GROSSETO. Ci sono realtà nascoste, sepolte, silenziose. Restano ferme, aggredite e sepolte sotto montagne di notizie nere come catrame e, come catrame, si appiccicano sulla pelle dettando sconcerto, paura, quasi terrore.
E il mondo diventa arido, sassoso, fino a sembrare inospitale come Marte e dintorni.
Un bagliore
All’improvviso un baleno di luce accecante fa chiudere gli occhi, ferma il battito, l’anima si estende fino alle nuvole. Ecco il risuono di passi che si avvicina gradatamente, deciso e fiero. L’essenza della bontà ti avvolge nella seta, il silenzio finalmente diventa storia dove i personaggi sono autentici, i nomi diversi per specifica richiesta, perché l’umanità non ha volto. Da quel sentiero, tra il rumore di foglie calpestate, la luce si manifesta. Imponente.
Chi racconta parla piano, in sintonia con la trama, non sceglie le parole, che arrivano spontaneamente, libere.
Il punto che da mesi lo tormenta è trovare le forze per viaggiare lontano, molto lontano, raggiungere il luogo dove un carissimo famigliare ha un appuntamento con la storia.
Lui ci vuole essere non solo con lo spirito. Passano giorni tartassati da rimpianti dove il passato diventa nemico, dove le domande si susseguono come catene alla ricerca di errori, che potrebbero aver influito a creare una condizione economica non all’altezza delle aspettative, della giornaliera volontà di non cedere, di andare avanti. Tra dure condanne, brevi assoluzioni, i nodi restano stretti, la situazione non si modifica, resta pietrificata.
La purezza del gesto
Incontrare un amico vero serve ad aprire il cuore. E la bocca. Il compagno ascolta in silenzio lo sfogo, registra il malessere. I due si abbracciano, si salutano. Dopo qualche giorno ecco la nuova visita. In una mano c’è una busta bianca. Chiusa. Anonima.
La consegna avviene su parole del tutto sconosciute, credute inesistenti. «Questi sono i soldi per andare lontano, servono per stare vicino al tuo affetto. Non è un prestito, non mi devi ringraziare, non sentirti mai in obbligo con me, non è nemmeno un regalo. È solo un gesto di amicizia. Non voglio neppure un grazie».
Questo più o meno è il messaggio mentre la busta bianca cambia mano. Inutile cercare le parole giuste, non ci sono, non esistono. Resta solo un abbraccio a braccetto delle lacrime spontanee. Così il sogno diventa volo, albergo, gioie da condividere.
Conoscere questa meravigliosa storia serve per tamponare il pessimismo cosmico che allaga il presente, un paravento dietro il quale poter sorridere pensando che l’umanità può ancora salvarsi e rinascere bella come un fiore. Ognuno di noi possiede una busta bianca, si chiama cuore. Imbuchiamola.





