MARINA DI GROSSETO. Le 988 firme per una Rsa davanti al mare hanno ricevuto una risposta. È arrivata dal Comune di Grosseto, porta la firma dell’assessore all’Urbanistica Fabrizio Rossi e riconosce alla petizione un posto nel percorso di formazione del Piano operativo comunale. Ma per le donne che all’inizio dell’estate avevano immaginato un futuro diverso per le ex colonie Saragat e Bodoni, e per le centinaia di persone che hanno sostenuto quell’idea, la distanza fra una richiesta ascoltata e una struttura da realizzare resta ancora tutta da percorrere.
Nella lettera, protocollata il 26 ottobre, il Comune comunica infatti che la proposta è stata presa in considerazione dagli uffici competenti e acquisita come contributo alla pianificazione urbanistica. Non viene certo annunciata la realizzazione di una Rsa, né viene indicata una decisione sulla futura destinazione delle due colonie. L’amministrazione lascia aperta la possibilità di esaminare successive proposte, purché accompagnate dagli elementi necessari a valutarle concretamente.
È questo il punto al quale è arrivata una mobilitazione nata da una domanda semplice fatta da un migliaio di grossetani: poter invecchiare a Marina, continuando a guardare quel mare intorno al quale si è costruita una vita.
La risposta: «La petizione è stata presa in considerazione»
La comunicazione è indirizzata ai promotori della petizione e, per conoscenza, al presidente del consiglio comunale, al segretario generale e al dirigente del settore Servizi alle imprese e al territorio.
Rossi richiama la richiesta datata 12 giugno 2026, acquisita al protocollo del Comune il 22 settembre, con la quale viene proposta la riconversione delle ex colonie Saragat e Bodoni in una residenza sanitaria assistenziale pubblica, convenzionata o realizzata attraverso forme di partenariato pubblico-privato.
«La petizione è stata presa in considerazione dal competente Settore e acquisita quale contributo alla formazione del Piano Operativo comunale», scrive l’assessore.
È un riconoscimento formale della partecipazione dei cittadini, che il Comune considera anche il riscontro amministrativo alla proposta sul terreno delle scelte di pianificazione urbanistica. La lettera, tuttavia, non specifica come quel contributo potrà tradursi nelle previsioni del Piano, né indica una destinazione sociosanitaria già individuata per gli immobili.
La differenza è sostanziale per chi ha firmato: la proposta è entrata nel procedimento, ma la sua acquisizione non equivale all’approvazione dell’intervento immaginato dalle promotrici.
Dall’idea delle donne di Marina alle 988 firme
All’inizio c’era un gruppo di donne marinesi e grossetane che, guardando le due ex colonie, aveva cominciato a immaginare una possibilità: recuperare quegli edifici e destinarli agli anziani, consentendo a chi avesse bisogno di assistenza di rimanere vicino ai propri luoghi e ai propri affetti.
MaremmaOggi ne aveva scritto l’11 giugno, quando l’iniziativa stava ancora prendendo forma. Al centro c’era il desiderio di continuare a vivere a Marina, oppure di tornarci dalla città, anche nella stagione in cui l’autonomia può diminuire e la necessità di cure diventare più forte.
La raccolta firme aveva poi trovato spazio negli stabilimenti balneari, al circolo anziani e nelle attività commerciali. I moduli erano passati di mano, la proposta era stata discussa fra residenti e frequentatori del paese, fino a diventare una richiesta collettiva.
Il 22 settembre le sottoscrizioni erano state consegnate in Comune: 988 persone avevano chiesto di valutare la trasformazione delle ex colonie in una struttura per anziani. Nella petizione, alla funzione assistenziale si affiancavano il recupero di un’area degradata e la prospettiva di un’occupazione stabile e qualificata.
Poco più di un mese dopo, quella domanda ha dunque ricevuto una risposta scritta. Una risposta che chiarisce la posizione amministrativa della petizione, lasciando ancora aperta la questione politica e progettuale.
Il passaggio decisivo: servono proposte concrete
La seconda parte della lettera guarda a quello che potrebbe accadere adesso. Il Comune precisa che la determinazione, resa ai sensi dell’articolo 33 del regolamento comunale sugli istituti di partecipazione popolare, non impedisce l’esame di eventuali successive proposte, nelle sedi e secondo le procedure competenti.
La condizione indicata da Rossi è che siano «corredate dagli elementi necessari per consentirne una concreta valutazione».
È qui che il percorso cambia natura. La petizione ha portato all’attenzione dell’amministrazione un’esigenza e una possibile destinazione; per andare avanti occorre ora capire se esistano le condizioni per trasformarle in un intervento sostenibile.
Nella risposta non vengono indicati un soggetto incaricato di sviluppare l’ipotesi, uno studio di fattibilità, risorse disponibili o tempi per un confronto. Non viene annunciato neppure un tavolo con la proprietà e con gli altri interlocutori che sarebbero necessari per una struttura sociosanitaria.
Sono i punti che restano da chiarire. Perché fra la disponibilità a valutare un progetto e la possibilità che qualcuno lo presenti esiste uno spazio nel quale l’iniziativa potrebbe crescere, oppure fermarsi.
Gli immobili privati e la scelta sul futuro dell’area
La questione della proprietà era già presente nella petizione. Le promotrici erano consapevoli che le due colonie fossero immobili privati, e proprio per questo avevano chiamato in causa il Comune sul terreno sul quale può intervenire: quello degli strumenti urbanistici e dell’indirizzo sul futuro dell’area.
Per valutare una riconversione, il confronto con i proprietari resta quindi un passaggio essenziale.
Una Rsa sul mare: la qualità della vita dentro la richiesta
La forza dell’iniziativa sta nel bisogno che ha saputo esprimere. La richiesta di assistenza si accompagna al desiderio di conservare un legame con il luogo nel quale si è vissuto, con le persone che si conoscono, con un paesaggio familiare.
Nell’idea delle promotrici, la vista sul mare rappresenta anche questo: la possibilità di continuare a riconoscersi nel proprio ambiente quando la vita cambia, quando servono aiuto e cure, quando le giornate rischiano di restringersi intorno alla perdita di autonomia.
Per questo la proposta ha raccolto interesse anche fra figli, nipoti e famiglie. Il futuro di una struttura per anziani riguarda chi potrebbe averne bisogno e chi, ogni giorno, cerca di accompagnare una persona cara nelle sue fragilità.
Il tema posto dai firmatari merita quindi un confronto che entri nel merito. Quale assistenza si immagina? Per quali bisogni? Con quale accessibilità economica? E quale rapporto potrebbe avere una struttura di questo tipo con Marina e con il resto del territorio?
Una risposta progettuale dovrebbe partire da qui, dando contenuto a un’espressione, “Rsa vista mare”, che ha avuto la capacità di rendere immediatamente comprensibile un desiderio collettivo.
Il Piano operativo e le risposte che ancora mancano
La lettera si chiude con il ringraziamento ai promotori e ai sottoscrittori per il contributo offerto alla riflessione sul futuro delle ex colonie.
Quel ringraziamento riconosce il valore dell’iniziativa. Il passaggio successivo, però, sarà capire quale seguito possa avere il contributo acquisito al Piano operativo: se verrà approfondito, se darà origine a interlocuzioni e se sarà possibile individuare un percorso per verificarne la fattibilità.
Il documento del 26 ottobre non offre ancora queste risposte. E proprio per questo la vicenda resta aperta.
Le firme hanno dato una dimensione pubblica a un’idea nata fra donne che conoscono Marina di Grosseto e immaginano di poterci rimanere anche quando avranno bisogno di essere assistite. Ora il Comune ha risposto, collocando quella richiesta nel procedimento urbanistico.
Per arrivare dalle firme a una scelta sul futuro delle colonie servirà un altro passo. Sarà quello capace di dire ai cittadini se il loro progetto può essere approfondito, da chi e attraverso quale percorso. Fino ad allora, davanti a quelle finestre, resta il desiderio che ha messo in movimento tutta la storia: continuare a chiamare casa un luogo affacciato sul mare.



