Laguna di Orbetello, il caso delle nomine di Forza Italia | MaremmaOggi Skip to content

La laguna non è un circolo di Forza Italia: la grande occasione persa

Doveva essere una nomina tecnica per affrontare le emergenze ambientali. La terna proposta dal ministro Pichetto Fratin scatena lo scontro politico. E persino Antichi accusa il suo partito di logiche di spartizione
Una morìa di pesci nella laguna di Orbetello e i tre candidati indicati dal ministro: Lucia Leoni, Roberta Bardi e Roberto Berardi
Una morìa di pesci nella laguna di Orbetello e i tre candidati indicati dal ministro: Lucia Leoni, Roberta Bardi e Roberto Berardi

ORBETELLO. Doveva essere la svolta. Dopo anni di emergenze ambientali, morie di pesci, proliferazioni algali, polemiche, interventi tampone e milioni di euro spesi per tenere in vita un ecosistema sempre più fragile, la laguna di Orbetello avrebbe finalmente avuto un organismo stabile, capace di programmare gli interventi e affrontare i problemi con competenza, continuità e una visione di lungo periodo.

Un Consorzio pubblico, con lo Stato e la Regione protagonisti, pensato per superare la gestione delle emergenze e costruire una strategia ambientale seria. Con pochi soldi a disposizione, va detto, ma almeno con una gestione ordinata e chiara.

Oggi, mentre si avvicina la scelta del suo amministratore unico, quella promessa si confronta con una vicenda politica che solleva interrogativi tutt’altro che secondari.

Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, esponente di Forza Italia, ha proposto alla Regione Toscana una terna composta da Roberto Berardi, Roberta Bardi e Lucia Leoni. I primi due sono dirigenti di Forza Italia. La terza è la moglie del sindaco di Grosseto, che ha aderito allo stesso partito.

Nonostante una nostra richiesta a più di un dirigente del partito che fu di Berlusconi non è stato possibile capire se sia iscritta o meno e il Garante della privacy tutela la scelta personale di prendere una tessera di partito. È inserita nella chat del coordinamento provinciale, ma questo non basta a dire che sia iscritta. Ma poco cambia, nella sostanza.

Sono tre candidati con un comune riferimento politico diretto o familiare. Una circostanza che non dimostra, da sola, l’esistenza di un accordo di spartizione, ma che rende inevitabile una domanda: come sono stati scelti proprio questi tre nomi per un incarico che dovrebbe avere una natura essenzialmente tecnica?

«Non si fa politica per trovare un posto di lavoro»

A pronunciare le parole più dure non è stato un esponente dell’opposizione. È stato Alessandro Antichi, già sindaco di Grosseto, tra i fondatori di Forza Italia in Toscana e oggi componente del coordinamento provinciale del partito.

«Non si fa politica per trovare un posto di lavoro», dice, arrivando a mettere in discussione la propria permanenza nel partito: «Se ci si comporta così non posso stare in Forza Italia».

Antichi non contesta il diritto di un iscritto a Forza Italia di ricoprire l’incarico. Anzi, ritiene che il ministro avrebbe potuto cercare un tecnico competente anche nella propria area politica, senza limitarsi necessariamente a quella.

La sua critica riguarda il metodo. Secondo l’ex sindaco, il partito ha rinunciato a coinvolgere il tessuto sociale e produttivo del territorio, seguendo invece quelle che definisce «logiche di spartizione partitocratica del potere che pensavamo fossero superate».

È un’accusa politica pesante. E acquista un significato particolare perché arriva da una persona che ha contribuito a costruire Forza Italia in Toscana, non da un avversario interessato a colpire il Governo.

Simiani: «Da incarico tecnico è diventato politico»

Dall’altra parte dello schieramento politico, Marco Simiani, deputato del Partito Democratico e primo firmatario di una delle proposte che hanno portato alla legge istitutiva del Consorzio, esprime una critica che converge sul punto essenziale.

«Viste le grandi difficoltà, volevamo che l’incarico fosse di alto profilo sul piano ambientale. Per questo l’indennità è così alta. Speravamo di dare una risposta definitiva ai problemi della laguna. Invece da incarico tecnico è diventato incarico politico, doveva essere un ruolo tecnico».

Simiani ricorda anche che la struttura era stata pensata con quattro persone di staff e risorse adeguate a sostenere una direzione qualificata.

La legge autorizza per l’amministratore unico una spesa annua di 149.497 euro: una cifra che non coincide necessariamente con il compenso individuale effettivamente percepito, ma che rende evidente l’importanza attribuita alla funzione.

Un incarico di questa portata richiede responsabilità amministrative, capacità di gestione e competenze ambientali specifiche. Non si tratta di una carica onorifica né di una semplice rappresentanza istituzionale.

La scelta di escludere la legge sui parchi

C’è poi un aspetto della vicenda che merita particolare attenzione e che precede di molto la formazione della terna.

Durante l’iter parlamentare della legge sul Consorzio, nell’agosto 2024, venne introdotta una disposizione che esclude espressamente l’applicazione della legge quadro sulle aree protette, la 394 del 1991.

È una scelta normativa rilevante.

Per i direttori dei parchi nazionali, l’articolo 9 della legge 394 prevede un sistema che passa attraverso un Albo nazionale degli idonei e una terna individuata dal consiglio direttivo. Per il Consorzio della laguna di Orbetello, invece, la legge speciale affida direttamente al ministro la proposta dei tre candidati, senza prescrivere una selezione pubblica comparativa.

L’esclusione della 394/1991 fu introdotta con un emendamento del relatore Fabrizio Rossi, di Fratelli d’Italia. Un subemendamento del Movimento 5 Stelle tentò di cancellare quella disposizione, ma venne respinto. Nella stessa fase parlamentare fu approvato anche il meccanismo della terna ministeriale.

Questo non significa che la procedura adottata per Orbetello sia illegittima. La legge speciale la consente. Né significa che tutte le regole dei parchi nazionali avrebbero dovuto necessariamente applicarsi a un organismo con caratteristiche differenti.

Ma il confronto resta significativo: mentre per la direzione dei parchi nazionali esiste un percorso di selezione strutturato, per la guida del nuovo Consorzio il legislatore ha scelto di lasciare al ministro un potere molto ampio nella formazione della terna. E lui l’ha esercitato come sappiamo.

Una decisione che oggi, davanti a tre candidature con legami riconoscibili con lo stesso partito del ministro, mostra tutte le sue implicazioni politiche.

I requisiti ci sono. La procedura comparativa no

La legge sul Consorzio non lascia il ministro libero di scegliere chiunque. Per l’amministratore unico richiede una sperimentata competenza nella tutela dell’ambiente e degli ecosistemi, un titolo di studio adeguato e una comprovata esperienza manageriale oppure una documentata esperienza direttiva di almeno cinque anni in strutture di complessità comparabile.

Sono requisiti precisi, che devono essere dimostrati. Quello che la legge non prevede espressamente è un avviso pubblico per raccogliere le candidature, una commissione indipendente che le valuti o una graduatoria comparativa da cui estrarre i tre nomi.

Non sappiamo, allo stato degli atti pubblicamente disponibili, quale istruttoria il Ministero abbia svolto. Non conosciamo i criteri utilizzati per individuare la terna né le valutazioni compiute sui curricula. E questa è una questione che merita una risposta istituzionale, indipendentemente dall’appartenenza politica dei candidati.

Il precedente di Berardi

Tra i candidati figura Roberto Berardi, ex senatore e attuale consigliere comunale di Orbetello, con delega proprio alla laguna.

Nel giugno 2025 Berardi ha patteggiato davanti al tribunale di Grosseto una pena di due anni per peculato, con sospensione condizionale, nel procedimento relativo all’utilizzo di un’automobile della polizia municipale per spostamenti contestati come non istituzionali. Ha risarcito il Comune per circa 7.500 euro.

Il patteggiamento, secondo quanto ricostruito all’epoca, non ha determinato la sua incandidabilità ai sensi della legge Severino.

È un precedente che fa parte della sua storia pubblica. Non equivale automaticamente a un divieto di assumere l’incarico al Consorzio, ma impone di distinguere con attenzione la verifica delle condizioni giuridiche per la nomina dalle valutazioni di opportunità politica e istituzionale.

Laguna di Orbetello, tutti gli approfondimenti

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Il precedente giudiziario di Roberto Berardi

La Regione ha tempo fino al 25 ottobre

La terna è stata ricevuta dalla Regione Toscana il 25 settembre 2026, come confermato da Marco Simiani sulla base dei suoi contatti con le istituzioni.

Il termine di trenta giorni previsto dalla legge scade il 25 ottobre. Se entro quella data non sarà raggiunta l’intesa, il ministro potrà procedere autonomamente alla nomina di uno dei tre candidati.

La Regione Toscana è dunque chiamata a esprimersi su una scelta destinata a incidere sulla gestione della laguna per i prossimi anni.

Non si tratta soltanto di individuare una persona. Si tratta di stabilire, attraverso gli atti e le motivazioni della scelta, quanto peso abbiano avuto le competenze professionali e quali verifiche siano state effettuate.

L’occasione che rischia di andare perduta

La laguna di Orbetello non è un terreno astratto sul quale misurare gli equilibri politici. È un ecosistema fragile, una risorsa economica, un patrimonio ambientale e un luogo da cui dipendono attività produttive e posti di lavoro.

Il nuovo Consorzio rappresentava l’occasione per affrontarne finalmente i problemi con un modello stabile, sostenuto da risorse pubbliche e professionalità adeguate.

La discussione sulla terna mostra invece quanto sia difficile tenere separati il governo degli enti e le dinamiche dei partiti. Le critiche di Simiani e Antichi, pur provenendo da posizioni politiche differenti, pongono la stessa questione: la ricerca di una figura tecnica di alto profilo è stata sufficientemente ampia, motivata e trasparente?

È una domanda alla quale il Ministero dovrebbe rispondere pubblicando i curricula e rendendo conoscibili i criteri della propria scelta.

Perché la vera occasione persa sarebbe arrivare all’insediamento del nuovo Consorzio con una discussione dominata dalle appartenenze politiche, anziché dalle competenze e dal programma di risanamento.

La laguna non ha bisogno di un nuovo confronto tra correnti e partiti. Ha bisogno di una direzione capace di affrontare i suoi problemi ambientali, con responsabilità verificabili e risultati misurabili.

Ed è su questo, prima ancora che sui nomi, che dovrebbe concentrarsi la decisione finale.

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