Sacro e invasivo, l'ibis bianco fotografato a Roselle | MaremmaOggi Skip to content

Sacro e invasivo, l’ibis bianco fotografato a Roselle

Un esemplare di ibis sacro fotografato a Roselle. Originario dell’Egitto, era venerato e sacrificato in omaggio al dio Thoth
L’ibis sacro fotografato a Roselle

GROSSETO. Qualche tempo fa fu fotografato alla Rugginosa. Adesso un altro ibis sacro è stato fotografato a Roselle, nella zona del Terzo. La foto ci è stata mandata da Roberto Parrini, un nostro lettore.

Siamo a due passi, segnale chiaro che questi splendidi uccelli hanno scelto la nostra zona per passare l’inverno.

Si tratta di una specie di ibis appartenente alla famiglia Threskiornithidae. È originario dell’Africa subsahariana, in Iraq e anticamente in Egitto, paese in cui adesso è praticamente estinto, dove era venerato come simbolo del dio Thot.

Si è naturalizzato in diversi Paesi europei; in Italia si incontra in vicinanza dei laghi o fiumi, come lungo il Mincio, nel territorio del Polesine, nel delta del Po, nella Bassa Bresciana e nelle campagne tra Novara e Vercelli. La specie è in rapida espansione e viene considerata “specie esotica invasiva”, cioè introdotta dall’uomo, ma poi capace di adattarsi al nuovo habitat.

Si tratta di una razza simile, ma diversa, dall’ibis eremita, per il quale è in corso da anni un progetto Life per preservare la specie in Europa (QUI il sito).

Sacro perché venerato e mummificato come offerta al dio Thoth

Storicamente, l’ibis sacro si trovava in Nord Africa, incluso il Kemet, dove era comunemente venerato e mummificato come offerta al dio Thoth.

Thoth era il dio della Luna, della sapienza, della scrittura, della magia, della misura del tempo, della matematica e della geometria. È rappresentato sotto forma di ibis sacro, uccello che volav, appunto, sulle rive del Nilo.

Il dio Thoth sotto forma di ibis
Il dio Thoth sotto forma di ibis

Per molti secoli fino al periodo romano i templi principali seppellivano dozzine di migliaia di uccelli all’anno, e per sostenere un numero sufficiente di richieste sacrificali da parte dei pellegrini provenienti da tutto l’Egitto, decine di allevamenti di ibis (chiamati ibiotropheia da Erodoto) si stabilirono, inizialmente in tutto l’Egitto, venendo in seguito centralizzati attorno ai templi principali, ognuno dei quali produceva circa un migliaio di mummie all’anno.

Adesso, in Egitto, è praticamente estinto.

I primi ibis sacri africani portati in Europa furono una coppia importata dall’Egitto in Francia a metà del 1700. Durante l’Ottocento vi furono i primi avvistamenti di esemplari fuggiti dagli zoo in Europa (in Austria ed Italia).

Negli anni ’70 era di moda per gli zoo europei tenere uccelli esotici in colonie libere di volare nei dintorni per poi tornare a cibarsi nei terreni dello zoo di giorno.

In quanto tali, delle popolazioni selvatiche cominciarono a stabilirsi in Italia, Francia, Spagna, Paesi Bassi, Isole Canarie, Florida, Taiwan, Emirati Arabi Uniti e forse anche in Bahrein.

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