TIRANA. La Corte d’Appello di Tirana ha assolto l’imprenditore italiano Davide Pecorelli, ex arbitro ed ex imprenditore. La notizia è di queste ore. Pecorelli è stato accusato di aver inscenato il proprio omicidio, di distruzione di proprietà mediante incendio e di profanazione di tombe. La corte d’Appello ha dichiarato Pecorelli innocente per il reato di truffa, condannandolo per gli altri reati. La pena definitiva è però di 9 mesi e 10 giorni, e l’uomo l’ha già scontata.
In totale, per i tre reati, l’imprenditore italiano è stato condannato a 14 mesi di carcere, ma a causa del processo abbreviato la pena è stata ridotta di 1/3: 9 mesi e 10 giorni di carcere, pena che ha già scontato in carcere, dove si trovava dall’8 maggio di quest’anno. Pecorelli è quindi stato scarcerato.
La vicenda
Pecorelli è stato estradato dall’Italia verso l’Albania lo scorso 8 maggio. L’imprenditore era scomparso nel gennaio 2021 a Puka, in Albania, dove l’auto che aveva noleggiato era stata ritrovata bruciata, con resti umani nell’abitacolo. Soltanto dopo si scoprì che l’uomo aveva profanato una tomba per prelevarne il contenuto, così da inscenare la sua morte.
E mentre le le autorità italiane e albanesi cercavano di scoprire cosa fosse successo all’imprenditore, il 17 settembre di quell’anno Pecorelli veniva ritrovato sano e salvo. Quando tutti lo credevano morto l’uomo era stato ritrovato in balia delle onde, a bordo di un gommone nei pressi dell’isola di Montecristo. «Cercavo un tesoro», disse alle autorità.
La lettera al senatore Verini
Pochi giorni fa, Pecorelli aveva annunciato di aver contratto l’epatite C in carcere e di vivere in condizioni critiche, tanto da aver perso 12 chili in poco tempo. Proprio per questo motivo l’uomo aveva inviato una lettera al senatore Walter Verini, segretario della Commissione Giustizia del Senato, chiedendo aiuto. Nella lettera Pecorelli sosteneva di essere stato ingiustamente trattenuto in isolamento nel carcere “313” di Tirana, dove condivide una piccola cella con altre 7 persone in condizioni igieniche estreme.
Il titolo scelto è emblematico: “Nuk ka viktima, nuk ka mashtrim” (“Non c’è vittima, non c’è truffa”). Un appello che rappresenta sia un grido d’aiuto sia una ferma dichiarazione di innocenza.
«Ho contratto l’epatite C, ho perso 12 chili in 4 mesi. Vi chiedo di prendere in considerazione il mio ultimo desiderio: far luce, con tutti i mezzi a vostra disposizione, sulla causa legale in cui sono coinvolto e, in particolare, sull’udienza finale che si terrà il 18 settembre 2025 presso la Corte d’appello di Tirana» ha scritto Pecorelli.
La vicenda ha coinvolto anche la diplomazia, con l’intervento del senatore Verini ed è arrivata all’attenzione del Ministro degli Esteri Antonio Tajani e dell’Ambasciatore italiano in Albania Marco Alberti, ai quali Pecorelli si è più volte rivolto.
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