GROSSETO. Boschi che arrivano quasi fino alla carreggiata, campi coltivati, macchia mediterranea, aree protette e una rete di strade che attraversa territori nei quali vivono popolazioni numerose di cinghiali, caprioli, daini, istrici, volpi e altri animali selvatici. Per le sue caratteristiche ambientali e geografiche, la Maremma è uno dei territori nei quali il rischio di trovarsi improvvisamente un animale sulla strada è più elevato.
Non è soltanto una percezione di chi percorre ogni giorno l’Aurelia, le provinciali della costa o le strade dell’entroterra. Lo raccontano gli incidenti avvenuti negli anni, alcuni dei quali hanno avuto conseguenze drammatiche, e lo conferma uno studio condotto dalla Regione Toscana insieme all’Università di Firenze, che già analizzando i dati raccolti tra il 2001 e il 2008 collocava Grosseto fra le province toscane con la maggiore frequenza assoluta di sinistri provocati dalla fauna selvatica.
L’ultimo episodio è avvenuto domenica 13 settembre sulla strada statale 1 Aurelia, tra Grosseto Nord e Braccagni, dove un motociclista è caduto ed è stato soccorso anche con l’intervento di Pegaso. Accanto al luogo dell’incidente è stato trovato un fagiano morto: gli accertamenti dovranno stabilire se l’animale abbia colpito direttamente il motociclista o se la caduta sia stata provocata dal tentativo di evitarlo.
Un incidente insolito soltanto per la specie coinvolta. Perché sulle strade della Maremma gli animali selvatici hanno già provocato morti, feriti e automobili distrutte. E ogni volta, dopo i soccorsi e i rilievi, si apre una questione tutt’altro che semplice: chi risarcisce i danni?
La Maremma e quel rischio scritto nella sua geografia
Il problema nasce dalla stessa ricchezza ambientale della provincia di Grosseto. Gli animali si spostano quotidianamente tra boschi, macchia, pascoli e terreni coltivati per cercare cibo, acqua o nuovi territori. Durante questi spostamenti devono attraversare strade statali, regionali e provinciali percorse da migliaia di veicoli.
La crescita e la diffusione degli ungulati hanno reso questi attraversamenti sempre più frequenti, ma il rischio non riguarda soltanto gli animali più grandi.
Lo studio sugli incidenti stradali causati dalla fauna selvatica, promosso dalla Regione Toscana, individua nel cinghiale e nel capriolo le specie maggiormente coinvolte, seguite da daini, cervi, istrici, tassi e volpi. Sono però documentati anche episodi con lupi, mufloni, rapaci e altri uccelli.
Nei dati esaminati dalla ricerca, la provincia di Grosseto sfiorava i 400 incidenti denunciati in otto anni. Il solo comune capoluogo, con 52 sinistri provocati da cinghiali, risultava quello con il numero più alto dell’intera Toscana. Grosseto compariva anche tra i comuni maggiormente interessati dagli incidenti con i daini.
La strada provinciale della Trappola era stata classificata come tratto ad altissima incidentalità, con 22 episodi. Tra le altre strade maremmane considerate particolarmente esposte comparivano la provinciale di Alberese, quella di Punta Ala e la Sarzanese Valdera nel territorio di Massa Marittima.
Sono dati storici e non possono essere trasferiti automaticamente alla situazione attuale. Ma dimostrano che in Maremma il problema non nasce oggi e non è composto da una somma di episodi casuali.
I precedenti più gravi
Il 25 agosto 2016, tra Valpiana e Cura Nuova, perse la vita Luca Pecorari, 41 anni, di Massa Marittima. Secondo la ricostruzione dell’incidente, il motociclista riuscì inizialmente a evitare un cinghiale comparso sulla strada, ma cadde sull’asfalto e venne poi travolto da un’automobile.
Il 28 giugno 2022 Emilio Busonero, 76 anni, di Porto Santo Stefano, stava tornando a casa in scooter quando si scontrò con un cinghiale nella zona dei cantieri nautici del Campone. L’uomo rimase a lungo ricoverato e morì nel novembre successivo, dopo oltre quattro mesi di agonia.
Il 23 dicembre dello stesso anno, lungo la strada regionale 74 tra Sgrillozzo e Marsiliana, un’automobile investì un cinghiale che stava attraversando la carreggiata. Dopo l’impatto la vettura finì nella corsia opposta, dove si scontrò frontalmente con un’altra macchina. Due persone furono portate all’ospedale di Orbetello.
Nel settembre 2023, sulla strada provinciale del Tollero a Paganico, un motociclista di 59 anni si scontrò con un altro cinghiale e riportò diverse fratture.
La sera del 31 dicembre 2023, sull’Aurelia nei pressi di Ansedonia, una donna si trovò un grosso cinghiale in mezzo alla carreggiata all’uscita di una curva. Non riuscì a evitarlo: l’automobile venne praticamente distrutta e la conducente riportò lesioni giudicate guaribili in una settimana.
Un altro grave incidente si è verificato nel giugno 2026 nella zona della Feniglia, dove uno scooter con due persone a bordo si è scontrato con un cinghiale. I due occupanti sono stati sbalzati dal mezzo e il conducente è stato trasportato in ospedale in codice rosso.
Sono soltanto gli episodi arrivati alle cronache. Molti altri incidenti, soprattutto quando provocano esclusivamente danni al veicolo, restano fuori dai giornali e non esiste una banca dati pubblica aggiornata che raccolga in modo unitario tutti i casi avvenuti nella provincia di Grosseto.
I casi in Maremma
Quello avvenuto sull’Aurelia non è un episodio isolato. Negli ultimi anni cinghiali, caprioli, lupi e altri animali selvatici hanno attraversato improvvisamente le strade della Maremma, provocando incidenti che in alcuni casi hanno avuto conseguenze gravi per automobilisti e motociclisti.
| Data | Zona | Incidente |
|---|---|---|
| 13 settembre 2026 | Aurelia, tra Grosseto Nord e Braccagni | Motociclista cade sull’Aurelia, un fagiano gli sbatte nel casco. È grave |
| 17 agosto 2025 | Grosseto-Siena, Civitella Paganico | Investe un lupo sulla Grosseto-Siena e sbanda contro il guardrail |
| 24 giugno 2024 | Strada del Padule, Castiglione della Pescaia | Si ribaltano con l’auto per evitare un cinghiale |
| 7 maggio 2024 | Grossetano | Due lupi investiti in pochi giorni: in uno dei casi cade un motociclista |
| 14 settembre 2023 | Provinciale 48, Paganico | Cade dalla moto a causa di un cinghiale |
| 20 luglio 2023 | Strada delle Collacchie, Principina Terra | Con la moto contro un capriolo, è grave |
| 23 dicembre 2022 | Maremmana, tra Sgrillozzo e Marsiliana | Frontale per evitare un cinghiale, quattro persone ferite |
Anche un fagiano può far perdere il controllo di una moto
Rispetto a un cinghiale o a un daino, un fagiano può sembrare un pericolo molto più piccolo. Per un motociclista, però, anche un animale di dimensioni ridotte può diventare improvvisamente incontrollabile. Anche perché nessuna recinzione ai lati della strada può fermarlo.
L’urto contro il corpo, il casco o la visiera può compromettere l’equilibrio. Lo stesso può accadere quando il conducente vede l’animale comparire davanti alla motocicletta e tenta istintivamente di evitarlo con una sterzata o una frenata improvvisa.
Lo studio regionale prende in considerazione proprio queste due possibilità: i danni diretti, provocati dall’impatto, e quelli indiretti, derivanti dalla manovra compiuta per evitare l’animale. Una reazione improvvisa può far uscire il mezzo dalla carreggiata, portarlo nella corsia opposta o far cadere chi viaggia su due ruote.
Per questo, anche nell’incidente avvenuto sull’Aurelia, non è indispensabile che venga dimostrato un urto violento tra il fagiano e la motocicletta. Se gli accertamenti dimostreranno che la presenza e il movimento dell’animale hanno provocato la caduta, potrà comunque essere riconosciuto il collegamento tra la fauna selvatica e il sinistro.
La fauna appartiene allo Stato, ma generalmente risponde la Regione
La legge stabilisce che la fauna selvatica appartiene al patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale e internazionale.
Questo non significa, però, che chi subisce un incidente debba chiedere i danni a un ministero. La gestione e il controllo della fauna sono affidati principalmente alle Regioni e, proprio per questo, la Cassazione ha individuato nella Regione territorialmente competente il soggetto che generalmente deve rispondere dei danni provocati dagli animali selvatici.
Nel caso di un incidente avvenuto in Maremma, dunque, il principale destinatario della richiesta è la Regione Toscana.
Per anni la questione è stata molto controversa. Alcuni tribunali indicavano come responsabili le Province, altri le Regioni, altri ancora il proprietario della strada. Al danneggiato veniva inoltre richiesto di dimostrare una colpa precisa dell’amministrazione: per esempio la mancata installazione di una recinzione o l’insufficienza degli interventi di contenimento.
Nel 2020 la Cassazione ha cambiato orientamento con una serie di pronunce, a partire dalla sentenza 7969, stabilendo che per i danni provocati dalla fauna selvatica si applica l’articolo 2052 del Codice civile, cioè la norma che disciplina il danno cagionato dagli animali.
Il principio è stato poi confermato da numerose sentenze: la responsabilità ricade sulla Regione, alla quale spettano le funzioni di gestione, tutela e controllo della fauna.
Il risarcimento, però, non è automatico
Dire che la Regione è generalmente responsabile non significa che sia sufficiente presentare una domanda per ottenere il pagamento.
Chi ha subito l’incidente deve prima dimostrare che l’animale è stato realmente la causa del danno. È il punto più delicato di tutta la procedura.
Il conducente deve provare: la presenza dell’animale sulla carreggiata; la dinamica dell’incidente; il collegamento tra il comportamento dell’animale e la caduta o la collisione; i danni al mezzo e le eventuali lesioni e, infine, di avere mantenuto una condotta di guida adeguata alle condizioni della strada.
Soltanto dopo che questi elementi sono stati dimostrati entra in funzione la responsabilità prevista dall’articolo 2052. A quel punto spetta alla Regione fornire la prova del caso fortuito, cioè di una circostanza esterna, imprevedibile e inevitabile capace di escludere la propria responsabilità.
Se non c’è stato l’urto, la prova diventa più difficile
La richiesta di risarcimento può essere avanzata anche quando il conducente non ha colpito direttamente l’animale, ma è caduto o è uscito di strada nel tentativo di evitarlo.
In questo caso, però, non essendoci necessariamente peli, piume o danni da impatto sul veicolo, diventa ancora più importante ricostruire l’accaduto attraverso i rilievi delle forze dell’ordine; la posizione della carcassa; le fotografie scattate subito dopo l’incidente; le testimonianze degli altri automobilisti; le tracce sull’asfalto e anche eventuali immagini registrate da telecamere o dashcam. La sola dichiarazione del conducente potrebbe non essere sufficiente, soprattutto se non ci sono testimoni e l’animale si è allontanato.
Nel caso del fagiano trovato morto sull’Aurelia, la presenza della carcassa, le eventuali piume rimaste sulla motocicletta, sul casco o sugli indumenti e le testimonianze di chi ha assistito alla caduta potranno assumere un valore determinante.
Velocità e distrazione possono ridurre il risarcimento
La Regione può contestare che l’incidente non sia stato provocato esclusivamente dall’animale, ma anche dalla condotta del conducente.
Una velocità non adeguata, la distrazione, il mancato rispetto della segnaletica, lo stato di ebbrezza o una manovra considerata sproporzionata possono portare al rigetto della richiesta oppure al riconoscimento di un concorso di colpa, con la conseguente riduzione del risarcimento.
La presenza del cartello che segnala l’attraversamento di animali selvatici non libera automaticamente l’amministrazione da ogni responsabilità. Indica però l’esistenza di un pericolo conosciuto e impone al conducente una prudenza maggiore.
Anche per questo, nei tratti segnalati, diventa importante poter dimostrare di avere mantenuto una velocità compatibile con la strada, la visibilità e l’orario.
Quando può rispondere anche il gestore della strada
La Regione risponde per la fauna selvatica. Il proprietario o il gestore della strada può essere chiamato in causa per un motivo differente: la custodia e la manutenzione dell’infrastruttura.
Può esistere una responsabilità concorrente quando l’ingresso dell’animale è stato favorito, per esempio, da una recinzione obbligatoria rotta o mancante; un varco conosciuto e mai riparato; protezioni non mantenute correttamente; vegetazione che impedisce completamente la visuale e un punto nel quale si sono verificati numerosi incidenti senza l’adozione di misure adeguate.
La Cassazione ha chiarito, in relazione a incidenti avvenuti su strade protette, che la sola presenza di una recinzione non basta sempre a escludere la responsabilità del gestore. Occorre verificare concretamente se la barriera fosse adeguata e da quale punto l’animale sia entrato.
Nel caso dell’incidente tra Grosseto Nord e Braccagni, la strada è la statale Aurelia, gestita da Anas. Un’eventuale responsabilità della società dovrebbe però essere collegata a un difetto preciso della strada o delle sue protezioni.
Con un fagiano in volo, l’ipotesi di una responsabilità infrastrutturale appare molto più difficile da sostenere rispetto al caso di un cinghiale o di un daino entrato attraverso una recinzione danneggiata. Sulla base delle informazioni disponibili, il soggetto principalmente interessato dalla disciplina sulla fauna resta quindi la Regione Toscana.
La normale assicurazione Rc auto può non coprire il danno
La polizza obbligatoria di responsabilità civile serve a pagare i danni provocati dal proprio veicolo agli altri. Normalmente non copre i danni subiti dalla propria automobile o motocicletta in un incidente autonomo con un animale selvatico.
La compagnia può intervenire se nel contratto sono comprese garanzie aggiuntive come kasko; collisione con animali; infortuni del conducente; assistenza e tutela legale.
È quindi indispensabile controllare le condizioni della propria polizza e denunciare comunque il sinistro alla compagnia. Se esiste una copertura specifica, l’assicurazione può risarcire il proprio cliente e poi eventualmente rivalersi sul soggetto pubblico responsabile.
Le prove vanno raccolte subito
Dopo un incidente con un animale selvatico, le prime ore sono decisive. La carcassa può essere rimossa, le tracce sull’asfalto possono scomparire e il mezzo può essere spostato o riparato.
La prima cosa da fare è chiamare il 112 e chiedere l’intervento delle forze dell’ordine, soprattutto quando ci sono feriti o danni rilevanti.
Se le condizioni di sicurezza lo permettono, è utile fotografare l’animale e la sua posizione; la carreggiata; il punto esatto dell’incidente; i danni al mezzo; eventuali peli, piume o tracce biologiche; la segnaletica e recinzioni o varchi presenti nei dintorni.
Occorre annotare il chilometro, la direzione di marcia, l’orario e le condizioni di visibilità. È inoltre fondamentale prendere i recapiti dei testimoni e conservare referti medici, fatture, preventivi, ricevute del carro attrezzi e ogni documento relativo alle conseguenze dell’incidente.
Il veicolo, se possibile, non dovrebbe essere demolito o riparato prima di essere stato fotografato e messo a disposizione per un’eventuale perizia.
A chi inviare la richiesta
In Toscana la richiesta per i danni provocati direttamente dalla fauna selvatica deve essere indirizzata innanzitutto alla Regione Toscana.
Se emergono possibili carenze dell’infrastruttura, è prudente inviarla anche al proprietario o gestore della strada: Anas per le statali di sua competenza, la Provincia per le provinciali, il Comune per le strade comunali o il concessionario nel caso delle autostrade.
La richiesta dovrebbe essere trasmessa anche alla propria compagnia assicurativa e dovrebbe contenere i dati del conducente e del proprietario del mezzo; targa e modello del veicolo; data, ora e luogo preciso dell’incidente; descrizione dettagliata della dinamica; indicazione della specie coinvolta; autorità intervenute; nominativi dei testimoni; danni al mezzo; lesioni e prognosi; spese mediche e altri danni economici e, infine, fotografie, verbali, fatture e preventivi.
Il modulo regionale utilizzato per i danni alle colture agricole non è automaticamente applicabile agli incidenti stradali. Per questi ultimi serve una vera e propria richiesta risarcitoria costruita sulla dinamica del singolo caso.
Si possono chiedere anche i danni alla persona
Il risarcimento non riguarda soltanto il veicolo. Se l’incidente ha provocato lesioni, possono essere richiesti, quando adeguatamente documentati il danno biologico temporaneo o permanente; le spese mediche e riabilitative; il mancato guadagno; le spese di assistenza; il casco e l’abbigliamento tecnico danneggiati; il carro attrezzi e le spese di trasporto e il danno morale, quando ne ricorrono i presupposti.
In presenza di ferite gravi è normalmente necessaria una valutazione medico-legale.
Non basta un cartello per fermare gli animali
Il problema, naturalmente, non può essere affrontato soltanto dopo gli incidenti, stabilendo chi debba pagare. Lo stesso studio regionale spiega che non esiste una soluzione unica: ridurre il numero degli animali può contenere il rischio, ma non eliminarlo.
Servono il monitoraggio dei punti più pericolosi, la manutenzione delle recinzioni, la gestione della vegetazione, interventi mirati sulla fauna, dispositivi di allerta e soprattutto dati aggiornati e condivisi fra Regione, gestori delle strade e forze dell’ordine.
Perché un cartello può avvertire il conducente, ma non impedisce a un cinghiale di attraversare. E, come dimostra l’incidente sull’Aurelia, a volte non serve nemmeno un animale di grandi dimensioni.
Può bastare un fagiano comparso all’improvviso davanti a una motocicletta per trasformare una domenica di settembre in un gravissimo incidente. E per riaprire una questione con la quale la Maremma convive da anni: come conciliare la presenza della fauna selvatica con la sicurezza di chi percorre le sue strade.




