Caso Nos Grosseto, De Martis presenta 11 domande a Megale | MaremmaOggi Skip to content

Caso Nos, 11 domande a Megale: «Perché tagliare i servizi in borghese?»

De Martis porta il caso Nos in Consiglio: vuole sapere quanti servizi saranno ridotti, per quanto tempo e se esistano accordi con la Prefettura per aumentare la presenza delle altre forze dell’ordine
Controlli con il cane antidroga della polizia municipale in borghese in piazza San Francesco
Controlli con il cane antidroga della polizia municipale in borghese in piazza San Francesco

GROSSETO. Perché proprio adesso? Per quanto tempo? Quanti servizi in borghese saranno effettivamente ridotti? E soprattutto: quali dati dimostrano che questa sia la strada giusta per aumentare la sicurezza a Grosseto?

Il caso della possibile riduzione dei servizi in borghese della Polizia municipale, sollevato nei giorni scorsi da MaremmaOggi dopo l’informativa presentata dall’assessore alla Sicurezza Riccardo Megale, arriva adesso ufficialmente in consiglio comunale.

Il capogruppo di Grosseto Città Aperta, Carlo De Martis, ha presentato un’interrogazione di 11 domande indirizzate al sindaco e all’assessore. Il documento sarà discusso nel consiglio comunale di mercoledì 30 settembre.  

Il caso dei sei agenti del Nos

Al centro resta l’informativa che Megale ha trasmesso alla giunta il 16 settembre. Nel documento l’assessore riconosce «l’ottimo lavoro» svolto dalla Polizia locale nelle attività specialistiche – dal contrasto allo spaccio alla polizia giudiziaria, fino ai controlli ambientali ed edilizi – ma indica contemporaneamente la necessità di aumentare la presenza degli agenti in uniforme sulle strade.

Una scelta che, a parità di organico, comporterebbe una «temporanea rimodulazione o contrazione» delle attività in abiti civili.

Il nodo riguarda soprattutto il Nucleo operativo sicurezza. Secondo i dati emersi nei giorni scorsi, il Nos è composto da 12 operatori: quattro già in uniforme, due agenti cinofili anch’essi in divisa e sei operatori impiegati in borghese. Negli ultimi tre anni il nucleo avrebbe effettuato 31 arresti e sequestrato mediamente circa un chilogrammo di stupefacenti all’anno. Sono gli stessi numeri che De Martis inserisce adesso nell’interrogazione.  

De Martis: «Perché proprio adesso?»

È qui che Grosseto Città Aperta concentra una delle contestazioni principali. Secondo De Martis, nell’informativa non sarebbero indicati dati quantitativi capaci di spiegare perché sia necessario cambiare proprio adesso l’impiego degli agenti. Non viene inoltre indicata una scadenza della fase “temporanea”, né vengono fissati indicatori attraverso i quali misurarne i risultati. «Perché oggi? E temporaneamente fino a quando?», domanda il capogruppo.

Per Gca il problema sta proprio nella natura dei fenomeni sui quali dovrebbe intervenire la Municipale: spaccio, microcriminalità, degrado e sicurezza percepita non sarebbero infatti emergenze destinate a esaurirsi in poche settimane.

«Un’emergenza che ritorna continuamente smette di essere un’emergenza – sostiene De Martis – diventa un problema che un’amministrazione dovrebbe farsi carico di programmare e governare». 

Quanti servizi in borghese saranno tagliati?

L’interrogazione prova quindi a portare la discussione sui numeri. De Martis chiede quanti siano oggi i servizi svolti in uniforme e quanti in abiti civili, quanti turni in borghese verranno ridotti e quanti servizi visibili in più potranno effettivamente essere garantiti attraverso il nuovo assetto.

Ma soprattutto chiede quali attività specialistiche potrebbero subire una contrazione e quali conseguenze siano state valutate sul contrasto allo spaccio, sulla polizia giudiziaria e sui controlli ambientali ed edilizi.  

Un passaggio importante anche alla luce della precisazione fatta da Megale dopo il primo articolo di MaremmaOggi: l’assessore aveva spiegato che il Nos non sarebbe stato smantellato e che gli agenti avrebbero continuato a lavorare in borghese quando necessario, lasciando al comandante della Municipale la decisione sull’impiego concreto del personale.

«Se decide il comandante, perché coinvolgere la giunta?»

Ed è proprio questa precisazione ad aprire un altro fronte. De Martis richiama il regolamento della Polizia municipale e la legge regionale toscana, distinguendo tra indirizzo politico, attribuito al sindaco o all’assessore delegato, e gestione tecnico-operativa del personale, che compete invece al comandante.

Da qui la domanda: se, come ha spiegato Megale, sarà il comandante Alessio Pasquini a stabilire concretamente come utilizzare gli agenti, perché l’informativa è stata sottoposta all’intera giunta?

Gca chiede quindi quale specifica decisione di indirizzo politico-amministrativo fosse chiamato ad assumere l’esecutivo comunale.  

Il nodo della Prefettura

C’è poi un altro passaggio dell’informativa sul quale De Martis chiede chiarimenti. Megale aveva sostenuto che rafforzare la presenza visibile della Municipale avrebbe consentito al Comune di presentarsi ai tavoli in Prefettura dimostrando il proprio impegno e, di conseguenza, di chiedere «lo stesso sforzo» alle altre forze dell’ordine.

Grosseto Città Aperta domanda ora se dietro questa prospettiva ci siano atti, verbali, richieste o intese con Prefettura, Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, Polizia, Carabinieri o Guardia di Finanza.

In caso contrario, De Martis chiede su quali elementi concreti si fondi l’ipotesi che una maggiore presenza in divisa della Municipale possa favorire un corrispondente incremento dei servizi delle forze statali.  

«Grosseto ha bisogno di entrambi»

Grosseto Città Aperta prova infine a togliere dal confronto quella che considera una falsa contrapposizione. «La questione non è scegliere tra l’agente in divisa e quello in borghese. Grosseto ha bisogno di entrambi», sostiene De Martis.

Il giudizio politico dell’opposizione è molto più ampio e riguarda la strategia sulla sicurezza seguita dall’amministrazione negli ultimi dieci anni.

«Continuiamo ad assistere a cambi di assetto, nuovi annunci, provvedimenti temporanei e spostamenti di personale – sostiene il capogruppo – senza riuscire a capire quale sia la strategia complessiva dell’Amministrazione».  

Adesso toccherà a Megale rispondere. E il 30 settembre, davanti al consiglio comunale, il confronto sui sei agenti in borghese del Nos passerà dagli annunci e dalle repliche a numeri, tempi e motivazioni della riorganizzazione.

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