Metinvest Piombino, esclusa la Via: 18 prescrizioni | MaremmaOggi Skip to content

Metinvest, via libera all’acciaieria senza Via. Ma la Regione impone 18 prescrizioni ambientali

Il decreto regionale sblocca un passaggio importante per il progetto da 3,2 miliardi a Piombino. Attenzione a emissioni, diossine, mercurio, amianto e rumore. Una raccomandazione al Comune riguarda anche le coltivazioni alimentari. Il sindaco Ferrari: «Segnale positivo». Ma resta l’incognita su chi realizzerà l’investimento
Il rendering del progetto Metinvest a Piombino
Il rendering del progetto Metinvest a Piombino

PIOMBINO. Un passo avanti importante per la nuova acciaieria di Piombino, ma anche una serie di condizioni precise per tutelare l’ambiente e la salute. La Regione Toscana ha deciso che il progetto Metinvest Adria può proseguire senza essere sottoposto alla procedura ordinaria di Valutazione di impatto ambientale (Via). La decisione è contenuta nel decreto numero 23995 del 3 novembre 2026, firmato dalla dirigente regionale Carla Chiodini.

Una notizia accolta favorevolmente dal sindaco Francesco Ferrari, che parla di un segnale positivo per il futuro del polo siderurgico.

Ma leggere le 49 pagine del provvedimento permette di comprendere meglio che cosa sia stato deciso. Perché l’esclusione dalla Via non è un’autorizzazione definitiva a costruire e far funzionare l’acciaieria.

La Regione ha individuato 18 condizioni ambientali, oltre a numerose raccomandazioni, che riguardano le emissioni in atmosfera, le polveri, la gestione dei rifiuti industriali, la presenza di amianto nelle strutture da demolire, la tutela del mare, il rumore e il controllo delle sostanze potenzialmente inquinanti.

Fra i passaggi più delicati c’è anche una raccomandazione al Comune di Piombino: adottare misure per evitare coltivazioni destinate all’alimentazione umana nelle aree dove i modelli previsionali indicano determinate deposizioni di diossine e furani. Non significa che quelle aree siano oggi contaminate. Si tratta di una misura preventiva riferita agli effetti potenziali del futuro stabilimento.

Che cosa significa l’esclusione dalla Via

La Valutazione di impatto ambientale è la procedura attraverso la quale vengono esaminati gli effetti che un progetto può produrre sull’ambiente. Per determinate categorie di impianti, come quello proposto da Metinvest, è prevista una verifica preliminare per stabilire se sia necessario svolgere la valutazione completa.

Nel caso di Piombino, dopo mesi di istruttoria e richieste di chiarimenti, la Regione ha ritenuto che non sia necessario sottoporre il progetto alla Via ordinaria, tenendo conto degli studi presentati, delle valutazioni degli enti competenti e delle condizioni ambientali individuate.

È una decisione significativa perché consente di evitare un ulteriore procedimento di valutazione, con i relativi tempi. Questo però non significa che Metinvest possa iniziare immediatamente a costruire.

Il progetto dovrà ottenere le ulteriori autorizzazioni previste dalla normativa, a cominciare dall’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), che disciplina le condizioni di esercizio degli impianti industriali, comprese le emissioni e i relativi controlli.

Un’acciaieria da 2,7 milioni di tonnellate all’anno

Il progetto, denominato Digital Green Steel Project, prevede la realizzazione di un nuovo stabilimento siderurgico nell’area nord del polo industriale di Piombino, in parte occupata dagli impianti dell’ex Lucchini. La superficie industriale interessata è di circa 189 ettari, mentre la capacità produttiva prevista raggiunge 2,7 milioni di tonnellate di acciaio all’anno.

L’investimento complessivo annunciato per l’operazione è di circa 3,2 miliardi di euro.

Non si tratta di ricostruire i vecchi altoforni. Il nuovo stabilimento utilizzerà due forni elettrici ad arco, alimentati con materiali ferrosi, insieme a una linea di colata continua e laminazione per produrre nastri di acciaio avvolti in bobine, i cosiddetti coils. Il progetto comprende anche un impianto di decapaggio, strutture ausiliarie, sistemi di trattamento delle scorie e un dissalatore per la produzione di acqua industriale.

L’obiettivo dichiarato è realizzare un impianto tecnologicamente avanzato, capace di ridurre le emissioni rispetto al ciclo siderurgico tradizionale basato sugli altoforni.

Nella fase iniziale lo stabilimento utilizzerà energia elettrica dalla rete nazionale e gas naturale. È prevista la possibilità di utilizzare in futuro idrogeno, mentre il progetto richiama anche l’eventuale approvvigionamento di energia rinnovabile attraverso il collegamento elettrico Medlink. Sono però prospettive successive: l’idrogeno e l’energia di Medlink non sono indicati come disponibili all’avvio dell’attività.

Diossine e furani, la raccomandazione sulle coltivazioni

Uno dei passaggi più significativi del decreto riguarda le possibili deposizioni al suolo di diossine e furani, indicate negli atti con la sigla PCDD/F. Sono sostanze che possono essere prodotte anche da alcuni processi industriali e che richiedono particolare attenzione perché, depositandosi nell’ambiente, possono entrare nella catena alimentare.

Gli studi presentati da Metinvest hanno utilizzato modelli matematici per stimare come queste sostanze potrebbero disperdersi e depositarsi sul terreno durante il funzionamento dello stabilimento.

Il valore massimo previsto è di 29,75 picogrammi per metro quadrato al giorno, espresso in tossicità equivalente (TEQ), in un punto situato all’interno dell’area industriale. Il decreto richiama due soglie cautelative di riferimento, pari a 3,4 e 14 picogrammi.

La zona nella quale è previsto il superamento della soglia più alta rimane all’interno dell’area industriale. Quella interessata dal superamento della soglia inferiore si estende invece anche verso sud, in una porzione classificata urbanisticamente come area agricola E5, corrispondente al cosiddetto padule.

La Regione precisa che queste soglie non sono limiti di legge e che i valori sono il risultato di simulazioni riferite a una situazione potenziale, che potrebbe essere diversa da quella reale. Tuttavia, per precauzione, raccomanda al Comune di Piombino di adottare una specifica disciplina per impedire coltivazioni destinate direttamente o indirettamente all’alimentazione umana nelle aree interessate.

Il provvedimento osserva anche che la zona E5, pur avendo una classificazione urbanistica agricola, è identificata come area umida e palustre e non risulterebbe attualmente destinata a coltivazioni.

Non siamo quindi davanti a un divieto immediato per gli agricoltori né alla certificazione di una contaminazione esistente. La richiesta regionale è preventiva e riguarda il possibile uso futuro di determinate superfici. È comunque un aspetto che merita attenzione, perché il Comune dovrà valutare come recepire la raccomandazione.

Mercurio, polveri e amianto: i controlli richiesti

Le condizioni regionali entrano nel dettaglio anche di altre sostanze potenzialmente pericolose. Per il mercurio, ad esempio, il progetto dovrà prevedere almeno tre strumenti di raccolta e misurazione delle deposizioni al suolo, collocati in punti concordati con Arpat Il monitoraggio dovrà proseguire per almeno un anno dall’entrata in esercizio dello stabilimento.

Sarà inoltre fissata una soglia di attenzione per le emissioni di mercurio. In caso di superamento, l’azienda dovrà comunicarlo agli enti competenti, ripetere i campionamenti e intervenire per individuare e correggere le cause.

Particolare attenzione viene riservata anche alle polveri prodotte dai cantieri, soprattutto durante le demolizioni e la movimentazione dei materiali. Almeno 60 giorni prima dell’inizio delle demolizioni dovrà essere presentata una valutazione dettagliata delle emissioni diffuse e delle misure necessarie per limitarle.

Per l’amianto, la Regione richiede un piano specifico prima della demolizione delle strutture esistenti.

Il documento dovrà considerare l’eventuale presenza di materiali contenenti amianto, sia compatto sia friabile, e delle fibre artificiali pericolose, prevedendo misure di contenimento e il monitoraggio delle fibre disperse nell’aria.

Sono controlli particolarmente importanti perché l’intervento interessa un’area industriale nella quale per decenni si è svolta attività siderurgica.

Rifiuti industriali e bonifiche, il problema dei 36 ettari

Un altro capitolo riguarda i rifiuti accumulati nel tempo nell’area industriale. Il progetto prevede interventi di rimozione, recupero o smaltimento dei materiali presenti nella cosiddetta area dei 36 ettari. Prima di procedere sarà necessario classificare correttamente i rifiuti, verificarne le caratteristiche e individuare gli impianti ai quali destinarli.

La Regione richiede anche analisi per accertare l’eventuale presenza di amianto nei cumuli.

Metinvest dovrà predisporre un piano di gestione con il cronoprogramma degli interventi, le quantità dei materiali da movimentare e la loro destinazione.

Questo aspetto assume un significato particolare per Piombino, perché il progetto della nuova acciaieria interessa il Sito di interesse nazionale (Sin), un territorio che presenta problemi ambientali ereditati dalla precedente attività industriale e sottoposto a specifiche procedure di bonifica.

La riconversione produttiva si intreccia quindi con la necessità di gestire e mettere in sicurezza situazioni ambientali preesistenti.

Il dissalatore, il mare e la tutela di Orti Bottagone

Il decreto affronta anche la gestione delle acque. La nuova acciaieria prevede un dissalatore per ottenere acqua da utilizzare nei processi industriali. Questo sistema comporta il prelievo di acqua marina e il successivo scarico di acque con concentrazioni saline differenti.

Per questo la Regione chiede un piano di monitoraggio dell’ambiente marino, che consideri la qualità delle acque, gli organismi presenti sui fondali e gli eventuali effetti delle condotte. Particolare attenzione dovrà essere rivolta alla Posidonia oceanica, la pianta marina che forma praterie fondamentali per gli ecosistemi costieri.

Il progetto si trova inoltre a circa un chilometro dalla zona protetta del Padule Orti Bottagone, mentre la Sterpaia è situata a circa 400 metri dall’area di intervento.

La procedura regionale ha compreso anche la Valutazione di incidenza sul sito Natura 2000 di Orti Bottagone, con specifiche prescrizioni per la tutela delle specie e degli habitat. Fra gli interventi previsti figurano misure per ridurre l’impatto dei lavori sulla fauna e il monitoraggio degli ecosistemi.

Rumore: controlli prima, durante e dopo i lavori

Due delle 18 condizioni ambientali richiamano espressamente le prescrizioni sul rumore contenute nell’Allegato A al decreto. Le misure riguardano tutte le fasi: progettazione, cantiere e funzionamento dell’acciaieria. Durante la costruzione, le attività maggiormente rumorose dovranno essere concentrate nel periodo diurno, adottando accorgimenti per ridurre il disturbo.

Dovrà inoltre essere predisposto un piano per la circolazione dei mezzi pesanti, indicando percorsi, orari e flussi previsti. Anche dopo l’apertura dello stabilimento saranno necessari controlli.

Durante il funzionamento delle sorgenti rumorose interne all’acciaieria, gli accessi dei capannoni dovranno essere mantenuti chiusi e gli infissi non dovranno essere apribili.

Entro il primo anno dall’entrata in esercizio dovrà essere effettuata una campagna di misurazioni acustiche, sia di giorno sia di notte, per verificare il rispetto dei limiti previsti dalla legge. Se dovessero emergere superamenti, il gestore dovrà adottare misure correttive.

Ferrari: «Un segnale positivo per il futuro del progetto»

Il Comune di Piombino ha accolto favorevolmente la conclusione della procedura regionale. «Accogliamo con favore la decisione della Regione Toscana», dichiara il sindaco Francesco Ferrari. «L’esito della verifica è prima di tutto un segnale positivo sul piano ambientale. La Regione ha ritenuto che il progetto possa proseguire senza una VIA, garantendo il rispetto delle condizioni ambientali e delle misure di mitigazione e monitoraggio previste dal provvedimento».

Il sindaco sottolinea però che il risultato arriva in un momento particolarmente delicato per il futuro dell’investimento. «La decisione arriva peraltro in una fase delicata, in cui resta da chiarire quale sarà la compagine societaria che porterà avanti il progetto».

Ferrari considera comunque l’esito della procedura un elemento che potrà facilitare i passaggi successivi. «Si definisce un passaggio importante dell’iter autorizzativo e questo consentirà a chi realizzerà l’investimento, qualunque sia l’assetto societario, di procedere più speditamente nelle fasi successive».

Metinvest, resta da capire chi costruirà l’acciaieria

Ed è proprio questo il grande interrogativo che accompagna il progetto. Mentre la procedura ambientale compie un passo avanti, il futuro assetto societario dell’investimento non è ancora definito.

Nelle ultime settimane sono emerse ipotesi di una riorganizzazione della partecipazione del gruppo Metinvest, con il possibile coinvolgimento di altri soggetti industriali o finanziari.

Fra gli scenari riportati dalla stampa economica figura anche un possibile ruolo di JSW Steel Italy, già presente a Piombino con il laminatoio ferroviario. Si tratta però di ipotesi che non equivalgono a una decisione definitiva.

L’esclusione dalla Via riguarda il progetto presentato da Metinvest Adria. Un eventuale cambiamento della compagine societaria dovrà essere gestito secondo le procedure amministrative previste, mentre modifiche sostanziali all’impianto potrebbero rendere necessarie ulteriori valutazioni. Il decreto regionale, dunque, non risolve il nodo di chi finanzierà e realizzerà concretamente l’opera.

Sette anni per completare il progetto, ma i lavori non sono ancora partiti

Il provvedimento stabilisce che gli interventi dovranno essere realizzati e collaudati entro sette anni dalla pubblicazione del decreto sul Bollettino ufficiale della Regione Toscana, salvo eventuali proroghe motivate.

È il termine di efficacia stabilito per il progetto esaminato, non una data di apertura dell’acciaieria già garantita.

Secondo la documentazione presentata, la fase iniziale di demolizione dovrebbe richiedere circa 11 mesi, mentre la prima sottofase di costruzione è prevista in 29 mesi. Seguirà un ulteriore completamento degli impianti, con ingresso progressivo in produzione.

Tutto questo, però, presuppone il superamento degli ulteriori passaggi autorizzativi e la definizione delle condizioni industriali e finanziarie necessarie all’investimento.

Il tavolo al Ministero e il futuro della siderurgia di Piombino

La decisione regionale arriva alla vigilia del confronto del 5 novembre al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, chiamato a fare il punto sulle prospettive del polo siderurgico. Da una parte c’è Jsw, che proprio il 4 novembre ha annunciato l’autorizzazione di quasi 33 milioni di euro di agevolazioni Invitalia per ammodernare il treno rotaie.

Dall’altra c’è il progetto della nuova acciaieria elettrica, con l’investimento miliardario di Metinvest Adria e tutte le incertezze sul futuro soggetto attuatore.

Per i lavoratori e per la città, i due percorsi sono strettamente collegati alla prospettiva di rilancio della siderurgia. L’esclusione dalla Via rappresenta un risultato amministrativo importante, ma non basta da sola a garantire la realizzazione dell’investimento né le ricadute occupazionali annunciate.

Adesso ci sono un progetto industriale, un primo passaggio ambientale completato e una serie di condizioni da rispettare. Quello che ancora manca è la certezza su chi costruirà la nuova acciaieria e quando potranno iniziare i lavori.

È da qui che riparte il futuro dell’acciaio a Piombino.

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