Ha portato Grosseto nel mondo della danza, ma la sua città non l'ha mai premiata: «Mi fa ancora male» | MaremmaOggi Skip to content

Ha portato Grosseto nel mondo della danza, ma la sua città non l’ha mai premiata: «Mi fa ancora male»

La vita e l’arte di Marinella Santini tra sacrifici, tanto studio e lavoro serio, applicazione giornaliera per diventare insegnate di danza fino a inventare il metodo Giocodanza
Marinella Santini

GROSSETO. Questa di Marinella è una storia vera. Serve impadronirsi delle sempre suggestive parole del capolavoro di Fabrizio De André per iniziare a raccontare l’universo di Marinella Santini.

Quello della danza, grazie al quale la Maremma intera ha attraversato, e percorre, il mondo intero.

 

Laureata all’Accademia di Roma

La biografia ne è la motivata testimone. Nasce a Grosseto nel 1950 dove inizia a studiare danza classica a 13 anni. Viene ammessa all‘Accademia Nazionale di Danza di Roma dove consegue la laurea di 1° livello.

Ha studiato con grandi maestri internazionali in importanti capitali della danza come Parigi, Mosca, New York e San Pietroburgo, opera come responsabile nazionale per il Centro Sportivo Educativo Nazionale (CSEN) dove è anche dirigente con la qualifica di Formatore.

È coreografa, docente, celebre soprattutto per essere l’ideatrice del metodo Giocodanza per il quale a maggio 2026 le è stato conferito un prestigioso premio alla carriera in occasione della Giornata Internazionale della Danza.

Giocodanza non impone rigidità

Il procedimento Giocodanza, ideato e strutturato proprio a Grosseto, rappresenta un approccio innovativo alla propedeutica della danza per bambini unendo la componente tecnica e strutturata della danza all’aspetto ludico, spontaneo e liberatorio del gioco stimolando la creatività, la consapevolezza corporea e l’educazione al movimento nei piccoli allievi senza imporre rigidità premature.

Il metodo è ufficialmente riconosciuto a livello europeo e prevede corsi di formazione e webinari a insegnanti e operatori del settore motorio e pedagogico.

Molti i suoi libri e pubblicazioni che trattano questa metodologia tra cui “L’avventura del Giocodanza: una vita, un gioco…un sogno”.

Maestra per scelta

La voce di Marinella danza, leggera e sicura. «Essere insegnante è stata una scelta libera – comunica – era il mio sogno di sempre, non mi è stato imposto, neppure un ripiego, le ho dedicato la vita. L’arrivo sulla cattedra è stato causale. Durante uno spettacolo a Roma sono stata notata e successivamente invitata all’accademia dove ho studiato veramente sodo per diventare quella che sono».

Ricordi ancora vivi.

Inizio in salita

«Gli inizi non sono stati incoraggianti – riprende Marinella – la grande passione per questa disciplina costava 6000 lire al mese, mio padre ne guadagnava 4000 a settimana, una spesa insostenibile per la mia famiglia. Comunque non ho mai rinunciato a danzare, la passione ha travalicato ogni tipo di difficoltà. Non mi sono mai fermata inventandomi ogni volta, uscendone ogni volta col sorriso e sempre più forte. Prima volteggiavo adesso architetto nuovi progetti. Danzare significa feeling, crea malia, è un’arte di suggestioni continue – prosegue – per la loro struttura e naturale eleganza la maggioranza di chi sceglie questa strada sono le donne».

Una ferita ancora aperta

Infine una ferita che non si rimargina: «Sono molto amareggiata nei confronti della mia città. Nel tempo ho portato a Grosseto centinaia di persone con tutto quello che concorre all’indotto, ho fatto arrivare Carla Fracci, i più grossi nomi della danza internazionale, ricevute le più quotate riviste del settore, avuto decine di premi e riconoscimenti nel mondo. Mi sento totalmente una donna di Maremma, ma non mai ricevuto dalla mia città nemmeno un elogio, una briciola di riconoscenza. Quando ci penso avverto sempre un groppo alla gola».

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