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Morì dopo la lite con il vicino, perizia sulla zappa

Via al processo per la morte di un uomo di 78 anni: l’imputato è accusato di omicidio preterintenzionale. La difesa respinge le accuse: «È stata legittima difesa»
A sinistra Alessandro Boccagna, a destra l’avvocato Lorenzo Borghi @maremmaoggi

GROSSETO. Per la Procura, la morte di Ivo Tamantini, 78 anni, è stata causata dalle ferite riportate durante la lite scoppiata il 23 luglio 2020 in via della Dogana. Lite per una servitù di passo proprio davanti a casa dell’anziano: poteva passare da lì, lo aveva stabilito il giudice civile. Ma il suo vicino, non sarebbe stato dello stesso avviso.  

Per la difesa di Alessandro Boccagna, 54 anni, ex militare del Savoia cavalleria in quiescenza dalla fine del 2022, quello che è successo nell’estate di tre anni fa, fu invece legittima difesa: l’ex militare avrebbe allontanato l’anziano per evitare i suoi colpi. Tamantini sarebbe inciampato in un cordolo e cadendo, avrebbe picchiato la testa. Morì dopo un mese di agonia all’ospedale.

Due versioni contrapposte

Sono due le versioni che si scontreranno in aula: quella sostenuta dal sostituto procuratore Salvatore Ferraro, secondo la quale quel giorno si è consumato un omicidio preterintenzionale, aggravato dai futili motivi e dal fatto che la vittima, allora 78enne, non si sarebbe potuto difendere. 

Di fronte alla corte d’assise (presidente Laura Di Girolamo, giudice Marco Bilisari), Alessandro Boccagna è rimasto seduto accanto al suo avvocato Lorenzo Borghi (che lo assiste insieme a Mario Tamberi) per tutta la durata dell’udienza: è accusato di omicidio preterintenzionale e di violenza privata. 

«Picchiato con la zappa e spinto per terra»

Tamantini sarebbe stato colpito proprio con la zappa sulla quale il pm – e anche gli avvocati di parte civile e della difesa – hanno chiesto ulteriori accertamenti. «Nella lite ha riportato lesioni alle costole e a una vertebra lombare – ha detto in aula il sostituto procuratore, ricostruendo la feroce lite scoppiata due anni e mezzo fa in via della Dogana – Poi, caduto per terra, Tamantini ha riportato una grave lesione cerebrale che lo ha ucciso. Tutto questo è successo per non farlo accedere al terreno della moglie, sul quale aveva la servitù di passo». 

Da sinistra l’avvocato Lorenzo Borghi, Carlo Valle e a destra il pm Salvatore Ferraro

Accuse che dovranno passare, per essere confermate, il vaglio del dibattimento: il pm ha depositato la lista dei testimoni e, in aula, verranno analizzati anche i risultati degli accertamenti che sono stati fatti durante le indagini

Ferraro ha invece rinunciato a sentire il consulente tecnico della Procura Luca Cadonici, che ha analizzato il video ripreso dalle telecamere di videosorveglianza installate davanti alla casa dell’imputato. Video che avrebbe ripreso parte della lite, anche se la visuale dei due era in parte coperta dal telo installato sul cancello dell’abitazione del militare. 

«In quel video mancano sette o otto minuti  – dice il pm – Avevamo sospettato che fosse stato manomesso, invece il consulente ci ha già spiegato che la registrazione si era fermata da sola». 

Incarico al Ris per trovare impronte e tracce sulla zappa

C’è un oggetto chiave in questo processo: la zappa che secondo l’accusa è stata utilizzata per ferire Tamantini e che invece, per la difesa di Boccagna, è stata utilizzata dal pensionato per picchiarlo. «Boccagna è stato colpito due volte sulla fronte – ha detto l’avvocato Borghi, difensore dell’ex militare – e lo ha fatto utilizzando la parte metallica dove ci sono le due punte. ha riportato la frattura del setto nasale, la sua fronte sanguinava. Poi è stato colpito anche alla spalla destra. È caduto e Tamantini ha continuato a colpirlo con i calci, mentre era per terra. Lui lo ha spinto per difendersi, è caduto e ha picchiato la testa». 

Quando gli agenti della questura, intervenuti in via della Dogana, hanno trovato e sequestrato la zappa, il suo manico era spaccato a metà

Ma quell’arnese non è stato analizzato: ora ci penseranno i carabinieri del Ris, come richiesto dal pm e dagli avvocati, ad isolare le impronte digitali e le eventuali tracce ematiche presenti sulla zappa, nel tentativo di ricostruire perfettamente quello che è successo. Richiesta questa, alla quale si è unito anche l’avvocato Carlo Valle, che rappresenta le parti civili: la vedova di Tamanti, Luana Del Mecio, e le figlie dell’uomo, Manuela e Annalisa

L’avvocato di Boccagna ha chiesto che venissero anche analizzati i vestiti che quel giorno indossavano sia il pensionato che il militare e che erano stati sequestrati dagli agenti della squadra mobile. 

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