Casone di Baratti, Rifondazione: «Deve essere pubblico, no al resort» | MaremmaOggi Skip to content

«Il Casone deve essere pubblico»: no al resort, ecco cosa potrebbe diventare

Dopo la nuova vendita dello storico complesso e il progetto ricettivo con oltre 30 camere, Rifondazione rilancia l’acquisizione pubblica: «Un centro di ricerca legato al Parco archeologico e alle università, con foresteria per studenti e ricercatori»
Il Casone, sulla spiaggia a Baratti
Il Casone, sulla spiaggia a Baratti

PIOMBINO. «Il Casone di Baratti deve essere pubblico. Non un resort esclusivo per pochi e nemmeno un albergo di lusso». La messa in vendita dello storico edificio affacciato sul golfo e il progetto ricettivo che accompagna l’annuncio immobiliare accendono il dibattito politico sul futuro di uno dei luoghi simbolo di Baratti.

A intervenire, dopo la notizia della vendita del complesso e dell’ipotesi di trasformazione in una struttura ricettiva con oltre 30 camere, spa, ristorante e bar, è il direttivo del circolo di Piombino di Rifondazione Comunista.

La proposta è completamente diversa: acquisizione pubblica del Casone e trasformazione dell’immobile in un polo culturale, universitario e di ricerca, strettamente collegato al Parco archeologico.

«Il Casone è un pezzo della nostra storia»

«Il Casone di Baratti non è solo un luogo abbandonato in riva al mare – scrive Rifondazione – ma è un pezzo della nostra storia, un simbolo del rapporto che abbiamo con questo territorio. Per questo il destino che gli stiamo preparando dice molto su cosa vogliamo diventare come comunità».

Da qui una posizione netta.

«Per noi di Rifondazione Comunista la scelta è chiara: il Casone deve essere pubblico. Non un resort esclusivo per pochi e nemmeno un albergo di lusso, ma un centro che torni a vivere per la città e per chi viene a studiare e a restare nel nostro territorio».

Una proposta che arriva mentre il complesso è nuovamente sul mercato. Come raccontato da MaremmaOggi, nell’annuncio immobiliare viene prospettata una possibile trasformazione del Casone in una struttura ricettiva di alto livello. Un’ipotesi progettuale che, allo stato attuale, non equivale però automaticamente a un progetto autorizzato e immediatamente realizzabile.

L’idea: ricerca, università e una foresteria

Rifondazione mette sul tavolo un modello alternativo.

«Immaginiamo un Casone che sia un punto di riferimento culturale per la città: un centro legato al Parco Archeologico e alle Università, che possa fare ricerca e divulgazione sulla biologia marina e l’archeologia».

All’interno dell’edificio potrebbe trovare spazio anche «una foresteria per studenti e ricercatori che lavorano sulla necropoli».

L’obiettivo, secondo il partito, sarebbe quello di costruire un legame stabile tra il patrimonio archeologico di Baratti, il mondo universitario e la ricerca scientifica, creando allo stesso tempo opportunità di lavoro qualificato.

«È un modo per tenere vivo il legame tra il nostro passato e il presente – sottolinea Rifondazione – per restituire valore a un luogo che rischia di restare in attesa per anni».

Attività commerciali sì, ma con gestione pubblica

Nella proposta non vengono escluse nemmeno alcune attività economiche.

Bar, ristorazione o altri servizi potrebbero essere presenti, secondo Rifondazione, ma all’interno di un modello nel quale il controllo del complesso resti pubblico.

«Perché no, anche alcune attività commerciali, ma con un contratto di gestione pubblico, sul modello della Parchi. Un modo per ripagare l’investimento senza privatizzare il tutto».

Il punto considerato irrinunciabile è quello della conservazione dell’edificio: «Con un vincolo che sia il restauro conservativo, perché il Casone va salvaguardato e non stravolto a livello architettonico».

«Non bastano bar, ristoranti e servizi per turisti»

La questione del Casone diventa così anche il terreno per una riflessione più ampia sul modello di sviluppo della costa e della Val di Cornia.

«La proposta di un centro polivalente – scrive il direttivo – non può diventare l’ennesima operazione di economia dei servizi, dove si pensa di risolvere tutto con bar, ristoranti e qualche attività per turisti. Questo territorio merita di più».

Secondo Rifondazione, puntare soltanto sull’accoglienza turistica significherebbe perdere un’occasione.

«L’economia dei servizi è importante, ma non basta a dare un futuro a una comunità come la nostra. Serve il coraggio di puntare su qualcosa di strutturale: un centro di ricerca che sia anche un polo universitario o un luogo di “alto” servizio che produca cultura e lavoro qualificato».

«Abbiamo speso quattro milioni per una strada»

Resta il nodo principale: le risorse necessarie per acquisire e recuperare un complesso di queste dimensioni.

Rifondazione non lo nasconde. «Sì, costa. Ma abbiamo speso quattro milioni per una strada. Vale molto meno la tutela di un luogo che è la nostra eredità più importante?».

Il partito ribalta quindi la questione economica: «La vera domanda è un’altra: quanto costa, a lungo andare, lasciare che il Casone marcisca in attesa di un acquirente o che venga snaturato da un resort di lusso?».

Per finanziare un progetto pubblico, secondo Rifondazione, potrebbero essere ricercate risorse provenienti da ministeri, università e Unione europea, in particolare attraverso i programmi dedicati alla cultura, alla ricerca e alla valorizzazione del patrimonio.

«Il valore di Baratti non si misura in camere d’albergo»

È soprattutto nelle conclusioni che la posizione politica diventa più dura.

«Non è una soluzione di utopico romanticismo la nostra, è semplice buon senso», sostiene il direttivo.

E aggiunge: «Il valore di un luogo come Baratti non si misura in camere d’albergo, affitti brevi, nell’ennesimo cocktail sulla spiaggia e in file di ombrelloni, ma nella sua capacità di raccontarci chi siamo e di valorizzare la ricchezza storica, umana e sociale di questo territorio».

Una proposta destinata ad aprire il confronto sul futuro del Casone proprio mentre, dopo anni di attesa, lo storico complesso di Baratti è tornato sul mercato. E la domanda, adesso, non riguarda soltanto chi potrebbe comprarlo, ma quale ruolo uno dei luoghi più riconoscibili del golfo dovrà avere nella Baratti dei prossimi decenni.

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