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«Trasformato dalla coca in uno spietato assassino»

Filippo Guerra è stato condannato a 19 anni per aver sparato e ucciso uno spacciatore di 22 anni a Cernaia: secondo i giudici le parole dell’impiegato sono stati inattendibili
Il pm Giampaolo Melchionna a Cernaia il giorno del ritrovamento del cadavere

GROSSETO. «Trasformato in uno spietato assassino dall’uso sfrenato di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina»: lo scrivono i giudici della corte d’assise (Laura De Girolamo, presidente e Marco Bilisari)  nelle motivazioni della sentenza con la quale Filippo Guerra, impiegato 49enne fino ad allora incensurato, è stato condannato a 19 anni di carcere per aver ucciso, con un colpo di fucile, uno spacciatore appena ventiduenne, Abdelilah Dakir, a Cernaia.

Difeso dall’avvocato Lorenzo Mascagni, ora presenterà appello. 

Abdelilah Khadir
Abdelilah Khadir

Sono queste le conclusioni alle quali sono arrivati i giudici, al termine del processo che si è svolto con il rito abbreviato. Il sostituto procuratore Giampaolo Melchionna aveva chiesto una condanna a 30 anni di carcere, contestando a Guerra anche la premeditazione. Che però, secondo i giudici, non c’è stata. 

Ottanta euro al giorno per fumare crack

È stato lo stesso imputato, nel corso del processo, a spiegare come fosse la sua vita nelle settimane e nei mesi precedenti all’agosto 2020 quando, sulla strada della Chiocciolaia a Cernaia, sparò e uccise il ragazzo. «Il fatto che io probabilmente in quel periodo avessi una assunzione quasi quotidiana di sostanze psicotrope di tipo pesante – ha detto in aula – non posso che non dire che ha influito su come mi relazionavo con gli altri e sul prendere con leggerezza tutte le azioni quotidiane». 

Fumava cocaina, sotto forma di crack e per mantenersi quella dipendenza spendeva 80 euro a volta

Nessun colpo accidentale esploso

Nessun colpo accidentale sarebbe stato esploso quel giorno. la ricostruzione fatta da Guerra in aula, quella per cui Dakir sarebbe stato ucciso da un colpo di fucile partito per caso dopo che il giovane spacciatore aveva sparato a una bottiglia per provare il fucile che l’impiegato aveva portato nella strada di campagna, è stata smentita dalla perizia balistica fatta dai consulenti della procura, Claudio Gentile e Vittorio Balzi

La corte di assise del processo
La corte di assise del processo

Il cadavere del ventiduenne fu trovato il giorno dopo l’omicidio dagli uomini della quadra mobile, che furono avvertiti da una tossicodipendente che era andata a Cernaia per acquistare droga. Quella zona di campagna, a poca distanza dalla città, era diventata una piazza di spaccio importante. Il corpo del ragazzo era a una distanza di quattrocento metri dall’incrocio tra la strada provinciale del Padule e quella di Chiocciolaia, all’interno di un terreno agricolo. 

La confessione al padre

È stata la telecamera di Targamanent a incastrare Guerra, registrando il passaggio della Fiat Panda verde, intestata a suo padre e utilizzata per andare ad acquistare cocaina a Cernaia. Il 27 agosto, dopo essere stato indagato per l’omicidio del ragazzo, Guerra fu convocato in questura insieme al padre, proprietario del fucile con il quale aveva sparato e ucciso il ragazzo. «L’ho ammazzato io»: questa frase, ripetuta più volte, è stata intercettata più volte nella sala d’attesa della questura. 

Poi il quarantanovenne aveva cominciato a mimare a suo padre cosa fosse successo: spiegando di aver fatto partire quel colpo di fucile inavvertitamente. Ma Guerra, «nonostante sia apparso subito collaborativo – scrivono ancora i giudici – appariva tutt’altro che affidabile nella ricostruzione della verità». 

L'avvocato Lorenzo Mascagni e il pm Giampaolo Melchionna
L’avvocato Lorenzo Mascagni e il pm Giampaolo Melchionna

Frasi fatte, stereotipate e superficiali. Come quelle pronunciate in aula, «intrise di un’ironia del tutto fuori luogo», si legge nelle motivazioni della sentenza. «Ho portato il fucile per fare la goliardata – ha detto Guerra – Non ho mai avuto problemi di violenza, nonostante il cognome che porto. Ho portato il fucile per dare una caramellina a un bimbo che voleva vedere il fucile», e ancora: «Sicuramente avevo ipotizzato che del bene non glielo avessi fatto», rispondendo alla domanda se si fosse subito accorto di averlo ucciso.  

Come se fosse al bar a commentare una partita di calcio: scrivono così i giudici in un passaggio delle motivazioni, per spiegare l’atteggiamento a tratti imperturbabile che l’impiegato ha dimostrato in aula, mentre parlava di un omicidio. 

Ucciso e rapinato 

Abdelilah Dakir, quindi, sarebbe stato ucciso e poi rapinato. Aveva addosso il suo marsupio, con i soldi, la droga e i telefoni cellulari. La sera dell’omicidio, con gli euro trovati addosso al ragazzo ucciso, l’impiegato era andato da una prostituta per trovare «una valvola di sfogo a livello sessuale». 

Nel marsupio, secondo le testimonianze di un altro giovane spacciatore che ogni tanto vendeva droga con Dakir a Cernaia, c’erano circa tremila euro. Guerra quindi, secondo l’amico del ventiduenne ucciso, aveva sparato per poi rapinarlo. 

L’arma quindi, sarebbe stata fondamentale a Guerra per raggiungere il proprio scopo. «La vittima, di indole non proprio pacifica – scrivono i giudici – era ventiquattro anni più giovane del Guerra e per questo, verosimilmente, molto più prestante dal punto di vista atletico, per cui, senza l’utilizzo dell’arma difficilmente l’imputato sarebbe riuscito a prevalere in un eventuale scontro fisico». 

I prelievi con la carta del “rivale in amore” 

Era una situazione quantomeno “intricata” quella che viveva Guerra. Nel suo appartamento, in via Aurelia Nord, spesso si fermava una donna, sua amica, tossicodipendente anche lei che in cambio di una dose, aveva anche accettato di avere rapporti sessuali con Abdelilah Dakir.

Rapporti sui quali Guerra pare che non avesse avuto nulla da dire. 

La donna è finita nei guai perché insieme a Guerra, avrebbe utilizzato la carta di credito del suo convivente per prelevare quasi 5mila euro in 48 giorni. Prelievi che venivano fatti dall’impiegato con la carte di credito dell’uomo e che sono stati, in quel periodo, anche ripresi dalle telecamere di videosorveglianza di diverse banche. Soldi che sarebbero stati utilizzati per acquistare la droga. 

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