PIOMBINO. Un centro di studi e ricerca a due passi dal mare e dal parco archeologico, una base per università italiane e straniere, una foresteria per ricercatori e studenti impegnati negli scavi, un presidio dedicato all’ambiente e al paesaggio.
Nella discussione che da giorni accompagna il futuro del Casone di Baratti arriva una proposta che prova a spostare il confronto oltre l’alternativa tra abbandono e struttura turistico-ricettiva.
A lanciarla è Piombino Domani, che interviene dopo il dibattito acceso dalla pubblicazione dell’annuncio immobiliare relativo allo storico complesso affacciato sul golfo e dalle successive precisazioni sulle reali intenzioni della proprietà.
Il punto, sostiene la lista, ormai non è se il Casone sia o meno in vendita. La questione è un’altra: decidere che cosa dovrà diventare uno degli immobili collocati nell’area più delicata e preziosa di Baratti.
Certo è che l’annuncio di vendita compare (ancora) su un’agenzia internazionale che si occupa di immobili di lusso, ma la proprietà ha smentito di volerlo vendere e di avere ancora in testa di realizzare il progetto originale, cioè la trasformazione in un resort. La destinazione d’uso, sia pur ormai vecchia di 13 anni, è quella.
«Non è tanto rumore per nulla»
«Sul Casone è stato detto molto in questi giorni; si è cercato anche di sminuire la discussione parlando di “tanto rumore per nulla”», sottolinea Piombino Domani.
Per la lista, invece, il confronto è tutt’altro che inutile, perché significa discutere contemporaneamente del futuro di una delle aree di maggior pregio del territorio comunale e del modello di turismo che Piombino intende perseguire.
Baratti, ricordano, non è soltanto una destinazione balneare. È un’area nella quale convivono patrimonio archeologico, paesaggio, ambiente e ricerca, con un equilibrio costruito e difeso nel corso dei decenni anche rispetto ai diversi progetti di trasformazione che hanno interessato il golfo.
Ed è proprio partendo da questa peculiarità che Piombino Domani chiede di rimettere in discussione le previsioni sul Casone.
Il nodo del vecchio piano di Baratti
Uno dei punti centrali dell’intervento riguarda infatti la pianificazione urbanistica. Il Comune ha ricordato in questi giorni che per il Casone la destinazione turistico-ricettiva è prevista dagli strumenti urbanistici.
Piombino Domani non contesta tecnicamente questa affermazione, ma ne mette in discussione il significato politico. «È tecnicamente vero, ma è anche una mezza verità – sostiene la lista –: si tratta di un piano approvato tredici o quattordici anni fa, mai aggiornato, e nulla ha impedito all’amministrazione di rivederlo prima».
Secondo Piombino Domani, quindi, una previsione elaborata nel contesto economico, sociale e turistico di tredici anni fa non dovrebbe essere considerata immutabile. Tanto più in un’area che nel frattempo ha mostrato con sempre maggiore evidenza le proprie fragilità, dalla pressione turistica alla tutela paesaggistica e archeologica.
«Chi ha dimostrato che un albergo sia sostenibile?»
La lista pone anche una questione economica. Secondo Piombino Domani non sarebbe mai stata dimostrata la reale sostenibilità di una trasformazione turistico-ricettiva del complesso.
«Chi insiste sulla via ricettiva dà per scontato che sia l’unica opzione “realistica”. Ma nessuno ha davvero dimostrato la sostenibilità economica di un intervento turistico su quella struttura».
La lista richiama alcuni dei limiti dell’area: l’impossibilità di aumentare liberamente i volumi, le difficoltà legate alla realizzazione di parcheggi e servizi accessori e la forte pressione antropica che Baratti sopporta soprattutto nei mesi estivi.
Da qui il principio sul quale viene costruita l’intera proposta: «Valorizzare non può voler dire consumare ulteriormente un luogo fragile: valorizzare significa anche tutelare».
Un centro di ricerca dentro Baratti
Ed è qui che Piombino Domani mette sul tavolo la propria alternativa. Il Casone potrebbe diventare un centro studi e di ricerca strettamente legato alle caratteristiche del territorio, costruendo rapporti con università italiane e straniere, enti scientifici e Parchi Val di Cornia.
Una sorta di campo base permanente per l’archeologia e per gli studi di biologia marina e costiera, capace di ospitare ricercatori e studenti impegnati nelle campagne di scavo o nei monitoraggi ambientali.
Il complesso potrebbe inoltre accogliere una foresteria, rispondendo alla necessità di trovare sistemazioni per chi lavora temporaneamente sul territorio nell’ambito di progetti scientifici.
Ma le ipotesi non finiscono qui.
Ambiente, università e residenze artistiche
Un’altra parte del Casone potrebbe essere destinata a educazione ambientale e paesaggistica, con attività dedicate alla duna, alla macchia mediterranea, all’erosione costiera e agli ecosistemi del golfo. Un progetto che, secondo Piombino Domani, potrebbe rafforzare anche il rapporto con Parchi Val di Cornia e integrare ulteriormente il Casone nel sistema culturale e archeologico di Baratti e Populonia.
La lista immagina inoltre uno spazio culturale utilizzabile durante tutto l’anno e una piccola foresteria destinata anche a residenze artistiche nei mesi di minore affluenza.
L’obiettivo sarebbe duplice: recuperare l’immobile e contemporaneamente contribuire a destagionalizzare Baratti, evitando che il golfo viva quasi esclusivamente durante la stagione balneare.
Un modello con Parchi, università e fondazioni
Anche la gestione, nella proposta, sarebbe diversa da quella di una tradizionale struttura ricettiva. Piombino Domani immagina un modello misto, nel quale possano collaborare Parchi Val di Cornia, uno o più atenei ed eventualmente una fondazione.
Una soluzione che, secondo la lista, potrebbe consentire anche di cercare finanziamenti nazionali ed europei legati alla cultura, alla ricerca, alla tutela ambientale e alla valorizzazione del patrimonio.
«Darebbe a Baratti un elemento di unicità che nessun altro tratto di costa toscana può offrire», sostiene Piombino Domani.
Il dibattito nato dall’annuncio sul Casone
La discussione è esplosa dopo la comparsa online di un annuncio che presentava il Casone come opportunità immobiliare di pregio. Il complesso comprende circa 1.100 metri quadrati di fabbricati all’interno di un’area di circa 15mila metri quadrati e nell’annuncio era accompagnato da un’ipotesi di valorizzazione turistico-ricettiva con oltre 30 camere, spa, ristorante e bar.
Successivamente è emerso che l’attuale proprietà non avrebbe intenzione di vendere il Casone e che l’annuncio sarebbe riconducibile a una precedente fase. Resta invece sul tavolo il progetto di recupero dell’immobile attraverso una destinazione turistico-ricettiva.
Nel frattempo la vicenda ha assunto una dimensione politica. Rifondazione Comunista ha chiesto che il Casone diventi pubblico, proponendo a sua volta un polo culturale, universitario e di ricerca collegato al parco archeologico.
Piombino Domani parte da una posizione in parte analoga, ma concentra l’attenzione soprattutto sulla necessità di rivedere una previsione urbanistica vecchia di oltre un decennio e costruire un progetto alternativo concreto.
«Non siano i tempi dell’asta a decidere il futuro»
E la conclusione è soprattutto politica. Per Piombino Domani il futuro del Casone non dovrebbe essere determinato semplicemente dalle dinamiche immobiliari o dalle previsioni contenute negli strumenti urbanistici esistenti.
«Diversificare non significa rincorrere ogni proposta alternativa in astratto: significa scegliere, per ogni luogo, la vocazione più coerente con le sue caratteristiche e più capace di generare ricchezza diffusa, non solo rendita concentrata su pochi soggetti».
Da qui la richiesta finale: aprire un confronto pubblico sul Casone, coinvolgendo amministrazione comunale, cittadini e soggetti potenzialmente interessati.
Perché, sostiene Piombino Domani, la domanda alla quale rispondere non riguarda soltanto un edificio. Riguarda quale Baratti si vuole lasciare nei prossimi decenni e quale idea di sviluppo si vuole costruire intorno a uno dei luoghi più preziosi della costa toscana.





