GROSSETO. Un taglio del 63% dei posti letto di chirurgia generale in provincia di Grosseto, contro una media regionale del 33%. Circa 100 letti persi nel corso degli anni. Pitigliano cancellata dalla mappa della chirurgia, Castel del Piano a -70%, Grosseto a -68%, Orbetello a -63%, Massa Marittima a -47%. E adesso una riorganizzazione che, secondo la UIL, rischia di assestare un altro colpo agli ospedali periferici della Maremma, concentrando le attività più complesse sul Misericordia e lasciando agli altri presidi gli interventi di minore intensità.
La UIL provinciale, insieme a UIL Fpl e UIL Pensionati, entra pesantemente nella battaglia scoppiata intorno alla riorganizzazione della chirurgia dell’Asl Toscana Sud Est. E chiede una cosa precisa: fermare il provvedimento e aprire immediatamente un tavolo con Regione Toscana, Asl, sindaci e organizzazioni sindacali.
Ma durante la conferenza stampa convocata martedì 1° settembre emerge anche un’altra questione. Ed è forse quella politicamente più delicata.
La delibera è stata adottata il 28 agosto, con efficacia immediata, dall’allora direttore generale Marco Torre. Tre giorni dopo, dal 1° settembre, Torre ha lasciato la guida dell’Asl per assumere l’incarico di direttore generale della Direzione Sanità, welfare e coesione sociale della Regione Toscana. Una partenza che non è arrivata all’improvviso: la scelta di Torre per il nuovo incarico era stata annunciata dal presidente Eugenio Giani già il 13 luglio.
Eppure al momento del passaggio di consegne il successore alla guida della più grande Asl della Toscana per estensione territoriale non c’è. Dal 1° settembre le funzioni di direttore generale sono state affidate alla direttrice amministrativa Biancamaria Rossi, che assume temporaneamente il ruolo di facente funzioni.
Una coincidenza temporale che, proprio mentre sulla riorganizzazione della chirurgia si sta scatenando la protesta dei sindaci e dei sindacati, pone più di una domanda.
La UIL: «Grosseto ha pagato più di tutta la Toscana»
I numeri messi sul tavolo dalla UIL sono pesanti. Secondo l’elaborazione presentata dal sindacato sulla base dei report del Ministero della Salute, in Toscana sarebbero stati soppressi negli anni 605 posti letto nell’area della chirurgia generale, pari a circa il 34%. Ma nessuna provincia, secondo i dati illustrati, avrebbe pagato quanto Grosseto.
La riduzione indicata dalla UIL è del 63% in provincia di Grosseto, seguita da Prato con il 49%, Pistoia con il 42%, Firenze con il 38%, Massa con il 36%, Livorno con il 35%, Lucca con il 32%, Arezzo con il 27%, Siena con il 24% e Pisa con il 10%.
La media toscana indicata dal sindacato è del 33%.
E dentro la provincia maremmana il quadro sarebbe ancora più netto: Grosseto -68%, Massa Marittima -47%, Orbetello -63%, Castel del Piano -70%, Pitigliano con l’attività chirurgica soppressa. «L’area di chirurgia generale – sostiene la UIL – è passata dai 155 posti letto del secondo decennio degli anni Duemila a meno di 60 posti letto attuali».
Un ridimensionamento che per il sindacato non può essere separato dalla nuova riorganizzazione.
Fedeli: «Così si impoveriscono gli ospedali periferici»
È Luciano Fedeli, responsabile sanità della UIL, a mettere insieme i numeri e gli effetti della delibera. Secondo Fedeli, il meccanismo non nasce oggi: altre attività sarebbero già state progressivamente ridotte in provincia seguendo uno schema analogo. Il problema, dice, è trasformare strutture che garantivano un’attività di media intensità in ospedali destinati prevalentemente alla bassa intensità.
Una scelta che definisce senza mezzi termini «un suicidio per i territori».
Fedeli mette poi sul tavolo un’altra contraddizione: mentre vengono ridotte le funzioni degli ospedali periferici, il Misericordia di Grosseto è già sotto pressione, a partire dal pronto soccorso e da altri reparti.
La proposta della UIL va nella direzione opposta: fare di Grosseto un centro di riferimento per la chirurgia robotica e mantenere negli ospedali periferici attività di media intensità e urgenza.
E c’è un’altra contestazione pesante. «Nella delibera – spiega Fedeli – viene scritto che sono state sentite le organizzazioni sindacali. Noi non siamo mai stati convocati per un confronto su questa riorganizzazione».
Una contestazione che si aggiunge a quella già arrivata dai sindaci, alcuni dei quali hanno sostenuto di non essere stati coinvolti nelle decisioni. Fedeli chiede quindi di congelare il provvedimento e aprire «un tavolo di confronto sul tema specifico», coinvolgendo amministratori, sindacati e Regione.
Capponi: «La prossimità sanitaria non si svende»
Il segretario generale della UIL di Grosseto Federico Capponi allarga il ragionamento alla conformazione stessa della Maremma. Non si possono applicare gli stessi criteri a territori profondamente differenti per densità della popolazione, distanze, viabilità e possibilità di raggiungere gli ospedali.
«Oggi rischiamo di vedere strutture come Castel del Piano, Orbetello e Massa Marittima fortemente depotenziate, se non quasi azzerate».
Per Capponi il problema non riguarda soltanto l’organizzazione sanitaria. Riguarda la tenuta sociale dei territori e l’equità nell’accesso alle cure. «Per quanto ci riguarda – dice – la sanità pubblica, l’universalità del servizio e la prossimità sono un pilastro non negoziabile».
E porta un esempio concreto: percorrere cento chilometri in provincia di Grosseto può richiedere un’ora e mezzo, mentre in altri territori le distanze vengono coperte molto più rapidamente.
Per questo la UIL chiede di sedersi a un tavolo insieme all’Asl e ai sindaci e discutere una diversa organizzazione della sanità maremmana.
Baiocco: «Qui 70mila anziani, non siamo Firenze, Prato e Pistoia»
C’è poi un dato demografico che per Gianni Baiocco, segretario generale UIL Pensionati, rende ancora più difficile applicare alla Maremma criteri costruiti sulle grandi aree urbane. Su circa 220mila abitanti della provincia, spiega Baiocco, circa il 30% è anziano. Una popolazione che il sindacato quantifica intorno alle 70mila persone, molte delle quali con più patologie.
E di questi anziani, sottolinea, circa il 30% vive solo. «Non si possono applicare regole tecnocratiche e basta. Qui sono quattro e devono diventare due. Bisogna considerare abitanti, viabilità ed estensione del territorio».
Baiocco ricorda che la provincia si estende per circa 4.500 chilometri quadrati e fa l’esempio di Massa Marittima: per raggiungere Grosseto bisogna percorrere circa cento chilometri. «Come fa un anziano solo?». Per la UIL Pensionati, dunque, la riorganizzazione contraddice anche il principio, rilanciato dopo il Covid, di riavvicinare la medicina ai cittadini.
Lunghi: «La Regione è matrigna con la Maremma»
Durissimo anche Sergio Lunghi, segretario UIL Fpl dell’area vasta Siena-Arezzo-Grosseto. «Tradizionalmente le brutte notizie arrivano dopo le ferie e anche questa ha seguito il percorso che già conosciamo».
Lunghi contesta soprattutto il metodo. Una decisione, sostiene, presa senza un confronto preventivo con sindaci e organizzazioni sindacali, arrivata quando i provvedimenti erano ormai definiti. E usa una definizione che non lascia molto spazio alle interpretazioni: «La Regione è matrigna con la Maremma».
Una condizione aggravata, secondo Lunghi, dalle caratteristiche della provincia: distanze, viabilità difficile, popolazione anziana e territori scarsamente abitati.
La ragione dell’Asl: gli interventi più complessi hanno bisogno della rianimazione
Nella battaglia scoppiata sulla riorganizzazione della chirurgia c’è però un elemento che va riconosciuto all’Asl e che riguarda direttamente la sicurezza dei pazienti.
Gli ospedali della provincia di Grosseto non dispongono tutti delle stesse strutture e delle stesse possibilità di affrontare le eventuali complicanze di un intervento chirurgico. Il Misericordia è il presidio provinciale attrezzato per gestire la chirurgia maggiore, oncologica e d’urgenza e soprattutto può contare sulla rianimazione e sulla terapia intensiva, indispensabili quando le condizioni del paziente o la complessità dell’operazione richiedono un livello superiore di assistenza.
Per alcuni degli interventi più invasivi, infatti, non basta disporre della sala operatoria e dell’équipe chirurgica. Deve esserci anche la possibilità di affrontare immediatamente una complicanza grave e, quando necessario, di trasferire il paziente direttamente dalla sala operatoria alla terapia intensiva.
Da questo punto di vista, dunque, concentrare a Grosseto gli interventi chirurgici a maggiore complessità ha una logica clinica e di sicurezza difficilmente contestabile.
Il vero terreno dello scontro è un altro: dove viene fissato il confine tra alta, media e bassa complessità.
È proprio su questo che Uil, sindaci e territori chiedono spiegazioni. Quali interventi devono necessariamente essere eseguiti al Misericordia perché richiedono la disponibilità della rianimazione? E quali, invece, possono continuare a essere effettuati in sicurezza negli ospedali di Massa Marittima, Orbetello e Castel del Piano?
Perché tutelare il paziente concentrando a Grosseto la chirurgia realmente complessa è una cosa. Utilizzare lo stesso principio per ridurre progressivamente anche l’attività chirurgica che potrebbe essere garantita in sicurezza negli ospedali periferici sarebbe un’altra. Ed è probabilmente proprio su questa linea di confine, più che sugli slogan, che dovrebbe aprirsi il confronto tecnico tra Asl, professionisti, sindaci e sindacati.
La domanda che resta: perché decidere tutto tre giorni prima di andare via?
Poi la vicenda sanitaria diventa anche una questione di metodo istituzionale. La riorganizzazione della chirurgia porta la data del 28 agosto ed è immediatamente esecutiva. Marco Torre, che l’ha firmata da direttore generale dell’Asl Toscana Sud Est, dal 1° settembre non guida più l’azienda. Oggi è il nuovo direttore generale della Direzione Sanità, welfare e coesione sociale della Regione.
Non c’è nulla, naturalmente, che impedisse al direttore generale di esercitare fino all’ultimo giorno le proprie funzioni. Ma davanti a una decisione destinata a cambiare l’organizzazione della chirurgia di un’intera provincia, e che ha già provocato la reazione di amministratori locali e sindacati, la tempistica è quantomeno irrituale e politicamente significativa.
Perché adottare un provvedimento di tale portata appena tre giorni prima del cambio al vertice? E soprattutto: chi deve rispondere adesso ai territori?
La questione diventa ancora più rilevante perché l’uscita di Torre dall’Asl non era imprevedibile. Il 13 luglio, un mese e mezzo prima della delibera, il presidente della Regione Eugenio Giani aveva già annunciato pubblicamente la scelta di Torre per il nuovo incarico regionale.
C’era dunque il tempo per preparare il passaggio. E invece dal 1° settembre l’Asl Toscana Sud Est, una macchina che comprende le province di Grosseto, Siena e Arezzo e sulla quale nel 2025 gravavano oltre 1,5 miliardi di euro di risorse regionali, viene affidata temporaneamente a una facente funzioni.
Fedeli: «Forse fa comodo prendere tempo»
È proprio una domanda posta durante la conferenza stampa ad aprire l’ultima parte del confronto. La UIL non si sottrae. Fedeli ricorda precedenti riorganizzazioni avvenute in occasione di cambi ai vertici e poi arriva al punto:
«C’è stato il tempo per trovare i sostituti e per non lasciare vacante un posto importante. Io voglio essere maligno, ma forse questo fa comodo, perché chi è facente funzioni naturalmente non ha titolarità piena per poter assumere decisioni. Quindi è una tattica, diciamo, per prendere tempo, per vedere quello che succede e per vedere come reagisce il territorio».
È un’interpretazione politica del sindacato, non un fatto dimostrato, ma fotografa perfettamente il paradosso con cui si apre settembre.
Una decisione immediatamente esecutiva c’è. Il direttore generale che l’ha adottata, invece, non c’è più. E il nuovo direttore generale titolare non c’è ancora.
Durante la discussione viene evocata apertamente anche l’ipotesi di un «muro di gomma»: una fase nella quale le domande dei territori potrebbero incontrare un vertice provvisorio che, proprio perché facente funzioni, avrebbe margini differenti rispetto a un direttore generale con mandato pieno.
È un sospetto espresso nel corso della conferenza, che naturalmente dovrà essere verificato dai fatti, ma la domanda resta. Se l’uscita di Torre era nota almeno dal 13 luglio, perché al 1° settembre la Regione Toscana non ha ancora messo il nuovo direttore generale nella condizione di prendere immediatamente in mano l’Asl Sud Est?
E soprattutto: chi si assumerà adesso la responsabilità politica e gestionale di difendere, modificare oppure ritirare una riorganizzazione che sindaci e sindacati stanno contestando apertamente?
Il timore della UIL: «Si spinge verso il privato»
Nel ragionamento del sindacato c’è infine un ultimo elemento. La UIL mette in relazione la riduzione dell’attività pubblica con il ricorso crescente alle strutture convenzionate. Durante la conferenza viene citata una spesa di circa 6 milioni di euro nell’area Sud Est per determinate prestazioni acquistate dal privato convenzionato, mentre apparecchiature pubbliche come Tac e risonanze, sostiene Fedeli, non sempre lavorerebbero a pieno regime per carenza di personale.
Da qui l’accusa più pesante: il rischio che il progressivo indebolimento del pubblico finisca per spostare una quota crescente delle prestazioni verso il privato convenzionato.
Un altro rappresentante UIL porta l’esempio delle risonanze magnetiche alla prostata che, sostiene, da anni verrebbero effettuate soltanto negli istituti convenzionati, arrivando a parlare apertamente di un possibile «indirizzo verso la privatizzazione e lo smantellamento della sanità pubblica». Una tesi che la UIL mette sul tavolo e sulla quale ora toccherà all’Asl e alla Regione rispondere.
Perché dopo la delibera del 28 agosto la discussione non riguarda più soltanto dove verranno effettuati gli interventi chirurgici. Riguarda quale modello di sanità si vuole costruire in una provincia vasta, scarsamente popolata e anziana come quella di Grosseto. E, prima ancora, riguarda una domanda molto più semplice: chi, oggi, ha il mandato pieno per dare quelle risposte?




