente medico in chirurgia generale e d’urgenza, Sandro Giannotti, medico in gastroenterologia chirurgica ed endoscopia digestiva (reparto in cui da due anni lavora a pieno regime per testimoniare l’eco endoscopio donato dalla onlus), Alessandra Buonavia, responsabile radiologia senologica. Infine è stata presente anche la psiconcologa Simona Carloni del centro di senologia di Roma, protagonista dell’iniziativa Artfulness che dal 12 al 15 ottobre si è tenuta al chiostro di San Francesco e in cui si è parlato di arte e mindfulness.