Costa Toscana, la mappa delle spiagge a rischio da Baratti a Capalbio | MaremmaOggi Skip to content

La costa che arretra: da Baratti a Capalbio le spiagge più a rischio. Il piano della Regione

Il Masterplan 2026 della Regione Toscana individua le zone più fragili e gli interventi necessari: ripascimenti, opere sommerse e monitoraggi. All’Ombrone il dato record con oltre 114 metri di arretramento. Il piano degli interventi
Erosione a Baratti e lavori sulla spiaggia di Pratoranieri, a Follonica
Erosione a Baratti e lavori sulla spiaggia di Pratoranieri, a Follonica

GROSSETO. Ci sono spiagge che avanzano, altre che riescono a mantenere un equilibrio grazie ai ripascimenti e altre ancora dove il mare, anno dopo anno, continua a mangiare metri di costa. Fino ad arrivare a un punto nel quale i numeri assumono dimensioni impressionanti: 114,5 metri di arretramento della linea di riva fra il 2005 e il 2020, accompagnati da una perdita stimata di quasi 80mila metri cubi di sedimenti ogni anno.

È il tratto fra il Chiaro dei Porciatti e la Bocca d’Ombrone, che la stessa Regione Toscana definisce quello caratterizzato, in termini numerici, dalla più elevata erosione di tutta la costa toscana nell’ultimo periodo analizzato.

Ma quello dell’Ombrone è soltanto il punto più estremo di una mappa molto più articolata.

Il Masterplan della costa 2026 consente infatti di seguire quasi chilometro per chilometro il litorale da Baratti e dalla Val di Cornia fino a Capalbio, mettendo insieme due elementi: ciò che è accaduto alla spiaggia negli ultimi decenni e ciò che, secondo la Regione, sarà necessario fare per proteggerla.

Non significa che tutte le zone individuate siano destinate letteralmente a sparire. In molti casi il quadro è di stabilità o perfino di avanzamento. Ma in diversi punti la spiaggia è ormai così stretta, o l’arretramento così marcato, da non riuscire più a svolgere pienamente quella funzione di difesa naturale dalle mareggiate che la stessa Regione considera fondamentale.

Ed è per questo che il piano punta soprattutto su ripascimenti, recupero di sedimenti, opere sommerse a basso impatto e monitoraggio, più che sulla semplice costruzione di nuove barriere rigide.

Il piano degli interventi è stato presentato questa mattina, in Regione, dal presidente Giani e dall’assessore David Barontini. Per tutta la costa Toscana per l’attuazione complessiva delle azioni individuate, in un orizzonte di 15-20 anni, viene stimato un fabbisogno di 547 milioni e 710mila euro. Per i primi dieci anni la previsione è di circa 166 milioni di euro. Di questi, oltre 134 milioni sono riferiti agli interventi strutturali, circa 28,4 milioni alle attività di ripristino e rimodellamento stagionale e 2,8 milioni alle attività di studio e ricerca. 

Baratti, appena 16 metri di spiaggia: servono 45mila metri cubi di sabbia

Il viaggio comincia da Baratti, una delle baie più conosciute della costa toscana.

Fra il 2005 e il 2020 la linea di riva ha perso mediamente 1,9 metri, mentre l’arenile emerso ha un’ampiezza media di appena 16,54 metri. La situazione è particolarmente delicata verso San Cerbone, dove l’erosione si avvicina alla strada litoranea e alle infrastrutture retrostanti.

Cosa prevede la Regione

Per Baratti il Masterplan indica un ripascimento dell’arenile con circa 45mila metri cubi di sabbia proveniente da cava, valutando anche opere sommerse a basso impatto ambientale capaci di limitare la perdita di materiale.

Nella prima fase del Masterplan viene collocato il 6% dell’intervento complessivamente ipotizzato.

L’obiettivo è aumentare la quantità di spiaggia disponibile senza chiudere il golfo dentro un sistema di opere rigide.

Sterpaia, la spiaggia tiene ma duna e pineta restano esposte

Nel tratto fra Torre del Sale e Fosso Corniaccia, che comprende una parte importante del Parco costiero della Sterpaia, il quadro è migliorato rispetto al passato, anche grazie agli interventi seguiti alla mareggiata del 2018.

L’arenile medio, però, misura circa 22,9 metri e in alcuni punti è poco superiore ai 20. Le oscillazioni stagionali della linea di riva possono quindi ridurlo ulteriormente e permettere alle onde di raggiungere più facilmente duna e pineta.

Cosa prevede la Regione

Il Masterplan propone un riequilibrio e ripascimento dell’arenile con circa 45mila metri cubi di sabbia da cava, insieme a opere di protezione definite a basso impatto ambientale.

In questo caso la prima fase comprende il 63% dell’azione prevista. L’obiettivo è soprattutto ridurre la risalita del moto ondoso e il rischio da mareggiata, preservando al tempo stesso il sistema dunale della Sterpaia.

Carbonifera e Baia Toscana, altri 45mila metri cubi di sabbia

Il settore successivo, dal Fosso Corniaccia verso Carbonifera, Baia Toscana e Pratoranieri, presenta una situazione apparentemente migliore dal punto di vista dell’evoluzione complessiva, ma con un problema evidente: l’arenile ha una larghezza media di appena 19,64 metri.

In alcuni punti centrali scende ancora di più.

Cosa prevede la Regione

Qui il Masterplan concentra l’attenzione soprattutto su Baia Toscana.

L’ipotesi è un nuovo ripascimento con circa 45mila metri cubi di sabbia da cava, accompagnato da un intervento particolarmente interessante: la riconfigurazione delle opere a scogliera oggi emerse trasformandole in strutture sommerse.

La prima fase è stimata nel 37% dell’azione.

L’idea è stabilizzare l’arenile riducendo al tempo stesso l’impatto delle opere visibili sulla spiaggia.

Follonica, mantenere quanto è stato conquistato

Fra Pratoranieri, Follonica e Pineta di Levante il quadro è decisamente migliore.

I lavori degli ultimi anni hanno consentito alla spiaggia di recuperare terreno: tra il 2005 e il 2020 l’avanzamento medio della linea di riva è stato di quasi 10 metri e l’ampiezza media dell’arenile è arrivata a circa 34 metri.

Restano però alcuni punti intorno ai 20 metri e la Regione considera ancora presente il rischio legato alle mareggiate più intense.

Cosa prevede la Regione

Qui non si tratta tanto di ricostruire una spiaggia perduta quanto di consolidare nel tempo il risultato ottenuto.

Il Masterplan prevede un ripascimento manutentivo di circa 30mila metri cubi, costituito per il 70% da sabbia e per il 30% da ghiaia da cava.

La prima fase dell’azione è indicata al 23%. L’obiettivo è aumentare la granulometria dei sedimenti e rendere l’arenile maggiormente resistente alle mareggiate.

Pineta di Levante-Scarlino, il mare torna a mangiare terreno

La situazione cambia nel tratto dalla Pineta di Levante fino al porto di Scarlino.

Dopo l’avanzamento registrato nel periodo precedente, fra il 2005 e il 2020 il settore presenta una variazione della linea di riva di -4,5 metri. La spiaggia emersa misura mediamente appena 18,85 metri e nel tratto centrale l’arretramento è evidente.

Cosa prevede la Regione

Il Masterplan propone di proseguire il programma di riequilibrio già avviato con un ripascimento composto per il 90% da sedimenti marini provenienti dai fondali antistanti e per il 10% da ghiaia da cava, protetto da opere a scogliera.

L’azione viene inserita interamente nella prima fase del piano.

Punta Ala, spiagge intorno ai 17 metri

Nel Golfo di Punta Ala il problema principale è nuovamente la larghezza dell’arenile.

Fra la foce dell’Alma e il Piastrone la spiaggia misura mediamente circa 17,9 metri. Nel complesso il settore è stabile, ma all’interno convivono tratti in arretramento e altri in avanzamento.

Fra Piastrone e Punta Hidalgo la media è ancora inferiore, circa 17 metri. È un settore storicamente colpito dall’erosione e sul quale negli anni sono stati effettuati numerosi ripascimenti. Il Masterplan registra oggi una sostanziale stabilità, ma segnala ancora un deficit soprattutto nell’ultimo tratto.

Cosa prevede la Regione

Per questi settori la parola chiave è monitoraggio. Il Masterplan chiede rilievi della spiaggia emersa e sommersa, caratterizzazione granulometrica e campagne sedimentologiche per verificare gli effetti degli interventi già realizzati e capire se il nuovo equilibrio riuscirà a mantenersi.

Rocchette-Castiglione, nuovi ripascimenti a nord del Bruna

Fra Rocchette e Punta Capezzolo la linea di costa appare complessivamente stabile, ma la spiaggia ha un’ampiezza media di poco superiore ai 20 metri. Le criticità erosive sono concentrate soprattutto nei pressi del fosso Tonfone.

Cosa prevede la Regione

Il piano prevede un nuovo ripascimento protetto, utilizzando per il 60% sedimenti marini provenienti dall’accumulo di Marina di Grosseto, per il 35% sabbia da cava e per il restante 5% ghiaia da cava.

Sono previste anche opere sommerse a protezione del ripascimento e il trasferimento di sedimenti sottoflutto rispetto al porto San Rocco.

Il Masterplan colloca nella prima fase il 24% dell’azione prevista.

Castiglione, a sud del Bruna l’inversione di tendenza

Uno dei segnali più interessanti compare immediatamente a sud del fiume Bruna.

Il tratto fino al limite meridionale dell’abitato di Castiglione era storicamente in avanzamento. Fra il 2005 e il 2020, però, la linea di riva è arretrata di 14,2 metri, quasi un metro ogni anno.

La Regione parla espressamente di un’inversione di tendenza.

Cosa prevede la Regione

In questo caso il Masterplan non indica subito nuovi ripascimenti.

La prima decisione è capire perché il sistema abbia cambiato comportamento. È quindi previsto un monitoraggio approfondito, con doppio rilievo a distanza di cinque anni della spiaggia emersa e sommersa e una campagna sedimentologica.

L’attività di monitoraggio è integralmente inserita nella prima fase del piano.

Stesso approccio nel settore immediatamente successivo, fra l’abitato e la Pineta del Tombolo, dove la spiaggia è larga mediamente appena 21,2 metri e il tratto settentrionale presenta una tendenza all’arretramento. Anche qui il Masterplan punta innanzitutto a verificare l’evoluzione con nuovi rilievi.

Marina di Grosseto cresce, ma il sistema dipende anche dai sedimenti del porto

Fra la Pineta del Tombolo e il porto di Marina di Grosseto la fotografia è completamente diversa.

La costa avanza e la spiaggia arriva mediamente a oltre 60 metri, superando addirittura i 100 metri vicino al porto San Rocco. Un risultato legato anche ai circa 20mila metri cubi l’anno di sedimenti dragati all’imboccatura e restituiti alla costa.

Anche a sud del porto, verso i Chiari dei Porciatti, il settore è in netto avanzamento, con un’ampiezza media che sfiora i 90 metri. Ma negli ultimi 300-400 metri compare già un tratto in erosione.

Cosa prevede la Regione

Qui il Masterplan punta soprattutto sul monitoraggio del fenomeno erosivo che compare nel tratto terminale, attraverso nuovi rilievi della spiaggia emersa e sommersa.

Ed è proprio oltre quel punto che la situazione cambia radicalmente.

Ombrone, 114 metri persi: 90mila metri cubi di ghiaia per difendere dune e zone umide

Fra Chiaro dei Porciatti e Bocca d’Ombrone si trova il dato più impressionante di tutto il documento.

Fra 1985 e 2005 la linea di riva aveva già perso 50,8 metri. Fra 2005 e 2020 l’arretramento è arrivato a 114,5 metri, con un ritmo medio di 7,64 metri ogni anno.

La perdita volumetrica stimata sfiora gli 80mila metri cubi all’anno. La Regione definisce il settore in «drastica erosione» e precisa che, in termini numerici, si tratta della più elevata erosione registrata sull’intera costa toscana nell’ultimo periodo.

Erosione a Bocca d'Ombrone (foto Parco della Maremma)
Erosione a Bocca d’Ombrone (foto Parco della Maremma)

Cosa prevede la Regione

Qui non basta monitorare. Il Masterplan indica la protezione del cordone dunale e delle aree umide retrostanti e prevede la realizzazione di opere di protezione ambientale accompagnate da un ripascimento con circa 90mila metri cubi di ghiaia da cava.

Nella prima fase viene previsto il 30% dell’intervento.

È uno dei cantieri potenziali più significativi dell’intero Masterplan maremmano.

Alberese arretra, ma prima si vogliono misurare gli effetti delle opere

La spiaggia di Alberese continua ad arretrare.

Fra il 2005 e il 2020 la variazione della linea di riva è stata di -15,2 metri, circa un metro all’anno. L’arenile medio è inferiore ai 30 metri e nel tratto finale scende verso i 20, aumentando il rischio legato alle mareggiate.

Cosa prevede la Regione

Per il tratto iniziale della spiaggia il Masterplan prevede soprattutto un monitoraggio della costa e dei fondali, anche per comprendere gli effetti dei setti sommersi già realizzati.

La verifica comprenderà rilievi della spiaggia emersa e sommersa e una campagna sedimentologica.

Più a sud, fra Alberese e Cala Rossa, emerge un ulteriore segnale da seguire: un settore storicamente in forte avanzamento è passato a una situazione complessivamente stabile ma con saldo leggermente negativo e prevalenza di tratti in arretramento.

Anche qui la Regione prevede un monitoraggio completo, proprio per verificare se l’inversione sia collegata anche alle opere realizzate più a nord.

Talamone, appena 7 metri di spiaggia: protezione alla base della falesia

A Talamone compare un altro dei numeri più impressionanti del piano.

L’arenile emerso ha un’ampiezza media di appena 7,31 metri. Nel periodo 2005-2020 la linea di costa è arretrata di 7,5 metri e la Regione considera la spiaggia assolutamente insufficiente per proteggere il territorio retrostante dall’azione diretta del mare.

Cosa prevede la Regione

Il Masterplan indica qui un intervento di protezione al piede della falesia di Talamone, richiamando il progetto regionale già individuato come 2018EMA0043.

Non viene invece indicato in questa scheda un volume specifico di nuovo ripascimento: l’azione riportata riguarda espressamente la protezione della falesia.

Campo Regio, 100mila metri cubi fra mare e cava

Nel tratto fra foce dell’Osa e Bocca d’Albegna, che comprende Campo Regio, l’arenile ha una larghezza media di appena 16,67 metri.

Il settore conserva una sostanziale stabilità complessiva, ma la tendenza dell’ultimo periodo è leggermente negativa e la Regione giudica l’ampiezza della spiaggia «assolutamente insufficiente», soprattutto rispetto alla protezione della pineta e del territorio retrostante.

Cosa prevede la Regione

Qui l’intervento è importante: 100mila metri cubi di materiale.

La metà dovrebbe arrivare dai sedimenti marini accumulati sui fondali davanti alla foce dell’Albegna, l’altra metà da sabbia di cava. Il ripascimento dovrà inoltre essere protetto con opere sommerse.

Si tratta della seconda fase dell’intervento di Campo Regio e il Masterplan colloca nella prima fase programmatoria il 54% dell’azione.

Giannella nord, 100mila metri cubi di ghiaia

Dalla Bocca d’Albegna verso il Tombolo della Giannella la spiaggia misura mediamente circa 18,8 metri e fra 2005 e 2020 ha perso 2,3 metri di linea di riva.

Il territorio retrostante è in alcuni punti molto vicino al mare e il documento richiama espressamente il rischio di attacco diretto delle onde.

Cosa prevede la Regione

La soluzione indicata è un ripascimento protetto con circa 100mila metri cubi di ghiaia da cava, accompagnato da opere sommerse.

È la terza fase del progetto sulla Giannella successiva agli interventi già programmati e la prima fase del Masterplan comprende il 53% dell’azione.

Giannella-Santa Liberata, altri 100mila metri cubi

Ancora più fragile è il tratto meridionale, fra la Giannella e Santa Liberata.

La linea di riva ha perso 5,3 metri fra il 2005 e il 2020 e l’arenile ha un’ampiezza media di appena 14,46 metri.

Per la Regione è un valore che conferma un elevato rischio per il territorio retrostante.

Cosa prevede la Regione

Anche qui il piano mette sul tavolo 100mila metri cubi di materiale, questa volta diviso in parti uguali: 50% sabbia e 50% ghiaia da cava.

L’obiettivo è aumentare le dimensioni della spiaggia, eventualmente accrescendo anche la granulometria dei sedimenti per renderli più resistenti alla forza delle onde.

Soltanto il 3% dell’azione viene però collocato nella prima fase del Masterplan, segno di una programmazione più spostata in avanti rispetto ad altri interventi.

Feniglia, 75mila metri cubi di sabbia

Anche il Tombolo della Feniglia mostra un’inversione rispetto al periodo precedente.

Fra 1985 e 2005 la spiaggia avanzava; fra il 2005 e il 2020 la linea di riva registra invece un arretramento medio di 2,8 metri, con perdita di volume e arenile mediamente inferiore ai 30 metri.

Cosa prevede la Regione

Il Masterplan prevede un ripascimento con circa 75mila metri cubi di sabbia da cava, finalizzato ad aumentare le dimensioni della spiaggia e ridurre la risalita del moto ondoso e il rischio da mareggiata.

Nella prima fase è programmato il 33% dell’azione.

Capalbio, qui prima di tutto si controllano gli interventi già fatti

Arrivando nel territorio di Capalbio, il quadro diventa meno drammatico.

Fra Torre Tagliata e Palude di Tagliata la costa presenta nell’ultimo periodo una leggera tendenza all’avanzamento, con una spiaggia mediamente poco superiore ai 30 metri.

Fra Palude di Tagliata e Macchiatonda, una zona in passato fortemente erosiva ha invece invertito tendenza dopo un ampio ripascimento con sedimenti marini e la realizzazione di tre pennelli sommersi in geotubo. Fra 2005 e 2020 la linea di riva registra infatti un avanzamento di 8,8 metri.

Cosa prevede la Regione

In questa parte del litorale la scelta è soprattutto quella di verificare se gli interventi funzionano nel tempo.

A Macchiatonda sono previsti rilievi periodici della spiaggia emersa e sommersa, campagne sedimentologiche, ispezioni subacquee e verifiche dello stato delle opere già realizzate.

Fra Macchiatonda e la Palude di Burano la situazione complessiva è stabile, ma il tratto finale continua a mostrare una tendenza erosiva e la spiaggia è mediamente inferiore ai 30 metri. Per questo il piano concentra il monitoraggio proprio sulla porzione meridionale.

Infine, dalla Palude di Burano alla foce del Chiarone, il saldo resta vicino alla stabilità ma torna leggermente negativo, con -2,6 metri fra 2005 e 2020. Anche qui il Masterplan non prevede nella scheda nuovi grandi ripascimenti, ma controlli della spiaggia e delle opere esistenti, comprese ispezioni subacquee.

Centinaia di migliaia di metri cubi per tenere in piedi la costa

Mettendo insieme i singoli interventi emerge la dimensione reale della sfida.

Solo nelle zone comprese fra Baratti, Follonica, Ombrone, Giannella e Feniglia, le azioni indicate esplicitamente nelle schede comportano la movimentazione di centinaia di migliaia di metri cubi di sabbia, ghiaia e sedimenti marini.

Non si tratta, peraltro, soltanto di aggiungere sabbia.

Il nuovo approccio regionale punta a distinguere caso per caso: ripascimenti protetti, scogliere trasformate in opere sommerse, riutilizzo dei sedimenti dei dragaggi, ghiaia più resistente alle mareggiate, monitoraggio dei fondali e protezione di dune e zone umide.

Perché il principio sul quale si regge il Masterplan è semplice: la prima grande opera di difesa della costa resta la spiaggia stessa. E perché possa assorbire la forza delle mareggiate deve avere spazio e sedimenti sufficienti per adattarsi senza scomparire.

Il problema è che tutto questo costa.

Per l’unità Baratti-Follonica-Punta Ala il Masterplan stima 45,867 milioni di euro; per il sistema Punta delle Rocchette-Cala Rossa altri 51,885 milioni; per Talamone-Osa-Santa Liberata-Feniglia la previsione arriva a 57,065 milioni.

Solo per queste tre grandi unità costiere si superano dunque 154 milioni di euro di fabbisogno potenziale nel lungo periodo.

E qui sta l’altro grande problema: il Masterplan indica ciò che sarebbe necessario fare, ma non equivale automaticamente a un finanziamento già disponibile per tutte le opere. La programmazione effettiva dovrà essere tradotta, anno dopo anno, nei Documenti operativi della costa e dipenderà dalle risorse disponibili.

La mappa disegnata dalla Regione, però, dice già con grande chiarezza dove sarà necessario intervenire prima che il mare faccia il resto.

Giani e Barontini: «Ora servono le risorse»

Il Masterplan guarda ai prossimi vent’anni e mette sul tavolo una previsione complessiva di interventi per oltre 547 milioni di euro, dei quali 166 milioni nei primi dieci anni. Una programmazione che, secondo il presidente della Regione Eugenio Giani, dovrà procedere per priorità, partendo dalle situazioni più critiche. E tra i territori richiamati espressamente dal presidente ci sono anche Punta Ala, Follonica e il Parco dell’Uccellina.

«Contrastare l’erosione e intervenire con i ripascimenti – sottolinea Giani – significa inoltre restituire alle nostre coste la loro piena capacità di attrazione turistica», ma il nodo resta quello delle risorse. Il finanziamento inizialmente ipotizzato attraverso il Pnrr non si è concretizzato e la Regione punta adesso soprattutto sui fondi strutturali europei e sulla nuova programmazione Fesr dal 2028, auspicando contemporaneamente l’arrivo di finanziamenti nazionali.

La filosofia del piano è quella di abbandonare una gestione fondata soltanto sulle emergenze e costruire invece una strategia di lungo periodo, differenziata tratto per tratto. «Ogni tratto di costa presenta caratteristiche e criticità diverse e richiede quindi soluzioni mirate», spiega l’assessore regionale Leonardo Barontini.

Dal 2021 a oggi, ricorda l’assessore, tra risorse regionali e Fesr sono stati stanziati circa 77 milioni di euro, una cifra però insufficiente rispetto alle dimensioni del nuovo Masterplan. Barontini indica Follonica tra le situazioni che richiedono maggiore attenzione insieme ad alcune delle aree più critiche della costa settentrionale toscana.

E il punto non riguarda soltanto il turismo. «Le spiagge non sono soltanto luoghi di villeggiatura e attrazione turistica – sottolinea Barontini –: rappresentano una difesa naturale del territorio e degli abitati che si trovano alle loro spalle». È proprio questo il principio che attraversa l’intero Masterplan: ricostruire e mantenere gli arenili significa non soltanto salvare le spiagge, ma proteggere ciò che si trova dietro di esse.

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