GROSSETO. La battaglia politica sulle nomine al Consorzio della laguna di Orbetello arriva direttamente a Grosseto e investe uno dei protagonisti della prossima sfida elettorale per il Comune.
A chiamare in causa Luca Agresti, assessore comunale, dirigente provinciale di Forza Italia e indicato dal partito per la candidatura a sindaco del capoluogo, è Carlo De Martis, esponente di Grosseto Città Aperta. Lo aveva già fatto qualche giorno fa anche l’avvocato Alessandro Antichi, che di Forza Italia è stato uno dei fondatori nonché primo sindaco di Grosseto.
La domanda è precisa: che cosa pensa Agresti della terna proposta dal ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin per la scelta dell’amministratore unico del Consorzio?
Una posizione che, osserva De Martis, finora non è stata espressa pubblicamente e che assume un significato politico particolare proprio alla luce delle ambizioni amministrative dell’assessore.
«Agresti vuole guidare Grosseto, il suo silenzio pesa»
Il punto di partenza dell’intervento di De Martis è il silenzio mantenuto finora da Agresti sulla vicenda. «Agresti non è una figura qualsiasi – dice – È dirigente provinciale di Forza Italia, è assessore a Grosseto e, soprattutto, è la figura che il suo partito ha indicato per la guida della nostra città, capoluogo dell’intera provincia».
Per questo, secondo l’esponente di Grosseto Città Aperta, sarebbe importante conoscere il suo giudizio sul metodo adottato per individuare i candidati alla guida di un organismo destinato a gestire uno degli ecosistemi più delicati della Maremma.
Il tema, dunque, non riguarda soltanto Orbetello.
La laguna è un patrimonio ambientale ed economico che interessa l’intera provincia e la scelta del suo futuro amministratore unico pone, secondo De Martis, una questione di responsabilità politica che va oltre i confini comunali.
Tre nomi legati a Forza Italia: «Spieghino i criteri»
Al centro della polemica c’è la terna che, secondo quanto emerso, sarebbe stata proposta dal Ministero dell’Ambiente alla Regione Toscana.
I nomi sono quelli di Roberta Bardi, Roberto Berardi e Lucia Leoni.
Bardi è la segretaria comunale di Forza Italia a Grosseto; Berardi è ex senatore, coordinatore provinciale e vicecoordinatore regionale del partito; Leoni è la moglie del sindaco di Grosseto, anch’egli esponente di Forza Italia.
Una concentrazione di appartenenze politiche e rapporti personali che, secondo De Martis, rende necessaria una spiegazione pubblica delle ragioni della scelta.
«Una coincidenza di appartenenze e relazioni che rende quanto mai necessaria una spiegazione pubblica dei criteri seguiti – aggiunge – tanto più alla luce dei rigorosi requisiti di professionalità imposti dalla legge».
De Martis richiama anche il trattamento economico previsto per l’incarico, indicato nella nota come potenzialmente vicino ai 150mila euro annui.
Il tema della remunerazione richiede tuttavia una distinzione: l’importo massimo richiamato nel dibattito non deve essere automaticamente considerato lo stipendio effettivamente spettante al futuro amministratore unico, senza verificare le disposizioni applicabili.
«Le istituzioni non sono il prolungamento dei partiti»
L’intervento di De Martis va oltre la contestazione dei singoli nomi e affronta il rapporto tra politica e istituzioni. «I partiti dovrebbero portare nelle istituzioni i bisogni e i saperi della società – dice – non farne il prolungamento dei propri apparati».
Secondo l’esponente di Grosseto Città Aperta, il rischio è che le nomine fondate prevalentemente sulla fedeltà politica compromettano l’autonomia di chi viene chiamato a ricoprire incarichi pubblici.
«Se prevale la fedeltà, rischiano di soffrirne l’autonomia di chi amministra e la qualità stessa delle decisioni – aggiunge – perché chi è nominato può finire per rispondere prima a chi lo ha scelto che ai cittadini».
Da qui una considerazione che rappresenta uno dei passaggi centrali della presa di posizione. «Il potere di nominare non equivale al diritto di disporre delle istituzioni a proprio piacimento».
Per De Martis, dunque, la pubblicazione dei curricula e la verifica delle competenze costituiscono passaggi necessari, ma non sufficienti a esaurire la questione politica.
Il richiamo a Berlinguer e alla questione morale
Nella sua riflessione De Martis richiama anche Enrico Berlinguer e la questione morale. «La critica alla lottizzazione nasce non dal disprezzo della politica, ma anzi da un’idea esigente della sua dignità – spiega – È il senso della questione morale posta da Berlinguer, ancora oggi tremendamente attuale».
Il riferimento è anche alla crescente distanza tra cittadini e politica, che secondo De Martis non può essere affrontata senza interrogarsi sulle responsabilità dei partiti.
L’autoreferenzialità delle scelte e la percezione di incarichi distribuiti secondo logiche interne, sostiene, rischiano di alimentare sfiducia e astensionismo.
«Governare una comunità significa saper riconoscere – sostiene – anche di fronte al proprio partito, che le ragioni dell’interesse generale vengono prima di quelle dell’appartenenza».
Anche Antichi aveva chiamato in causa Agresti
De Martis ricorda che le critiche al metodo seguito per le nomine non sono arrivate soltanto dalle opposizioni.
A intervenire era stato anche Alessandro Antichi, ex sindaco di Grosseto ed esponente di Forza Italia, che aveva contestato il mancato confronto con le competenze presenti sul territorio.
Lo stesso Antichi, sottolinea De Martis, aveva chiamato in causa Agresti.
Un elemento che rende ancora più significativa, secondo Grosseto Città Aperta, l’assenza di una presa di posizione pubblica da parte dell’assessore.
La richiesta non è necessariamente quella di contestare i singoli candidati, ma di chiarire quale criterio dovrebbe guidare le nomine a incarichi pubblici di particolare responsabilità.
«La candidatura di un partito non basta per guidare una città»
La conclusione dell’intervento torna direttamente sulla prospettiva elettorale di Grosseto.
«Noi crediamo – da cittadini ed elettori grossetani, prima ancora che da esponenti di una forza politica – che chiunque intenda candidarsi ad amministrare la nostra comunità sia tenuto a esprimere un giudizio pubblico sul criterio che dovrebbe governare scelte simili».
Per De Martis, la vicenda del Consorzio della laguna diventa così anche un banco di prova politico per chi aspira alla guida del capoluogo.
«È per questo che riteniamo importante conoscere la posizione di Luca Agresti, finora rimasta inespressa».
E chiude con un messaggio che va ben oltre la singola nomina.
«Perché la candidatura di un partito conferisce una legittima investitura politica. La responsabilità di guidare una città domanda invece qualcosa di più: la capacità di distinguere, anche davanti ai propri, ciò che giova al partito da ciò che è dovuto alla comunità».
Una richiesta di chiarimento politico alla quale, adesso, spetterà eventualmente ad Agresti rispondere.




