Nos Grosseto, chi decide sui vigili in borghese: cosa dicono le norme | MaremmaOggi Skip to content

Vigili in borghese, chi può decidere davvero: il caso Nos apre lo scontro sui poteri della giunta

Il Pd attacca la scelta dell’amministrazione di aumentare gli agenti in divisa. Ma regolamento comunale, legge regionale e legge nazionale disegnano un confine preciso tra indirizzo politico e gestione operativa. E proprio lì si gioca la partita sul futuro del Nucleo operativo sicurezza
Un agente della polizia municipale, del Nos, con il cane antidroga in centro a Grosseto
Un agente della polizia municipale, del Nos, con il cane antidroga in centro a Grosseto

GROSSETO. Chi decide se un agente della polizia municipale di Grosseto debba lavorare in divisa oppure in borghese?

La domanda sembra tecnica. In realtà è diventata il cuore dello scontro politico nato intorno al Nos, il Nucleo operativo sicurezza della municipale. E adesso, mettendo insieme il regolamento del Corpo, la normativa regionale e quella nazionale, la questione assume contorni molto più precisi.

Perché le regole fissano due principi che devono convivere.

Da una parte il sindaco, o l’assessore delegato, ha il potere di impartire gli indirizzi alla polizia municipale. Dall’altra, l’organizzazione e l’impiego tecnico-operativo degli agenti competono al comandante.

Ed è esattamente nello spazio che separa un indirizzo politico da una decisione operativa che si inserisce il caso esploso negli ultimi giorni.

Il Partito democratico di Grosseto interviene adesso sulla vicenda accusando la giunta Vivarelli Colonna di rischiare di trasformare la sicurezza in «propaganda». È la terza presa di posizione politica dopo la decisione dell’assessore Riccardo Megale di puntare su una maggiore presenza di agenti in uniforme e l’interrogazione presentata dal capogruppo di Grosseto Città Aperta Carlo De Martis.

Ma questa volta al centro della discussione finiscono direttamente le norme che regolano la polizia municipale.

Il regolamento: al comandante l’impiego degli uomini

Il primo documento da leggere è il Regolamento del Corpo di polizia municipale di Grosseto, approvato dal consiglio comunale nel dicembre 2012. 

Ed è qui che si trova un primo elemento fondamentale.

L’articolo 6 stabilisce che è il comandante a determinare l’articolazione funzionale di reparti, sezioni e distaccamenti e a provvedere all’assegnazione del personale alle diverse strutture. 

Ancora più preciso è l’articolo 7. Il comandante viene indicato come responsabile «della gestione delle risorse», della disciplina e soprattutto dell’impiego tecnico-operativo degli appartenenti al Corpo. Tra le sue attribuzioni c’è quella di disporre l’impiego del personale e organizzare i servizi ordinari e straordinari attraverso gli ordini di servizio. 

Non solo.

Quando si arriva all’organizzazione quotidiana, il regolamento prevede che il foglio di presenza stabilisca per ciascun agente il servizio da svolgere, l’orario e persino il tipo di vestiario e l’equipaggiamento necessari. 

È quindi dentro la catena tecnico-operativa del comando che viene concretamente stabilito chi fa cosa, dove lo fa e con quale equipaggiamento.

Ma la politica può dare gli indirizzi

Questo, però, non significa che sindaco e assessore non abbiano alcun potere sulla polizia municipale.

Ed è questo il passaggio che rende la vicenda più complessa.

Lo stesso regolamento comunale stabilisce che il sindaco o l’assessore delegato impartiscono le direttive e vigilano sull’espletamento del servizio. 

Un principio che arriva direttamente dalla legge quadro nazionale sulla polizia municipale, la legge 65 del 1986. Il suo articolo 2 attribuisce infatti al sindaco o all’assessore delegato il compito di impartire direttive, vigilare sul servizio e adottare i provvedimenti previsti da leggi e regolamenti.

Può indicare gli obiettivi da perseguire.

La domanda decisiva quindi diventa un’altra: fino a dove può spingersi quell’indirizzo senza trasformarsi in una disposizione tecnico-operativa?

La legge regionale chiarisce i due livelli

La distinzione emerge ancora più chiaramente dalla normativa regionale oggi vigente.

La legge regionale Toscana 11 del 2020 stabilisce che il comandante è responsabile della gestione delle risorse, della disciplina e «dell’impiego tecnico-operativo» degli appartenenti al Corpo.

È sempre il comandante a dirigere le attività e a emanare ordini e disposizioni organizzative e operative.

Ma subito dopo la stessa norma aggiunge che il comandante attua gli indirizzi dati dal sindaco. 

Tradotto sul caso Grosseto: un’amministrazione può certamente stabilire come obiettivo politico quello di avere una polizia municipale maggiormente presente e riconoscibile nelle strade.

Diversa è la questione se l’indirizzo arriva a stabilire direttamente quali agenti debbano vestire l’uniforme, quanti debbano lasciare il servizio in borghese o come debba essere organizzata una specifica attività investigativa.

È proprio questo confine che adesso diventa politicamente rilevante.

Il punto delicato del caso Nos

Ed eccoci al Nos. Il Nucleo operativo sicurezza conta oggi 12 operatori: quattro già impiegati in uniforme, due cinofili anch’essi in divisa e sei agenti utilizzati nei servizi in borghese.

Il documento portato dall’assessore Megale all’attenzione della giunta parte dalla volontà di ottenere una maggiore presenza visibile della polizia municipale sul territorio e prospetta, a parità di organico, una rimodulazione delle attività svolte in abiti civili.

Megale ha poi precisato a MaremmaOggi che il Nos non verrà smantellato e che i servizi in borghese continueranno quando necessari.

Ha chiarito soprattutto che l’impiego concreto degli uomini resta una responsabilità del comandante Alessio Pasquini.

Una precisazione che diventa particolarmente importante alla luce delle norme. Perché un conto sarebbe dire al comandante: l’obiettivo dell’amministrazione è aumentare la presenza visibile della municipale nelle strade, altro sarebbe stabilire direttamente attraverso una decisione politica quali uomini debbano lasciare il servizio in borghese e come debba essere riorganizzato il Nos.

Il Pd: «Una competenza del comandante»

È proprio su questo punto che interviene ora il Partito democratico di Grosseto. Il responsabile Sicurezza urbana del Pd Luca Bernazzani sostiene che la giunta stia entrando in una materia che dovrebbe rimanere nell’autonomia operativa del comandante.

«Se il comandante ha la responsabilità dell’organizzazione del servizio – sostiene il Pd – quella responsabilità deve essere rispettata».

Il partito difende inoltre il lavoro svolto dal Nos negli ultimi anni e chiede perché debba essere modificato un modello che, secondo il Pd, ha prodotto risultati nel controllo e nel contrasto dei fenomeni di illegalità.

L’accusa politica è netta: per Bernazzani la scelta rischia di trasformare una questione organizzativa in uno strumento di comunicazione politica.

Questa è però la posizione del Pd. Il quadro normativo, preso nel suo complesso, non esclude il potere di indirizzo dell’amministrazione: distingue piuttosto quest’ultimo dalla responsabilità operativa del comandante.

Il Nos e dieci anni di operazioni

È anche per questo che il confronto non riguarda soltanto una questione formale. Il Nos rappresenta ormai da circa dieci anni una componente specialistica della polizia municipale grossetana.

È stato utilizzato nei servizi contro lo spaccio di stupefacenti, nei controlli negli immobili abbandonati e occupati, nelle verifiche sui locali e nelle attività di polizia giudiziaria.

Secondo i dati richiamati anche nell’interrogazione di De Martis, negli ultimi tre anni il nucleo avrebbe eseguito 31 arresti e sequestrato mediamente circa un chilogrammo di stupefacenti all’anno.

E proprio le attività di polizia giudiziaria fanno emergere un’altra peculiarità.

Il regolamento comunale ricorda infatti che, quando gli appartenenti al Corpo operano come agenti o ufficiali di polizia giudiziaria, lavorano alle dipendenze e sotto la direzione dell’autorità giudiziaria. 

Lo stesso regolamento attribuisce agli agenti compiti come prendere notizia dei reati, impedirne ulteriori conseguenze, assicurare le prove e ricercarne gli autori. 

È il lato meno visibile della polizia municipale, ma anche quello sul quale il Nos ha costruito parte della propria specializzazione.

Più divise nelle strade o più attività specialistiche

La questione politica vera, quindi, resta aperta.

L’amministrazione punta a rendere maggiormente visibile la presenza degli agenti, nella convinzione che una pattuglia riconoscibile abbia anche una funzione di presidio e deterrenza.

Chi contesta la scelta teme invece che, con un organico necessariamente limitato, aumentare una funzione significhi inevitabilmente ridurne un’altra.

La legge regionale, peraltro, indica tra le caratteristiche dei corpi di polizia municipale sia la vigilanza sul territorio sia modelli operativi di prossimità verso la cittadinanza.  

Non stabilisce però che tutti gli agenti debbano svolgere sempre il servizio in uniforme.

Ed è proprio per questo che la domanda più interessante non è probabilmente «divisa sì o divisa no». 

Ora servono i numeri

Se la riorganizzazione verrà attuata, sarà possibile misurarne concretamente gli effetti. 

Quante pattuglie in uniforme ci sono oggi ogni giorno nelle strade di Grosseto? Quante diventeranno dopo il nuovo indirizzo?

Quanti servizi in borghese svolge attualmente il Nos? Quanti continuerà a svolgerne?

E ancora: quali attività specialistiche saranno eventualmente ridotte per liberare personale e quante ore aggiuntive di presidio visibile saranno ottenute?

Sono alcune delle domande contenute nell’interrogazione di Carlo De Martis, destinata ad arrivare in consiglio comunale.

Ed è probabilmente su questi numeri, più che sugli slogan, che potrà essere valutata la scelta.

Perché le norme sembrano tracciare una linea abbastanza chiara: alla politica spettano gli indirizzi, al comandante l’organizzazione e l’impiego tecnico-operativo degli agenti.

La questione che resta da chiarire è dunque se la decisione assunta a Grosseto rimanga da una parte di quella linea oppure finisca per attraversarla.

Ed è su questo confine, molto più che sulla semplice presenza o meno di sei agenti in borghese, che adesso si gioca il futuro di quegli agenti che fino a oggi non hanno indossato la divisa. 

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