MARINA DI GROSSETO. Hanno passato l’infanzia sotto quelle finestre. Alcune hanno giocato sulla spiaggia quando la colonia era ancora piena di bambini, altre ricordano le estati che trasformavano Marina in una piccola città dentro la pineta.
Oggi quei bambini hanno i capelli bianchi e guardando le due grandi strutture che da anni dominano il litorale nord, la Bodoni e la Saragat, immaginano un futuro diverso. Non ci vedono un albergo, loro, ma una Rsa affacciata sul mare, dove poter continuare a vivere senza essere costrette a lasciare il paese che le ha viste nascere. O dove tornare dalla città.
È da questa idea che sta prendendo forma una raccolta firme che alcune donne marinesi e grossetane stanno organizzando in queste settimane. Un’iniziativa ancora informale, ma che potrebbe riaccendere il dibattito intorno a quelle vecchie colonie ancora senza un’identità.
L’obiettivo è semplice: aprire un confronto con la proprietà delle ex colonie e con le istituzioni affinché venga valutata la possibilità di trasformare il complesso in una struttura dedicata agli anziani.
Le colonie che hanno segnato la storia di Marina
Le ex colonie Bodoni e Saragat rappresentano uno dei luoghi simbolo del litorale grossetano. Costruite negli anni Cinquanta, hanno accolto per decenni migliaia di bambini provenienti da tutta Italia. Erano gli anni delle vacanze organizzate, delle lunghe file per andare in spiaggia, delle camerate e delle estati trascorse lontano da casa.
Per generazioni di marinesi quelle strutture hanno rappresentato un punto di riferimento. Poi è arrivato il declino: le colonie sono state chiuse e lentamente abbandonate, fino a trasformarsi in una delle più grandi ferite urbanistiche della costa grossetana.
Per anni il loro futuro è rimasto sospeso tra progetti, ipotesi e tentativi di rilancio.
L’acquisto di Bluserena e il progetto dell’hotel
La svolta sembrava essere arrivata nel 2020. La società Bluserena, colosso turistico con sede a Pescara, acquistò all’asta gli immobili per circa 3,5 milioni di euro.
L’idea iniziale era quella di realizzare un grande resort a quattro stelle da circa 300 camere, con servizi, piscine, centro benessere, ristoranti, aree sportive e spazi dedicati all’intrattenimento.
Un progetto ambizioso che avrebbe portato un importante investimento sul territorio. Ma ben presto è emerso un nodo fondamentale. La costa di Marina di Grosseto non è la Riviera Adriatica e non è una località turistica costruita ex novo. Qui esistono vincoli paesaggistici, urbanistici e architettonici particolarmente stringenti, oltre alle prescrizioni della Regione e della Soprintendenza.
Il progetto originario, così come era stato immaginato, non poteva essere realizzato. Da qui la necessità per la società di rivedere profondamente le proprie strategie.
Un’idea che nasce dal bisogno
È in questo scenario che si inserisce la proposta delle donne di Marina. Dietro la raccolta firme non c’è soltanto l’affetto per quelle vecchie colonie ma c’è soprattutto una domanda che riguarda tutta la città.
Dove andranno gli anziani grossetani nei prossimi anni?
L’invecchiamento della popolazione è un dato ormai evidente e la disponibilità di strutture dedicate rappresenta uno dei temi più delicati per il futuro del territorio. Molte famiglie si trovano già oggi a fare i conti con liste di attesa, costi elevati e con la necessità di trasferire i propri cari lontano da casa.
L’idea di una Rsa sul mare nasce proprio da questa esigenza: un luogo dove ricevere assistenza ma senza rinunciare alla qualità della vita, alla pineta, alla spiaggia, al contatto con un ambiente che da sempre rappresenta uno dei patrimoni più preziosi della Maremma.
Un sogno che può aprire il dibattito
Nessuno sa oggi quale sarà il destino delle due ex colonie. L’interlocutore delle promotrici sarà inevitabilmente la società proprietaria e sarà quindi la proprietà a valutare se esistano o meno le condizioni economiche e imprenditoriali per un progetto diverso rispetto a quello turistico.
L’ipotesi alberghiera continua infatti a essere considerata positivamente anche dall’amministrazione comunale, perché potrebbe generare occupazione, attrarre investimenti e contribuire alla riqualificazione di un’area strategica del litorale.
Una cosa, però, appare certa: qualunque progetto dovrà passare attraverso il recupero e la valorizzazione degli edifici esistenti, rispettando i vincoli imposti dalla Soprintendenza e dal quadro urbanistico.
Le grandi trasformazioni immaginate in passato sembrano ormai fuori discussione.
Quelle finestre affacciate sul mare
Per ora si tratta soltanto di un’idea. Di una proposta, forse di un sogno. Ma i sogni, a Marina, hanno sempre avuto a che fare con il mare.
E così c’è chi immagina che un giorno, dietro quelle finestre che per decenni hanno ospitato i bambini delle colonie, possano affacciarsi donne e uomini arrivati all’ultima stagione della vita. Guardando lo stesso orizzonte, ascoltando lo stesso rumore delle onde e continuando a chiamare casa quel tratto di costa che li accompagna da una vita intera.




