Ibis sacro in Maremma, la Toscana autorizza gli abbattimenti | MaremmaOggi Skip to content

È arrivato anche in Maremma, ora si potrà abbattere senza limiti. Ma gli esperti avvertono: «Così può diffondersi di più»

Dal 20 settembre 2026 al 31 gennaio 2027 prelievo in deroga senza limiti di carniere. La specie aliena invasiva è presente anche nel Grossetano. Ma Ispra aveva espresso parere contrario alla caccia generalizzata
Un gruppo di ibis sacri alla Rugginosa e un esemplare in acqua
Un gruppo di ibis sacri alla Rugginosa e un esemplare in acqua

GROSSETO. Ha il corpo quasi completamente bianco, la testa e il collo neri e un lungo becco ricurvo. Quando apre le ali può raggiungere 110-120 centimetri. Nell’antico Egitto era considerato sacro, legato al culto del dio Thot. Oggi, a migliaia di chilometri dal suo habitat originario, il destino dell’ibis sacro (Threskiornis aethiopicus) in Maremma è completamente diverso.

L’Unione europea lo ha inserito nell’elenco delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale e l’obiettivo stabilito dai piani di gestione è quello di limitarne drasticamente la presenza, fino all’eradicazione dove possibile.

E adesso la Toscana compie un ulteriore passo: dal 20 settembre 2026 al 31 gennaio 2027, nei territori dove l’attività venatoria è consentita, i cacciatori toscani potranno abbattere ibis sacri senza limiti di carniere.

Una decisione che riguarda da vicino anche la Maremma. Perché quell’uccello esotico che fino a qualche decennio fa sarebbe sembrato fuori posto nelle nostre campagne è stato ormai avvistato più volte nel Grossetano: alla Rugginosa, a Roselle e nelle grandi zone umide della Maremma.

E la sua storia toscana passa addirittura da Orbetello, dove nella primavera del 2002 venne registrato un tentativo di nidificazione.

Dal dio Thot alla lista nera europea

Per capire come si sia arrivati alla decisione della Regione bisogna tornare indietro di dodici anni.

Il primo passaggio fondamentale è il Regolamento europeo 1143/2014 del 22 ottobre 2014, con il quale l’Unione europea ha stabilito le norme per prevenire e gestire l’introduzione e la diffusione delle specie esotiche invasive.

Due anni dopo arriva il passaggio decisivo per l’ibis.

Con il Regolamento di esecuzione UE 2016/1141 della Commissione, del 13 luglio 2016, Threskiornis aethiopicus viene inserito nell’elenco delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale.

Non si tratta quindi di una classificazione decisa dalla Toscana e nemmeno dall’Italia: la questione nasce a livello europeo.

L’Italia recepisce poi il quadro comunitario con il decreto legislativo 230 del 15 dicembre 2017, entrato in vigore nel 2018, che disciplina la prevenzione, il controllo e la gestione delle specie aliene invasive.

Da quel momento l’ibis sacro non è più soltanto un curioso ospite esotico delle nostre zone umide: diventa una specie sulla quale le amministrazioni sono chiamate a intervenire.

Perché l’ibis sacro è considerato un problema

A prima vista è difficile immaginarlo come una minaccia. L’ibis sacro è però un animale estremamente adattabile e un opportunista alimentare.

Frequenta zone umide, prati, terreni agricoli e campi incolti e può spingersi anche nelle discariche. La sua dieta comprende insetti, crostacei, molluschi, anfibi e piccoli rettili.

Mangia anche il gambero rosso della Louisiana, altra specie aliena invasiva ormai diffusissima.

Il problema è che sono stati documentati anche casi di predazione di uova e pulcini di altri uccelli acquatici.

Il Centro Ornitologico Toscano sottolinea inoltre il possibile rischio di competizione con le specie autoctone per le risorse alimentari e per i siti di nidificazione, oltre alla pressione sugli anfibi, molti dei quali sono già in declino.

Proprio questi potenziali effetti sulla biodiversità hanno portato alla sua inclusione nell’elenco europeo delle specie invasive.

In Italia almeno 11mila esemplari già nel 2018

L’espansione italiana dell’ibis sacro è stata rapidissima.

Le prime presenze erano legate soprattutto ad animali fuggiti dalla cattività. In Europa, infatti, la diffusione della specie è stata favorita dalle fughe o dalle liberazioni da zoo, parchi e collezioni ornamentali a partire dagli anni Settanta.

In Italia la prima riproduzione viene fatta risalire al 1989 in Piemonte. Poi la popolazione è cresciuta.

Il Piano straordinario della Toscana riporta una stima nazionale relativa all’autunno 2018 di non meno di 11mila individui.

Nello stesso periodo venivano stimate in Italia almeno 980-1.000 coppie riproduttive, circa il doppio rispetto al 2016.

Una crescita che ha spinto le istituzioni ad accelerare sulle misure di controllo.

Il primo nido toscano provò a farlo a Orbetello

Ed è qui che entra direttamente in scena la Maremma.

Il Piano nazionale di gestione dell’ibis sacro ricostruisce infatti un episodio particolarmente interessante.

Nella primavera del 2002, a Orbetello, venne osservato il primo tentativo conosciuto di nidificazione della specie in Toscana.

Gli ibis avevano scelto cespugli di tamerice e si erano insediati insieme a garzette e aironi cenerini.

Quel tentativo non diede origine immediatamente a una popolazione stabile in Maremma. Negli anni successivi, invece, nuclei riproduttivi si sono consolidati soprattutto nella Toscana settentrionale, fra Fucecchio, Ponte Buggianese, Sibolla e la piana di Bientina.

Ma gli ibis hanno continuato a raggiungere anche il Grossetano.

Gli ibis fotografati alle porte di Grosseto

MaremmaOggi ne aveva documentato direttamente la presenza già il 27 marzo 2022.

Alcuni ibis sacri erano stati fotografati nella campagna della Rugginosa, praticamente alle porte di Grosseto.

Nel gennaio 2024 era arrivata un’altra segnalazione, questa volta da Roselle, nella zona del Terzo, con la fotografia inviata da un lettore.

Due episodi che confermavano ciò che gli ornitologi osservavano ormai da tempo: durante gli spostamenti, soprattutto invernali, l’ibis sacro raggiunge anche la Maremma.

E proprio le grandi zone umide del Grossetano rappresentano ambienti particolarmente adatti a un uccello con queste caratteristiche.

Nel 2023 la Toscana prepara il piano per eliminarlo

Nel frattempo la normativa ha continuato il suo percorso.

Il 3 maggio 2023 il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ha approvato formalmente il Piano nazionale di gestione dell’ibis sacro, predisposto con il supporto scientifico di ISPRA.

Anche la Toscana si era già mossa.

Nel luglio 2023 la Regione ha approvato una propria strategia di monitoraggio, controllo ed eradicazione dedicata a quattro specie aliene invasive: procione, scoiattolo grigio, ibis sacro e oca egiziana.

Non solo.

Per gli interventi contro le specie alloctone invasive erano state stanziate risorse regionali e avviate collaborazioni scientifiche con l’Università di Firenze, oltre al monitoraggio effettuato con il Centro Ornitologico Toscano.

Nel 2024 il piano diventa ancora più esplicito

Il passaggio successivo arriva il 5 agosto 2024.

Con la delibera della Giunta regionale 941/2024, la Toscana approva il Piano straordinario per la gestione e il contenimento della fauna selvatica.

Per l’ibis sacro l’obiettivo indicato è chiarissimo: controllo finalizzato all’eradicazione.

L’area d’intervento coincide con tutto il territorio regionale nel quale la specie è presente, anche attraverso la collaborazione con i gestori delle aree protette.

E c’è un altro passaggio significativo: il Piano non prevede alcun limite numerico annuale di prelievo.

La delibera viene poi modificata e integrata con la delibera regionale 54 del 27 gennaio 2025.

Fino a quel momento, però, si parla essenzialmente di controllo faunistico, affidato agli operatori autorizzati e alle polizie provinciali.

Non della possibilità generalizzata per i cacciatori di sparare agli ibis.

La svolta del 16 luglio 2026

La novità arriva quest’estate.

Il 16 luglio 2026 la Giunta regionale approva la delibera numero 842, pubblicata sul Bollettino ufficiale della Regione Toscana del 22 luglio.

L’atto richiama l’articolo 19-bis della legge nazionale 157/1992 e l’articolo 37-quater della legge regionale toscana 3/1994.

La Regione sostiene che l’attività di controllo condotta fino a quel momento dagli agenti delle Polizie provinciali sia stata «numericamente significativa» ma non sufficiente a raggiungere l’obiettivo dell’eradicazione o almeno di una forte riduzione della popolazione.

Per questo decide di ampliare gli strumenti disponibili.

Ed entrano in campo i cacciatori.

Dal 20 settembre si potrà sparare agli ibis

La delibera autorizza il prelievo in deroga dell’ibis sacro dal 20 settembre 2026 al 31 gennaio 2027.

Ma con condizioni precise.

Il prelievo potrà avvenire soltanto da appostamento e sull’intero territorio regionale nel quale la caccia è consentita.

Potranno partecipare esclusivamente i cacciatori residenti anagraficamente in Toscana.

Potranno essere utilizzati anche zimbelli o stampi della specie secondo quanto consentito dalla normativa.

E soprattutto non viene stabilito alcun limite di carniere giornaliero.

La ragione è contenuta nella stessa delibera: l’obiettivo resta l’eradicazione della specie.

Questo significa anche che il provvedimento non autorizza i normali cacciatori a entrare nei parchi e nelle aree dove l’attività venatoria è vietata. Gli eventuali interventi di controllo nelle aree protette seguono un’altra disciplina e vengono effettuati nell’ambito dei programmi di gestione faunistica.

Ma ISPRA aveva detto no

Ed è probabilmente il passaggio più sorprendente dell’intera vicenda.

Prima di approvare la delibera, la Regione aveva chiesto un parere a ISPRA, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale.

La richiesta era stata inviata il 25 marzo 2026.

Il parere arriva il 23 giugno 2026, protocollo 498411.

Ed è sfavorevole.

ISPRA non contesta la necessità di controllare l’ibis sacro. Contesta la scelta di utilizzare un prelievo venatorio generalizzato come strumento per raggiungere quell’obiettivo.

Le ragioni indicate sono quattro.

La prima è quasi paradossale: secondo ISPRA, in alcuni casi la caccia alle specie aliene ha prodotto risultati controproducenti, favorendone l’espansione anziché il contenimento.

L’Istituto cita il caso del procione in Germania e Polonia, dove l’inserimento della specie fra quelle cacciabili è stato accompagnato da una crescita molto forte della popolazione.

«Sparare potrebbe farli disperdere»

Il secondo rilievo riguarda direttamente il comportamento dell’ibis.

Secondo ISPRA, un prelievo diffuso effettuato dai cacciatori potrebbe provocare la disgregazione dei gruppi e aumentare gli spostamenti degli animali su lunghe distanze.

Con un effetto contrario a quello desiderato.

Gli ibis disturbati potrebbero cioè disperdersi e contribuire ad accelerare la colonizzazione di territori ancora non occupati, comprese le regioni confinanti meridionali.

C’è poi il problema del disturbo provocato nelle zone umide.

Gli ibis frequentano gli stessi ambienti di numerose specie protette: anatidi, ardeidi, caradriformi e rallidi. Un’attività venatoria generalizzata potrebbe quindi creare disturbo anche all’altra avifauna.

Infine ISPRA richiama il rischio di abbattimenti accidentali di specie protette.

Non è un dettaglio secondario, perché l’ibis può essere confuso, soprattutto in condizioni di visibilità non ottimali, con altri grandi uccelli acquatici.

La Regione va avanti

Nonostante il parere negativo, la Regione ha deciso comunque di autorizzare il prelievo in deroga.

Ed è proprio qui che la vicenda diventa più complessa della semplice apertura della caccia a una nuova specie.

Regione e ISPRA condividono infatti l’obiettivo di contrastare l’espansione dell’ibis sacro. È sul metodo che le valutazioni divergono.

Il Piano nazionale contempla anche l’abbattimento diretto con arma da fuoco, ma all’interno di interventi programmati e mirati.

Lo stesso documento nazionale avverte che, fra settembre e gennaio, gli abbattimenti sporadici con fucile possono determinare disturbo e che gli interventi nelle zone umide devono essere valutati attentamente.

La Toscana ha invece scelto di aggiungere agli interventi di controllo anche il prelievo in deroga effettuato dai cacciatori durante la stagione venatoria.

Il paradosso dell’uccello sacro

Resta così il paradosso di questo grande uccello bianco e nero.

Un animale che nell’antico Egitto veniva venerato, rappresentato nei templi e persino mummificato. Una specie scomparsa proprio dall’Egitto nel corso del XIX secolo ma ancora diffusa nell’Africa subsahariana e presente anche in Iraq.

In Europa la sua storia è completamente diversa.

Qui è arrivato soprattutto attraverso fughe e liberazioni dalla cattività. Ha trovato ambienti favorevoli, si è riprodotto e ha cominciato a espandersi.

Fino ad arrivare anche qui.

A Orbetello nel 2002, alla Rugginosa nel 2022, a Roselle nel 2024 e nelle campagne e nelle zone umide della Toscana.

Dal prossimo 20 settembre, però, quando un ibis sacro attraverserà il cielo della Maremma fuori dalle aree nelle quali la caccia è vietata, potrà diventare anche un bersaglio.

Senza limiti di carniere.

Perché quello che per gli antichi Egizi era un animale sacro, per l’Europa di oggi è una specie aliena invasiva da contenere ed eradicare.

E mentre sull’obiettivo la normativa non lascia molti dubbi, sul modo migliore per raggiungerlo il confronto scientifico è tutt’altro che chiuso.

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