Rimosso il relitto dagli scogli dopo 5 mesi – IL VIDEO

La rimozione del relitto a Porto Ercole

PORTO ERCOLE. Un’avaria al motore aveva condotto l’imbarcazione da diporto polacca contro gli scogli. Era il 5 gennaio, più di 5 mesi fa, e fino ad oggi, venerdì 19 luglio, nessuno aveva provveduto alla rimozione del relitto. Durante l’operazione gli addetti hanno recuperato anche i motori dai fondali.

A riprendere tutta la sequenza, è stato Andrea Sinibaldi, che ha realizzato il video che pubblichiamo. 

L’incidente era avvenuto a soli 50 metri dall’ingresso del porto, così suscitando preoccupazioni per il rischio ambientale a causa della presenza di idrocarburi.

L’incidente nautico era avvenuto con due marinai a bordo, portati in salvo dalla guardia costiera.

La presenza del relitto, infatti, iniziava a preoccupare sia i cittadini che il gruppo consiliarePer l’Argentario“, composto da Marco Nieto, Maria Sabatini e Anna Laura Fedeli.

Il relitto stava sollevando anche critiche sulla sua gestione. Poi tutto questo non rappresentava di certo un buon biglietto da visita per una località turistica come Porto Ercole.

Le preoccupazioni dei cittadini e il gruppo consiliare 

Durante questi mesi, il gruppo consiliare “Per L’Argentario” ha ripetutamente sollecitato l’amministrazione comunale a intervenire, per risolvere la questione. Sottolineando l’impatto negativo, sia dal punto di vista turistico che ambientale. Con l’avvicinarsi della stagione estiva, i consiglieri, particolarmente attivi nella comunità portercolese, hanno più volte espresso il loro dissenso, chiedendo una rapida soluzione del problema.

Mugugni che arrivavano anche dai cittadini che spesso si lamentavano anche sulle pagine di Facebook dell’immobilismo. Insomma quella barca doveva essere portata via.

Finalmente questa mattina, venerdì 19 luglio, l’amministrazione comunale ha dato il via alle operazioni di rimozione del relitto.

La zona davanti al porto di Porto Ercole, un vero gioiello dell’Argentario, è stata liberata. Ora una delle viste dalla baia fra le più belle del mondo è ritornata al suo massimo splendore

Per l’Argentario: «Uniti possiamo risolvere tutti i problemi»

Marco Nieto, capogruppo consiliare di “Per l’Argentario”, ha voluto esprimere la sua gratitudine verso l’amministrazione comunale per aver finalmente avviato le operazioni di rimozione.

«Questa è la politica che intendiamo noi – dice Nieto – Insieme si possono risolvere questioni di tutti i tipi, senza nessun pregiudizio politico. La rimozione del relitto, inoltre conclude, non solo migliora l’estetica del porto di Porto Ercole, ma rappresenta anche un importante passo avanti per la sicurezza e la tutela dell’ambiente marino della zona».

Nieto ha poi ringraziato la guardia costiera, i vigili del fuoco e tutti coloro che hanno partecipato all’intervento, sottolineando come la collaborazione e la buona politica possano portare a risultati positivi per la comunità. 

Ambrogio Fogar, una mostra celebra l’impresa – IL VIDEO

CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Taglio del nastro per la mostra dedicata ad Ambrogio Fogar, a 50 anni dal suo ritorno a Castiglione della Pescaia con il Surprise, la barca a vela con la quale l’avventuriero milanese aveva appena compiuto il giro del Mondo, controvento, in solitario.

La folla al rientro di Fogar a Castiglione

Nella sala del consiglio, alla biblioteca Italo Calvino (fino al 18 agosto con gli orari d’apertura della biblioteca, ma poi sarà spostata in un altro luogo), la sindaca Elena Nappi ha dato il benvenuto alle figlie di Fogar, Francesca e Rachele, e presentato l’inizio degli eventi dedicati al grande navigatore, esploratore, scrittore, ma anche conduttore e divulgatore televisivo.

La Mostra dedicata ad Ambrogio Fogar

Per Castiglione della Pescaia Ambrogio Antonio Fogar è stato più che un personaggio leggendario: era l’amico di tutti. «In ogni casa – ha detto la sindaca Nappi – c’è un ricordo legato a Fogar e la sua memoria deve essere tramandata. Oggi con questa mostra abbiamo fatto un piccolo omaggio ad un uomo che ha portato anche il nome di Castiglione in giro per il Mondo».

La mostra ripercorre le incredibili imprese del grande navigatore, che nel dicembre 1974, proprio per Sant’Ambrogio”, fece rientro nel porto canale di Castiglione della Pescaia, atteso da migliaia di persone che lo aspettavano festanti in piazza Garibaldi.

Presentata anche la riedizione del giornalino “Fogar: il giro del mondo del Surprise”, che racconta l’avvincente viaggio a bordo dello sloop costruito dal Cantiere Navale 71 di Castiglione.

Il taglio del nastro della mostra dedicata ad Ambrogio Fogar a Castiglione della Pescaia

Un’occasione per tanti giovani di scoprire chi è stato Ambrogio Fogar, vedendo foto e articoli dei giornali, e non accontentarsi solo di qualche racconto dei genitori. Loro si che hanno vissuto da vicino e toccato con mano l’umanità, disponibilità, e la voglia di avventura di un uomo che partito da Castiglione ha fatto il giro del Mondo e amato il paese come nessun altro.  

L’ultimo saluto alla “Signorina buonasera”- IL VIDEO

GROSSETO. Saranno celebrati sabato 6 luglio alle 11 nella cattedrale di Grosseto, i funerali di Maria Rita Viaggi, la “signorina buonasera” della Rai morta a 69 anni nella sua abitazione in pieno centro a Grosseto. 

La notizia della scomparsa dell’ex giornalista che si era meritata anche il soprannome di “annunciatrice di Dio” per la sua profonda devozione, ha attraversato tutta Italia, da nord a sud. 

Maria Rita, dopo una sfavillante carriera in Rai dove, oltre che come annunciatrice aveva lavorato come conduttrice del meteo del Tg1

Nel dicembre del 2002, inoltre, aveva anche condotto due serate di gala a Villa Borghese ed è stata ospite del Canale Alice nel programma condotto dall’ex collega Rosanna Vaudetti. Nel 2004 ha inoltre preso parte al Gran Galà per i 50 anni della Tv italiana condotto da Pippo Baudo. Una carriera lunga e ricca di successi che nessuno potrà mai dimenticare.

L’ultimo saluto della sorella Elisabetta

Maria Rita, che era stata sottoposta a un delicato intervento chirurgico alcune settimane fa a Siena, era tornata a casa dopo un periodo di ricovero. Le sue condizioni si sono aggravate e mercoledì 3 luglio, mentre si trovava in casa con il marito Vincenzo Gherghi, ha avuto un malore che purtroppo l’ha portata via all’amore dei suoi cari. 

La sorella Elisabetta, modella e attrice, ha affidato a Facebook il suo saluto. 

«Carissima Mariarita non ci voglio ancora credere, ci hai lasciati ma qui resta il tuo grande cuore che continuerà a vivere intorno a me e a nostro fratello Carlo Andrea (Antonio). La tua vita ci ha riempiti di tanta allegria e abbiamo vissuto insieme tante belle storie da Grosseto a Roma e a Capri e infine a Grosseto. Negli ultimi anni stavi lottando tanto e con coraggio fino alla fine…. Spero che ora sarai felice nel Cielo insieme a mamma e a papà e al tuo gatto. Domattina ti raggiungeremo a Grosseto dove riposerai con loro. Ciao Rita».

 

 

 

Il “PopCast” infiamma l’estate a Castiglione

La presentazione degli eventi estivi a Castiglione della Pescaia

CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Il Comune di Castiglione della Pescaia ha presentato i grandi eventi estivi, partendo dal “PopCast Castiglione Sound Festival, con tre date da segnarsi sul calendario.

All’Orto del Lilli si esibiranno Ditonellapiaga e il castiglionese Lucio Corsi, mentre al tramonto, alla spiaggetta sarà la volta del duo Colapesce e Dimartino. «Questa collaborazione con il Comune di Castiglione della Pescaia è particolarmente emozionante – dice Paco Mengozzi – con tre appuntamenti all’insegna della grande musica e di grandi ospiti dove ci aspettiamo una grande partecipazione di pubblico».

Il festival pensato per i giovani

La rassegna propone tre appuntamenti, tutti gratuiti e organizzati dal Comune di Castiglione della Pescaia, da Paco Mengozzi di “Men/go music fest” e Luca Giommoni.

Un momento della presentazione nella sala giunta a Castiglione

«Musica leggera, anzi leggerissima: questo è lo slogan da cui ci siamo fatte guidare per creare questi eventi musicali nella nostra programmazione estiva – dice la sindaca di Castiglione della Pescaia, Elena Nappi Castiglione della Pescaia inaugura così la sua stagione di grandi concerti, con cantanti noti del panorama musicale italiano della musica pop. Saranno tre eventi che strizzano l’occhio ad artisti giovani ed affermati, conosciuti dal grande pubblico per i loro successi, spesso diventati tormenti estivi, apprezzati da tutti».

«PopCast è stato pensato per offrire ai turisti e residenti – dice l’assessora al turismo di Castiglione della Pescaia, Susanna Lorenzini – appuntamenti musicali di alto livello, impreziosendo la nostra capacità di accoglienza turistica. Con gli operatori, con cui abbiamo pianificato e programmato gli eventi per il 2024, è stato deciso di dare una svolta pop al nostro cartellone estivo».

Ecco il programma e gli artisti dei concerti clou

Ditonellapiaga, all’anagrafe Margherita Carducci, aprirà il festival giovedì 4 luglio alle 22 in piazza Orto del Lilli. Ditonellapiaga è una cantautrice romana, classe ’97. Si avvicina alla musica attraverso il teatro e muove i suoi primi passi nei club romani dediti alle jam session, dove scopre soul, nu soul e jazz.

Lucio Corsi, castiglionese doc, sarà invece in scena giovedì 8 agosto alle 22 in piazza Orto del Lilli. Dopo un tour indoor che ha toccato i principali club italiani, l’eccentrico cantautore di Vetulonia torna ad esibirsi dal vivo con la sua mitica band nella piazza dove nel 2016, agli albori della sua carriera, suonò da solo.

I concerti di Corsi sono un microcosmo di sonorità rock d’autore e folk surreale, in cui realtà e immaginazione, utopia e mistero riecheggiano nell’aria come le onde di una stazione radio spaziale. Il cantautore sarà accompagnato alla batteria da Marco Ronconi, alle tastiere e all’organo elettrico da Giulio Grillo, al basso da Tommaso Cardelli, al pianoforte da Iacopo Nieri e alla chitarra elettrica e slide guitar da Filippo Scandroglio.

Il festival PopCast si chiuderà al calasole, mercoledì 4 settembre dalle 18.30: alla spiaggetta alla darsena, il duo Colapesce e Dimartino impreziosiranno questa rassegnaLorenzo Urciullo, in arte Colapesce, e Antonio Di Martino, conosciuto come Dimartinosono due amici, due cantautori siciliani tra i più ricercati e importanti sulla scena italiana dell’ultimo decennio, formatisi come duo nel 2020. Dopo un tour invernale che ha fatto registrare numerosi sold out, Colapesce e Dimartino arrivano a Castiglione della Pescaia con l’appuntamento live in versione estiva del loro secondo album “Lux Eterna Beach”.

Tutti gli appuntamenti nel cartellone estivo

Il cartellone estivo preparato dall’amministrazione comunale è comunque ampio e con tantissimi appuntamenti. Gli eventi iniziano già in questo ultimo fine settimana di giugno, venerdì 28 Andrea Vitali presenta un ricordo di Gino Cervi, alle 18, all’orto dei Frati alla chiesa di San Giovanni nel borgo medioevale.

A luglio si parte alla grande con il PopCast e Ditonellapiaga; a Buriano il 5 il teatro in vernacolo, alle 21 al Torrione e sempre l’8 a Buriano la sfilata degli abiti da sposa. Il 13 e 14 apre la stagione dei pali, con quello giovanile e femminile. Il 26 a Punta Ala nella rassegna “Sognala” concerto del Maggio Fiorentino, alle 21 al Belvedere.

Mentre il 29 all’Orto del Lilli l’ex calciatore Francesco “Ciccio” Graziani racconta Paolo “Pablito” Rossi, Enzo Bearzot e i ragazzi dell’82 all’Orto del Lilli, alle 21.30.

L’8 agosto c’è il secondo appuntamento con PopCast e Lucio Corsi all’Orto del Lilli. Mentre il 13, con 50 anni di mare e di vento, si festeggia il compleanno di Ambrogio Fogar, in piazza Solti alle 19.30. Il 17 finale regionale di Miss Italia, Orto del Lilli alle 21. Domenica 18 alle 19.30 c’è la 68° edizione del Palio remiero in mare di fronte al Faro rosso.

Il 22 lo spettacolo pirotecnico dei fuochi a mare, alle 23.30 di fronte al porto canale a Castiglione. Dal 23 al 27 torna la rassegna Festival del cinema di Mare con il direttore artistico Giovanni Veronesi e i suoi tanti ospiti. Il 24 i fuochi d’artificio a mare, dalle 23 a Punta Ala. Il 30 la “Notte di fine estate”, per le vie del centro a Castiglione a cura del Ccn. Infine il 5 settembre alla spiaggetta ci sono Colapesce e Dimartino e il 7 e l’8 torna “Vino nel borgo”.

Dormire in un faro su un’isola deserta in Maremma si può

GROSSETO. «Il letto, come molti altri dello stesso tipo, è una specie di cuccetta incassata nel muro; accanto al giaciglio c’è un piccolo mobile con una sveglia e un avvisatore di chiamata collegato con la radio». Si legge così nel racconto di Andrea Peggion che ha descritto l’arrivo, nel 1983, del farista sulla Formica grande

Il faro, allora, era gestito dalla Marina militare. Dagli anni Settanta fu utilizzato a scopi di ricerca da varie Università e Centri di ricerca. Tra questi c’era anche la Saclant Asw Research Centre – Supreme Allied Commander Atlantic. Un organo esecutivo della Nato che si occupa della ricerca nel campo scientifico e tecnologico.

I ricercatori condussero qui studi per l’acustica subacquea e l’oceanografia, e l’isola e il suo faro furono utilizzati per scopi di ricerca scientifica. A seguito di questo accordo, il Centro eseguì importanti lavori di ristrutturazione. Il faro fu così trasformato in un vero e proprio laboratorio dotato di foresteria per tecnici e scienziati. Nella foresteria erano stati realizzati una cucina, i servizi ed era stato dotato di un generatore di corrente.

Una suite unica sull’isola da sogno

Oggi invece, il faro è diventato un b&b esclusivo, che può accogliere fino a quattro ospiti per volta per vivere un’esperienza unica. Vivere il giorno su un’isola deserta nell’Arcipelago toscano e dormire di notte cullati dal rumore del mare, senza luci che possano offuscare la bellezza delle stelle. 

A buttarsi in questa impresa straordinaria è stato Fabio Biagini, insieme al Club subacqueo grossetano e a due amici, Silvia Santini e Luca Scarpini, titolari dell’agriristorante Le Tre fonti di Roselle. 

Biagini, operatore turistico che il mare ce l’ha nel sangue e presidente del Club subacqueo grossetano, che è nato nel 1952, le Formiche le ha sempre vissute dal mare. Immersioni, giornate di pesca subacquea. Fino a quando, nel 2015, il ministero della Difesa ha deciso di mettere a bando la gestione di diversi fari in Italia, attraverso il progetto Valore Paese Italia – Fari.

Il bando, poi ritirato, è stato di nuovo pubblicato 2017. E Biagini, dopo aver creato un’apposita società, la Sea Turtle Friends srl della quale fa parte, con il 2% delle quote, anche il Club del quale è presidente, si è aggiudicato l’isola, firmando il contratto con Difesa servizi spa, la società che gestisce i beni della Difesa. 

Tutti gli ostacoli prima dell’apertura

Non è stato un viaggio semplice quello intrapreso dall’imprenditore grossetano e dai suoi compagni di avventura, per vedere realizzato il sogno di aprire le porte del faro ai turisti. «Nel 2018 abbiamo firmato il contratto con Difesa servizi spa- spiega – poi abbiamo dovuto aspettare le autorizzazioni e infine i lavori sono cominciati nell’ottobre dello stesso anno». 

Lavori di ristrutturazione che sono terminati alla fine di luglio del 2019 e che sono costati poco meno di 700.000 euro. Il progetto di riqualificazione è stato studiato fin nei minimi dettagli dall’ingegner Alessandro Ceciarini e dall’architetto Amedeo Ceciarini che hanno seguito tutte le fasi del recupero.  

Le autorizzazioni all’avvio dell’attività sono arrivate nel 2020. «Poi però c’è stato il Covid – dice Biagini – Per noi è stata un’occasione mancata. Erano molto richiesti luoghi isolati come questo, ma abbiamo avuto un problema con lo chef che si è sentito male pochi giorni prima di venire qua. Quindi, la struttura è rimasta chiusa». 

Oltre al Covid, un altro problema che la società di Biagini ha dovuto superare, è stata la disposizione del ministero dei Trasporti, che nel 2016 ha deciso che l’isola non faceva più terra. «In sostanza il ministero ha detto che non esisteva un approdo sicuro – dice – e questo ci creava non pochi problemi assicurativi per far sbarcare i nostri ospiti. A causa di questa disposizione, ad esempio, non abbiamo potuto far scendere sull’isola Lebron James».

Un problema non da poco, che è stato risolto soltanto a fine primavera nel 2022 e definitivamente formalizzato nel 2023 quando il Comune ha autorizzato l’attracco alle boe di ormeggio.

Due camere, il mare e un letto di stelle

Dal 2023 sono cominciati ad arrivare i primi clienti. Qualche italiano, molti dai Paesi arabi, un po’ di inglesi e statunitensi. Persone disposte a spendere per vivere un’esperienza unica al mondo. Un’esperienza esclusiva. 

Due le camere matrimoniali, entrambe con grandi finestre che guardano il mare, bagno privato, un salone e una cucina attrezzata, dove, a solleticare il palato degli ospiti c’è uno chef pronto a soddisfare tutte le esigenze. Il faro, arredato con grande cura grazie al gusto di Silvia Santini con la collaborazione del negozio di mobili Sensini, non è rivolto ai turisti che cercano il lusso sfrenato. Ma a chi vuole lasciarsi alle spalle per qualche giorno tutto quello che fronteggia nella vita quotidiana. 

Da quando si lascia il porto di Talamone, dove la società ha il gommone per raggiungere l’isola, s’intraprende infatti un viaggio di non ritorno. La costa maremmana si spalanca con tutta la sua bellezza davanti agli occhi dei naviganti. Per mezz’ora ci si tuffa nel blu del mare, fino a quando non si comincia a intravedere, stagliato nell’azzurro del cielo, il bianco del faro. L’isola può essere raggiunta anche con l’elicottero: alla Formica grande è stata ripristinata la piazzola militare per l’atterraggio. 

«Le persone che vengono qui non si devono chiedere come devono impiegare il loro tempo – dice ancora Biagini – ma fanno semplicemente quello che le condizioni meteomarine permettono loro di fare. Il tempo qui ha uno scorrere diverso». 

Le due camere vengono affittate come un’unica suite, il personale ha una stanza propria e l’intera isola è a disposizione di chi sbarca

Sulla Formica grande o sei un naufrago o sei un re

Biagini lo sottolinea più volte: «Su quest’isola, o sei un naufrago o sei un re». E questo concetto, chi è sbarcato sull’isola, lo ha fatto proprio. Di curiosità, le Formiche islands ne ha suscitata parecchia. «Ora come ora – dice Biagini – da parte degli americani della costa est, ma anche da parte degli indiani che ci contattano per organizzare eventi qui da noi». 

Ma ci sono anche italiani, arrivati sull’isola con le loro storie personali. Come un uomo che ha voluto l’isola per trascorrere quattro giorni in mezzo a una tempesta di libeccio o un altro che ha voluto passare la notte nel faro insieme a suo padre, malato terminale. L’ultimo regalo che ha voluto fare al suo genitore. 

I costi, ovviamente, non sono alla portata di tutti. Ma chi può permettersi di trascorrere una notte sulla Formica grande oltre ai tuffi nel mare cristallino dell’isola, ai pranzi e alle cene preparate dallo chef e alla sensazione di essere appunto, un naufrago o un re, può anche godersi un bagno nell’affioramento naturale di acqua sorgiva che supera i 38 gradi di temperatura. E che ha creato, a due passi dal mare, una pozza termale naturale nella quale immergersi. 

Un’isola unica da preservare

L’isola non è mai stata accessibile, anche se, negli anni in molti sono sbarcati senza avere il permesso di farlo. A Grosseto, molti ricordano di quando scendevano a terra per andare a raccogliere lumache. Ma la presenza di massa dell’uomo, non ha fatto bene a questo gioiello che si trova nel cuore dell’Arcipelago toscano. 

«L’isola è stata vandalizzata negli anni – dice Biagini – ma è un’area protetta e il senso di affidare la gestione di spazi come questi ai privati è anche questo: cercare di preservarli il più possibile». Compito di chi si aggiudica la custodia dell’isola – in questo caso la società guidata da Biagini – è quello di preservarne l’ambiente filtrando ma anche vietando l’accesso alle persone non autorizzate. Un obbligo questo, che è imposto dalla valutazione di incidenza ambientale della Regione toscana. 

L’accesso quindi, è riservato a poche persone per volta. Perché su quel terreno di sei ettari in mezzo al mare, ci sono anche specie endemiche che devono essere tutelate: la lucertola campestre e il limonium dorie che cresce soltanto qui. 

 

Il solstizio d’estate tra miti e leggende. Il caso di Sovana

GROSSETO. All’alba di venerdì 21 giugno (alle 5,37) torna il solstizio d’estate. Anche se nel 2024 l’orario esatto cade stasera, 20 giugno 2024, precisamente alle 22:51 ora italiana. 

Un evento venerato nel Mondo da tante usanze e riti, tra miti e leggende, ma che di fatto è il momento in cui il sole, lungo il tropico del Cancro, a mezzogiorno, raggiunge lo zenith: i raggi insomma, cadono perpendicolarmente sulla terra, con il massimo delle ore di luce. In Italia si calcola che siano 15 ore consecutive.

Nel mondo si celebra in molti luoghi

A Stonehenge, in Inghilterra per esempio, ogni anno si radunano migliaia e migliaia di persone, che attendono l’alba.

Il complesso monolitico è infatti posizionato in modo tale da essere attraversato dai raggi del sole, e durante il solstizio la luce attraversa esattamente la porta principale dell’imponente struttura. 

Queste tradizioni sono ancora oggi diffuse in tutta Europa e nel Mondo, anche per attrarre turismo, e si concentrano in particolar modo nella notte fra il 23 e 24 giugno, conosciuta come Notte di San Giovanni, o anche Notte delle Streghe.

In Maremma evento nella cattedrale di Sovana

Nella cattedrale di San Pietro a Sovana, la cui costruzione è stata iniziata nell’VIII secolo, il solstizio d’estate è ormai diventato un evento imperdibile, che cattura la curiosità di molti.

Dalle navate della cattedrale, l’appuntamento è dalle 5 del mattino, il sole incomincia a penetrare e alle 6 il primo raggio di sole entra dalla monofora dietro l’altare.

Una piccola fessura di luce, che poi lentamente diventa sempre più nitida: arrivando al centro, sulla parete opposta in fondo alla chiesa, sopra l’affresco di un crocifisso. Pochi minuti, e già alle 6.30 il sole gira verso sinistra fino a incontrare tutte le colonne della cattedrale. Un vero spettacolo, che incuriosisce e appassiona fedeli e spettatori.

Il Duomo di Sovana

Antonello Carrucoli: «Vi racconto i segreti del Duomo di Sovana»

«Diversi anni fa l’archeo astronomo Adriano Gaspani, di fama internazionale, venne invitato a studiare il sito di Poggio Rota, la piccola Stonehenge della Maremma, ad alta valenza astronomica – racconta Antonello Carrucoli, uno degli studiosi dell’evento del Duomo di Sovana della prima ora -. Insieme a Giovanni Feo, Gaspani mi chiese di collaborare e rimase però colpito dal Duomo di Sovana».

«Facemmo così i rilievi dal 21 al 24 giugno per il solstizio estivo, alla levata del sole, visto che potevano esserci dei riferimenti, e vedere cosa succedeva nella monofora. Non è sempre è possibile vedere il solstizio, ma l’occasione fu fortunata. L’orientamento del solstizio estivo della cattedrale di Sovana è però anomalo, rispetto alle regole canoniche medioevali della chiesa».

«L’orientamento infatti era rivolto generalmente all’equinozio, all’equilibrio e giustizia perpetrata da Gesù. L’anomalia è spiegabile perché la monofora attuale è in corrispondenza della vecchia cripta, in cui l’apice della stessa è in corrispondenza del solstizio estivo. Tipico delle culture nordiche, germaniche in particolare, e Sovana è stata sotto l’egemonia Longobarda con la vecchia chiesa che è stata così orientata».

«Quel giorno veniva sacralizzata la forza del sole. Poi con Enrico Calzolari, un altro arche astronomico internazionale, nuovi studi hanno portato a conoscere l’equinozio da un’altra monofora, che crea effetti straordinari e un cerchio perfetto. E come tanti altri duomi, in quello di Firenze per esempio, è una perfetta meridiana, uno studio che ho riportato in molti articoli e pubblicazioni».

Cosa è il solstizio

Rispetto al solstizio d’inverno le giornate con il solstizio d’estate si allungano, arrivando ad avere il massimo delle ore di luce.

All’estremo nord del Mondo, al Circolo polare artico, il sole per esempio non tramonta mai.

 

 

La 1000 miglia incanta Castiglione della Pescaia

CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. La 1000 miglia è tornata a Castiglione della Pescaia a distanza di tre anni, e come la prima volta nel 2021 grande è stata la partecipazione, soprattutto dei turisti, che hanno potuto ammirare le auto storiche da vicino, e tutti i grandi marchi come Ferrari, Lamborghini, Porsche, Aston Martin, e ancora Fiat, Mercedes, Alfa Romeo e tante altre, ma anche i bolidi attuali comprese quelli elettrici.

Un evento dunque sempre molto apprezzato e non solo dagli appassionati dei motori.

La pioggia ha bagnato il transito delle prime auto

In tarda mattinata, quando ancora le prime macchine stavano transitando da poco al check point, si è scatenato su Castiglione della Pescaia un vero e proprio nubifragio, fortunatamente durato solo qualche decina di minuti.

Come nel 2021, allora era il 17 giugno, il pranzo per i partecipanti è stato organizzato in piazza del Mercato, sotto il tendone allestito per l’occasione, che di fatto ha salvato la giornata.

 

 
 
 
 
 
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Poi sono incominciate ad arrivare le auto storiche, quelle che hanno avuto l’attenzione maggiore, pezzi in qualche caso davvero unici: dopo un giro provenendo dalla strada provinciale del Padule, la Castiglionese, le macchine sono passate sulla strada Panoramica, per poi tornare lungo il porto canale in piazza del Mercato. Ad anticipare il convoglio sono state le Ferrari del Tribute 1000 Miglia e le auto elettriche della 1000 Miglia Green, mentre le supercar e hypercar iscritte alla 1000 Miglia Experience.  

Già nel parcheggio si è così incominciato a respirare l’aria della 1000 miglia, quella della benzina super, con i bolidi, alcuni davvero preziosi, che sono stati presi di mira dalle macchine fotografiche, per il classico selfie, e dalle telecamere delle tante tv che hanno approfittato per documentare la giornata.

Una tavola imbandita con i piatti della tradizione

Naturalmente il pranzo, veloce per i partecipanti al massimo 45 minuti prima di dover ripartire, è stato caratterizzato dalla preparazione dei tanti chef: in particolare da quelli dell’associazione Ristoratori Castiglionesi, ma anche da qualcuno arrivato da Grosseto e da chi segue costantemente l’organizzazione dell’evento.

Il menu caratteristico, con tutti prodotti locali, dai formaggi ai salumi toscani e maremmani, e poi non sono mancati i tortelli ma anche la porchetta o il baccalà. Insomma, un pasto che ha visto gli equipaggi stranieri uscire con soddisfazione e riprendere la “corsa”.

In tutto, circa 1500 persone sono state servite, comprese le forze dell’ordine, staff, sicurezza e personalità.

Poi la ripartenza verso Roma

Le auto dopo il pit stop enogastronomico sono ripartite, rombando, verso Roma attraversando Grosseto, transitando per Marta, il lago di Bolsena e Viterbo, prima di concludere la giornata con la sfilata in via Veneto nella capitale.

La 1000 miglia edizione 2024

I partecipanti alla 1000 miglia arrivano da tutto il mondo: le auto sono partite da Brescia l’11 giugno, per tornare in Lombardia il 15 giugno dopo circa 2200 chilometri. In tutto circa 450 le vetture iscritte, costruite a partire dal 1927 fino al 1957, per le cinque tappe del nuovo percorso, questa volta da affrontare in senso antiorario passando per Torino e Genova, prima del giro di boa nella Capitale, la risalita verso Bologna, e il rientro a Brescia.

Il costo solo per l’iscrizione è stato di circa 15 mila euro, senza contare le spese del trasporto delle auto, dell’eventuale assistenza e tutti gli imprevisti che possono capitare in un’avventura come questa. 

Le tappe

Partenza martedì 11 giugno da Brescia passando per BergamoNovara e Vercelli per arrivare a Torino.

La seconda tappa mercoledì 12 giugno passando per Acqui Terme, Genova lungo la costa tirrenica per raggiungere Viareggio.

La terza tappa, giovedì 13 giugno, viaggiando alla volta di Lucca, Castiglione della Pescaia e poi Viterbo, Ronciglione per arrivare a Roma.

La quarta tappa, venerdì 14 giugno, con partenza all’alba la 1000 miglia risale l’Italia passando per Orvieto, Solomeo, Siena e Prato, i passi della Futa e della Raticosa, e l’arrivo a San Lazzaro di Savena, vicino a Bologna.

Infine sabato 15 giugno il gran finale, attraversando Ferrara, Bovolone e Villafranca, costeggiando il Lago di Garda con la Valtenesi e Salò, fino alla passerella conclusiva a Brescia in viale Venezia.

La sindaca Elena Nappi ha annunciato che nel 2026 la 1000 miglia tornerà per la terza volta a Castiglione della Pescaia.

Beach tennis, lo spettacolo dei campioni. E Castiglione lo vuole ogni anno

Beach tennis, BT200 a Castiglione: i quattro vincitori Serantoni, Ammendola, Gasparri e Valentini e due momenti delle finali

CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Centinaia di persone, spettacolo in campo e fuori, alberghi e ristoranti pieni: il torneo internazionale di beach tennis, il BT200 organizzato da Beach Tennis Toscana Event, ha fatto centro, confermando che lo sport all’aperto, se programmato per tempo e con oculatezza, è uno straordinario traino per il turismo fuori dalla stagione canonica della tintarella.

La scelta della location centrale, il piazzale Maristella, che ha attirato anche tantissimi curiosi di uno sport che non tutti conoscono ma che regala momenti di spettacolo assoluto, la musica di Dj Fonzi, sicuramente più a suo agio dietro alla consolle che con la racchetta in mano, anche lui è un grande appassionato di beach tennis, l’organizzazione curata da mesi di Luca Bidolli, affiancato da una squadra straordinaria e la presenza di campioni a livello mondiale, sia in campo maschile che femminile, ai primi posti del ranking, hanno creato un mix che ha fatto di Castiglione l’assoluto protagonista del fine settimana appena concluso.

Luca Bidolli di Beach Tennis Toscana Event con lo staff che lo ha affiancato a Castiglione
Beach Tennis Toscana Event, lo staff che ha affiancato Luca Bidolli a Castiglione

Tanto che l’assessora al turismo, Susanna Lorenzini, che ha presenziato alle premiazioni insieme al presidente dell’Acot, l’associazione albergatori, Paolo Pieraccini, patron del Miramare, ha fatto capire che l’Amministrazione, con Beach Tennis Toscana Event, sta riflettendo sull’ipotesi di trasformare l’evento in un appuntamento fisso, il paese del castello può essere una perla sul Tirreno dove ospitare il grande beach tennis del circuito mondiale Itf.

Castiglione può diventare una piccola Aruba, l’isola caraibica che sul beach tennis ha costruito un’intera economia. 

«Ne stiamo parlando – ha detto Susanna Lorenzini – l’idea ci piace e questo straordinario successo ci incoraggia a fare questo passo. Speriamo di rivederci qui l’anno prossimo». Se ne parla già adesso perché, in eventi come questi, la programmazione è decisiva.

Fra l’altro nel prossimo settimana sarà la volta del beach volley, con un torneo nazionale di altissimo livello. Un altro sport che, per una località di mare, è un traino formidabile.

Spettacolo in campo, vincono Gasparri-Valentini e Ammendola-Serantoni

I tornei sono stati spettacolari. La direzione arbitrale è stata affidata all’internazionale Massimo Morelli, coadiuvato dall’arbitro nazionale Marco Tarentini.

E lo spettacolo si è visto sia nei due tornei principali, i BT200 maschile e femminile, con in campo alcuni dei migliori giocatori e giocatrici al mondo, sia in quelli under, con giovani talenti pronti a dar fastidio anche nelle classifiche open, sia in quelli collaterali open, nei quali ancora una volta a trionfare sono stati i più giovani.

E il forte vento di maestrale che, soprattutto domenica, ha spazzato il piazzale Maristella non ha tolto nulla allo spettacolo. Nel beach tennis vento e sole fanno parte del gioco. E solo i campioni veri, che sanno adattare il proprio beach tennis alle condizioni più difficili, riescono a fare la differenza quando le traiettorie non sono pulite come nelle gare indoor.

Le finali lo hanno detto in modo chiaro.

In campo femminile Giulia Gasparri, 33 anni, ravennate, numero 7 al mondo e 5 volte campione del mondo e Ninny Valentini, di Cervia, 25 anni, numero 12 al mondo e 2 volte campione del mondo, hanno dimostrato di avere tecnica e intelligenza tattica superiore a tutte le altre. In nessuna partita, neppure nella tiratissima finale con la giovanissima e fisicamente statuaria francese Marie Bray, in coppia con la talentuosa piemontese Michela Romani, sorella gemella di Noemi, che si è fermata alle semifinali, hanno dato l’impressione di non avere in mano il gioco.

C’era vento? E Giulia e Ninny hanno sfinito le avversarie con tocchi corti, palle liftate, ricorrendo agli attacchi potenti solo e quando c’era la certezza di mettere la palla dentro alle righe, come con il bilanciere di Giulia nell’ultimo punto della finale. Il beach tennis non è solo picchiare forte, come qualcuno crede, almeno all’aperto. Devi giocare con il vento, non contro il vento.

Qualcosa di simile è successo anche nella finale maschile, vinta dalla coppia laziale Andrea Serantoni, 28 anni, #67 al mondo e Elia Ammendola, ventenne di Fiumicino, fra i più migliorati del circuito. In finale se la vedevano con la coppia formata dal “Puma” Marco Garavini, 40 anni, ravennate, 4 volte campione del mondo e 7 volte campione europeo, uno che ha fatto la storia di questo sport e che a Castiglione aveva già vinto, in coppia con lo storico socio Alessandro Calbucci, e dal giovane e fisicamente esplosivo Federico Galeazzi, 23 anni, di Riccione, numero 18 al mondo.

In finale il Puma sul palleggio corto andava a nozze. Se lo fai giocare di tocco, lui il punto non lo perde mai. Se c’è da fare uno smash, non lo spara come un missile, ma lo appoggia girato dalla parte in cui il vento lo tiene in campo. E se c’è da battere in lob con la palla che gira come una trottola, mossa dal vento e nascosta dal sole, si fa anche quello.

Il giovane socio, invece, uno che se ci giochi indoor ti porta via dal campo, e se ti prende con la pallina ti timbra la pelle per una settimana, in qualche occasione ha ceduto all’esuberanza fisica, finendo per sbagliare anche qualche battuta di troppo a favore di vento. E chissà perché ha scelto di battere lui da quel lato. Del resto i monofalli (nel beach tennis la battuta è unica, ndr) in certe partite pesano come il piombo.

Così Ammendola e Serantoni hanno giocato il loro bel beach tennis, hanno sbagliato meno e hanno conquistato un meritato trofeo.

LE FOTO

I maremmani in campo si sono fatti valere

Fra i maremmani in campo Gabriele Gini, che giocava con Filippo Boscolo, per tanti anni socio anche di Damiano Rosichini, si è fermato alle semifinali proprio contro Garavini-Galeazzi, dopo aver battuto nei quarti l’altro maremmano Niccolò Gasparri, che aveva come socio il sardo Riccardo Manenti. Due battaglie al long tie break (si giocavano 2 set a 6, terzo set long tie break a 10 punti, ndr).

Fra gli under in evidenza Tommaso Donnini, che, in coppia con un altro talento, il ferrarese Nicola De Siena, ha raggiunto due finali, quella under 16 e quella under 18. È uscito sconfitto in entrambe, nell’under 16 contro Agirelli-Perini e nell’under 18 contro Posterino-Rocchi, ma se continuerà ad allenarsi con passione può andare lontano.

In campo femminile si fermano agli ottavi nel BT200 le sorelle Alice e Gaia Pepi e Elena Ciacci, con Alice Foschi.

Alice Pepi, con l’altra maremmana Lucrezia Corsini, si riscatta vincendo il femminile open. Ed Elena Ciacci, sempre con Alice Foschi, si impone nell’under 18.

Tutti i risultati del beach tennis a Castiglione

Ecco il quadro completo dei risultati, con tutti i tabelloni.

LE FOTO DELLE PREMIAZIONI

BT200 maschile

BT 200 femminile

Open maschile

Open femminile

Under 18 maschile

Under 18 femminile

Under 16 maschile

Under 16 femminile

Under 14 maschile

Under 14 femminile

Under 12 maschile

 

 

 

Il capitano Ultimo è cittadino di Castiglione della Pescaia -IL VIDEO

Sergio De Caprio, il capitano Ultimo, durante la cerimonia del conferimento della cittadinanza onoraria

CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Si presenta con le Crocs ai piedi, i pantaloni mimetici, la maglietta e la giacca nera. Al collo, l’inseparabile Tau di legno, la croce di San Francesco e un campanellino. Una mano è coperta da un guanto nero con le dita tagliate e per la prima volta, in un’occasione ufficiale in quello che è stato il borgo nel quale è cresciuto, si presenta senza il passamontagna sul volto. 

Sergio De Caprio, da giovedì 23 maggio, è cittadino onorario di Castiglione della Pescaia. A conferire la cittadinanza la sindaca Elena Nappi insieme al consiglio comunale. 

Che per l’occasione, nell’anniversario della strage di Capaci, si trasferisce nella scuola media del paese.

Una vita da “Ultimo” per gli altri

È una vita fatta di sacrifici e indagini che hanno cambiato il volto dell’Italia quella del capitano Ultimo, che scelse questo nome di battaglia proprio quando entrò nel Ros dei carabinieri, il Reparto operativo speciale. Un reparto nel quale l’identità si perde, per cercare di far spazio a quel briciolo di sicurezza che potrebbe salvarti la vita. 

La cittadinanza onoraria a Capitano Ultimo

Con lui c’erano Vichingo, Arciere, Omar, Petalo, Pirata, Alchimista, investigatori sotto la sua guida. De Caprio scelse il nome in codice Ultimo, per sottolineare una scelta che aveva sempre accompagnato al sua vita, quella di restare tra gli ultimi. «Tra i miei colleghi c’erano persone che volevano fare carriera, che ci tenevano – racconta – io scelsi quel nome proprio per sottolineare la mia di volontà. Quella di restare Ultimo, di non avanzare. E di svolgere il mio lavoro con coscienza e dedizione». 

Un lavoro che lo ha portato a nascondere il suo volto per decenni, a sacrificare la famiglia, a doversi nascondere, a temere che qualcuno scoprisse la sua identità. Perché quell’uomo che oggi a Castiglione della Pescaia ha parlato di fronte agli studenti delle scuole medie, anche se era un senza volto, è diventato un eroe nazionale. 

Nel 1993 ha arrestato il boss di Cosa Nostra Totò Riina

Il carabiniere dalla parte degli ultimi come il babbo

«Uomo e carabiniere di altissimo valore civile e professionale, De Caprio si è distinto per avere condotto una vita al servizio degli ultimi, guadagnandosi ogni giorno l’appellativo di “Capitano Ultimo”, ignorando la fama che gli veniva dagli straordinari risultati investigativi raggiunti e proseguendo con umiltà e tenacia nel suo lavoro anche di fronte alle invidie e alle difficoltà frappostegli dai superiori»: è questa la motivazione con la quale il consiglio comunale, all’unanimità, ha conferito la cittadinanza onoraria a De Caprio. 

Nato a Montevarchi nel 1961, Sergio De Caprio è cresciuto fino all’età di 15 anni a Castiglione della Pescaia, dove il padre, maresciallo dei carabinieri, ha comandato prima la stazione di Buriano e poi quella del capoluogo, per 12 anni.

«È stato lui il primo esempio di carabiniere dalla parte delle persone svantaggiate – ha ricordato il capogruppo del Pd in consiglio comunale Fabio Tavarelli – Oggi divento maggiorenne, sono 18 anni che sono in consiglio comunale e festeggiarlo così è un grande regalo per me. Suo padre, comandante della stazione dei carabinieri, quando io ero un ragazzino aveva fermato un tossicodipendente che aveva rubato uno stereo da un’auto. Il proprietario gli disse: lei lo deve arrestare, ma il maresciallo gli rispose: lui vede l’inferno tutti i giorni». Un esempio, quello del babbo maresciallo che ha accompagnato per tutta la vita il figlio. 

Gli arresti eccellenti e l’aiuto ai ragazzi in difficoltà

Non sono due facce della stessa persona, ma è proprio la stessa persona ad aver partecipato questa mattina alla cerimonia e ad aver parlato con gli studenti. 

Il carabiniere senza volto che ha arrestato Totò Riina, ma anche quello che ha aperto una casa famiglia per i ragazzi disagiati a Roma, i Volontari del Capitano Ultimo. 

Nato nel 1961 a Montevarchi, in provincia di Arezzo, De Caprio comincia la sua carriera nell’Arma come comandante della compagnia di Bagheria, in Sicilia. Nel 1985 arresta Vincenzo Puccio e Antonino Gargano, braccio destro di Bernardo Provenzano. Trasferito a Milano diventa capitano del Ros (Raggruppamento operativo speciale) dove crea un’Unità militare combattente operativa a Palermo dal settembre 1992 al 1997, il Crimor. 

Nel 2000 De Caprio viene trasferito per sua volontà al Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri (Noe) di Roma con il ruolo di vice comandante. Sotto il suo comando, viene arrestato il presidente di Finmeccanica Giuseppe Orsi e l’ex presidente della Regione Lazio Bruno Landi. Come vice comandante del Noe segue il caso della Cpl Concordia.

La proposta choc: «Togliere i diritti ai mafiosi»

In una mattinata di festa, davanti ai ragazzi della scuola media, il capitano Ultimo ha parlato della legalità. E dell’importanza di stare dalla parte di chi più ha bisogno. 

Un simbolo di questa scelta è il guanto che indossa. «Ero in auto con un mio collega, a Roma – dice – quando davanti a noi c’era una vettura sportiva. Fermi al semaforo, si avvicina un lavavetri. L’uomo al volante scende, si toglie la cinghia e inizia a colpirlo. Io e il mio collega decidiamo di intervenire. Il ragazzo non parlava nemmeno in italiano, per ringraziarmi si è tolto il guanto e me l’ha regalato. Da allora non l’ho più tolto». 

L’esempio, il coraggio, il metterci la faccia, oggi che si è tolto il passamontagna. ll capitano Ultimo, dopo aver ricoperto la carica di assessore in Calabri, nella giunta regionale, ha deciso di candidarsi quest’anno alle europee. Di questo non ha fatto cenno ai ragazzi. Ma ha parlato della sua proposta. Quella di togliere i diritti politici e l’accesso al lavoro ai mafiosi e ai loro parenti che non si dissociano. Una proposta choc, ma che va nella direzione della lotta alla criminalità organizzata, quella che De Caprio ha sempre portato avanti. 

«Dobbiamo cancellare le cosche che si riproducono per linee parentali e di sangue – ha detto – ma spesso cancelliamo solo i consigli comunali infiltrati. Allora togliamo i diritti politici anche ai familiari dei mafiosi, parenti di primo e secondo grado, a meno che non dimostrino che hanno ripudiato i padrini che non collaborano». 

 

 

«Accudito, sfamato, lavato: non volevo che morisse» – IL VIDEO

GROSSETO. Pantaloni a righe, maglietta a mezze maniche e sguardo rivolto verso il basso. Entra in tribunale accompagnata dalle guardie carcerarie, la 28enne accusata di aver provocato la morte del suo bambino, di soli 2 giorni, sulla nave da crociera sulla quale era imbarcata come lavapiatti. 

Si guarda intorno spaesata prima di entrare nella stanza dove incontra i suoi avvocati, Giovanni Di Meglio e Chiara Mancineschi, insieme all’interprete. Dietro di lei, ci sono le due colleghe con le quali divideva la cabina. In lacrime, tutt’e due.

Sono due ragazze, anche loro, di 26 e 28 anni, imbarcate per lavorare e spedire i soldi a casa. Così come Jheansel Pia Salahid Chen, la 28enne accusata di omicidio. Che di bocche da sfamare, nelle Filippine, ne ha sei: padre, madre, sorella, fratello e due nipoti. 

La nascita a bordo non prevista

Era incinta, quando si è imbarcata per lavorare come lavapiatti sulla Silver Whisper, ma non pensava di essere così avanti con la gravidanza. Di fronte al giudice per l’udienza preliminare Sergio Compagnucci, la ventottenne ha raccontato una vita attraversata dalla miseria più vera. Dall’ignoranza, dalla disperazione. 

Un quadro che è emerso durante l’interrogatorio, al quale la ragazza ha voluto rispondere. La gravidanza, l’avrebbe nascosta per non perdere il lavoro. E quel bambino, al quale ha detto di aver dato un nome, una volta tornata nel suo Paese d’origine avrebbe cercato di darlo al padre. Aveva avuto con il ragazzo una breve relazione, già finita. Ma sarebbe stato una bocca da sfamare in più che lei non si sarebbe potuta permettere. 

Gli avvocati Giovanni Di Meglio e Chiara Mancineschi

Si chiamava Tyler, il bambino venuto al mondo il 17 maggio, di mattina, nella cabina della nave che la ragazza condivideva con due colleghe, Dorcas Njuguini Mutundu, originaria del Kenya. 28 anni, difesa dall’avvocato Luca Fabbrucci e Kgothadso Mabel Jasmine Mphela, 26 anni Sudafricana, assistita dall’avvocato Mario Fabbrucci. È stata la donna del Kenya a dare l’allarme al capo del personale e a dire che c’era quel bambino nella cabina. 

Era già morto. Avvolto in un asciugamano, nella branda della donna. Branda che veniva chiusa, come le altre due nella cabina, con una tenda per preservare la privacy delle lavoratrici. 

Accudito per due giorni prima della tragedia

Come e perché sia morto il piccolo Tyler lo dirà venerdì 24 maggio l’autopsia. Il piccolo, come ha raccontato la mamma al giudice, nei suoi due giorni di vita è stato accudito dalla donna: lavato, pulito, coperto con un asciugamano. 

Come pannoloni, Chen ha utilizzato gli assorbenti mestruali, gli unici che aveva. Quando il piccolo è nato, partorito dalla ragazza sola nella sua cabina, la ventottenne ha gettato la placenta nell’inceneritore della nave. 

Lavorava come lavapiatti, a bordo, e ogni momento libero che riusciva a ritagliarsi lo dedicava al piccolo. E nell’armadietto della camera, la ventottenne aveva creato una culla di fortuna, per evitare che cadesse quando lei era al lavoro. 

Un racconto tragico, quello che la ventottenne ha fatto di fronte al giudice e al sostituto procuratore Giovanni De Marco, che l’ha fermata con l’accusa di omicidio volontario aggravato. Accusa contestata in concorso anche alle sue due colleghe, che la donna ha difeso a spada tratta, dicendo che erano state zitte rispetto alla nascita del piccolo perché lei le aveva implorate. Per non perdere il lavoro. 

Mutundu e Mphela hanno preferito non rispondere alle domande del giudice. Il p, per tutt’e tre, ha chiesto la convalida del fermo e la custodia cautelare in carcere. Il giudice si è riservato la decisione. 

L’avvocato della mamma: «Non voleva ucciderlo, è stata una tragedia»

Non c’è stata la volontà di uccidere il piccolo Tyler. Di questo è certo l’avvocato Giovanni Di Meglio. «Credo che tra tutte le ipotesi, quella dell’omicidio colposo mi sembra la più credibile». 

Ipotesi che porterebbe a scrivere una storia, almeno dal punto di vita processuale, ben differente. «Sapeva di essere incinta – dice l’avvocato – ma aveva problemi di regolarità del ciclo che andava e veniva e non sapeva a che punto della gravidanza fosse. Era convinta che avrebbe partorito dopo. Ma da quando è nato il bambino, al quale aveva dato un nome, lo aveva accudito, lo aveva nutrito e idratato. Se avesse voluto ucciderlo, avrebbe avuto mille altri modi su quella nave, senza che nessuno se ne accorgesse». 

L’udienza, iniziata poco dopo le 15, è finita in serata. Le tre donne, per ora, sono state portate di nuovo al carcere di Sollicciano.