«Non potevo spacciare, ero in carcere». La difesa del 19enne accusato di vendere cocaina a Grosseto | MaremmaOggi Skip to content

«Non potevo spacciare, ero in carcere». La difesa del 19enne accusato di vendere cocaina a Grosseto

La Procura chiede la custodia cautelare in carcere: nell’inchiesta dei carabinieri anche una camera d’albergo ottenuta in cambio di cocaina. «Era latitante in Francia», attesta la moglie. Il giovane è ora su una sedia a rotelle dopo un grave incidente. Il giudice si è riservato la decisione
L’aula gup del tribunale di Grosseto

GROSSETO. In un periodo era detenuto nel carcere di Firenze. E su questo non possono esserci dubbi. In un altro, stando alle dichiarazioni sottoscritte dalla moglie e presentate in tribunale, sarebbe stato latitante in Francia. Eppure, secondo le indagini dei carabinieri, anche in questi due periodi il 19enne non avrebbe interrotto l’attività di spaccio messa in piedi in città.

Due circostanze, quelle su cui si è concentrato il difensore del 19enne, l’avvocato Giulio Parenti, che se confermate dai riscontri, imporrebbero di rivedere almeno una parte delle accuse.

È su questo punto che si è concentrata una parte importante dell’interrogatorio preventivo che si è svolto venerdì 6 novembre, davanti al giudice per le indagini preliminari Marco Mezzaluna, chiamato a decidere sulla richiesta di custodia cautelare in carcere avanzata dalla pubblico ministero Valeria Lazzarini.

Il giudice Marco Mezzaluna e la sostituta procuratrice Valeria Lazzarini

Al centro dell’indagine dei carabinieri c’è un diciannovenne di origine tunisina, difeso dall’avvocato Giulio Parenti del foro di Pisa, al quale la Procura contesta una serie di episodi di spaccio che si sarebbero verificati nel capoluogo maremmano tra il marzo 2025 e il settembre 2026.

La vicenda, però, non riguarda soltanto la droga. C’è anche una camera d’albergo che il ragazzo avrebbe affittato mostrando la denuncia di smarrimento presentata da un altro giovane ai carabinieri. Sostituendo così, la sua identità con quella di un altro giovane. E c’è una situazione personale difficile, segnata da un grave incidente che lo ha costretto temporaneamente sulla sedia a rotelle, sulla quale la difesa ha richiamato l’attenzione del giudice.

Al termine dell’interrogatorio non è stata presa alcuna decisione immediata. Mezzaluna si è riservato di valutare gli elementi presentati dalla Procura e le spiegazioni fornite dall’indagato, prima di stabilire se applicare una misura cautelare e quale.

Le indagini dei carabinieri e le accuse di spaccio

Un’attività di spaccio, quella portata avanti dal 19enne che, secondo la Procura, sarebbe andata avanti per circa un anno e mezzo, dal 31 marzo 2025 fino al settembre 2026.

Non si tratta di un unico episodio, ma di una successione di cessioni contestate a favore di diversi acquirenti, tutti grossetani, con quantitativi e prezzi variabili.

Una pattuglia dei carabinieri di Grosseto

Sono tredici i capi d’accusa relativi agli stupefacenti: dodici riguardano la cocaina e uno l’hashish. A questi si aggiunge la contestazione legata al soggiorno in albergo, per sostituzione di persona. 

Le cessioni di cocaina, secondo gli elementi raccolti dai carabinieri, sarebbero avvenute in periodi differenti e con una certa continuità.

Alcuni rapporti con i presunti acquirenti vengono collocati lungo un arco temporale particolarmente ampio, dalla primavera del 2025 fino alla fine dell’estate 2026. Altri sarebbero invece iniziati nell’autunno o nell’inverno 2025, per proseguire nei mesi successivi.

Bustine di cocaina vendute singolarmente, quantitativi variabili e, in almeno un episodio, una cessione di mezzo grammo a prezzi che oscillano tra 20 e 50 euro per ciascun acquisto, con alcune consegne che avrebbero raggiunto i 100 euro.

È la fotografia dello spaccio al dettaglio, fatto di vendite ripetute e importi relativamente contenuti per singola operazione, ma che, se effettivamente avvenute con la continuità ipotizzata, avrebbero potuto generare entrate significative.

Le dosi, i prezzi e il giro d’affari

Quattordici i clienti individuati dai carabinieri, che hanno ricostruito la rete di persone che si sarebbero rivolte al 19enne nel corso dei mesi trascorsi in città. Clienti che si rifornivano più e più volte dal giovane. 

Le cifre cambiano a seconda delle persone e degli episodi. C’è chi avrebbe acquistato cocaina a 20 euro per volta, chi avrebbe pagato tra 30 e 50 euro e chi avrebbe effettuato acquisti da 100 euro.

Un capitolo riguarda invece l’hashish, con cessioni che sarebbero avvenute tra febbraio e maggio 2026, a prezzi compresi tra 20 e 30 euro.

La camera d’albergo ottenuta con il documento di un altro giovane

Tra gli episodi contestati c’è anche quello che riguarda l’albergo  dove il giovane avrebbe trovato una sistemazione per alcuni mesi, tra il 27 novembre 2025 e il 31 maggio 2026. Alla struttura però, il giovane aveva presentato la denuncia per smarrimento di una carta d’identità che era stata rilasciata a un altro ragazzo. E che aveva davvero sporto denuncia dopo aver perso il documento. 

La contestazione, in questo caso, è quella di sostituzione di persona. 

«In quei mesi ero in carcere a Firenze»

Davanti al giudice Marco Mezzaluna, il diciannovenne non ha scelto di restare in silenzio. Ha risposto alle domande, assistito dall’avvocato Giulio Parenti, e ha affrontato le accuse contestando soprattutto la collocazione temporale di alcuni episodi.

La sua difesa si basa su due circostanze precise: un periodo trascorso in carcere a Firenze e un altro passato in Francia.

Il primo elemento è quello che, almeno sulla carta, appare più facilmente verificabile attraverso la documentazione ufficiale. L’altro elemento che la difesa del 19enne ha portato all’attenzione del giudice riguarda la permanenza in Francia. È stata la moglie del ragazzo, dalla quale il 19enne ha avuto anche una figlia, ad attestare che in uno dei periodi indicati, in realtà, il ragazzo era latitante in Francia, dopo essere uscito da una comunità di recupero in Sicilia. 

La moglie, la figlia e l’incidente che lo ha costretto sulla sedia a rotelle

Ma nell’aula del tribunale di Grosseto è emersa anche la situazione personale del giovane, che ha appena diciannove anni e che, nonostante la giovane età, ha già una famiglia.

A Grosseto vivono infatti la moglie e la figlia, che rappresentano il suo nucleo familiare e un legame stabile con il territorio. C’è poi una condizione di salute che la difesa ritiene particolarmente rilevante nella scelta di un’eventuale misura cautelare.

Dopo un grave incidente, il ragazzo è rimasto sulla sedia a rotelle. Una situazione che incide sulla sua quotidianità e che, secondo l’avvocato Parenti, non può essere ignorata quando si valuta la necessità e la proporzionalità di una restrizione della libertà personale.

Il difensore ha quindi chiesto al giudice di prendere in considerazione una misura meno afflittiva della custodia cautelare in carcere sollecitata dalla Procura.

La richiesta si fonda sia sulle contestazioni mosse alla ricostruzione delle cessioni, sia sulla situazione familiare e sulle condizioni fisiche dell’indagato.

Che cos’è l’interrogatorio preventivo e perché il giudice deve ascoltare l’indagato

Quello che si è svolto venerdì mattina al tribunale di Grosseto non è stato un interrogatorio successivo a un arresto, né un’udienza nella quale stabilire se il diciannovenne sia colpevole o innocente.

Si tratta di un interrogatorio preventivo, un istituto introdotto dalla legge 114 del 9 agosto 2024, che ha modificato le regole sull’applicazione di alcune misure cautelari. 

La novità è importante perché, nei casi previsti dalla legge, il giudice deve ascoltare l’indagato prima di decidere se limitarne la libertà personale.

In precedenza, ordinariamente, il pubblico ministero chiedeva una misura cautelare sulla base degli elementi raccolti durante le indagini e il giudice poteva applicarla senza aver prima ascoltato la persona interessata. L’interrogatorio di garanzia si svolgeva successivamente. Con la nuova disciplina, in determinate situazioni questo ordine viene invertito.

Il pubblico ministero presenta la propria richiesta, il giudice convoca l’indagato e gli consente, insieme al difensore, di conoscere le contestazioni e fornire spiegazioni prima della decisione.

È una garanzia del diritto di difesa, che permette di sottoporre al giudice elementi potenzialmente decisivi quando la libertà personale non è ancora stata limitata dalla misura richiesta.

La procedura non si applica indiscriminatamente a tutti i casi: il Codice di procedura penale prevede eccezioni, fra le quali determinate esigenze cautelari e specifiche categorie di reati.

 

 

Autore

Riproduzione riservata ©

pubblicità

Condividi su

Articoli correlati