Arrestato per droga, torna libero ma tenta un furto in casa: la giudice lo rimanda in carcere | MaremmaOggi Skip to content

Arrestato per droga, torna libero ma tenta un furto in casa: la giudice lo rimanda in carcere

Il 29enne era stato fermato a giugno con cocaina ed eroina nascoste negli slip e in bocca. Dopo la custodia cautelare aveva ottenuto il divieto di dimora in tutta la provincia. Ad agosto i carabinieri lo sorprendono nuovamente in città: per il tribunale la misura è stata violata e non basta più
Il carcere di via Saffi, a Grosseto
Il carcere di via saffi

FOLLONICA. Era stato arrestato con cocaina ed eroina nascoste negli slip e nella bocca. Davanti al giudice aveva raccontato di aver cominciato a spacciare perché, dopo un grave infortunio sul lavoro, non riusciva più a trovare un’occupazione. Quando il tribunale aveva disposto la custodia cautelare in carcere, aveva reagito con rabbia, urlando e gesticolando in aula.

Poi, a distanza di poche settimane, la sua situazione era cambiata: il carcere era stato sostituito con il divieto di dimora nell’intera provincia di Grosseto.

Ma quella possibilità di restare fuori dalla cella è durata poco.

Il 20 agosto, secondo quanto segnalato dai carabinieri del Norm di Follonica, il ventinovenne è stato sorpreso proprio nella città dalla quale avrebbe dovuto tenersi lontano, mentre avrebbe tentato di commettere un furto in abitazione.

Un episodio che ha fatto scattare la richiesta della procura di aggravare nuovamente la misura cautelare.

E questa volta il tribunale non ha lasciato spazio a soluzioni alternative: per Ghylene Chemki, 29 anni, tunisino senza fissa dimora, è stato disposto il ritorno in carcere.

La decisione è contenuta nell’ordinanza firmata il 24 agosto 2026 dalla giudice Lisa Casolaro, del tribunale di Grosseto.

L’arresto di giugno con cocaina ed eroina

La vicenda comincia la sera del 14 giugno, quando i carabinieri fermano il ventinovenne a Follonica.

Durante il controllo vengono trovati 15,75 grammi di cocaina e 11,64 grammi di eroina, nascosti in parte nella biancheria intima e in parte nella bocca.

Secondo la ricostruzione dell’arresto, l’uomo avrebbe anche tentato di ingoiare alcuni involucri contenenti lo stupefacente per sottrarsi al controllo.

Con lui i militari trovano un bilancino elettronico di precisione.

Il giorno successivo, il 15 giugno, il ventinovenne compare davanti al tribunale per la convalida dell’arresto e la valutazione della misura cautelare.

In aula racconta di aver subito un importante intervento chirurgico dopo un infortunio sul lavoro e di non essere più riuscito a trovare un’occupazione stabile.

Sostiene di aver iniziato a spacciare per necessità, per procurarsi il denaro indispensabile a vivere.

Una spiegazione che non convince il tribunale.

Il giudice Sergio Compagnucci dispone la custodia cautelare in carcere, valutando anche i precedenti dell’imputato, la quantità e la varietà degli stupefacenti sequestrati e le modalità della loro detenzione.

Quando comprende che dovrà tornare in cella, il ventinovenne perde il controllo e reagisce con urla e gesti di rabbia.

Ma la storia giudiziaria non finisce con quell’udienza.

Il 10 luglio lascia il carcere: non può più entrare nella provincia di Grosseto

Il 10 luglio 2026 arriva una modifica della misura cautelare. Difeso dall’avvocato Giulio Parenti, al 29enne viene applicato il divieto di dimora nel territorio dell’intera provincia di Grosseto.

In sostanza, l’uomo può lasciare il carcere, ma deve rispettare una prescrizione precisa: non può soggiornare nel territorio provinciale.

È una misura meno restrittiva della detenzione, che presuppone però il rispetto delle condizioni imposte dal giudice.

Nel suo caso, il divieto riguarda tutta la provincia, non soltanto Follonica.

Poco più di un mese dopo però, l’uomo viene nuovamente individuato proprio a Follonica.

Sorpreso durante un tentativo di furto

La nuova vicenda risale al 20 agosto 2026. I carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile di Follonica segnalano che il ventinovenne sarebbe stato sorpreso mentre tentava di commettere un furto all’interno di un’abitazione nel territorio comunale.

Un episodio che presenta due aspetti distinti. 

Il primo è la presenza dell’uomo a Follonica, nonostante il divieto di dimora che gli impediva di trovarsi nella provincia di Grosseto.

Il secondo è il nuovo fatto contestato, un tentativo di furto in abitazione. È proprio sulla base della segnalazione dei carabinieri che la procura decide di intervenire.

Il 22 agosto il pubblico ministero presenta un’istanza per aggravare la misura cautelare, chiedendo che il divieto di dimora venga sostituito nuovamente con la custodia in carcere.

La richiesta arriva al tTribunale di Grosseto, che esamina il comportamento dell’indagato e le esigenze cautelari.

La giudice: «Assoluta insensibilità alle prescrizioni»

Nell’ordinanza del 24 agosto, la giudice Lisa Casolaro motiva la decisione richiamando la violazione della misura precedentemente imposta.

Secondo il tribunale, la condotta segnalata dai carabinieri dimostra che il divieto di dimora non sarebbe stato sufficiente a contenere il rischio di reiterazione dei reati.

La giudice parla di «assoluta insensibilità» dell’indagato rispetto alle prescrizioni ricevute e di «disinteresse» per quanto gli era stato imposto.

Il ragionamento contenuto nel provvedimento è chiaro: l’uomo aveva ottenuto la sostituzione della custodia in carcere con una misura meno restrittiva, ma sarebbe tornato nel territorio dal quale doveva restare lontano, venendo per di più segnalato per un nuovo episodio di presunta attività illecita.

Per il tribunale, questo comportamento evidenzia l’inadeguatezza del divieto di dimora rispetto alle esigenze cautelari.

Da qui la necessità di ripristinare una misura più severa.

Perché non sono stati disposti gli arresti domiciliari

La giudice affronta anche la possibilità di applicare una misura diversa dal carcere. Una misura non detentiva rischierebbe di essere nuovamente violata, alla luce del comportamento attribuito all’indagato.

Ma c’è un altro elemento che pesa sulla decisione. Il ventinovenne non dispone di un domicilio idoneo nel quale scontare gli arresti domiciliari.

Chemki infatti è senza fissa dimora, senza lavoro e già destinatario di un ordine di espulsione.

Una condizione che, secondo la valutazione del tribunale, impedisce di individuare una soluzione domiciliare adeguata.

Per la giudice, quindi, la custodia cautelare in carcere rappresenta l’unica misura idonea e proporzionata alle esigenze cautelari del caso. Sabato 17 ottobre i carabinieri hanno trovato il 29enne e gli hanno notificato l’ordinanza: il ragazzo è stato accompagnato in carcere. 

 

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