Addio a Enrico Beni, una vita tra i libri: raggiunge la sua Stefania dopo appena sei mesi | MaremmaOggi Skip to content

Addio a Enrico Beni, una vita tra i libri: raggiunge la sua Stefania dopo appena sei mesi

Aveva 81 anni. Con la moglie Stefania Stefanini aveva legato oltre mezzo secolo della sua vita alla Bancarella, diventata un punto di riferimento culturale della città. Lei era morta appena sei mesi fa
Enrico Beni e a destra la libreria La Bancarella

PIOMBINO. Ci sono persone che attraversano la vita di una città senza bisogno di occupare una carica pubblica, senza stare sotto i riflettori, eppure finiscono per diventarne parte, perché per decenni le incontri sempre nello stesso posto, perché conoscono generazioni di famiglie, perché dietro a un banco non vendono soltanto qualcosa, ma ascoltano, consigliano, discutono, costruiscono rapporti.

Enrico Beni era una di quelle persone.

È morto all’età di 81 anni, lasciando Piombino e il suo mondo culturale con un altro grande vuoto, reso ancora più doloroso da una coincidenza che sembra chiudere nel modo più triste una lunghissima storia vissuta insieme: appena sei mesi fa era morta sua moglie Stefania Stefanini, compagna di una vita e, insieme a lui, anima di quella Bancarella che per decenni è stata molto più di una libreria.

Enrico e Stefania avevano condiviso praticamente tutto: la famiglia, naturalmente, ma anche i libri, il lavoro, l’editoria, l’amore per Piombino, le discussioni con i lettori, le presentazioni, gli autori, le ricerche sulla storia della città.

Adesso, a distanza di pochi mesi, Piombino li ha perduti entrambi.

Dalle Officine Galileo alla libreria di Piombino

Quella di Enrico Beni, però, non era stata fin dall’inizio una vita dietro il bancone di una libreria.

Arrivava da Firenze, dove aveva lavorato per anni come operaio alle Officine Galileo, una delle grandi realtà industriali della città. Ma a Firenze aveva coltivato anche una passione che lo avrebbe poi accompagnato per tutta la vita: quella per i libri e per le librerie, soprattutto quelle del centro, luoghi che frequentava assiduamente e che evidentemente gli avevano lasciato dentro un’idea precisa di ciò che una libreria potesse rappresentare.

Perché un negozio di libri può limitarsi a vendere libri. Oppure può diventare qualcosa di diverso.

Ed è proprio questa seconda strada che Enrico avrebbe seguito a Piombino.

La storia della Bancarella era cominciata molto prima del suo arrivo, nel 1947, quando Curzio Stefanini e Nara Nuti, genitori di Stefania, avevano dato vita all’attività partendo proprio da una bancarella di libri. Un nome nato quasi letteralmente dalla strada e destinato, negli anni, a diventare familiare per migliaia di piombinesi.

Nel 1971 arrivò il passaggio generazionale: furono Stefania Stefanini ed Enrico Beni a prendere in mano la libreria.

E da quel momento iniziò una storia durata decenni.

Enrico e Stefania, mezzo secolo vissuto tra i libri

Dietro quel banco passarono generazioni.

Studenti alla ricerca dei libri per la scuola, bambini accompagnati dai genitori, lettori forti, appassionati di storia, persone entrate soltanto per curiosare e magari rimaste a parlare. E poi scrittori, studiosi, intellettuali, associazioni, persone che nella libreria trovavano non soltanto ciò che cercavano sugli scaffali, ma qualcuno con cui confrontarsi.

Enrico portò con sé proprio quell’idea maturata frequentando le librerie fiorentine: fare della libreria un luogo aperto alla città, uno spazio di incontro, di dialogo e di diffusione della cultura.

E La Bancarella diventò esattamente questo.

Per tanti piombinesi il ricordo di Enrico Beni è inevitabilmente legato a quello di Stefania. Difficile separare le due figure, perché insieme avevano costruito un’esperienza che aveva finito per intrecciarsi profondamente con la storia culturale della città.

Non vendevano soltanto libri. Li cercavano, li consigliavano, li discutevano. E, a un certo punto, decisero anche di farli nascere.

Dalla libreria alla Bancarella Editrice

Nel 2005, infatti, Enrico e Stefania fondarono La Bancarella Editrice.

Fu quasi la naturale evoluzione di una storia cominciata tanti anni prima dietro un banco: dopo avere accompagnato i libri verso i lettori, iniziarono ad accompagnare gli autori verso la pubblicazione.

Quando nel 2009 la storica libreria chiuse, dopo oltre sessant’anni di attività, il nome della Bancarella non scomparve. Continuò a vivere proprio attraverso la casa editrice, le pubblicazioni, gli incontri e il lavoro culturale.

Ed Enrico continuò ad esserci.

Non soltanto come editore, perché con gli anni era diventato anche autore, curatore e appassionato studioso della storia locale, con un’attenzione particolare per Piombino e Populonia.

Tra i lavori ai quali il suo nome resta legato c’è “Populonia, dalle origini alla fondazione di Piombino”, un’opera dedicata alla storia politica, sociale ed economica dell’antica Populonia e al ruolo fondamentale che l’attività mineraria e metallurgica ebbe nello sviluppo del territorio.

Nel 2018 curò inoltre “Storia di Piombino. Dalle origini ai giorni nostri”, un viaggio attraverso i secoli costruito mettendo insieme documenti, bibliografia e divulgazione, con l’obiettivo di restituire ai piombinesi la memoria della propria città.

Perché anche questo, in fondo, era diventato il suo mestiere: custodire e raccontare memoria.

Sei mesi fa l’addio a Stefania

Poi, nella notte tra il 21 e il 22 marzo 2026, era arrivato il dolore più grande.

A 79 anni era morta Stefania Stefanini, nella loro casa di via della Repubblica.

Anche allora Piombino si era fermata a ricordare una donna che aveva lasciato un’impronta profonda nella città, non soltanto come libraia ed editrice, ma anche per il suo impegno sociale e per le battaglie portate avanti nel mondo della disabilità, in particolare attraverso Spazio H, di cui era stata presidente onoraria.

Per Enrico significava perdere la donna con la quale aveva condiviso una vita intera.

Una vita insieme e una vita tra i libri.

Ora, appena sei mesi più tardi, se n’è andato anche lui.

Ed è forse impossibile raccontare la morte di Enrico senza tornare a quella storia comune, perché i loro nomi, per tantissimi piombinesi, continueranno inevitabilmente a essere pronunciati insieme: Enrico e Stefania, Stefania ed Enrico. La Bancarella.

Piombino perde un pezzo della sua storia

La notizia della morte di Enrico è stata accompagnata da parole che raccontano meglio di qualsiasi curriculum ciò che ha rappresentato.

«Ci lascia non solo una persona cara, ma anche un pezzo della storia della nostra comunità, fatto di libri, incontri, parole e relazioni».

Ed è probabilmente proprio la parola relazioni quella che spiega meglio ciò che resta.

Perché dei libri rimangono le pagine, delle case editrici rimangono i cataloghi, delle librerie rimangono magari fotografie ingiallite, vecchi segnalibri o volumi che portano ancora dentro una piccola etichetta con il prezzo scritto molti anni fa.

Ma di un libraio restano soprattutto le persone che sono entrate nella sua libreria.

Restano quelli ai quali Enrico ha consigliato un libro, quelli con cui ha discusso, quelli che hanno presentato lì la loro opera, quelli che magari da ragazzi sono entrati alla Bancarella per acquistare un volume scolastico e molti anni dopo vi sono tornati con i propri figli.

Restano più di cinquant’anni di vita culturale condivisa con Stefania, cominciati nel 1971 dietro il banco di una libreria e proseguiti nell’editoria, nella ricerca e nel racconto della storia di Piombino.

Per questo la morte di Enrico Beni, a 81 anni, non è soltanto la scomparsa di uno storico libraio ed editore.

È un altro pezzo della Piombino dei libri che se ne va.

E c’è qualcosa di profondamente commovente nel pensare che questa lunga storia, cominciata tanti decenni fa e vissuta quasi interamente insieme, si chiuda a distanza di appena sei mesi: prima Stefania, adesso Enrico.

Come se anche l’ultimo capitolo dovesse, inevitabilmente, portare entrambi i loro nomi.

L’ultimo saluto a Enrico

I funerali di Enrico Beni si tengono lunedì 14 settembre alle 10 nella chiesa di Santa Maria del Rosario, al Cotone, dove familiari, amici, lettori e quanti lo hanno conosciuto potranno accompagnarlo nell’ultimo saluto.

Ciao Enrico. E grazie per tutti quei libri, quelle parole e quelle storie lasciate alla tua Piombino.

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