SCANSANO. Quarantun anni sono una vita. E quando quella vita si intreccia con la storia di una cantina, di un vino e di un territorio intero, lasciare non è mai soltanto una questione di cariche e di scadenze. È la fine di un’epoca. Benedetto Grechi, Betto per tutti, alla fine del 2026 lascerà la presidenza della Cantina Vignaioli del Morellino di Scansano, dopo 41 anni trascorsi alla guida di una delle più importanti cooperative vitivinicole della Maremma.
A gennaio saranno i soci a eleggere il nuovo presidente. I nominativi dovranno essere presentati nelle prossime settimane. Ma, chiunque venga scelto, raccoglierà un’eredità enorme: quella di un uomo che ha preso in mano una cooperativa alle prese con difficoltà economiche pesantissime, ha scommesso sulla qualità quando ancora si ragionava soprattutto in termini di quantità e ha accompagnato il Morellino di Scansano fino ai riconoscimenti internazionali.
Betto, classe 1955, ha deciso che il momento di fermarsi è arrivato. E lo racconta con quella schiettezza che lo ha sempre contraddistinto, senza cercare parole solenni.
«Tutto ha un inizio e tutto ha una fine. Sono 45 anni che sono in cantina, di cui 41 da presidente. E ora mi pesa, non ce la faccio più».
Non è soltanto una questione di età. C’è la stanchezza accumulata, ci sono le conseguenze di un grave incidente (nel 2014, ndr) che ancora si fanno sentire e c’è anche la consapevolezza che il mondo è cambiato, che gestire un’azienda oggi richiede competenze e strumenti diversi. «Stanno cambiando tutti i programmi, io di informatica non sono una volpe e non mi sento più di continuare».
Non c’è amarezza nelle sue parole. Piuttosto la lucidità di chi riconosce che, dopo aver dedicato una parte così lunga della propria esistenza a un progetto, arriva il momento di affidarlo ad altri.
Il 1985, quando 130 soci se ne andarono
Per capire che cosa abbiano significato questi 41 anni bisogna tornare al 1985. La Cantina era nata nel marzo del 1972, quando 19 vignaioli decisero di mettersi insieme per dare valore al vino prodotto sulle colline di Scansano. Il Morellino aveva ottenuto il riconoscimento della Doc nel 1978, ma la strada verso l’affermazione commerciale era ancora lunga.

Grechi entrò nel consiglio di amministrazione nel 1982 e tre anni più tardi ne diventò presidente. La cooperativa contava allora quasi 300 soci e si trovava davanti a una scelta decisiva: continuare a produrre puntando sui volumi oppure cambiare radicalmente direzione.
Betto scelse la seconda strada. «Nell’85 presentai il progetto della qualità e non della quantità. E circa 130 soci se ne andarono. In sostanza rimanemmo in 150».
Un passaggio che oggi potrebbe apparire quasi naturale, ma che allora rappresentò una rottura profonda. Puntare sulla qualità significava intervenire prima di tutto nei vigneti, modificare le pratiche di coltivazione, selezionare le uve, accettare rese inferiori e investire risorse senza la certezza di un ritorno immediato.
Non tutti erano disposti a farlo. Una parte dei soci preferì lasciare la cooperativa. Quelli che rimasero credettero nel progetto e contribuirono a sostenerlo anche economicamente.
Fu una scommessa rischiosa. Ma quella scelta avrebbe cambiato il destino della Cantina e contribuito al percorso di crescita del Morellino di Scansano.
«Un milione di lire al giorno solo di interessi»
Se la perdita di oltre cento soci poteva sembrare un problema enorme, i conti della cooperativa raccontavano una situazione ancora più difficile. «Il primo bilancio lo chiusi con 450 milioni di lire di perdita», ricorda Grechi.
Ma il dato che ancora oggi gli è rimasto impresso è un altro. «Quando sono entrato pagavamo alla Banca Toscana un milione di lire di interessi passivi al giorno. Un milione al giorno, 365 milioni l’anno. È stata dura».
Allora in cantina lavoravano appena due o tre dipendenti. Oggi sono una trentina. E la cooperativa è diventata una struttura industriale capace di produrre e commercializzare milioni di bottiglie.
Eppure Betto rifiuta l’idea di essere stato l’unico artefice di questa trasformazione. «Non è tutto merito mio. Ho avuto fortuna a trovare le persone giuste, consiglieri che mi hanno sempre appoggiato nei progetti che presentavo».
Ricorda consigli di amministrazione nei quali, racconta, raramente si contrapponevano maggioranza e opposizione. Si discuteva, si avanzavano proposte e poi si lavorava insieme. Un metodo che ha consentito alla cooperativa di mantenere una direzione riconoscibile anche nei passaggi più complicati.
E questa sua insistenza sul lavoro collettivo non è un dettaglio di modestia. È parte della concezione stessa della cooperazione che Grechi ha difeso per quattro decenni: la convinzione che il successo di una cantina appartenga a chi coltiva le vigne, a chi lavora in azienda e a chi condivide le scelte.
Dalla piccola cantina a milioni di bottiglie
La trasformazione è passata attraverso investimenti importanti, l’ammodernamento degli impianti, una crescente attenzione alla selezione delle uve e una diversificazione della produzione.
Nel 2005 è stata realizzata una nuova cantina di invecchiamento, accompagnata da regole produttive più rigorose per i soci. Nel 2018 sono arrivati la nuova struttura aziendale, il Wine Shop e le sale di degustazione, consolidando anche l’attività di accoglienza enoturistica. Nel frattempo il Morellino di Scansano, riconosciuto Docg nel 2007, ha conquistato uno spazio crescente sui mercati nazionali e internazionali.
Oggi Grechi parla di una produzione nell’ordine dei quattro milioni e mezzo di bottiglie, una dimensione impensabile quando assunse la presidenza.
L’ultimo bilancio ufficialmente presentato dalla cooperativa, quello dell’esercizio 2024-2025, si è chiuso con un fatturato di 15,733 milioni di euro, in aumento del 3% rispetto all’anno precedente. La grande distribuzione organizzata è cresciuta del 7,3%, arrivando a 9,9 milioni di euro, anche grazie al successo del formato bag-in-box.
Sono numeri che raccontano quanto lontano sia arrivata quella cooperativa che nel 1985 pagava un milione di lire al giorno di interessi bancari.
Le difficoltà di oggi: «Abbiamo investito tanto, i debiti pesano»
Ma Betto non vuole congedarsi raccontando soltanto i successi. Anzi, quando il discorso arriva alla situazione economica attuale, non cerca di nascondere le criticità. «Il bilancio non è brutto, ma non è come quello degli altri anni. Abbiamo fatto tanti investimenti e siamo un pochino in difficoltà con i debiti».
Tra le questioni che cita ci sono anche le risorse impegnate in un progetto per il quale, spiega, la cooperativa attende ancora un contributo.
Le sue parole descrivono una fase meno semplice rispetto al passato, nonostante i risultati positivi dell’ultimo bilancio pubblicato. Per conoscere nel dettaglio l’incidenza dell’indebitamento e l’evoluzione economica dell’esercizio in corso sarà necessario attendere i prossimi dati ufficiali.
C’è poi un problema che riguarda l’intero settore vitivinicolo: il rallentamento dei consumi, particolarmente evidente per i vini rossi.
Grechi lo legge soprattutto attraverso le difficoltà economiche delle famiglie. «Secondo me non è soltanto che la gente beve meno. È che non ha i soldi per arrivare alla fine del mese. E il vino è uno di quei prodotti che non sono indispensabili».
Una riflessione che porta direttamente a un altro tema sul quale il presidente uscente non usa mezzi termini: la concorrenza giocata esclusivamente sul prezzo.
«C’è chi svende il Morellino a 2,10 euro. Noi siamo a 5,60»
È forse la dichiarazione più dura dell’intervista, perché chiama in causa direttamente le strategie commerciali di una parte dei produttori maremmani. «Purtroppo in Maremma non c’è una grande classe imprenditoriale. Ci sono aziende che hanno paura e svendono».
Grechi cita l’esempio di un Morellino proposto nella grande distribuzione a 2,10 euro, mentre il prezzo di riferimento indicato per il prodotto della sua cooperativa è di 5,60 euro. La differenza, sostiene, non è sostenibile per chi vuole mantenere determinati standard qualitativi e garantire un’adeguata remunerazione ai produttori.
È una critica che va oltre la singola bottiglia. Riguarda la capacità di un territorio di difendere il valore del proprio vino, evitando che la competizione al ribasso finisca per impoverire un’intera denominazione.
Per Grechi, quella battaglia sulla qualità cominciata nel 1985 non è dunque terminata. Semmai ha assunto forme nuove.
E, proprio per questo, considera importante aver diversificato la produzione. «Le bollicine vanno, il bianco va. E devo essere sincero, va anche il Morellino». Una gamma più ampia, dai rossi ai bianchi fino agli spumanti, che permette di intercettare consumatori e occasioni di consumo differenti, mantenendo però il Morellino al centro dell’identità aziendale.
I premi internazionali e l’ultimo grande riconoscimento del Gambero Rosso
Nel bilancio personale di 41 anni ci sono anche soddisfazioni che Betto non nasconde. Una, in particolare, gli è rimasta nel cuore. Nel giugno del 2025 si è recato in Germania per ritirare un riconoscimento assegnato da Weinwirtschaft, autorevole rivista specializzata nel mondo del vino.
I Vignaioli del Morellino di Scansano sono stati premiati come migliore cooperativa vinicola d’Italia, escluso l’Alto Adige, e hanno conquistato il diciottesimo posto nella classifica mondiale delle cooperative partecipanti al concorso. La cerimonia si è svolta a Deidesheim, il 25 giugno 2025.

«Lascio con soddisfazione», dice Grechi ricordando quel viaggio e quel premio che ha dato alla cooperativa maremmana una visibilità internazionale.
Ma quasi a suggellare il suo ultimo anno di presidenza, nell’ottobre 2026 è arrivato un altro riconoscimento importante. Il Morellino di Scansano Vigna Benefizio 2024 ha conquistato i Tre Bicchieri nella guida Vini d’Italia 2027 del Gambero Rosso, il massimo premio attribuito dalla pubblicazione. È la prima volta che la Cantina raggiunge questo risultato. Un vino ottenuto da uve Sangiovese che rappresenta bene la filosofia produttiva sostenuta da Grechi fin dagli anni Ottanta: offrire vini di qualità mantenendo prezzi accessibili.
Quasi un cerchio che si chiude, quarantun anni dopo quella scelta che aveva portato all’uscita di 130 soci.
L’ultimo progetto di Betto: 1,4 milioni di euro per una vetrina delle cooperative a Saturnia
Ma c’è un’altra storia che Grechi vuole raccontare. Ed è quella di un progetto nato molti anni fa, che sta per diventare realtà proprio mentre lui si prepara a lasciare la presidenza. Si tratta di una nuova struttura destinata alla promozione e alla vendita dei prodotti agroalimentari maremmani, nell’area di Saturnia, a poca distanza dalle Cascate del Mulino.
«Abbiamo fatto una società che si chiama Spm. Siamo tre cooperative: Scansano, Pomonte e Manciano. Noi portiamo il vino, Manciano i formaggi, Pomonte la pasta, l’olio, i salumi e la carne».
L’investimento complessivo indicato da Grechi è di circa un milione e 400mila euro. La struttura punta a diventare una vetrina delle produzioni cooperative maremmane, sfruttando anche l’importante flusso turistico legato alle terme di Saturnia.
È un’idea che Betto coltiva da molto tempo. «Io quest’idea l’ho avuta nel 2014. Il terreno come cantina lo abbiamo comprato nel 2014 e siamo riusciti a ottenere il permesso per costruire soltanto l’anno scorso».
La ricostruzione dell’iter trova riscontro anche negli atti pubblici. Già nell’aprile del 2022 il Comune di Manciano aveva annunciato la variante urbanistica relativa all’area dei Pianetti, destinata alla valorizzazione dei prodotti delle cooperative locali.
È proprio su questo punto che Grechi torna a essere particolarmente polemico. «In Italia, ma in Toscana specialmente, la burocrazia ammazza. Un progetto studiato nel 2014 si realizza alla fine del 2026. È vergognoso».
Ora, secondo quanto racconta, l’iniziativa è alle battute finali e potrebbe essere presentata nelle prossime settimane.
Sarà, in un certo senso, il suo ultimo grande progetto da presidente. Un’iniziativa che racchiude la stessa idea di cooperazione con cui aveva cominciato: mettere insieme produttori diversi per dare più valore al lavoro e ai prodotti di una terra.
A gennaio il nuovo presidente: «Servono persone che abbiano interesse nella cantina»
Intanto la cooperativa si prepara al passaggio di consegne. Nelle prossime settimane i soci potranno presentare i nominativi per il rinnovo della guida aziendale. Le votazioni sono previste per gennaio 2027.
Grechi non indica pubblicamente un successore, ma nella conversazione lascia capire di avere fiducia nelle capacità di chi potrebbe raccogliere la sua eredità.
Per lui il requisito fondamentale è che alla guida della Cantina arrivino persone realmente coinvolte nella vita della cooperativa, capaci di conoscere le vigne, i produttori e le esigenze dell’azienda.
La successione arriva in un momento delicato: da una parte una struttura produttiva affermata, un marchio riconoscibile e riconoscimenti prestigiosi; dall’altra un mercato che cambia, investimenti da sostenere e una concorrenza sempre più aggressiva.
Chi sarà eletto dovrà affrontare queste sfide senza poter contare sulla presenza quotidiana di un presidente che per oltre quattro decenni ha rappresentato un punto di riferimento costante.

«Sindaco di Scansano? Non se ne parla. Voglio fare il nonno»
E dopo la Cantina, che cosa farà Benedetto Grechi?
La domanda gli strappa subito una risposta decisa, anche perché a Scansano, evidentemente, qualcuno ha già cominciato a immaginare un suo futuro diverso. «Se senti le chiacchiere di quelli che mi vogliono candidare a sindaco di Scansano, ti dico subito che non mi candido».
Non lascia spazio a interpretazioni. «Lascio la cantina perché sono stanco e ho bisogno di rilassarmi».
C’è anche una ragione personale. Un grave incidente, avvenuto anni fa, gli ha lasciato conseguenze fisiche importanti. Betto racconta di aver riportato fratture molto serie al volto, di aver affrontato un lungo percorso di recupero e di portare ancora i segni di quella vicenda. «Sono vivo per miracolo. Ma adesso gli acciacchi cominciano a farsi sentire».
Poi il tono cambia. Il discorso si sposta sulla famiglia e arriva una parte più tenera del racconto.
Betto ha quattro nipoti e un quinto in arrivo. Uno dei nipoti, diciassettenne, gioca a calcio ed è passato dalla Fiorentina al Cesena. La distanza rende più difficile seguirlo di persona, ma il nonno non perde occasione di guardarlo in televisione.
Adesso avrà più tempo anche per questo. Per la famiglia, per le cose rimandate, per una vita che per 41 anni ha dovuto fare i conti con gli impegni di una presidenza.
Quarantun anni dopo, la stessa idea di cooperazione
Quando gli si fa notare quanta strada abbia percorso la Cantina sotto la sua guida, Grechi torna ancora una volta sullo stesso concetto. Non vuole che questa storia diventi soltanto la sua. Parla dei consiglieri che lo hanno sostenuto, dei soci che hanno creduto nella svolta della qualità, delle persone che negli anni hanno lavorato per far crescere la cooperativa.
È un’insistenza che racconta probabilmente meglio di molte cifre la sua idea di impresa.
Nel 1985 c’erano quasi 300 soci, una cantina con pochi dipendenti e debiti che sembravano difficili da affrontare. Oggi ci sono milioni di bottiglie, una rete commerciale strutturata, una presenza internazionale e riconoscimenti che collocano i Vignaioli del Morellino di Scansano tra le cooperative vinicole più apprezzate.
In mezzo, quarantuno vendemmie. Quarantun anni di assemblee, decisioni difficili, investimenti, crisi, successi e cambiamenti. C’è stato un tempo in cui convincere i soci a produrre meno uva per fare un vino migliore sembrava una scelta quasi impossibile. Oggi quella filosofia è diventata parte dell’identità della Cantina.
Betto Grechi lascia la presidenza, non la storia che ha contribuito a scrivere.
E forse il modo migliore per chiudere questi quarantun anni è proprio quello che ha scelto lui, senza celebrazioni e senza retorica. «Tutto ha un inizio e tutto ha una fine».
A gennaio, per i Vignaioli del Morellino di Scansano, comincerà un altro capitolo.



