«Ti amo» dopo gli insulti razzisti, bufera sull'assessore. Poggetti: «Non approvavo quelle parole» | MaremmaOggi Skip to content

«Ti amo» dopo gli insulti razzisti, bufera sull’assessore. Poggetti: «Non approvavo quelle parole»

A Follonica esplode la polemica per un commento pubblicato sotto un post dell’assessore alla Sicurezza sul caso del 29enne arrestato per droga. L’uomo attacca una cittadina e usa espressioni razziste, Poggetti gli risponde «ti amo». Il Pd chiama in causa il sindaco Buoncristiani. L’assessore, raggiunto da MaremmaOggi, chiarisce: «Con Roberto mi lega un affetto fraterno. Quelle parole non erano riferite al contenuto del commento»
Il post dell’assessore Giorgio Poggetti e

FOLLONICA. Un «ti amo» scritto sotto un commento che contiene insulti politici, espressioni razziste e un riferimento alla violenza. Una risposta di due parole che scatena la polemica, provoca la dura reazione del Partito Democratico e costringe l’assessore alla Sicurezza di Follonica, Giorgio Poggetti, a chiarire il significato di quel messaggio.

«Con Roberto sono legato da un sentimento di affetto fraterno, quel “ti amo” non era riferito a quello che lui ha detto», spiega Poggetti, raggiunto telefonicamente da MaremmaOggi.

L’assessore respinge l’interpretazione secondo cui avrebbe approvato le espressioni utilizzate dall’amico e autore del commento contestato.

«Ho preso distanza da chi invoca la remigrazione, da chi vuole accendere falò – dice – ma non voglio che venga strumentalizzato quel “ti amo”, perché era soltanto riferito alla persona e non al contenuto del post».

La vicenda nasce da un lungo intervento pubblicato domenica 18 ottobre sulla pagina Facebook dell’assessore. Al centro c’è una notizia di cronaca giudiziaria raccontata il giorno precedente da MaremmaOggi: il caso del ventinovenne tunisino arrestato per droga a Follonica, successivamente sottoposto al divieto di dimora nella provincia di Grosseto e poi nuovamente destinatario della custodia cautelare in carcere dopo un presunto tentativo di furto in abitazione.

Un caso sul quale Poggetti interviene chiedendo maggiore severità nei confronti degli stranieri irregolari che commettono reati.

Ma la discussione si accende nei commenti. E a finire al centro della polemica non è più il provvedimento del giudice, bensì il linguaggio utilizzato da alcuni utenti e la risposta dell’assessore.

Il post sulla sicurezza: «Perché questa persona è ancora in Italia?»

Il messaggio pubblicato da Poggetti si apre con un titolo preciso: «Sicurezza a Follonica: tolleranza zero per la criminalità e la clandestinità».

L’assessore ripercorre il caso del ventinovenne e pone una domanda. «Davanti a un simile curriculum criminale e a una totale sfida alle leggi dello Stato, la domanda che io e sicuramente molti cittadini di Follonica ci poniamo è legittima: perché questa persona si trova ancora sul territorio italiano e non è stata immediatamente espulsa?», si chiede.

Poggetti ringrazia le forze dell’ordine per il lavoro svolto, ma critica un sistema normativo e burocratico che, a suo giudizio, ostacola i rimpatri.

«Non è tollerabile che individui dediti stabilmente al crimine, che non hanno alcun diritto di soggiornare in Italia, continuino a gravitare sulle nostre comunità, minando la sicurezza e la vivibilità dei nostri quartieri».

Poi aggiunge che Follonica «non può essere un porto franco per la criminalità e la clandestinità» e invita i cittadini a segnalare eventuali attività sospette alle forze dell’ordine attraverso il 112.

Il post raccoglie numerosi commenti. Alcuni sostengono la posizione dell’assessore, altri contestano l’efficacia delle politiche nazionali sull’immigrazione e il ricorso agli slogan sulla sicurezza.

È in questo confronto che compaiono anche espressioni chiaramente razziste.

«Remigrazione coatta», «falò» e gli altri commenti

Un utente, scrive: «Remigrazione coatta unica soluzione!!». Poggetti risponde: «Rimandiamo a casa loro chi evidentemente ha individuato il nostro Paese come luogo dove svolgere esclusivamente attività criminali».

È una risposta che ribadisce la richiesta di allontanamento degli stranieri responsabili di reati, senza riprendere l’espressione «remigrazione coatta» utilizzata dall’interlocutore.

Tra gli interventi compare anche quello di un utente che propone di legare un sasso al collo e gettare una persona nel fiume Pecora.

La discussione, dunque, contiene anche messaggi che vanno ben oltre il confronto sulle espulsioni e sulla sicurezza.

Ed è proprio da questo contesto che nasce la contestazione politica all’assessore.

La cittadina critica Poggetti: «I carabinieri arrestano, lei fa propaganda»

A intervenire con una posizione nettamente contraria a quella dell’assessore è una cittadina follonichese.

Il suo è un lungo commento nel quale contesta l’impostazione del post. «Questo post è fatto apposta per raccattare like facili», scrive.

La donna spiega di non sentirsi più sicura a uscire la sera, ma sostiene che l’assessore dovrebbe rivolgere le proprie domande sulle espulsioni al Governo e al ministro dell’Interno.

«La domanda “perché è ancora qui” la dovrebbe fare al suo governo e al suo ministro dell’Interno – scrive – non a Facebook».

Poi aggiunge: «La sicurezza è una cosa seria, non uno slogan da mettere con gli hashtag #legalità».

E conclude con una critica diretta: «I carabinieri arrestano, e lei fa il post. Loro lavorano, lei fa propaganda». 

Poggetti replica con una battuta sulla visibilità ottenuta grazie ai commenti della donna. «Sono contento dei suoi sempre più frequenti commenti che ovviamente non condivido perché aumentano in maniera notevole la visibilità del post incrementando di gran lunga i like da lei chiamati in causa. Grazie davvero».

La donna torna sull’argomento: «Lei punta ai like, io ai contenuti. Contento lei di contare i like, sperando chissà di volerci fare da prossimo sindaco… io continuo a contare i problemi irrisolti della città».

La discussione, fino a quel momento, resta uno scontro politico. Poi però, interviene l’amico di Poggetti. 

«Zecche rosse» e «bestie africane»: il commento che scatena il caso

L’uomo risponde nella discussione prendendo di mira la cittadina.

«Questa sta veramente male», scrive, accompagnando il messaggio con alcune faccine che ridono.

Poi prosegue: «Non si sente sicura ma è una di quelle zecche rosse che tutela sti fenomeni anzi Bestie africane».

E aggiunge una frase ancora più pesante: «Purtroppo toccherebbe ogni tanto trovarne uno di questi e farlo ritrovare in un certo modo in mezzo alla piazza».

Sono parole che utilizzano un’espressione razzista e prospettano una forma di violenza nei confronti delle persone alle quali l’autore si riferisce.

Il post che ha scatenato la polemica del Pd

Sotto quel commento compare la risposta di Giorgio Poggetti. Due parole: «ti amo». È questo passaggio a provocare la reazione del Partito Democratico.

Anche la donna interviene nuovamente, rivolgendosi direttamente all’assessore. «Lo segnala lei il signore sopra? Ho fatto lo screen», scrive.

E domanda: «Questa è la sua idea di sicurezza e legalità?». L’uomo replica alla donna, sostenendo che le sue parole siano state interpretate in modo scorretto e precisando di non averla mai definita personalmente una «bestia africana». 

Ma la polemica ormai è esplosa.

Poggetti: «Quel ti amo era per Roberto, non per le sue parole»

Contattato da MaremmaOggi, l’assessore spiega il rapporto personale che lo lega all’autore del commento.

«Con Roberto sono legato da un sentimento di affetto fraterno, quel “ti amo” non era riferito a quello che lui ha detto».

Poggetti insiste sulla distinzione tra il rapporto con una persona e la condivisione delle sue opinioni.

«Ho preso distanza da chi invoca la remigrazione, da chi vuole accendere falò, ma non voglio che venga strumentalizzato quel “ti amo”, perché era soltanto riferito alla persona e non al contenuto del post», dice.

È la spiegazione che l’assessore dà della propria risposta.

Nella discussione pubblicata su Facebook, Poggetti aveva anche ribadito, rispondendo a un altro interlocutore, che la sicurezza non dovrebbe essere terreno di contrapposizione tra schieramenti.

«Ritengo che la sicurezza sia davvero un tema che dovrebbe unire e non dividere come invece spesso accade», aveva scritto.

Un’affermazione che colloca il suo intervento in una prospettiva più ampia rispetto al solo confronto tra destra e sinistra.

Ma quel “ti amo”, indipendentemente dall’intenzione dichiarata dall’assessore, è la frase contestata dal Partito Democratico.

Il Pd: «Quando l’odio razzista riceve un ti amo da un assessore»

Il Partito Democratico di Follonica interviene con una nota dal titolo durissimo: «Quando l’odio razzista riceve un “ti amo” da un assessore».

«C’è un limite che chi ricopre un incarico pubblico non dovrebbe mai superare. Ed è quello di legittimare, anche solo con una battuta, parole di odio, razzismo e violenza», scrivono i democratici.

Il partito ricostruisce le espressioni utilizzate dall’amico di Poggetti e le definisce «parole vergognose».

Ma soprattutto contesta la risposta di Poggetti. «A lasciarci ancora più sconcertati è la risposta dell’assessore a chi ha scritto quelle parole: “ti amo”».

E prosegue: «Non una presa di distanza. Non una condanna. Non un richiamo al rispetto. Un “ti amo”».

Secondo il Pd, chi ricopre un incarico istituzionale ha una responsabilità particolare anche nel modo in cui interviene sui social.

«Un assessore comunale rappresenta un’istituzione – scrivono i democratici – Si può discutere di sicurezza, immigrazione, legalità. Si possono avere idee profondamente diverse. Ma il razzismo e l’incitamento alla violenza non sono opinioni politiche da blandire per raccogliere qualche consenso».

La critica, quindi, non riguarda la posizione dell’assessore sulle espulsioni, ma il messaggio che, secondo i democratici, potrebbe derivare dalla sua risposta.

Il Pd chiede spiegazioni anche al sindaco Buoncristiani

La nota contiene domande dirette a Poggetti. «Assessore Poggetti, trova davvero così divertenti quelle parole? È questo il linguaggio che ritiene accettabile nel dibattito pubblico della nostra città?».

Il Partito Democratico si rivolge poi al sindaco Matteo Buoncristiani. «Cosa pensa di quanto accaduto? Ritiene accettabile che un componente della sua giunta risponda in questo modo a chi utilizza espressioni razziste e richiama apertamente la violenza?».

Il Pd chiede una presa di distanza chiara dalle espressioni utilizzate nel commento e una spiegazione da parte dell’assessore.

Spiegazione che Poggetti, interpellato da MaremmaOggi, ha fornito, respingendo l’interpretazione secondo cui il suo messaggio fosse un’approvazione di quelle parole.

I democratici chiudono il loro intervento con una frase che riassume la posizione del partito: «Gli amministratori devono contrastare l’odio, non fargli l’occhiolino».

La sicurezza e il confine tra il dibattito politico e gli insulti

La vicenda lascia sul tavolo due questioni distinte. La prima è quella sollevata dal post iniziale dell’assessore: la gestione degli stranieri irregolari che commettono reati, l’efficacia dei provvedimenti giudiziari e il funzionamento delle procedure di espulsione.

Temi sui quali è legittimo discutere e sui quali Poggetti, da assessore alla Sicurezza ed ex carabiniere, ha espresso una posizione politica precisa.

La seconda riguarda il linguaggio utilizzato nel dibattito pubblico. Perché chiedere il rimpatrio di uno straniero che commette reati è una posizione politica. Definire delle persone «bestie africane» e auspicare che qualcuno venga ritrovato «in un certo modo» in mezzo a una piazza è qualcosa di diverso.

Poggetti sostiene di non aver voluto approvare quelle espressioni. Il Pd ritiene invece che la sua risposta abbia finito per legittimarle.

È questa la distanza tra le due posizioni. E il caso dimostra quanto possa pesare, per un amministratore pubblico, anche una risposta di appena due parole sotto un post di Facebook.

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