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71 minori scomparsi in meno di un anno

Dall’inizio del 2023, a Grosseto, le denunce sono state 94: nei 9 casi in cui è stato attivato il Piano per la ricerca degli scomparsi della Prefettura, le persone sono state ritrovate

GROSSETO. Spariti nel nulla, inghiottiti dal buio. Giovani, soprattutto, la maggior parte non ancora maggiorenni. Inghiottiti dal buio che avvolge il loro destino e che getta un’ombra di angoscia e dolore nei loro familiari, che sono a casa a disperarsi. 

Oggi in tutta Italia ricorre la giornata dedicata alle persone scomparse: a Grosseto, nell’ultimo anno, i casi di scomparsa denunciati alla Prefettura, l’organismo che coordina il Piano di ricerche, sono stati 94. 

La campagna per le persone scomparse

È una giornata importante, quella del 12 dicembre. Perché la giornata dedicata alle persone scomparse tocca uno di quei problemi che desta maggior allarme. L’allontanamento, quasi sempre volontario, da parte di persone che non riescono a trovare pace nel luogo in cui si trovano. Giovani, giovanissimi. La maggior parte – dicono i numeri della Prefettura di Grosseto, non ancora maggiorenni. 

Ragazzine e ragazzini italiani e stranieri, adolescenti spesso ospiti delle case di accoglienza della provincia. 

I numeri raccontano una realtà difficile: dal 1° gennaio 2023, le persone per le quali è stata presentata denuncia di scomparsa sono state 94. Soltanto 23 di loro erano adulti. Persone che soffrono di problemi di salute, che si allontanano dalle loro famiglie o dal luogo che li ospita. 

71 di loro, nell’ultimo anno, non aveva compiuto ancora 18 anni. L’ultimo caso ha riguardato due bambini fuggiti da scuola. Uno ritrovato subito, l’altro dopo qualche giorno nella sua città d’origine. 

Il Commissario Straordinario del Governo per le persone scomparse ha divulgato proprio oggi, martedì 12 dicembre, una campagna prodotta dal Dipartimento per l’informazione e l’editoria in occasione della Giornata dedicata per sensibilizzare i cittadini sul tema delle persone scomparse, promuovere la collaborazione delle persone interessate e far conoscere le attività del commissario.

Morta per scappare dall’istituto

In questa storia fatta di tantissime ombre, la peggiore di tutte è senza dubbio quella della sedicenne morta dopo essere precipitata dal balcone dell’istituto dov’era stata accolta. 

Non voleva più restare lì, voleva andare via con il suo fidanzatino. Ha deciso di calarsi dal balcone del secondo piano utilizzando una corda che si è spezzata. Dopo sei mesi, per lei, non c’è stato nulla da fare. Non ha fatto nemmeno in tempo a scomparire, lei. Non ha dato modo ai suoi genitori di presentare la denuncia e nemmeno alla Prefettura di attivare il Piano per la ricerca degli scomparsi. È successo tutto prima

Come lei, altri settantuno minorenni sono scappati, chi da casa, chi dalle strutture nelle quali erano ospitati. Ragazzini, spesso migranti, arrivati in Italia senza famiglia e senza documenti. Ragazzini che è difficile, poi trovare. 

Il Piano della Prefettura c’è e funziona

Che il Piano per la ricerca delle persone scomparse messo a punto dalla Prefettura funzioni bene, lo dimostrano i numeri. Nell’ultimo anno, è stato attivato 9 volte e 9 volte ha avuto successo: le persone sono state trovate e riportate alle loro famiglie. 

Il funzionamento del Piano, seppure nella sua complessità, è semplice: la Prefettura dopo aver diramato una nota a tutte le forze dell’ordine, organizza il coordinamento delle ricerche a seconda del luogo della scomparsa della persona per la quale è stata presentata denuncia. 

Per l’attivazione del piano servono alcuni requisiti specifici: che ci siano fattori di rischio, che si tratti di minori o di persone che hanno problemi di natura psico-fisica. 

Sotto la guida della prefetta Paola Berardino, quest’anno, è stato fatto en plein: 9 attivazioni del Piano, 9 persone riportate a casa, tre la quali anche diversi minori. L’importante, sottolineano in Prefettura, è denunciare subito la scomparsa di un proprio caro. 

Scomparsa o omicidio?

Dolore che si mischia ad orrore. Succede, qualche volta, nei casi di scomparsa. È successo anche nella nostra provincia, dieci anni fa, quando fu denunciata la scomparsa di Francesca Benetti, l’insegnante lombarda di 55 anni che aveva scelto di vivere a Follonica. 

Il suo è stato un caso di omicidio senza però trovare più il suo corpo. Per la morte di Francesca, il custode di Villa Adua, Antonino Bilella, è stato condannato all’ergastolo. 

Di Francesca non è mai stato trovato il corpo, così come di Antonio Proia, 83enne scomparso nel bosco del Martellino a Valli. Era insieme ai suoi familiari a cercare funghi, in un terreno a due passi dall’Aurelia. Non è mai stato ritrovato. 

 

 

 

 

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